NOTIZIE DAL MONDO CRISTIANO


TERRAUn giorno pieno di lacrime e stupore

Un altro appuntamento con il blog di Lydia

In cinque giorni ho visitato chiese, campi profughi, case, pastori e collaboratori. Ho imparato tanto e ho visto una fede grande. Anche quando la gente attraversa una valle oscura, se c’è la fede, c’è l’amore, la speranza e anche le risate.
Il pastore Douglas per esempio motiva i bambini a sentirsi responsabili per l‘igiene della tendopoli presso lo spazio intorno alla chiesa.
Un altro pastore mi dice che motiva le persone ad aiutare altri rifugiati: “Permette loro di avere uno scopo nella vita e di concentrarsi sulle cose buone. Vedere il grande bisogno degl altri aiuta loro ad essere grati per le cose che ancora hanno, come il cibo, un posto dove stare e i familiari”.
Un’altra grande iniziativa è quella di aiutare le chiese a creare uno spazio a misura di bambino, un luogo speciale o una tenda, dove i bambini possono essere semplicemente bambini.
Il progetto comprende anche la formazione per coloro che lavorano con i bambini. Prepariamo questi operatori insegnando loro ad adeguarsi ai comportamenti di coloro che hanno subito traumi. Insegniamo anche come rispondere al comportamento aggressivo che possono mostrare alcuni bambini traumatizzati.

Oggi sono seduta nella classe di una scuola elementare e ascolto una storia. Non da un insegnante, ma dalla famiglia che vive qui. Tutta la scuola è piena di persone fuggite da Qaraqosh. Ogni classe è una casa temporanea per tre o più famiglie. La maggior parte dei materassi sono ora accatastati in un angolo e i banchi degli studenti sono utilizzati per appoggiarci i cibi. E questo è tutto quello che hanno. Il ventilatore che viene fornito funziona solo quando c’è l’elettricità,solo poche volte al giorno.

Una madre sulla trentina mi racconta perché è dovuta fuggire per la terza volta nella sua vita. La prima volta, nel 2006, da Bagdad. Lei e la sua famiglia furono minacciati dagli islamisti; “Voi siete cristiani, se rimanete, vi uccideremo”. Così dovettero lasciare Bagdad. Mentre se ne andavano, i fanatici seguirono la vettura nella quale erano lei e la sua famiglia e l’hanno spinta oltre il bordo di un cavalcavia. Dopo l’incidente, aveva gravi ferite alla testa ed era viva per miracolo. Mi ha mostrato le immagini orribili delle cicatrici profonde sul collo e sul viso. Due parenti morirono nell’incidente. I suoi due figli erano con lei in macchina, si ferirono solo leggermente, ma uno dei ragazzi non poté parlare e camminare per tre giorni a causa del trauma subito. Le cicatrici in faccia mi suggeriscono che è un miracolo che sia ancora viva

Dopo questo terribile episodio, lei e la sua famiglia si sono ricostruite una nuova vita a Qaraqosh fino a giugno del 2014. I combattenti dello Stato Islamico (ISIS) si stavano avvicinando e sono fuggiti a Erbil. Dopo circa tre giorni dicevano che era abbastanza sicuro tornare a Qaraqosh, e così hanno fatto.
Ma nella notte fra il 6 e il 7 agosto, sono stati avvertiti del fatto che entro tre ore l’ISIS avrebbe raggiunto Qaraqosh perché i Peshmerga curdi che controllavano la città si stavano ritirando. Ancora una volta dovettero correre per salvarsi la vita. Questa volta non erano preparati e hanno lasciato la città appena in tempo, portando con sè solo con i vestiti che avevano addosso e nulla più.

Le lacrime riempiono i miei occhi mentre percepisco la sua disperazione. Lei dice: “Se restiamo, accadrà ancora e ancora. Prima volevamo rimanere in Iraq perché è la nostra terra, noi l’amiamo, ma è troppo per noi. Non possiamo più vivere così”.

Sua suocera mi sorprende dicendo che nonostante abbiano sofferto molto, Dio fornirà loro la miglior casa che possano mai immaginare in cielo: “Egli asciugherà tutte le lacrime e ci ricompenserà per tutto ciò che abbiamo perso, in cielo. Questa sarà sempre la nostra speranza e la nostra fede!”

Mi sento umiliata da questa affermazione, ma voglio incoraggiarli e far loro sapere che sono amati da tante persone. Mostro loro le foto che abbiamo scattato nelle nostre riunioni di preghiera a Londra e in Olanda. Abbiamo anche mostrato la t-shirt con la “N” e che molte persone indossano in solidarietà con tutti i cristiani in Iraq.

Un sorriso le illumina il viso e nonostante il dolore e l’incertezza per il suo futuro è stupita e grata che molte persone si preoccupino di lei e degli altri cristiani in Iraq.
Le dono la maglietta come ricordo; Siamo uniti in Cristo!

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