IL PASTORE


scusate cari se scrivo questo mentre molti oggi gioiscono,bene per loro, ora sto vedendo quello che intanto sta’ accadendo in alcune zone del mediorriente,donne bambine violentate in maniera orribile..sotto l’indifferenza dei piu’,e’ scioccante mi mancano le parole,che dire…o Dio metti fine a questo orrore,si’ siamo alla fine,come ai tempi di Noe’…Dio disse basta al male che era arrivato fino al cielo….cari si’ godiamo ma intanto attenti all’INDIFFERENZA E ALLA SUPERFICIALITA’ E ALL’EGOISMO IMPERANTE…preghiamo subito il Padre che metta fine a questo ORRORE.
Perdonatemi se ho disturbato la vostra tranquillita G.T.13059382_10154175162574577_8072167_n

Annunci

Corea del Nord: eroi sconosciuti


Il fratello Simon* ha lavorato con la chiesa clandestina della Corea del Nord per molti anni, come coordinatore di Porte Aperte là, e sa bene quanto sia pericolosa quest’opera. Il governo di Kim Jong-Un ha inviato centinaia di infiltrati al confine fra Cina e Corea del Nord per rapire ed eventualmente uccidere i missionari e i cristiani coinvolti in ministeri in favore di questo paese.

Per il regime di Kim Jong-Un, il recente omicidio del pastore Han Choong Yeol a Chiangbai (Cina) è stato un avvertimento a tutti coloro che aiutano i rifugiati nordcoreani e i cristiani in particolare. È un avvertimento anche per Porte Aperte. Da allora, la Cina ha aumentato i controlli intorno alla zona di confine. Negli ultimi anni, svariati missionari cristiani sono stati rapiti e portati in Corea del Nord da agenti infiltrati.

Alla domanda se sia giunto il tempo di tirarsene fuori visti gli elevati rischi, Simon risponde risolutamente: “No. Noi siamo una missione che si assume dei rischi, non abbandoneremo mai la chiesa nordcoreana. E’ Dio a chiamarci a quest’opera. I cristiani nordcoreani hanno bisogno di noi, sono dedicati e spiritualmente molto forti, forse più di noi. La loro comprensione della Bibbia a volte può essere limitata (a causa della persecuzione), ma la loro fede è profonda. Ci sono così tanti eroi sconosciuti in Corea del Nord che sono in grado di sopportare la tortura e la morte per Cristo”. Di fronte alla domanda di come possa essere sicuro che i cristiani nordcoreani sopportino la tortura afferma: “Sono persone all’interno del paese a testimoniarlo. Inoltre quando un cristiano viene catturato, ci si aspetterebbe dopo poco un’ondata di arresti (ndr. l’uso della tortura per scovare le reti di cristiani è denunciato da molte istituzioni anche non religiose). Invece ciò accade di rado e significa che i cristiani arrestati non hanno parlato, nonostante le indicibili torture“. Riguardo la necessità di conoscenza biblica in cui Porte Aperte è profondamente impegnata, Simon sottolinea: “In Occidente molti tendono a separare la conoscenza biblica dall’azione che essa richiede, cioè dalla vita quotidiana. La Chiesa perseguitata non può permettersi di separare le due cose. Operiamo ancora in case sicure in Cina, dove discepoliamo cristiani nordcoreani. Non posso condividerne i dettagli, ma stiamo avendo incredibili frutti. Quei discepoli, quando vengono arrestati, non crollano ma rimangono fedeli fino alla fine”.

Il prezzo che questi fratelli e sorelle pagano può essere elevatissimo, oltre la loro stessa vita: “Intere famiglie sono state imprigionate, torturate e anche uccise perché un membro ha rifiutato di rinunciare alla sua fede. Anche i collaboratori di Porte Aperte devono rinunciare alla loro vita per lavorare sotto copertura nel nostro ministero. Condividere il Vangelo con qualcuno, sapendo che a causa di esso lui o lei può essere ucciso, è una responsabilità che dobbiamo assumerci”. Ma ne vale davvero la pena?

“Vi racconterò una storia vera di una famiglia in Corea del Nord. Molti anni fa, la loro fede è stata esposta e da allora son diventati schiavi in un campo di prigionia. Potete immaginare come si sentissero? ‘Abbiamo pensato che Dio ci avesse dimenticato. Come poteva permettere così tanta sofferenza? Di notte dovevamo cercarci il cibo per sopravvivere. Certi giorni, abbiamo pensato di rinnegare la nostra fede’. Ma hanno resistito e poi un miracolo è accaduto. La famiglia è stata rilasciata e con l’aiuto dei cristiani locali – sostenuti da Porte Aperte – la famiglia ora si sta ristabilendo. Devono imparare di nuovo a vivere come esseri umani. ‘Quando ci svegliamo, ci pizzichiamo, chiedendoci se stiamo sognando. Siamo in paradiso’. Dunque vale la pena continuare il nostro ministero? Rispondete voi a questa domanda”, conclude Simon.

PS. Nessun avanzamento senza sacrificio
Nella mente di Simon, il Vangelo non può avanzare senza sacrificio. Dopotutto, Gesù disse: “Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici” (Giovanni 15:13).
I credenti nascosti in Corea del Nord sono nostri amici, e per aiutarli potremmo dover dare la nostra vita attraverso il sacrificio di parlare di loro, di pregare per loro e di donare per loro. La stessa famiglia di cui sopra ha trasmesso un messaggio al fratello Simon: “Abbiamo appena scoperto che Dio ha mobilitato i cristiani fuori dal paese a pregare per noi e che addirittura ci aiutano economicamente. Siamo stupiti che Dio ci ami così tanto da usare fratelli e sorelle che non conosciamo per sostenerci. Grazie dal profondo dei nostri cuori”.

Turchia: attacco a chiese durante il colpo di stato


 Durante la notte del colpo di stato, una chiesa protestante e una cattolica sono state attaccate da gruppi non identificati di persone che hanno sfruttato il caos per sfogare il loro odio anticristiano.

Durante la notte del 15 luglio, la Turchia ha tremato di fronte al colpo di stato poi fallito dei militari. Ora tremano gli equilibri internazionali oltre che le migliaia di epurati, incarcerati e licenziati da Erdogan. Ogni conoscitore del contesto turco e di Erdogan non sarà sorpreso dalla dura repressione del cosiddetto “Sultano della Turchia”. Ciò che vorremmo far risaltare è che in mezzo a questo golpe e in questo grande paese musulmano (osservato speciale per tante ragioni), vive una minoranza cristiana discriminata al punto che la Turchia è presente nella nostra WWList (45° posto).

A Malatya, un gruppo non identificato di persone ha attaccato la Chiesa Protestante di Malatya, riuscendo a mandare in pezzi i vetri delle porte di ingresso, secondo quanto riportato da Middle East Concern (MEC). Secondo il pastore Stone, il fatto è da annoverarsi tra gli atti vandalici, ossia un gruppo di musulmani radicali che hanno approfittato della notte del golpe per sfogare il loro odio verso i cristiani. Crediamo non vada ridimensionato eccessivamente questo attacco, così come non va dimenticato che Malatya è la stessa città dove il 18 aprile 2007 furono brutalmente seviziati ed uccisi 3 cristiani.

Sempre MEC riporta che la Chiesa Cattolica di Santa Maria a Trebisonda è stata presa di assalto da un gruppo di 10 persone circa, le quali con bastoni e martelli hanno danneggiato le finestre e tentato di entrare. A quanto pare, sono stati dei vicini musulmani a convincere gli aggressori a smetterla e ad andarsene. Stiamo parlando della stessa chiesa in cui nel febbraio 2006 fu ucciso il prete cattolico Andrea Santoro.

Quando leggiamo ciò che accade in Turchia, pensiamo ai nostri fratelli e sorelle, in particolar modo agli ex-musulmani (quei turchi cioè che si sono convertiti a Cristo), poiché questa instabilità, la repressione, lo spazio lasciato all’estremismo islamico di influenzare la società, l’uso spregiudicato del nazionalismo da parte della leadership, sono tutti elementi che ovviamente non aiutano i credenti turchi a vivere la propria fede.

Cina: news dalla moglie di Alimjan, in carcere per Cristo


Condannato a 15 anni di prigione, il pastore Alimjan sta ancora scontando la sua pena. La vita in carcere è dura e la moglie Gulnur ha passato momenti molto difficili. Siamo stati con lei di recente e sentite cosa ci racconta di questa lunga prova.

Condannato a 15 anni di prigione, il pastore Alimjan sta ancora scontando la sua pena. La vita in carcere è dura e la moglie Gulnur ha passato momenti molto difficili. Abbiamo di recente parlato con lei. “La gioia in una difficile situazione come questa è vera gioia. Deve essere per forza la gioia che solo il Signore da! Altrimenti, come potremmo sopportare le difficoltà?”, ci racconta Gulnur. “Ho regolarmente incontri con fratelli e sorelle. Posso condividere con loro quello che provo. Ho continuo bisogno di sostegno e preghiere. Senza non saremmo riusciti a resistere!”, riferendosi anche ai 2 figli, di 15 e 8 anni.

“A mio figlio maggiore manca mio marito così tanto! Spesso ricorda i momenti preziosi passati col padre quando era bambino. Ora capisce che suo padre sta soffrendo per la fede in Gesù ed è orgoglioso di lui! Non si vergogna della sua prigionia”, spiega fiera Gulnur. Tuttavia il più piccolo aveva solo 1 anno quando Alimjan fu arrestato con la falsa accusa di aver rivelato segreti di stato ad organizzazioni straniere. “Non riesce a ricordare quasi nulla di suo padre. E’ cresciuto senza una figura paterna”. Gulnur e i figli sono autorizzati a visitare Alimjansolo una volta al mese.

“Ho la passione di evangelizzare il nostro popolo uiguro! E’ così ostile a Cristo! Gloria a Dio, sia mia madre che mia suocera si sono convertite diversi anni fa.Hanno visto come la fede ci sostiene nei momenti difficili“, afferma illuminandosi la donna. “Perseveriamo mantenendo la nostra fede in Gesù e ci sforziamo di vivere una vita pia anche nel disagio. Mio marito mi chiede sempre di vivere bene, si prendermi cura dei nostri figli e di insegnare loro ad amare Dio. Questo è il modo in cui testimoniamo di Lui. Chiedo ai miei figli di comportarsi bene, di studiare seriamente e di tenere in ordine sempre la nostra casa come se mio marito dovesse tornare oggi. Sono certa che mio marito tornerà presto. Aspetto il suo ritorno come aspetto la seconda venuta di Gesù. Noi siamo la sposa di Cristo!”.

Il pastore Alimjan Yimit è un leader cristiano di comunità familiari nella problematica regione dello Xinjiang (a maggioranza uigura e musulmana, da decenni scossa da movimenti separatisti e dalla violenta repressione del governo cinese). Sono oltre 8 milioni gli uiguri, musulmani sunniti con poche migliaia di cristiani (ex musulmani) perseguitati dai propri familiari, amici e vicini di casa (la conversione è vista come una vergogna) e presi in mezzo nelle tensioni con lo stato centrale cinese e l’etnia cinese predominante Han. Porte Aperte ricerca i gruppi cristiani più perseguitati in Cina (come gli ex musulmani uiguri) e li mette in collegamento con gruppi cristiani più liberi, visto in questi ultimi anni i cristiani cinesi in molte parti stanno guadagnando più spazio per adorare il Signore.