COSE DA IMPARARE


“Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5:48)

Meditazione di oggi

A chi sono dirette queste parole? Non sono rivolte a tutti. La risposta è data molto chiaramente: “Gesù vedendo le folle, salì sul monte: e postosi a sedere, i suoi discepoli si accostarono a lui. Ed egli, aperta la bocca, li ammaestrava dicendo … siate perfetti…”. Le parole sono dirette ai Suoi discepoli, e a loro soltanto. Questa non è la dottrina che Cristo impartisce a tutti i Suoi uditori. Tramite le parole forti di questo Sermone sul Monte, Egli ci mette in guardia dal gettare le perle ai porci, o dal dare ciò che è santo ai cani. Ci viene proibito il dare i nostri tesori a coloro che non sono in grado di apprezzarne il valore: ci è fatto divieto di affidare le cose sante a coloro che non sanno trarne alcuna benedizione. Quando il sommo Insegnante stava a Gerusalemme, la roccaforte degli scribi e dei farisei, Egli non li esortò ad essere perfetti. Si trattava esattamente di ciò che essi pensavano di essere: perfetti nelle loro preghiere, nelle elemosine, nei loro vestiti e nelle filatterie che portavano. A loro, invece, Egli rivolse una denuncia terribile: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Guide cieche! Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna?”. In un’altra occasione vennero a Gesù “i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo”. Di nuovo, Egli non esortò ad essere perfetti, ma questa volta per non scoraggiarli e per non trasmettere loro un messaggio che sarebbe potuto sembrare irridente. Gesù li accolse, invece, con belle e amorevoli storie: quella della pecora perduta, della dramma smarrita e del figliuol prodigo. “I suoi discepoli si accostarono a lui”. Egli li conosceva. Essi Lo amavano e avevano fiducia in Lui. Si sedettero ai Suoi piedi e, guardando il Suo volto, ascoltarono meravigliati le parole amorevoli che procedevano dalla Sua bocca. A loro Gesù disse: “Siate perfetti”. Queste parole, come l’intero Sermone sul Monte, ci chiedono di accostarci a Lui con il medesimo spirito che ispirò i discepoli. Non andiamo soltanto come teorici o come critici curiosi, ma come seguaci del Signore Gesù, semplici e desiderosi di manifestare amore nei Suoi confronti. Forse andremo a Lui pieni di errori e di pregiudizi, proprio come gli antichi discepoli, con moltissime cose da imparare e altrettante da dimenticare. Ciò che importa è che andiamo con coraggio, con il preciso obiettivo di essere ammaestrati da Lui.

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