RIFLETTETE BENE SULLA VOSTRA CONDOTTA


10364614_379524418856674_668770172_nChe significa essere condotti? Condurre significa accompagnare, portare, guidare persone. Ester non scelse di per sé andare al palazzo del re; che doveva andarci a fare? L’ordine del re e il suo decreto erano inviolabili, altrimenti potrebbe esserci stata una pena di prigionia o di morte dinanzi alla mancata ubbidienza. È questo il punto sul quale si concentrerà la meditazione.
Siamo noi accompagnati, portati, guidati dal Signore? O ci lasciamo prendere dai vari desideri che ci piace alimentarli? Badate a una cosa importante da sottolineare: i nostri desideri si concentrano solo sul fare, sul fare, sul fare, sul voler andare ad una parte e all’altra, all’avere questo e quell’altro. E il desiderio, invece, di stare alla presenza di Dio affinché sia Lui l’oggetto del nostro desiderio, di pregarLo, di studiare e meditare la Sua parola…dov’è? Quale desiderio, quindi, deve suscitare nei nostri cuori?
Ester era dovuta a ubbidire agli ordini del re e, fu presa e fu condotta nella casa del re. L’altra cosa importante da notare è che prima di presentarsi dinanzi al re, le ragazze, compresa Ester, dovevano passare un periodo di preparazione che durava dodici mesi. Dovevano compiere uno speciale programma di purificazione che prevedeva l’uso, per sei mesi, di olio di mirra e, altri sei mesi, con l’uso di aromi e altri cosmetici. Alla fine della preparazione, ciascuna ragazza passava una notte con il re e non tornava più da lui a meno che il re la desiderasse e la facesse chiamare personalmente. Infine venne il turno di Ester di andare dal re, e lei non domandò altro che quello che fu indicato da Egai, eunuco del re. Probabilmente le suggerì di fare assegnamento sulla propria naturale bellezza, infatti Ester piacque a Egai e trovò grazia davanti a lui già prima della preparazione. E così Ester fu amata dal re Assuero e divenne regina. Conosciamo il resto della storia che è, badate bene, la storia di Dio, non di Ester.
Facciamo dei passi indietro. Parliamo, per esempio, di Giuseppe. Egli fece due sogni: nel primo sogno, undici covoni di grano si inchinavano davanti al dodicesimo covone; nel secondo sogno il sole, la luna e undici stelle si inchinavano davanti a lui.
Secondo voi Giuseppe agì in modo da realizzare i suoi sogni? Sembra certo che il motivo per cui spingeva lui a raccontare i propri sogni ai suoi fratelli fosse l’orgoglio. Però fece qualcosa per realizzarli? Divenne, per caso, un dittatore? Sembra proprio di no perché notiamo che dopo che i fratelli di Giuseppe erano andati a pascolare il gregge, suo padre lo chiamò ed egli ubbidì dicendo: “Eccomi”. Quindi, come se si fosse dimenticato dei sogni, trascorse la vita facendo il suo dovere di figlio ubbidendo al padre. E si nota che Giuseppe non ha più raccontato sogni fatti precedentemente. Qualcuno dirà: “Aveva sicuramente il desiderio che si avverassero”, ma rispondo subito col dire che tutto sarà andato in fumo e distrutto da quando le circostanze gli dimostrarono esattamente il contrario. Sappiamo ciò che accadde a Giuseppe, che fu gettato in una cisterna e venduto a degli Ismaeliti. I fratelli ingannarono il loro padre col presentare le vesti di Giuseppe intinse nel sangue di un becco. Ricordate? Una volta Giacobbe aveva ingannato il padre indossando pelli di capra per impersonare il fratello simulandone le braccia folte di peli. Ora egli stesso, Giacobbe, era stato crudelmente ingannato con il sangue di un capro (così traduce la Nuova Diodati) sparso sulla veste di Giuseppe. L’ingannatore finisce ingannato. Bandiamo dunque da noi l’inganno.
Involontariamente, i fratelli di Giuseppe e i Ismaeliti avevano contribuito a realizzare i sogni di Giuseppe, a realizzare i disegni di Dio CONDUCENDO Giuseppe in Egitto, nominato dal faraone suo secondo al comando.
Tutto questo di sua volontà o per volontà di Dio? Per merito o per grazia? Per orgoglio o per umiltà?
L’altro esempio è quello di Mosè. Da bambino fu “accompagnato” dal fiume e poi portato dalla cameriera alla figlia del faraone, e stette lì per quarant’anni. Nel piano perfetto di Dio, era necessario che Mosè crescesse in una casa diversa da quella dei suoi genitori. Le vie del Signore non sono le nostre vie, e i suoi pensieri non sono i nostri pensieri. Nel piano di Dio, Mosè doveva crescere come un principe nel palazzo reale d’Egitto. Ricevette la migliore istruzione del mondo di allora e, probabilmente, fu preparato per guidare la nazione, e per guidare l’esercito, fra le altre cose. Ad un certo notiamo le due opere grandi che Mosè avrebbe fatto nel futuro. Prima, vediamo che Mosè liberò uno degli Ebrei dall’oppressione di un Egiziano.
Dopo, Mosè sarebbe stato usato da Dio per liberare tutto il popolo d’Israele dagli Egiziani. Qui Mosè uccise un Egiziano, dopo sarebbe Dio che avrebbe ucciso il primogenito di ogni famiglia Egiziana. Attenzione però: Mosè non capiva COME Dio intendeva farlo. Infatti, qui, vediamo che NON era come Mosè immaginava. Il gesto di Mosè era dunque prematuro.
Poi, vediamo Mosè che agisce da giudice fra i due Ebrei che stavano litigando. In questa occasione, l’Ebreo che aveva torto non accettò il suo intervento. Al tempo dell’Esodo, Dio fece di Mosè colui che agì da Giudice d’Israele per ben quarant’anni.
Ma nel frattempo doveva trascorrere altri quarant’anni nel deserto a studiare alla scuola di Dio. Il Signore predispone le realtà secondo la Sua infinita saggezza. Egli non ha mai fretta, mentre noi sì. Parliamo di Samuele che fu CONDOTTO da sua madre nella casa del Signore a Silo. E stando lì alla Sua presenza, il Signore lo chiamò, divenendo poi Suo profeta. Attenzione: il Signore disse che avrebbe suscitato un sacerdote fedele, che avrebbe agito secondo il Suo cuore e il SUO DESIDERIO.
Davide divenne re per volontà di Dio; Isaia fu chiamato a servirLo mentre stava alla Sua presenza, dopo essersi reso conto della maestà e della santità di Dio e dopo essere stato purificato con il carbone ardente preso dall’altare; anche i discepoli di Gesù, che agirono con successo soltanto seguendo i Suoi ordini, mentre diversamente furono rimproverati; anche Paolo uomo così religioso e sicuro di fare cose giuste, si dovette fermare e piegare le proprie ginocchia dinanzi alla presenza di Gesù Cristo e attendere le Sue istruzioni.
Allora.. alla luce di quanto detto, i vari personaggi biblici: Hanno agito di loro iniziativa o hanno atteso che sia Dio a decidere? Hanno agito secondo i loro desideri o secondo il desiderio di Dio? Secondo il desiderio di Dio. Quando sono divenuti dei veri servitori di Dio? Al tempo stabilito da Dio. Quando hanno parlato? e quando hanno agito? Solo quando hanno ricevuto parole e ordini da parte di Dio.
IL SERVIZIO NON È UN DESIDERIO MA È UNA CHIAMATA. Perché abbiamo così tanta fretta come Mosè? Non si può svolgere il servizio PER il Signore e a modo nostro. Si serve il Signore esclusivamente quando è Lui stesso ci dice cosa fare. È il Signore che ci farà Suoi servitori PER il Suo popolo e per quelli del mondo. Noi non sappiamo comprendere quanto grande è il Suo piano. Anche se il nostro traguardo è quello giusto, dobbiamo però sempre seguire la guida di Dio nel MODO giusto per raggiungere il traguardo. Nel frattempo il nostro impegno deve essere quello di conoscerLo, di approfondire lo studio della Sua parola, e di attendere. “Sì, e per quanto tempo?”, dirai; “Che t’importa del tempo! Frena il tuo entusiasmo. E pensa piuttosto a consacrarti e a crescere”, ti rispondo. Si deve attendere il Suo momento giusto.
È proibito poi, nello svolgimento di un servizio, dire di voler fare o di voler aggiungere una qualunque cosa solo perché piace, solo perché lo si desidera; Dio non sa che farsene dei nostri gusti personali.
Tutti sono stati CONDOTTI per…e noi? Stiamo lasciando che sia Dio a guidare i nostri passi? Stiamo lasciando che sia Dio a condurci DOVE Egli vuole e, soprattutto, QUANDO Egli vuole? Stiamo aspettando che sia Dio a dirci quando, dove e come testimoniare di Lui, e non di noi stessi? Gesù disse: “Voi siete i Miei testimoni”.
Lasciamo che sia Dio PIENAMENTE al comando della nostra storia, e a scrivere la nostra storia.
Stiamoci attenti. Riflettiamo sulla nostra condotta, sul nostro agire, sul nostro modo di pensare e di parlare. Sia la presenza di Dio e quel che è il desiderio di Dio a soddisfarci. E abbiate il coraggio di ascoltare il “No!” di Dio e di dire “No!”. Il cristiano “si attiva”, agisce, solo al comando di Dio. Nulla può ostacolare Dio nella Sua opera, noi sì…quando agiamo d’impulso.

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