Sud Sudan. Le chiese cristiane chiedono l’immediata fine della guerra


south_sudan_022L’appello è stato lanciato dal Consiglio delle chiese del Sud Sudan (Sscc).

«Bisogna fermare subito questa guerra insensata e soccorrere le popolazioni colpite, prima di pensare alla spartizione di posti di potere»: è l’appello lanciato da 25 leader e rappresentanti del Consiglio delle chiese del Sud Sudan (Sscc) al termine dell’incontro svoltosi a Kigali in Rwanda dall’1 al 7 giugno 2015.

Nel documento i leader cristiani affermano di essersi ispirati alla lezione appresa dalla storia del Rwanda che, dopo i gravissimi crimini del 1994, ha compiuto significativi passi in avanti verso la promozione della pace e della riconciliazione, e invocano per il Sud Sudan, teatro di una feroce guerra civile che ha provocato decine di migliaia di morti e più di un milione di sfollati, “una pace giusta”.

La fine delle ostilità «deve essere raggiunta prima di qualsiasi negoziato perché è inaccettabile fare trattative mentre la popolazione muore». Al primo posto, dunque, devono esserci «i bisogni del popolo, non quelli dei politici o dei militari», perché altrimenti «il potere, e non la pace, avrà la priorità su tutto».

Inoltre, il documento afferma che se il primo passo necessario è l’accordo politico, essenziale è la riconciliazione per la quale è fondamentale il contributo delle chiese: «Dobbiamo trasformare noi stessi, il nostro popolo e la nostra nazione. Siamo feriti, ma dobbiamo diventare guaritori feriti. Ci impegniamo ad attuare la riconciliazione e il perdono attraverso le nostre parole e azioni. Solo attraverso il perdono e la riconciliazione possiamo vivere come una nazione unita, e solo attraverso l’aiuto di Dio possiamo perdonare e riconciliare».

L’appello si conclude con un messaggio di speranza: «Siamo stati ispirati dallo spirito di amore e di perdono che abbiamo visto nei nostri fratelli e sorelle in Ruanda. Le loro testimonianze ci hanno mostrato che il perdono non è solo una teoria, ma che funziona davvero. Il passato non ha bisogno di controllarci più! Nella nostra lotta per la liberazione abbiamo un forte spirito di unità; dobbiamo ancora una volta accettarci come un popolo unito. La grazia e la potenza di Dio prevarranno».

Le chiese sud-sudanesi hanno organizzato una giornata di preghiera e di digiuno per la pace, programmata per il 9 luglio.

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