IL PASTORE


scusate cari se scrivo questo mentre molti oggi gioiscono,bene per loro, ora sto vedendo quello che intanto sta’ accadendo in alcune zone del mediorriente,donne bambine violentate in maniera orribile..sotto l’indifferenza dei piu’,e’ scioccante mi mancano le parole,che dire…o Dio metti fine a questo orrore,si’ siamo alla fine,come ai tempi di Noe’…Dio disse basta al male che era arrivato fino al cielo….cari si’ godiamo ma intanto attenti all’INDIFFERENZA E ALLA SUPERFICIALITA’ E ALL’EGOISMO IMPERANTE…preghiamo subito il Padre che metta fine a questo ORRORE.
Perdonatemi se ho disturbato la vostra tranquillita G.T.13059382_10154175162574577_8072167_n

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Nessun individuo nato da genitori umani potrebbe mai affermare con sincerità: “Faccio sempre le cose che gli piacciono”.


10364014_379524838856632_1113499785_n (1)Troppo spesso facciamo le cose che piacciono a noi. Qualche volta agiamo nel far cose che piacciono ad altri. C’è la schiavitù al parere degli altri. Tante persone vivono soggetti a ciò che pensano gli altri, o, a ciò che immaginano che gli altri pensino. Non prendono le loro decisioni in base a ciò che credono sia giusto, ma le prendono in base a ciò che secondo loro non creerà problemi con gli altri.
I veri cristiani hanno questa caratteristica: perseverano nella Parola, ossia non smettono mai di imparare dagli insegnamenti di Cristo e non Gli voltano mai le spalle. Dimorare nella Parola di Cristo vuol dire camminare in stabile ubbidienza. Dire di appartenere a Cristo, ma essere schiavi del peccato e rifiutare di confessare il peccato, è una contraddizione. Una delle qualità della vera fede è la stabilità. Coloro che veramente conoscono il Signore Gesù sono liberati dal peccato, camminano nella luce e sono guidati dallo Spirito Santo di Dio. Non osservare la parola di Gesù, è il frutto di un cuore che non ama Gesù Cristo.
“Non sapete voi che se vi offrite come servi per ubbidirgli, siete servi di colui al quale ubbidite, o del peccato per la morte, o dell’ubbidienza per la giustizia? Ora sia ringraziato Dio, perché eravate servi del peccato, ma avete ubbidito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso. E, essendo stati liberati dal peccato, siete stati fatti servi della giustizia”. (Romani 6:16-18).
Se ci vendiamo al peccato, diventiamo schiavi del peccato. Scegliendo invece di ubbidire a Dio, avremo una vita santa. È impossibile credere veramente in Dio se il cuore non obbedisce a Dio. Non importa quanto possiamo essere attivi nelle attività “religiose”. Quello che conta è quanto siamo obbedienti a Lui, in quanto solo la nostra obbedienza e colui al quale obbediamo determina chi serviamo in realtà. Non importa quanti sacrifici fate per il Signore. Quello che conta è quanto siamo obbedienti a Lui. I sacrifici accettabili sono soltanto i sacrifici che il Signore ci ha ordinato. Il servizio genuino può essere soltanto il servizio che il Signore ci ha ordinato. Tutto il resto, anche se è fatto nel Suo nome, è disobbedienza, azione diretta dalla vecchia natura sotto le sembianze della nuova.
Uno dei danni più terribili è che un tuo peccato abituale, che non combatti di tutto cuore, ti allontana da Dio.
Se non cammini in santità, se non cammini per lo Spirito Santo, in sottomissione a Lui in ogni campo della vita, non avrai il frutto dello Spirito Santo. “Ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo. (Galati 5:22 )
I nostri peccati abituali ci ostacolano ad avere questo frutto così importante.
Più si va avanti con il peccato nel cuore, più il cuore diventa duro, e la coscienza diventa meno sensibile.
Quando un individuo incontra la verità, la mente corrotta cerca soltanto obiezioni; quando incontra ciò che differisce da questa verità, vede o cerca ragioni per accettare questa differenza.
Chi veramente ama Dio, ascolta e ubbidisce alle Parole di Dio.
L’esercizio della facoltà di scegliere di per sé stesso non ci rende liberi. La facoltà di scegliere è solo la navetta che intesse i fili della nostra vita: può diventare un sudario di morte e la crisalide di una nuova vita. Il tutto dipende da quale “dio” definisce i nostri valori, obiettivi e propositi che determinano le nostre scelte. La libertà non consiste nel fatto di poter scegliere, ma in che cosa noi scegliamo. La libertà non è quindi una condizione, ma un conseguimento.
Chi o che cosa noi scegliamo?
Pretendendo libertà ed autonomia dalla legittima autorità di Dio si finisce solo con l’autodistruggersi.

“…a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità” (Efesini 4:23-24)


10385135_379524885523294_200348759_nQuando una persona diventa cristiana, all’inizio Dio rinnova la Sua mente, conferendogli una capacità spirituale e morale completamente nuova. Le nostre risorse sono la Parola e la preghiera. È attraverso questi mezzi che conseguiamo la mente di Cristo, ed è attraverso quella mente che viviamo la vita di Cristo. Lo spirito rinnovato della mente del cristiano è la logica conseguenza del rivestire l’uomo nuovo che è la nuova creazione fatta a immagine di Dio ed è creato nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità. Questo uomo nuovo è così giusto e santo che l’apostolo Paolo rifiuta di ammettere che da quella nuova creazione possa provenire un qualsiasi peccato. Perciò in Romani capitoli 6 e 7 è esplicito nell’attribuire la realtà del peccato ad altro e non all’uomo nuovo. “Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale”, e “non prestate le vostre membra al peccato” (Romani 6:12, 13).
Non consente che la responsabilità del peccato sia attribuita al nuovo uomo interiore. Il nuovo “io” ama e vuole ardentemente la santità e la giustizia. Grazie alla nuova vita, al nostro nuovo Signore e Padrone, alla nuova natura e alla nuova potenza, siamo chiamati a vivere un adeguato stile di vita nuovo.
Dio, mediante la Sua parola, comandò alla luce di splendere fra le tenebre, e Dio stesso è quello che risplende nei nostri cuori. Nella Genesi la creazione materiale, come pure quella spirituale, ebbe inizio con la luce. Dio risplende nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, ed ecco che ha inizio la vita spirituale.
La gloria di Dio è la rivelazione della sua natura e dei suoi attributi. Quando il Signore sceglie di mostrarci la sua gloria, ci rivela quanto desidera farsi conoscere da noi. Il primo effetto della gloria di Dio è un cambiamento nella nostra
relazione con Lui.
Quando Mosè vide la rivelazione della gloria di Dio, la sua
straordinaria e meravigliosa natura, cadde sulle ginocchia e cominciò ad adorare. “Mosè subito s’inchinò fino a terra e adorò” (Esodo 34:8).
E ci insegna a rinunciare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo (Tito 2:12). Questa grazia che dimora in te è la rivelazione della bontà di Cristo. E se tu dimorerai in Lui, la Sua rivelazione ti istruirà a vivere in santità.
Siamo stati trasportati dalle tenebre alla luce. Quindi, ora non dobbiamo più camminare nelle tenebre, come camminavamo, ma dobbiamo camminare nella luce. In altre parole, non dobbiamo vivere più come in passato, non dobbiamo comportarci più come prima, non dobbiamo pensare nel modo che pensavamo prima. Il tempo passato indica una condizione che non esiste più e questa verità è sottolineata dall’espressione “in passato”. Chi è in Cristo Gesù, chi è salvato, vive e cammina in novità di vita.
Quando sottomettiamo ogni pensiero in ogni campo della vita alla Verità di Dio, allora saremo rinnovati e perciò rivestiti dell’uomo nuovo, che è creato secondo Dio nella Giustizia e nella Santità della Verità. L’opera di Dio di salvarci dalle tenebre è sempre un’opera che porta al compimento finale, quello di essere conformati all’immagine di Cristo. Conoscendo Cristo, si diventa sensibili, capaci a governare sé stessi in ogni giustizia, puri e con la capacità di discernere il vero dal falso, il sano dal malsano, l’utile dal disutile, conosce la gioia vera e duratura che si trova solo in Dio, diventando sempre più simili a Lui.
Se dimentichiamo che siamo luce, allora sarà pesante prendere ogni decisione in base a quello che è gradito a Dio. Invece, se teniamo chiaramente in mente che eravamo tenebre, ma ora siamo luce nel Signore, allora sarà una grande gioia e un privilegio vivere prendendo ogni decisione con Dio.

IL CRISTIANO INCOERENTE


10151463_358285137647269_944672795_n“Tu che ti vanti della legge, disonori Dio trasgredendo la legge? Infatti, com’è scritto:
Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri.” (Romani 2:23-24)
Il cristiano può professare di conoscere la volontà di Dio; può saper riconoscere ciò che è meglio e giusto, perché la Parola insegna come valutare i valori morali; può essere una guida di coloro che sono moralmente e spiritualmente ciechi, e luce di coloro che vivono nelle tenebre dell’ignoranza; può sentirsi qualificato per correggere gli insensati e gli ignoranti, e istruire i fanciulli perché ha un po’ di conoscenza della Parola. Tuttavia, tutto ciò di cui il cristiano può andare fiero non è in grado di cambiare la propria vita. Il suo non è altro che orgoglio religioso e di conoscenza cui non corrisponde un cambiamento morale. Egli insegna agli altri senza mettere personalmente in pratica i propri insegnamenti. In sostanza, quando proibisce la menzogna o l’ipocrisia e/o altre forme di peccato, egli pare raccomandare: “Fà come ti dico, ma non come faccio”. Si vanta di possedere la Parola ma, nei fatti, disonora Dio che l’ha data, trasgredendo i Suoi precetti.
Ecco il cristiano incoerente.
Alle sue parole e al suo vanto spesso non corrisponde un comportamento conseguente.
Non ci rendiamo conto che non dimostrando con i fatti di essere cristiani, a causa del comportamento incoerente, questo induce agli altri a bestemmiare Dio stesso, a maledire il Suo nome! Nella società, oggi, il nome di Dio è bestemmiato a causa della incoerenza!
Gli uomini, infatti, sono soliti giudicare il Signore in base al comportamento di coloro che si professano essere cristiani.
Facciamoci un esame di coscienza. Molti di noi non si rendono conto di ciò che gli altri dicono dei cristiani incoerenti, e giustamente: “Voi, con tutto il vostro parlare di Dio, di chiesa, di moralità, non siete certamente meglio degli altri. I fatti parlano chiaro. Siete solo degli ipocriti. Non solo vi dimostrate incoerenti con i principi che voi stessi proclamate, ma trovate sempre modo di giustificare le vostre malefatte. Voi e il vostro Dio non meritate alcun rispetto. Non venite a parlarci più della vostra religione. È solo un’unica e plateale ipocrisia”.
Non cerchiamo scusanti. Questo è ciò che viene detto.
È un dato di fatto: non siamo giusti davanti a Dio, e la nostra professione di cristianità non contribuisce a farci essere tali. Stiamo soffocando la verità nell’ingiustizia.
Il cristiano è incoerente quando si lamenta delle circostanze avverse, delle prove, come se Dio nulla sapesse; quando fa uso di ipocrisia, di maldicenza, di calunnia, di falsa testimonianza, di menzogna; quando fa discussione; quando critica; quando pretende di aver ragione; quando agisce e reagisce senza riflettere; quando prende piacere nelle cose effimere del mondo; quando prova odia per prossimo e per il nemico e lo maledice….e altro, anche cose che portano alle divisioni tra i cristiani. Tutto sta a dimostrare che si vive secondo la carne e non secondo lo Spirito. Non possiamo seguire prima la carne e poi lo Spirito e viceversa. Il cristiano dovrebbe solo camminare secondo lo Spirito per non adempiere AFFATTO i desideri della carne, per NON camminare secondo la carne. Altrimenti, qual’è la differenza tra un cristiano e un non cristiano?
La vera testimonianza dov’è? Vedono i cristiani professare di essere vincitori, ma ci vedonotutti i giorni sopraffatti da sentimenti ed emozioni, da irritazioni, appetiti e
passioni, da inclinazioni ed impulsi.
Il vero cristiano non deve disprezzare né causare il disprezzo per Dio. Se noi di tutto cuore vogliamo dare gloria a Dio, noi non permetteremmo, per quanto stia in noi, che il Suo nome, la Sua causa, la Sua opera, le Sue benedizioni, le Sue ordinanze, la Sua Parola, la Sua chiesa, ecc. sia vituperata, sia causa di scandalo.
Ogni atto devetestimoniare che amiamo Dio e che camminiamo con Dio, se seguiamo le orme di Cristo Gesù.

Il vero cristiano vive in modo da santificare Dio giorno per giorno!


10154818_364785063663943_707398523_nLa nostra vita, il nostro tempo, il nostro comportamento, le nostre priorità, dovrebbero glorificare Dio. Che le nostre parole, non solo quando preghiamo, ma in ogni conversazione, possano santificare il nome di Dio!
Santificare il nome di Dio vuol dire riconoscere nel nostro cuore che il nome di Dio è santo e perfetto, e quindi implica il dovere di onorarlo per questi suoi attributi. Si può veramente e completamente santificare il Nome di Dio quando Gli si rende culto perché Egli fa cooperare ogni cosa per il bene ultimo del Suo popolo, come pure per la verità ed affidabilità della Sua Parola scritta, che ogni credente dovrebbe valorizzare come: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105). Noi dobbiamo poter condividere la preghiera che dice: “Adorerò rivolto al tuo santo tempio e celebrerò il tuo nome per la tua benignità e per la tua verità, perché tu hai esaltato la tua parola e il tuo nome al di sopra di ogni altra cosa” (Salmo 138:2). Tante persone riempiono a tal punto la loro mente di pensieri relativi a cose superficiali che non hanno spazio per ciò che è veramente importante e che è eterno e maestoso.
La Parola ci aiuta a riconoscere e a meditare sulle cose di vera grandezza, sulle cose che sono veramente meravigliose. Abbiamo bisogno di meditare sulle verità che Dio ci dà per vedere meglio le meraviglie di Dio, per poter celebrare Dio di più.
Le opere di Dio sono veramente grandi. Esse comprendono quelle che riguardano la creazione, poi c’è l’opera costante di Dio nel sostenere tutto l’universo con la Sua potenza e poi ci sono le Sue opere che riguardano la salvezza. Le opere di Dio sono veramente grandi! È bene impegnarci a riconoscerle e a tenerle sempre in considerazione. Ogni persona riempia i suoi pensieri con qualcosa, ogni persona ricerca qualcosa. La domanda è la seguente: con che cosa riempi i tuoi pensieri?
Con che cosa riempi i tuoi pensieri giorno per giorno? Che cosa ricerchi? Riempi i tuoi pensieri con cose di poco valore, cose che durano poco tempo che saranno dimenticate per sempre? Possiamo riempire i nostri pensieri con sciocchezze, con vestiti con l’ultimo apparecchio elettronico, con i giochi o con quello che gli altri pensano di noi o con qualche divertimento oppure con i problemi del momento. Queste sono tutte cose destinate a perire, sono tutti piccoli pensieri che ci possono ostacolare dal contemplare quello che è davvero grande, maestoso ed eterno. La Parola di Dio ci chiama riempire i nostri pensieri con quello che è di valore eterno: le opere di Dio. Se siamo onesti, dobbiamo riconoscere che, spesso, non ricerchiamo le opere di Dio. Siamo troppo distratti per cose effimere, per cose che non hanno valore. Il cristiano vero trova diletto nelle opere di Dio, nello stare alla presenza di Dio, nella preghiera, nello studio e nella meditazione della Sua parola, e non riesce a trovare il tempo per altre cose. In questo modo, i nostri pensieri saranno pieni di quello che è vero, onorevole, giusto, puro, amabile, di buona fama e pieno di virtù e di lode. Cosa succede invece? Si ha la tendenza a cercare il nostro diletto in tutto ciò che il mondo ci offre.
Chi ha questa tendenza ha bisogno di fare dei cambiamenti notevoli e concreti; ha bisogno di esercitare l’autodisciplina, oltre a pregare con perseveranza. Tutto quello che è intorno a noi passerà. Tutti i grandi progetti del mondo, tutti i piaceri, tutta la ricchezza, sarà tutto distrutto e dimenticato. Invece la lode del SIGNORE durerà in eterno, sussisterà per sempre. Quanto è importante vivere per lodare Dio tutti i giorni e solamente così il nostro cuore sarà veramente soddisfatto.
Il Nome di Dio viene disonorato dai Suoi figli che vivono con paura, con ansietà e preoccupazione come se il loro Padre celeste avesse perso controllo, e come se mai ricevessero l’insegnamento e le promesse della Sua Parola. Oggi, purtroppo, c’è una grande carenza nel non santificare il Nome di Dio oggi in questo modo.
Santificare il nome di Dio significa esprimere gratitudine: ciò che maggiormente disonora Dio è la mancanza di apprezzamento e di gratitudine, cosa che Paolo indica come la causa stessa dell’umana degenerazione (Romani 1:20 ). Ciò che conta, quando onoriamo e glorifichiamo il nostro Creatore, non è solo riconoscere il primato di Dio su ogni cosa, ma pure ringraziarlo fattivamente con la nostra ubbidienza.
Il fine ultimo della vita umana è quello di glorificare Dio e di gioire per sempre della Sua presenza.
Il fine, lo scopo, l’obiettivo ultimo, di Dio, manifestato in tutto ciò che fa, è la Sua gloria, ed Egli ci ha creati in modo tale che la realizzazione massima di noi stessi e la nostra gioia più profonda stia nel santificare il nome di Dio, nel lodarLo e nell’essere sottomessi a Lui. I cristiani spesso credono che fare la volontà di Dio sia cosa spiacevole e pesante (un’idea, fra l’altro, stolta, che disonora Dio), che questo faccia dell’uomo un martire, che non si rendono spesso conto come il dovere ed il piacere vadano sempre assieme, quando si rapporta con Dio! Di fatto dovere e piacere in Dio coincidono! L’esperienza lo può dimostrare! Consacrarsi alla santificazione di Dio per tutta la nostra vita, si trasformerà ben presto in qualcosa di soddisfacente e che produce gioia vera e profonda.
L’autentico rispetto per Dio conduce alla vera sapienza, all’essere realisti e intelligenti, e quando i cristiani appaiono goffi e superficiali, ci si dovrebbe veramente chiedere se essi abbiano di fatto imparato a santificare davvero il nome di Dio.
Dio merita la nostra lode.

“Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.” (Giacomo 5:16)


10364614_379524418856674_668770172_nOgni individuo può sgomentarsi a chiedere a Dio fino alla sua morte, ma se non c’è ravvedimento, nel senso: cambiare il modo di vivere, lasciare il peccato, ogni dipendenza e ogni vizio, Dio non risponderà mai alle preghiere. Non ha senso pregare se non c’è l’ubbidienza e la sottomissione alla Sua volontà.
Pregare non vuole dire solo chiedere a Dio. Potremmo, infatti, distinguere nella preghiera diversi suoi aspetti come l’adorazione, la lode, il rendimento di grazie, suppliche e richieste, la confessione di peccato e il ravvedimento, la meditazione, la personale consacrazione, e l’intercessione. La preghiera è potente, quando è fatta secondo le condizioni che Dio stabilisce.
Il cristiano, se ha un peccato non confessato, non ha il privilegio nella preghiera come chi cammina con rettitudine. Perciò, per essere un giusto, bisogna essere salvati, e bisogna anche aver confessato i propri peccati a Dio. Una condizione basilare per una preghiera efficace è che stiamo cercando la gloria di Dio, non il nostro piacere o la nostra comodità. Quando noi comprendiamo sempre di più che la nostra vita è nascosta in Cristo, cioè, che Cristo è la nostra vita, allora, possiamo comprendere che quello che glorifica Dio porta più gioia a noi.
Non siamo isole. La fede si esprime nelle relazioni che instauriamo gli uni con gli altri. Se vogliamo crescere nella fede non possiamo isolarci, ma dobbiamo vivere a contatto con gli altri. Noi abbiamo bisogno degli altri per crescere e gli altri hanno bisogno di noi.
Se sono disposto a confessare il mio peccato a Dio, perché faccio tanta resistenza davanti a mio fratello, a miasorella?
Dovremmo pregare gli uni per gli altri. Invece di covare rancori e permettere al risentimento di radicarsi in noi, dovremmo mantenerci in comunione con gli altri mediante la confessione e la preghiera. La guarigione fisica è anche correlata alla riabilitazione spirituale. Notiamo che l’apostolo Giacomo unisce confessione, preghiera e guarigione. Si tratta di un chiaro messaggio riguardo al rapporto vitale tra corpo e spirito. Ciò che colpisce una parte del nostro essere condiziona tutto il resto. Più spesso di quanto vorremmo ammettere, le malattie sono causate dal peccato: dalla preoccupazione, dall’ira, dalla mancanza di misericordia, dalla gelosia, dall’egoismo e dall’orgoglio. Tutti i peccati devono essere confessati a Dio. Inoltre, i peccati contro terzi devono essere confessati anche ai diretti interessati. Se ho cattivi pensieri, o gelosia, o qualcosa di simile, e questo mi porta ad agire o parlare in modo negativo verso quella persona, cioè, se il mio peccato diventa visibile alla persona, allora, dovrei confessare il mio peccato non solo a Dio, ma anche alla persona. Questo comportamento è indispensabile per mantenere la buona salute spirituale e il benessere fisico.
Una comunità è autentica ed è viva solo quando sa diventare una comunità di preghiera.

Dio è un Padre compassionevole, generoso e provvede sempre, giorno per giorno, ai Suoi figli.


1931913_358285150980601_573756233_n È da non credere con quale malvagità arriviamo a dire: “Mi manca qualcosa”. È davvero un insulto nei confronti di Dio, e Lo facciamo bugiardo!
Dio vuole benedire ciascuno di noi e vuole che noi rispondiamo con fiducia nella Sua provvidenza, ricevendo la benedizione ai Suoi termini. Camminare nella Sua legge significa confidare in Lui giorno per giorno, e soddisferemo il nostro bisogno di pane.
Il popolo d’Israele dopo cena, ogni notte, quando era finita la manna del giorno, essi dovevano andare a letto e dormire confidando nel fatto che, al loro risveglio, ce ne sarebbe stata dell’altra lì ad aspettarli.
Gesù moltiplicò i cinque pani e i due pesci e sfamò la folla. L’intento di Gesù, nel compiere questo miracolo, era mostrare che Egli è la fonte della vita eterna, ma quando la folla Lo seguì era semplicemente per ricavarne altro cibo gratis. Egli sapeva che non volevano Lui tanto quanto bramavano il pane. O, al massimo, forse, volevano soltanto essere entusiasmati con altri miracoli. In entrambi i casi, non era la vita eterna di Gesù che stavano cercando. Molti vanno a Cristo con motivazioni sbagliate: alcuni per la “pagnotta”, aspettandosi che i loro desideri quotidiani siano esauditi all’infinito. Si rivolgono a Lui soltanto per trovare la soddisfazione dei loro appetiti. A loro pane, acqua, benessere, successo, affermazione e piacere – immediato e tangibile, anche se svanisce rapidamente – sembrano bastarli ed appagarli. Queste persone sono le stesse che, alla fine, si allontanano da Gesù dicendo: “io ci ho provato, Lui ha fallito”. Altri sostengono di essere appagati in Gesù, ma per loro Egli non è che una forma di fuga dalla realtà, perché non sono disposti ad affrontare il dolore della vita reale e la loro vera afflizione. Allora, Lo aggiungono alla loro vita come una passata di vernice, per nascondere la realtà. La loro non è fede, ma formalismo.
Lo stesso vale per noi: non vogliamo che Gesù solo sia la nostra vera soddisfazione.
Soddisfare le necessità fisiche non è la cosa più importante. L’uomo non è costituito solamente da un corpo, ma anche da anima e spirito: egli deve dunque adoperarsi per il cibo che dura in vita eterna. L’uomo non deve vivere come se non esistesse che il corpo. Non deve usare la propria forza e le proprie capacità per nutrire un corpo che, dopo pochi anni, sarà consumato dai vermi; deve piuttosto fare in modo di nutrire la propria anima ogni giorno, con la Parola di Dio. Quindi, dovremmo darci da fare instancabilmente per acquisire una maggiore conoscenza della Parola di Dio. Gesù è il pane della vita. Coloro che vanno a Lui trovano ciò che appaga la loro fame spirituale. Mangiare il pane significa credere in Lui. Quando accettiamo il Signore Gesù come nostro Salvatore, ci appropriamo di Lui per fede. Ci appropriamo dei benefici della Sua persona e della Sua opera. Credi e hai mangiato. Quando accettiamo il Signore Gesù come nostro Redentore, Egli viene a dimorare nella nostra vita e noi dimoriamo, viviamo continuamente, in Lui.
Egli non solo è vita in sé, ma è anche datore di vita.

“Io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su di te.” (Salmo 32:8)


10364614_379524418856674_668770172_nUno scopo degli ammonimenti e delle sofferenze da parte di Dio è quello di tenere l’uomo lontano dalla superbia. La sofferenza ci fa del bene. Questo è il punto del salmista nel Salmo 119:71:
“È stato bene per me l’essere stato afflitto, perché imparassi i tuoi statuti.”
In realtà, la sofferenza è una parte essenziale della nostra santificazione. È il fuoco di Dio che purifica l’oro della nostra fede; quanto è importante comprendere che le sofferenze per i giusti non sono una punizione, piuttosto sono il fuoco che raffina e purifica il credente.
Il Suo consiglio è sempre sussurrato nell’orecchio dei suoi diletti, e si preoccupa di insegnare ai Suoi figli a camminare nella via dell’integrità. Egli desidera da noi una nuova sensibilità, che ci porterà all’ubbidienza. Si può non peccare? La risposta è sì. Dio ci rivela la Sua parola affinché non pecchiamo. “Dio parla una volta, e anche due, ma l’uomo non ci bada; parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali,
quando sui loro letti essi giacciono assopiti; allora egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto degli ammonimenti, per distogliere l’uomo dal suo modo di agire
e tenere lontano da lui la superbia;
per salvargli l’anima dalla fossa,
la vita dalla freccia mortale.” (Giobbe 33:14-18) La mancanza di volontà o di disponibilità a lasciarci guidare dal Signore, è il frutto di un cuore depravato. Il “non posso” equivale ad un “non voglio”; si tratta di una impotenza volontaria. L’impotenza dell’uomo risiede nella sua ostinazione. E’ per questo che tutti sono inescusabili.
Potrebbe sorgere una domanda: perché Dio ci comanda di fare ciò che non siamo in grado di fare? La prima risposta è: perché Dio rifiuta di abbassare i Suoi criteri di giustizia al livello delle nostre peccaminose infermità. Essendo perfetto, Dio deve porre davanti a noi un criterio perfetto di giustizia. Ancora, però, potremmo chiederci: se l’uomo è incapace di conformarsi a ciò che Dio esige da lui, dove sta la sua responsabilità? Per quanto difficile possa sembrare il problema, esso comporta una soluzione semplice e soddisfacente. L’uomo è responsabile 1) di riconoscere davanti a Dio la propria incapacità, e 2) di invocarLo con forza per poter ricevere quella grazia che lo faccia essere capace. È mio preciso dovere riconoscere davanti a Dio la mia ignoranza, la mia debolezza, la mia peccaminosità, la mia impotenza nel conformarmi a ciò che Egli, in modo santo e giusto, mi comanda. È anche mio preciso dovere, come pure mio privilegio benedetto, di implorare di tutto cuore Dio a che Egli mi dia la sapienza, la forza, la grazia, che sole mi possono mettere in grado di fare ciò che Gli è gradito; chiederGli di operare in me “il volere e l’agire, secondo il Suo disegno benevolo” (Filippesi 2:13). Il cristiano è responsabile di invocare il Signore. Supponete che io, ieri sera tardi, sia scivolato sul marciapiede gelato e mi sia rotta l’anca. Non sono in grado di rialzarmi. Se rimango per terra, congelerei a morte. Che fare, allora? Se ho la determinazione di morire, rimango lì a terra in silenzio. Se lo facessi, però, io sarei, di quello, l’unico responsabile. Se, però, desidero essere soccorso, alzerei la mia voce e griderei per farmi sentire ed aiutare. Allo stesso modo il peccatore, benché non sia in grado di alzarsi e di fare il primo passo verso Cristo, è responsabile di gridare a Dio, e se lo fa, di tutto cuore, per lui è disponibile un Liberatore. “Egli non è lontano da ciascuno di noi” (Atti 17:27); “Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà” (Sl. 46:1). Se però il peccatore rifiuta di gridare al Signore, se è sua determinazione quella di perire, allora il suo sangue gli ricadrà sulla testa, e la sua “condanna è giusta” (Ro. 3:8). Quando osserviamo i comandamenti di Cristo, dimoreremo nel Suo amore, e avremo una gioia completa.
Anche il contrario è vero: quando NON osserviamo i Suoi comandamenti, NON dimoreremo nel Suo amore, e NON avremo la gioia.
Andare a Cristo significa riconoscere di essere del tutto privo di titoli al favore divino; significa vedere sé stesso come realmente senza forza, perduto e senza speranza; significa ammettere di non meritare altro che la morte eterna, dando quindi ragione a Dio contro sé stesso; significa cadere prostrato nella polvere di fronte a Dio, ed umilmente implorare Dio affinché abbia misericordia di lui. Per poter venire a Cristo ed ottenere vita, il peccatore deve rinunziare alla propria giustizia ed essere disposto a ricevere la giustizia di Dio in Cristo, basata sulle Sue istruzioni e il Suo consiglio; significa screditare del tutto la propria sapienza ed essere governato dalla Sua.
trovano delusione, inganno, invischiandosi ogni giorno sempre più nella confusione e nella delusione, perché escludono Dio e la Sua eterna Parola, fonte di vita e di felicità, dalla loro vita.
Non siamo stati perdonati per continuare a vivere secondo le nostre passioni, ma affinché possiamo essere educati nella santità e formati per la perfezione. Dovremmo sempre accogliere i consigli e una guida autorevole ed essere pronti a camminare nella direzione indicata dalla saggezza di Dio. Incamminati sul sentiero dell’ubbidienza, certamente la gioia esuberante della sua presenza, anche nella notte più oscura, arricchirà la tua vita. Facciamo attenzione alla stoltezza del cuore, perché ci porta ad inciampare. Camminiamo con umiltà e ubbidienza durante i nostri anni.

L’INVIDIA


10385135_379524885523294_200348759_nNessun cristiano potrà sviluppare la propria vita se prima non permette al Signore di estirpare dal proprio cuore le radici dell’invidia amara, in quanto essa denota immaturità e mancanza di carità. L’ambizione, l’abuso, l’invidia, il compromesso, la competizione, si tratta di caratteristiche dell’uomo che vive per il potere, ovvero per sé stesso. L’uomo che serve il proprio ventre è un uomo che cerca la propria soddisfazione, lavora per sé stesso. Tale atteggiamento non può essere considerato normale per il figlio di Dio, ma piuttosto una anomalia che evidenzia una cattiva comprensione dei doni che Dio ha dato. Infatti, esaltando alcuni uomini che hanno dei doni e disprezzando gli altri, ci si dimentica che tutti sono figli del medesimo Dio.
Se ci pensiamo un attimo, tutte queste caratteristiche sono tipiche cause di divisione nel corpo di Cristo. La Chiesa è il corpo di Cristo e non è a caso che la Scrittura ci fa l’esempio del corpo. In esso ci sono varie membra; ma tutti vorremmo essere occhi, o tutti bocche, poche orecchie, pochi piedi, pochi organi nascosti che lavorano senza essere visti!
Vorremmo essere tutti in evidenza. Ma come si fa ad avere un corpo solo di occhi? Questa è la realtà, che l’invidia è un sentimento che oscura e annebbia la nostra ragione, non ci fa vedere le cose come stanno.
Noi dovremmo comprendere che siamo diventati figli di Dio! Tutti quanti! Ma non può farci essere tutti occhi! Non può farci essere tutti un solo organo! Per ognuno di noi Egli ha un piano, ha scelto una funzione nel corpo, possiamo essere una cellula, una ghiandola, un arto, ma è importante che facciamo bene quello per cui siamo stati chiamati e di quello Dio ci chiederà conto. Non serve fare ciò che è stato affidato ad altri, ma è importante che prendiamo coscienza della nostra posizione. E che cos’è che oscura le nostre menti? Cosa ci fa vivere male la nostra posizione spirituale? È proprio l’invidia, che annebbia e oscura i nostri sentimenti. Se vediamo che qualcuno prospera per il proprio lavoro, per il proprio impegno, per le proprie qualità, per come Iddio lo guida, quasi siamo gelosi, quasi non ci fa piacere. Invece dovremmo essere gioiosi perché questo è un successo, è una vittoria per il Corpo di Cristo, che siamo anche noi, e ciò fortifica. È importante comprendere questi elementi basilari, che la vittoria dei nostri fratelli e delle nostre sorelle è la nostra vittoria! Non è solo la loro in quanto apparteniamo allo stesso corpo. Se pensiamo che è solo la loro vittoria, vuol dire che noi non apparteniamo al corpo di Cristo, che non abbiamo una vera identità di figli di Dio, che non sappiamo discernere il corpo di Cristo!
L’invidia chiude la nostra ragione, i nostri occhi, senza farci vedere le cose nel verso giusto.
Per invidia e per orgoglio, ci sono coloro che si fingono ministri cristiani senza avere un reale amore per la verità. Peggio ancora, fanno delle vocazioni un mezzo per guadagnare denaro; questo ci fa pensare alla mentalità da mercante così diffusa oggi nel cristianesimo.
L’invidioso è una persona che vive costantemente con un’amarezza interiore che non gli dà pace, e questo stato d’animo è capace di provocare delle vere e proprie malattie. L’invidia è la carie delle ossa. L’invidia non solo rovina la vita di coloro che hanno questo cattivo sentimento ma, quando prende piede, porta distruzione nelle famiglie. L’invidioso reagisce in vari modi. Si veda, ad esempio, la reazione di Caino contro suo fratello Abele, che portò all’omicidio. Si veda la reazione dei fratelli di Giuseppe che “…portando invidia a Giuseppe, lo vendettero, perché fosse condotto in Egitto” (Atti 7:9). Si noti anche l’invidia di Aman nei confronti di Mardocheo che lo portò alla morte: “Così Aman fu impiccato alla forca ch’egli aveva preparata per Mardocheo” (Ester 7:10). Quanti, purtroppo, anche oggi come Aman sono impiccati alla “forca” dell’invidia, che loro stessi hanno preparato per qualcun’altro!
Nelle questioni e dispute di parole, l’uno invidia l’altro per l’abilità dimostrata; mentre rivaleggiano si contraddicono a vicenda, scoppiano contese e volano parole blasfeme, vestite di parole sacre. L’attività umana e la bravura non è altro che motivata dal desiderio da parte dell’uno di superare l’altro. L’invidia trova terreno fertile nell’attività, dove spesso la carriera diventa carrierismo e la sana competitività è sostituita da vere e proprie strategie per impedire la carriera all’altro, che deve essere ad ogni costo mortificato, avvilito, annullato. Dove c’è invidia e contesa, troviamo disordine e ogni cattiva azione. Pensiamo al caos e ai tumulti, causati dal rifiuto che l’uomo oppone alla vera saggezza, quando dà ascolto alla propria presunta intelligenza! Quando subiamo del male a causa della vera saggezza e della verità, rimaniamo in silenzio, perché la vera saggezza è mite, paziente, non arrogante; cortese, non aggressiva. Il saggio è pacifico, sopporta gli insulti e le false accuse, non si ribella e neppure cerca di giustificarsi. Il saggio, quindi, sia contento se la propria persona viene calpestata per amore di pace; la propria persona, ribadisco, non la propria coscienza.
Quando si incontra la verità, la mente corrotta vede e cerca solo obiezioni. L’invidia ci porta all’insensatezza, ossia all’incapacità di comprendere le verità spirituali.
La vita non è altro che un costante ciclo di cattiveria e invidia verso gli altri. Egoisti e incapace di amare, infelici rendendo infelici gli altri. La ruota della vita è sospinta dallo spirito di competizione; lo spirito di rivalità è alla base di molte attività contemporanee. Anche, per esempio, il desiderio di possedere vestiti migliori e case più lussuose, che però sono tutte cose senza senso e indegne di uomini creati all’immagine di Dio. Il desiderio di poter avere anche noi il bene degli altri e la loro fortuna, è sconvenientesoltanto quando il successo altrui lo consideriamo un male per noi, quando consideriamo il bene degli altri quale diminuzione della nostra superiorità. Allora il cuore si rattrista, sente che ci viene rubata la stima che ci è dovuta, le nostre parole e i gesti diventano vivaci, senza ritegno, e tutto ci crea una malinconia infinita.
Il nostro io, il nostro orgoglio, sono feriti mortalmente. Il mio cuore diventa una fontana che butta in abbondanza odio, maldicenze, mormorazioni, giudizi avventati e perversi.
Ipocrisia, finzione, doppiezza sono le armi dell’invidioso sempre pronto a sguainarle a seconda della situazione.

LA PRESUNZIONE


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Una persona presuntuosa non fa altro che spendere gran parte della propria vita nel sentirsi offesa da qualcosa o qualcuno. È irritabile, si crede sempre al centro dell’attenzione e vede tutto in riferimento a sé. La presunzione è vantarsi e voler mettere in mostra la presunta intelligenza, ed è la tendenza a credersi sempre nel giusto e a dare la colpa di tutto agli altri e ai fattori esterni, anziché vedere umilmente le proprie responsabilità.
Si pretende spesso di aver capito tutto nella vita e di essere in grado di affermare ciò che è giusto pensando di aver raggiunto il traguardo della sapienza e della verità, ma non si è capito che al raggiungimento di un traguardo della comprensione c’è una nuova partenza. Ad ogni traguardo c’è una partenza. Questo per dire che non si può arrivare all’assoluta sapienza e all’assoluta verità finché c’è vita, quindi non si finirà mai di imparare e di conoscere. Chi si ferma, chi è soddisfatto per ciò che ha compreso, sappi che è presuntuoso, poiché che è solo l’inizio, avendo molta strada da fare.
Il presuntuoso si autoelegge imperatore della conoscenza e va avanti per la sua strada, lastricata di effimere certezze, sua base solida. È una strada che crollerà, prima o poi. L’essere convinto che non c’è nulla da sapere è la cosa peggiore che esista…è molto meglio non sapere nulla.
È impossibile imparare se pensiamo di sapere e di capire, e molti hanno opinioni categoriche su ogni argomento senza più pensare, meditare e senza più porsi delle domande, senza usare il dubbio come uno strumento di ricerca. Tutti sanno e affermano e pretendono di capire tutte le cose che dicono e scrivono, dicendo e scrivendo anche cose che non capiscono, e ciò corrompe molto. Sono convinti di sapere tutto e cercano di ponendosi sempre al centro dell’attenzione. La persona presuntuosa fornisce delle sentenze in termini dichiarativi e non si cura di spiegare le motivazioni. Fornire delle spiegazioni, significa dimostrare la validità di quello che si è ipotizzato e, al tempo stesso, evidenziare la disponibilità anche di fronte ad un contraddittorio. Il presuntuoso non è disponibile ad un discutere, è sullo stile militaresco, e trasmette un messaggio che ha il sapore di un dato di fatto oppure di un ordine, per esempio dice: “questa cosa va così”, oppure: “ti chiedo di operare in questo modo, perché otterrai dei risultati” – senza però spiegare il perché. ATTENZIONE ALLE OPINIONI PERSONALI! Esse non devono assolutamente esistere.
Se si sà di avere ragione si deve però spiegare il motivo.
La più grande debolezza risiede proprio nella sopravvalutazione esagerata del conosciuto rispetto a ciò che rimane da conoscere.
Una persona potrebbe essere nel giusto e avere ragione ma deve cercare di non far pesare questo con gli altri, se non vuole restare sola, perché, più si migliora più ci si allontana dalla media del valore altrui… e più si dà fastidio agli altri, perché sono molto orgogliosi, e perché agli occhi degli altri si rischia di diventare un riferimento non raggiungibile, Non conviene farsi malvolere perché, poi, ognuno ci può essere utile. A volte è meglio tacere per puro rispetto.
Si può raggiungere la sapienza solo se non si ha la presunzione di esserci già giunti. La presunzione manifesta rigidità e ostinazione del proprio sapere, ma non si può imporre la propria idea anche quando è, si è, nel giusto: al massimo, la si può proporre. Sapete qual’è la presunzione del cristiano? È quell’arrogante sicurezza di essere sempre nel giusto, di dire e fare sempre le cose giuste, di essere migliori di altri e pertanto meritevoli. Come se, per essere riconosciuti e amati da Dio Padre, bisognasse dirgli “ehi sono Tuo figlio! Ti ho nominato tanto, ho fatto tante cose buone pensando a te!”. Il vero amore e il vero cristiano non rivendica nulla, non si aspetta nulla in cambio, non grida, non pretende, non fa o dice qualcosa per avere in cambio qualcos’altro. Questa è “la volontà del Padre” che è nei cieli tutto il resto è pura presunzione cristiana. La presunzione ci porta a pensare che, essendo Dio ricco di misericordia, ed infinita bontà, facilmente perdona; che si può ora vivere allegramente senza tanti scrupoli e malinconia; basta poi alla fine domandare perdono. Confidano troppo nelle loro forze e qualità; si stimano migliori degli altri; dicono che non commetterebbero mai né questo, né quell’altro difetto a qualunque costo e si meravigliano come altri vi possano cadere.

Vi svelo quali possono essere le uniche cose che possiamo affermare categoricamente di conoscere: la nostra debolezza e l’ignoranza.
La presunzione è la virtù contraria all’umiltà, quindi il cristiano non può assolutamente essere presuntuoso.
La vera prova che ci troviamo alla presenza di Dio è che ci dimentichiamo di noi stessi, e che non pretendiamo di sapere. Se pensiamo di non essere presuntuosi, significa che lo siamo davvero.
Non crederti migliore di altri e di sapere tutto affinché, per avventura, tu non sia ritenuto peggiore dinanzi a Dio, che ben conosce quello che c’è in ogni uomo.