Nigeria: ritorno ai villaggi liberati


I cristiani nigeriani, che vivevano come profughi nel loro stesso Paese, incoraggiati dalle operazioni militari del governo che ha liberato vaste zone di territorio dai Boko Haram, stanno cominciando a tornare alle loro case.

Isaac (nome cambiato per ragioni di sicurezza), un nostro collaboratore locale in Nigeria, ci ha inviato un resoconto che descrive la vita quotidiana ora che la popolazione sta tornando ad abitare in Adamawa, uno degli stati a maggioranza cristiana più colpiti dagli insorti islamici.

Si stima che circa 2 milioni di persone siano sfollate a causa degli attacchi dei Boko Haram nel nord della Nigeria e il governo vuole che la gente torni a casa, perché non è in grado di sostenere un numero così grande di rifugiati interni.

Isaac è andato di persona a verificare la situazione e ha trovato persone piene di speranza, che hanno ricominciato a vivere nelle loro città desolate. “Nei campi per i rifugiati veniva fatta una certa pressione per spingere i cristiani a convertirsi all’islam in cambio di cibo. Spesso il cibo scarseggiava e non c’erano prospettive di vita per il futuro. Anche se ci sono stati ancora alcuni attacchi sporadici dei Boko Haram, i cristiani che ho incontrato sono tornati a casa, nonostante i pericoli. Pochi fortunati sono riusciti a riunirsi con tutti i membri della loro famiglia e molte vedove e molti orfani sperimentano ciò che comporta la vita senza i cari perduti. Essere ritornati in città fantasma è stato duro per loro. Boko Haram ha distrutto intere comunità. Case, scuole, centri sanitari e chiese non sono stati risparmiati. Hanno distrutto sistematicamente le pompe per l’acqua e hanno inquinato i pozzi buttandoci dentro cadaveri“.

Le chiese hanno sofferto“, ha continuato Isaac, “Un pastore mi ha detto che non è stata lasciata una sola Bibbia, sono state bruciate tutte“. E poi ha aggiunto: “I cristiani locali non si aspettano molto aiuto da parte del governo perché, generalmente, l’aiuto viene dato prima ai musulmani. Ma la disperazione è stata accompagnata dalla determinazione. Questi cristiani rifiutano di lasciare che le difficoltà impediscano loro di riprendersi le loro case. Anche le attività della Chiesa sono riprese, nonostante sia rimasto ben poco degli edifici. Alcuni vengono ricostruiti, ma per molti non è possibile sostenere i costi, così i cristiani si raccolgono sotto gli alberi o si incontrano tra le rovine della loro chiesa“.

 

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