Iraq. Crescono le conversioni al cristianesimo nonostante le minacce dello Stato islamico


conversioni_cristiani_in_iraqLa testimonianza del pastore Sami Dagher, fondatore di diverse chiese in Medio Oriente.

Centinaia di migliaia di cristiani sono stati costretti a fuggire dall’Iraq sempre più nella morsa dello Stato islamico. Eppure ancora gente si converte al cristianesimo: è quanto ha riferito il pastore Sami Dagher, fondatore di diverse chiese (22 in Siria, 6 in Libano, e 3 in Iraq ) e organizzazioni cristiane, come The Alliance Church a Bagdad, la più grande chiesa evangelica presente oggi in Iraq.

Dagher, che vive e lavora in Iraq dal 1990, ha potuto assistere ai cambiamenti avvenuti in questi anni nella regione, prima sotto la dittatura di Saddam Hussein e ora sotto il dominio dell’Isis.

Da quando lo Stato Islamico ha cominciato ad esercitare la sua influenza in Iraq, la vita per i cristiani è peggiorata: molti sono stati costretti a convertirsi all’Islam, a lasciare le loro case e molti altri hanno rischiato di essere uccisi. In tanti hanno trovato rifugio in Libano, Siria e Giordania, ma ci sono ancora circa 2 milioni e 800 mila iracheni sfollati interni che vivono in campi improvvisati, in scuole e altri edifici abbandonati.

Il past. Dagher afferma che, nonostante circa l’80% dei membri della sua chiesa a Baghdad sia andato via, un numero crescente di nuove persone arrivano in comunità. «Abbiamo circa 400 presenze ogni domenica a Baghdad, e circa il 30% di queste provengono da diverse religioni». Attualmente 73 persone convertitesi al cristianesimo stanno aspettando di essere battezzate.

Dagher ha aggiunto che, nonostante il rischio connesso, cresce anche il numero dei musulmani che si stanno convertendo a Cristo.

Kevin Sutter, presidente di «Giovani con una missione» (Ywam), ha recentemente affermato che c’è un risveglio spirituale tra i musulmani in Medio Oriente e, sebbene per Dagher la parola “risveglio” può suonare troppo forte, sempre più musulmani si disilludono della loro fede, e cercano di ricevere risposte dalla Chiesa cristiana.

«Quando vedono persone che si imbottiscono di esplosivo e si uccidono o ammazzano altri al grido “dio è grande”; quando vedono un uomo che catturato un uomo, gli taglia la testa con un coltello, mentre dice “Dio è grande”, non riescono a comprendere… e si chiedono: come si possono compiere quelle azioni nel nome di Allah? Essi vogliono cercare la verità».

Nonostante sia pericoloso il past. Daugher, che ha 79 anni, afferma che continuerà ad impegnarsi nella fondazione di chiese in Medio Oriente finché vivrà.

«Lo Spirito Santo mi ha dato il coraggio di rimanere e di fare il pastore e testimoniare della luce in un posto buio», ha detto. «Nella parola di Dio c’è scritto che siamo ambasciatori di Cristo… e abbiamo il ministero della riconciliazione. Se tutti i ministri lasciano il Libano, la Siria e l’Iraq, chi riconcilierà quelle popolazioni a Dio? Inoltre, noi siamo la luce del mondo. La Siria, l’Iraq, il Libano, il Kurdistan sono paesi bui: chi porterà la luce lì? Secondo la parola di Dio, noi dobbiamo splendere nelle tenebre e, se c’è buio, una candela accesa farà la differenza».

Fonte: Christian Today / Riforma.it

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