“Che cos’è l’uomo che tu… lo visiti ogni mattina e lo metta alla prova a ogni istante?” (Giobbe 7:17,18)


10385135_379524885523294_200348759_nDio deve sempre provare l’uomo, e lo fa anche mediante le sofferenze. A cosa serve la prova? A renderci più umili oppure più orgogliosi, a vivere per Lui o per morire a noi stessi, a essere più ubbidienti oppure più ribelli, a essere più dipendenti o più indipendenti, ad avere più fiducia in Lui oppure dubitare di più del Suo amore e della Sua cura, ad avvicinarci a Dio oppure ad allontanarci da Dio. Tutto dipende dal tuo rapporto personale con Dio, da quanto è profonda la tua comunione con Lui. È solo a causa del nostro modo di pensare, di ragionare, del presunto diritto e merito di non soffrire, che ci ribelliamo e ci allontaniamo da Dio. La prova serve, sempre e solo, per desiderare di stare di più con Dio e per conoscere Dio, per cercare il Suo regno e quindi rinunciare a tutto il resto per non affannarci inutilmente per quel che è vanità, e per non accumulare ricchezze che non saranno più raccolte.
Il saziarci di agitazioni durante la notte fino all’alba, il far consumare i giorni senza speranza, il lamentarsi nell’amarezza della nostra anima, la presunzione di voler morire per non soffrire più è peccato, ed è il contrario di essere mansueti. Questo è il punto a cui arriviamo quando non guardiamo Dio, quando fissiamo lo sguardo sulle difficoltà ed è ciò che ci fa soffrire. Si soffre perché non si guarda a Dio. Ricordiamoci che Dio dà e Dio toglie le benedizioni terrene, ma non ci toglie mai le benedizioni spirituali. Egli toglie le benedizioni terrene quando è secondo il Suo piano perfetto, piano che Egli non rivela mai a noi. Però Dio ha sempre un motivo valido per quello che fa!
Mentre si sta in silenzio, il cuore arde dentro di noi; mentre meditiamo, un fuoco si accende; allora la nostra lingua parla ma…per dire che cosa? Come Giobbe e Davide: che preferisci soffocare e la morte? Per dire a Dio di distogliere lo sguardo fisso su di te per avere il tempo di inghiottire la saliva e per respirare? Ma chi siamo noi per metterci contro Dio? Quale diritto abbiamo noi per dirGli di fare questo e di non fare quello? Cosa ne sappiamo noi della nostra vita? Può l’argilla dire al vasaio: “Che fai?” Piuttosto taci, stai in silenzio, e non aprir bocca. Mentre si sta accendendo quel fuoco, spegnilo subito con l’acqua della Parola, riempi il tuo cuore e la tua mente di tutte le Sue promesse, e medita sul fatto che tutto coopera al bene per coloro che amano Dio.
La prova serve per rivolgerci a Dio, per un cammino di purificazione e di conversione. Non ci rendiamo conto di quanta gioia il nostro Dio vuol darci NELLA prova. Altrimenti non faremo altro che vivere come ci pare e piace, non faremo altro che cercare Dio solo quando è necessario, cioè mai, perché tutto sommato ce la facciamo ad andare avanti da soli per la nostra strada.
Nella prova si arriva a contemplare la vicinanza di Dio, ed Egli si rivela in queste esperienze della vita.
Prova, disciplina e correzione servono per riportarci ad avere quel rapporto stretto con il nostro Dio Signore e Creatore, come ai tempi di Adamo. È questa la prova del Suo grande amore per ciascuno di noi e quanto siamo preziosi ai Suoi occhi. E ogni cosa che succede nella nostra vita, compreso ogni male e difficoltà, fa parte dell’opera perfetta di Dio di conformarci all’immagine di Cristo.

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