TESTIMONIANZA-GIUDITTA


10685340_708385932542644_3775886712917017296_nCiao mi chiamo Giuditta, ho 30 anni e quello che vi voglio raccontare è la mia storia.
Comincerei dal fatto che, a differenza d’altri, io sono cresciuta in una famiglia quasi tutta cristiana, quindi ho avuto una educazione sana fino a quell’età difficile dell’adolescenza. In quei tempi ero giovanissima, appena 14 anni, e conobbi Luigi, che a distanza di anni poi è diventato mio marito e padre dei miei figli.
Io ero, come tutte le ragazze di quell’età, giovane, fresca, immatura, e con tanta voglia di rompere le regole, infatti finita la scuola ho subito cercato la mia indipendenza lavorando. In quel periodo il mio unico scopo era quello di guadagnare più soldi possibile per poter comprare tutto quello che i miei non potevano permettersi. Nel frattempo compii i miei 18 anni e fu come se esplose una bomba interiore: mi sentivo adulta, indipendente e l’ultimo impedimento alla mia libertà era il mio fidanzato e dopo un po’ cambiando lavoro, mollai anche lui . Fu allora che cominciai a vivere “il mondo”. Andai a lavorare in un albergo importante e come tutti i posti di lavoro, trovai un ambiente non proprio adatto a me. Conobbi tante persone e formai una comitiva di persone senza limiti e freni da nessun lato. Lavorando sempre insieme, 10/12 ore al giorno, si creò un affiatamento e quella complicità ci faceva fare le più cose pazze che mai avrei pensato di poter fare nella vita . Cominciai a fumare erba: quello stato di rallentamento dei sensi mi piaceva e dal fumare una volta alla settimana passai a fumare sempre più spesso, quando andavamo a ballare. Poi cominciammo a frequentare un pusher e da li divenne ancora più facile procurarla e trovare anche altro. Tutto questo la mia famiglia non sei ne accorse mai anche se vedevano il cambiamento. Mai avrebbero pensato male di me, anche perché io ero molto brava a nascondere.
Il primo segnale che ho avuto da DIO che cercava di farmi capire che quella strada non era giusta, fu quando, tornando da una serata come altre dove si beveva di tutto e si fumava qualunque cosa e qualcuno sniffava pure, inevitabilmente avemmo uno spaventoso incidente con la macchina dove miracolosamente quasi tutti ne uscimmo illesi sotto gli occhi increduli delle persone che ci soccorsero quella notte. Solo un’amica a seguito dell’incidente dovette subire un’ intervento e gli impiantarono una placca d’acciaio che deve portare per tutta la vita. Ma ancora una volta voltai le spalle e continuai a vivere la mia vita senza Gesù.
Poi col passar del tempo incominciai a frequentare il mio ex fidanzato e di li a poco decidemmo di mettere su famiglia … Dopo qualche mese rimasi incinta di due gemelle e anche se fu uno scioc da paura perché avevo solo 20 anni, fummo felici. Ci fu ancora un avvertimento da parte di Dio nel momento in cui nacquero le gemelle, fu un susseguirsi di brutte notizie: le bimbe premature non respiravano come dovevano ed io dopo un po’ ebbi un’emorragia dovuta ad un infezione. Ma anche allora Dio mi regalo un’altra possibilità: a quei tempi pensavo che la scienza poteva guarire tutto ma non era così, ebbi bisogno dell’intervento di Dio.
Avendo messo su una bella famiglia, decisi di tornare a lavorare quando le bambine erano un po’ più grandi. E le cose sembravano andare bene: avevo costruito un equilibrio abbastanza solido con mio marito, avevo dei bei figli e il lavoro non mancava. Si stava benissimo ma il vuoto che avevo nell’anima si allargava sempre di più.
Io ho sempre avuto un carattere forte, ribelle, tenace, al di sopra delle regole. Mi sono sempre affidata solo a me stessa e diffidente verso gli altri, sicura di me. Ma proprio nel momento che tutto andava bene e avevo tutto quello che volevo dalla vita che è cambiato tutto al’improvviso. Rimasi incinta del mio ultimo bambino e mi crollò il mondo addosso. Il mio carattere cambiò: ero insicura, piena di paure; mi sentivo sola, depressa, triste, non avevo ne’ la forza ne’ la voglia di vivere. Fu il momento più brutto della mia vita: vivere ogni giorno con il senso di soffocamento. Mi sentivo strana, non ero più io. Capivo cos’era la depressione: quel male dell’anima che nemmeno la scienza può guarire. Dopo un po’ di tempo andai da un dottore a cui confessai il mio problema e mi diede dei psicofarmaci che presi per un po’, ma grazie a Dio smisi di prendere perché mi facevano stare peggio. In quel periodo avevo paura di andare nei supermercati, non facevo più la spesa, guidavo solo quando ero sola, per strada il traffico mi metteva tanta ansia forse troppa e mi venivano spesso gli attacchi di panico. Era una situazione che non riuscivo a controllare, mi sentivo impotente d’avanti a questa cosa che non riuscivo a spiegare a nessuno perché nemmeno io sapevo come mai mi stava succedendo. Sapevo che nessuno mi poteva aiutare e che come sempre dovevo fare tutto da sola e questo mi scoraggiava ancora di più.
Un giorno mi venne a trovare mia sorella Steffy e parlammo molto e mi disse: “Tu ora sei in un punto senza ritorno. Hai toccato il fondo e sai anche che c’è solo un modo per rimetterti in piedi. Devi chiedere aiuto a Colui che ti ha dato la vita. Solo quando avrai chiesto perdono a Gesù, nella tua vita tutto cambierà!“. Quelle parole ebbero dentro di me un effetto devastante perché fino a quel giorno pensavo il motivo per cui Dio non mi aiutava se era misericordioso come dicevano. Così qualche tempo andai in chiesa anche se non troppo convinta. Una sera mi inginocchiai d’avanti a Dio e chiesi perdono per i miei peccati ed chiesi di tornare a vivere con gioia e avere un senso nella mia vita. Mi ricordo che piansi tanto.
Quella sera tornando a casa mi sono sentita libera e questo è stato possibile grazie all’amore che Dio ha per me. Mi ha rialzato nel momento in cui non avevo più la volontà di vivere e solo oggi comprendo che se non avessi attraversato quel lunghissimo periodo non sarei tornata a Lui. Lo ringrazio perché quel giorno sono rinata e sono diventata una persona diversa.
Una persona migliore.

Giuditta di Capua

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LA BELLA ETÀ DEI MAESTRI DI VITA


ANZIANIIl Signore attraverso la Sua Parola ammonisce le persone anziane a non trasformare le loro conoscenze e le loro esperienze in orgogliosi strumenti di giudizio, ma piuttosto a metterle al servizio delle nuove generazioni, perché ne facciano tesoro e perché siano per loro strumento di protezione, di prevenzione e di crescita. Operando positivamente in queste modo, le persone anziane potranno portare frutti preziosi nella loro vecchiaia: anche per questo, esse devono essere oggetto di particolari cure ed attenzioni da parte dei figli e dei nipoti.

L’età della sapienza

La vecchiaia è portatrice di benedizione o di maledizione?

È sinonimo di saggezza o indica la stagione del decadimento?

Non ci si deve stupire di trovare nella Bibbia immagini molto contrastanti a proposito della vecchiaia, dei suoi valori e dei suoi limiti.

Alcuni testi biblici considerano la vecchiaia un segno evidente del favore divino: “La durata della vita di Abraamo fu di centosettantacinque anni. Poi Abraamo spirò in prospera vecchiaia, attempato e sazio di giorni e fu riunito al suo popolo, ai suoi antenati” (Genesi 25:7-8).

La vecchiaia è anche considerata come l’epoca della vita durante la quale l’uomo può dare il meglio di sé stesso, perché ha visto molte cose e ha imparato a vivere: “Interroga le passate generazioni, rifletti sull’esperienza dei padri; poiché noi siamo di ieri e non sappiamo nulla; í nostri giorni sulla terra non sono che un’ombra; ma quelli certo ti insegneranno, ti parleranno, e dal loro cuore trarranno discorsi” (Giobbe 8:8-10).

Speriamo che le nostre comunità abbiano sempre, come auspica l’apostolo Paolo (Tito 2:2-5), uomini vecchi sobri, dignitosi, assennati, sani nella fede, nell’amore, nella pazienza… donne anziane che abbiano un comportamento conforme a santità, non siano maldicenti, né dedite a molto vino, siano maestre del bene, per incoraggiare le giovani ad amare i mariti, ad amare i figli, a essere sagge, caste, diligenti nei lavori domestici, buone, sottomesse ai loro mariti, perché la Parola di Dio non sia disprezzata.

L’anziano è ricco di esperienza, ma non infallibile

Lo sguardo rivolto al passato può diventare facilmente conservatorismo ottuso, velleità nostalgica, pedanteria: sono rischi non ignorati dalla Bibbia.

Il vecchio può giungere a forme esasperate d’orgoglio quando trasforma la sua esperienza in infallibilità. È il caso dell’ansiosa e tormentata vecchiaia di Saul, la cui violenza diventa incubo, intolleranza, follia: “Lo Spirito del Signore si era ritirato da Saul; e uno spirito cattivo, permesso dal Signore, lo turbava” (1 Samuele 16:14), o quello degli orgogliosi spettatori nella scena dell’adultera (Giovanni 8:1-11) che, “… cominciando dai più vecchi…”, dimostrano la reale miseria nascosta dietro la superba facciata imbiancata del loro perbenismo.

La polemica del Cristo contro ipocrisia e intolleranza deve richiamare l’anziano a una continua e coraggiosa autocritica, che lo trasformi nel generoso padre della parabola del figliuol prodigo (Luca 15), o nel padre paziente e comprensivo che è stato Davide nei confronti del suo figlio ribelle Absalom (2 Samuele 18-19); oppure che lo accomuni agli intelligenti e tolleranti consiglieri anziani di Roboamo, figlio di Salomone, contrapposti ai fanatici cortigiani giovani: “Il mio dito mignolo è più grosso del corpo di mio padre; mio padre vi ha caricati di un gioco pesante, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò con i flagelli a punte” (1 Re 12:10-11).

L’anziano deve essere maestro di vita.

Il bagaglio acquisito nel passato è una preziosa chiave di lettura per oggi.

La comparsa di tutti gli anziani, relegati in una specie di città di vecchi, per la Bibbia, è quasi una minaccia: “Ecco, i giorni vengono, in cui troncherò il tuo braccio e il braccio della casa di tuo padre, in modo che non vi sia in casa tua nessun vecchio. Vedrai lo squallore nella Mia dimora…” (1 Samuele 2:31-32).

Certo la moderna struttura tecnico-scientifica semplifica abbondantemente la funzione dell’anziano, che era invece fondamentale nella società artigiana e agricola.

Permane tuttavia il valore della testimonianza esemplare dell’anziano nel comportamento umano generale.

Il vecchio Simeone e Anna, la profetessa

Il racconto dell’infanzia di Gesù, come lo troviamo in Luca, è arricchito anche da queste due personalità: ambedue anziani, ambedue all’ombra del tempio, ambedue protesi nella grande attesa del Messia.

Nella Sacra Scrittura, l’anziano è considerato perfino come luogo di manifestazione della Grazia, del piano salvifico di Dio.

A loro il Signore accorda la grazia e la gioia di contemplare e toccare con mano l’oggetto dell’attesa di Israele, la sua consolazione.

Simeone è presentato da Luca come: “uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava la consolazione di Israele: lo Spirito Santo era sopra di lui; e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore.
Egli, mosso dallo Spirito, andò nel tempio e, come i genitori vi portarono il bambino Gesù per adempiere le prescrizioni della legge, lo prese in braccio e benedisse Dio. Nell’occasione il Signore elevò a Dio un cantico di lode e ringraziamento” (Luca 2 :25-32).
Luca insiste sul fatto che questo saggio anziano si muove sempre sotto lo stimolo e la forza dello Spirito Santo; è così che è reso capace di vedere, profetizzare e sperare per tutti.

Non c’è dubbio che anche oggi le persone anziane, uomini e donne, possono prestare alla comunità civile ed ecclesiale il prezioso servizio di tenere in vita la speranza, la fiducia verso il Dio che viene a liberare (in Cristo questa speranza è adempiuta); e quello di tenere accesa la fiaccola della ricerca. È questo un dono dello Spirito Santo e, secondo Paolo, uno dei Suoi frutti: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo” (Galati 5:22).

Anna, la profetessa, anche lei di età molto avanzata (Luca 2:36), accanto al vecchio Simeone, svolge una funzione importante che Luca spiega in modo semplice: “Sopraggiunta in quella stessa ora, anche lei lodava Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (Luca 2:38).

Simeone ed Anna personificano le forze più antiche dell’antico Israele: riconoscono infatti Gesù come salvezza delle genti, di Israele e come luce delle genti.

Affrontare il futuro in maniera intelligente

Forse un giorno si prescriveranno medicine per combattere l’invecchiamento, proprio come oggi si fa per le malattie.

La nostra cultura rifiuta infatti il concetto di invecchiamento: coltiviamo il mito dell’eterna giovinezza e ci piace pensare che, grazie a una vita sportiva, alla cura del proprio fisico, a una corretta alimentazione e soprattutto ai progressi della medicina arriveremo a sconfiggere il decadimento senile e magari la stessa morte.
Per questo si preferisce emarginare l’anziano ammalato in apposite strutture, evitando la vista di vecchi malati o morenti. La pubblicità ci presenta sempre persone giovani o comunque in forma strepitosa: perfino per reclamizzare il necessario per gli anziani incontinenti, appaiono splendide cinquantenni e non certo malandate vecchiette!
Ma tali previsioni illusorie fatte da uomini imperfetti infondono vera speranza a chi si sta avvicinando ai settanta o ottanta anni? (Salmo 90:10)

La Bibbia ci presenta la vecchiaia con crudo ma sereno realismo, un tempo da vivere come dono di Dio: “Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: «Io non ci ho più alcun piacere… prima che la polvere torni alla terra com’era prima, e lo spirito torni a Dio che l’ha dato»” (Ecclesiaste 12:3-9).

Questo è proprio l’atteggiamento del credente: anche nel momento del degrado, della limitazione e del dolore, si affida con semplicità a Dio, che ha imparato a riconoscere come Colui che è sempre vicino nelle angosce: “Poiché Tu sei la mia speranza, Dio, sei la mia fiducia sin dall’infanzia… Non respingermi nel tempo della vecchiaia, non abbandonarmi quando le mie forze declinano… E ora che son giunto alla vecchiaia e alle canizie, o Dio, non abbandonarmi, finché non abbia raccontato i prodigi del Tuo braccio a questa generazione e la Tua potenza a quelli che verranno” (Salmo 71:5-9-18).

La stessa morte è un momento sereno, vissuto con dignità dai vecchi che benedicono riconoscenti Dio e i figli, a cui lasciano il loro esempio anche nel momento supremo (si pensi alla morte di Giacobbe, Genesi 49).

Tutt’altra cosa dalla morte degli anziani di oggi, che è diventato un momento di alienazione, abbandonati come sono in una corsia d’ospedale, dietro a un paravento, mentre il vicino di letto gioca a carte o ride e scherza, lasciati in solitudine, derubati anche del diritto di sapere, di vivere coscientemente questo momento riassuntivo della vita!

“Un anziano emarginato è un tesoro perduto” (massima indiana).

La vecchiaia nella Bibbia

Migliaia di persone anziane trovano una speranza vivificante nella Parola di Dio, confidando nelle sicure promesse di Dio (Daniele 7:9-13-14).

Questa solida speranza permise ad Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Samuele, Davide, Daniele… di finire i loro giorni vecchi e soddisfatti.

Per i credenti la morte non è una maledizione, ma l’evento preparatorio, necessario per la risurrezione (1 Corinzi 15:19-24).

Vivere per valori così preziosi è come aprire un conto in banca per il futuro.

Inoltre con il sostegno della famiglia e quello dei fratelli e delle sorelle in fede e dedicandosi ad attività appropriate, la persona anziana può fiorire.

Fiorirà soprattutto coltivando un’intima relazione con il Signore, che ha promesso di recare sollievo alla vecchiaia e alla morte, si può invecchiare con intelligenza.

Sì, quelli che godono del favore divino…

“fioriranno nei cortili del nostro Dio. Porteranno ancora frutto nella vecchiaia; saranno pieni di vigore e verdeggianti per annunziare che il Signore è giusto; Egli è la mia rocca e non vi è ingiustizia in Lui” (Salmo 92:13-15).

Una fecondità manifestata nella tenerezza e nella dolcezza, nell’equilibrio e nella serenità.
La vecchiaia è il tempo in cui una persona può affermare di valere per ciò che è e non per ciò che fa. Ovvio che questo non dipende solamente dall’anziano, ma anche e particolarmente da chi gli sta intorno.

Anzi la vecchiaia è un momento di verità che svela come la vita sia fatta di perdite, di limiti e di povertà, di debolezze e negatività. Forse non a caso, per Luca, l’Evangelo si apre con due figure di anziani: Simeone e Anna, che riconoscono e indicano Gesù come Messia.

L’anziano fa segno, indica, trasmette il sapere. Ed è, con la sua vecchiaia pacificamente accettata davanti a Dio e agli uomini, un segno di speranza e un esempio di responsabilità.

“Un vecchio che muore è una biblioteca che brucia” (detto africano).

“O Dio, fino ad oggi ho annunziato le Tue meraviglie; e ora che son giunto alla vecchiaia e alla canizie, o Dio, non abbandonarmi, Finché non abbia raccontato i prodigi del Tuo braccio a questa generazione e la Tua potenza a quelli che verranno” (Salmo 71:17-18).

La vecchiaia: dono di Dio

Nel mondo biblico, l’anziano è trattato con grande rispetto. Ricordiamo il precetto:
“Alzati davanti al capo canuto, onora la persona del vecchio e temi il tuo Dio. Io sono il Signore” (Levitico 19:32).

La longevità è il premio che Dio concede all’uomo giusto: “Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra, che il Signore tuo Dio, ti dà” (Esodo 20:12).

L’anziano è considerato un elemento essenziale del vivere sociale, in quanto maestro di vita e di sapienza, e trasmettitore della fede.

Il Signore ci mette in guardia dal pericolo di emarginare gli anziani in nome dei vari valori: la convivenza familiare, il lavoro, la carriera, l’alloggio, il coniuge, i figli e le loro necessità (vacanze, viaggi, quieto vivere… perché il vecchio magari sporca, bisogna pulirlo, di notte grida…).

A volte si usa come pretesto l’impegno politico, sindacale, la scelta di vita per il Signore…
Certo il Signore ha priorità anche sugli affetti familiari (Matteo 10:37, Luca 9:59-62): ma dobbiamo chiederci se per caso non amiamo il prossimo… a spese del più prossimo!
Ci ammonisce l’apostolo Paolo: “Figli o nipoti, imparino essi per primi a fare il loro dovere verso la propria famiglia e a rendere contraccambio ai loro genitori, perché questo è gradito davanti a Dio” (1 Timoteo 5:4).

Un esempio biblico: Ruth

Il libro di Ruth contiene una bella descrizione dell’amorevole cura e del commovente spirito di sacrificio che una giovane donna mostrò nei confronti dell’anziana suocera.

Per l’anziana Naomi la vita era amara. Una carestia aveva costretto lei e la sua famiglia a lasciare gli amici e il possedimento ereditato nel paese di Giuda e a trasferirsi a est del fiume Giordano, nel paese di Moab.

Lì il marito di Naomi, era morto, lasciandola con due figli maschi.

Una volta cresciuti, questi si erano sposati, ma poi anche loro erano morti.

Naomi era rimasta senza nessuno che si prendesse cura di lei.

Era troppo vecchia per rifarsi una famiglia e la vita sembrava offrirle molto poco.

Altruisticamente voleva che Ruth e Orpa, vedove dei suoi due figli, tornassero ciascuna a casa di sua madre per rimaritarsi. Lei avrebbe fatto ritorno al paese natio.

Anche oggi ci sono persone anziane nelle sue stesse condizioni, che si sentono depresse, specialmente se hanno perso i loro cari. Come Naomi, avrebbero bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro, anche se non vogliono essere di peso a nessuno.

Ruth però, non abbandonò la suocera.

Amava l’anziana donna e amava lo stesso Dio di Naomi (Ruth 1:16).

Così intrapresero insieme il viaggio di ritorno a Giuda.

In questo paese vigeva una legge divina che consentiva ai poveri di spigolare, raccogliendo ciò che rimaneva nei campi dopo la mietitura.

Ruth, che era giovane, si offrì spontaneamente di fare questo faticoso lavoro dicendo: “Lasciami andare nei campi a spigolare dietro a colui agli occhi del quale avrò trovato grazia” (Ruth 2:2, 17, 18).

Lavorò instancabilmente per la suocera e per sé.

La fedeltà di Ruth e il suo amore per Dio incoraggiarono molto Naomi, che cominciò a pensare in modo positivo e costruttivo.

Le tornò utile la sua conoscenza della legge e dei costumi locali e diede alla nuora il saggio consiglio di valersi dell’istituto del goel o redentore familiare, per rientrare in possesso dell’eredità della famiglia e avere un figlio che perpetuasse la linea di discendenza familiare (Ruth 3).

Ruth è un ottimo esempio per coloro che si sacrificano assistendo le persone anziane.

L’assistenza agli anziani

La comunità cristiana lungo i secoli ha indicato varie forme di cura e di assistenza a favore degli anziani, secondo la cultura dei vari tempi.

Nella comunità primitiva si teneva un elenco delle vedove bisognose di assistenza economica (Atti 6:1; 1 Timoteo 5:8-10).

Più tardi la solitudine, la difficoltà di badare a sé stessi con dignità, la fragilità fisica suggerirono la creazione di luoghi di ricovero per i vecchi in stato di particolare sofferenza.

Erano comunque una minoranza.

La maggior parte dei vecchi rimaneva in casa fino al momento della partenza definitiva per la Patria celeste e venivano curati con devozione e amore.
Oggi però il ritmo della vita non è più così tranquillo da dare alla famiglia la forza e la stabilità necessarie per creare intorno ai propri vecchi un’atmosfera calda e accogliente.
Case di riposo e badanti aumentano di numero. A questo punto la persona anziana spesso non ha più un nome: è soltanto “un vecchio” o “una vecchia”. Ma è colpa nostra se l’anziano è nella condizione di sentirsi solo, di sentirsi inutile e di pensare alla morte come a una liberazione.

L’anziano ha bisogno di affetto, non di caramelle e cioccolatini.

L’assistenza ai genitori è un privilegio oltre che un dovere.

Per i credenti è anche un’occasione per testimoniare la forza della carità e la verità della speranza in Dio. Prendersi cura di chi non sembra poter dare più nulla alla società, tanto da essere un peso anche per la famiglia, è un gesto di grande fede.

Il rispetto e la stima per chi vive nell’incertezza del tramonto è un passo essenziale per ogni cristiano. È bene che i figli imparino a farlo: “Se una vedova ha figli o nipoti, imparino essi per primi a fare il loro dovere verso la propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, perché questo è gradito davanti a Dio” (1 Timoteo 5:4).
Tuttavia situazioni familiari particolari, o le stesse condizioni dell’anziano consigliano talvolta o impongono l’ingresso in “Case di riposo” dove egli può godere della compagnia di altre persone anziane e usufruire di assistenza specializzata.

Tali istituzioni rendono un servizio prezioso, nella misura in cui non ubbidiscono soltanto a criteri di efficienza organizzativa, ma riescono a dare anche ai vecchi un’amorosa e rispettosa accoglienza, trasformando così il ricovero tradizionale in una struttura accogliente, in grado di rendere meno traumatico il distacco della persona anziana dalla propria casa e dalla propria famiglia.

Vecchio è colui che non ama: l’amore non conosce età, e questo è il segreto di una perenne giovinezza.

“Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore: ma la più grande di esse è l’amore” (1 Corinzi 13:13).

“Da questo conosceranno tutti che siete Miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35).

“Chi non ti temerebbe…?” “Geremia 10:7)


10385135_379524885523294_200348759_nChi non teme Dio è colui che crede di avere in possesso il potere di fare tutto e di controllare tutto. Il potere, si fonda su una disuguaglianza. Chi detiene il potere ha un vantaggio sugli altri. Il vantaggio può fondarsi su una maggiore conoscenza, su un accumulo di risorse economiche o sull’esercizio della violenza fisica, psicologica o sociale. Il potere è qualsiasi possibilità di imporre la propria volontà.
Chi non teme Dio, teme qualcun’altro e/o qualcos’altro. Può essere l’idolo, che tanto l’operaio si affatica nel costruirlo e nel adornarlo d’argento e d’oro, senza rendersi conto che, alla fine, non parla, che ogni volta bisogna portarlo perché non può camminare, e invece di sorreggere, deve essere sorretto, e che non può fare nessun male e non è in suo potere fare del bene. Né parola, né forza, né respiro, né intelligenza, né valore può essere attribuito. Esso è pura menzogna e non c’è soffio vitale in lui. Solo Dio, con la Sua potenza, ha fatto la terra; con la Sua saggezza ha stabilito fermamente il mondo e con la Sua intelligenza ha disteso i cieli; solo Dio è eterno, vivente, attivo e potente.
Come può essere l’avidità per le ricchezze che spingono poi verso la brama del vano onore e di una immensa superbia. Tutti non fanno altro che ricercare le ricchezze, e tu non sei un’eccezione. Nessuno vuole vivere con il necessario che Dio, per grazia, dona quotidianamente, perché non ci basta mai, non permettendo a noi di soddisfare i nostri desideri. C’è sempre questo pensiero: “Se solo avessi…”. E costi quel che costi, faresti di tutto pur di guadagnare quanto desideri per quel che sono i tuoi propositi. Ma ciò che tu vuoi avere è davvero utile? Può anche essere necessario, ma deve essere per forza di grande qualità? Ti piace sentirti dire dagli altri: “È bellissimooo!”, vero? (Tanto lascerai tutto!) Dici che rinuncieresti a tutto per Dio ma, in realtà, con i fatti, non fai nessuna rinuncia, o rinunci, sì, ma c’è sempre qualcosa che ti porti dietro. Temere Dio è, non di accontentarsi, ma di essere contenti per ciò che Egli dona, sempre.
L’invito di Cristo alla povertà ed all’umiltà è un invito a “invertire la rotta” della logica umana in modo radicale. L’umiltà non è un desiderio perverso e autodistruttivo, ma il valore e la libertà di vivere radicalmente “contro corrente”.
È da notare che Dio non impone nessuno a fare una determinata cosa o scelta. Dio creò l’uomo e la donna, e li lasciò in mano al loro arbitrio. Aggiunse, però, i Suoi comandanti e i Suoi precetti. Se tu vorrai, ascolterai la Sua parola, e il serbar fedeltà dipende dalla tua volontà. Ti ha messo davanti l’acqua e il fuoco: a quel che tu vuoi, stendi la mano. Dinanzi all’uomo ci sono la vita e la morte, il bene e il male: ciò che gli piacerà e che sceglierà, gli sarà dato. Dipende da te se agire da empio o da saggio; dipende da te se fare il male o il bene; dipende da te se disubbidire o ubbidire; dipende da te se temere Dio o no. Il consiglio che ti dò è quello di riflettere prima di agire e di scegliere, di pensare alle conseguenze, e di saper dare una motivazione valida del perché quella scelta. Ciò che ritieni giusto, fallo.
Sappi che comunque c’è un invito che Dio ti dà, e il timore Gli è dovuto, poiché non c’è nessuno pari a Dio.
Chi dice di amare Dio rinunzi a sé stesso e cammini alla Sua presenza, e ascolti tutta la Sua parola. Chi riconosce Dio come unico e vero Dio non può fare altro che scegliere deliberatamente con gioia di sottomettersi alla Sua autorità, e di protrarsi dinanzi alla Sua presenza per lodare e glorificare il Suo nome, poiché Dio solo è Santo, poiché la Sua bontà è grande e la Sua fedeltà dura per sempre.

VITTORIOSI IN CRISTO


Molte donne crescono, sperimentando paura e rifiuto, in quanto parte di una minoranza.

In alcuni paesi c’è discriminazione religiosa, in altri razziale.

Chi è stato vittima di vessazioni crudeli, talvolta si fa poi paladino dei diritti degli oppressi.

Kay Coles James rappresenta un eminente esempio di questa categoria; nata in America, da una famiglia povera, subì i maltrattamenti del padre alcolizzato prima e della zia tutrice poi, per finire perseguitata a scuola per via del colore della sua pelle.

Quando si convertì a Cristo, la sua amarezza e la sua insicurezza si trasformarono in un intenso desiderio di aiutare gli altri.

Divenne parte attiva del movimento pro-vita e finì a lavorare presso la Casa Bianca durante la prima amministrazione Bush.

Ecco come ricorda i suoi giorni a scuola: “I corridoi rumorosi e frenetici costituivano un valido nascondiglio per i bulli bianchi. Nel primo mese non riuscivo a cambiare classe senza che almeno uno studente mi pungesse con uno spillo. Talvolta, venivo punta così tante volte da dovermi premere il vestito sul corpo per impedire al sangue di gocciolare giù per le gambe. Non volevo che sapessero che il loro sarcasmo e le loro stilettate mi ferivano…Una volta integrata nella scuola non ho dimenticato gli insulti al colore della mia pelle, gli sputi in faccia o le punture di spillo. Non ho dimenticato di essere stata sfrattata solo perché sono nera. Né ho dimenticato la mia infanzia, il dolore di andare a letto affamata e al freddo….Eppure, se guardo la mia vita, realizzo che Dio mi ha cresciuta per essere una leader, dandomi una vita piena di insegnamenti…”.

La grazia di Dio può trasformare una situazione tanto radicalmente che, come accadde nella vita di Giuseppe, ciò che era stato inteso per il male, risulta invece per il bene.

Non è un caso se stai leggendo questa meditazione del lunedì. Dio ti informa che ha un piano speciale, unico ed infallibile per la tua vita.

Continua a tenere lo sguardo su di Lui. Dio ti benedica!

Domenico Modugno

CREDERE IN DIO O NO?


10151463_358285137647269_944672795_nQuesta è una bella domanda…
Sin da piccola me lo sono domandata…non conoscevo la verità, ma ora come ora
avrei tante buone risposte, ma sarebbe come chiedere all’oste se è buono il vino. Quindi cercherò di vederla da una prospettiva differente.
Vogliamo partire dal fatto che abbiamo il libero arbitrio, ciò significa che siamo liberi di scegliere ciò che vogliamo e nessuno deve imporcelo.
Ogni essere umano ha una coscienza ed ogni persona è spinta ad agire in un determinato modo in base a ciò che la coscienza gli dice:chi nel bene, chi nel male. Ci sono persone però che sentono dentro di loro che c’è qualcosa di più della coscienza, forse, qualcosa di spirituale.
Da dove veniamo e dove andiamo, sono da sempre domande legittime.
Il Dio di Abramo e Isacco ci ha lasciato, per mezzo dei suoi profeti, dei testi che raccontano chi siamo e da dove veniamo, COME PER ESEMPIO nel libro della Genesi che potete leggere dalla Bibbia.
Questo libro, insieme a tutti gli altri, sono stati scritti affinché fossimo ispirati ed ammaestrati.
Insieme a tutto il resto, animali, terra, pianeti, universo, noi facciamo parte della sua Creazione.
E come creature abbiamo bisogno di essere ammaestrate affinché comprendiamo cosa è giusto e cosa è errato. Affinché impariamo a vivere. Affinché conosciamo la verità.
Una volta compreso questo concetto ed accettata la nostra origine di esseri creati da un Creatore, viene da solo ricercare il Creatore stesso per affidarsi a Lui, affinché ci protegga e ci aiuti in ogni nostro problema, affinché possiamo riconciliarci con Lui stesso.
Perché dovrei credere in un Creatore?
Perché dovrei credere in Dio?
La Parola di Dio ha tutte le risposte di cui puoi aver bisogno. Chi, se non il Creatore, potrebbe aver ispirato tutti questi testi?
Leggendo la Bibbia conoscerai Dio Creatore, Dio Padre e Dio Salvatore.
Spero che queste mie parole siano uno spunto di riflessione, per chi crede, sia per chi non crede, non fa differenza, PER ME l’importante è CREDERE in Dio perché DIO ESISTE!

RISOLLEVARSI DAI DISASTRI DELLA VITA di Rick Warren G


Rich WarrenIl fuoco distrugge una casa e in un attimo quella famiglia perde tutte le sue proprietà e i suoi effetti personali.
Ci arriva la notizia inaspettata della perdita di una persona cara.
L’economia soffre un capovolgimento drammatico e lascia portafogli di investimenti in rovina.
Senza preavviso, il datore di lavoro informa che un suo impiegato, da lunghi anni a suo servizio, è stato licenziato.
Come afferma la legge di Murphy: “Se qualcosa può andar male, andrà male.”
La Bibbia esprime questa verità in un modo un po’ differente: “A volte sulla terra accadono cose assurde: ci sono dei giusti che sono trattati come spetterebbe agli empi, e ci sono degli empi che sono trattati come spetterebbe ai giusti” (Ecclesiaste 8:14).
Che fare?
Come reagire nell’affrontare le tragedie e le grandi avversità?
La Parola di Dio parla da sola:
1) LIBERA LA TUA ANGOSCIA.
Non negare la tua angoscia e nemmeno la devi ignorare. Dì a Dio esattamente come ti senti: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati” (Matteo 5:4). “In Dio è la mia salvezza…il mio saldo rifugio…” (Salmi 62:8). “L’Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto” (Salmi 34:18).
2) CHIEDI AIUTO AD ALTRE PERSONE.
Non isolarti. Cerca il supporto degli amici, se sei membro di una chiesa, della tua “famiglia spirituale”. “Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la Legge di Cristo” (Galati 6:2).
3) NON AMAREGGIARTI.
Hai una scelta: diventare una persona amara o una persona migliore. “Fate attenzione…che non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati…” (Ebrei 12:15).
COME EVITARE L’AMAREZZA?
Accetta ciò che non può essere cambiato: “Stendi le tue mani verso Dio e solo allora affronta il mondo nuovamente, con fermezza e con coraggio” (Giobbe 11:13, 16). Concentrati su ciò che è rimasto, non su quello che è stato perduto: “In ogni cosa rendete grazie, questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (I Tessalonicesi 5:18).
4) CONCENTRATI SU CIÒ CHE È IMPORTANTE.
I rapporti personali e non i beni materiali sono ciò che più importa. Gesù disse: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni” (Luca 12:15). “Infatti non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via.” (I Timoteo 6:7).
5) FAI AFFIDAMENTO SU GESÙ CRISTO.
Questo è il segreto per trovare la forza per affrontare momenti difficili: “Ho imparato il segreto di vivere contento in tutte e in qualsiasi situazione. In tutto ho imparato ad essere sazio e a aver fame, ad abbondare e soffrire penuria. Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica” (Filippesi 4:12,13).

“Cercate il SIGNORE, mentre lo si può trovare;


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“Cercate il SIGNORE, mentre lo si può trovare;
invocatelo, mentre è vicino.
Lasci l’empio la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui,
al nostro Dio che non si stanca di perdonare. «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
né le vostre vie sono le mie vie»,
dice il SIGNORE.” (Isaia 55:6-8)

“Cercate” è raggiungere con diligenza il luogo in cui si può trovare il Signore. Esprime dunque impegno, determinazione, persistenza nella questione spirituale e nel desiderare la presenza del Signore e una profonda relazione di comunione con Lui.
Lascia, abbandona le tue vie e i tuoi pensieri, oh empio, oh uomo iniquo! Cambia stile di vita e smettila di valutare idee e creare progetti. Non continuare a perseguire nelle tue vie e nei tuoi pensieri, disegni, desideri, sogni ecc.. Il Signore è completamente diverso in cosa e come pensa, e nel modo di agire. Cancella la domanda inutile “perché?” di fronte alle difficoltà della vita. Noi daremmo varie risposte se ci venisse chiesto di esprimere la natura dei nostri bisogni, e come dovrebbe essere dal nostro punto di vista il banchetto. Ma il Signore ha le Sue idee e segue la Sua strada quando va incontro ai bisogni spirituali e morali. Egli pensa e agisce in modi che oltrepassa la mente umana.
NON DOBBIAMO GIUDICARE DIO SULLA BASE DEI NOSTRI PENSIERI E DELLE NOSTRE VIE.
E quanto è meraviglioso il rimedio del nostro Signore Dio!
L’invito del Signore è davvero importante per te?
Allora perché Egli deve ripetere continuamente un invito che il più delle volte rimane inascoltato?
Sottovalutare l’invito di Dio, rifiutarsi di cercare il Signore può avere delle conseguenze gravi e dolorose.
Egli è l’Onnipotente, cioè può tutto; che Egli è l’Onnisciente, cioè conosce ogni cosa; che Egli è l’Onnipresente, cioè è presente in ogni luogo. Il Signore è vicino a te nel tempo della tua gioventù, quando la tua mente è aperta, il tuo cuore assetato e la tua vita bisognosa di guida. Egli è li vicino a te per condurti, fortificarti e invitarti a fare le giuste scelte.
Ma si resta ai bordi, a disagio, incapaci di un dialogo e non crediamo nella capacità del Signore di intervenire in ogni occasione, e, di conseguenza, ci si trova senza guida e privo di sostegno per cu si va incontro a dei disastri.
Dio è presente ed è il protagonista in tutte le vicende umane. “Per mio mezzo regnano i re, e i prìncipi decretano ciò che è giusto. Per mio mezzo governano i capi, i nobili, tutti i giudici della terra.” (Proverbi 8:15,16). La storia è nelle mani di Dio, non degli uomini, tanto meno degli uomini potenti, di coloro che credono di determinarne il corso in virtù del loro potere. Dio regge e governa ogni cosa con la sua potenza, tutte le cose gli sono sottoposte e dipendono da lui. In Giobbe 12:14-25 è scritto che: “Egli abbatte, e nessuno può ricostruire.
Chiude un uomo in prigione, e non c’è chi gli apra. Egli trattiene le acque, e tutto inaridisce; le lascia andare, ed esse sconvolgono la terra.
Egli possiede la forza e l’abilità;
da lui dipendono chi erra e chi fa errare.
Egli manda scalzi i consiglieri,
colpisce di demenza i giudici. Scioglie i legami dell’autorità dei re e cinge i loro fianchi di catene.
Manda scalzi i sacerdoti, e rovescia i potenti. Priva della parola i più eloquenti, e toglie il discernimento ai vecchi.
Sparge il disprezzo sui nobili, e scioglie la cintura ai forti.
Rivela le cose recondite, facendole uscire dalle tenebre, e porta alla luce ciò che è avvolto in ombra di morte. Accresce i popoli e li annienta, amplia le nazioni e le riconduce nei loro confini; toglie il senno ai capi della terra, e li fa peregrinare in solitudini senza sentiero. Brancolano nelle tenebre, senza alcuna luce, e li fa barcollare come ubriachi.”
“Nel tornare a me e nello stare sereni sarà la vostra salvezza; nella calma e nella fiducia sarà la vostra forza”; un’altra versione dice: “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza (Isaia 30:15),
Dici di amare Dio, allora dimostralo, abbandonati a Lui, cercaLo, faGli capire che hai bisogno di Lui. CercaLo con tutto il tuo cuore, e questo prevede sacrificio, continuità e giusto senso di priorita.
Dio ha sempre il desiderio di essere vicino, ma si fa trovare e si avvicina solo a chi lo cerca: “Io amo quelli che mi amano, e quelli che mi cercano mi trovano” (Proverbi 8:17). Ora Dio è vicino a te e può essere trovato. Lo cercherai? Riporrai in Lui la tua fiducia?
Come sempre, in ogni circostanza, bisogna credere, fidarsi di Lui, e con pieno abbandono mettersi nelle Sue mani.
Hai peccato? Male! Che brutta scelta hai fatto…
Ma si può riparare il male compiuto; l’importante è non fuggire lontano dal Signore e non disperarsi, ma confidare nella sua misericordia e nel suo perdono. Il Signore è vicino a te quando il peso del peccato ti sta schiacciando e ti sta spingendo verso la morte
E lì per dirti che c’è un’alternativa alla morte e quest’alternativa si chiama vita eterna:
“Il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore; Colui che viene a me, non lo caccerò fuori” (Romani 6:23; Giovanni 6:37). CercaLo con pentimento, e sii disposto e convinto di abbandonare i tuoi peccati. CercaLo fiduciosamente, ecco perché Isaia dice che “il nostro Dio avrà pietà di lui… e non si stanca di perdonare” (Isaia 55:7), che perdona largamente, in maniera abbondante.
Vuoi essere fedele a Dio? Bene, allora sappi che la tua fedeltà passa attraverso un quotidiano reimpegnarsi e rialzarsi, e nel non arrendersi mai.
Chi è fedele al Signore riesce a svolgere azioni decisive proprio perché confida pienamente in Lui e si apre docilmente e semplicemente alla Sua volontà.
Sul piano della fede si deve veramente credere che la presenza del Signore è vicina, e la Parola di Dio continua ad invitarti e a dirti: CERCA IL SIGNORE!

“Ogni valle sia colmata, ogni monte e colli siano abbassati; i luoghi scoscesi siano livellati, i luoghi accidentati diventino pianeggianti (Isaia 40:4)


10151463_358285137647269_944672795_nRichiede un profondo cambiamento nella mentalità e del nostro comportamento.
Bisogna iniziare i preparativi per essere pronti a ricevere la gloria di Dio che ritorna nel tempio. Dio vuole ritornare nel tuo tempio dal quale se n’era andato a causa del peccato. Ma sei tu pronto a riceverlo? Hai imparato a vedere il bene che è nascosto anche nel deserto, nella terra arida della prova? Sei pronto a riempire la valla della paura e del dubbio, a spianare le colline dell’arroganza e delle sicurezze, ad abbassare i monti della superbia e dell’orgogliosa sufficienza per riconoscere l’amore misericordioso di Dio verso di te? Dobbiamo lasciare che i nostri cuori siano appianati dalla grazia divina. Chi è ostacolato dalle proprie tristezze e dal proprio sconforto, a ricevere il conforto in Cristo, è la valle che deve essere colmata. Deve essere colmata della parola di Dio, perché è la Parola che dona vita dove regnava la morte, che consola chi è nella disperazione, che reca la presenza e la potenza di Dio, che chiude il passato di colpe aprendo un futuro nuovo.
Chi è ostacolato dalla presunzione superba dei propri meriti e del proprio valore, a ricevere conforto in Cristo, è il monte che deve essere abbassato. Deve essere abbassato umiliandosi a Dio riconoscendo i propri limiti.
I sentieri diverranno diritti e pianeggianti solo quando c’è una totale consacrazione a Dio e fiducia in Lui solo. E non persistere nel voler cadere nelle buche, scivolare e rialzarsi ogni volta, questo non fa parte del disegno di Dio per te, non vuole che continui in questo modo. Non insistere nell’opporre resistenza alla potenza di Dio che è in te, e nel rigettarla.
Quando tutto questo sarà fatto, allora la gloria dell’Eterno sarà rivelata.

Crescere con Dio


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Per capire meglio la nostra crescita con Dio, la Bibbia parla di cinque stati di maturità spirituale, che sono paragonabili ai diversi stadi del nostro sviluppo fisico: neonato, bambino, adolescente e adulto.

Per una crescita sana del Corpo di Cristo è molto importante capire bene questi cinque stadi. La nostra posizione come figli di Dio ci dà il diritto di avvicinarci al Padre, di pregare, di intercedere, di legare e slegare in ogni stadio della nostra crescita spirituale. L’autorità di essere un leader, invece, è riservata a chiunque viene nominato nel ministero del Signore Stesso. Questo accade nel quarto stadio della crescita.

Se non intendiamo bene queste cose viene ostacolato il nostro sviluppo spirituale e di conseguenza si possono presentare grossi problemi per la ‘leadership’ di una Chiesa, producendo addirittura delle divisioni.

Stadio 1: Neonati in Cristo: “Nepios”

Le parole in greco servono per indicare i diversi livelli di maturità, chiarendone il significato.

Ogni cristiano inizia da “nepios”.

Questa parola significa letteralmente “minorenne” e viene tradotto con neonato o bambino. In Ebrei 5:13 ed in 1 Corinzi 13:11 viene usato per i cristiani appena nati. Come i bambini piccoli, anche i giovani cristiani hanno bisogno di essere curati, guardati e nutriti. I giovani cristiani hanno fame di conoscenza e sono tentati di ‘mangiare’ tutto quello che capita. Di conseguenza è facile che siano ingannati e che credano in false dottrine. Dobbiamo stare soprattutto attenti all’insegnamento che diamo e non dobbiamo affidare loro responsabilità troppo grandi, come insegnare alla scuola domenicale o predicare durante i culti.

Come nella vita normale i neonati devono fortificarsi, così nella crescita in Cristo è necessario del tempo per imparare tante abilità. Paolo incoraggia a non rimanere “nepios”, ma a diventare adulti (1 Corinzi 14:20).

Stadio 2: Bambini: “Paidon”

Dallo stadio di neonati continuiamo a crescere e diventiamo bambini. Per indicare questa frase, che va dai tre ai dodici anni, si usa la parola “paidon” (1 Giovanni 2:13,18,28). Di Gesù e di Giovanni Battista sta scritto: “Intanto il bambino cresceva…” (Luca 1:80; 2:40).

I bambini desiderano imparare cose nuove: sono curiosi, vogliono conoscere il loro ambiente e toccare tutto. Scoprono di avere una propria volontà e cercano di farla prevalere; dal punto di vista spirituale questo vuol dire che la natura ribelle di Adamo cerca di venire fuori. Ci vuole tanta pazienza per far crescere ed educare un “paidon”.

Questo è il periodo nel quale i credenti conoscono il Padre e imparano a discernere il bene dal male. Siccome sono ancora facilmente influenzabili, positivamente o negativamente, hanno bisogno di tanta cura e di guida. Ma, spesso, una caratteristica dei “paidon” è che non vogliono essere guidati. Pensano di essere già arrivati e che non hanno bisogno che venga loro detto che cosa fare e che cosa non fare. I “paidon”, in questa fase, possono avere già qualche responsabilità. Ma non dategli una posizione di autorità o di conduzione. Purtroppo, in tante chiese, ci sono i “paidon” che hanno la responsabilità di diaconi o che partecipano già al consiglio degli anziani. Questo non fa bene al credente, né alla Chiesa. Questo stadio di “paidon” non si può definire in anni: senza il cibo giusto, senza l’insegnamento appropriato e senza la disponibilità a crescere, alcune persone non superano mai questa fase.

Stadio 3: Adolescenti e giovani: “Teknon”

Poco prima che Gesù lasciasse i Suoi discepoli li chiamava figliuoli (Giovanni 13:33). La parola che viene usata qui è “teknon”. Paolo usa la stessa parola quando dice: “Figli miei, che io partorisco di nuovo, finché Cristo sia formato in voi” (Galati 4:19). La parola “teknon” descrive l’adolescente o il giovane. La durata di questo periodo dipende da persona a persona. Durante questa fase la persona raggiunge la propria identità. Il giovane vuole pensare autonomamente e vuole essere considerato come un adulto, anche prima di esserlo veramente. Facendo un quadro generale di questo periodo, si può dire che gli adolescenti pensano di saper tutto e di poter agire autonomamente, ma in realtà hanno ancora bisogno di guida. Vogliono tanta gioia, divertimento, eccitazione, soldi e preferibilmente pure la macchina di papà, ma non vogliono la responsabilità e la sottomissione, che fanno parte dell’indipendenza. L’adolescenza può essere pericolosa. Se il giovane non ha ricevuto la giusta formazione da bambino, allora nell’adolescenza può venir fuori tanta ribellione. Gli adolescenti spirituali, “teknon”, hanno le stesse caratteristiche; ricevono i doni dello Spirito Santo, ma nello stesso tempo covano dentro di loro sentimenti di ribellione; pensano di essere maturi e per questo pretendono l’autonomia spirituale; vogliono avere compiti nelle Chiese prescindendo dalle responsabilità e dalla sottomissione che ne conseguono; non vogliono che venga loro detto quello che devono fare o come dovrebbero affrontare certe situazioni; la loro ribellione può essere paralizzante sia per loro stetti che per la Chiesa.

Miriam, Aaronne e Kore furono nella fase dei “teknon”, quando si ribellarono contro Mosè. Kore si ribellò e quando gli uomini si radunarono per contrastare Mosè, la terrà aprì la sua bocca e inghiottì Kore con i suoi. Lo stesso atteggiamento di ribellione riscontriamo oggi nelle nostre chiese; esso porta spesso a divisioni tra i membri. Alcuni “teknon” pensano: “Anch’io sento la voce del Signore. Se io fossi il pastore metterei a posto tutto qua dentro”. Si ribellano ai conduttori, vogliono fare le cose al loro modo e portano divisione.

In Luca 10:20 leggiamo che i discepoli erano più entusiasti del fatto che i demoni gli erano sottomessi e non del fatto che i loro nomi erano scritti nei cieli. Allo stesso modo i “teknon” sono più entusiasti delle dimostrazioni potenti e soprannaturali che di Dio Stesso.

I “teknon” possono avere uno spirito indipendente. Se gli chiedi dove vanno in chiesa ti risponderanno per esempio: “Una volta qua, un’altra volta là; vado da conferenza a conferenza, da seminario a seminario, da movimento a movimento, da predicatore a predicatore, di tutto un po’”.

I “teknon” spesso non cercano un posto dove servire, ma piuttosto una posizione. Senza considerare i forti sentimenti di paura e di tristezza che Gesù provò prima della Sua morte, i discepoli stavano discutendo chi era il più grande nei cieli. Per far capire loro ciò, Gesù prese una bacinella e un asciugamano e li lavò i piedi, dicendo: “In verità, in verità, vi dico: Il servo non è più grande del suo padrone” (Giovanni 13).

I credenti che si trovano in questa fase, tentano di evidenziare i loro doni. Pensano di saper profetizzare, di cacciare i demoni, di imporre le mani sui malati e di poter fare ogni cosa nel nome di Colui che li fortifica. Credono di essere in grado di portare avanti un ministero.

Tutti i figli di Dio, i “teknon” e i “nepios”, hanno il privilegio di far funzionare i doni spirituali. La loro capacità nell’usare i doni spirituali spesso li fa primeggiare, ma ciò non vuol dire che siano pronti per compiere il compito di un conduttore. Sono come dei tirocinanti e possono eseguire compiti di un leader, ma sottomessi ad un leader. Se viene dato loro troppo presto dell’autorità, potrebbero provocare dei problemi. Prima si deve sviluppare il loro carattere e allo stesso modo la loro crescita spirituale. Sono ancora molto sensibili all’orgoglio, alla presunzione e agli altri eccessi caratteriali. Purtroppo nel movimento carismatico tanti “teknon” sono stati “spinti” nel ministero e altresì in tante delle nostre chiese ci sono i “teknon” che hanno la responsabilità di anziani.

Stadio 4: Figli e figlie “Huios”

La Bibbia fa differenza fra “bambini” e “figli”. Non tutti i bambini sono figli: “Tutti quelli che sono condotti dallo Spirito di Dio sono figli di Dio” (Romani 8:14-17). Qui, la parola per “figli” è “huios”. Un “huios” è un figlio o figlia cresciuto/a e maturo/a.

L’“huiothesia”, una parola che deriva da “huios”, viene usata in alcuni versetti (Efesini 1:5; Romani 8:15) ed indica il momento in cui i “teknon” vengono adottati come figli. La parola “adottato” in questo contesto non indica l’adozione di un figlio da dei genitori, ma il passaggio da un figlio (che fa già parte della famiglia) alla posizione di un “huios”.

Un “teknon” diventa un “huios” quando Dio gli dice: “Adesso sei adulto! Ti concedo l’autorità e la responsabilità di pastore, di conduttore, di insegnante, ecc. Ti affido il ministero.”

Anche Gesù, crescendo e conoscendo sempre meglio il Padre, ha aspettato il suo giusto tempo. Egli ha imparato l’ubbidienza e cresceva in saggezza. Un versetto in Isaia indica il Suo sviluppo: “Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato” (Isaia 9:5). Qui si vede la differenza: “Sulle sue spalle riposerà l’impero”, poiché l’impero viene posto sulle spalle di un figlio adulto.

I Greci e i Romani avevano l’abitudine di dare a ogni bambino un insegnante, chiamato pedagogo, che lo educava ed allenava. Quando i bambini (“teknon”) erano pronti, allora si imbandiva una cerimonia per dargli un posto di autorità e di responsabilità, con tutti i diritti e i privilegi dell’essere figlio. Nella cultura ebraica questa cerimonia aveva luogo all’età di 13 anni, la stessa età di quella che si diventava sacerdoti (Numeri 4:43,47). Durante questa cerimonia il padre s’inchinava sopra al figlio e diceva: “Questo è mio figlio in cui mi sono compiaciuto”. Sono le stesse parole che Dio Padre pronunziò quando Gesù fu battezzato, il Suo “huiothesia”, dove Egli accettò Gesù come Figlio, Lo unse, Lo rivestì di autorità e Lo nominò nel Suo ministerio.

Anche noi siamo stati chiamati, ma una chiamata non ha lo stesso significato di una nomina. Per ognuno di noi il Padre ha riservato un periodo che vuole usare per insegnarci e prepararci per la nostra nomina come figlio adulto. La scelta è nostra se darGli spazio per completare questo periodo di formazione. Purtroppo, tanti non raggiungono mai il momento della nomina.

Stadio 5: Padri: “Pater”

Infine, avendo conosciuto sempre meglio il Padre, diventeremo a nostra volta “padri”. 1 Giovanni 2:13 parla di un credente che conosce i piani, le intenzioni e il cuore di Dio (il “pater”). Il profondo desiderio dei padri e delle madri spirituali è di moltiplicare, di educare, di preparare e di allenare fino al momento della presentazione di un “figlio adulto”. Per loro l’onore personale non ha importanza.

Il Corpo di Cristo ha pochi padri. Gordon Lindsay è uno dei più grandi esempi di un padre che il mondo abbia mai conosciuto. Servendo e stimando gli altri, li portò alla pienezza della loro chiamata per mezzo di ‘Christ for the nations’ (Cristo per le nazioni), l’organizzazione che egli fondò per portare giovani ministri alla pienezza. Egli stesso non compariva mai pubblicamente mentre aiutava altri leaders a promuovere i loro incontri. Sua moglie fa ancora oggi lo stesso lavoro.

Crescere con Dio

È ora che conosciamo le vie di Dio, che Gli permettiamo di formare il nostro carattere e di insegnarci i Suoi pensieri e la Sua volontà. Ma il nostro carattere non viene formato soltanto conoscendo le opere e la potenza di Dio. Ciò che forma il nostro carattere è anche servire, imparare ad aspettarLo e a superare le difficoltà. Ci costa tempo per conoscere Dio e le Sue vie.

Se Glielo permettiamo Egli formerà il suo carattere dentro di noi e ci insegnerà le Sue opere e le Sue vie; la Sua potenza e il Suo amore; i Suoi piani e il Suo cuore. Ci insegnerà come condurre senza comandare. Ci insegnerà a distinguere quali sono i tuoi “Isacco” e i tuoi “Ismaele”; i sogni e gli obiettivi che vengono da Dio e quelli che sono prodotti dalla tua carne.

La carne dovrà essere crocifissa. Solo quando certi aspetti della tua carne sono stati crocifissi, Dio ti potrà usare come Egli desidera. Dai a Lui tutti gli aspetti della carne, sii onesto e aperto, ma resta rilassato. Non devi precedere Dio. AspettaLo e restaGli vicino. Se Gli sei vicino, la tua nomina avverrà al momento giusto (“kairos”) e saprai, caro “teknon”, quando è giunto il tuo momento!

TRASMETTERE IL VANGELO ALLA GENERAZIONE SUCCESSIVA


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In famiglia

Viviamo in un periodo che si evolve velocemente.

Le tradizioni si perdono sempre di più e ciò vale anche per la fede cristiana: nella nostra cultura occidentale, la fede è diventata una faccenda privata. Nelle società non cristiane, invece, la religione fa spesso parte della vita pubblica e la fede viene trasmessa per mezzo della cultura.

Da un punto di vista cristiano, ciò non è possibile, in quanto la fede presuppone un rapporto personale con Dio: solo chi ha accettato Gesù Cristo nella sua vita come personale Signore e ha sperimentato la nuova nascita (Giovanni 3:3), è cristiano.

In tal modo, si pone la giustificata domanda: si può trasmettere la fede alla generazione successiva?

Per molte persone, quindi, la fede ha poco o nulla a che vedere con la tradizione.

Alcuni genitori sono dell’opinione che i figli debbano essere educati in maniera neutra a livello religioso e debbano prendere in seguito una decisione propria. Altri genitori cercano di proteggere i loro figli da tutte le influenze non cristiane, perché sono convinti che la fede cristiana sia vivibile solo in un contesto cristiano.

Come fare a vivere La fede?

Ma in questo modo abbiamo risposto alla domanda sulla trasmissione della fede alla generazione successiva?

Penso di no.

Le sopraccitate opinioni dei genitori non tengono abbastanza in conto il fatto che Dio ha creato l’uomo come essere sociale.

I bambini che crescono in famiglie problematiche hanno spesso problemi di comportamento psichico e sociale, Perciò si pone la domanda: come bisogna vivere la fede perché i figli la accettino positivamente?

È evidente che la Bibbia da grande importanza alla trasmissione della fede. Dio infatti, disse già ad Abrabamo: «Io infatti l’ho scelto, perché ordini ai suoi figli e alla sua casa dopo di lui di seguire la via dell’Eterno, mettendo in pratica la giustizia e l’equità, perché l’Eterno possa compiere per Abrahamo ciò che gli ha promesso» (Genesi 18:19).

In Deuteronomio 6:6-7 troviamo: «E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore; le inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato e quando ti alzi».

E nel Salmo 78:5-6 vengono chiamati in causa direttamente i genitori, affinché trasmettano la fede in Dio ai loro figli.

Ma non solo nell’Antico Testamento (AT) ci viene detto questo, ma anche nel Nuovo Testamento (NT). Gesù crebbe in una famiglia di artigiani e imparò il mestiere di suo padre, il suo rapporto con i suoi genitori dev’essere stato buono.

Un’educazione caratterizzata dall’affetto

Non leggiamo mai una parola negativa sulla Sua famiglia o sulla Sua educazione.

Possiamo quindi presumere che Gesù abbia goduto di un’educazione amorevole e salda, che diede un’impronta positiva alla sua vita.

Giuseppe e Maria, evidentemente, misero in pratica esattamente ciò che leggiamo nell’AT: trasmisero la fede ai loro figli.

Il dodicenne Gesù conosceva bene le questioni di fede, quando discusse con i dottori della legge (Luca 2:46).

Per il NT è del tutto ovvio che i genitori trasmettano la fede ai loro figli (2 Timoteo 3:14-15), perciò si pone la domanda: come può essere trasmessa la fede cristiana in una società improntata a valori non cristiani?

1. Il primo e più importante punto è che fra genitori e figli esista un rapporto buono e stabile, caratterizzato da accettazione, emozioni e amore. In questo modo, i figli sviluppano una sana fiducia in se stessi. Potersi fidare è il presupposto per poter credere e nella Bibbia, fede e fiducia sono la stessa cosa. Per i bambini che hanno imparato a fidarsi, non sarà particolarmente difficile avere fiducia anche in Dio e credere alla Sua Parola.

2. La fede viene trasmessa attraverso la vita pratica. Dato che la fede in Dio rappresenta un rapporto personale, i bambini si accorgeranno ben presto se i genitori hanno un tale rapporto personale e vivo con Lui o se predicano solo comandamenti e regole. E in particolare il bambino piccolo che vive di relazioni e assorbe il rapporto di fede che i suoi genitori hanno con Gesù. In seguito, quando gli verranno insegnati i fondamenti della fede, lo farà proprio.

3. La fede viene trasmessa attraverso la narrazione di storie. Nella Bibbia leggiamo continuamente che la fede viene trasmessa raccontando ai figli ciò che Dio ha fatto nel passato. I bambini amano le storie e con il loro ausilio possono acquisire fiducia e forza, sperimentare un senso di sicurezza e superare la paura. Le storie bibliche raccontano di Dio e del mondo. Esse aiutano a capire l’inizio e la fine, la vita e la morte e danno delle risposte alle domande esistenziali. Quando i bambini cominceranno ad andare a scuola, potranno leggere la Bibbia da soli. Se lo faranno o no, dipenderà a sua volta dal modo in cui i genitori si rapportano alla Bibbia e se la loro vita è abbastanza trasparente da far vedere e sperimentare ai figli che la lettura della Bibbia è una cosa del tutto normale. I bambini imparano a leggere la Bibbia copiando dai genitori.

4. La fede viene trasmessa parlando. Se la fede è parte della vita quotidiana, si produrranno in svariati modi conversazioni sulla fede. I bambini avranno anche domande in proposito, perché all’asilo, a scuola e con i loro amici si imbatteranno in altre opinioni e altri tipi di fede o sperimenteranno che alcune persone rifiutano la fede cristiana o addirittura la mettono in ridicolo. Allora è necessario prendersi del tempo per parlare delle domande, delle obiezioni, dei dubbi e delle idee che si hanno sulla fede.

Sviluppare delle tradizioni proprie

Se abbiamo constatato che nella cultura occidentale la tradizione cristiana è quasi sparita, ma che le tradizioni sono invece importanti per la trasmissione della fede, bisogna che ogni famiglia sviluppi le sue particolari tradizioni.

La cosa migliore è introdurre determinati rituali, i quali sono abitudini che aiutano a strutturare il quotidiano.

Per esempio, si può pregare la mattina con i figli prima che escano di casa.

Una buona tradizione è rappresentata dal pregare ai pasti, che può consistere in una certa preghiera o anche in un canto.

In particolare ha dato buoni risultati la conclusione della giornata con la preghiera serale.

Trovarsi insieme come famiglia per leggere delle storie, cantare, pregare insieme: è così che i figli possono elaborare gli avvenimenti della giornata, rilassarsi e andare a letto con la pace nel cuore.

Insieme a questi appuntamenti quotidiani, […] anche la normale vita quotidiana offre occasioni per vivere la fede. C’è la creazione meravigliosa che può essere ammirata o la conversazione sul vicino gravemente malato o l’intercessione per l’amico o l’amica che ha un problema. O anche la preghiera per il figlio stesso che è malato o ha delle preoccupazioni. La fede viene trasmessa attraverso la vita, perciò è importante che essa faccia parte del quotidiano e non sia una faccenda relegata alla domenica.