“Non vi stimate saggi da voi stessi.” (Romani 12:16)


1931913_358285150980601_573756233_nSappiamo molto bene che abbiamo la tendenza a prendere iniziative per conto nostro, a ragionare, razionalizzare, analizzare, testare, discernere e poi agire secondo la nostra mente e i nostri pensieri.
La Bibbia ci parla della nostra male acquistata conoscenza del bene e del male come conseguenza (e causa) della disobbedienza alla parola di Dio, e ce la mostra come una luce spesso insufficiente, che facilmente ci porta a cadere.
Infatti “C’è una via che all’uomo sembra diritta, ma finisce con il condurre alla morte.”
(Proverbi 14:12; 16:25)
Allontanarsi dal male non viene dal sapere che è male, ma dal timore del Signore, principio della sapienza: “Non ti stimare saggio da te stesso; temi il SIGNORE e allontanati dal male” (Proverbi, 3:7)
La Bibbia invita a cercare il nostro bene in Dio e ci presenta il nostro Dio come qualcuno che ci fa conoscere il suo cuore (i Suoi pensieri) con il suo sguardo e la Sua parola. La rivelazione della conoscenza del vero bene richiede quindi una ricerca personale:
“Il mio cuore mi dice da parte tua: «Cercate il mio volto!» Io cerco il tuo volto, o SIGNORE.” (Salmo 27:8
Dio vuole un popolo di persone sinceramente interessate a conoscerLo sempre meglio, persone che sanno di avere ancora molto da imparare riguardo al loro vero bene, sempre diverso da quello che uno crede di sapere. Perché il nostro bene viene solo da Dio (Giacomo, 1:17) e non possiamo immaginare quello che sarà.
“Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice il SIGNORE. Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.” (Isaia, 55:8-9).
Quindi si ha sempre bisogno di sapienza e sappiamo bene che Dio ne è la sorgente. Salomone sapeva di non poter contare sulle sue abilità naturali ma, per affrontare con successo il compito che gli stava davanti, aveva bisogno dell’aiuto di Dio. Aveva bisogno della capacità di ascoltare sia Dio per poter amministrare bene la giustizia. Salomone si rendeva conto che un vero successo dipendeva dalla sua ubbidienza ai comandamenti di Dio e il saper discernere e fare la volontà del Signore. Pregando per la sapienza Salomone poté restare focalizzato sul Signore e sulle sue priorità per la nazione. Finché il re viveva con questi sentimenti nel cuore fu benedetto. Quando invece cercò il potere, il piacere e le ricchezze secondo la prospettiva del mondo, egli sperimentò il giudizio di Dio.
La sapienza è l’abilità di valutare le priorità della vita alla luce degli scopi di Dio e il dedicarsi a quegli scopi. Una persona che consoce e vive gli scopi di Dio è saggia: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2).
Dio si compiace sempre nell’esaudire quelle preghiere prive di vanagloria ma che desiderano unicamente piacere a Lui. La sapienza richiesta non era per diventare famoso o per accrescere un suo prestigio personale, Salomone la desiderava per essere di benedizione al popolo di Dio. La Bibbia ci insegna che Dio non è un “distributore automatico” di benedizioni. Non è soltanto cosa chiediamo, ma anche come e perché: Giacomo 4:3: “domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri”. Chi è disposto a ricevere sapienza da Dio godrà di protezione in quanto essa ci fa da scudo evitandoci dei dolori, delle situazioni spiacevoli, ed anche il pericolo di commettere delle azioni folli.
Chiaro che se la saggezza è l’abilità di dedicarsi agli scopi di Dio e di dare priorità a Dio, si troveranno degli ostacoli e ci sarà un caro prezzo da pagare. Rinunciare e odiare sé stesso e odiare padre, madre, moglie, figli, fratelli e sorelle. Odiare non significa odiarli portandoli a nuocere e a far loro del male. Significa che se loro devono impedire con i loro ragionamenti di fare ciò che Dio chiede di fare, ci si deve allontanare da loro affinché ubbidisca a Dio e non agli uomini. Però attenzione: odiarli per il loro modo di pensare e di agire, non come persona: i genitori, la moglie e il marito, i figli, i fratelli e le sorelle devono essere sempre amati e onorati, ma non devono e non possono impedire di fare la volontà di Dio.
La nostra vita usualmente si svolge attraverso fatti minimi; ben difficilmente la vita esige da noi decisioni grandiose e straordinarie. Ed è proprio in questi elementi apparentemente insignificanti che si attua la volontà di Dio. Non nelle elucubrazioni intellettuali, non nell’eroismo straordinario, ma nel vivere giorno per giorno la propria esistenza nel timore del Signore.
La saggezza anche nel cercare moglie e marito. Oggi non si capisce più niente. Anche i giovani cristiani vivono con il “prendi e lascia” del mondo. Non si può affrontare con leggerezza una scelta così importante come quella di dividere la vita con qualcuno affidandosi a amici compiacenti che dicono di vederci bene con una certa persona; a fratelli mistici che dicono frasi tipo “il Signore mi ha fatto sentire…”; ad una frase presa fuori dal contesto di una predica; al
metodo “spacca Bibbia”; ad un sogno singolo non chiaro che spesso viene interpretato secondo il nostro desiderio.
Per contro non ci si può nemmeno aspettare che Dio scenda dal cielo con un cartello con il nome e il cognome della vostra futura “dolce metà”. Dio vuole mettere nella vita dei Suoi figli una compagna o un compagno che possa essere quello giusto per creare una famiglia basata sulla parola di Dio.
Se vuoi essere un discepolo del Maestro Gesù, se vuoi fare solo la volontà di Dio, dedicarti ai Suoi scopi, ricerca, sì, la saggezza ma dovrai rinunciare e odiare te stesso e rinunciare a tutto e a tutti. Attenzione: bisogna accertarsi se, per davvero, si sta per fare la volontà di Dio, perché spesso succede di tramutare la nostra volontà con la Sua volontà.
Attenti a non sprecare tempo, attenti a non spendere del tempo inutilmente, e attenti alle scelte da fare.

Annunci

“il tormento che uno si dà…” (Proverbi 10:22)


10364614_379524418856674_668770172_n

Chi si dà tormento? Chi semina molto, ma raccoglie poco; chi mangia, ma senza saziarsi; chi beve, ma senza soddisfare la sete; chi accumula un tesoro sulla terra e non fa che metterlo in una borsa forata: lo perde appena comincia a camminare, e chi lo segue, lo raccoglie. Chi si da premura solo per la propria casa, per terminarla e renderla comoda e piacevole. Chi cerca i propri interessi e non quelli di Cristo. Chi ha voglia di arricchirsi materialmente, ma non ha voglia di arricchirsi spiritualmente. Cristo è ogni cosa e in tutti” (Col. 3:11) e che in Lui quindi noi abbiamo tutto pienamente “poichè la sua potenza divina ci ha donate tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà mediante la conoscenza di Colui che ci ha chiamati” (2 Piet. 1:3). Gesù Cristo è quel tesoro nascosto nel campo che abbiamo trovato; Egli è la perla di gran prezzo che noi abbiamo trovato; Egli è il nostro oro. Gesù Cristo è il dono celeste che Dio ci ha donato. Quindi chi ha ricevuto Cristo Gesù possiede ogni cosa e anche se è povero secondo il mondo, è ricco in vista di Dio. I doni preziosi, come la fede, la sapienza, la parola di Dio, i beni come la buona reputazione, lo spirito dolce e pacifico, il conoscere Dio e la conoscenza delle cose di Dio costituiscono dei beni preziosi, per cui chi li possiede è ricco. Le ricchezze materiali fanno questo: procurano gran numero di amici ma anche molti dolori, fastidi e preoccupazioni a coloro che le bramano e se ne impossessano; ma non solo, esse ingannano coloro che confidano in esse e impediscono alla Parola di portare frutto in loro e alla fine li affondano nella distruzione e nella perdizione. Questa è la ragione per cui Salomone disse che “chi ama le ricchezze non ne trae profitto di sorta” (Ecclesiaste 5:10) e che esse “non servono a nulla nel giorno dell’ira” (Proverbi 11:4). Ma che produce, per esempio, la nostra afflizione? Paolo dice che “l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza” (Romani 5:3, 4). Chi tesoreggia per sè non è ricco in vista di Dio, e abbandona la fonte della loro grazia e si mette ad onorare le vanità bugiarde; ha la forma della pietà ma ne ha rinnegata la potenza; agli occhi dei più è rispettato per la sua grande massa di beni, ma è povero perchè vive nell’ozio. Sappiamo che dobbiamo essere contenti delle cose che abbiamo perchè è scritto: “Siate contenti delle cose che avete” (Ebrei 13:5), ma siamo tentati a non essere contenti delle cose che abbiamo, perchè vediamo attorno a noi una moltitudine di persone che non è mai contenta delle cose che possiede. Gli uomini vogliono impossessarsi, non importa a quale costo, di più soldi possibili e di più beni materiali possibili. Nel vedere così tante persone insoddisfatte di quello che possiedono, siamo tentati anche noi a non essere contenti dello stato in cui ci troviamo. “Non ti affannare per diventare ricco;
smetti di applicarvi la tua intelligenza. Vuoi fissare lo sguardo su ciò che scompare?
Poiché la ricchezza si fa delle ali,
come l’aquila che vola verso il cielo.” (Proverbi 23:4, 5); come potete vedere, la Scrittura ci esorta in svariate maniere a guardarci dal volere arricchire. Non dobbiamo dare spazio alle preoccupazioni, ma piuttosto dobbiamo ascoltare il Signore, seguirLo ogni giorno e mettere in atto quello che ci dice, perchè sarà lui a pensare a noi, a non farci mancare nulla!
“Chi presta attenzione alla parola se ne troverà bene,
e beato colui che confida nel SIGNORE!” Proverbi 16:20
Se non ci occupiamo degli interessi di Dio, non possiamo aspettarci che Egli si occupi dei nostri.
Facciamo nostra questa preghiera:
“Io ti ho chiesto due cose;
non me le rifiutare, prima che io muoia; allontana da me vanità e parola bugiarda; non darmi né povertà né ricchezze, cibami del pane che mi è necessario, perché io, una volta sazio, non ti rinneghi
e dica: «Chi è il SIGNORE?»
oppure, diventato povero, non rubi,
e profani il nome del mio Dio.” (Proverbi 30:7-9). È un dono dell’Eterno poter godere di ciò che Egli stesso elargisce.

È tormentato chi pensa di essere capace di fare ogni cosa.
M tutte le nostre capacità sono poca cosa, se Dio non interviene direttamente. Ciò vale per tutto, anche per il servizio e per la famiglia.
Di fatto molti cristiani e molte famiglie non reggono e crollano perchè non hanno usufruito dell’opera del grande “Architetto e Costruttore” (Ebrei 11:10), hanno utilizzato tecniche e strategie prettamente umane, fatte di buone intenzioni. È evidente che ogni famiglia che nasce richieda l’impegno umano. Dio infatti non incoraggia la pigrizia e l’indolenza, non ci chiama al disimpegno ed al fatalismo. La famiglia comporta un impegno nel “costruire” e nell’ “affaticarsi”, nel “proteggere”, nel “vegliare”, “nell’alzarsi di buon mattino” e nel procacciare il suo bene ed il suo benessere. Occorre senz’altro uno sforzo individuale e comune, una collaborazione continua e totale, una partecipazione attiva e consapevole alla vita. Ma … “se il Signore non costruisce…se il Signore non protegge…” (Salmo 127:1) tutto l’affanno che ci diamo e gli sforzi che facciamo risulteranno vani ed infruttuosi! Senza di Lui non possiamo fare nulla (Giovanni 15:15). Dio sarà l’Artefice ed il Garante della nostra casa se saremo disposti ad affidarne a Lui la pianificazione del progetto e la direzione dei lavori, se lasceremo a Lui stabilire le linee spirituali fondamentali della nostra casa e la realizzazione pratica e quotidiana della vita. Occorre un preciso intervento divino che accompagni e salvaguardi una tale “costruzione”, destinata a reggere per tutta la vita. Sì, l’impegno tenace è una buona cosa, ma se non è guidato da Dio è inutile, non si arriva da nessuna parte. Costruire CON Dio è tutta un’altra cosa! Solo con Dio si vivrà l’esperienza entusiasmante di vedere Dio operare con provvidenza e tempismo.
Innanzitutto è necessario porre bene le fondamenta e costruire sulla roccia stabile che è Cristo Gesù. Occorre poi attingere soprattutto alle virtù che non tramontano e non deludono, quali la sapienza, la prudenza, la fedeltà ed il timore di Dio. È necessario infine tenere unita e compatta la nostra casa attraverso il cemento dell’amore vero, che è costituito da quelle qualità pratiche che lo rendono simile all’amore di Dio: “l’amore è paziente, è benevolo… soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa” (1 Corinzi 13:4, 7).
Ma cosa succede nel cristiano e in una famiglia cristiana nel corso della vita? Si esclude, si ignora o si trascura Dio, e ognuno si dà al tormento, cioè si dà alla continua e intensa afflizione spirituale, provocata da un sentimento che rode con insistenza l’animo e la mente. Ci si fa prendere da una grave preoccupazione e non ci si dà mai pace. Non si è più al sicuro. Si
somiglia ad uno stolto che, edificando la sua casa sulla sabbia, si espone ad essere travolto e spazzato via dalle tante problematiche esistenziali (Mat. 7:26).
Saggio è invece colui che invita il Signore ad essere l’ispiratore ed il custode della propria casa, dichiarandosi inadeguato per un compito così importante ed accettando fiducioso il piano ed il disegno di Dio per lui (Ger. 29:11). Che delusione impegnarsi tanto, per molti anni, con tanta fatica, e poi scoprire che era ed è tutto vano!
Questa sarà la vita di chiunque edifica da solo, se non c’è Dio che edifica per lui. Per far sì che Dio edifichi per noi, Dio deve essere il nostro tesoro. La tua gioia consiste nel vivere alla gloria di Dio? È una gioia per te avere come priorità il prenderti del tempo per Dio ogni giorno e meditare sulle Sue verità?
Se non è così, non sarai mai veramente ricco, e puoi impegnarti quanto vuoi, tutto il tuo impegno sarà vano.

TESTIMONIANZA DI UNA DONNA LIBERATA DAL DEMONIO Guarigione e Liberazione Scalando l’abisso Il mio nome è Vilma Laudelino De Sou


imagesTESTIMONIANZA DI UNA DONNA LIBERATA DAL DEMONIO Guarigione e Liberazione Scalando l’abisso Il mio nome è Vilma Laudelino De Souza. Sono nata a Rio de Janeiro. Tutti noi abbiamo una storia, tutti si ricordano dell’infanzia, delle cose che hanno toccato. La mia infanzia è stata un po’ diversa, anche un po’ contraddittoria in rapporto ai miei fratelli. Da bambina domandavo a mia madre, “Perché sono diversa dagli altri bambini?” In quell’occasione, la differenza che si faceva forte in me è che c’erano varie entità con vari nomi che entravano e uscivano come volevano dal mio corpo giorno e notte: [elenca diversi nomi di demoni nella sua lingua]… tutti quelli. Entità di tutti i tipi e di tutte le forme, entravano e uscivano e avevano un controllo e un dominio molto forte, perché gli avevo aperto le porte. E mia madre mi spiegò, “Tu sei discendente, nipote di una ex schiava che aveva molti poteri spiritisti, dai tuoi antenati. Lei ha dato autorità perché ci fosse nel tuo corpo il potere di queste entità.” Mia nonna era qualcuno che guidava spiritualmente, era molto ricercata. Venivano a cercare direzione e risposta ai loro problemi da mia nonna; lei sapeva, perché nell’occultismo usano doni di indovinazione.
Lei doveva scegliere tra i suoi antenati qualcuno per assisterla in questo rito. E quando io sono nata, sono nata in una notte che pioveva. Mia nonna quando mia madre era negli ultimi momenti, mia nonna la stava aiutando a partorire, si è aperta la finestra e mia madre si è spaventata, e mia nonna ha capito che quello era un segno delle entità. Mi ha preso dal grembo di mia madre, mi ha alzato e ha invocato un’entità che si chiama [pronuncia un nome], e mi ha consacrato a questa entità.
Consacrata ai demoni
Se dovessi raccontare in dettaglio che cose sono successe nei ventidue anni successivi, io dovrei spendere tante ore per raccontarvi cosa è essere consacrata ai demoni. Ma all’inizio della mia vicenda, mia madre è stata portata all’ospedale. Lei stava male, e qualcuno mi ha detto, “Riposa bene perché la mamma tornerà dall’ospedale”.
Nella Bibbia Gesù dice, “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”, ma se conoscerete la bugia, la bugia vi incatenerà. Qualcuno mi ha detto, “Tua madre tornerà”, ed è stata la porta di entrata per ciò che è successo dopo.
Tutti sono andati a dormire. Tutti sapevano che mia madre stava entrando in terapia d’urgenza. Mi hanno detto aspettare e io ho aspettato alla porta di casa. Qualcuno mi ha detto “lei tornerà”. Non so se tu ti sei mai svegliato di notte con paura, con una sensazione di freddo. Io mi sono svegliata, ho sentito questo, qualcuno apre la porta ed è mia madre che sta entrando. Questa scena era così brutta che non sono mai riuscita a dimenticarlo. Mia madre lì era strana, mi dava paura, e quando mia madre era vicina che io le dico, “Mamma che bello che sei tornata”, non era mia madre, era una cosa fredda, una cosa che ha preso la figura di mia madre, ma in realtà era un’altra forza strana, che io non conoscevo da bambina. Io avevo confusione, ho cercato di dire, “Mamma… ma tu non sei mia mamma!” E quella donna ha iniziato ad avvicinarsi a me ed è entrata dentro il mio corpo. Per la prima volta io mi sono sentita come cadere in un buco nero. Era qualcosa di terribile, ho aperto gli occhi ed era già chiaro. Mia madre era ancora all’ospedale. Non c’era nessuno, neanche mia sorella più grande. Io correvo, spaventata, mentre c’era là un cane, che mio padre aveva avuto come regalo. Quell’animale arriva vicina a me e inizia a dire parole umane, il cane parlava con parole umane. Questo non mi era mai successo. Io avevo solo quattro anni d’età. Io non potevo immaginare cosa iniziava a formarsi intorno a me, fino a che la mia vita fosse arrivata al punto più buio, terribile, chiamato magia nera.
Da quel momento le cose cominciano a succedere. Avevo sette anni e già avevo delle capacità, e fenomeni di paranormalità, di chiaroveggenza, di sdoppiamento, avevo fenomeni di levitazione, io mi sdraiavo, aprivo gli occhi e il mio corpo era nell’aria. Una cosa orribile, avevo incubi, visioni, una così nitida, così reale. I quadri si materializzavano, le cose si muovevano in casa. Era come un orribile film d’orrore. Ho iniziato quella ricerca tra delle donne che potevano aiutarmi, delle donne che potessero aiutarmi a capire, a sminuire quella situazione. Sono stata portata in una sessione familiare di spiritismo presieduta da mia nonna, tutti con i bonghi, in mezzo una tovaglia con dei sacrifici, e mi hanno messo in questa tovaglia, e entravano delle entità, dei demoni in me, io ero spaventata e continuavano con i bonghi, e là io sono stata “battezzata” in [una setta chiamata] umbanda, che è un’insieme di magia nera con un [la parola è incomprensibile].
Avevo solo sette anni. A sette anni nessuno ha capacità per avere queste entità, mentre a me me le hanno date. Temporaneamente quei terrori notturni si sono accentuati, e dopo sono venuti con più violenza. Mi ricordo che quando ero a scuola, alcuni fenomeni iniziavano a manifestarsi in me. La mia mano, le mie braccia, io non riuscivo più ad avere il controllo del mio corpo. E un fenomeno chiamato psicografia inizia a prendere possesso di me.
Io non volevo, era un torpore. Il mio quaderno inizia ad essere pieno di scritte, delle frasi disoneste. Un giorno la mia maestra mi ha preso e ha detto, “Avete visto perché questa bambina non capisce niente?” E io volevo dire, “Non sono stata io a scrivere questo!” Ma nel mio quaderno c’erano dei disegni, delle scritte, erano disegni di Satana, e sotto c’era scritto, “Io sono il demone della mezzanotte”. Io avevo vergogna, tutti nella scuola cominciarono a chiamarmi “il demone della mezzanotte”.
Hanno parlato a mia madre e le hanno detto, “Il problema di questa bambina è la religione”. Mi hanno portata in una chiesa perché fossi esorcizzata. Ma ti voglio dire che la religione non salva nessuno. Se era vero che salva, io non avrei bussato a così tante porte cercando una risposta che non avevo trovato.
Sono stata portata in una chiesa perché mi facessero un esorcismo, con dei catecumeni della chiesa. E i fenomeni sono peggiorati. Quando io sentivo parlare di Dio, io guardavo le immagini religiose [nella chiesa], e le immagini mi attraevano. I miei occhi, la mia mente, il torpore del mio corpo, io ero attratta dalle immagini. E un’immagine nella chiesa cattolica mi guarda e inizia a parlarmi, quell’immagine che era immobile. E tu mi puoi domandare, “ma tu comunicavi con un’immagine?” Si, quell’immagine mi raccontava i peccati dei sacerdoti, e mi chiamava con una voce ammaliante, che mi attraeva. Forse mi domanderai perché i cristiani evangelici non tengono immagini. Forse mi domanderai, “chi allora risponde alla preghiera della persona sincera che fa una promessa, che si piega, davanti a un’immagine, chi risponde?” Io voglio dirti, la parola di Dio ti dà la risposta: tutto ciò che l’essere umano vuole sapere, la Bibbia lo dice. L’apostolo Paolo ha detto nella prima lettera ai Corinzi, nel capitolo 10, ti dice che dietro agli idoli ci sono i demoni. Ogni volta che un uomo cerca i favori di un’immagine morta, è in pericolo perché nel Salmo 115 dice che gli idoli non possono parlare, non possono fare niente. Allora dice Paolo, le cose che le persone sacrificano agli idoli le stanno sacrificando ai demoni. Ogni volta che un uomo cerca il favore di un idolo, il pericolo è che il demone che è dietro quell’idolo, cosa che Gesù ha detto nel vangelo di Giovanni, dice che il diavolo vuole uccidere, rubare, distruggere. In quel modo Satana porta a compimento ciò che vuole nella vita dell’uomo.
Io non sapevo queste cose. E tu mi puoi domandare, “non ti hanno mai parlato di Dio?” Si, dentro quella chiesa mi hanno parlato di un Dio che amava solo le persone buone. Mia madre diceva, “Dio ti porterà all’inferno se non fai la brava”. Qualsiasi cosa succedeva, anche le cose pessime, era colpa di Dio. Da quando ero bambina avevo un’idea di Dio, lo immaginavo come un vecchio con la barba, un vecchio cattivo, che faceva tuoni e rumori lassù per spaventare la gente qua sotto. Ma dentro quella chiesa, mentre qualcuno parlava di un Dio onnipotente, io non riuscivo a capire, ero bambina. Dio amava persone buone, non quelle cattive. Come nel capitolo 22 dei Proverbi, che dice, insegna al bambino la via che deve seguire, perché lui non s’allontanerà da quella via; dice, nella direzione che tu istruirai il tuo bambino, lui sarà condotto fino alla sua vecchiaia in quella direzione.
Vi voglio raccontare qualcosa della mia infanzia. Io sono la quarta di sette figli. Mia madre è figlia di europei, e mio padre di africani. Io sono l’unica che ha le caratteristiche un po’ da neri. Mio padre è nero, mia madre con gli occhi chiari. Sono nata a Rio, in mezzo alle persone dell’alta società. Mia madre dentro una casa ricca. Ho vissuto un po’ di preconcetto razziale, rifiuto, anche nella famiglia. I miei stessi fratelli mi dicevano, “tu non sei figlia della mamma!” Io sentivo l’ostilità dei ricchi, il disprezzo delle persone. Quando [in quella chiesa] sentivo parlare di Dio io ero confusa. Sono tornata a casa ho detto, “Papà, chi è Dio?”. E non mi sono mai dimenticata che mio padre ha messo le mani nelle tasche e ha detto, “Dio è i soldi in tasca! Se tu non lavori non sarai mai niente”. Proprio da questi insegnamenti confusi ho iniziato a vivere tra due verità.
Ho detto, “Come minimo questa storia di Dio c’entra con i soldi. Ma se esiste Dio, io lo odio”.
Io sto raccontando questa storia per tante persone… raccontare un sentimento ostile verso Dio, che è nato nel cuore di una bambina prima ancora dei dieci anni.
Io ho detto a Dio, “Signore, io non voglio più raccontare del mio passato, voglio raccontare alla gente di quanto sono grata per ciò che Tu hai fatto, per la Tua bontà verso di me!” Ma Dio mi ha detto, “No, vai, e racconta a tutti quelli che troverai, non perché vedano la miserabilità dell’essere umano, ma perché capiscano che Io amo, perdono, riscatto e trasformo anche le persone che mi odiano”.
Possessioni violente
Da quando quel sentimento di odio verso Dio è entrato nel mio cuore, io mi svegliavo di notte, e una volta c’era un uomo vestito di nero vicino al mio letto. Dal primo istante ho pensato, “sarà un ladro”. Ma oggi io so che quello veramente era il grande ladro delle anime. Era un uomo con un volto scuro che mi ha risposto, “Io sono il diavolo”. Io sono svenuta; durante tutta la mia vita, tutto il resto della mia vita, dovunque andavo, quell’uomo era vicino a me. E lui era sempre materializzato vicino a me. Io lo vedevo e dicevo, “Mamma, è qui vicino a me!” E mia mamma mi diceva, “Non c’è nessuno, smettila”. E quell’uomo rideva, e un giorno ha invaso il mio corpo. Quando lui invadeva il mio corpo, sei uomini non potevano trattenermi. Io ero un caso sgradevole, i miei fratelli non volevano stare vicino a me, dicevano, “Ma tu hai visto qualche film d’orrore”. Io non riuscivo a vedere i film d’orrore perché io mi sentivo protagonista di un orrore; era dentro di me.
A tredici anni d’età, mentre stavo cercando, volevo che queste manifestazioni finissero, sono arrivata al candomblé, dove si fa la magia nera, dove c’erano le più grandi autorità della magia nera. Sono andata a cercare la risposta in questo posto. Un uomo toglie una tovaglia, mi fa un segno di riverenza. Io svenni, e recuperai i sensi la mattina seguente. Quando mi sono svegliata, mia mamma preoccupata mi ha chiesto, “Ma tu non stai sentendo niente?” Ha detto, “Figlia, sono entrati dei demoni dentro di te”. Io avevo solo tredici anni, ma Satana non ha… badato a questo.
Sono andata a bussare dai [praticanti di una specie di magia nera]. Ma il Salmo 42 dice, “Un abisso chiama un altro abisso”. Invece di non avere più queste manifestazioni, peggioravano. Adesso era entrato in me un’entità che si chiama [pronuncia un nome], uno spirito di seduzione. Io che ero timida, invece ho iniziato ad avere una personalità promiscua. E dal momento che ho avuto questo carattere strano, mia madre non sapendo come fare, proprio perché il mio carattere era orribile, ha detto, “Maledetta l’ora che ti ho messo al mondo”. Ma nella mia adolescenza, i miei genitori mi correggevano, mi insegnavano le cose giuste, ingiuste, mi dicevano anche più delle cose non giuste. Mio padre era un boemio, suonava, era un musico. Mio padre mi diceva, “Vai a comprare della birra per i miei amici”. Ma nella mia epoca i bambini non bevevano, le ragazze non bevevano. Ma quando mio padre beveva e lo vedevo, io ho iniziato a coinvolgermi nell’alcolismo anch’io. Lui beveva con gli amici e anch’io, a tredici anni ho iniziato a bere, sono entrata profondamente nell’alcolismo. Proprio come dice la Bibbia, un abisso chiamava un altro abisso.
Io iniziavo a bere e ero spinta a cercare il gusto, volevo assaggiare tutti i tipi di bibite. Anche le sigarette, ero attirata anche dalle sigarette; ho preso per la prima volta un sigaro per la strada, e Satana ha iniziato a usare anche queste cose. Io ho detto, “Questo non è così brutto. Mio padre beve, fuma, anche i suoi amici”. E io a tredici anni… uno sta crescendo a tredici anni… ho iniziato a bere, ero inondata da queste cose; ero sempre in giro, nei bar, anche se non era comune che una ragazza quarant’anni fa andasse in un bar a bere o a fumare. Ma per me era irresistibile. Io entravo nei bar, le persone erano spaventate di vedermi, ma era l’epoca della Cuba Libre, rock, e così via. Io sentivo spesso questo, e sono caduta nel più profondo abisso.
Nei carnevali c’era una cosa che si chiamava “lanciaprofumo”, una specie di droga. Mio padre annusava questa cosa, e anch’io ho detto, “anch’io voglio sentire questo”. Ho provato la droga, la mia mente era così leggera, avevo una sensazione strana, sembrava che camminavo sulle nubi, ed è così che sono entrata anche nel mondo dei vizi. Ho sentito quel profumo, non riuscivo più a pensare, se mi sembrava di essere felice… Proprio in quel periodo dove una ragazza non avrebbe mai provato la droga o fatto queste cose, io a diciassette anni ero completamente viziata.
E ho avuto tre coma alcolici nella mia gioventù, proprio iniziati con un assaggio nel bicchiere di mio padre. E a vent’anni, io ero conosciuta da tutti, in tutti i bar. Anche i miei genitori avevano vergogna di me. Loro non sapevano che era stato proprio quel resto della birra di mio padre che mi ha attratto a quei vizi.
Anni ’60
Quegli anni sono conosciuti come un’epoca di forza, di felicità, un rock molto pazzo, capelli lunghi, musica di protesta, era pieno di droghe, era la voce della gioventù. I musicisti che rompevano le chitarre, cantavano proteste contro un sistema razziale, di razze diverse. Io ancora annusavo le droghe, andavo in queste feste… erano “gli anni d’oro”.
A Rio… io sono nata a Gavia, in una zona aristocratica di Rio, vicino Ipanema, Copacabana, [elenca altri luoghi]. La mia zona era proprio in mezzo a questi posti buoni, proprio l’alta società, tutti che arrivavano bevendo con rhum nella mano, perché quello faceva chic. E io facevo impatto, perché “è una ragazza che è appartenuta a tutte le nostre feste”, dicevano… “è molto conosciuta tra di noi”… C’erano addirittura delle ragazze che si buttavano, dopo aver bevuto, con tutta questa droga. Una ragazza si è buttata dal secondo piano. Tutti dicevano, “Dobbiamo goderci la vita, la gioventù, e vivere”. Le canzoni ci dicevano questo, le proteste, i movimenti… Di colpo arrivano anche i Beatles, che fumavano hashish, i Rolling Stones anche…
Tutto questo è entrato nella mia mente e mi ha proprio allontanata da Dio. Tutto questo mi ha coinvolto, io sono rimasta coinvolta con i ragazzi, le ragazze, il rock…
Quando avevo diciotto anni ero già una donna sconfitta, ero la vergogna della mia famiglia, la tristezza del mio sistema. La società diceva, “Quella donna non vale niente”. Una volta quella stessa società mi aveva spinto a fare questo, e poi mi hanno rifiutata.
Io già sniffavo, bevevo, facevo di tutto. Proprio in mezzo a tutto questo, ogni giorno io cadevo di più, fino a che sono diventata la ragazza del più grande spacciatore di droghe della mia zona, proprio in quegli anni. Anche se si chiamavano anni dorati per me non erano così.
Un giorno, dopo una festa, il mio fidanzato è stato sequestrato dallo squadrone della morte, e lo hanno colpito con cinquanta colpi. Tutti mi conoscevano, avevo veramente una brutta fama, e quando sono tornata nella mia zona, dopo che era successo questo al mio fidanzato, mi hanno chiesto, “Perché hanno ucciso il tuo ragazzo e a te no?” E io ho detto, “Perché io ho una protezione”. Avevo delle entità, spiriti di seduzione, spiriti maligni… Ma con il tempo, quando ho aperto gli occhi, ho capito che se la mia vita era rimasta illesa, non era perché dei demoni mi proteggevano. Ma questo, la mia vita, è costata il prezzo del sangue di Gesù. Dio che si è fatto uomo, la Parola venuta in carne, Colui che ha passato delle notti pregando, digiunando, Lui ha detto delle parole eterne, che ancora oggi garantiscono la liberazione di coloro che credono nella sua Parola.
Ma quei trenta ragazzi amici del mio fidanzato mi hanno dichiarato la morte. Quando tu sai che devi morire, in questo giro tutti sanno che devi morire. Tutti sapevano che io ero la prossima che doveva morire. E mi hanno detto, “Là c’è una donna che risolverà il tuo caso”. Mi stavano preparando già per avere un alto ruolo nell’ occultismo. Ma quando uno è cieco, tu vai dove ti dicono di andare.
Io sono andata in questo posto, dove mi hanno detto che c’era una donna che poteva aiutarmi.
Sacerdotessa di magia nera
Mi hanno dato un vestito nero e hanno acceso delle candele rosse e nere, hanno spento le luci. Una donna è entrata, tante persone erano là con la faccia per terra e iniziano a evocare, a fare un rituale strano con un crocifisso capovolto. Ho ascoltato qualcuno che ascoltava fuori, e ho visto un uomo che entrava materializzato. Un uomo che non aveva né la coda, non aveva neanche le corna. Era un uomo bello, ma nel [la registrazione si interrompe per un attimo] una persona non può immaginare. Questo uomo si è avvicinato e mi ha guardato e io l’ho riconosciuto: era quell’uomo che quando ero piccola mi picchiava ed era entrato nella mia camera. Era quell’uomo che era entrato dentro il mio corpo quando ero piccola. Lui passa e entra in quella camera. Ho iniziato a sentire qualcuno che rideva, e esce una donna vestita di nero con una corona, con un pugnale in una mano. E là in quel luogo c’era Lucifero, il principe dei demoni, che mi ha guardata e mi ha detto, “Tu!”. Io ero spaventata. Ha detto, “Io ti sto aspettando qua dal giorno in cui sei nata”. Quell’idea non mi è piaciuta, ma da quel momento mi invitano a fare un patto eterno di sangue. Questo patto è “privilegio” di pochi, dicono loro. Ma intanto, è relativamente comune tra quelli che hanno il successo artistico, culturale, politico e imprenditoriale. E secondo l’invito di quel principato mi ha fatto la più grande autorità di magia nera in Brasile. Un’autorità alla quale nessuno riesce a dire di no.
Lui stava aspettando e mi stava preparando per quell’incontro. Ho iniziato a lavorare con Lucifero, il principe dei demoni. Ho conosciuto come uccidere una persona senza muovere le mani. Io potevo distruggere un uomo, potevo farlo morire; potevo farlo diventare omosessuale, potevo distruggere anche una famiglia, anche le persone che erano buone. Io conoscevo il potenziale dei demoni, potevo distruggere qualsiasi cosa.
Ma una notte, dopo aver praticato la magia nera per molto tempo… non pensate che magia nera è una cosa per le persone semplici che non sanno né leggere né scrivere, è pieno di gente con un alto rango, con la migliore classe politica, in tutti i posti, persone che hanno anche molti soldi… queste persone cercano delle risposte, gloria, potere e fama. Cercano questa gloria che il mondo offre, proprio ai piedi dei principi dell’inferno.
Io ho iniziato a praticare questo. E una notte è successa una cosa particolare. In mezzo a una sessione di magia nera, una donna era furiosa, e dice, “Non la posso toccare!” Dice, “Io voglio uccidere una donna evangelica”. Io ho detto, “Bene”, perché là mi hanno insegnato a pregare contro gli evangelici. Mi hanno insegnato che gli evangelici erano un nemico per noi. Dovevano essere distrutti; sempre, quando era possibile, io dovevo distruggere chiunque si diceva evangelico. Perché loro mi dicevano, “Per via degli evangelici le entità non possono governare in questo luogo”. E quella donna inizia a parlarmi della sua vicina. Dice, “La mia vicina di casa è una fanatica! Lei non idolatra Maria, lei parla solo del suo Dio, dice sempre Alleluia, canta degli inni… La mia vicina dice che le nostre entità sono demoni. Lei è pretenziosa, e dice che va in cielo”.
Guardate l’importanza della testimonianza di un credente che cammina nella presenza di Dio. Mentre quella donna mi diceva, senza immaginare ho iniziato a stare attenta, quando lei mi ha detto, “La mia vicina è così pretenziosa, lei mi ha detto che devo accettare Gesù come mio Salvatore”. E io allora ho pensato, “Io imparerò e distruggerò i credenti”. Non ho mai immaginato però che il fondatore della Chiesa dei credenti, che l’autore e compitore della fede dei credenti aveva già dichiarato duemila anni fa che le porte dell’inferno non avrebbero prevalso contro la sua Chiesa. Alleluia, Cristo è la verità. Non c’è Dio come il Dio dei credenti. Io non ho imparato questo a un culto evangelico, ho imparato questo nella magia nera.
Quando quella donna inizia a menzionare il nome di Gesù, questo demone, Lucifero, va dietro di me e dice, “Basta!” Dice, “Io non posso toccare quegli evangelici. Loro hanno uno Spirito contro il quale io non ho potere”. Dentro quella sessione di magia io mi sono domandata, “Chi sarà il Dio di questi evangelici? Chi sarà lo Spirito che hanno gli evangelici?”. Ma io non sapevo, e per questo ho immaginato che loro erano i peggiori fattucchieri. Io potevo uccidere una persona entro ventiquattro ore volendo, però non potevo toccare gli evangelici.
Cari, dopo che ho conosciuto la verità, dopo che gli occhi della mia mente si sono aperti, io ho scoperto il segreto dei credenti. Ho scoperto perché tutto l’inferno insieme non può nemmeno contro un credente. Sapete cos’è? E’ perché ogni vero credente ha nelle porte della propria anima il marchio del sangue di Gesù. Ogni evangelico ha il nome scritto nei cieli, ha una sicurezza come nessuna autorità in questo mondo può avere. Ogni evangelico ha un angelo di Dio accampato attorno a sè. Ogni evangelico ha una promessa, come nel vangelo di Matteo il Signore dice, “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi”. Non è senza ragione che l’apostolo Paolo nel suo canto di vittoria nel capitolo 8 di Romani dice, “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?”. Ma io non sapevo queste cose.
In un’altra occasione ero proprio nell’abisso, coinvolta con tutti questi sacrifici, con tutte queste cose. Una notte ho partecipato alla morte di un imprenditore. Qualcuno è venuto e ha detto, “Vorrei uccidere il mio socio”. E ha parlato con Lucifero. Dopo sette giorni tutti [gli altri praticanti di magia nera] saltavano. Ho guardato quella scena macabra con dei sacrifici, candele rosse, nere. Gli ho detto, “Cos’è successo?” E hanno detto, “Quell’uomo contro il quale abbiamo pregato, è morto da due giorni. Io ho pensato, “Io non so se esiste l’inferno o il diavolo, ma se esiste io sicuramente sono vicina a questo”.
Fino a quel momento non avevo mai creduto né in Dio né nel diavolo né nell’inferno. Gli spiritisti non credono nell’inferno. Se conoscete lo spiritismo, sapete che parla della reincarnazione. I cattolici parlano di purgatorio. Altri dicono, “Se tu muori è tutto finito”. Ma io non ho mai creduto nell’inferno. Ma quando ho visto quella scena, io ho preso una decisione. Sono arrivata a casa e ho detto, “Mamma, mai più io praticherò la magia”. Ho rotto i miei altari e mia madre ha detto, “Tu non puoi, tu sei nata così, tu non puoi!”. Io voglio dirti, questa è una bugia del diavolo. Nessuno è nato per essere schiavo di Satana. Ho iniziato a buttare via tutto, tutto. Se qualcuno conosce lo spiritismo sa cosa sto dicendo. Avevo un sacco di immagini, vestiti, manuali… Ho buttato tutto dentro un fiume, pensando che se buttavo via, io ero libera dai demoni che erano dentro di me.
Ma in quella sera, io ero seduta sul mio letto. Quando di colpo, quell’uomo che entrava sempre nella mia camera come se fosse padrone della mia vita, entra… fino qui lui si presentava con dei nomi come delle entità con i nomi [elenca dei nomi]. In quella notte invece lui venne vestito di nero, con gli occhi e il viso pieno d’odio, ha messo il dito nel mio naso e ha detto, “Tu sei mia. Io sono il diavolo. Nessuno dei miei schiavi mi può abbandonare come vuoi fare tu”.
In quel momento ho cercato di reagire. Io avevo dei poteri, potevo uscire dal mio corpo, potevo ipnotizzare la gente, potevo fare varie cose, potevo entrare spiritualmente nella vita di persone, avevo tanti poteri. Ma in quel momento, lui metteva il dito nel mio naso e mi diceva, “Io sono Satana. Io sono Lucifero. Tu sei la mia schiava. Se tu provi ad abbandonarmi, io ti porterò all’inferno”. Ma io ho aperto la bocca e ho detto, “Mai più ti servirò!”.
Fino ad allora io non avevo mai creduto a queste cose. Lui mi prende alla gola, si apre la terra, come un abisso, e io inizio a cadere dentro. Ho iniziato a cadere nell’abisso. Vedevo le tenebre davanti a me. Tutto ciò che assomiglia all’inferno, peggio! Era come cadere in un buco… Io cercavo di trattenermi, ma io scivolavo in questo buco. C’erano delle pareti, e lui mi ha fermato e mi ha detto, “Guarda il tuo cadavere”. Io già mi vedevo verso l’inferno con il mio corpo morto. E lui mi ha detto, “Domani, domani morirai, e la tua anima sarà eternamente con me all’inferno”.
Le tenebre erano orribili, io continuavo a scendere nell’abisso, ma di colpo un nome è venuto nella mia mente. E mentre stavo andando nel fondo dell’inferno, ho detto, “Se esiste un dio più potente di Lucifero, io prometto che se lui mi salverà io lo servirò tutta la vita!”
Allora ho visto come il cielo, e una voce e una luce che veniva dall’alto, un qualcosa che veniva dall’alto, e mi ha tirato fuori da quell’abisso, e Lucifero è caduto. Sapete chi era, era un uomo che attorno a Lui c’era il fuoco, brillava come il sole, come un muro di fuoco. Quest’uomo era Gesù di Nazareth. [la registrazione si interrompe per qualche istante]
Quando l’ho visto cadere per terra, io non conoscevo la verità, io sono andata contro Lucifero e ho detto, “Vedi, sono più forte di te!” Volevo calpestargli la testa, ma lui ha detto, “Io non ho potuto portarti adesso, ma tu mi pagherai”. La Bibbia dice che il salario del peccato è la morte. Nessuno deve illudersi. Tutto ciò che l’uomo semina, lo raccoglierà.
Da quel momento Satana inizia ad aprire una battaglia contro di me, ciò che noi chiamiamo battaglia spirituale. Lui inizia a toccare la mia famiglia. Ogni sette giorni, uno della mia famiglia cadeva, o si deviava. Dopo tre settimane, mia mamma comincia ad avere una tubercolosi. Nella prima settimana ho sepolto un bambino che tempo prima avevo consacrato al diavolo. L’avevo consacrato a [dice un nome], che è un demone del Brasile.
Quando mia madre ebbe la tubercolosi, io sapevo creare la tubercolosi nelle persone, ma non sapevo come toglierla. Allora io stessa ho invocato il principe delle tenebre, e lui mi ha detto, “Vedi, che con me nessuno può?” Era materializzato. Ho detto, “Va bene, ma tua madre è una tua serva, perché vuoi portare via mia madre?” Lui ha detto, “Io distruggerò la tua famiglia, distruggerò te. Io non voglio avere niente con te. Io ti porterò all’inferno. Tu vedrai che con me nessuno può niente”.
Oggi, dopo tutto questo, dopo che ho conosciuto il Figlio del Dio altissimo, io so che contro Satana c’è solo Uno che ha tutto il potere, Uno che l’ha vinto, che l’ha svergognato, che l’ha esposto alla vergogna. E’ il Signore, che può liberare tutti coloro che Lo cercano con sincerità. Ma io ancora non sapevo queste cose.
E io ho chiesto misericordia al diavolo. Ti sto dicendo, non illuderti. Non cercare di fare accordi con Satana. Satana non ha misericordia di nessuno. Un giorno lui mi ha detto, “Tu devi salire su un ponte e buttarti da là. Io ti aspetterò. Quando tu cadrai là, cadrai sotto il treno, io porterò via la tua anima”.
Io non so se tu riesci a immaginare cosa sia per qualcuno lavorare per quindici giorni per poter riuscire ad avere i soldi per comprare la propria bara. Io nell’ultimo giorno di questi quindici, ho scritto tre lettere, e in una di queste lettere ho messo i soldi per la mia sepoltura. Era già notte, io dovevo uscire di notte per andare a lavorare, ma mi sarei buttata sotto un treno dal ponte. Volevo farla finita con tutto questo. Mi sono seduta sul letto, ho iniziato a pensare, ho detto, “Questa è l’ultima notte della mia vita, non voglio dormire”. Non so se tu riesci a immaginare cos’è l’ultima notte di un suicidio. La mia mente era come se ci fosse un martello.
E nella mia mente un pensiero mi diceva, “Tanto noi nasciamo per soffrire, nella vita non c’è niente di buono. Non c’è nessun gusto nel vivere”. E io pensavo a tutta la mia esistenza. Ma nella notte fonda, io pensavo a Dio e dicevo, “Ma è vero o è una bugia che esiste Dio?”. Allora arriva una voce dall’alto che mi dice, “E se ti dico che Dio esiste?”. Guardate bene, quando Dio si è avvicinato a me, distrutta, condannata dai demoni, Dio ha dovuto lavorare sugli insegnamenti di mio padre, che diceva, “Dio è i soldi nelle tasche!” E quando quella voce mi ha fatto la domanda io ho detto, “Se ci fosse Dio non ci sarebbe la guerra, la povertà… Non esiste Dio!”.
Guardate quello che fanno i demoni. Loro allontanano l’uomo da Dio, e accusano il Dio del cielo per tutti i disastri che sono i demoni che causano, dando la colpa a Dio.
E quella voce mi ha detto, “E se ti dico che c’è un Dio onnipotente?” Quando questa voce mi parla è come qualcosa che entra dentro il mio cuore, forte, ho avuto paura, e ho detto, “Se esiste un Dio così non gli piace una persona come me”. Mi venivano davanti i miei peccati, la stregoneria, i vizi, e ho detto, “Se c’è un Dio, a Lui non piace la gente come me”.
E per la terza volta quella voce soave, diversa dalle altre voci che avevo già sentito delle altre entità che conoscevo, quella voce mi ha detto, “Ma se io ti dico che esiste un Dio onnipotente che ti ama? Ti ama esattamente come tu sei”. Quello mi ha toccato. Quello ha rotto le mie resistenze, ho iniziato a piangere, e ho pensato, “Che buono se esistesse un Dio che amasse le persone come me… che bello se ci fosse un Dio che accetta persone come me”.
In quel momento, mentre piangevo, ho visto una luce enorme in mezzo alle tenebre. Esattamente quello che dice il vangelo di Matteo, stava succedendo in me: io ero quel popolo che camminava nelle tenebre, e quella luce è arrivata. Io ho tolto le mani dai miei occhi; non vedevo più la mia camera. Davanti a me, in mezzo a una luce forte, io non riuscivo neanche a guardare la luce… ho potuto vedere però in mezzo a quella luce, un trono bianco. Io ero in piedi, camminavo verso quel trono, ma sentivo queste entità, questi demoni, che subito prendevano possesso del mio corpo, e il mio corpo è caduto per terra. Vedevo il mio corpo come un serpente che camminava. Io cercavo di fare resistenza contro questo, ma entravano dei demoni dentro di me, tutte le entità entravano dentro di me, tante, tante entità, tutto ciò che era dal candomblé, da umbanda, da tutta la magia nera che ho fatto. Ho capito che chi era dentro di me era nemico di quel Dio che si manifestava nella luce. Però c’era quel Dio di luce che cercava di avvicinarsi a me.
Io ho iniziato a vedere la mia miseria. Ho iniziato a vedere che ciò che c’era dentro di me era nemico della luce. Io piena di angoscia ho detto, “Dio, ma perché sono nata! Guarda come sono! Guarda com’è la mia vita! Tu mi hai fatto nascere per soffrire così tanto?”. E ricordate, l’unica cosa che mi avevano detto è che Dio ha avuto un Figlio, e che quando Lui è venuto al mondo gli avevano dato oro, profumi, e mi dicevano che questo Figlio di Dio era morto affinché il mondo non finisse. Io non avevo affetto, ero proprio lo scarto della società.
E nella mia ignoranza, ancora pensando come una strega, ho pensato, “Se Dio ha un Figlio, il modo di colpirlo è offendere questo Figlio”. E io Gli ho detto: “Allora io ho sofferto di più del Tuo Figlio!”
Ho sentito una mano che mi toglieva dalla terra, e io ho detto, “Forse Dio vuole uccidermi perché ho parlato contro suo Figlio”. Ma era diverso. Il Dio altissimo mi stava portando a un luogo di salvezza. Mi ha messo in piedi; ho sentito un’aria… io ho pensato, “Qualcuno mi sta portando da qualche parte”.
Ho aperto gli occhi: ho visto un luogo diverso. Ho visto delle strade piccole, una piazza grande, un palazzo grande… ho detto, “Cosa faccio in questo luogo? Che luogo è questo?”
E c’era una moltitudine che gridava. E io dicevo, “Cosa sta succedendo, vicino a queste scale?”. E ho visto la scena che ha cambiato il futuro della mia anima.
C’erano tante persone che dicevano, “Non avvicinatevi”. Erano dei soldati, come i soldati romani. Vedo come un’uomo che si alza, guarda una colonna [un asse, un tronco]. C’era un uomo attaccato là, e lui dice, “Cosa devo fare con Gesù di Nazaret?”. E io confesso a voi, fino a quel momento io conoscevo solo delle entità della magia nera. Conoscevo tutte le entità. Ma non avevo mai sentito parlare di questo Gesù di Nazaret. Ho cercato di guardare, “Chi è su questa colonna?” Era pieno di soldati romani… questo uomo era attaccato a questa colonna. Io non riuscivo a vedere la sua faccia. Ho iniziato a urlare, e io dicevo, “Crocifiggilo!”, anch’io lo dicevo. Pensavo, “Ma cosa faccio in questo luogo? Cosa c’entro con quest’uomo? Che cos’è questa scena?”.
Ho guardato indietro, e ho cercato di vedere chi era là. Ho visto tutti i miei amici, tutti quelli che erano con me nella magia nera, quelli che bevevano con me, che erano nelle feste, che si prostituivano, tutti erano là con me. E tutti urlavano, “Crocifiggilo!”, anch’io dicevo, “Crocifiggilo!”, ma pensavo, “Cosa c’entro con questo?”. Io non sapevo che per via della mia vita di peccati, anch’io facevo parte della moltitudine che ha condannato il Figlio unigenito di Dio a morire sulla croce del Calvario.
Ma quando ho visto quel giudice che si lavava le mani, quando vedevo la moltitudine che saliva le scale, i soldati che lo portavano, anch’io che vedevo questo, vedo questo posto grande, vedo quando prendono quest’uomo, lo legano a una colonna, come facevano con i soldati. Vedo un soldato che inizia a picchiare Gesù. E vedo quell’uomo che soffre, e il popolo che grida, e quel soldato che continua a flagellare quell’uomo. Io vedevo il suo volto, vedevo la pazzia della gente. Vedevo gli occhi di quell’uomo, come soffriva. Io lo guardavo, guardavo quello strumento con cui lo picchiavano. C’era un pezzo di legno con tante cose di cuoio attaccate, e c’era un pezzo di ferro, e quando picchiavano quell’uomo, io vedevo la carne di quell’uomo che veniva via. Vedevo gli occhi di quell’uomo, i pezzi della sua pelle che cadevano, e sangue che cadeva da ogni parte. E lui che aveva gli occhi pieni di dolore, e quello strumento con cui continuavano a picchiarlo, e portava via la sua carne.
Lui però non parlava, non diceva una parola. Io dicevo, “Perché lui non bestemmia, non inizia a difendersi?” Io non sapevo che erano i miei peccati che lo stavano castigando. Che era la mia come strega, una vita di vizi… Io vedevo che quell’uomo muoveva le labbra; io dicevo, “Starà pregando? Un uomo che viene distrutto sta pregando?”. Io sono qua per dirti, che durante tutto il tempo del suo martirio, Gesù di Nazaret, il Figlio del Dio altissimo, ha pregato per noi, ha pregato per me, ha pregato per te, e stava pregando già dicendo, “Dio, abbi misericordia di quell’anima, di quella vita”. Mentre muoveva le labbra io dicevo, “Come fa a pregare in questo momento? Come fa a pregare in questo momento?” Lui muoveva le labbra… ho iniziato a vedere la carne che cadeva, la schiena tutta distrutta, vedevo il soldato che si allontana, vedevo quell’uomo debole, ho visto mentre hanno legato le sue mani dietro, dove lo picchiavano in faccia, sputavano addosso a lui, lo picchiavano, gli davano calci. E vedevo quell’uomo che stringeva gli occhi per il dolore. Ho visto quell’espressione di dolore, e ho visto nel volto di Gesù, il Figlio del Dio altissimo, mentre lo picchiavano… non era come lo vedi nei quadri, era una faccia distrutta, piena di ematomi, sangue che scendeva dal naso, dalla bocca, e continuavano a picchiarlo. Il sangue, gli sputi, era una cosa orribile, non volevo più vedere quello. La gente applaudiva mentre picchiavano quell’uomo, ma lui non apriva la bocca. Ho visto dei soldati che sono tornati, portavano una specie di cuscino. Vedevo una corona con queste spine grandi intrecciate, di tre centimetri. Vedevo uno che alza la testa di quell’uomo e gli mette quella corona. Ho visto che lo picchiavano ancora in testa, vedevo le spine, vedevo l’espressione di dolore, vedevo quell’uomo che si raccoglieva, e il sangue che scendeva dal suo volto disfatto, la moltitudine che applaudiva… Io non sopportavo più, non ce la facevo più a vedere così tanta sofferenza, e ho detto, “Basta, non fate più così, questo è il Figlio di Dio! Lui non merita questa sofferenza!” E ho detto, “Dio, io sono una strega!” E tutti mi hanno guardato, e per la prima volta, in quella scena, quell’uomo così disfatto, così pieno di sangue, ha aperto gli occhi, e mi ha guardato. Io non so se tu riesci a capire! Gesù, il Figlio di Dio, stava guardando direttamente verso di me. E pensavo, “Lui avrà odio verso di me, perché Lui ha sofferto molto”.
Ma voglio dirvi una cosa: non ho mai visto uno sguardo così pieno d’amore, così pieno di bontà, così pieno di misericordia. Io ero catturata da quello sguardo, era lo guardo di Gesù. Lui per la prima volta mi guarda e mi dice, “No, figlia mia, Vilma”. Io mi sono spaventata, ho detto, “Dio mi conosce, Gesù sa il mio nome! Io non sono allora un vegetale, non sono una cosa, io non sono allora il prodotto dell’evoluzione”. Lui mi ha detto, “No, Vilma. Io ho sofferto tutto questo e sono morto per amore di te”. E Gesù ha teso le mani verso di me, e quando io stavo per buttarmi ai suoi piedi, ho aperto gli occhi, ed ero ancora nella mia camera. L’orologio mi stava svegliando: era l’orario che avevo messo per poter andare a buttarmi sotto il treno.
Ma io voglio confessarvi che davanti allo sguardo del Principe della pace, del Signore dei signori, di Colui che era, che è, e che verrà potentemente, quella strega è morta; io mi sono buttata a terra e ho pregato per la prima volta a Dio.
Non avevo mai fatto una preghiera, mai. In quel momento mi sono buttata per terra e ho detto, “Dio, la mia vita è tutta distrutta! Non c’è più niente, non ho più soldi, la mia vita non vale più niente! Ma io ho capito una cosa oggi, il Tuo Figlio Gesù ha sofferto ed è morto per me, e per questo io voglio dare oggi la mia vita, il resto di ciò che ho, perché Lui possa fare ciò che vuole con la mia vita”. Quando mi sono alzata, io ero già una nuova persona. Lo sguardo di Gesù di Nazaret era su di me. Ho cercato i demoni attorno a me: loro non erano più là, perché il sangue di Gesù era sceso anche su di me.
Sono andata fino alla cucina. Mia mamma che era tubercolosa, stava male. Quando per la prima volta ho predicato il Vangelo, per la prima volta nella mia vita, avevo gioia, era qualcosa di buono, qualcosa di buono proprio, dentro… ho detto, “Mamma, oh mamma, Gesù ha sofferto ed è morto per me! Questo Gesù ha sofferto ed è morto per me!” E questo Gesù meraviglioso ha restaurato la salute di mia madre, ha cambiato il quadro della maledizione. Quando Gesù è entrato nella mia vita, è finita la maledizione della magia nera. La maledizione di tutta la magia, magia bianca, magia nera, perché il sangue di Gesù è la nostra bandiera di vittoria.
Io non sapevo come ringraziare questo Dio. Ho dato la mia vita a Lui come regalo, e Gli ho promesso, “Dovunque tu mi manderai, non importa dove, io non mi vergognerò di Te. Anche se non ho un bel passato, io non mi vergognerò di essere ancora un’altra testimone del Figlio del Dio altissimo, l’unica via che può condurre veramente l’uomo a una vita di pace”.
Ho dedicato la mia vita completamente al Vangelo del Signore Gesù Cristo. Io ho l’onore e il privilegio di annunciare la Parola del Signore onnipotente. Stavo viaggiando e partecipando in molti incontri a livello nazionale. Ho viaggiato per l’America del Sud, e ho visto in tutte queste nazioni la gloria di Dio, l’onore, ancora oggi è lo stesso Gesù di anni fa, è lo stesso Gesù che ha riscattato me quella notte. Ho avuto la benedizione di partecipare a evangelizzazioni, a tante missioni, come Porte Aperte, tante missioni nel mondo. Il Signore mi ha benedetto con tanta misericordia. Ha restaurato la mia struttura familiare. Oggi io sono una felice madre di cinque figli, hanno tutti nomi biblici. Sono sposata con un pastore evangelico, siamo membri di una chiesa evangelica in Rio. Mio marito è pastore, io sono una missionaria. Il Signore è buono ed è fedele, e ha aperto tante porte per il futuro. Stiamo anche andando in Europa, in Africa, dovunque il Re delle nazioni ci manderà. Noi non ci vergogniamo del Vangelo, perché so che è la potenza di Dio per salvare tutti coloro che credono.
Che Dio possa benedirvi. Cristo Gesù, la Persona più gloriosa, il più grande amico, l’Uomo più importante, la Persona più cara. Guardate, quella mamma che tante volte ho visto piangere, quella mamma che aveva maledetto il giorno in cui sono nata, ho visto la stessa mamma dire, “Grazie a Dio che Lui mi ha dato una figlia come te!”. Mio padre, che per settant’anni non ha mai creduto in niente, un giorno guardando me mi ha detto, “Figlia mia, io non ho mai creduto in nessuna religione, in nessuna storia, ma guardando te, io devo dire, esiste un Dio che trasforma le persone!”. E il mio papà mi ha detto, “Presentami il tuo Dio!” Ho avuto l’onore di condurre mio padre a Dio, perché anche lui fosse lavato dal sangue di Gesù. Gesù ha cambiato la mia storia. Io oggi sono una serva del Dio altissimo. Anche se ho ricevuto tanti titoli di onorificenza, il titolo più grande è essere un servitore di Dio. L’onore più grande è chiamare il Dio della Bibbia il mio Dio. E’ meraviglioso. Chiamare il Dio che ha creato tutte le cose, chiamarlo il mio Dio.
Lui è accessibile a tutte le persone. Lui è ancora con le braccia aperte, e ogni volta che mi ricordo delle sue parole, calde, amorose, eterne, che dice nel capitolo 11 del vangelo di Matteo, “Venite a me, tutti voi che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete il mio giogo, imparate da me, io sono mansueto e umile di cuore, e in me voi troverete riposo per le vostre anime”. Gesù è la via, non c’è un altro nome. Quello che importa è che tu puoi essere salvato. Apri il tuo cuore a Gesù, permetti a Gesù di prendere il controllo della tua vita.
Io non ho più demoni, non sono più una strega, sono oggi missionaria, missionaria dell’Evangelo di Gesù Cristo. Posso dormire e riposare in luogo sicuro, perché il salmista dice, il Signore è la tua protezione. Non temerò di giorno e neanche di notte, perché il Signore è il mio guardiano.

LEI L’HA FATTO PER ME by David Wilkerson


wilkerson“Ed ecco una donna della città, che era una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato. E, stando ai suoi piedi, di dietro, piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi e ad asciugarli con i capelli del suo capo; e glieli baciava e li ungeva con l’olio profumato…Poi, [Gesù] volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato dell’acqua per lavare i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i capelli del suo capo. Tu non mi hai dato neppure un bacio; ma lei da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai unto il capo di olio; ma lei, ha unto i miei piedi di olio profumato” (Luca 7:37-38, 44-46).

Hai mai lavato i Suoi piedi con le tue lacrime? Sei mai andato a Lui senza chiedere nulla per te stesso o per il tuo ministero o la tua famiglia? Sei mai andato soltanto per spargere su Lui un dono d’incenso, un vaso d’alabastro d’amore e adorazione? Ascolta il grido del Suo cuore: “Non mi hai dato alcun bacio. Nessun’acqua per i Miei piedi stanchi! Ma lei ha fatto questo per Me!”

In Matteo 26, un’altra donna andò a Gesù e sparse del profumo sul Suo capo mentre Lui sedeva per mangiare. I discepoli nel vedere ciò dissero con indignazione, “Perché mai questo spreco? Quest’olio, infatti, si poteva vendere a gran prezzo e darne il ricavato ai poveri” (Matteo 26:8-9). Noi siamo proprio come quei discepoli; pensiamo sia tempo sprecato stare soli con Lui e ministrare ai Suoi bisogni quando così tante persone povere e sofferenti hanno bisogno del nostro tempo e delle nostre richieste in preghiera. Gesù disse, “Perché mai infastidite questa donna? Ella infatti ha compiuto una buona azione verso di me. Perché avrete sempre i poveri con voi, ma non avrete sempre me” (Matteo 26:10-11). In pratica stava dicendo, “Lei l’ha fatto per me!”

TRASCORRERE DEL TEMPO CON GESÙ by David Wilkerson


421503_306530242741235_1006760537_nPerché Gesù disse, “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente” (Matteo 6:6)? Perché il Signore desidera l’intimità. Egli vuole stare da solo con l’amore del Suo cuore! Molti pregano e non si perdono una sola riunione di preghiera. Andranno a tutte le riunioni in casa – ed è sicuramente scritturale che due o tre si radunino per pregare. Ma il Signore ci richiamerà e ci sussurrerà, “Vieni da solo – chiudi la porta – lascia che siamo solo noi due”. La preghiera segreta, nella propria stanza, è la cosa più intima che tu possa condividere col tuo Signore. Se non hai questo tipo di rapporto, non Lo conosci davvero bene.

Senza intimità con Gesù, persino le tue buone opere possono diventare malvagie: “Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?”. E allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità” (Matteo 7:22-23). Cosa sta dicendo Gesù? La chiave è, “Io non ti conosco”. Non c’è stata intimità; alcuni agiscono incredibilmente nel Suo nome senza davvero conoscerlo. Ciò significa che possiamo restare così intrappolati nel fare il bene, nei programmi, nell’aiutare gli altri, che perdiamo il contatto con Gesù.

Quando trascorriamo del tempo da soli con Lui, pensiamo mai ai Suoi bisogni? Gesù è diventato uomo con tutti i bisogni di un uomo, incluso il bisogno di amicizia e amore. Egli ha provato il disprezzo, non ha mai messo da parte la Sua umanità. Gesù è Dio ma anche un uomo. Essere sensibile alle nostre infermità significa che Egli ancora avverte le ferite e i bisogni degli uomini. Di recente pensavo, “Signore, quand’eri sulla terra, hai mai chiesto a qualcuno se Ti amasse semplicemente per quello che sei – come Gesù l’uomo?” Guarda le moltitudini che Lo pressavano da tutte le parti, gridando per avere aiuto, misericordia, vista, guarigione, cibo, segni e prodigi. Egli li vedeva come pecore senza pastore; Egli udiva il loro grido e piangevano. Ma pochi andavano a Lui senza chiedere nulla – davvero pochi andavano a Lui solo per amarlo.

I MIEI OCCHI HANNO VISTO LA TUA SALVEZZA


1381307_605105746217015_489466585_n

“Ecco,questi non sono che gli estremi lembi della sua opera. Non ce ne giunge che un breve sussurro. Ma il tuono delle sue potenti opere chi può comprenderlo?” (Giobbe 26:14).

Avete mai assistito a quel programma televisivo, in onda un po’ di tempo fa, dove le persone sfidavano se stesse sottoponendosi a dure “prove”,fino ad arrivare al loro limite di sopportazione? Quando non ce la facevano più,interrompevano la prova, a volte strillando forte dallo sforzo e per la fatica!Ora,mi domando,e chiedo a quanti di voi hanno letto il “libro” di Giobbe (se non lo avete letto, potreste avere ora l’opportunità!), se abbiamo mai conosciuto qualcuno che abbia mai subito tutte le prove che subì Giobbe, tutte insieme, rappresentando la prova più dura e insopportabile di tutti i tempi! Non ho nemmeno mai visto nessun partecipante a quella trasmissione che abbia mai sopportato volontariamente un decimo della sofferenza di Giobbe! Eppure,leggendo la “poesia” di lode alla grandezza di Dio di Giobbe mi chiedo: “Quanto è grande Dio?”, “quanto conosco io la grandezza di Dio? “Quanto io lodo la Sua grandezza?”

I nostri occhi non possono contenere la grandezza di Dio,ma ciò che essi possono vedere,come dice Giobbe, “sono solo gli estremi lembi della Sua opera”. Anche l’apostolo Paolo afferma: “Quanto inscrutabili sono i tuoi giudizi e investigabili le tue vie” (Romani 11:33). E allora cosa fare davanti a tale immensa grandezza?Continuiamo con fede il nostro cammino in questa vita terrena,ricerchiamo il Signore e viviamo secondo la Sua volontà,adorandoLo e lodandoLo,come fece Giobbe,anche e soprattutto nei momenti difficili, cantando “che grande Dio è il nostro Dio e un giorno, il giorno del Signore,perseverando nella fede, vedremo finalmente la “reale” grandezza Sua, perché Lo incontreremo e con Lui vivremo per l’eternità.

Come viviamo il nostro essere discepoli di Cristo? Seguire pienamente il Signore


ALBEROL’esempio di Caleb costituisce per la nostra vita ed il nostro cammino con il Signore un motivo di costante invito a riflettere sul modo in cui stiamo seguendo il Signore: siamo consacrati a Lui in modo pieno e totale oppure abbiamo ancora remore ed ostacoli che ci portano a seguirlo in modo sporadico e stentato? Dalla risposta che daremo a questa domanda, non a parole ma con la nostra vita pratica di tutti i giorni, dipenderà la qualità del nostro essere discepoli.

Introduzione.

«I miei fratelli, che erano saliti con me, scoraggiarono il popolo, ma io seguii pienamente il SIGNORE, il mio Dio. In quel giorno Mosè fece questo giuramento: “La terra che il tuo piede ha calcata sarà eredità tua e dei tuoi figli per sempre, perché hai pienamente seguito il SIGNORE, il mio Dio”. Per questo Caleb, figlio di Gefunne, il Chenizeo, ha avuto Ebron come eredità, fino a oggi: perché aveva pienamente seguito il SIGNORE, il Dio d’Israele» ( Giosuè 14:8,9,14).

Per una migliore comprensione leggere tutto il brano dal verso 6 al 14.

Il discorso che Caleb rivolge Giosuè, si colloca all’inizio della spartizione di Canaan fra le tribù d’Israele. Dall’uscita dall’Egitto erano trascorsi 47 anni (40 anni di peregrinazione nel deserto e 7 per la conquista del paese).

Caleb ricorda brevemente quello che era successo a Cades Barnea (Numeri capitoli 13 e 14; Deuteronomio 1: 19-46), località del deserto presso il confine meridionale del paese di Canaan, appena due anni dopo l’uscita dall’Egitto.

Dodici esploratori, tra cui Caleb e Giosuè, erano stati inviati a esplorare il paese di Canaan.

Dopo 40 giorni erano tornati facendo una relazione entusiastica per ciò che riguardava le risorse agricole, ma alquanto pessimistica, da parte di dieci di questi esploratori, circa le possibilità della sua conquista a causa delle fortificazioni inespugnabili attorno alle città e per la presenza di uomini giganti ( Numeri 13:30-33).

In definitiva, il popolo, per paura e per poca fede, si era ribellato a Dio e a Mosè, rifiutandosi di proseguire e minacciando addirittura di lapidare Mosè, Aaronne, nonché Caleb e Giosuè, gli unici due esploratori che avevano cercato di incoraggiare il popolo a proseguire.

Per punizione, Dio li aveva costretti a peregrinare nel deserto per altri 38 anni, fino a quando tutte le persone della generazione adulta di quelli che erano usciti dall’Egitto fossero morte di morte naturale.

Solo i loro figli, assieme a Caleb e Giosuè, sarebbero entrati nel paese promesso (Numeri 13, 14; Deuteronomio 1:19-46).

In quell’occasione Dio aveva promesso a Caleb, non solo che sarebbe entrato nel paese di Caanan, ma che avrebbe posseduto come eredità il territorio che egli aveva calpestato durante l’esplorazione: proprio quello dove risiedevano i giganti (Giosuè 14:9-12; Deuteronomio 1:36; Numeri 14:24).

Punti di riflessione:

Due modi di seguire il Signore: pienamente o stentatamente.
Chi «segue pienamente il Signore» lo serve con sincerità di cuore (vv. 7,8).
Chi « segue pienamente il Signore» riceve la promessa di una eredità (v. 9).
Chi « segue pienamente il Signore» entra in possesso dell’eredità (v. 14).

Due modi di seguire il Signore

Nei versi 8,9,14 e anche in Numeri 14:24 e in Deuteronomio 1:36 è detto che Caleb «seguì pienamente il Signore». Questo comportamento caratterizzò tutta la sua vita e costituisce il filo conduttore che ci permette di capire le ragioni dei suoi successi.

Confrontando il suo cammino con quello degli altri esploratori e di tutto il popolo, risultano evidenti due modi distinti di seguire il Signore da parte dei credenti: si può seguirLo in modo pieno oppure in modo stentato.

v Seguire il Signore in modo stentato. Consideriamo prima questo modo, tipico, purtroppo, in quel tempo, dalla stragrande maggioranza. Il popolo seguiva Dio senza troppa convinzione, spesso sbuffando, a volte rimpiangendo di aver lasciato l’Egitto, o, in alcuni casi, come a Cades Barnea, addirittura ribellandosi a Lui (Deuteronomio 1:26,27) e accusandoLo di odiarli. Dio li perdonò (Numeri 14:19,20)

Applicazione.

Anche noi se seguiamo pienamente il Signore, cioè rimaniamo uniti strettamente a Lui nel nostro cammino, riceveremo abbondanza di grazia e porteremo molto frutto. «Chi dimora in Me e nel quale Io dimoro, porta molto frutto…» (Giovanni 15:5).

«Seguire pienamente il Signore»: l’apostolo Paolo lo spiega quando scrive ai Colossesi: «…come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in Lui; radicati, edificati in Lui e rafforzati dalla fede…» (Colossesi 2:6,7).

L’apostolo Pietro, sapendo che «…seguire pienamente il Signore», spesso comporta sofferenze e difficoltà, scrive così: «…anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le Sue orme».

Chi segue pienamente il Signore Lo serve con sincerità di cuore (vv. 7,8)

Dopo aver considerato, in termini generali, i due modi di seguire il Signore da parte dei credenti, prendendo lo spunto da ciò che successe a Cades Barnea, vediamo ora un po’ più nei dettagli ciò che significò per Caleb seguirLo pienamente.

«Io avevo quarant’anni quando Mosè, servo del SIGNORE, mi mandò da Cades-Barnea a esplorare il paese e io gli feci la mia relazione con sincerità di cuore. I miei fratelli, che erano saliti con me, scoraggiarono il popolo, ma io seguii pienamente il SIGNORE, il mio Dio» (Giosuè 14:7,8).

v Svolse l’incarico ricevuto e fece la sua relazione «…con sincerità di cuore», cioè con diligenza, correttezza e lealtà.

v Si dissociò, assieme a Giosuè, dal comportamento disfattista degli altri dieci esploratori che, per paura e per mancanza di fede, scoraggiarono il popolo e screditarono il paese che avevano visitato, dicendo che non sarebbero mai riusciti a conquistarlo (Numeri 13:31-33).

v Al contrario, Caleb cercò di calmare gli animi ed incoraggiare il popolo (Numeri 13:30; 14:6-9), senza per altro riuscirci, anzi rischiando di essere lapidato con Giosuè, Mosè e Aaronne (Numeri 14:10).

Applicazione.

A volersi mantenere fedeli al Signore, in certe situazioni, può succedere di rimanere soli o quasi, perché la maggioranza dei credenti la pensa diversamente. Si tratta di eventi molto sofferti, perché ci si dissocia dagli altri, può venire assalito, ad un certo punto, dal dubbio che forse sono gli altri ad essere nel giusto e lui nel torto. Il Signore però non abbandona quel servitore che, per esserGli rimasto fedele, viene abbandonato da tutti e anche disprezzato.

Gesù stesso si trovò in questa situazione (Giovanni 16:32; Matteo 26:56) e così molti profeti e uomini di Dio. Ricordo le parole dell’apostolo Paolo in quella che è probabilmente l’ultima lettera da lui scritta:

«…nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato… il Signore però mi ha assistito e mi ha reso forte, affinché per mezzo mio il messaggio fosse proclamato…» ( 2Timoteo 4:16,17)..

Chi segue pienamente il Signore riceve la promessa di un’eredità (vv.9; Deuteronomio 1:36; Numeri 14:24)

Caleb fu costretto a rimanere nel deserto con gli altri ancora per 38 anni, ma a differenza di loro, ricevette da Dio la promessa di entrare nel paese di Canaan e ricevere la sua parte di eredità.

«In quel giorno Mosè fece questo giuramento: “La terra che il tuo piede ha calcata sarà eredità tua e dei tuoi figli per sempre, perché hai pienamente seguito il SIGNORE, il mio Dio”» (Giosuè 14:9).

Applicazione.

Ai credenti che seguono pienamente il Signore e lo dimostrano nel compiere i servizi loro affidati «di buon animo» (Colossesi 3:23), l’apostolo Paolo dice: «…sapendo che dal Signore riceverete per ricompensa l’eredità» (Colossesi 3:24).

Lo stesso apostolo, nella lettera agli efesini, innalza a Dio una preghiera a favore di questi credenti, dicendo: «…che Egli illumini gli occhi del vostro cuore…affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della Sua eredità che vi riserva tra i santi» ( Efesini 1:18).

L’apostolo Pietro, a proposito di questa eredità, precisa che è: «una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile…conservata in cielo per noi» (1 Pietro 1:4).

Cari fratelli e sorelle, come Caleb accolse con gioia la promessa del Signore e ne mantenne vivo il ricordo per 45 anni (Giosuè 14:10,11), così anche noi manteniamo viva la speranza (1 Pietro 1:3) della nostra eredità, seguendo l’invito di Paolo: mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza (Romani 15:4).

Chi segue pienamente il Signore entra in possesso dell’eredità (vv. 13,14)

«Per questo Caleb, figlio di Gefunne, il Chenizeo, ha avuto Ebron come eredità, fino a oggi: perché aveva pienamente seguito il SIGNORE, il Dio d’Israele » (Giosuè 14:14).

È interessante leggere i versetti dal 10 al 12 di questo capitolo 14 di Giosuè, dove Caleb, nonostante fossero passati 45 anni dal giorno in cui Dio gli aveva fatta quella promessa e pur avendo ora 85 anni, si sente ancora di dire: «…oggi sono ancora robusto com’ero il giorno in cui Mosè mi mandò…», pronto per prendere possesso dell’eredità.

Forse a qualcuno di noi non è concesso di mantenere così a lungo le energie fisiche come Caleb, ma sicuramente possiamo come lui conservare le energie spirituali e mantenere viva la promessa dell’eredità.

«… anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno » (2 Corinzi 4:16).

Nel giorno in cui entreremo in possesso della nostra eredità, conservata nei cieli, certamente le nostre forze spirituali saranno talmente grandi da trarre il massimo beneficio e la massima gioia dalle cose gloriose che il Signore ci donerà.

Se il pieno possesso dell’eredità avverrà nel cielo, già ora ne godiamo in parte.

Basta pensare al dono della salvezza, al perdono, alla redenzione, al fatto di essere stati «messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce» (Colossesi 1:12), «liberati dal potere delle tenebre e trasportati nel Regno del Suo amato Figlio» (Colossesi 1:13).

«La sorte mi ha assegnato luoghi deliziosi, una bella eredità mi è toccata» (Salmo 16:6).

Un prezioso anticipo della nostra eredità è la presenza dello Spirito Santo in ognuno di noi, come precisa Paolo nell’epistola agli Efesini: «…avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria » (Efesini 1:13,14).

L’albero caduto


1380143_643529595679576_605499269_nQuando l’apparenza inganna era bello esteriormente, ma dentro…

C’era una volta un grande e magnifico albero secolare.

Era l’orgoglio degli abitanti della zona.

Molti turisti venivano per ammirarlo e fotografarlo, tanto era imponente.

In primavera le sue chiome si rivestivano di tenere foglie che poi diventavano rifugio di tanti nidi e che, quando il sole picchiava in estate, procuravano ombra ai passanti.

Un giorno un ciclone si abbatté su quella zona e il grande albero cadde miseramente, mentre altri, più giovani e più piccoli, resistettero alla forza delle intemperie.

Che era successo?

Ben presto se ne scoprì la ragione: le radici del grande albero erano da tempo in corso di putrefazione e il ciclone non aveva fatto altro che dare il colpo di grazia finale.

E noi?

Possiamo avere una vita cristiana solo in apparenza a posto, che nasconde però qualcosa che non va.

Cattive abitudini, peccati di vario tipo e debolezze che lentamente, ma inevitabilmente corrodono le basi della nostra vita e il crollo sarà inevitabile.

Attenzione dunque alla mondanità, ai pensieri impuri, ai desidéri di concupiscenza, alle abitudini sbagliate.