Vincere il Male con il Bene


1378666_879885742033101_2380834341643455758_nNei mesi scorsi anche qui in Italia i mass-media ci hanno dato dettagliate informazioni su un fatto di cronaca che ha sconvolto uno dei tanti villaggi della comunità Amish in Pennsylvania (lo Stato degli U.S.A. nel quale vivono ormai da 300 anni e che deve il suo nome proprio all’uomo che nel XVIII secolo fu la loro guida spirituale: William Penn).
Un lattaio, da anni sconvolto nella sua mente per la morte della sua primogenita, ha interrotto il suo consueto giro mattutino di consegne domiciliari ed ha fatto irruzione ben armato nell’unica aula di una piccola scuola di campagna. Ha fatto uscire tutti gli alunni maschi ed ha ordinato alle bambine di allinearsi contro la lavagna, poi, prima di suicidarsi, ha aperto il fuoco su quella fila inerme di creature innocenti.
Cinque bambine di età compresa fra i 7 e i 13 anni sono cadute a terra, uccise: Mary e la sua sorellina Lina, Anna Mae, Naomi Rose e Marian. La notizia ha fatto il giro del mondo, anche perché quella strana comunità di persone dall’abbigliamento e dall’acconciatura uniformi, che vivono isolate dal mondo nel rifiuto assoluto di ogni moderna tecnologia e che rifiutano l’uso delle armi ed il ricorso alla guerra, hanno da sempre attirato la curiosità della gente (basti pensare ai tanti films americani in cui li abbiamo visti usati come protagonisti e, più spesso, come elementi di contorno.
Ma ci sono due notizie che non sono arrivate fino a noi!
Gli Amish, pur radicalizzandone in modo discutibile alcuni dei suoi insegnamenti e delle sue indicazioni, condividono la ricerca di una piena sottomissione alla Parola di Dio. “Figli” del movimento anabattista e, successivamente, di quello mennonita, fin dalle origini hanno pagato a caro prezzo questa loro scelta, trovandosi costretti, agli inizia del 1700, ad emigrare dall’Alsazia nel Nuovo Mondo. Proprio in virtù di questa sottomissione alla Scrittura, anche in questa terribile tragedia, hanno voluto riaffermare la loro fiduciosa convinzione secondo la quale nulla sfugge alla sovranità ed al controllo di Dio, anche se spesso, come in questo caso, è difficile capire e spiegare. Questa loro sottomissione non è stata soltanto dichiarata, ma anche praticamente vissuta, attraverso scelte che, però, non hanno fatto notizia.
La famiglia della piccola Marian ha invitato i familiari dell’omicida ad unirsi al loro dolore, partecipando ai funerali della loro bambina; ma non solo: alcuni Amish hanno partecipato alle esequie di Charles Roberts, l’assassino, per esprimere anche in modo pubblicamente visibile il loro perdono. Inoltre i fondi raccolti per offrire un aiuto economico ai familiari delle cinque vittime sono stati suddivisi in sei parti: la sesta parte – incredibile ma vero! – è stata destinata alla famiglia Roberts: alla famiglia dell’uomo che, con il suo gesto criminale, ha lacerato il cuore di un’intera comunità.
Ovviamente questa notizia (la prima delle due!) non è giunta fino a noi.
Il perdono non fa notizia!
È la vendetta ad attirare di più l’attenzione e la considerazione della gente.
Chi perdona è da sempre considerato un debole.
Forte è colui che sa fare le sue vendette, che non si lascia posare impunemente la mosca sul naso.
“Prima o poi te la farò pagare!”: queste, davanti ad un torto subito, sono secondo il mondo le parole degne di un vero uomo!
Chi dice: “Ti perdono!” è considerato un perdente, un uomo molle, arrendevole!
Anche se la storia ci insegna che la vendetta – vissuta a qualsiasi livello (individuale o collettivo) – aggiunge dolore e a dolore, sofferenza a sofferenza e che non si estirpa il male attraverso un altro male, spesso peggiore del primo, è proprio lei, la vendetta, a fare notizia.
Così, pur fra i tanti distinguo dei cosiddetti “pacifisti”, animati più spesso da partigianeria politica che da convinzioni coerentemente vissute, a fare notizia è il “cristiano” Bush che parte, lancia in resta, a vendicare l’orgoglio nazionale ferito, non rendendosi conto che nella lotta del Bene contro il Male (come lui stesso l’ha definita), se chi crede di stare dalla parte del Bene, fa ricorso alle strategie del Male è già perdente in partenza.
Così al dolore per gli oltre tremila morti, rimasti sepolti sotto il crollo delle Torri Gemelle, si è aggiunto il dolore delle oltre tremila famiglie americane che hanno perso un figlio, un marito, un padre e quello delle seicentocinquantamila famiglie irachene che hanno sepolto un loro caro.
Mi domando: cosa potrà pensare il mondo musulmano (“il Male”) davanti al mondo cristiano (“il Bene”) che combatte con le sue stesse armi?
Chi avrà il coraggio di andare, per le strade dei villaggi e delle città dell’Iraq martoriate dagli invasori “cristiani”, ad annunciare il perdono di Cristo?
Le Crociate e i tanti altri drammatici avvenimenti della storia del cristianesimo non sono stati sufficienti ad insegnarci che quando “il Bene” rinuncia alle sue armi per indossare quelle del “Male” è destinato a diventare “Male” esso stesso, a diventare perdente in partenza ed è, quindi, destinato a soccombere?
“Il Mio Regno non è di questo mondo; se i Miei servitori fossero di questo mondo, combatterebbero, perché Io non fossi dato nelle mani dei Giudei, ma ora il Mio Regno non è di qui” (Giovanni 18:36).
I discepoli di Cristo non devono ingaggiare combattimenti con gli stessi metodi dei regni di questo mondo. E chi, per un momento, era uscito al di fuori di questa logica, cercando di “combattere”, di impedire cioè che il suo Maestro fosse “dato nelle mani dei Giudei”, si sentì rivolgere da Gesù stesso le parole che tanti Suoi “discepoli” avrebbero poi tragicamente dimenticato nel corso della storia: “Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada” (Matteo 26:52).
Qualcuno potrebbe obiettare che, seguendo questo principio, il nazismo, il fascismo, il comunismo non sarebbero stati fermati.
Mi limito a dire che queste ideologie perverse si sono sviluppate in Paesi ai quali si attribuiscono (come si vorrebbe ricordare oggi con tanta enfasi!) “radici cristiane” e che sarebbero state fermate in partenza se le Chiese, con un atteggiamento di colpevole silenzio e, peggio ancora, di copertura, non avessero ceduto alla tentazione di possedere “i regni del mondo e la loro gloria”!
Il Re del “regno” che “non è di qui” ci ricorda, nella Sua Parola, che i Suoi sudditi non devono comunque rimanere inermi, devono lottare ma in modo diverso: devono combattere “il Male” con “il Bene”.
È quello che in modo chiaro ci ricorda l’apostolo Paolo ed è quello che hanno ricordato (e vissuto!) gli Amish nel drammatico evento che ha gettato nel dolore alcune loro famiglie e la loro intera comunità: “Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione» dice il Signore. Anzi «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene” (Romani 12:17-21).
Spesso purtroppo “i carboni” li abbiamo “accesi” non nel “capo” dei nostri “nemici”, per costringerli a pensare e a riflettere, per indicare loro la strada della salvezza; piuttosto li abbiamo “accesi” sotto i loro piedi per bruciarli e distruggerli!
È vero: il perdono spesso costa, può costare addirittura la vita, ma anche la vendetta ha un prezzo. Con una differenza: mentre con il perdono si costruisce, con la vendetta si distrugge!

Una quindicina di giorni dopo la tragica morte delle sue cinque alunne, la piccola scuola di campagna di Bunker Hill, è stata completamente rasa al suolo: è questa la seconda notizia ignorata dai mass-media.
Gli Amish hanno con cura trasportato via le macerie, perché non ne rimasse alcuna traccia, poi hanno spianato il terreno e vi hanno seminato dell’erba.
Dove sorgeva la scuola già in queste settimane sta spuntando l’erba di un prato.
Si è voluto evitare il rischio che la scuola diventasse un monumento alla memoria o una mèta di pellegrinaggi.
La scuola poteva diventare un idolo: un idolo del loro dolore, ma anche un idolo del loro perdono.
È nel cuore che devono vivere i ricordi e l’impegno a seguire Cristo!

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