Cosa accade dove esser Cristiani si “paga” col sangue


Chiesaperseguitata

ChiesaperseguitataQuelli, che vengon qui narrati, sono fatti realmente accaduti. Non teorie, né chiacchiere da bar. Raccontano vicende forti e di grande impatto. Ma che è giusto sapere, per conoscere, in concreto, da una parte cosa migliaia di persone stiano vivendo in varie parti del mondo per il solo fatto di credere in Cristo, dall’altra quale sia il vero volto della ferocia islamica, indipendentemente dalla sigla con cui si proponga: al Qaeda, Isis o, come in Nigeria, Boko Haram.

Anche la crudeltà delle milizie islamiche di Boko Haram è disumana: quanto segue è accaduto lo scorso primo giugno, ma solo ora in Occidente ne è giunta notizia, subito rilanciata dall’Observatoire de la Christianophobie.

Quel giorno, una domenica, nel villaggio a maggioranza cristiana di Attagara, nello Stato del Borno, Nord Nigeria, a due passi dal Camerun, era in corso la S.Messa, quando un centinaio di terroristi musulmani in tenuta militare ha fatto irruzione, seminando la morte a colpi di mitragliatrice, machete e coltelli. Prevedibilmente ingente il numero delle vittime, colte di sorpresa, mentre pregavano. Ai superstiti non è rimasto da fare altro che darsi alla fuga.

Anche Sawaltha Wandala, 55 anni, era giunto per partecipare alla celebrazione liturgica, quando ha notato alcuni miliziani di Boko Haram accanirsi contro un bimbo di soli 6 anni, in quanto cristiano. Ne hanno poi gettato il corpo agonizzante in un fossato. Wandala si è precipitato in suo soccorso: il piccolo era atrocemente ferito, ma ancora vivo. Pertanto l’uomo ha deciso di trasportarlo d’urgenza presso il vicino ospedale, in territorio camerunense. Ma cinque jihadisti lo hanno bloccato lungo il tragito, hanno afferrato il bambino per le braccia e, dopo averglielo strappato, lo hanno brutalmente decapitato sul posto. Poi se la sono presa con lui, colpendolo ripetutamente con rami e pensando poi di finirlo con una grossa pietra picchiata con forza sulla testa. Ritenendolo morto, se ne sono andati, abbandonandolo in un lago di sangue. Invece è scampato e questo gli ha permesso di denunciare al mondo l’empia e demoniaca efferatezza del gruppo islamico.

Soltanto un paio di giorni dopo, gli stragisti di Boko Haram sono tornati sul posto, sferrando una nuova serie di attacchi nei villaggi del distretto di Gwoza. Attacchi, che hanno provocato altre 200 vittime, tra cui molti bambini. Solo quanti son riusciti a fuggire in Camerun, hanno avuto salva la vita.

Tra questi, John Yakubu e la sua famiglia. La sua storia è emblematica. Giunto nel vicino campo profughi, si è reso conto di non aver nulla, con cui sostentare moglie e figli. Preso il coraggio a due mani, ha deciso di tornare a casa, per potersi riprendere almeno alcune bestie e rivenderle, così da avere di che vivere. Sebbene fosse pericoloso, non sembravano esservi alternative. Giunto nell’abitazione abbandonata in fretta e furia poche ore prima, ha deciso di portare con sé anche altri beni e, soprattutto, una copia della Sacra Bibbia.

Non ha fatto in tempo a lasciare l’edificio: alcuni insorti di Boko Haram lo avevano visto precedentemente entrare e lo hanno fermato: «Sappiamo che sei Giovanni», gli hanno detto. «Devi convertirti all’islam oppure morirai tra dolori atroci». Di fronte al suo rifiuto, lo hanno legato ad un albero. Poi con un grosso coltello gli hanno amputato le mani, schernendolo: «Puoi diventare musulmano, adesso?». Pur in un’indicibile sofferenza, John ha trovato la forza di rispondere: «Si può uccidere il mio corpo, ma non la mia anima». Servendosi di un machete e di un coltello, i miliziani di Boko Haram han continuato a torturarlo, infliggendogli ferite profonde. Alla fine, lo hanno abbandonato al suo destino. Solo tre giorni dopo un passante lo ha notato. Era in coma, ma ancora vivo. Per questo, lo ha condotto in ospedale. Qui, John Yakubu ha fatto in tempo a dire ai suoi soccorritori d’aver perdonato i suoi aguzzini.

La sua vicenda e quella del piccolo martire di sei anni inducono a riflettere sulla nostra fede, su come in Occidente la viviamo. E soprattutto a pregare per loro, per le migliaia di altri innocenti morti e per i loro carnefici (nella foto, la chiesa di Attagara subito dopo l’attacco di Boko Haram).

Tratto da: http://www.nocristianofobia.org/

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MORTO IN GINOCCHIO-Davide Livingstone


Davide Livingstone

Io voglio dunque che gli uomini preghino in ogni luogo, alzando mani pure, senza ira e senza dispute. (1 Timoteo 2:8)

MORTO IN GINOCCHIO

Davide Livingstone, il grande esploratore e missionario del secolo scorso, terminò la sua vita in modo straordinario. Durante il suo ultimo viaggio di esplorazione in Africa, una mattina era rimasto nella sua tenda, mentre quelli che l’accompagnavano erano intenti a imballare le attrezzature della spedizione e a prepararne la partenza. Essi non volevano disturbarlo mentre era in preghiera; cioè, come era solito dire, “mentre parlava col suo Dio”. Poiché l’attesa si prolungava molto più del solito, il capo colonna si assunse la responsabilità di guardare nella tenda. Egli scoprì Livingstone ancora in ginocchio con le mani per terra, ma il suo cuore aveva cessato di battere. Egli aveva imparato, durante le prove, i pericoli e le fatiche della sua difficile vita di esploratore, la potenza della preghiera. Aveva trovato, grazie a questo mezzo, il soccorso, la protezione e delle forze sempre rinnovate. E a quell’ora suprema della morte, è anche verso Dio che si era rivolto, per trovare le risorse necessarie. Ebbe così una partenza tranquilla da questo mondo, senza timori né lotte, cosa che destò una profonda impressione tra i suoi compagni di spedizione.
Non è necessario condurre una vita così piena di rischi come la sua,
per far l’esperienza delle risorse della preghiera. Non trascuriamo questi momenti soli con Dio, sono necessari per rinnovare le nostre forze e la vita delle nostre anime.

IL GIUSTO EQUILIBRIO


IL GIUSTO EQUILIBRIO – Assemblee di Dio in Italia

“…procacciate la perfezione, siate consolati,…” (II Corinzi 13:11)

Meditazione di oggi

Uno sguardo alle due esortazioni è sufficiente a farci comprendere come esse appaiono contraddittorie. Procacciate la perfezione: è un’espressione che ci fa sentire sfiduciati: subito sentiamo di essere lontani dal nostro ideale umano e, ahimè, assai più lontani da quello divino. Procacciate la perfezione: è come se qualcuno ci prendesse per mano e ci indicasse qualche cima ripida e scivolosa, che solo poche guide esperte di montagna hanno scalato. Non abbiamo forse sentito dire che coloro che raggiungono la vetta corrono il grave rischio di poter scivolare di nuovo giù a grande velocità? Ma noi dobbiamo salire lassù, e restarci! A cosa serve soltanto provarci? Siate consolati: ah! Questa è una prospettiva completamente diversa. È come se ci venisse detto: “Non agitarti, non temere. Se non sei ciò che vorresti essere, devi essere grato per quello che sei. Certamente potresti essere migliore, ma è altrettanto vero che potresti essere peggiore: quindi è meglio mediare, trovare degli equilibri”. Come possono conciliarsi queste due esortazioni? Come si può mantenere l’aspirazione a essere perfetti in mezzo a così tanti insuccessi? E, ancora, è possibile aspirare alla perfezione, visti i nostri fallimenti, nutrendo allo stesso tempo una fiducia serena? Questo è l’adempimento sublime della fede cristiana. Alcuni sistemi religiosi hanno detto: “Procacciate la perfezione”, ma attraverso l’agonia, il tormento e processi interminabili di penitenze. Essi hanno tralasciato, inoltre, la seconda esortazione: “Siate consolati”. Molti sistemi filosofici hanno dichiarato “siate consolati”, volendo dire, con questo: “Mangiamo, beviamo, perché domani morremo”: non hanno fatto posto alle parole “procacciate la perfezione”. Soltanto la dottrina di Gesù Cristo fa conciliare questi due principi. Egli sta nel nostro mezzo, e con la destra della Sua giustizia ci addita un traguardo elevato, esortandoci in modo veemente: “Procacciate la perfezione”. Non esiste un vero riposo senza la giusta tensione in direzione di questo obiettivo. Con la mano sinistra del Suo amore, Gesù ci abbraccia, mentre dice: “Anima sii consolata, perché Io sono venuto per farti raggiungere la perfezione”.

IL PEGNO DELLA NOSTRA LIBERAZIONE


“Allora Gesù fu condotto dallo Spirito su nel deserto, per esser tentato dal diavolo” (Matteo 4:1)

Meditazione di oggi

Gesù deve essere stato fortemente tentato di proclamare la Sua natura soprannaturale e i Suoi titoli divini, per ribadire ciò che era stato dichiarato a Suo riguardo. Se l’avesse fatto? Il rapporto con i Suoi poveri fratelli si sarebbe interrotto per sempre. Dimostrandosi Figlio di Dio Egli avrebbe cessato di essere Figlio dell’uomo. Non sarebbe stata un’umiliazione per il fiero principe dell’inferno essere vinto dall’Onnipotente: egli desiderava combattere contro il Redentore divino, e un’eventuale sconfitta sarebbe stata sopportabile. “Vengo a te che sei Figlio di Dio”, disse Lucifero. Gesù rispose: “È scritto: Non di pane soltanto vivrà l’uomo”. In altre parole: “Io vengo a te come uomo, capo e rappresentante della stirpe sulla quale hai vinto”. Il vero Uomo si scontrò con il tentatore utilizzando la potenza di cui dispongono tutti gli uomini. La spada con la quale Gesù affrontò il combattimento è quella dello Spirito: la Parola di Dio, l’arma affilata con cui anche noi possiamo provvedere alla nostra difesa. Gesù affrontò quella battaglia come Uomo per noi uomini, e riportò la grande vittoria che è pegno della nostra liberazione. Il nostro Salvatore fu tentato in tutte le cose esattamente come noi. Egli ha sperimentato in questo modo il nostro bisogno e la forza del nemico, ed è quindi in grado di soccorrere quanti sono tentati. Nella solitudine e nella morsa della tentazione sperimentiamo la dolce compassione da parte di Gesù, che è stato oggetto degli attacchi del tentatore. La Sua presenza è più vicina e costante perché Egli ha già sperimentato l’astuzia e l’audacia del nostro nemico. Gesù è sempre vigilante, pronto a interporre lo scudo della Sua liberazione tra noi e i fieri dardi del maligno.

L’UBBIDIENZA


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“…hanno posseduto case piene d’ogni bene, cisterne già scavate, vigne, oliveti, alberi fruttiferi in abbondanza; hanno mangiato, si sono saziati, sono ingrassati e sono vissuti in delizie, per la tua gran bontà. Ma essi hanno disubbidito, si sono ribellati contro di te, si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i tuoi profeti che li scongiuravano di tornare a te, e ti hanno oltraggiato gravemente… Ma, quando erano in pace, ricominciavano a fare il male davanti a te” (Neemia 9: 25-26, 28)

Spesso pensiamo che le benedizioni materiali che Dio, per grazia, ci elargisce sono per vivere meglio, e questo è il nostro scopo principale. Ma…sei sicuro di questo? Ti posso assicurare che è una vita sprecata il vivere solo per godere delle benedizioni materiali, per saziarci e ingrassarci e vivere in delizie; non ha alcun senso, e vivremo solo per noi stessi. Non mi dire di no, che diresti una bugia: vivendo nel benessere ci dimentichiamo di Dio e non comprenderemo mai i Suoi prodigi e il perché benedice il Suo popolo. Nel salmo 105 il verso 44 dice che Dio: “Diede loro le terre delle nazioni ed essi ereditarono il frutto delle fatiche dei popoli”, ma perché? Il verso 45 ci dice la motivazione: “perché osservassero i suoi statuti e ubbidissero alle Sue leggi”. Il proposito supremo di Dio, per il quale Egli si adopera da sempre, è l’UBBIDIENZA. Mentre siamo in pace, ci rilassiamo anche, e soprattutto, spiritualmente, e, di conseguenza, non c’è più il desiderio di pregare, di leggere la Sua parola, di ricercare e di aspirare le cose di lassù, perché stiamo bene ormai. E cosa succede poi? Se non alimentiamo la nostra anima con il pane della vita, che è la Parola di Dio, se smettiamo di vigilare, se non ricerchiamo le cose spirituali, se distogliamo lo sguardo da Cristo Gesù guardando i beni che Dio elargisce per la Sua bontà, di conseguenza, alimentiamo i nostri desideri carnali e cominciano a manifestare in noi i frutti della carne, la nostra gioia non è più Dio ma i beni materiali, e ci dimentichiamo del nostro Dio. Puoi dire tutto quello che vuoi, ma in realtà, con i fatti, la tua mèta non è Dio. Cominci ad essere preso dalla cupidigia di denaro e di tanti beni materiali, e comincerai a chiedere al Signore con ossessione, perché non sarà più Dio che soddisferà la tua vita, ma il cibo, la bevanda, il guadagno; desiderererai e chiederai con insistenza nuovo cibo perdendo il controllo di te stesso. Il tuo cuore si inorgoglierà e perciò ti dimenticherai del tuo Dio. Non farai altro che badare ad essi, e trascurare il tuo Dio, e come ai tempi di Aggeo, ti darai premura per la propria casa ben rivestita di legno. Smetterai di cercare il Signore e mangerai il frutto della menzogna, e confiderai nelle tue vie. Ma non capisci che mangierai, ma senza saziarti; berrai, ma senza soddisfare la tua sete; il tuo salario che guadagnerai lo metterai in una borsa bucata. Sarai, di conseguenza, oppresso, schiacciato dal tuo diritto di avere, e perché segui le prescrizioni che più ti piacciono, ti lamenti sul tuo letto, ti raduni ansioso per il grano e il vino. Il vino e il mosto tolgono il senno, deluderà la tua speranza, e arriverai a consultare il “legno”. È cosa avviene? La disubbidienza e la ribellione. Mentre godiamo dei benefici che Dio elargisce, non serviamo più il nostro Dio e gettiamo alle nostre spalle la Sua parola, ricominciamo a fare il male davanti al Signore, la nostra spalla rifiuta il Suo giogo, irrigidiamo il collo e NON VOGLIAMO più darGli ascolto ubbidirGli. Ed eccoci di nuovo schiavi! Di nuovo privati della vera libertà che è il dipendere dal Signore, di nuovo dominati e oppressi da catene della nostra carnalità e dai smodati desideri, e di nuovo umiliati e danneggiati dalla nostra iniquità. La tua radice sarà secca e non farai più nessun frutto.
Che senso ha tutto questo? Perché ricercare la pace esteriore quando poi è a nostro danno perché NON SAPPIAMO farne buon uso? La pace, la VERA pace è quella interiore, è quella spirituale, è Cristo Gesù. Se sei senza soldi e senza beni, dà gloria a Dio…ringraziaLo cento volte! Perché solo così puoi vedere la gloria di Dio nella tua vita, puoi veder manifestare nella tua vita la Sua potenza. Siate come gli uccelli del cielo e i gli esseri viventi del mare che sperano nel loro Creatore, e la speranza non è intesa come “chissà se…”, ma come certezza che Dio adempie sempre le Sue promesse e che ha sempre cura delle Sue creature. Noi dobbiamo pensare solo a temere il nostro Dio, a conoscerLo e sforzarci di conoscerLo perché è ciò che Egli desidera che noi facciamo, ad essere da Lui educati, ricordarci sempre di Colui che ci ha fatto e che si prenderà sempre cura di ciascuno. Fin quando il popolo teme il suo Dio, egli sarà come una vigna rigogliosa e darà frutto in abbondanza. Il Signore cerca e cercherà sempre di attirarti a Sé con legami d’amore, provvedendoti sempre il necessario e ciò di cui hai davvero di bisogno, porgendoti dolcemente da mangiare, e invitandoti a guardarLo sempre, ma tu, ahimè, per orgoglio, per la tua caparbietà e per l’ingratitudine, ti allontani dal tuo Signore.
Tu, dunque, oggi, torna al tuo Dio, spera sempre nel tuo Dio, e l’UNICO scopo della tua vita sia:
L’U – BBI – DIEN- ZA! Solo se ubbidisci sarai felice e soddisfatto.

DIMENTICARE? DIO NON DIMENTICA


Isaia 49:15-16: «Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te. Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani; le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi».
La buona notizia oggi è che tu non sei dimenticato.
Puoi avere avuto quella malattia per anni e magari sembra che le cose non cambieranno mai, ma Dio conosce ogni lacrima che hai versato e ogni notte che hai passato in solitudine.
Lui ti ha scolpito nel palmo delle Sue mani e non sei dimenticato.
Forse sei un genitore che ha passato tutta la vita a lavorare per permettere ai figli di realizzare i loro sogni o di avere le cose che tu non hai avuto.
Ricorda però che anche tu hai un Padre che non si è mai dimenticato dei tuoi sogni.
Lui ha visto i tuoi sacrifici e pensa di non voler realizzare solo i desideri dei tuoi figli, ma anche i tuoi.
Le persone si potranno anche dimenticare di te, ma Dio no.
Le persone ti faranno dei torti e ti potrebbero anche abbandonare nel momento in cui hai più bisogno, ma Dio è l’amico che è più vicino di un fratello.
Dio si ricorda di te e quando lo fa non si limita ad accontentarti, ma ti ricopre col Suo favore e ti sorprende con la Sua benignità.
Dio è così pieno di misericordia!
Quando siamo ormai stanchi di credere o di pregare, Dio ribalta la situazione.
Lui si ricorda non solo di te, ma anche dei sogni che ha messo dentro di te.
Lui si ricorda delle promesse, degli scopi.
Lui dice: «IO ho messo quel sogno dentro di te e IO lo porto a compimento».
Un giovane di 19 anni stava morendo di tubercolosi.
Nel suo letto di morte cominciò a invocare tutte le divinità di cui aveva sentito parlare.
Nella disperazione gridò: «Se c’è un Dio, io gli chiedo non di guarirmi, ma di insegnarmi come morire!», poiché aveva paura della morte.
Nell’isolato accanto, una giovane studentessa del college, sentì nel suo cuore quello che chiamò un amore inspiegabile fuoriuscito da lei e si ritrovò davanti alla casa del giovane senza neanche sapere cosa stesse facendo.
Suonò alla porta ed aprì una donna.
La giovane disse: «So che è strano, ma c’è per caso qualche ragione per cui io dovrei pregare per voi?».
La donna rispose: «Sì, mio figlio giace sul letto di morte».
La ragazza entrò e quel giorno il giovane diede la sua vita a Gesù, ricevendo anche, successivamente, la guarigione completa.
Oggi quel giovane è il Dr. Paul Yogghi Cho, leader della chiesa più grande del mondo in Corea del Sud.
Cosa voglio dire con questa storia?
Dio non si è dimenticato di te, Lui sa a cosa ti ha chiamato e lo porterà a compimento.
(David Wilkerson)
17

E il Signore riguardò verso lui, e gli disse: vai con codesta tua forza, e tu salverai Israele dalla mano dei Madianiti: non t’ho io mandato? (Giudici 6:14)


10385135_379524885523294_200348759_nDurante il periodo dell’OSCURANTISMO, per così dire, il popolo d’Israele viveva nella paura e nello scoraggiamento. A causa della sua disubbidienza, Dio permetteva che fossero preda di nemici. In questo contesto biblico si parla di Gedeone. Gedeone, aitante giovane, intelligente e molto mansueto, viveva però nascosto, insieme alla sua famiglia. I Madianiti, erano come dei parassiti, si prendevano tutto quello che il popolo produceva, lasciandolo nella fame. Gedeone non aveva avuto un’ esperienza con Dio, lo conosceva per sentito dire. Un bel giorno il Signore decide di parlare con Gedeone e di risvegliarlo da quel torpore e da quella paura che bloccava, anche, la sua mente.
Dio fa subito una richiesta a Gedeone, distruggere l’altare che suo padre aveva fatto a Baal. Avendo paura dell’ira di suo padre, egli ubbidisce a Dio, ma lo fa di notte, quando tutti dormono. La prima prova è superata! Ora arriva il momento del combattimento, Dio sarà con lui.Leggi questa storia è davvero bella.
Per concludere, cosa ti voglio dire con questo passo biblico? Il Padre Celeste interviene sempre al momento giusto. Per Israele sembrava non ci fosse più speranza, schiavo di un popolo pagano e violento, ed invece, ecco che arriva quell’aiuto inaspettato che libera quel paese da una nazione più forte. Egli è sempre pronto a ritemprare il nostro cuore, a rinverdire le nostre speranze e ridare vigore ai nostri sogni. Gedeone fu preso a sua insaputa, in un momento secondo lui inopportuno, eppure Dio se ne usò in modo speciale.
Gedeone è un grande incoraggiamento per quanti hanno seri problemi ad accettare se stessi e a credere che Dio possa fare qualcosa di buono e di grande attraverso di loro. Non saranno certo i nostri dubbi ad impedire a Dio di agire e di servirsi di me e di te.
Dio vuole usare i suoi figli anche se non si reputano sufficientemente forti o degni di servirlo. Se stamattina ti senti debole, confuso e pensi che Dio non sa che farsene di un figlio come te, spero che tu, dopo questa lettura, avrai con un concetto diverso su di te e su Dio stesso. Mettiamoci nei panni di Gedeone.
Non guardare a te stesso ma a quello che Dio può fare attraverso di te.
Dio non ha bisogno delle tue capacità, può fare qualsiasi cosa anche con la persona più debole. Dio disse a Gedeone: “Io sarò con te” ed era tutto quello che Gedeone aveva bisogno di sapere. Non importa se le gambe tremano, ciò che importa è un cuore puro e disposto a ubbidire.
Dio non ci chiede mai di andare da soli, ci assicura sempre la sua presenza accanto a noi. E “se Dio è per noi chi sarà contro di noi?” (Rom. 8.31). Gedeone si considerava un debole, l’ultimo della lista ma Dio lo chiama “uomo forte e valoroso”.
Non importa quanto grande è l’opera, non importa quanto impossibile ti sembra la missione, non importa quanto debole di reputi… se Dio è con te puoi fare tutto quello che ti comanda. Sarai forte nella famiglia, nel matrimonio, nella chiesa, nella tua città….
“Il Signore è con te o uomo forte e valoroso, il Signore è con te o donna forte e valorosa… và con questa tua forza… perché è Lui che ti manda!”

L’Eterno è buono con quelli che sperano in lui, con l’anima che lo cerca. Buona cosa è aspettare in silenzio la salvezza dell’Eterno.


10151463_358285137647269_944672795_nLuca è stato lasciato dalla sua ragazza, ormai ex…troppe discussioni, mancanza di fiducia e un attaccamento morboso avevano portato alla rottura. Luca disperato, amava troppo lei, la bellissima Giorgia. Un giorno Luca incontra Marco e lo vede talmente sereno e gioioso da domandarne il motivo…eppure anche lui non navigava in buone acque….Parlando, parlando scopre il motivo della sua gioia: GESU’.
Luca rimase così impressionato da voler conoscere anche lui questo misterioso Signore. Da li a poco Luca divenne un’altra persona, serena, felice, appagata…di Giorgia un flebile ricordo che nemmeno lo feriva più.
Anche noi, anche tu, nonostante il mondo, nonostante la nostra debolezza, possiamo trovare un appiglio importante, un punto di forza decisivo proprio sulla stabilità e coerenza di Dio a Se stesso. Egli continua ad aver cura di noi non perché noi siamo buoni e ce lo meritiamo, ma perché Egli è fedele alla Sua parola e manifesta questo suo GRANDE AMORE,amore che fu espresso con l’antico patto di Mosè.
A motivo di questo, ci possiamo risollevare in ogni momento di debolezza.
Da solo non potrai mai affrontare le delusioni ti daranno sempre disturbo e i ricordi saranno sempre dolorosi; Gesù ci insegna il perdono e ci dice che nonostante tutto possiamo andare avanti. La vita non si conclude per una storia d’amore finita, o la perdita di un lavoro, o qualche scaramuccia, la vita va avanti e ti apre nuove opportunità..basta saperle cogliere; ma anche se ci dovessimo sentire deboli e scoraggiati, ricordiamoci che il dubbio può essere solo per la nostra natura umana, non certo per il Signore che rimarrà sempre fedele a Se stesso, immutabile nella Sua benignità per ciascuno di noi

Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo. Così dunque, finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti; ma specialmente ai fratelli in fede.


10364014_379524838856632_1113499785_n (1)Leggi Galati 6:9-10

Mio figlio, un giorno, viene da me e mi racconta un episodio, nel quale un suo compagnetto di scuola lo insultò per un futile motivo. Da quel giorno Francesco rimase lontano da quel compagno non apprezzandone più la compagnia. Il giorno del compito di francese, proprio quel ragazzino chiese a Francesco di aiutarlo…”certo non è stato facile, mamma, ma poi mi ha fatto pena…e l’ho aiutato.”
Fare del bene al prossimo anche quando ci ferisce non è facile. Gesù ci dice di amare il prossimo, i nostri nemici, quelli che ci feriscono, perché siamo chiamati a fare sempre il bene, ma farlo in modo assolutamente gratuito significa realmente amare il prossimo come Gesù ci ha detto.
Gesù ha dato la sua vita gratuitamente per riscattarci, così noi dobbiamo dare senza chiedere nulla in cambio.
Alcune volte anche l’amore verso i figli, che dovrebbe essere naturalmente disinteressato, spesso nasconde delle aspettative, ci si aspetta una risposta d’amore certa, e quando questa si fa meno forte, allora si creano delle tensioni, delle delusioni, dei rancori che ci mettono in difficoltà, che versano acqua sul fuoco dell’amore rischiando a volte di spegnerlo.Così anche verso il marito, la moglie e i fratelli.
Cari nel Signore, Dio Padre ha continuato ad amarci anche dopo il peccato, anzi più di prima, dandoci il Figlio in sacrificio per noi.
Però è pur vero che senza l’aiuto dello Spirito Santo, amare veramente è molto difficile, soprattutto continuare a farlo senza averne mai un ritorno; ma dobbiamo perseverare, non stancarci di amare, perché in realtà stiamo seminando nel campo del Signore, ed il nostro ritorno sarà il raccolto dopo la mietitura, un raccolta che significa vita eterna al cospetto di Dio.

NOI SIAMO SOTTOPOSTI A PROVE


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Chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi; e chi è ingiusto nelle cose minime, è ingiusto anche nelle grandi.
(Luca 16:10)

NOI SIAMO SOTTOPOSTI A PROVE

La vita cristiana è fatta di dettagli nei quali siamo spesso presi in fallo.
Accettiamo di esporre la verità anche parzialmente distorta, non vegliamo sufficientemente sul nostro umore, non afferriamo le mille occasioni che si presentano per manifestare il vero amore per il nostro prossimo con una parola amica, o un piccolo servizio reso al momento opportuno. Ed è così che prepariamo la strada ad errori maggiori. Chi chiede di essere assunto in un posto di alta responsabilità, non si stupisce di venire sottoposto a “test” mnemonici, decisionali, d’immaginazione… Forse alcuni di essi gli sembreranno perfino infantili, ma gli esaminatori che li hanno
concepiti li considerano invece rivelatori del carattere e del comportamento del candidato. E’ così che Dio mette ciascuno di noi alla prova in molteplici dettagli della vita. Prendiamo l’onestà. Una piccola frode nei riguardi del fisco, basta a dimostrare che, posto di fronte a una grande tentazione, sarei altrettanto capace di soccombervi. Il fatto che i nostri primi genitori si siano lasciati andare a mangiare un frutto proibito può non sembrarci grave. In realtà quell’atto era altamente significativo, e rivelava contemporaneamente
disubbidienza, orgoglio, concupiscenza presenti nel cuore dei nostri progenitori… e per Dio la prova era sufficiente. E’ così che il credente,
conformandosi alla Parola di Dio, è capace di interpretare i piccoli fatti
della vita quotidiana. Attraverso essi egli impara a conoscere se stesso per diffidare del proprio cuore, e a conoscere il suo Dio.

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