“Guai a voi quando gli uomini diranno bene di voi, perché i loro padri facevano lo stesso con i falsi profeti” (Luca 6:26)


10364614_379524418856674_668770172_nPerò qualcuno ha detto che: “Rifiutare le lodi rivela il desiderio di essere lodato due volte.”. Possiamo dire di no perché la lode spetta a Dio ma…vedremo.
A noi credenti piace ascoltare colui che non fa altro che incoraggiarci giorno dopo giorno, che ci dica quello che vogliamo sentire, che profetizza sogni falsi,
che racconta e travia noi, in realtà,
con menzogne e con temerarietà, usandosi della parola di Dio. Chi oggi vuol sentir parlare di peccato? Chi più vuol sentir parlare della disciplina del Signore? Chi più vuol essere rimproverato? Respingiamo ogni consiglio e della correzione non ne vogliamo più sapere sapere, disprezzandola anche. Stiamo attenti, altrimenti diremo: “Come ho fatto a odiare la correzione, e come ha potuto il mio cuore disprezzare la riprensione?” Si morirà per mancanza di correzione, si andrà vacillando per la grandezza della propria follia.
Solo chi tiene conto della correzione, segue il cammino della vita; ma chi non fa caso della riprensione, si smarrisce.
Purtroppo ci allontaniamo e odiamo colui che esprime parole sì, veritiere, ma particolarmente sgradevoli che hanno l’efficacia di far soffrire gli altri, di punzecchiarli e tormentarli, e che li mettano a disagio, che di fatto ci portano più vicini a Dio. Ma per prurito di udire, cerchiamo maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e si invitano pastori scegliendoli con un compromesso.
Voi mettete la vostra fiducia in parole false, che non giovano a nulla, e che servono solo per soddisfare la carne.
Guai..guai a chi elogia e a chi viene elogiato!
“Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma la loro condanna già da tempo è all’opera e la loro rovina non si farà aspettare.” (2Pietro 2:3)
Non si è più strumenti nelle mani di Dio, e non si fa altro che ingannare gli altri e portarli a perdizione.
Non vi sembri strano che, col tempo, si è arrivati a voler servire il Signore proprio perché c’è la possibilità di essere laudati, di farsi un nome, l’opportunità di avere una identità e un riconoscimento da parte di chi li ascolta con estatico godimento.
Per costoro conta di più il favore degli uomini che, alla fine, la lode di Dio. Vorrei dare un consiglio: chi riceve laudo, elogio e onore, ha fallito e quindi si disimpegni dal servizio che sta svolgendo, lasci tutto, e scenda dal gradino dell’orgoglio.
C’è una citazione che dice:
“Di natura tutti siamo avidi troppo più che non si dovria di laude, e più amano le orecchie nostre la melodia delle parole che ci laudano, che qualunque altro sadismo canto o suono.”
Di fatto l’adulazione è il cibo degli sciocchi; tuttavia di tanto in tanto gli uomini d’impegno condiscendono ad assaggiarne un pò.
Colui che riceve ossequi e considerazione, si metta a tremare e si inquieti.
Assicuriamoci di essere parlati, cioè dalla nostra bocca deve uscire la parola che ci è stata data dal Signore, e non di parlare secondo le nostre emozioni e con il “secondo me…”; chi tiene chiuse le labbra è un uomo intelligente, dev’essere sempre e solo Dio a parlare. Quando c’è il silenzio, c’è il silenzio. Quando a voi pastori, capita che c’è il silenzio da parte del Signore, non insistete nel voler dire per forza qualcosa in comunità, correndo poi il rischio di parlare secondo le loro voglie; il silenzio è la miglior parola. Cosa fare? Si legga qualche brano della parola di Dio, dopodiché si spenda più tempo in preghiera.
Lungi da noi laudare gli altri e far sì che siamo laudati.
A Dio solo spetta la lode e la gloria, perché Egli è l’unico degno della nostra lode, e non un semplice strumento nelle Sue mani.
Se proprio vogliamo essere onorati ecc.. rallegriamo il cuore di Dio, ed alla fine, solo alla fine, ci potrà dire: “Va bene, servo buono e fedele, sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:23).

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