Il copilota Andreas Lubite era depresso o posseduto dal diavolo?


"A Napoli si dice "ropp' arrubbat' Santa Chiara mettette 'e porte 'e fierro". Traduco: "dopo esser stata derubata la chiesa di Santa Chiara mise una porta di ferro" (una porta, praticamente, blindata). Detto popolano che fa capire bene in che società viviamo. Tutto viene rimandato a dopo la "disgrazia", prima non si farà mai o quasi niente. Centocinquanta vite fatte a pezzi, vite inidentificabili, lacerate, irriconoscibili, solo per uno squilibrato mentale. Io credo che non era depresso, sicuramente soggiogato e  guidato dal diavolo. Una persona depressa si butta dal terrazzo, si prende dei farmaci o si taglia le vene, o si impicca, insomma non trascina con sé 150 persone che non gli avevano fatto niente. La persona depressa può portare con sé al massimo persone che ama, non chi nemmeno conosceva. Quest'azione non è di una persona depressa, ma c'è dell'altro dietro la sua mente, qualcosa di diabolico. E il mondo si interroga: "Che facciamo?" Invece di due persone in cabina piloti, ne metteranno una terza. Se questo è risolvere un problema, amen. E comunque, si vuole curare sempre l'effetto e mai la causa, anche perché la causa è introvabile, a meno che non si pieghino le ginocchia davanti a Colui che "tutto può", e non davanti alla sapienza umana, destinata sempre a fallire. Avevano irrobustito la porta della cabina pilota per i terroristi, ma non avevano calcolato gli squilibrati. Una volta le compagnie aeree americane, avevano l'abitudine di mettere in un qualsiasi volo due piloti, uno doveva essere un cristiano, e l'altro un non credente. Avevano questa abitudine perché credevano e aspettavano il ritorno di Gesù, così se ciò capitava, il pilota credente andava con il Signore l'altro rimaneva a guidare l'aereo. Non è una favola, è realtà, adesso non so com'è la questione, ma fino a poco tempo fa era così. Era una prevenzione "all'americana" ma lo facevano o lo fanno.
Ogni giorno il mondo si sveglia con delle tragedie tremende. A chi dare la colpa di ciò che succede? A Dio? Tanto Dio nemmeno ci risponde e quindi usiamo Dio come  valvola da sfogo! Non sia mai! Ma purtroppo troppo gente da la colpa a Dio dei loro guai, o dei guai che ci sono nel mondo. Se solo prima di aprir bocca, l'uomo riuscisse a farsi un esame di introspezione, e magari riuscirebbe a capire che la colpa dei mali di questa società malata e tremendamente corrotta, è solo colpa sua e del suo egoismo. Qualcuno dirà, dov'è lo sbaglio dell'uomo se un pazzo ti dirotta nell'abisso? Che colpa ne hanno quella povera gente? A chi avevano fatto del male? A Chi e perché? Ecco che l'uomo vuole curare l'effetto e non la causa. Qual'è la causa? Una vita impiantata senza Dio, una vita con un solo scopo l'egoismo; vivere una vita esclusivamente per se stessi e non per il Creatore. Noi siamo stati creati per vivere con Dio, avere intima comunione con Lui. Avere un rapporto da Padre a figlio, un rapporto d'amore e di stabilità duratura. Ma se mettiamo Dio alla porta della nostra casa, dei nostri figli, del nostro lavoro, del nostro modo di pensare, dell'agire allora non prendiamocela con Lui e paghiamo le conseguenze. Sì, le conseguenze di una vita sbagliata, di una vita non affidatarGli, una vita non di consacrazione. La verità che non vogliamo che Dio stia fra i nostri piedi, con i nostri piaceri, i nostri peccati, e lo abbiamo mandato in soffitta. Anzi no in pensione, peggio all' ospizio. Noi non vogliamo che quest'uomo regni su di noi. "Crocifiggilo, crocifiggilo", gridavano (Luca 23:21). Gente rozza e grezza erano quei giudei, oggi le persone sono più istruite, più raffinate ma lo stesso non vogliamo che Dio si introduca nella loro vita: "Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie" (Giovanni 3:19).
Con questo non voglio dire che su quel aereo non ci fossero cristiani, questo lo sa Dio, anzi le più sentite condoglianze alle famiglie, non giudico e non mi permetto, e d'altronde non sto giudicando il singolo caso, ma la grossa responsabilità dell'uomo senza Dio. In quante case si prega prima di andare a scuola o al lavoro la mattina? In quante case si ringrazia Dio per l'aria che respiriamo; per il cibo che mangiamo; per i vestiti che indossiamo; e per la salute che ci da ogni giorno? Facciamoci queste domande. Domandiamoci; ma Dio risponde alle preghiere si o no? Siamo sinceri. E se quei ragazzi avessero ereditato dai loro genitori l'affidarsi a Dio, alla Sua protezione, Dio era incapace di fermare quel pazzo? Si o no? La verità che noi contiamo le tragedie avvenute, ma non sappiamo quante volte Dio ha messo la Sua mano e ci ha tirato fuori da incidenti senza saperlo. Di preciso una risposta ai tanti perché della vita e delle sue disgrazie non sono capace di darla. Ma io sono sicuro che la preghiera muove il braccio di Dio, che lo crediate o meno. In questo mondo creato da Dio, sembra che non ci sia posto per Dio. Un pilota di aviolinee racconta la terribile esperienza attraversata in un volo notturno Londra - New York. Dopo aver compiuto poco più di metà del percorso sulla distesa dell'Atlantico, uno dei motori si spense. Era impossibile far girare nuovamente l'elica, ed egli si rese immediatamente conto che con tale resistenza aerodinamica probabilmente l'aereo non avrebbe mai raggiunto Gander di Terranova, prima che terminasse il carburante. Aveva mandato un segnale di SOS. Poco dopo egli ed il secondo pilota videro uno strano spettacolo nel cielo, a qualche miglio, sul lato dell'ala sinistra del velivolo: i vaghi contorni di quella che appariva una croce di fuoco. Questa apparizione li accompagnò per centinaia di miglia fino al momento dell'atterraggio senza incidenti a Terranova. Alcuni giorni dopo il pilota diceva che non avrebbe mai potuto essere di nuovo la stessa persona: - Ogni volta che vedo una croce, mi ricordo che sono stato salvato da una croce. Forse il pilota non avrà pregato ma qualcuno nell'aereo si, o qualcuno a casa lo avrà fatto non si sa, si sa solo che Dio intervenne. Personalmente non voglio speculare su di una disgrazia, che il più delle volte si poteva evitare. Ma ho scritto questo articoletto spinto a farvi rendere conto che abbiamo bisogno di Gesù, anche se gli altri ci chiameranno pazzi, noi non ci fermeremo, continuiamo ad andare avanti perché il nostro Dio è un Dio che ama proteggere i Suoi figliuoli e sa fare miracoli.
La Manna Francesco
https://www.facebook.com/storiedifedevissute.blogspot.it"

A Napoli si dice “ropp’ arrubbat’ Santa Chiara mettette ‘e porte ‘e fierro”. Traduco: “dopo esser stata derubata la chiesa di Santa Chiara mise una porta di ferro” (una porta, praticamente, blindata). Detto popolano che fa capire bene in che società viviamo. Tutto viene rimandato a dopo la “disgrazia”, prima non si farà mai o quasi niente. Centocinquanta vite fatte a pezzi, vite inidentificabili, lacerate, irriconoscibili, solo per uno squilibrato mentale. Io credo che non era depresso, sicuramente soggiogato e guidato dal diavolo. Una persona depressa si butta dal terrazzo, si prende dei farmaci o si taglia le vene, o si impicca, insomma non trascina con sé 150 persone che non gli avevano fatto niente. La persona depressa può portare con sé al massimo persone che ama, non chi nemmeno conosceva. Quest’azione non è di una persona depressa, ma c’è dell’altro dietro la sua mente, qualcosa di diabolico. E il mondo si interroga: “Che facciamo?” Invece di due persone in cabina piloti, ne metteranno una terza. Se questo è risolvere un problema, amen. E comunque, si vuole curare sempre l’effetto e mai la causa, anche perché la causa è introvabile, a meno che non si pieghino le ginocchia davanti a Colui che “tutto può”, e non davanti alla sapienza umana, destinata sempre a fallire. Avevano irrobustito la porta della cabina pilota per i terroristi, ma non avevano calcolato gli squilibrati. Una volta le compagnie aeree americane, avevano l’abitudine di mettere in un qualsiasi volo due piloti, uno doveva essere un cristiano, e l’altro un non credente. Avevano questa abitudine perché credevano e aspettavano il ritorno di Gesù, così se ciò capitava, il pilota credente andava con il Signore l’altro rimaneva a guidare l’aereo. Non è una favola, è realtà, adesso non so com’è la questione, ma fino a poco tempo fa era così. Era una prevenzione “all’americana” ma lo facevano o lo fanno.
Ogni giorno il mondo si sveglia con delle tragedie tremende. A chi dare la colpa di ciò che succede? A Dio? Tanto Dio nemmeno ci risponde e quindi usiamo Dio come valvola da sfogo! Non sia mai! Ma purtroppo troppo gente da la colpa a Dio dei loro guai, o dei guai che ci sono nel mondo. Se solo prima di aprir bocca, l’uomo riuscisse a farsi un esame di introspezione, e magari riuscirebbe a capire che la colpa dei mali di questa società malata e tremendamente corrotta, è solo colpa sua e del suo egoismo. Qualcuno dirà, dov’è lo sbaglio dell’uomo se un pazzo ti dirotta nell’abisso? Che colpa ne hanno quella povera gente? A chi avevano fatto del male? A Chi e perché? Ecco che l’uomo vuole curare l’effetto e non la causa. Qual’è la causa? Una vita impiantata senza Dio, una vita con un solo scopo l’egoismo; vivere una vita esclusivamente per se stessi e non per il Creatore. Noi siamo stati creati per vivere con Dio, avere intima comunione con Lui. Avere un rapporto da Padre a figlio, un rapporto d’amore e di stabilità duratura. Ma se mettiamo Dio alla porta della nostra casa, dei nostri figli, del nostro lavoro, del nostro modo di pensare, dell’agire allora non prendiamocela con Lui e paghiamo le conseguenze. Sì, le conseguenze di una vita sbagliata, di una vita non affidatarGli, una vita non di consacrazione. La verità che non vogliamo che Dio stia fra i nostri piedi, con i nostri piaceri, i nostri peccati, e lo abbiamo mandato in soffitta. Anzi no in pensione, peggio all’ ospizio. Noi non vogliamo che quest’uomo regni su di noi. “Crocifiggilo, crocifiggilo”, gridavano (Luca 23:21). Gente rozza e grezza erano quei giudei, oggi le persone sono più istruite, più raffinate ma lo stesso non vogliamo che Dio si introduca nella loro vita: “Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Giovanni 3:19).
Con questo non voglio dire che su quel aereo non ci fossero cristiani, questo lo sa Dio, anzi le più sentite condoglianze alle famiglie, non giudico e non mi permetto, e d’altronde non sto giudicando il singolo caso, ma la grossa responsabilità dell’uomo senza Dio. In quante case si prega prima di andare a scuola o al lavoro la mattina? In quante case si ringrazia Dio per l’aria che respiriamo; per il cibo che mangiamo; per i vestiti che indossiamo; e per la salute che ci da ogni giorno? Facciamoci queste domande. Domandiamoci; ma Dio risponde alle preghiere si o no? Siamo sinceri. E se quei ragazzi avessero ereditato dai loro genitori l’affidarsi a Dio, alla Sua protezione, Dio era incapace di fermare quel pazzo? Si o no? La verità che noi contiamo le tragedie avvenute, ma non sappiamo quante volte Dio ha messo la Sua mano e ci ha tirato fuori da incidenti senza saperlo. Di preciso una risposta ai tanti perché della vita e delle sue disgrazie non sono capace di darla. Ma io sono sicuro che la preghiera muove il braccio di Dio, che lo crediate o meno. In questo mondo creato da Dio, sembra che non ci sia posto per Dio. Un pilota di aviolinee racconta la terribile esperienza attraversata in un volo notturno Londra – New York. Dopo aver compiuto poco più di metà del percorso sulla distesa dell’Atlantico, uno dei motori si spense. Era impossibile far girare nuovamente l’elica, ed egli si rese immediatamente conto che con tale resistenza aerodinamica probabilmente l’aereo non avrebbe mai raggiunto Gander di Terranova, prima che terminasse il carburante. Aveva mandato un segnale di SOS. Poco dopo egli ed il secondo pilota videro uno strano spettacolo nel cielo, a qualche miglio, sul lato dell’ala sinistra del velivolo: i vaghi contorni di quella che appariva una croce di fuoco. Questa apparizione li accompagnò per centinaia di miglia fino al momento dell’atterraggio senza incidenti a Terranova. Alcuni giorni dopo il pilota diceva che non avrebbe mai potuto essere di nuovo la stessa persona: – Ogni volta che vedo una croce, mi ricordo che sono stato salvato da una croce. Forse il pilota non avrà pregato ma qualcuno nell’aereo si, o qualcuno a casa lo avrà fatto non si sa, si sa solo che Dio intervenne. Personalmente non voglio speculare su di una disgrazia, che il più delle volte si poteva evitare. Ma ho scritto questo articoletto spinto a farvi rendere conto che abbiamo bisogno di Gesù, anche se gli altri ci chiameranno pazzi, noi non ci fermeremo, continuiamo ad andare avanti perché il nostro Dio è un Dio che ama proteggere i Suoi figliuoli e sa fare miracoli.

Leader protestante: Chiediamo sicurezza contro gli attacchi dei radicali indù


INDIA_-Christian-demoNon si fermano gli atti di violenza contro persone e chiese. Vicino ad Agra, cristiani protestanti, chiamati a pregare per un’anziana signora, sono stati picchiati e accusati di voler convertire la famiglia.

Mumbai (AsiaNews) – “Chiediamo che alle indifese comunità cristiane sia garantita incolumità e sicurezza mentre partecipiamo alle cerimonie della passione, morte e resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo”. E’ quanto chiede Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic) alla Commissione nazionale per le minoranze in India, dopo gli ultimi fatti di violenza contro chiese e persone da parte di radicali indù.

Parlando ad AsiaNews, il presidente del Gcic spiega che “I cristiani in Idia sono pieni di apprensione per lentezza con cui si muove il sistema della giustizia criminale davanti agli attacchi che I cristiani subiscono. Ciò ha reso I fedeli insicuri e timorosi”.

Sajan K George ricorda lo stupro contro un’anziana suora nel West Bengal, come pure le violenze subite da diverse comunità in altre parti dell’India.

L’ultima in ordine di tempo è successa vicino ad Agra, a Rajapur Chungi lo scorso 25 marzo sera. Anil Jatav, 48 anni, aveva invitato diverse personalità religiose chiedendo speciali preghiere per la sua madre 70enne, molto malata. Il suo desiderio era che lei vivesse almeno fino al 27 di marzo, per assistere  al matrimonio di sua figlia. Jatav ha chiamato I missionari protestanti perchè “sono famosi per I miracoli” e così il pastore Rajeev Jose della Masihi Foundation, insieme ad alcuni leader evangelici sono arrivati alla casa di Jatav per le preghiere. Alla preghiera si sono unite anche persone del luogo, desiderose di domandare la guarigione dell’anziana donna.

A un certo punto, ascoltando le preghiere, alcuni uomini che si dicevano appartenenti al Bajrang Dal [organizzazione militante indù], hanno attaccato e picchiato I missionari e alcuni membri della famiglia di jatav, accusandoli di usare la preghiera come un modo astuto per convertire la famiglia Jatav al cristianesimo.

Alcune persone presenti hanno chiamato la polizia per cercare protezione. L’ufficiale della zona, intervenuto, ha stilato un rapporto in cui si dice che “Alcuni attivisti della Bajrang Dal hanno attaccato e picchiato dei missionari durante una pacifica cerimonia di preghiera. Gli uomini affermano che si stava procedendo a una conversione. Il pastore Rajeev Jose è stato malmenato dagli estremisti”.

I cristiani hanno depositato una denuncia contro sconosciuti attivisti dell’Hindutva, che hanno disturbato la legge e l’ordine.

“Nonostante le condanne della comunità internazionale – ha concluso Sajan k George – incidenti come questo continauno ad accadere ogni giorno”.

di Nirmala Carvalho

Fonte: http://www.asianews.it/

Sei deluso? Non credi più a nulla?… Dio è la tua Giustizia!


downloadSei stato tradito proprio dai tuoi amici… le persone che avrebbero dovuto appoggiarti ti si sono rivoltate contro… nella tua città la gente ti ha voltato le spalle… hai anche avuto a che fare con la Giustizia, ma ne sei rimasta profondamente delusa.
Ti ci ritrovi in queste righe?… Allora quanto sto per dire è proprio per te.
Ho avuto modo di conoscere una persona che ha passato pressappoco quello che tu stai passando. Desidero descriverti in breve la sua storia.
Quest’uomo si chiamava Sostene.
Era un capo della sinagoga ai tempi in cui è vissuto l’apostolo Paolo, quindi molti anni fa. Quando Saulo si convertì a Cristo Gesù il suo nome divenne Paolo, ed è l’apostolo Paolo che è conosciuto benissimo dalla maggioranza della gente. In gioventù era un persecutore dei cristiani ma poi ebbe il suo incontro con Gesù e tutto cambiò nella sua vita. Da essere un persecutore divenne perseguitato da quelli che prima erano i suoi “colleghi”.
Ora Paolo era spesso criticato per il nuovo messaggio dell’Evangelo che predicava, sembrava che quello che predicava andasse in contrasto alla legge mosaica, ma non era così anzi l’Evangelo completa quello che la legge mosaica non ha potuto fare.
Bene, un giorno mentre Paolo si trovava a Corinto ecco che dei giudei e dei greci, lo presero e lo portarono da Sostene con l’accusa di annunciare cose contrarie alle legge. Sostene in quanto capo della sinagoga presentò il caso a Gallione che a quei tempi era proconsole.
“E come Paolo stava per aprir bocca, Gallione disse ai Giudei: Se si trattasse di qualche ingiustizia o di qualche mala azione, o Giudei, io vi ascolterei pazientemente, come ragion vuole. Ma se si tratta di questioni intorno a parole, a nomi, e alla vostra legge, provvedeteci voi; io non voglio esser giudice di codeste cose. E li mandò via dal tribunale.” Atti 18: 14-16
Cosa produsse questa mancata giustizia da parte di Gallione?
“Allora tutti, afferrato Sostene, il capo della sinagoga, lo battevano davanti al tribunale. E Gallione non si curava affatto di queste cose.” Atti 18:17
Tutti se la presero contro Sostene e lo picchiarono davanti al tribunale. Probabilmente i cittadini, giudei e greci, attribuirono la “mancata” giustizia all’insufficiente impatto che Sostene ebbe sul proconsole Gallione.
Mentre Sostene veniva picchiato, Gallione era lì che osservava incurante, non gli importava assolutamente nulla di quanto stava accadendo.
Come pensi si sia sentito Sostene? D’altronde lui stava facendo solo il suo compito, stava facendo il suo lavoro in modo diligente, eppure si trova nei problemi. Si ritrovava a vivere delle ingiustizie nonostante la sua condotta fosse corretta.
A volte non capita lo stesso anche a noi? Quante volte pur agendo bene subiamo maltrattamenti ed ingiustizie e probabilmente anche tu che leggi ti ritrovi in questa situazione. Soffri pur non facendo nulla di male.
Sostene fu picchiato da quei cittadini che prima si fidarono di lui e poi gli attribuirono la colpa di tutto.Sostene fu sicuramente deluso anche dalla giustizia romana nella persona di Gallione, che pur vedendo il maltrattamento che Sostene stava subendo rimase incurante.
Hai subito delle ingiustizie da parte della legge? Magari hai fatto ricorso alla legge italiana per qualche difficoltà o problema serio e non hai ottenuto nulla. Ti aspettavi giustizia e invece sembra che la legge italiana sia rimasta incurante alla tua condizione. Credo che tanti si ritrovano come te ad essere delusi della gente e dalle autorità del nostro Paese.
Come reagì Sostene a tutto questo? Non lo sappiamo con certezza, ma troviamo scritto subito dopo nello stesso capitolo: “Quanto a Paolo, ei rimase ancora molti giorni a Corinto” Atti 18:18
Paolo rimase ancora per molto tempo a Corinto per continuare ad annunciare il lieto messaggio della Salvezza preparata da Dio per l’uomo.
Dio ha mandato sulla terra il Suo Unigenito Figliuolo Gesù Cristo per morire in croce. Gesù ha portato su di se, su quella croce, i peccati dell’intera umanità, per dare Salvezza e Vita Eterna a coloro che si appropriano del Suo sacrificio e lo riconoscono come Signore e Salvatore nella propria vita.
Noi ritroveremo ancora Sostene nella Bibbia, ma in una nuove “veste”. Paolo rimase a predicare a Corinto e Sostene avrà deciso di dare il proprio cuore e la propria vita a Gesù. Tutto e tutti avevano deluso Sostene. Comprese che solo Dio non poteva deluderlo.
E lo ritroviamo qui: “Paolo, chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù per la volontà di Dio, e il fratello Sostene” 1 Corinzi 1:1

Sostene
era diventato un fratello in Cristo Gesù. Da essere il nemico di Paolo, da essere colui che lo aveva portato davanti al proconsole Gallione, ora era divenuto il segretario personale dell’apostolo Paolo… incredibile l’opera di trasformazione che Dio compie nelle persone.
Sostene subisce lo stesso cambiamento di vita radicale che era accaduto in Paolo.
Caro lettore se anche tu sei stato deluso, sappi che puoi fidarti pienamente di Dio. Dio non manda via nessuno. A Dio poco importa del tuo passato. Probabilmente nel passato hai fatto cose brutte, cose che e vergognoso anche parlarne, o magari ti sei opposto sempre a Dio cercando di ostacolare il più possibile l’Evangelo. Sappi che davanti a Dio puoi ricevere pieno perdono.
Paolo non rinfacciò a Sostene il fatto di essere stato in passato un suo avversario, ma lo accolse, lo chiama fratello, e lo prende al suo servizio.
Sostene aveva riconosciuto nell’apostolo Paolo una buona autorità, ma soprattutto aveva trovato in Gesù un vero amico, una vera autorità spirituale, e la vera e perfetta Giustizia.
Dio è pronto ad accogliere anche te, e a perdonare tutti i tuoi peccati se tu decidi di confessarli a Lui, non ad un uomo ma a Dio. Dio ha mostrato il suo grande amore non a coloro che lo amano ma a tutta l’umanità mentre era ancora lontana da Lui e disinteressata a tutto ciò che Lo riguarda.
“… ma Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” Romani 5:8
“E Gesù, udito ciò, disse loro: Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non son venuto a chiamar de’ giusti, ma dei peccatori.” Marco 2:17
“Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Iddio non ha mandato il suo Figliuolo nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.” Giovanni 3:16-17
Cosa aspetti? Di cosa hai paura? Gesù ti ama e ti sta aspettando.
Appena ti ritrovi solo ti invito a parlare con Gesù, si parlare, perché la preghiera è un dialogo tra il Creatore e la Sua creatura.
Gesù ti ascolterà e ti risponderà. Come ti risponderà? Può avvenire in diversi modi.
Forse sentirai una voce dentro al tuo cuore, magari leggerai una frase nel Nuovo Testamento (parte della Bibbia), forse cambieranno le circostanze intorno a te, magari Gesù manderà qualcuno a parlarti di Lui, ATTENZIONE … forse Gesù ti sta rispondendo proprio ora tramite questo articolo.
Dio ti benedica tanto Francesco Caldaralo – Notizievangeliche.com

IO NON MOLLO


Domenico Modugno

Sono sicuro che nei primi giorni del suo cammino con Cristo, Paolo attraversò dei momenti terribili; e, come la maggior parte di noi, probabilmente sperò che se solo avesse confidato nel Signore abbastanza, sarebbe stato protetto da ogni male.

La prima volta che Paolo venne gettato in prigione, per esempio, avrà gridato per ricevere liberazione: “Signore, spalanca le porte di questa prigione. Fammi uscire da qui per la causa dell’evangelo!”

Allo stesso modo, il suo primo naufragio avrà probabilmente messo a dura prova la sua fede; e le prime percosse che ricevette potrebbero avergli fatto mettere in dubbio la capacità di Dio di mantenere la Sua parola: “Signore, Tu hai promesso di proteggermi. Non capisco perché sto sopportando questa prova orribile”.

Ma le cose non facevano che peggiorare per Paolo.

La Scrittura non offre molte prove per cui l’apostolo abbia mai visto molto sollievo dalle proprie avversità.

Credo che al suo secondo naufragio, Paolo abbia pensato, “So che il Signore dimora in me e quindi deve avere una ragione per questa prova. Egli mi ha detto che ogni cosa coopera al bene per coloro che amano Dio e che sono chiamati secondo il Suo proponimento [vedi Romani 8:28]. Se questo è il Suo modo di causare una manifestazione di Cristo maggiore in me, che sia. Che io affondi o nuota, la mia vita è nelle Sue mani”.

Al terzo naufragio, Paolo forse disse, “Guardatemi, voi tutti angeli nella gloria! Guardatemi, voi tutti vili demoni dell’inferno. Guardatemi, voi tutti fratelli e peccatori. Sto scendendo di nuovo in acque profonde e scure e voglio che tutti voi sappiate che la morte non può trattenermi! Dio mi ha detto che non è finita per me – e io non mollo. Non chiederò al mio Signore perché vengo provato in questo modo. So soltanto che questa situazione di morte si concluderà con una grande gloria per Lui. Quindi, guardate come la mia fede ne uscirà pura come l’oro!”

Per dirla con parole semplici, le nostre situazioni di morte sono volte a porre fine a determinate lotte personali.

Nostro Padre ci porta in un luogo in cui ci rendiamo conto di dover dipendere completamente da Cristo, altrimenti non ce la faremo.

Egli vuole che diciamo, “Gesù, se Tu non mi liberi, è finita. Ripongo la mia fiducia in Te affinché sia Tu a compiere ogni cosa”!

CHI DICE LA GENTE CHE IO SIA?


Tutti i giorni ci confrontiamo con quello che la gente pensa di noi.

Opinioni che si sommano e a cui a volte diamo troppo peso.

Ad un certo punto della sua vita anche Gesù si è posto questa domanda :

“Chi dice la gente che io sia?” e ha ascoltato dalla voce dei suoi discepoli le risposte : “Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti”.Gesù sa che la gente si è fatta delle idee su di Lui, idee anche sbagliate ma a Lui interessa il pensiero di Dio, pensiero che viene espresso da Pietro:“Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli”.

Matteo 16:13-17

Tu non sei il voto che prendi a scuola.

Tu non sei la tua malattia.

Tu non sei la taglia di vestiti che porti.

Tu non sei un immigrato.

Tu non sei un disoccupato.

Tu non sei la posizione lavorativa che occupi.

Tu non sei un fallimento.

Tu non sei solo.

Questo è quello che la gente dice che tu sei, ma Dio ha un’opinione diversa.

Come Gesù ci insegna sappi che l’opinione di Dio su di te è quella che conta e se non sai da dove partire comincia da qui:

“Perché tu sei prezioso ai miei occhi,sei stimato e io ti amo […]”

Isaia 43:4

Da Maometto ai piedi di Cristo Gesù


donne-in-pakistan-1Io, Gulshan Fatima, la figlia minore di una famiglia Sayed, musulmana discendente diretta del profeta Maometto attraverso l’altra Fatima, sua figlia, avevo sempre vissuto una tranquilla vita costretta nella mia casa, quasi reclusa, nella regione del Punjab, Pakistan. E ciò non solo perché ero stata educata secondo la purdah sin dall’età di sette anni nel pieno rispetto dei più rigidi dettami del codice islamico ortodosso sciita, ma anche perché paralizzata e quindi incapace di lasciare la mia stanza senza l’aiuto di qualcuno. Il mio volto era velato agli occhi degli uomini, fatta rara eccezione per i parenti più prossimi come mio padre, i due fratelli maggiori e mio zio. Per i primi 14 anni della mia debole esistenza i muri delimitanti il perimetro di un grande giardino a Jhang, a circa 250 miglia da Lahore, costituirono per me i confini del mondo. Fu mio padre a portarmi in Inghilterra – proprio lui che aveva sempre guardato con sospetto quegli inglesi che adoravano tre dei invece di un solo Dio. Non mi permetteva neppure di studiare la lingua degli infedeli durante le mie lezione con Razia, la mia insegnante, per paura che potessi in qualche modo essere contaminata da quell’errore ed essere così allontanata dalla nostra fede. Eppure decise di portarmi fin lì dopo aver speso una quantità enorme di denaro in patria nel tentativo di trovare una cura che giovasse alla mia condizione o il miglior consiglio medico. Fece tutto questo per amore, preoccupandosi della mia felicità futura; ma quanto poco sapevamo dei problemi e del dolore che attendevano, nascosti dietro l’angolo, la mia famiglia quando atterrammo all’aeroporto di Heathrow quel giorno all’inizio di aprile. Ancora oggi, nella mia maturità, mi basta chiudere gli occhi per vedere subito con la mia mente un’immagine a me cara: quella di mio padre, il dolce Aba-Jan; così alto e magro, sempre ben vestito nel suo perfetto abito nero dal collo alto fermato con bottoni d’oro, pantaloni ampi e un turbante bianco avvolto sul capo con della seta blu. Lo vedo così, quando da bambina, come suo solito, entrava nella mia stanza per insegnarmi la mia religione. Lo vedo in piedi accanto al mio letto, davanti all’immagine della casa di Dio, la Mecca, il luogo più sacro dell’islam, la Ka’aba, voluta secondo la tradizione da Abramo e restaurata da Maometto. Papà sfila il Santo Corano dallo scaffale, il luogo più alto in quella stanza, perché niente deve trovarsi al di sopra del Corano. Il mio nome in lingua Urdu significa “luogo dei fiori, giardino”. Io, una pianticella malata con un nome simile, ero veramente tenuta come quei fiori da mio padre. Lui ci amava tutti – i suoi due figli Safdar Shah e Alim Sham; le tre figlie Anis Bibi, Samina ed io. Sebbene l’avessi deluso una prima volta poiché ero nata donna e poi a sei mesi perché resa paralitica dal tifo, mio padre mi amava ugualmente o forse anche più degli altri. Non era forse stata mia madre stesa a lasciargli questo sacro compito di prendersi cura di me sul letto di morte? “Ti prego Shahji non sposarti di nuovo per amor della piccola Gulschan”. Queste furono le sue ultime parole prima di morire. E mio padre per amor mio così fece, non si risposò mai più. Eravamo in attesa del verdetto dello specialista inglese del quale mio padre aveva tanto sentito parlare in Pakistan mentre continuava la sua ricerca di un trattamento medico migliore. “Buongiorno”, disse una voce molto gentile e piacevole. Mani ferme tirarono su la lunga manica del mio abito e cominciarono a palpare il braccio sinistro molle. Passarono poi alla gamba sinistra anch’essa immobile. Passò un minuto e poi lo specialista si pronunciò. “Per questo caso non c’è cura, solo la preghiera” disse il dottor David a mio padre. Non c’era nulla da fare. Poi il dottore uscì e i miei occhi erano pieni di lacrime. Mio padre strinse la mia mano senza vita e disse sollecitamente “C’è un solo modo. Bussare alla porta celeste. Andremo alla Mecca come volevamo fare.

Partimmo alla volta della Mecca, l’autostrada a quattro corsie era efficiente. Carovane di taxi, camion, autobus correvano su di essa trasportando fiumi infiniti di pellegrini in quel viaggio di 45 miglia. Molti andavano a piedi e marciavano stoicamente per richiamarsi al viaggio di Abramo, quando si mise in cammino cercando il santuario di Agar e Ismaele. Arrivammo alla Mecca, gli orecchi erano pieni del suono di preghiere cantate, versetti del Corano e della dichiarazione: “Non c’è altro Dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta”. Eravamo in pellegrinaggio da un mese e era ormai tempo di tornare a casa. Mio padre mi guadò e mi disse: “Dio ci sta mettendo alla prova entrambi”. Papà disse ai miei fratelli e alle mie sorelle: “Dio non è un Dio ingiusto. Dobbiamo avere la pazienza di aspettare”. Due anni più tardi mio padre si ammalò e morì. Anche in punta di morte mio padre si fece pensiero di me disse: “Ho lasciato molte proprietà, potrai avere cento servi alle tue dipendenze per tutta la vita, abbi cura di te e non disperare. Io ero sulla sedia a rotelle china verso di lui. Ero distrutta. Dissi: “Padre non lasciarci. Abbiamo bisogno di te”. Rimase in quello stato, con il respiro pesante e lento per alcune ore, poi alle otto di mattina del 28 dicembre del 1968 morì mentre il suo amico maulvi recitava il Sura Ya Sin. Ero distrutta e molto depressa e incominciai a pensare al suicidio. Padre ti prego portami con te che senso ha la vita adesso senza di te. Chiusa in una stanza con meta corpo paralizzato. Ma come potevo suicidarmi? Impiccandomi non potevo. Avvelenandomi? E dove avrei preso il veleno? Volevo liberarmi da quel corpo pesante. “Voglio morire” dissi: “Non voglio più vivere”. Questa è la fine”. “Quale terribile peccato ho mai commesso per vivere in questo modo” singhiozzai. “Appena nata, ho perso mia madre. Poi sono diventata paralitica; poi è morto mio padre” Dio, “Gridai” dammi tu la forza te ne prego! Poi mi calmai e una voce basa e gentile mi sussurrò: “Non ti lascerò morire. Resterai in vita”. “Chi sei?” risposi: “Sono Gesù il Figlio di Dio. Leggi di me nel Corano nel Sura Maryam e mi troverai”. Il giorno dopo incominciai a leggere il Sura Maryam per cercare del Profeta Gesù, e mi misi a leggere: “E gli angeli dissero a Maria: Allah ti invita a gioire per la sua Parola. Il suo nome è Messia, Gesù, figlio di Maria. Sarà nobile in questo mondo e in quello a venire, e godrà del favore di Allah. Predicherà agli uomini sin dalla sua culla; sarà il primo tra gli uomini e condurrà una vita giusta…”… “Per volere di Allah darò la vista ai ciechi; guarirò i lebbrosi e risusciterò i morti”. Per anni avevo letto il Sacro Corano devotamente ed avevo pregato regolarmente, ma avevo anche gradualmente perso la speranza che la mia condizione fisica potesse cambiare. Adesso, invece, iniziavo a credere quello che il Corano diceva su Gesù, fosse vero. Credevo che facesse miracoli, fosse vivo e che poteva guarirmi. “Oh Gesù, il Corano dice che tu abbia risuscitato i morti e guarito i lebbrosi e fatto molti miracoli. Allora guarisci anche me”.

La mia speranza diventava sempre più forte. Poi una notte alle tre mi svegliai e vidi la camera illuminata. Inizialmente pensai che si trattasse della luce della lampada da notte. Poi la luce continuava a crescere in luminosità e splendore finché divenne più luminosa del giorno. Mi coprii il volto con il lenzuolo. Avevo paura. Ero terrorizzata. Pensai allora che il giardiniere avesse acceso la luce esterna per illuminare gli alberi per sorprendere i ladri mentre rubavano i manghi maturi oppure voleva controllare l’impianto di irrigazioni con il fresco della notte. Riemersi dalle lenzuola per guardare meglio. Tutte le porte e le finestre erano chiuse e anche le tapparelle; le tendine erano tirate. Mi accorsi allora che immerse in quella luce c’erano delle figure in abiti lunghi a pochi passi di distanza dal mio letto. Erano dodici figure in fila. Al centro ce n’era una, la tredicesima, più grande e più luminosa delle altre. “Oh Dio”, dissi, mentre il sudore mi bagnava la fronte. Abbassai la testa e dissi ancora: “Chi sono mai queste persone? Come hanno fatto ad entrare se tutte la finestre e le porte sono chiuse?”. Improvvisamente una voce disse; “Alzati! Questo è il cammino che cerchi da tempo. Sono Gesù, figlio di Maria, Colui che invochi. Eccomi, ti sto dinnanzi! Alzati e vieni da me!”. Scoppiai a piangere. Gesù, sono paralizzata; non posso venire; non posso alzarmi!”. Allora Egli disse: “Alzati e vieni da me! Sono Gesù!” e siccome esitavo, disse ancora una volta quelle parole ma continuai a dubitare e così mi comandò per la terza volta: “Alzati!” Io, Gulshan Fatima, costretta all’immobilità da 19 anni, sentii una forza fluire dentro le mie membra malate. Poggiai il piede sul pavimento e mi alzai. Feci alcuni passi di corsa e caddi ai piedi dell’Uomo della visone. Ero completamente immersa in una luce purissima che brillava come una luna e il sole messi insieme. Quella luce rifulse nel mio cuore e nella mia mente attraverso il quale emanava un raggio di luce che andò a posarsi sui miei piedi al punto che l’abito verde appariva bianco. Disse: “Io sono Gesù. Io sono l’Emmanuele. Io sono la Via, la Verità e la Vita. Io sono il Vivente e sto per tornare. Da oggi tu sarai mia testimone. Ciò che hai visto con i tuoi occhi, questo devi portare al mio popolo. Il mio popolo è il tuo popolo. Tu devi rimanermi fedele e portare questo messaggio al mio popolo”. Poi aggiunse: “Devi sempre mantenere questo abito e il tuo corpo senza macchia. Dovunque andrai, io sarò con te. Finalmente riuscivo a camminare come una persona normale. Gesù mi aveva salvata e chiamata ad essere sua testimone. Tutta la mia famiglia si alzò e quando mi videro camminare rimasero senza parole. Finalmente potevo fare il giro per casa senza la sedia a rotelle. I miei fratelli erano felicissimi, tanto che facemmo festa. Ma quando mi domandarono come fosse potuto succedere, gli raccontai la verità. Dissi “Gesù mi ha guarita”. I silenzio cadde sui presenti, e mio fratello più grande disse: “Tu sei confusa chi ti ha guarita è stato Maometto”. Ero triste perché pensavo che almeno i miei familiari fossero contenti per me, per la guarigione. Ma una gran guerra si stava scatenato contro di me. Ma io ero forte, avevo il Signore Gesù che mi disse: “IO starò sempre vicino a te e non permetterò che nessuno cosa ti faccia del male, solo resta fedele alla mia parola. Da quel giorno dovetti andar via da casa e mi rifugiai in una casa chiesa, metodista. Lì conobbi l’amore cristiano che il pastore Khan e sua moglie mi diedero. Ebbi una Bibbia dove ogni giorno divorai la Parola di Dio, e poi fui battezzata nella loro casa.

Un giorno mi arrivò una lettera da mio cognato il marito di mia sorella Anis, dove diceva che mia sorella era gravemente ammalata, e prima di morire voleva vedermi. Mi consigliarono di non andarci perché la mia famiglia stava tramando di uccidermi. Io pregai Gesù e andai lo stesso. Mentre ero nel taxi avevo il cuore che mi arrivava alla gola, non sapevo se era tutto vero o cercavano di uccidermi, come aveva detto il fratello Khan. All’improvviso senti la Sua voce dolce e gentile: “Anis, non è morta sta solo dormendo”, sussurrai: “Signore sei tu?” “Sì sono io Gesù, te lo detto non temere solo abbi fede”. Fui inondata da una pace immensa. Quando arrivai a casa mia sorella era già morta. Mi inginocchiai e incominciai a pregare a Gesù. Poi mi alzai e dissi: “Perché piangete? Non è morta, è viva!”. Ci fu una costernazione generale. “E’ pazza! Mettetela in un’altra stanza, rinchiudetela!”. Così mi chiusero in una stanza da bagno vuota. Cominciai a pregare di nuovo a Gesù. Poi la sera una ora prima che portassero via mia sorella mi fecero uscire e accomodare vicino alla bara. All’improvviso mia sorella mosse un braccio, poi si mise seduta. Il panico totale, chi fuggiva, chi sveniva e chi scappava. Io abbracciai subito mia sorella. Suo marito insieme all’imam, il maulvi e il muezzin accorsero dalla moschea. “Anis, dimmi la verità, cosa ti è successo? 14 ore fa eri morta!” e lei disse: “Io non ero morta!” La dottoressa era lì presente: “Tu eri morta! Non c’era vita in te!”insistette. “Io non ero morta; stavo dormendo!” disse mia sorella. “Durante il mio sonno ho fatto un sogno. Salivo a piedi su per una scala. In cima alla scala c’era un uomo vestito di bianco con una corona d’oro in testa e dalla sua fronte fuoriusciva una luce intensa. Ho visto la sua mano posarsi sopra di me. C’era una luce che usciva dalla sua mano. Mi ha detto: “Sono Gesù Cristo, il re dei Re! Io ti rimanderò indietro e, al momento stabilito ti riporterò qua”. “Poi riaprii gli occhi”. Mentre parlava aveva il volto raggiante e trabbocava di gioia. Le parole non posso descriverle la gioia e lo stupore di tutta la nostra famiglia.Persino il marito di Anis, che era stato quelli che mi avevano osteggiato di più all’inizio, adesso diceva che le mie preghiere avevano portato sua moglie in vita. Anche mio cognato si convertì insieme a mia sorella, mentre il resto della famiglia mi guardava con cattiveria.

Dopo un po’ anche loro scesero nelle acque battesimali e diedero il loro cuore al Salvatore Gesù. Alcuni mesi dopo fui arrestata e messa in prigione per aver rinnegato l’Islam. In prigione, nel breve tempo che ci rimasi, parlai alle mie compagne di cella della mia fede in Cristo Gesù. Tra loro c’erano due ladre e un’assassina. Quando fui scarcerata avevano dato il cuore a Gesù, li nella cella e mentre mi allontanavo da loro fiumi di lacrime versarono per la gioia di aver incontrato il Salvatore delle loro anime. Nel prosieguo della mia vita, una volta in casa di uno dei miei fratelli venni presa con forza e messa in ginocchio. La pistola puntata alla testa e mi chiesero di rinnegare Cristo, e di non andare più nella chiesa cristiana. Sentivo le voci dei miei parenti con gli occhi pieni d’odio, sparala! Sparala! E finiamola una volta e per sempre. Risposi: “Il Corano afferma che una volta nati, si deve anche morire. Quindi, andate avanti, sparate, non mi importa di morire nel nome di Cristo. La mia Bibbia dice: “Colui che crede in me, anche se muore, vivrà” (Giovanni 11:25). La sua mano tremò, la pistola gli cadde da mano, allora presero me e la mia valigia ed mi buttarono fuori della casa. Sola e abbandonata in mezzo una una strada oscura, cercai di raggiungere la fermata principale degli autobus. Ma avevo poco tempo per arrivarci, oramai era tardi ed ero sola. All’improvviso vidi un uomo che trasportava un risciò, gli feci segno di fermarsi con la mano. L’uomo si fermò e mi fece salire, poi incominciò a correre senza fermarsi fino alla stazione centrale dei autobus. Si fermò poi presa la mia valigia e la trasportò sopra l’autobus. Gli disse quando le devo. “Niente” rispose: “Dio mi ha detto di aiutarla”, e se ne andò, solo allora notai che i suoi occhi erano luminosi. Gesù mi dimostrava in ogni momento la Sua potenza e la Sua protezione sempre in qualsiasi circostanza.  Il Signore mi portò in Inghilterra, e da lì ho partecipato a migliaia di conferenze in tutto il mondo, come testimone dell’Iddio Vivente e Vero.

Andai in tutta Europa, compreso l’America, Brasile, Australia, Singapore e l’Estremo Oriente. Fui chiamata a rendere la mia testimonianza di quello che aveva fatto Gesù per me. Con la mia famiglia quando pensavo che oramai tutto era finito. Mi arrivò una lettera da mio fratello più piccolo, Alim che voleva che mi recassi in Pakistan al più presto possibile perché aveva delle importante notizie da darmi. Mi preparai a partire immediatamente, ma non potevo mai immaginarmi quello che doveva dirmi. Alim mi disse che aveva avuto un serio attacco cardiaco, il terzo, e che era stato ricoverato subito presso l’unità di terapia intensiva all’ospedale di Lahore, un ospedale americano gestito da cristiani. Fu constatata la morte; il suo corpo fu spogliato e messo su una pietra di marmo in una stanza vuota. Il dottore poi chiuse la porta e continuò a stilare i documenti, compreso il certificato di morte. I familiari furono informati della sua morte e fu chiesto loro di venire a prelevare il corpo. Alim si trovava in un angolo. Gridava e chiedeva aiuto, e notò allora qualcosa che sembrava una luce bianca, una luce stellare. In mezzo a quella luce c’era una folla di gente che stava adorando un uomo che chiamavano Gesù, il figlio di Dio. Riconobbe il nome che io avevo pronunciato così spesso. Quindi lui si avvicinò a Gesù e disse “Ti prego Gesù. Tu hai aiutato mia sorella Gulshan, per favore aiuta anche me. Tu sei l’unico che può portarmi fuori da questo luogo orribile”. Allora Gesù guardò Alim e disse: “Figlio mio, lascia questo luogo e vivi per me, va alla tua casa, al tuo popolo e sii un mio testimone fedele. Ecco racconta a tutti quello che hai visto, se non gli accadrà a loro se non crederanno. Adesso ti riporto in vita”.

Alim si risvegliò e si ritrovò in una stanza chiusa a chiave, nudo che giaceva su una pietra di marmo. Otto ore erano passate dal suo decesso. Si alzò, trovò i suoi vestiti poggiati su di un mobile, si vestì e poi attese che qualcuno lo venisse a trovare. Quando il guardiano che aveva ricevuto l’ordine dai dottori di prendere il corpo e consegnarlo alla famiglia, vide Alim che sedeva sulla pietra di marmo, rimase terrorizzato e corse fuori stanza. La notizia di ciò che era accaduto si sparse improvvisamente come fuoco impetuoso per tutto l’ospedale e quando la moglie di Alim lo vide svenne. Alim si rifiuto di essere dimesso prima di ricevere il battesimo nella cappella adiacente all’ospedale. Così Alim fu un gran testimone nella mia famiglia, e diceva a tutti che quello che io raccontavo era vero. Quasi tutti si convertirono a Cristo e divennero cristiani attivi. Adesso mi chiamano e mi chiedono persino di pregare per le loro difficoltà. Il Signore è buono e fedele. Amen

Trascritta da: Francesco La Manna – Notizievangeliche.com

Paraíba, Brasile: un uomo, dopo aver commesso un furto, compunto da Dio restituisce il maltolto


image (22)Ladro si pente del furto commesso restituendo ilmaltolto tramite una borsa con dentro anche una lettera di scuse per ilproprietario degli oggetti rubati; è accaduto a Paraíba, in Brasile.A raccontare l’accaduto è proprio la vittima del furto,un fotografo, il quale ha raccontato che appena rientrato casa si è accorto che c’era la finestra aperta insospettitosi comincia a fare controllo e si accorge che mancavano alcune cose tra cui macchine fotografiche professionali, quattro lenti, due lampe e un iPad.

Qualche giorno dopo lo stesso fotografo racconta che un uomo su una moto è stato avvistato nei pressi di casa sua mentre stava lasciando una borsa dietro la porta che ha puntualmente rinvenuto al suo ritorno a casa; nella borsa vi era tutto ilmateriale sottrattogli e in più una lettera di scuse che il ladro stesso ha firmato con il nome di Carlos.

Nella lettera il ladro si dichiara pentito per il fatto che ha commesso, che non voleva distruggere la propria famiglia e che ilgesto di pentimento è il frutto del tocco particolare del Signore che gli ha messo in cuore di restituire tutto quello che aveva sottratto illecitamente.

Alessandro Landolina – Notizievangeliche.com

Siria: Il pastore Seraphim rischia la vita


syria_appartamentoSeraphim, nostro oratore al prossimo convegno, è un pastore siriano che vive e serve nella sua chiesa ad Aleppo. 5 missili sono caduti nella sua area, uno particolarmente vicino ha distrutto le finestre del suo appartamento. Lui sta bene, ma 23 persone sono morte.

Il pastore Seraphim ancora una volta ha rischiato la propria vita. E’ vivo, sta bene e presto lo avremo con noi. Sarà infatti il nostro oratore al prossimo convegno di Porte Aperte (17-19 aprile 2015 a Torre Pedrera). È siriano e vive ad Aleppo, nel cuore della guerra civile, con all’orizzonte lo spettro dell’ISIS, immerso in un mare di caos, dolore, tragedie e missili. Imprevedibili missili. Continui e terrificanti fulmini di morte piovuti dal cielo che anche ieri (23 marzo 2015) hanno mietuto vittime nella zona in cui Seraphim risiede e guida la sua chiesa.

Che cosa significa andare in chiesa col terrore di essere colpiti da un missile? O di essere abbattuti come bestiame da un cecchino? Io, andrei in chiesa se la mia vita fosse a rischio? Se Dio chiedesse a me, come al pastore Seraphim, di rimanere per curare le Sue pecore, cosa risponderei?

Sono domande a cui i perseguitati sono chiamati a rispondere. A cui il nostro Seraphim di fatto ha dovuto rispondere. “Ieri abbiamo avuto il nostro culto di lode e adorazione, e gloria a Dio perché tutto è andato per il meglio“, ci scrive ieri, nel nostro flusso continuo di contatti con lui in vista della sua venuta al nostro convegno in Italia.  “Ma oggi è stato un giorno davvero duro. 5 missili hanno colpito la nostra area. Il più vicino è caduto a pochi metri dal nostro edificio. Le finestre del nostro appartamento (camera da letto e salotto) e qualche finestra dell’ufficio sono state totalmente distrutte. Ma grazie a Dio, sebbene vi siano stati altri danni, non mi è successo niente. Disgraziatamente ho saputo che 23 persone sono morte e circa 30 sono state ferite. Che disastro… mentre ringrazio Dio per la mia protezione“.

Queste sono le sfide dei cristiani che rimangono in Siria. Questa è la fede richiesta a Seraphim e a chi, come lui, decide di rimanere. Vi chiediamo preghiere per la Siria e in particolare per questo fratello e per la sua venuta al nostro convegno che, come immaginerete, non è priva di notevoli rischi.

Porte Aperte Italia

Donna evangelica esce miracolosamente illesa da un terribile incidente


23C57BC2-3095-4203-A011-FDF7ADF7EC03Brasile: Una donna evangelica dopo essere rimasta coinvolta in uno spaventoso incidente, in seguito ad un contatto con un altro veicolo, uscitaillesa dalla macchina si inginocchia e prega il Signore.L’incidente è avvenuto sulla strada Valdomiro Lopes a Rio Branco (AC), Jandira Maria Bandeira,  la donna miracolata, racconta che teneva gli occhi chiusi  durante la terribile sequenza  dell’incidente che ha causato il ribaltamento dell’auto, e di  come, subito dopo che si è arrestato il movimento rocambolesco dell’auto stessa, resasi conto di essere scampata ad ungrave pericolo di morte, esce dall’abitacolo della macchina, prende il velo che aveva nella borsa che gli aveva consegnato nell’immediatezza un bambino, e inginocchiandosi ha cominciato a pregare ringraziando Dio per il Suo intervento miracoloso.