Vai a Gesù, solo Lui guarisce il tuo cuore. M.Luisa


Giovanissimi, maschi e femmine che si tagliano gambe e braccia con vetri, coltellini e lamette per sfogare il disagio. “Quando esce il sangue la pelle brucia, ma dentro, nel cuore, arriva la tranquillità”, scrive Benedetta… E’ la nuova frontiera dell’autolesionismo giovanile e gli psicologi che lavorano nelle scuole parlano già di un’epidemia. Si chiama “cutting”, è la non recentissima ma ora dilagante nuova frontiera dell’autolesionismo giovanile, c’è chi utilizza lamette, chi vetri, chi addirittura lattine usate, gli psicologi di solito cauti con le cifre, parlano di “epidemia” di giovanissimi che si tagliano. Ovviamente, i genitori non vedono e non sanno, perché i loro figli nascondono i tagli e ferite con gli abiti. Tutto ciò è dovuto ad un Il disagio psicologico sempre più diffuso in una generazione dove non si hanno più né ideali, né punti fermi. Noi cerchiamo di intervenire con quello che abbiamo. Tu, che mi leggi e fai questo, hai bisogno di Gesù. Solo Lui può dare consolazione e guarigione alle tue ferite del cuore e dell’anima. L’uomo delude, i ragazzi deludono, i genitori deludono, gli amici…ma Dio no. AGGRAPPATI A LUI CON TUTTO IL CUORE!speciale

Sri Lanka: chiese distrutte


Attacchi alle chiese da parte di folle aizzate da monaci buddisti irrompono in questo inizio d’anno nello Sri Lanka, paese rientrato nella WWList 2017.

Il 9 gennaio scorso una chiesa appena costruita è stata incendiata e distrutta da una folla inferocita guidata da un monaco buddista. Sin dall’avvio della costruzione del locale di culto (conclusasi il 5 gennaio), i responsabili e i membri della comunità hanno ricevuto svariate minacce dai buddisti della zona. Dopo aver presentato denuncia alle autorità locali, il pastore e la sua famiglia hanno ricevuto intimidazioni ancor più pesanti, con tanto di minaccia di morte se avesse portato avanti l’idea di costruire il locale. Oggi la chiesa è distrutta, come si vede nella foto, e la comunità appare provata.

Impressionante poi quanto accaduto in un’altra zona del paese. 12 buddisti locali, armati di bastoni, spranghe di ferro e coltelli, hanno fatto irruzione in un’altra chiesa durante un culto, costringendo 15 famiglie e altri 20 credenti presenti a uscire dal locale, per poi sfogare la loro violenza contro l’edificio, rimasto distrutto dopo l’attacco. Tuttavia questo non ha fermato questa chiesa locale, che continua a incontrarsi e a lodare il Signore sotto gli alberi vicini al locale distrutto. Il messaggio che vogliono dare è chiaro: “Potete distruggere un locale, ma non potete distruggere la Chiesa”.

Lo Sri Lanka è rientrato nella WWList di Porte Aperte quest’anno (lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani) e ricopre la 45° posizione. E’ uno degli esempi più lampanti del pericolo crescente in Asia del nazionalismo religioso di stampo buddista.

Myanmar: cristiani espulsi da monaci buddisti


Una famiglia è stata cacciata dal proprio villaggio in quanto cristiani. In un altro villaggio viene negata la libertà di fare culti e incontri di preghiera ad una chiesa. Alla base di queste limitazioni vi è l’opera di monaci buddisti locali indispettiti dalla presenza dei cristiani.

Il 25 gennaio scorso, una famiglia di credenti è stata cacciata dal villaggio di Apaw (stato di Shan, Myanmar o Birmania) in quanto cristiani. Oltre alla coercitiva applicazione dell’espulsione, i monaci buddisti del villaggio hanno anche fatto un pubblico annuncio attraverso gli altoparlanti del loro tempio, intimando a tutti i cittadini il divieto di comunicare con la famiglia cristiana espulsa per qualsiasi ragione.

Anche un gruppo di cristiani del villaggio di Mayang (sempre nello stato di Shan, Birmania) sono stati ostacolati a più riprese nello svolgimento dei culti in chiesa, a seguito di restrizioni imposte dai monaci buddisti del loro villaggio. Il 28 dicembre scorso i monaci assieme alle autorità del villaggio hanno anche inviato una lettera di richiamo intimando lo stop di ogni culto o servizio nella chiesa.

Trattandosi di cristiani ex-buddisti, questi credenti dei 2 villaggi succitati si trovano in grande difficoltà, poiché vengono aspramente discriminati (e addirittura espulsi dal villaggio!) e ciò mette a dura prova tanto la loro vita in generale, quanto la loro fede.

L’aumento di questi episodi mostra un altro lato del buddismo assai poco conosciuto in Occidente, ossia quella tendenza registrata da tempo della crescita di un nazionalismo religioso che scuote la stabilità sociale e infierisce sulle minoranze, in questo caso cristiane. Caso internazionale è poi quello dell’etnia Rohingya, di religione musulmana, trattata duramente dal governo birmano, all’interno della quale i convertiti al cristianesimo subiscono una doppia persecuzione: dal governo e dalla stessa società Rohingya. Il Myanmar si trova al 28° posto della WWList 2017.

Il lato oscuro del buddismo sarà il tema del nostro prossimo dossier di approfondimento.

Pakistan: in carcere a 16 anni per un “mi piace” su Facebook


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Nabeel è un cristiano di 16 anni in carcere teoricamente per aver cliccato “mi piace” su una foto. Accusato di blasfemia, pur essendo totalmente incensurato, le è stata rifiutata la possibilità di uscire di prigione su cauzione.

Il magistrato della corte di Kasur (50 km da Lahore, Pakistan) ha rifiutato il diritto di uscire di prigione su cauzione al 16enne cristiano Nabeel Masih, accusato di blasfemia. Su Facebook, il giovane cristiano avrebbe, secondo l’accusatore Akhtar Ali (musulmano), condiviso e cliccato “mi piace” su una foto della Kaaba (costruzione sita all’interno della moschea al centro della località sacra Mecca, ritenuto luogo sacro per l’islam) ritenuta diffamatoria. Arrestato il 18 settembre scorso, ora quindi non potrà uscire di prigione in un’attesa del processo che potrebbe protrarsi per molto tempo.

Nabeel è innocente, le accuse contro di lui non sono state provate” afferma Aneeqa Maria Anthony, capo dei legali che hanno deciso di seguire questo caso. I legali del ragazzo nel frattempo hanno subito minacce e intimidazioni di vario tipo. Addirittura il legale dell’accusatore ha chiaramente detto alla sig.ra Aneeqa Maria Anthony che “farebbe meglio a starsene a casa, distante da questo caso. Dovrebbe sapere che il Pakistan è uno stato islamico. Siamo tutti musulmani. La corte è musulmana. E c’è un sacco di gente qui, che voi non vedete, non contenta di voi, perché difendete un criminale, un bestemmiatore“. Tutto questo per un ipotetico “mi piace” su una foto condivisa su Facebook.

Ora, molti cristiani dell’area in cui viveva il giovane sono impauriti, temono rappresaglie dalla maggioranza musulmana, azioni purtroppo già viste in questo paese. La libertà religiosa dovrebbe essere garantita dalla costituzione del Pakistan, il quale nacque nel 1947 come stato secolare per poi diventare una repubblica islamica nel 1956. Si stima che il 95% della popolazione sia musulmana, mentre l’1,6% è cristiana (circa 2,5 milioni). La violazione dei diritti dei cristiani è continua, così come la violenza. Il Pakistan ricopre il 4° posto della WWList 2017 ed è uno dei paesi più difficili al mondo dove essere cristiani. Uno dei motivi è anche l’utilizzo malevolo della legge contro la blasfemia come arma per opprimere le minoranze in particolare quella cristiana.

Somalia: credere dove costa la vita


La Somalia è quasi al 100% musulmana. Una manciata di credenti nascosti popola incontri clandestini che si tengono di notte o in zone remote. In un clima violento e instabile, domani ci saranno le elezioni presidenziali.

La Somalia è quasi al 100% musulmana, quasi del tutto priva di una presenza cristiana a causa di una ferocissima persecuzione contro ogni convertito dall’islam. Una manciata di credenti nascosti popola incontri clandestini che si tengono di notte o in zone remote, lontani da occhi indiscreti. “Sono in debito con voi perché avete condiviso la Parola di Dio con me“, afferma un cristiano somalo a un collaboratore di Porte Aperte. “Ho anche condiviso con 2 amici il vostro programma radio. Sostengono di odiare il messaggio che viene dato dal programma (centrato sulla Bibbia), ma di fatto lo ascoltano ogni sera!“, afferma sorridente consapevole che il messaggio del Vangelo è per lui una condanna a morte.

La Somalia si trova in seconda posizione nella nostra WWList, dopo la Corea del Nord è il luogo più oscuro e pericoloso al mondo dove essere o diventare cristiani. Questi ultimi affrontano severa persecuzione a vari livelli, a causa dell’oppressione islamica (anche col volto dell’estremismo più feroce) e dell’antagonismo etnico (delle tribù in cui si divide gran parte del paese). E’ assai comune che, quando una persona viene scoperta a leggere la Bibbia o interessata a Gesù (magari in internet), sparisca o venga uccisa. L’intera società, specie i più giovani, è molto influenzata dall’intolleranza e dalle correnti estremiste (leggasi gruppo terrorista islamico Al Shabaab).

Le comunità somale all’estero sono spesso esposte al messaggio del Vangelo e si registrano conversioni di persone che, una volta tornate in patria, affrontano vessazioni e aggressioni gravi se scoperte. I terroristi di Al Shabaab minano la stabilità del governo, con incursioni violente anche in territori di paesi vicini (specie Kenya). Domani, 8 febbraio 2017, la Somalia va al voto per l’elezione del presidente, un evento rinviato spesso per ragioni di sicurezza.

Siria: favorire i ritorni a casa


Porte Aperte elabora piccoli progetti economici per favorire i ritorni nelle zone liberate ma ancora devastate dalla guerra.

Con il supporto di Porte Aperte è stato creato un piccolo allevamento con annesso caseificio. La piccola azienda è ora funzionante e il latte e lo yogurt sono in distribuzione nei negozi della regione. La notizia in sé potrebbe non attrarre l’attenzione, tuttavia il progetto è realizzato nella città siriana di Al-Hasakah, uno dei focolai dell’esplosione della guerra civile in Siria, oltre che zona conquistata dall’ISIS e poi riconquistata dalle milizie curde. L’idea di fondo della nostra missione è quella di favorire i ritorni nelle zone liberate ma ancora devastate dalla guerra, dare una piccola spinta alla ricostruzione attraverso la presenza luminosa di cristiani in queste zone fino a poco fa oscurate dalle bandiere nere dell’ISIS.

Molti credenti avevano venduto le loro proprietà per emigrare verso altri paesi, ma quando hanno visto che la chiesa è stata coinvolta in questo progetto, sono stati incoraggiati a rimanere e iniziare a investire anche loro”, ha detto Fadi (pseudonimo), uno dei nostri contatti in Siria. Oltre agli aiuti contingenti in Siria, Porte Aperte guarda al futuro, per rafforzare la Chiesa a lungo termine. Per questo motivo abbiamo iniziato diversi progetti per generare reddito, aiutando le persone a rimanere o a ritornare in questa regione. La piccola azienda è uno di questi. Di fatto doveva fornire lavoro e reddito per 10 persone bisognose nella città siriana di Al-Hasakah, ma ora l’impatto è molto più ampio. Quando Porte Aperte ha avviato il programma, la comunità cristiana ha nominato un piccolo ed entusiasta team di membri di chiesa per coordinare la progettazione e la costruzione dell’azienda. Queste persone sono ora responsabili della gestione.

Mentre la stalla era in costruzione, il team è stato messo in grado di acquistare le mucche, sufficiente fieno, orzo e frumento a prezzi molto buoni per i primi mesi, oltre che una macchina per la mungitura e i farmaci necessari per gli animali. Peter è uno dei fratelli coinvolti: “Senza questo lavoro non sarei in grado di mantenere la mia famiglia”. La nuova azienda ha già contratti con diversi negozi dove consegna latte e yogurt. “Siamo troppo felici del supporto che abbiamo ricevuto per costruire questa piccola fattoria”, dice il portavoce. “Grazie per gli sforzi che fate per aiutare la Chiesa e la nostra gente che soffre”.

STORIA DI UN CHIRURGO.


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“Domani mattina aprirò il tuo cuore”, spiegava il chirurgo ad un bambino. Ed il bambino lo interuppe: “Vi troverà Gesù dentro!”. Il chirurgo rimase perplesso, e continuò: “Taglierò una parete del tuo cuore per vedere il danno completo”. “Ma quando aprirà il mio cuore, troverà Gesù!”, interruppe di nuovo il bambino. Il chirurgo allora si voltò verso i genitori che erano seduti lì vicino, e continuò: “Quando avrò visto tutto il danno, allora deciderò cosa fare”. “Ma troverà Gesù nel mio cuore! La Bibbia dice chiaramente che vive lì.
Tutti i canti dicono che vive lì… perciò, troverà Gesù nel mio cuore!”. Il chirurgo pensò che era giusto non illudere quel bambino, di essere chiari con lui e gli spiegò: “Sai cosa troverò nel tuo cuore? Troverò un muscolo malato, pochi globuli rossi, e le pareti dei vasi sanguigni indeboliti. Allora mi renderò conto se possiamo aiutarti o meno”. “Ma troverà anche Gesù! Il cuore è la Sua casa, Lui vive lì, sta sempre con me!”. Il chirurgo non tollerò più gli insistenti commenti, ed andò via. Si sedette nel suo ufficio e cominciò a scrivere la diagnosi prima dell’intervento: ‘Aorta malata, vena polmonare deteriorata, degenerazione muscolare cardiaca massiccia. Trapianto impossibile, difficilmente guaribile. La terapia da seguire: analgesici e riposo assoluto. Prognosi: morte nel giro di un anno.’ A quel punto il chirurgo gridò ad alta voce: “Perchè, perchè gli hai fatto questo? Prima lo hai fatto nascere, e poi lo hai condannato ad una morte precoce. Perchè?”. All’improvviso sentì come una voce dentro di sè che gli diceva: “Quel bambino è una mia pecorella, e starà con me per tutta l’eternità. Qui nel cielo, nel mio gregge sacro, non soffrirà più nessun dolore, sarà confortato in una maniera che nè tu nè chiunque altri può immaginare. Un giorno i suoi genitori si uniranno a lui, e insieme conosceranno la pace e l’armonia del mio regno. È tempo che ritorni al suo gregge, perchè ha già portato a termine il suo compito sulla terra. Alcuni anni fa avevo una pecorella a cui affidai dei doni affinchè aiutasse i suoi fratelli; però, col tempo se ne dimenticò e si dimenticò anche del suo Creatore”. A quel punto il chirurgo capì, e cominciò a piangere terribilmente, mentre il Signore gli continuava a parlare: “Cosicchè, ho inviato questo bambino, affinchè riconducesse a me quella pecorella smarrita”. Alcuni giorni dopo l’intervento, il dottore si sedette accanto al bambino. Il piccolo, non ancora in grado di parlare, mormorò rapidamente: “Allora, ha trovato Gesù nel mio cuore?”. “Si”, rispose il chirurgo “avevi ragione: l’ho trovato!”.

Gesù disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli».

(Matteo 18,3)

Corea del Nord: tutto contro i cristiani


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Tutto della Corea del Nord sembra rendere impossibile la diffusione del Vangelo, eppure ciò continua a succedere.

Due pastori sud-coreani sono stati arrestati dalla polizia cinese con l’accusa di dare rifugio a disertori nordcoreani, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap. Gli attivisti di Justice for North Korea sostengono che i due pastori stessero aiutando profughi nordcoreani che rischiavano di essere rimpatriati (con le terribili e note conseguenze per questi poveretti). Di recente, le relazioni tra Cina e Corea del Sud sono particolarmente tese per via del dispiegamento del sistema avanzato missilistico di difesa (THAAD) degli Stati Uniti, che la Cina sostiene ostacolare i propri interessi strategici nell’area, mentre USA e Corea del Sud sostengono sia in difesa da potenziali attacchi della Corea del Nord. La Corea del Nord continua a destabilizzare rapporti e innescare contraddizioni e tensioni diplomatiche che inevitabilmente si ripercuotono nel lavoro coi profughi nordcoreani.

L’era Kim Jong-un in Corea del Nord ha visto un ulteriore aggravio della situazione dei cristiani, anche per coloro che riescono a fuggire in Cina: le maglie del terrore del regime nordcoreano sconfinano in terra cinese, dove anche Porte Aperte lavora. Molti ricorderanno la triste vicenda del pastore Han, impegnato proprio coi profughi nordcoreani, raggiunto in territorio cinese e brutalmente assassinato da spie nordcoreane (per maggiori info clicca QUI ).

Solo un mese fa addirittura 32 missionari sudcoreani impegnati in Cina sono stati espulsi dal paese, alcuni di loro operavano in quei territori da oltre una decade. Ancora una volta, secondo vari analisti, sembra si tratti di una rappresaglia del governo cinese contro il suddetto sistema di difesa missilistico adottato, a quanto pare, proprio per i test e le provocazioni della Corea del Nord. Insomma, mentre Kim Jong-un scatena tensioni diplomatiche (che portano ad arresti di pastori ed espulsioni di missionari in Cina), ordina persecuzioni in Corea del Nord e omicidi mirati persino in territorio cinese, a pagarne le conseguenze sono il popolo e soprattutto i cristiani nordcoreani, che in questa epoca complessa vedono indebolita e attaccata anche l’opera che si svolge in Cina in loro favore.

Tutto della Corea del Nord sembra rendere impossibile la diffusione del Vangelo, eppure ciò continua a succedere, anche se per il 15° anno di fila questo paese è il posto più difficile al mondo dove essere cristiani

 

Pastore Roberto Bracco


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Dove è assente l’amore è assente Cristo, e dove è assente Cristo è assente il cristianesimo, il vero cristianesimo. Una teologia cristiana, o una liturgia cristiana quando non sono vivificate dall’amore sono corpi senza spirito. Denominazioni, organizzazioni, programmi, istituzioni, possono fregiarsi dei più lusinghieri nomi e fare sempre riferimento a Cristo o al cristianesimo, ma se non hanno, quale essenza l‘amore, appartengono al mondo e non a Cristo.

Vietnam: pastore in carcere


Il pastore vietnamita Nguyen Cong Chinh si trova in carcere dal 2011 e gli vengono negati perfino i minimi diritti concessi dalla legge vietnamita.

Il pastore vietnamita Nguyen Cong Chinh (50 anni), incarcerato dal 2011 per il suo attivismo nel campo delle libertà religiose e della difesa dei diritti dei cristiani delle zone rurali del Vietnam, è stato di recente messo in isolamento senza la possibilità di avere contatti coi familiari. A scatenare questo ulteriore provvedimento contro di lui è stata la richiesta di essere trattato almeno come gli altri detenuti (criminali di vario tipo). La povera moglie Tran Thi Hong ha scoperto questo inasprimento della pena solo quando recatasi a fargli visita, le hanno comunicato che era stato trasferito addirittura in una prigione di un’altra provincia. “E’ stato trasferito perché ha rifiutato di dichiararsi colpevole dei suoi crimini“, ha detto una guardia alla moglie.

Tra i diritti minimi concessi ai prigionieri c’è quello di telefonare (una volta al mese!) ai propri familiari. Vedendosi negata anche questa possibilità, il pastore Chinh ha chiesto spiegazioni e si è appellato al diritto di telefonare alla moglie almeno una volta al mese: per tutta risposta, oltre a non poter telefonare, gli hanno servito il successivo pasto con dei pezzi di vetro e dei chiodi all’interno del piatto. Nei giorni successivi invece mosche morte erano mescolate alla zuppa, mentre l’acqua da bere puzzava di insetticida. I pochi beni di sua proprietà gli sono stati confiscati, compresa la sua copia personale della Bibbia. “Lo tengono in una cella di isolamento, distante da tutti, e gli danno il cibo attraverso una finestrella 2 volte al giorno“, dichiara spaventata la moglie Hong.

L’Assemblea Nazionale del Vietnam (Parlamento) ha ratificato il 18 novembre 2016 una legge sulla libertà religiosa che ha suscitato vivaci critiche da parte di alcuni parlamentari, degli attivisti per i diritti umani e di diversi gruppi religiosi. Secondo gli oppositori, appare chiaro che la legge sia ben al di sotto degli standard minimi dei diritti umani e più che proteggere sembra restringere le libertà religiose. Secondo i nostri ricercatori, questa legislazione potrebbe rendere le comunità cristiane ancor più vulnerabili.

Dopo numerosi tentativi la moglie ha potuto finalmente rivedere il pastore Chinh (ma solo attraverso un vetro), trovandolo visibilmente debilitato. Incarcerato con la difficilmente comprensibile accusa di “insidia alla solidarietà nazionale”, gli è stata addirittura comminata una pena di 11 anni, che ha iniziato a scontare nel 2011 (e da allora è stato già trasferito in 3 carceri differenti).