“Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.” (Giacomo 5:16)


10364614_379524418856674_668770172_nOgni individuo può sgomentarsi a chiedere a Dio fino alla sua morte, ma se non c’è ravvedimento, nel senso: cambiare il modo di vivere, lasciare il peccato, ogni dipendenza e ogni vizio, Dio non risponderà mai alle preghiere. Non ha senso pregare se non c’è l’ubbidienza e la sottomissione alla Sua volontà.
Pregare non vuole dire solo chiedere a Dio. Potremmo, infatti, distinguere nella preghiera diversi suoi aspetti come l’adorazione, la lode, il rendimento di grazie, suppliche e richieste, la confessione di peccato e il ravvedimento, la meditazione, la personale consacrazione, e l’intercessione. La preghiera è potente, quando è fatta secondo le condizioni che Dio stabilisce.
Il cristiano, se ha un peccato non confessato, non ha il privilegio nella preghiera come chi cammina con rettitudine. Perciò, per essere un giusto, bisogna essere salvati, e bisogna anche aver confessato i propri peccati a Dio. Una condizione basilare per una preghiera efficace è che stiamo cercando la gloria di Dio, non il nostro piacere o la nostra comodità. Quando noi comprendiamo sempre di più che la nostra vita è nascosta in Cristo, cioè, che Cristo è la nostra vita, allora, possiamo comprendere che quello che glorifica Dio porta più gioia a noi.
Non siamo isole. La fede si esprime nelle relazioni che instauriamo gli uni con gli altri. Se vogliamo crescere nella fede non possiamo isolarci, ma dobbiamo vivere a contatto con gli altri. Noi abbiamo bisogno degli altri per crescere e gli altri hanno bisogno di noi.
Se sono disposto a confessare il mio peccato a Dio, perché faccio tanta resistenza davanti a mio fratello, a miasorella?
Dovremmo pregare gli uni per gli altri. Invece di covare rancori e permettere al risentimento di radicarsi in noi, dovremmo mantenerci in comunione con gli altri mediante la confessione e la preghiera. La guarigione fisica è anche correlata alla riabilitazione spirituale. Notiamo che l’apostolo Giacomo unisce confessione, preghiera e guarigione. Si tratta di un chiaro messaggio riguardo al rapporto vitale tra corpo e spirito. Ciò che colpisce una parte del nostro essere condiziona tutto il resto. Più spesso di quanto vorremmo ammettere, le malattie sono causate dal peccato: dalla preoccupazione, dall’ira, dalla mancanza di misericordia, dalla gelosia, dall’egoismo e dall’orgoglio. Tutti i peccati devono essere confessati a Dio. Inoltre, i peccati contro terzi devono essere confessati anche ai diretti interessati. Se ho cattivi pensieri, o gelosia, o qualcosa di simile, e questo mi porta ad agire o parlare in modo negativo verso quella persona, cioè, se il mio peccato diventa visibile alla persona, allora, dovrei confessare il mio peccato non solo a Dio, ma anche alla persona. Questo comportamento è indispensabile per mantenere la buona salute spirituale e il benessere fisico.
Una comunità è autentica ed è viva solo quando sa diventare una comunità di preghiera.

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