India, ancora aggressioni contro cristiani evangelici


NUOVA DELHI – Venti cristiani di una missione evangelica con sede nel nord-ovest dell’India sono stati illegalmente arrestati e percossi dalla polizia: lo rivela The People’s Union of Civil Liberties, gruppo indiano a tutela dei diritti umani che è tempestivamente intervenuto per sollecitare il loro rilascio e che ha diramato una nota sui fatti.

Il pastore Stephen Raj, uno dei leader della squadra evangelistica arrestata, appartenente alla Singh Fellowship Church Hebron Bhakta nella città meridionale di Hyderabad, ha poi dichiarato al World Watch Monitor la gratitudine del gruppo evangelistico per il “salvataggio” compiuto dalla sede regionale del gruppo di attivisti per i diritti umani. Secondo il suo racconto i venti cristiani erano arrivati in mattinata nella città turistica di Jaipur, conosciuta come la “città rosa” per i suoi edifici color terracotta. Il programma del gruppo prevedeva quattro giorni di predicazione itinerante e visite turistiche, ma la permanenza si è ridotta a poche ore perché nel pomeriggio, appena giunti al Mansarovar Centre di Jaipur attrezzati con un megafono e materiale evangelistico, un uomo ha chiesto loro conto di cosa facessero, ha preso un volantino e poi, probabilmente, ha chiamato la polizia. Dopo pochi minuti un gruppo d’indù si è assembrato per contestare i cristiani, ma è stato disperso dagli agenti intervenuti; tuttavia si ritiene che il gruppo sia stato tenuto d’occhio e seguito perché più tardi, quando i missionari aveva già raggiunto l’ostello per passarvi la notte, sono stati aggrediti e la polizia, nuovamente chiamata, li ha caricati su due jeep e condotti in carcere, dove hanno subito sulle mani e sui polsi un “trattamento” con lathis di legno, i bastoni in dotazione alla polizia indiana.

Secondo il racconto del pastore chi ritirava le mani alle prime percosse doveva subirne una dose supplementare; «molti di noi, a sei giorni dal trattamento, hanno ancora evidenti contusioni e coaguli di sangue sulle palme» denuncia Stephen Raj.

Dopo l’intervento degli attivisti per i diritti umani, i cristiani sono stati ricondotti a tarda notte al loro ostello dove gestore li ha cacciati, lasciandoli sulla strada; i missionari sono stati diffidati dal tornare in città per non venire accusati di praticare conversioni forzate.

Lo Stato in cui si sono svolti i fatti è governato dal partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party, che già in passato non aveva fatto mistero della sua posizione critica nei confronti delle minoranze religiose. Sette dei ventinove Stati che compongono la Federazione indiana hanno leggi che proibiscono le conversioni religiose forzate; apparentemente lo scopo è di proteggere la libertà di ogni persona ma queste leggi sono spesso utilizzate contro le minoranze religiose, in particolare contro i cristiani.

Una riprova viene da un altro Stato indiano dove tali leggi sono in vigore: questa volta a farne le spese è stata una comunità pentecostale del Madhya Pradesh. Il 1° marzo a Kasba Jobat, villaggio della municipalità di Alirajpur, il pastore Nobel Emmanuel stava celebrando il culto domenicale, quando un gruppo di attivisti dell’Hindu Jagran Manch (Hjm, organizzazione della destra indù) ha fatto irruzione nella sala. Il gruppo radicale ha interrotto l’incontro, accusando i presenti di praticare conversioni forzate.

Il presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic) spiega che purtroppo «minacce, intimidazioni e attacchi contro i cristiani pentecostali sono frequenti nel Madhya Pradesh, governato dal Bharatiya Janata Party (Bjp, nazionalisti indù), e questo causa paura e insicurezza nelle minoranze. Accuse infondate di conversioni ottenute con la forza o l’inganno sono spesso rivolte contro i cristiani, e la legge anti-conversione in vigore è usata come strumento politico per prendere di mira le minoranze». [gp] – See more at: http://www.evangelici.net/notizie/1425734153.html#sthash.uU9cYqui.cEU9Metp.dpuf

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