Etiopia: chiesa attaccata e incontri vietati


I credenti di una chiesa del nord dell’Etiopia sono stati attaccati da una folla e hanno anche ricevuto da parte della polizia una lettera attraverso cui viene vietato loro di incontrarsi liberamente.

Domenica 11 giugno una folla ha attaccato la chiesa del Pieno Evangelo a Tikil Dingaye, a circa 20 km dall’antica città di Gondar nello stato di Amhara, Etiopia. La folla è entrata in chiesa alle ore 08:30 e ha distrutto la sala per gli incontri e i locali attigui. I credenti sono stati derubati dei loro soldi e alcuni sono stati aggrediti fisicamente. Un cristiano è stato ferito al volto e ha perso alcuni denti. La folla ha anche distrutto l’alloggio di un evangelista che viveva nelle vicinanze della chiesa.

Si sospetta che gli aggressori siano stati incitati da membri del Mahibere Kidusan, un gruppo molto organizzato che opera all’interno della Chiesa Ortodossa Etiopica per proteggere le tradizioni e l’influenza di questa denominazione nella società etiope.

Nella inaspettata successione degli eventi, la polizia, dopo l’attacco, ha preso in custodia l’evangelista per verificare presunte “attività illegali atte ad incitare scontri religiosi“. Sembrerebbe che l’arresto sia avvenuto dopo che una persona della folla ha consegnato alla polizia alcuni documenti che mostrerebbero l’impegno della chiesa in attività evangelistiche, dicendo di averli presi all’interno del compound.

L’evangelista è stato rilasciato alla fine di giugno senza alcuna accusa.

I responsabili della chiesa hanno riferito la questione all’ufficio amministrativo di zona a Gondar, chiedendo protezione in caso di altri attacchi. Per tutta risposta hanno ricevuto una lettera che impedisce loro di tenere servizi religiosi in quella zona, perché considerata residenziale. I leader della chiesa avevano fatto in passato la richiesta di un terreno su cui costruire un locale di culto, ma non riuscendo ad ottenerlo hanno acquistato un’abitazione a nome di uno dei membri della chiesa per svolgere i loro servizi. Questa pratica non è inusuale in Etiopia perché, sebbene il governo garantisca sulla carta la libertà di religione, le chiese nelle zone rurali non possono disporre di un posto dove riunirsi.

La lettera ha messo la chiesa in gran difficoltà perché, in sostanza, i credenti non hanno più un luogo dove incontrarsi.

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India: passa la legge anti-conversione


Passa la legge anti-conversione nello stato di Jharkhand (India), potenziale arma contro chi si converte a Cristo. Continua il processo di induizzazione del paese. Aumenta la persecuzione.

Il 12 agosto scorso, l’Assemblea dello stato di Jharkhand (India) ha approvato il disegno di legge anti-conversione che è stato spinto dal governo guidato dal partito Bharatiya Janata Party (BJP), promotore di un radicalismo induista che sta cambiando il volto dell’India. La domanda dei partiti dell’opposizione di inviare il disegno di legge a un comitato selezionato è stata respinta. La legge sulla libertà religiosa andrà ora al Governatore e dopo il suo consenso, andrà al Presidente per l’approvazione definitiva. Il Presidente fa parte dello stesso partito induista BJP. La legge può facilmente diventare un’arma contro chi si converte dall’induismo ad altre religioni, in particolare al cristianesimo: ciò è in linea con la strategia e politica di induizzazione del paese messa in atto dall’amministrazione del Primo Ministro Modi. Tale politica ha portato a una escalation di persecuzione e discriminazione contro i cristiani.

Il nuovo disegno di legge prevede la detenzione per 4 anni e la multa di 100.000 rupie (oltre 1.300 euro) o entrambe, per coloro che attraggono o forzano alla conversione. Nonostante l’opposizione affermi che il BJP vuole creare un divario tra le comunità, il capo del BJP, Radha Krishna Kishore, ha sottolineato che c’è stata una crescita del 30% dei cristiani a Jharkhand. E, secondo lui, quelli convertiti erano i poveri, spesso attirati ad adottare una nuova religione. Quando sarà firmato dal Presidente (questione di giorni), lo Jharkhand si unirà agli stati indiani che già hanno approvato una legge anticonversione, che sono Odisha, Chhattisgarh, Madhya Pradesh, Himachal Pradesh e Gujarat.

Da anni denunciamo la deriva del nazionalismo religioso induista che sta letteralmente cambiando il DNA di questa nazione. Il governo indiano ha pianificato la deportazione di 40.000 Rohingya considerati immigrati illegali, anche se registrati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. I Rohingya sono un gruppo etnico a maggioranza musulmana; al loro interno ci sono convertiti alla fede cristiana, che sono perseguitati dai loro simili e ora anche dallo stato indiano. “Non ci permettono più di lavorare. Ci aspettiamo il peggio nei prossimi giorni” ci racconta il pastore Alì, cristiano di etnia Rohingya ora soggetto ad espulsione.

La persecuzione aumenta in India (15° posto WWList), le leggi discriminatorie anche, l’attitudine del governo indiano nei confronti delle istituzioni e degli accordi internazionali appare sempre più discutibile: siamo di fronte a una nuova era dell’India che appare sempre più fosca e oscura.

Bimbi vittime di attentato (Indonesia)


Vogliamo invitare i cristiani italiani, soprattutto i bambini, a scrivere cartoline/lettere ad Alvaro (4anni e mezzo), Trinità (4 anni) e Anita (2 anni e mezzo), bambini indonesiani che sono stati vittime dell’attacco terroristico alla chiesa di Samarinda nel 2016. Hanno molto bisogno delle vostre preghiere e di incoraggiamento per guarire fisicamente ed emotivamente dalle gravi ferite.

 

La storia:

Domenica 13 novembre 2016, alle 10 del mattino, i bambini stavano giocando allegri in un parco della chiesa a Samarinda, Borneo orientale (Indonesia). Stavano aspettando i loro genitori che erano nella sala di culto per il servizio domenicale. Improvvisamente, un terrorista ha gettato una bomba incendiaria proprio dove i bambini stavano giocando. E’ esplosa, seguita pochi secondi dopo da un’altra esplosione.
Quattro bambini sono stati gravemente feriti, Alvaro, Trinità, Anita e Intan. Quest’ultimo è deceduto il giorno dopo. Tra i rimanenti bambini sopravvissuti, Alvaro e Trinity hanno riportato le ferite più gravi, che richiedono un trattamento a lungo termine. Tutti sono ancora traumatizzati dall’attentato.

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L’aspetto delle cicatrici sui volti, sulle mani e sulle gambe ha influenzato la loro percezione di sé e la loro personalità. “Mi vergogno, il mio corpo è pieno di cicatrici”, ha detto Alvaro. “Trinità non ha più il suo forte temperamento dall’esplosione”, ha detto sua madre, Sarinah.
Questi bambini hanno bisogno delle vostre preghiere e incoraggiamento per recuperare fisicamente e mentalmente dal trauma. Hanno bisogno di aiuto per credere nel piano di Dio per la loro vita. Le vostre lettere e cartoline li incoraggeranno perché saranno coscienti che pregate per loro e per le loro famiglie.
Per favore indirizzate le vostre lettere a: Alvaro, Trinità o Anita (Se invece indirizzate la posta ai loro genitori, allora scrivete ai genitori di Alvaro, Trinità e Anita)

Seguono alcune parole incoraggianti nella lingua Bahasa (la lingua nazionale) sarebbero molto apprezzate dai bambini e dai loro genitori, poiché il loro inglese è molto limitato. Queste sono alcune frasi semplici che i sostenitori (o i loro figli) possono scrivere:

  • Tuhan memberkati (Dio ti benedica)
  • Tuhan Yesus sayang kalian (Gesù ti ama)
  • Kami mendoakan kalian (Stiamo pregando per te)
  • Kalian berharga di mata Tuhan (Sei prezioso agli occhi di Dio)
  • Kalian adalah inspirasi kami (Tu sei una ispirazione per noi)
  • Tetap kuat di dalam Tuhan! (Rimani forte nel Signore!)
  • Kamu cantik! (Sei bellissima! – per le bambine)
  • Kamu tampan! (Sei bello! – per i bambini)
  • Kamu indah di mata Tuhan (Sei bello agli occhi di Dio)
  • Kamu bisa jadi apapun yang kamu mau  (Puoi essere quello che vuoi)
  • Kamu hebat! (Sei fantastico!)
  • Tuhan punya rencana indah buatmu (Dio ha un bel progetto per te)

 

Colombia: giovani formati per guarire la società


Nella Colombia orientale – una delle zone con più persecuzione religiosa da parte di gruppi armati criminali – un gruppo di giovani si prepara a condividere Cristo e a influenzare la propria regione con progetti comunitari

Per un lungo periodo di 17 anni, Arauca, una regione della Colombia orientale, ha subito violenze da gruppi armati. La persecuzione contro i cristiani è stata continua e diversificata. Ad esempio, negli anni 2000-2004, pastori e leader cristiani sono stati dichiarati obiettivi da parte di gruppi armati che hanno visto la predicazione e la diffusione del Vangelo come una minaccia diretta alle loro attività. Negli ultimi 3 anni le cose non sono cambiate poi molto. I cristiani hanno ancora delle restrizioni per quanto concerne la predicazione del Vangelo nelle zone rurali; le chiese e i pastori subiscono estorsionidivieti di distribuire letteratura cristiana e controllo da parte di questi gruppi di guerriglieri. Nonostante queste cose, la stampa internazionale ha annunciato che la guerra in Colombia è finita.

Nonostante il processo di pace condotto tra il governo e le FARC, la situazione in Arauca sembra peggiorare. Questo è dovuto all’aumento delle bande criminali. Arauca continua a vedere la presenza dell’ELN, un gruppo di guerriglieri che ospita dissidenti delle FARC che non volevano sostenere il processo di pace. Questa zona sta anche sperimentando una crisi umanitaria causata dal vicino Venezuela, che ha portato alla carenza di cibo e alla violenza. In questa situazione, è cresciuta la necessità di potenziare una nuova leadership cristiana in grado di interpretare le realtà della persecuzione e di offrire soluzioni adeguate alle sfide che la Chiesa perseguita affronta in questa regione. Porte Aperte negli anni ha sviluppato diversi programmi per sostenere la Chiesa perseguitata in Colombia: molti nostri sostenitori conoscono uno di essi, il nostro Centro per bambini, da cui sono emersi giovani promettenti. Oltre a ciò stiamo portando avanti un programma che fornisce ai giovani cristiani gli strumenti necessari per creare ministeri efficienti e forti per fronteggiare la persecuzione. “Preparare biblicamente i giovani della regione crea opportunità per migliorare le loro vite, le loro famiglie e le loro comunità”, ha condiviso Oscar Guana, coordinatore della formazione biblica di Porte Aperte. “Questo permette loro di costruire ministeri efficienti che mantengano le comunità fuori dalla violenza, illegalità e guerra”.

Come risultato di questa formazione, i giovani sono più consapevoli delle loro responsabilità all’interno delle loro comunità. Un gruppo di giovani che frequentano questi corsi ha cominciato a distribuire Bibbie e a evangelizzare tra gruppi di guerriglieri. I giovani di questo programma hanno saputo diffondere il Vangelo e incoraggiare il perdono e la riconciliazione tra la chiesa e i suoi persecutori. “Questi giovani stanno influenzando la salute emotiva, psicologica e spirituale delle loro comunità, attraverso progetti e iniziative sociali”, ha affermato la psicologa Jessica Flórez. “La comunità di Arauca è stata lacerata dalla violenza e dalla guerra e, di conseguenza, le famiglie sono distrutte. L’opera e l’influenza di questi giovani cristiani è urgente e necessaria per la ricostruzione di un futuro vitale “.

Yemen: la guerra dimenticata


La guerra in atto rende la crisi alimentare dello Yemen una delle peggiori del mondo. Un manipolo di credenti resiste e porta la luce di Cristo in uno dei luoghi più ostili del mondo.

Quella nello Yemen è una guerra complessa e devastante, combattuta da sette musulmane e da varie tribù. I gruppi militanti sunniti come al-Qaeda e lo Stato Islamico (IS) utilizzano il caos per conquistare territori e imporre le loro regole. Lo Yemen ha visto disordini politici e violenza sporadica dal 2012, quando l’ex presidente fu estromesso. Ora sta affrontando una crisi umanitaria terribile. L’80% della popolazione ha bisogno di una qualche forma di assistenza umanitaria e più della metà della popolazione ha carenze alimentari. La crisi alimentare dello Yemen è una delle peggiori del mondo.

Jaden (nome modificato per ragioni di sicurezza) è un credente yemenita, lui è uno dei fedeli servitori di Dio che rimangono in Yemen, servendo il Suo Regno nonostante la persecuzione, la guerra, la fame e le malattie che stanno colpendo questa nazione della penisola arabica.
Parlando con uno dei nostri collaboratori, ha condiviso questa sua preghiera:

Caro Signore, ti preghiamo per lo Spirito Santo di mandare uno spirito di perdono nello Yemen. Ti chiediamo di farci agire come veri figli di Dio.
Ti preghiamo di fermare i bombardamenti e le violenze; di fermare le armi; di fermare le morti; di fermare l’ignoranza, la fame e la paura di fermarsi.
Noi, figli di Dio in questo paese, ti chiediamo Signore, di sensibilizzare i credenti di tutto il mondo a innalzare preghiere spirituali e forti per sostenerci.
Noi, tuoi figli in Yemen e i tuoi figli in tutto il mondo, preghiamo ed eleviamo le mani verso il cielo e invochiamo il tuo nome per far conoscere Cristo a molte persone nella nostra nazione; affinché Lui porti speranza, pace e amore.
Amen

Puoi fare anche tu questa preghiera? Ti invitiamo a unirti a Jaden e a sostenere i fratelli dello Yemen nelle tue preghiere.

CRISTIANESIMO E MASSONERIA Le credenze della massoneria sono compatibili con la Parola di Dio?


cristianesimo e massoneria

La Massoneria, e altre simili organizzazioni “segrete”, non possono dirsi in alcun modo compatibili con il Cristianesimo biblico. Anche se all’apparenza sembrano “promuovere” la fede in Dio, ad un esame più attento si capisce che gli aderenti debbano semplicemente credere all’esistenza di un generico “Essere Supremo” che include tutte le divinità di tutte le religioni. Le credenze e le pratiche non bibliche e anti-cristiane di questa organizzazione sono meramente mascherate da un’apparente compatibilità con il cristianesimo. Di seguito metteremo a confronto alcune dottrine bibliche fondamentali con il punto di vista della Massoneria:

SALVEZZA DAI PECCATI

La Bibbia: Soltanto il ravvedimento e la fede nel prezioso sangue di Cristo, unico Sommo Sacerdote, sono indispensabili per la purificazione dal peccato di chiunque Lo accetta come salvatore e Signore. (Romani 3:22-25; Atti 2:38; I Pietro 1:18,19; Efesini 2:18)
Il punto di vista massonico: una persona viene “salvata” come risultato delle proprie buone azioni, dal miglioramento e dall’elevazione della propria persona. Unirsi ad una Loggia significa quindi ignorare l’esclusività di Gesù come Salvatore.

L’AUTORITÀ DELLE SCRITTURE

La Bibbia: l’intera Bibbia è la Parola di Dio ispirata, unica, infallibile ed autorevole regola della nostra fede e della nostra condotta. (II Timoteo 3:15-17; Romani 1:16; I Tessalonicesi 2:13).
Il punto di vista massonico: la Bibbia è uno dei tanti “Libri della Sacra Legge” che hanno un valore uguale nella Massoneria (come il Dhammapada buddhista, la Gîtâ hindù, l’Adi Granth sikh, il Coranoislamico, lo Zend Avesta zoroastriano). La Bibbia quindi non è considerata la sola e unica Parola di Dio, né l’unica rivelazione di Dio all’umanità; ma soltanto una, importante, fonte di conoscenza religiosa, una buona guida morale.

L’UNICO VERO DIO

La Bibbia: c’è un unico vero Dio. Adorare o invocare altre divinità è idolatria, un peccato che porta alla separazione eterna da Dio. (Efesini 4:6; Esodo 20:3; I Corinzi 10:14; Apocalisse 21:8)
Il punto di vista massonico: i membri della massoneria devono credere ad una divinità, non al Dio della Bibbia. Per la Massoneria tutte le religioni si rivolgono allo stesso dio, chiamandolo con nomi diversi. La Massoneria accoglie persone di tutte le fedi che, anche se usano nomi diversi, adorano lo stesso “Principio Creativo” o “Grande Architetto dell’Universo”.

GESÙ E LA TRINITÀ

La Bibbia: L’unico vero Dio è Eterno, Onnipotente, Creatore e Signore di tutte le cose e che nella Sua unità vi sono tre distinte persone: Padre, Figliolo e Spirito Santo. (Matteo 28:19; Luca 3:21-22; I Giovanni 5:7).
Il Signore Gesù Cristo fu concepito dallo Spirito Santo ed assunse la natura umana in seno di Maria vergine. Vero Dio e vero uomo. (Giovanni 1:1,2,14; Luca 1:34,35; Matteo 1:23).
La vita di Gesù è stata senza peccato, ed è fondamentale la fede nei Suoi miracoli, nella Sua morte vicaria, come “prezzo di riscatto per tutti” gli uomini, nella Sua resurrezione, nella Sua ascensione alla destra del Padre, come unico mediatore, nel suo personale, imminente ritorno per i redenti e poi sulla terra in potenza per stabilire il Suo regno.
(I Pietro 2:22; II Corinzi 5:21; Atti 2:22; I Pietro 3:18; Romani 1:4; 2:24; I Corinzi 15:4; Atti 1:9-11; Giovanni 14:1-3; I Corinzi 15:25; I Timoteo 2:5)
Il punto di vista massonico: non c’è esclusività in Gesù Cristo o nel Dio Trino, Gesù quindi non è Dio. Per la massoneria credere che Gesù sia l’unica Via di salvezza contrasta il principio che mette sullo stesso piano tutte le religioni. Il nome di Gesù è stato omesso nei versetti biblici usati nei rituali della Massoneria. Gesù non è altro che allo stesso livello dei fondatori delle altre religioni, considerato uno dei tanti “profeti”.

L’UOMO E IL PECCATO

La Bibbia: tutti gli uomini nascono con una natura tendente al peccato, compiono peccato e hanno bisogno di un Salvatore (Romani 3:23; 5:12; Efesini 2:1). A causa del peccato, l’umanità è incapace di trovare da sola la perfezione morale (I Giovanni 1:8-10; Romani 1:18-25).
Il punto di vista massonico: attraverso la propria simbologia, la Massoneria insegna che l’uomo non è nel peccato ma “rozzo e imperfetto”. Gli uomini possono migliorare il proprio carattere e comportamento in molti modi, con azioni caritatevoli, condotta morigerata e impegno civile. L’umanità, secondo la Massoneria, possiede l’abilità di ottenere la perfezione.

Riassumendo

I principi basilari della massoneria contengono queste dottrine completamente contrarie alla Parola di Dio e appartenere alla massoneria significa aderire a queste credenze:
1. La salvezza può essere ottenuta con buone azioni perché l’uomo è capace di raggiungere la perfezione da solo.
2. Il Dio della Bibbia non è l’unico e vero Dio, ma soltanto una delle tante rappresentazioni religiose del “Grande Architetto dell’Universo”. Gesù è uno dei tanti venerabili profeti e non è l’unica via per la salvezza. Mettendo sullo stesso piano tutte le religioni, si esclude il messaggio stesso di Gesù, che proclamò: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).
3. Proclamare l’Evangelo e affermare che la Bibbia sia l’unica rivelazione di Dio significa essere nell’oscurità spirituale e nell’ignoranza, mentre la Parola dice che chi crede in Cristo è nella Luce ed è “figlio di Luce” perché dimora nella “Luce del Mondo” – Cristo Gesù.

Iraq: la piccola Christine liberata dall’ISIS


Dopo circa 3 anni in mano ai terroristi dell’ISIS, la bambina cristiana irachena Christine Abada, rapita nell’agosto del 2014, ha finalmente riabbracciato i genitori.

Dopo circa 3 anni in mano ai terroristi dell’ISIS, la bambina cristiana irachena Christine Abada, rapita nell’agosto del 2014, ha finalmente riabbracciato i genitori. Coloro che sono abbonati alla nostra rivista gratuita, la ricorderanno dal numero di ottobre/novembre 2016, dove riportavamo lo stato di smarrimento e dolore dei genitori Khader e Ayda, letteralmente distrutti dall’idea di sapere che la loro bambina era in mano ai terroristi.

Aveva appena 3 anni quando fu strappata dalle braccia della mamma il giorno in cui i miliziani dell’ISIS invasero la città di Qaraqosh (pianura di Ninive), lasciando Ayda nel panico e nel terrore più totali. Molte famiglie erano già scappate dalla città, vista l’avanzata dello Stato Islamico. La famiglia Abada non si era ancora mossa a causa delle difficoltà inerenti alla cecità del papà di Christine, sperando in un trattamento più umano: speranza assolutamente disattesa. I cristiani infatti sono stati spogliati di ogni avere e caricati in pullman, ed è lì che è avvenuto il rapimento della bimba da parte di un miliziano, presa come se si trattasse di un oggetto utile.

A volte sono colta dalla paura profonda che la mia Christine possa crescere senza di me. Mi sommerge il timore di non rivederla mai più…” ci diceva mamma Ayda a settembre 2016 quando la visitammo, trovandola profondamente afflitta dalla perdita della piccola. Voci da Mosul intanto dicevano che forse Christine era ancora viva. La famiglia (papà, mamma e i fratellini Basma e Chris) è stata cacciata dalla città e vive in un campo profughi a Ashti, vicino ad Erbil (Nord Iraq).

Poi la svolta, a quanto pare per mano delle Forze speciali irachene che l’hanno liberata. Chi l’ha vista afferma che Christine sembra stare bene fisicamente, ben nutrita e vestita, potenzialmente potrebbe essere stata data in affido ad una famiglia musulmana locale durante il sequestro. Ciò che traspare anche dal video del suo ritorno a casa (che potrete trovare da domani sul nostro canale YouTube) è che non parla, non risponde alle domande e appare visibilmente frastornata. Non sappiamo cosa abbia vissuto questa bambina in mano all’ISIS. Ringraziamo Dio perché è libera, sana e riunita alla sua famiglia nel campo profughi di Ashti e chiediamo preghiere per lei.

Penisola araba: la storia che non si racconta


 Il Vangelo si diffonde nei luoghi più oscuri del pianeta. Una rivoluzione sta facendo tremare gli apparati di potere dell’estremismo islamico e i finanziatori della diffusione di un islam intollerante. Porte Aperte insieme a voi è al fianco di chi è in prima linea in luoghi come la Penisola Araba

Eccola la paura, nel cuore dell’Occidente. Un kamikaze falcia giovani vite a un concerto: Manchester, l’Inghilterra e l’intero mondo occidentale piangono e tremano. Di fronte a questo attentato terroristico e all’esultanza dei siti di estremisti islamici, la nostra preghiera va alle famiglie delle vittime e dei feriti, ma al tempo stesso vorremmo convogliare ogni tipo di paura (foriera di pensieri e azioni pericolosi) verso quella parte della storia che non viene raccontata e che il terrore cerca di oscurare.

Il mondo musulmano è scosso dalle fondamenta. Sempre più uomini e donne comuni nei paesi musulmani inorridiscono di fronte a questa scia di sangue e si pongono delle domande. Una rivoluzione sta facendo tremare gli apparati di potere dell’estremismo islamico e i finanziatori della diffusione di un islam intollerante. La luce fa breccia nell’oscurità: mai la casa dell’islam è stata così aperta e sensibile al messaggio di pace e amore del Vangelo. Testimonianze di conversioni a Cristo ci giungono dai luoghi più oscuri. L’esempio dei cristiani che decidono davvero di seguire le orme di Gesù nei luoghi più ostili del pianeta sta lasciando un segno indelebile, sta di fatto rispondendo ai quesiti dei molti musulmani confusi da quanto sta accadendo (vi ricordo che i musulmani stessi sono vittime di continui attacchi terroristici in paesi non occidentali).

Qui si mangiano la Parola di Dio“, afferma Judah (pseudonimo), collaboratore di Porte Aperte nella Penisola Araba, terra ostile al Vangelo e luogo ove vivono grossi finanziatori occulti dell’islam radicale ed estremista. “Le persone sono affamate della Parola di Dio. Vi sono sempre più cristiani coraggiosi che condividono il Vangelo con le persone. Per non parlare delle migliaia e migliaia di lavoratori dall’Asia“, continua Judah. Migliaia di schede di memoria micro SD contenenti la Bibbia in tutte le lingue utili ai lavoratori stranieri, ma anche in arabo, stanno raggiungendo migliaia di anime affamate e cambiando vite: stiamo parlando di musulmani locali oltre che di cristiani nominali da paesi come l’India, il Nepal o le Filippine.

La reazione alla violenza terroristica è quella spiazzante, folle e meravigliosa pratica cristiana del perdono, della preghiera per i persecutori e della condivisione del messaggio e dell’amore di Cristo. Ciò sta accadendo negli epicentri della violenza estremista grazie ai cristiani locali.

Hanno bisogno di noi. Stiamo al loro fianco, basta un dono minimo per equipaggiare sepre più questa rete che scardina il male attraverso il Vangelo!

Iraq: meno di 250.000 cristiani rimasti


Porte Aperte presenta oggi al Parlamento Europeo un nuovo rapporto intitolato “Comprendere i recenti movimenti dei cristiani che lasciano Siria e Iraq”, dove risulta che Il 50-80% della popolazione cristiana dell’Iraq e della Siria è emigrata dall’inizio della guerra civile siriana nel 2011

A tre anni dal giorno in cui lo Stato Islamico ha assunto il controllo della città irachena di Mosul, un nuovo rapporto afferma che il 50-80% della popolazione cristiana dell’Iraq e della Siria è emigrata dall’inizio della guerra civile siriana nel 2011.

L’arrivo dell’ISIS ha rappresentato di fatto solo il precipitare di una tendenza già cominciata nel momento in cui i cristiani hanno sperimentato una “perdita globale di speranza per un futuro sicuro”, secondo il rapporto prodotto dalle agenzie cristiane Open Doors/Porte Aperte, Served e Middle East Concern. Il nostro rapporto riconosce la difficoltà di produrre dati definitivi, ma prevede che la popolazione cristiana totale dell’Iraq si sia ridotta dagli oltre 300.000 del 2014 ai 200.000-250.000 attuali (molti dei quali sono sfollati interni). Fa notare inoltre che, per i cristiani che si sono stabiliti altrove, ci sono “pochi incentivi” a tornare nei loro paesi di origine. Diversi intervistati affermano che: “Il Medio Oriente non è più una casa per i cristiani“.

L’Iraq resta il centro di una battaglia terribile. “Per chi lavora in entrambi i paesi, come Porte Aperte, appare chiaro che l’Iraq abbia il futuro più incerto, per quanto appaia difficile da comprendere dall’Italia”, afferma Cristian Nani, direttore di Porte Aperte Onlus in Italia. Di fatto sconfiggere l’ISIS militarmente non assicurerà un futuro di pace ai cristiani in Iraq (come in Siria). “La comunità internazionale sembra dimenticare che la persecuzione anticristiana era elevata in Iraq ben prima della nascita del Califfato. Quando andai in Iraq anni fa, i cristiani subivano attentati, rapimenti, oppressione anche in città come Mosul, oltre che Baghdad“, continua Cristian Nani. La sconfitta dell’ISIS potrebbe riportare all’oppressione anticristiana pre-esistente, ma con il surplus negativo degli anni di violenze e morte, in cui la devastazione ha fagocitato città e villaggi, il radicalismo ha invaso tutti gli strati sociali e l’odio ha inzuppato questa terra. Senza una visione e una strategia che tenga presente della libertà dei cristiani, il futuro della chiesa è in pericolo.

La presentazione del rapporto presso il Parlamento Europeo avvenuta oggi, ha proprio lo scopo di attirare l’attenzione sulla condizione dei cristiani in Medio Oriente, oltre che proporre strumenti di controllo e protezione che gli stessi nostri fratelli e sorelle in Iraq e Siria ci chiedono per garantire loro la possibilità di ritornare e ricostruire i loro paesi.