Asia Centrale: campi estivi che cambiano la vita


 “Ho capito che devo perdonare mio padre come il mio Padre celeste ha perdonato me”, afferma la 15enne Madina, figlia di un uomo alcolizzato e crudele. Madina era priva di gioia e speranza, ma qualcosa è cambiato grazie a uno dei campi estivi per ragazzi organizzati da Porte Aperte. In questi campi molti ragazzi, per lo più membri di famiglie musulmane, accettano il Signore (75%).

Madina* è nata in una famiglia musulmana in uno dei paesi dell’Asia Centrale (regione composta da Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, tutti stati dove i cristiani sono perseguitati a vari livelli). I suoi genitori volevano un maschio. Lei era una bambina obbediente e gentile, una dei migliori allievi della sua scuola e una dei migliori giocatori di basket nella sua città. Sembrava cercasse sempre di dimostrare ai suoi genitori e agli altri di essere degna di amore; all’apparenza dunque una ragazza forte, ma in realtà si sentiva profondamente sola e infelice a causa di gravi problemi familiari.

Nurbek*, il padre di Madina, era alcolizzato; lei e sua madre Aygul* cercavano di stargli distanti quando beveva. Da ubriaco Nurbek era senza pietà e spesso picchiava la moglie, tra l’altro malata di cuore. Aygul era spesso ricoverata in ospedale e Madina rimaneva a casa, cercando di nascondersi dalla furia del padre almeno fino a quando lui non si addormentava. Così, le sensazioni dominanti del suo cuore erano l’odio verso il padre e l’ansia per la salute della madre. Madina non aveva progetti per il futuro, era priva di speranza, aveva perso la voglia di vivere. Non sapeva nulla di Dio, ma Dio sapeva che lei aveva il cuore a pezzi…

I cugini di Madina, Omar* e Saida*, andavano a un campo estivo per ragazzi e l’hanno invitata a unirsi a loro. Questo particolare campo cristiano è organizzato da Porte Aperte. Il programma comprendeva giochi sportivi, attività manuali, canto, danza, teatro, concerti e nuoto. Ogni sera c’erano concerti evangelistici, grazie ai quali molti bambini hanno accettato Cristo, fra cui Omar e Saida. Ma Madina era molto stressata e chiusa. “Lei è molto gentile. Noi l’amiamo e siamo preoccupati per lei perché sta pensando al suicidio. Pensa che nessuno abbia bisogno di lei o la ami“, hanno condiviso Omar e Saida con gli insegnanti del campo. Dopo alcuni giorni i docenti cristiani hanno parlato con Madina: “La conversazione è stata lunga e sincera, la ragazza continuava a piangere a causa del suo cuore ferito“, ha riferito uno degli insegnanti di Porte Aperte. Le hanno spiegato quanto Dio la ami e voglia usarla, e come il suo amore si esprima per mezzo di Cristo: questo l’ha toccata profondamente. E’ stato il primo incontro di Madina con il Salvatore. Improvvisamente la sua vita e i suoi sentimenti sono cambiati. “Ho capito che devo e posso perdonare mio padre per aver rovinato la mia infanzia e la nostra famiglia. Posso farlo perché il mio Padre celeste ha perdonato i miei peccati. Ora credo che sono importante per Dio. Mi ha creato in un modo unico“, spiega Madina.

Al suo ritorno dal campo ha cominciato a pregare per la situazione della sua famiglia. Madina non può ancora parlare ai suoi genitori della sua fede perché ha paura della loro reazione, ma prega per loro ogni giorno e Dio risponde. Ora il padre non beve più spesso come prima ed è più calmo. La salute della madre è migliorata. Madina legge la Bibbia e, talvolta, visita segretamente una comunità familiare nella sua città con i cugini. “Credo che Dio possa salvare i miei genitori come ha fatto con me, e ora ho un grande, felice futuro con Lui“.

Durante l’estate scorsa in uno dei paesi dell’Asia centrale, Porte Aperte ha organizzato 5 campi estivi con più di 70 bambini/ragazzi per campo. Quasi tutti provengono da famiglie musulmane. Secondo le statistiche fornite dai direttori e dagli insegnanti dei campi, circa il 75% dei ragazzi ha accettato Cristo come loro Salvatore, e la maggior parte di loro visita chiese e gruppi di credenti nelle loro città.

* nomi cambiati per ragioni di sicurezza

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Corea del Nord: pastore ucciso da spie nordcoreane


Un omicidio brutale, il pastore Han Choong Yeol è stato ucciso a colpi di ascia, un monito per chi aiuta i cristiani nordcoreani in territorio cinese.

Che sia chiaro ad ogni missione che opera in favore della martoriata chiesa clandestina nordcoreana: la pagherete cara! E’ questo il monito che giunge dal regime della Corea del Nord, capace di infiltrare in territorio cinese delle spie all’interno delle reti che aiutano i profughi nordcoreani in fuga, per colpire al cuore coloro che aiutano questi disperati in fuga dalla persecuzione, dalla tirannia e spesso dalla fame.

A Changbai, lato cinese della catena montuosa che segna il confine fra Corea del Nord e Cina, il pastore coreano-cinese Han Choong Yeol, guida di una chiesa di 600 membri, aiutava concretamente i profughi nordcoreani dando loro cibo, medicine, vestiti ed altri beni necessari per il loro ritorno in Corea del Nord. “Molti profughi nordcoreani portano con sé delle Bibbie quando rimpatriano. In Corea del Nord puoi farla franca pur avendo commesso un omicidio se hai dei buoni contatti nel governo. Tuttavia, se ti prendono con una Bibbia, non c’è modo di salvare la tua vita“, afferma un contatto nordcoreano (anonimo), riportando una realtà denunciata da anni da Porte Aperte. Difficile avere stime, ma tra i 200 e i 400 mila cristiani vivono la loro fede in clandestinità in Corea del Nord, secondo le nostre stime: tra i 50 e i 70 mila languono nei campi di prigionia. Kim Jong-un, leader di questa nazione, ha intensificato queste azioni persecutorie contro i cristiani. Porte Aperte è coinvolta nell’aiuto concreto a queste persone.

Il pastore Han ha lasciato la sua abitazione il 30 aprile 2016 intorno a mezzogiorno per non farci più ritorno. Verso le 20:00 il suo corpo è stato trovato privo di vita, ucciso a colpi di ascia e coltello. Più volte minacciato, con un ordine di rapimento che pendeva sul suo capo, il pastore Han ha continuato a condividere l’amore di Dio ai profughi, anche se a novembre 2014 un diacono della sua chiesa era stato rapito e mai più ritrovato. Il prezzo della fedeltà a Dio di questo umile servo è stato elevato. Muore a 49 anni, lasciando moglie, un figlio e una figlia, oltre che una chiesa di 600 membri.

Mondo musulmano: portare Bibbie in territori ostili


Porte Aperte porta Bibbie nei luoghi più ostili al Vangelo, affinché sempre più Tofik, ex imam musulmano convertito a Cristo, possano trovare ciò che stanno cercando.

In Corno d’Africa un musulmano che si converte alla fede cristiana diventa un bersaglio. In paesi come l’Eritrea, la Somalia o l’Etiopia (rispettivamente 3°, 7° e 18° posto nella WWList di Porte Aperte) può significare perdere tutto, persino la libertà o la vita. Se poi è addirittura un imam a convertirsi, allora la situazione diventa ancora più grave. In un video disponibile nel nostro canale Youtube, vi presentiamo la storia di Tofik (di cui vi avevamo parlato nell’articolo Etiopia: imam rischia la vita per seguire Gesù), con un’accezione particolare, ossia mettendo in luce l’importanza di poter ricevere una Bibbia su cui fondare la propria ricerca di Dio e lo sviluppo della propria fede.

Per ben 24 anni Tofik ha seguito una formazione per diventare imam in una madrasa in Africa. “Parte del nostro insegnamento era volto a distruggere il cristianesimo. Così mettevamo in pratica quello che avevamo imparato attaccando i cristiani alla fine delle lezioni. Li abbiamo picchiati, abbiamo attaccato la loro chiesa e bruciato le loro Bibbie”, racconta Tofik. Dopo aver terminato gli studi, divenne imam. Guidò la costruzione di 16 moschee nella sua area. Poi l’avvicinamento a dei cristiani, alcuni sogni e l’arrivo di una Bibbia nella sua vita (guarda il video “Una Bibbia a un musulmano“), letteralmente misero sottosopra la sua esistenza.

Porte Aperte porta Bibbie nei luoghi più ostili al Vangelo, affinché sempre più Tofik possano trovare ciò che stanno cercando. Una parte delle tue offerte a questa missione servono a dare Bibbie a musulmani, ma anche a discepolare coloro che si convertono, a formare coloro che decidono di diventare guide, pastori, anziani e responsabili a vario titolo di chiese o comunità familiari.