“il SIGNORE sostiene i giusti.” “…il SIGNORE… non abbandona i suoi santi”; “Spera nel SIGNORE”; “e alzerai la faccia verso Dio.” (Salmo 37:17, 28, 34; Giobbe 22:26)


10364614_379524418856674_668770172_nSatana è uno dei “funzionari” di cui Dio si circonda per il governo del mondo, che gironzola sulla terra, ispezionandola per denunciare le trasgressioni e accusarne i responsabili davanti a Dio, e per vedere se gli uomini davvero credono in Dio oppure no. Sembra che goda a dire che Giobbe non crede e soprattutto perché, non potendo avanzare contro di lui nessuna accusa specifica, visto il suo comportamento irreprensibile, insinua il dubbio sulla vera natura di tanta moralità e religiosità. Il sospetto si può formulare così: Giobbe è realmente religioso, o la sua fede nasce da una situazione di benessere e felicità? Giobbe rispetta e onora Dio per nulla, o solo per ottenere una vantaggiosa retribuzione dei suoi benefici? È un servo di Dio interessato all’avere, o all’essere?
Satana, da vero “funzionario del dubbio”, insinua che, se Dio sottraesse i beni, Giobbe smetterebbe subito di temerlo e servirlo.
È questo il cuore del problema: quando le cose vanno male, si può davvero credere in Dio? Intuiamo che il problema non è il dolore, ma è Dio: possiamo continuare a credere in Dio nonostante il dolore? La sofferenza è un problema umano che tocca tutti, ma la questione è se continuare ad aver fede o no quando il dolore colpisce.
È possibile allora una fede del tutto disinteressata o la mia fede ha un qualche interesse, credo perché mi fa comodo, o credo e basta?
Accettiamo noi questo mistero insondabile, rinunciando a ogni domanda e a qualsiasi pretesa di poter comprendere, e certi, al di là di ogni apparenza, che Dio è il Sovrano? Purtroppo a molti il dolore mette in crisi il proprio rapporto con Dio. “Getta l’oro nella polvere,
l’oro di Ofir tra i ciottoli del fiume, e l’Onnipotente sarà il tuo oro” (Giobbe 22:24). Sia Cristo il tutto per te; sia Cristo la perla di grande valore e che venderesti tutto e rinucieresti a tutto pur di averla. O si confida in Dio o si confida in qualcos’altro. O ci appoggiamo e ci aggrappiamo a Dio oppure ci “si appoggia alla sua casa, ma essa non regge; vi si aggrappa, ma quella non tiene.” (Giobbe 8:15).
Spesso si è portati a pensare che, per essere buoni cristiani, basti condurre una vita “normale”, non fare niente di male, lavorare, coltivare relazioni, partecipare ai culti… È questo vivere la fede? E se in tale situazione siamo costretti a confrontarci con la sofferenza, cosa pensiamo di Dio e su Dio? Si insinua in noi il dubbio che, se non riceviamo ciò che chiediamo, Egli sia ingiusto?
Il Dio biblico non è un Dio astratto, estraneo alla realtà. Egli è il Signore, il Dio della Storia e della Salvezza, della mia storia e della mia salvezza. Se qui si radica la fede, allora le contraddizioni della vita non hanno più potere, perché il Signore Dio, a cui ci affidiamo, non è come gli idoli che “hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, non c’è respiro nel- la loro bocca” (Sal 135:16-17).
Il Signore Dio non è idolo da potersi trattare a proprio uso e consumo.
Come cristiani siamo chiamati a rispondere, con la speranza di cui ci nutre lo Spirito, anche alle inquietudini più ingombranti e penetrare con sguardi di pace quelle zone d’ombra che la vita ci riserva.
Dio c’è sempre nonostante tutto, che fa vivere nonostante tutto, un Dio del silenzio, dell’assurdo, delle domande senza risposte, del dialogo che è possibile. La vita è una realtà vera con il suo carico di gioie e di sofferenze. Fuggire la realtà o attraversarla?
Quando Dio ti porterà nel deserto cosa farai? Continueresti a camminare con Dio e ad avere fiducia in Dio?
La salvezza non ha niente a che fare con la risoluzione dei problemi; molti pensano di essere salvati solo perché Dio ha risolto i problemi, solo perché ha risposto al nostro grido di aiuto. Esso è una visione distorta della salvezza. La salvezza è spirituale, non materiale. Forse è anche per questo che nel momento in cui ci manca qualcosa o tutto, nel momento in cui non riceviamo nessun tipo di risposta da parte di Dio, ci arrabbiamo con Lui (come se avessimo la libertà e il diritto di farlo e non è altro che arroganza) e smettiamo di avere fede. Invece, la salvezza consiste solo nell’essere stati perdonati e liberati dal peccato e nell’essere stati riconciliati con Dio, punto.
Delle malattie, delle sofferenze, delle difficoltà, della morte di un parente, dell’avere poco o niente…che c’importa? L’uomo è stato creato per stare in comunione con Dio e per conoscerLo.
Il Signore ti sostiene e ti sosterrà sempre, e non abbandonerà coloro che sono Suoi. Il Signore è il tutto per te, alza al tuo Signore lo sguardo e sia Lui solo a renderti gioioso. È a causa del peccato e dell’orgoglio che noi guardiamo in basso cercando di possedere il più possibile, e se non ci riusciamo ci lamentiamo. L’uomo nasce con le mani chiuse ma poi muore con le mani aperte, e già questo dovrebbe farci riflettere.
Non lasciare che Satana vinca dandogli ragione, e non deludere il tuo Dio.

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