CRISTIANESIMO E MASSONERIA Le credenze della massoneria sono compatibili con la Parola di Dio?


cristianesimo e massoneria

La Massoneria, e altre simili organizzazioni “segrete”, non possono dirsi in alcun modo compatibili con il Cristianesimo biblico. Anche se all’apparenza sembrano “promuovere” la fede in Dio, ad un esame più attento si capisce che gli aderenti debbano semplicemente credere all’esistenza di un generico “Essere Supremo” che include tutte le divinità di tutte le religioni. Le credenze e le pratiche non bibliche e anti-cristiane di questa organizzazione sono meramente mascherate da un’apparente compatibilità con il cristianesimo. Di seguito metteremo a confronto alcune dottrine bibliche fondamentali con il punto di vista della Massoneria:

SALVEZZA DAI PECCATI

La Bibbia: Soltanto il ravvedimento e la fede nel prezioso sangue di Cristo, unico Sommo Sacerdote, sono indispensabili per la purificazione dal peccato di chiunque Lo accetta come salvatore e Signore. (Romani 3:22-25; Atti 2:38; I Pietro 1:18,19; Efesini 2:18)
Il punto di vista massonico: una persona viene “salvata” come risultato delle proprie buone azioni, dal miglioramento e dall’elevazione della propria persona. Unirsi ad una Loggia significa quindi ignorare l’esclusività di Gesù come Salvatore.

L’AUTORITÀ DELLE SCRITTURE

La Bibbia: l’intera Bibbia è la Parola di Dio ispirata, unica, infallibile ed autorevole regola della nostra fede e della nostra condotta. (II Timoteo 3:15-17; Romani 1:16; I Tessalonicesi 2:13).
Il punto di vista massonico: la Bibbia è uno dei tanti “Libri della Sacra Legge” che hanno un valore uguale nella Massoneria (come il Dhammapada buddhista, la Gîtâ hindù, l’Adi Granth sikh, il Coranoislamico, lo Zend Avesta zoroastriano). La Bibbia quindi non è considerata la sola e unica Parola di Dio, né l’unica rivelazione di Dio all’umanità; ma soltanto una, importante, fonte di conoscenza religiosa, una buona guida morale.

L’UNICO VERO DIO

La Bibbia: c’è un unico vero Dio. Adorare o invocare altre divinità è idolatria, un peccato che porta alla separazione eterna da Dio. (Efesini 4:6; Esodo 20:3; I Corinzi 10:14; Apocalisse 21:8)
Il punto di vista massonico: i membri della massoneria devono credere ad una divinità, non al Dio della Bibbia. Per la Massoneria tutte le religioni si rivolgono allo stesso dio, chiamandolo con nomi diversi. La Massoneria accoglie persone di tutte le fedi che, anche se usano nomi diversi, adorano lo stesso “Principio Creativo” o “Grande Architetto dell’Universo”.

GESÙ E LA TRINITÀ

La Bibbia: L’unico vero Dio è Eterno, Onnipotente, Creatore e Signore di tutte le cose e che nella Sua unità vi sono tre distinte persone: Padre, Figliolo e Spirito Santo. (Matteo 28:19; Luca 3:21-22; I Giovanni 5:7).
Il Signore Gesù Cristo fu concepito dallo Spirito Santo ed assunse la natura umana in seno di Maria vergine. Vero Dio e vero uomo. (Giovanni 1:1,2,14; Luca 1:34,35; Matteo 1:23).
La vita di Gesù è stata senza peccato, ed è fondamentale la fede nei Suoi miracoli, nella Sua morte vicaria, come “prezzo di riscatto per tutti” gli uomini, nella Sua resurrezione, nella Sua ascensione alla destra del Padre, come unico mediatore, nel suo personale, imminente ritorno per i redenti e poi sulla terra in potenza per stabilire il Suo regno.
(I Pietro 2:22; II Corinzi 5:21; Atti 2:22; I Pietro 3:18; Romani 1:4; 2:24; I Corinzi 15:4; Atti 1:9-11; Giovanni 14:1-3; I Corinzi 15:25; I Timoteo 2:5)
Il punto di vista massonico: non c’è esclusività in Gesù Cristo o nel Dio Trino, Gesù quindi non è Dio. Per la massoneria credere che Gesù sia l’unica Via di salvezza contrasta il principio che mette sullo stesso piano tutte le religioni. Il nome di Gesù è stato omesso nei versetti biblici usati nei rituali della Massoneria. Gesù non è altro che allo stesso livello dei fondatori delle altre religioni, considerato uno dei tanti “profeti”.

L’UOMO E IL PECCATO

La Bibbia: tutti gli uomini nascono con una natura tendente al peccato, compiono peccato e hanno bisogno di un Salvatore (Romani 3:23; 5:12; Efesini 2:1). A causa del peccato, l’umanità è incapace di trovare da sola la perfezione morale (I Giovanni 1:8-10; Romani 1:18-25).
Il punto di vista massonico: attraverso la propria simbologia, la Massoneria insegna che l’uomo non è nel peccato ma “rozzo e imperfetto”. Gli uomini possono migliorare il proprio carattere e comportamento in molti modi, con azioni caritatevoli, condotta morigerata e impegno civile. L’umanità, secondo la Massoneria, possiede l’abilità di ottenere la perfezione.

Riassumendo

I principi basilari della massoneria contengono queste dottrine completamente contrarie alla Parola di Dio e appartenere alla massoneria significa aderire a queste credenze:
1. La salvezza può essere ottenuta con buone azioni perché l’uomo è capace di raggiungere la perfezione da solo.
2. Il Dio della Bibbia non è l’unico e vero Dio, ma soltanto una delle tante rappresentazioni religiose del “Grande Architetto dell’Universo”. Gesù è uno dei tanti venerabili profeti e non è l’unica via per la salvezza. Mettendo sullo stesso piano tutte le religioni, si esclude il messaggio stesso di Gesù, che proclamò: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).
3. Proclamare l’Evangelo e affermare che la Bibbia sia l’unica rivelazione di Dio significa essere nell’oscurità spirituale e nell’ignoranza, mentre la Parola dice che chi crede in Cristo è nella Luce ed è “figlio di Luce” perché dimora nella “Luce del Mondo” – Cristo Gesù.

Iraq: la piccola Christine liberata dall’ISIS


Dopo circa 3 anni in mano ai terroristi dell’ISIS, la bambina cristiana irachena Christine Abada, rapita nell’agosto del 2014, ha finalmente riabbracciato i genitori.

Dopo circa 3 anni in mano ai terroristi dell’ISIS, la bambina cristiana irachena Christine Abada, rapita nell’agosto del 2014, ha finalmente riabbracciato i genitori. Coloro che sono abbonati alla nostra rivista gratuita, la ricorderanno dal numero di ottobre/novembre 2016, dove riportavamo lo stato di smarrimento e dolore dei genitori Khader e Ayda, letteralmente distrutti dall’idea di sapere che la loro bambina era in mano ai terroristi.

Aveva appena 3 anni quando fu strappata dalle braccia della mamma il giorno in cui i miliziani dell’ISIS invasero la città di Qaraqosh (pianura di Ninive), lasciando Ayda nel panico e nel terrore più totali. Molte famiglie erano già scappate dalla città, vista l’avanzata dello Stato Islamico. La famiglia Abada non si era ancora mossa a causa delle difficoltà inerenti alla cecità del papà di Christine, sperando in un trattamento più umano: speranza assolutamente disattesa. I cristiani infatti sono stati spogliati di ogni avere e caricati in pullman, ed è lì che è avvenuto il rapimento della bimba da parte di un miliziano, presa come se si trattasse di un oggetto utile.

A volte sono colta dalla paura profonda che la mia Christine possa crescere senza di me. Mi sommerge il timore di non rivederla mai più…” ci diceva mamma Ayda a settembre 2016 quando la visitammo, trovandola profondamente afflitta dalla perdita della piccola. Voci da Mosul intanto dicevano che forse Christine era ancora viva. La famiglia (papà, mamma e i fratellini Basma e Chris) è stata cacciata dalla città e vive in un campo profughi a Ashti, vicino ad Erbil (Nord Iraq).

Poi la svolta, a quanto pare per mano delle Forze speciali irachene che l’hanno liberata. Chi l’ha vista afferma che Christine sembra stare bene fisicamente, ben nutrita e vestita, potenzialmente potrebbe essere stata data in affido ad una famiglia musulmana locale durante il sequestro. Ciò che traspare anche dal video del suo ritorno a casa (che potrete trovare da domani sul nostro canale YouTube) è che non parla, non risponde alle domande e appare visibilmente frastornata. Non sappiamo cosa abbia vissuto questa bambina in mano all’ISIS. Ringraziamo Dio perché è libera, sana e riunita alla sua famiglia nel campo profughi di Ashti e chiediamo preghiere per lei.

Penisola araba: la storia che non si racconta


 Il Vangelo si diffonde nei luoghi più oscuri del pianeta. Una rivoluzione sta facendo tremare gli apparati di potere dell’estremismo islamico e i finanziatori della diffusione di un islam intollerante. Porte Aperte insieme a voi è al fianco di chi è in prima linea in luoghi come la Penisola Araba

Eccola la paura, nel cuore dell’Occidente. Un kamikaze falcia giovani vite a un concerto: Manchester, l’Inghilterra e l’intero mondo occidentale piangono e tremano. Di fronte a questo attentato terroristico e all’esultanza dei siti di estremisti islamici, la nostra preghiera va alle famiglie delle vittime e dei feriti, ma al tempo stesso vorremmo convogliare ogni tipo di paura (foriera di pensieri e azioni pericolosi) verso quella parte della storia che non viene raccontata e che il terrore cerca di oscurare.

Il mondo musulmano è scosso dalle fondamenta. Sempre più uomini e donne comuni nei paesi musulmani inorridiscono di fronte a questa scia di sangue e si pongono delle domande. Una rivoluzione sta facendo tremare gli apparati di potere dell’estremismo islamico e i finanziatori della diffusione di un islam intollerante. La luce fa breccia nell’oscurità: mai la casa dell’islam è stata così aperta e sensibile al messaggio di pace e amore del Vangelo. Testimonianze di conversioni a Cristo ci giungono dai luoghi più oscuri. L’esempio dei cristiani che decidono davvero di seguire le orme di Gesù nei luoghi più ostili del pianeta sta lasciando un segno indelebile, sta di fatto rispondendo ai quesiti dei molti musulmani confusi da quanto sta accadendo (vi ricordo che i musulmani stessi sono vittime di continui attacchi terroristici in paesi non occidentali).

Qui si mangiano la Parola di Dio“, afferma Judah (pseudonimo), collaboratore di Porte Aperte nella Penisola Araba, terra ostile al Vangelo e luogo ove vivono grossi finanziatori occulti dell’islam radicale ed estremista. “Le persone sono affamate della Parola di Dio. Vi sono sempre più cristiani coraggiosi che condividono il Vangelo con le persone. Per non parlare delle migliaia e migliaia di lavoratori dall’Asia“, continua Judah. Migliaia di schede di memoria micro SD contenenti la Bibbia in tutte le lingue utili ai lavoratori stranieri, ma anche in arabo, stanno raggiungendo migliaia di anime affamate e cambiando vite: stiamo parlando di musulmani locali oltre che di cristiani nominali da paesi come l’India, il Nepal o le Filippine.

La reazione alla violenza terroristica è quella spiazzante, folle e meravigliosa pratica cristiana del perdono, della preghiera per i persecutori e della condivisione del messaggio e dell’amore di Cristo. Ciò sta accadendo negli epicentri della violenza estremista grazie ai cristiani locali.

Hanno bisogno di noi. Stiamo al loro fianco, basta un dono minimo per equipaggiare sepre più questa rete che scardina il male attraverso il Vangelo!

Iraq: meno di 250.000 cristiani rimasti


Porte Aperte presenta oggi al Parlamento Europeo un nuovo rapporto intitolato “Comprendere i recenti movimenti dei cristiani che lasciano Siria e Iraq”, dove risulta che Il 50-80% della popolazione cristiana dell’Iraq e della Siria è emigrata dall’inizio della guerra civile siriana nel 2011

A tre anni dal giorno in cui lo Stato Islamico ha assunto il controllo della città irachena di Mosul, un nuovo rapporto afferma che il 50-80% della popolazione cristiana dell’Iraq e della Siria è emigrata dall’inizio della guerra civile siriana nel 2011.

L’arrivo dell’ISIS ha rappresentato di fatto solo il precipitare di una tendenza già cominciata nel momento in cui i cristiani hanno sperimentato una “perdita globale di speranza per un futuro sicuro”, secondo il rapporto prodotto dalle agenzie cristiane Open Doors/Porte Aperte, Served e Middle East Concern. Il nostro rapporto riconosce la difficoltà di produrre dati definitivi, ma prevede che la popolazione cristiana totale dell’Iraq si sia ridotta dagli oltre 300.000 del 2014 ai 200.000-250.000 attuali (molti dei quali sono sfollati interni). Fa notare inoltre che, per i cristiani che si sono stabiliti altrove, ci sono “pochi incentivi” a tornare nei loro paesi di origine. Diversi intervistati affermano che: “Il Medio Oriente non è più una casa per i cristiani“.

L’Iraq resta il centro di una battaglia terribile. “Per chi lavora in entrambi i paesi, come Porte Aperte, appare chiaro che l’Iraq abbia il futuro più incerto, per quanto appaia difficile da comprendere dall’Italia”, afferma Cristian Nani, direttore di Porte Aperte Onlus in Italia. Di fatto sconfiggere l’ISIS militarmente non assicurerà un futuro di pace ai cristiani in Iraq (come in Siria). “La comunità internazionale sembra dimenticare che la persecuzione anticristiana era elevata in Iraq ben prima della nascita del Califfato. Quando andai in Iraq anni fa, i cristiani subivano attentati, rapimenti, oppressione anche in città come Mosul, oltre che Baghdad“, continua Cristian Nani. La sconfitta dell’ISIS potrebbe riportare all’oppressione anticristiana pre-esistente, ma con il surplus negativo degli anni di violenze e morte, in cui la devastazione ha fagocitato città e villaggi, il radicalismo ha invaso tutti gli strati sociali e l’odio ha inzuppato questa terra. Senza una visione e una strategia che tenga presente della libertà dei cristiani, il futuro della chiesa è in pericolo.

La presentazione del rapporto presso il Parlamento Europeo avvenuta oggi, ha proprio lo scopo di attirare l’attenzione sulla condizione dei cristiani in Medio Oriente, oltre che proporre strumenti di controllo e protezione che gli stessi nostri fratelli e sorelle in Iraq e Siria ci chiedono per garantire loro la possibilità di ritornare e ricostruire i loro paesi.

Eritrea: ondata di 100 arresti di cristiani


Il governo eritreo intensifica la sua campagna contro i cristiani arrestandone almeno 100

Il governo eritreo intensifica la sua campagna contro i cristiani arrestandone almeno 100 nel mese di maggio (2017). Nel 2002 in Eritrea fu varata una legge che ammetteva solo le seguenti confessioni: ortodossi, cattolici, luterani e musulmani sunniti. Da questo momento in poi per i cristiani evangelici e, in particolare, per i pentecostali, la persecuzione è cresciuta: chiese sono state chiuse, credenti sono stati incarcerati, alcuni sono morti in carcere a causa di torture e patimenti. Va segnalato che persino il patriarca ortodosso è stato arrestato nel 2007 (da allora vive agli arresti domiciliari) e rimpiazzato da un altro per mano del governo. Oppositori, giornalisti, attivisti, ma anche testimoni di Geova sono stati negli ultimi anni colpiti dalla paranoia dittatoriale di questo governo (paranoia dittatoriale = fonte di persecuzione/discriminazione).

A maggio, in prossimità del giorno della festa d’indipendenza del paese, le autorità governative hanno effettuato un’ondata di arresti di cristiani in periferia di Asmara. Domenica 21 maggio almeno 49 cristiani evangelici sono stati arrestati durante una festa fatta da 2 neo sposi ventenni: anche Tedro Negel e sua moglie (gli sposi) sono stati incarcerati.

Mercoledì 17 maggio, invece, la polizia ha arrestato 35 cristiani prelevandoli direttamente dalle loro case a Adi Quala (vicino al confine con Etiopia). I poliziotti, con affianco un rappresentante ufficiale della Chiesa Ortodossa, hanno fatto visita alle case di alcuni residenti con la scusa di effettuare dei controlli; una volta dentro le case hanno accusato i presenti di partecipare a riunioni religiose e hanno chiesto loro di indicare se fossero ortodossi, cattolici, luterani, testimoni di Geova, musulmani sunniti o pentecostali. Il giorno seguente la polizia ha arrestato coloro che si erano dichiarati cristiani pentecostali. Nostre fonti ci dicono che ricerche simili sono state effettuate anche nella zona centrale del paese: qui nessun arresto ci risulta, ma i credenti locali sono molto impauriti.

Martedì 9 maggio, invece, 10 cristiani sono stati arrestati perché accusati di tenere un incontro di preghiera in una casa a Ginda, nord-est di Asmara.

Negli ultimi anni alcuni decessi (in carcere o dopo il rilascio) sono stati registrati tra coloro che sono stati detenuti. In queste carceri, torture e condizioni inumane sono state più volte denunciate da varie organizzazioni, così come l’uso dei famigerati container come celle. L’Eritrea è al 10° posto della WWList di Porte Aperte.

CYBERBULLISMO, contrastiamolo!M.Luisa


WEB VIOLENTONon è una novità, nel nuovo ambiente digitale, Internet, si è venuto a creare il nuovo fenomeno del CYBERBULLISMO. Esso è la versione digitale del bullismo, che comporta il verificarsi di situazioni in cui un soggetto denigra o umilia, a volte anche con la forza, un’altra persona solitamente appartenente al suo medesimo gruppo. Di solito nel bullismo “normale” la vittima si trova coinvolta in attacchi ripetuti diretti che prevedono aggressioni fisiche o verbali, oppure indiretti che prevedono pettegolezzi, esclusione dal gruppo, nel cyberbullismo l’aggressività ha luogo sfruttando in modo pericoloso e disfunzionale gli strumenti tecnologici e le loro potenzialità. La vittima di cyberbullismo può trovarsi al centro di attacchi diretti come: mail o SMS offensivi, messaggi lesivi su blog o forum, pubblicazione online di foto compromettenti sui principali social network quali Facebook e Youtube, oppure indiretti, non accettazione di amicizia sui profili Facebook di un gruppo di coetanei, creazione e distribuzione online di voci e pettegolezzi. Purtroppo, a chi le vuole usare in modo distorto e malvagio, le tecnologie offrono la possibilità di agire senza essere riconoscibile e nascondendosi dietro a un’identità falsa ed inventata. Questo fa sentire particolarmente vulnerabile la vittima di cyberbullismo: contrariamente a ciò che accade nelle storie di bullismo presenti nella vita reale, la vittima di cyberbullismo a volta nemmeno sa con esattezza chi è che la fa soffrire. Questo crea una situazione di impotenza e vulnerabilità che causa grande sofferenza e paura. Come difendersi? I genitori hanno una parte molto importante. Intanto insegnare ai propri figli i principi dell’educazione emotiva, insegnando a valutare le fonti e le parole che non devono intaccare la personalità del ragazzo/a. Non stare in silenzio ma denunciare queste situazioni, molti non sanno che ci sono sanzioni abbastanza pesanti per tali oppressori virtuali. Insegnare l’educazione anche per gestire i siti internet è importante. Avvedutezza e saggezza non guastano, usiamole.

Egitto: vedova perdona l’assassino del marito


La vedova di un agente di guardia di una chiesa, ucciso la scorsa domenica delle Palme, perdona l’assassino del marito.

Negli attentati della scorsa Domenica delle Palme a due chiese in Egitto, sono rimaste uccise 49 persone. L’agente di guardia Naseem Fahmi ha impedito probabilmente che il numero delle vittime fosse ancora maggiore. E’ stato ucciso nell’adempimento del suo dovere.

La vedova Samira è in lutto per la morte del marito, ma non è arrabbiata.

Sono sicura che Naseem sia stato felice di rischiare la vita per Cristo” dice Samira, vestita di nero per il lutto. Naseem era molto vulnerabile a causa del suo lavoro come guardia. “Quando ne parlammo un giorno, mi disse che sarebbe stato disposto a difendere la chiesa con il suo sangue. Domenica scorsa lo ha fatto“.

Naseem era una delle guardie della chiesa ortodossa di San Marco ad Alessandria domenica scorsa. Quando l’attentatore suicida ha cercato di entrare nella chiesa, Naseem lo ha fermato e gli ha chiesto di passare attraverso il metal detector. A quel punto l’attentatore si è fatto esplodere. Naseem non è sopravvissuto, ma con la sua azione ha salvato molte altre vite.

Naseem era padre di due figli adulti. Fra due mesi sarebbe diventato nonno per la prima volta. Ha servito la chiesa per oltre 20 anni ed è morto all’età di 54.  “Sono orgogliosa di quello che ha fatto mio marito” dice Samira, “ma la vita è diventata difficile per me dopo la sua morte. Era molto importante per me“. La vedova ricorda altre conversazioni con il marito: “Mi aveva detto che sapeva che io e i ragazzi avevamo bisogno di lui, ma sapeva anche che Dio si sarebbe preso cura di noi se gli fosse successo qualcosa“. “La vita di Naseem era in chiesa, e ora la sua vita è nei cieli. So che è in un buon posto“.

Lei ha un messaggio d’amore per gli estremisti islamici in Egitto: “Vi perdono e chiedo a Dio di perdonarvi. Prego che Dio possa aprirvi gli occhi e illuminare le vostre menti“.

Fawzy Fahmi il fratello di Naseem ha detto: “Siamo divisi tra la tristezza e la gioia. Abbiamo sentimenti contrastanti. E’ difficile esprimere ciò che proviamo. Noi viviamo tra la tristezza di aver perso mio fratello e la gioia di sapere che è andato in paradiso. Il nostro unico conforto è che egli è in un bel posto con Cristo“.

Sudan: ucciso un anziano di chiesa


Confische di proprietà, pressioni delle autorità, connivenza di forze dell’ordine e spregiudicati uomini d’affari, si aggiungono come fonti di persecuzione anticristiana in questo paese in cui è sempre più difficile vivere la fede cristiana. In una brutale aggressione muore un anziano di una chiesa di Khartoum

Fonti di Porte Aperte sul campo ci hanno informato riguardo all’accoltellamento mortale di un anziano della chiesa a Khartoum il 3 aprile 2017. Contro la volontà della Chiesa Evangelica Presbiteriana Sudanese, il governo ha imposto un comitato illegale. Dal 2013 questo comitato ha venduto le proprietà della chiesa a uomini d’affari filogovernativi.

Una delle proprietà coinvolte è la scuola evangelica di Omdurman. Il 3 aprile, i cristiani si sono riuniti presso la scuola per una protesta pacifica di 3 giorni contro l’appropriazione indebita della scuola da parte di un uomo d’affari (che è anche un poliziotto). La polizia ha arrestato tutti gli uomini del gruppo (non le donne). Poi un gruppo di circa 20 persone, compresi i membri del comitato illegale, sono entrati nei locali della scuola brandendo coltelli e altre armi e hanno cominciato a picchiare le donne. Diversi uomini della vicina Chiesa Evangelica Bahri si sono precipitati lì per cercare di proteggere le donne dalle botte. Gli uomini armati li hanno aggrediti e due membri della chiesa sono stati accoltellati. Younan Abdullah, un anziano della Chiesa Evangelica Bahri, è morto a causa delle ferite ricevute. Un secondo membro della chiesa, Ayoub Kumama, è stato curato in un ospedale vicino ed è stato dimesso. Younan lascia sua moglie e 2 figli piccoli.

Prima di questo attacco la polizia ha arrestato più volte i cristiani per proteste pacifiche nell’area della scuola, tra cui lo stesso Younan una settimana prima della sua uccisione. Durante l’attacco di lunedì scorso, la polizia era presente, ma non è intervenuta per proteggere coloro che sono stati attaccati. Gli agenti, inoltre, hanno omesso di soccorrere Younan dopo che è stato accoltellato.

Dopo la morte di Younan la polizia ha arrestato il sig. Shamshoun Hamoud, un membro del comitato illegale che è stato identificato da testimoni oculari come l’omicida di Younan. Nessuno degli altri aggressori è stato arrestato. Il funerale di Younan ha avuto luogo martedì 4 aprile presso la Scuola evangelica di Omdurman. La famiglia di Younan era presente, così come lo era l’ambasciatore degli Stati Uniti in Sudan e il secondo segretario dell’ambasciata britannica.

In Sudan cresce sempre più la pressione nei confronti dei cristiani. Le chiese affrontano continui tentativi da parte del governo o di altre entità di confisca delle proprietà e dei beni: un modo per fiaccare le comunità, unito alla pressione sociale. Il Sudan occupa il 5° posto della WWList di Porte Aperte.

Sri Lanka: chiese distrutte


Attacchi alle chiese da parte di folle aizzate da monaci buddisti irrompono in questo inizio d’anno nello Sri Lanka, paese rientrato nella WWList 2017.

Il 9 gennaio scorso una chiesa appena costruita è stata incendiata e distrutta da una folla inferocita guidata da un monaco buddista. Sin dall’avvio della costruzione del locale di culto (conclusasi il 5 gennaio), i responsabili e i membri della comunità hanno ricevuto svariate minacce dai buddisti della zona. Dopo aver presentato denuncia alle autorità locali, il pastore e la sua famiglia hanno ricevuto intimidazioni ancor più pesanti, con tanto di minaccia di morte se avesse portato avanti l’idea di costruire il locale. Oggi la chiesa è distrutta, come si vede nella foto, e la comunità appare provata.

Impressionante poi quanto accaduto in un’altra zona del paese. 12 buddisti locali, armati di bastoni, spranghe di ferro e coltelli, hanno fatto irruzione in un’altra chiesa durante un culto, costringendo 15 famiglie e altri 20 credenti presenti a uscire dal locale, per poi sfogare la loro violenza contro l’edificio, rimasto distrutto dopo l’attacco. Tuttavia questo non ha fermato questa chiesa locale, che continua a incontrarsi e a lodare il Signore sotto gli alberi vicini al locale distrutto. Il messaggio che vogliono dare è chiaro: “Potete distruggere un locale, ma non potete distruggere la Chiesa”.

Lo Sri Lanka è rientrato nella WWList di Porte Aperte quest’anno (lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani) e ricopre la 45° posizione. E’ uno degli esempi più lampanti del pericolo crescente in Asia del nazionalismo religioso di stampo buddista.