World Watch List 2016 Analisi della persecuzione contro i cristiani nel mondo


WWL2016

La persecuzione dei cristiani nel mondo cresce in media di 2,6 punti rispetto all’anno precedente. Oltre 7.100 cristiani uccisi a causa della loro fede (4344 nel 2014), così come oltre 2400 chiese attaccate (contro le 1062 del 2014).

La World Watch List 2016 di Porte Aperte è l’annuale rapporto sulla libertà religiosa dei cristiani nel mondo, fotografato nella nostra mappa/classifica dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani. Coprendo il periodo che va dal 1 Novembre 2014 al 31 Ottobre 2015, la WWList misura il grado di libertà dei cristiani nel vivere la loro fede in 5 sfere della vita quotidiana: nel privato, in famiglia, nella comunitàin cui risiedono, nella chiesa che frequentano e nella vita pubblica del paese in cui vivono; a queste si aggiunge una sesta voce di analisi che serve a misurare l’eventuale grado di violenze che subiscono. I metodi di ricerca e i risultati sono sottoposti a revisione indipendente da parte dell’Istituto Internazionale per la Libertà Religiosa. I 3 colori diversi nella mappa servono per segnalare 3 gradi di persecuzione (in base al punteggio): Estrema (100-81), Molto Alta (80-61), Alta(60-53,4).

L’estremismo islamico costituisce ancora la fonte principale di persecuzione anticristiana (in ben 35 dei 50 paesi della lista); sono in forte aumento anche ilnazionalismo religioso (leggasi per esempio India, salita al 17° posto) e la paranoia dittatoriale (come in Eritrea 3° o Corea del Nord 1°).

I paesi africani continuano a risalire la lista: 16 paesi della WWL sono africani, di cui 7 figurano tra le prime 10 posizioni. Il Niger (#49) è uno dei due paesi per la prima volta nella lista, e tra le nazioni che seguono immediatamente i 50 della WWL (fino alla #65), non meno di 9 si trovano sul territorio africano, per lo più nella cintura sub-sahariana. In termini numerici, se non di intensità, la persecuzione dei Cristiani in questa regione adombra perfino i fatti del Medio Oriente.

Un esodo di cristiani mai visto prima: sebbene sia noto che in Medio Oriente vi sia un numero di rifugiati pari al numero di cristiani (12,5 milioni), pochi sanno quale sia la percentuale di cristiani rispetto al numero totale di rifugiati. Deve essere una cifra significativa. Molto meno note sono invece le decine di migliaia di cristiani che partono dai 12 stati del nord della Nigeria. In queste zone i 27 milioni di cristiani restano cittadini di serie B, e al momento diverse migliaia di loro stanno scappando dalle azioni violente dei mandriani Hausa-Fulani nella Middle Belt (zona centrale del paese). Questo ha creato un altissimo numero di profughi interni nel nord della Nigeria, molti dei quali sono cristiani. In Kenya molti cristiani lasciano le aree a maggioranza musulmana. Decine di migliaia di persone continuano ad avventurarsi nel deserto rischiando di cadere nelle mani di bande criminali per scappare dall’Eritrea e raggiungere l’Europa (l’UNHCR ha riportato a novembre 2014 che il 22% dei rifugiati che aveva raggiunto le coste italiane proveniva dall’Eritrea). Perfino gruppi di credenti pakistani, a causa della persecuzione, stanno chiedendo asilo nei paesi del Sud-Est Asiatico.

A volte le dinamiche locali sono le più rilevanti: generalmente i trend possono essere internazionali, nazionali o locali, e sebbene la sfera locale sia spesso sottovalutata, è proprio lì che si innestano le principali dinamiche di persecuzione. Le mille forme di locali discriminazioni a cui sono sottoposte le minoranze cristiane in ampie regioni del mondo sono persistenti e spesso dimenticate.

La pulizia etnica ritorna sotto forma di strategia anti-cristiana: in Medio Oriente e in Africa la persecuzione prende la forma di una sorta di pulizia etnica. Nel nord, nordest e nella cintura centrale della Nigeria, in Siria, in Iraq, in Sudan (Nuba), in Somalia e nel nordest del Kenya, la persecuzione adotta uno schema sistematicamente supportato da attori facenti parte dello Stato o meno. Nella Middle Belt della Nigeria, ad esempio, i cristiani sono stati strappati via dalle loro terre natie a causa della “colonizzazione” degli Hausa-Fulani. In Sudan, i cristiani di Nuba sono stati presi di mira e uccisi. In tutti questi paesi, la persecuzione avviene con lo scopo di allontanare se non addirittura sterminare i cristiani.

Dalla posizione 51 in poi: la WWL presenta i primi 50 paesi, ma ve ne sono altri con un certo grado di persecuzione anticristiana. Ve ne citiamo alcuni sotto osservazione: Nepal, Congo (RDC), Sri Lanka (uscito dalla WWL), Ciad, Mauritania, Marocco, Federazione Russa, Kirghizistan, alcuni stati dell’Africa occidentale (francese) come Gambia, Senegal, Costa d’Avorio, ma anche Camerun e Uganda.

La World Watch List di Porte Aperte rimane molto più di una semplice lista: è il promemoria di quale sia il costo dell’essere cristiani… ovunque!

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