Una “brava ragazza”


 

 

 

 

397521_659468040755070_415504393_nDio mi appariva estraneo e conoscevo la Bibbia solo in modo teorico

 

Mi chiamo Marina, ho 41 anni e ho finalmente conosciuto Gesù come personale

 

Salvatore e Signore. La mia testardaggine, il mio orgoglio, la mia poca fede, il mio

 

sentirmi “giusta” mi hanno fatto sprecare tantissimo tempo, col rischio di perdere la

 

cosa più importante: la salvezza dell’anima. Sono nata in una famiglia appartenente

 

alla religione praticata dalla maggioranza degli italiani, andavo regolarmente in

 

chiesa la domenica e durante le feste consacrate; ero quel che si dice una “brava

 

ragazza”, ma Dio mi appariva estraneo e conoscevo la Bibbia solo in modo teorico.

 

Avevo circa 22 anni quando, dopo tante tensioni e incomprensioni, i miei genitori si

 

sono separati. Ho sofferto molto.

 

Successivamente ho visto ammalarsi anche la mia nonna materna: l’aveva

 

paralizzata un ictus, che l’ha relegata in un letto per otto lunghi anni, durante i quali

 

mia madre l’ha accudita amorevolmente.

 

In quel lungo periodo alcune persone che venivano a visitare i malati e portavano

 

loro il Nuovo Testamento, ci hanno parlato di Dio ed io mi sono incuriosita, poiché

 

parlavano di un Gesù vivente, che si manifestava e poteva dare la vera pace, la

 

gioia, la serenità.

 

Mia madre, molto attaccata alle rigide regole e ai riti della sua religione, si era irritata

 

moltissimo, invece io, a sua insaputa, avevo deciso di andare ad una riunione di

 

culto.

 

Mentre ascoltavo la Parola di Dio, ho provato una sensazione di benessere e

 

appagamento che non avevo mai conosciuto prima e sono rimasta colpita dal modo

 

semplice e spontaneo di rivolgersi a Dio.

 

Dopo qualche tempo, nonostante la diffidenza iniziale, era stata mia madre a

 

convertirsi a Gesù e desiderava che anche io mi decidessi a fare lo stesso.

 

Gli anni passavano e i miei interessi preminenti erano ancora lo studio, il lavoro, il

 

fidanzato di turno, il divertimento, lo sport, le diete, la bellezza fisica, le amicizie… poi

 

Dio.

 

Certo mi rivolgevo al Signore quando avevo bisogno di conforto,ma come un

 

“bancomat spirituale” a cui attingere nei momenti tristi.

 

Quando purtroppo mia madre si è ammalata per una sindrome neurologica di tipo

 

parkinsoniano, dallo sviluppo molto rapido e devastante, tanto che in poco tempo

 

sarebbe divenuta completamente invalida, mi sono sentita sola e ferita.

 

Mio padre era ormai una figura distante e da anni non ci frequentavamo più. Dio mi

 

appariva sempre più lontano e ingiusto! Mia madre mi invitava ad andare tra le

 

braccia del Signore, ma il mio cuore era indurito, il mio spirito spento e la Parola di

 

Dio sembrava non giovarmi a nulla.

 

Un pomeriggio, con l’aggravarsi delle condizioni cliniche di mia madre, mi sono

 

ritrovata a gridare a Dio e ad elevare la mia prima, vera preghiera, con poche ma

 

sentite parole, mentre gli occhi si riempivano di lacrime: finalmente iniziavo a

 

riconoscere Gesù come mio Signore in un modo diverso, più profondo e umile.

 

Quella sera stessa mia madre è andata col Signore, finalmente libera da quel

 

bozzolo rigido che era ormai il suo corpo terreno.

 

Ho ripreso a leggere la Scrittura assiduamente e ad ascoltare, tramite le trasmissioni

 

di Radioevangelo, le testimonianze di altri cristiani e la predicazione della Parola del

 

Signore.

 

Pian piano la Parola di Dio mi ha messo davanti agli occhi la mia reale condizione di

 

peccatrice; non avevo scuse, ero una peccatrice come gli altri! Infatti, la Bibbia dice:

 

“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23).

 

Ho compreso allora che quella era la mia occasione.

 

Mi sono inginocchiata e ho pianto lacrime amare, lo Spirito Santo aveva lavorato il

 

mio cuore fino a convincermi di peccato e a mostrarmi la dura realtà: non potevo

 

salvare la mia anima con le buone opere, i sacrifici, i fioretti, e non dovevo credere di

 

avere pace con Dio solo perché in passato avevo sofferto.

 

Contemporaneamente alla verità sul mio stato di perdizione, Dio mi mostrava il Suo

 

amore e la Via della salvezza.

 

Ho sperimentato quello che la Bibbia definisce “nuova nascita”: il peso del peccato

 

che opprimeva l’anima era svanito, Dio mi aveva perdonata ed ero divenuta una Sua

 

figliola. Dopo pochi giorni, il Signore mi ha battezzato anche nello Spirito Santo (cfr.

 

Atti 2).

 

A dispetto di qualsiasi circostanza esterna, Gesù mi ha donato una pace profonda e

 

una vita esuberante.

 

Marina Barretta

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