“ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.” (Luca 3:9)


10385135_379524885523294_200348759_nIl vero ravvedimento non porta a niente se produce solo qualche lacrimuccia e un vago timore. Occorre abbandonare i peccati di cui ci si pente e camminare nelle vie nuove e incontaminate della santità. La salvezza è per fede, non per opere. Però, il FRUTTO della vera salvezza è una vita di ubbidienza, significa FARE la volontà di Dio, e quindi, allontanarsi del peccato. Chi si dichiara credente, ma continua a fare la propria volontà, anziché la volontà di Dio, non ha il frutto della vera salvezza nella sua vita.
Chi dice di amare Dio, ovvero, chi dice di essere salvato, però NON cammina in ubbidienza ai comandamenti di Dio, ovvero, continua a camminare nel peccato, inganna se stesso. La vera fede porta all’ubbidienza. È facile dire di avere fede in Dio, ma è l’ubbidienza che dimostra la realtà della fede. Chi non cammina in ubbidienza a Dio, il suo comportamento dimostra che in realtà, non conosce Dio, non è salvato. Chi ascolta la Parola di Dio ma non la mette in pratica, ovvero, non si sottomette a Dio, lasciando anche un peccato nella sua vita, si illude, cioè, si autoinganna, immaginando di essere a posto con Dio, quando in realtà, è un ribelle. Una fede vivente produce ubbidienza. Siamo salvati per FEDE, e l’ubbidienza è un frutto necessario della vera fede. Quando c’è una fede che NON produce opere, cioè, le opere di ubbidienza, quella fede è una fede MORTA, è una fede senza valore. Quando non c’è ubbidienza, non c’è la fede, e quando non c’è la fede, non c’è la salvezza.
Chi persiste nel peccato non ha mai veramente conosciuto Dio, cioè, non è salvato. La vera salvezza e il continuare nel peccato si escludono a vicenda.
Se qualcuno agisce con orgoglio, e con egoismo, e non si ravvede, non osserva i comandamenti di Dio.
Se non abbondiamo nel ringraziamento, non osserviamo la parola di Dio.
Se non diamo a Dio le primizie dei nostri beni, se non consacriamo a Dio ciò che Egli stesso ci dona, non cercando poi di possederli, non osserviamo la parola di Dio.
Se non cerchiamo il regno di Dio, ovvero, se abbiamo qualcosa che, al livello pratico, ci importa più del regno di Dio, non stiamo osservando la parola di Dio.

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