Sudan: 2 pastori rischiano pena di morte


Yat Michael e Peter Yen sono due pastori sud-sudanesi arrestati dalle autorità sudanesi che ora rischiano la pena di morte o l’ergastolo. Dietro l’arresto vi sono i Servizi Nazionali di Sicurezza e Intelligence (NISS), già conosciuti per le loro violazioni dei diritti umani. Le chiese in Sudan subiscono molte pressioni e alcune sono state demolite. 

Yat Michael e Peter Yen (anche chiamato David Yein Reith in altri report) sono due pastori sud-sudanesi arrestati dalle autorità sudanesi che ora rischiano la pena di morte. Dal carcere di Omdurman dovranno oggi essere sottoposti a un processo in cui tra le accuse vi sono “attentato al sistema costituzionale e incitamento alla guerra contro lo stato“, entrambe punibili con la pena capitale o l’ergastolo.

Michael è stato arrestato il 21 dicembre 2014 da agenti dei National Intelligence and Security Services (NISS) dopo aver predicato al mattino nella Sudan Presbyterian Evangelical Church di Khartoum Bahri. Nessuna spiegazione è stata data a lui e alla moglie sui motivi dell’arresto. Michael e la moglie si trovavano nella capitale del Sudan per sottoporre a cure mediche il figlio. Yen, invece, è stato arrestato l’11 gennaio 2015 dopo aver consegnato una lettera all’Ufficio Affari Religiosi di Khartoum nella quale chiedeva cosa fosse successo al pastore Michael. Sia Yen che Michael appartengono alla suddetta Sudan Presbyterian Evangelical Church. Il loro avvocato crede che le accuse cadranno per oggettiva mancanza di prove, ma il coinvolgimento dei NISS preoccupa. La stessa Amnesty International considera i NISS un’agenzia sopra la legge, libera di agire con arresti, irruzioni e investigazioni che la rendono pericolosissima e poco controllabile. Anche la Commissione Africana dei Diritti Umani e dei Popoli recentemente ha attirato l’attenzione sull’impunità dei NISS.

La chiesa a Khartoum dove ha predicato Michael sta subendo pressioni dalle autorità governative per i diritti di proprietà del terreno su cui è costruita: questo tipo di pressioni sono già sfociate nella demolizione di chiese a dicembre scorso, ma anche in febbraio e giugno 2014 a Omdurman e Khartoum. Il Sudan è prevalentemente musulmano (mentre il Sud Sudan cristiano); tuttavia molti cristiani dopo la secessione del Sud Sudan sono rimasti in Sudan perché la loro vita era lì e perché comunque vi erano chiese nel paese, chiese che ora stanno subendo pressioni sempre maggiori. Il Ministro della Religione del Sudan, Shalil Abdullah, ha espressamente dichiarato che le autorità non permetteranno la costruzione di nessuna nuova chiesa.

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