Algeria: cristiano rilasciato dopo 3 anni di carcere


Il cristiano algerino Slimane Bouhafs si è finalmente ricongiunto con la sua famiglia dopo aver passato un periodo di detenzione molto pesante.

«Finalmente mi è stato restituito mio padre…», ha scritto la figlia di Slimane Bouhafs su Facebook durante le feste di Pasqua. Egli ha potuto ricongiungersi con la famiglia domenica 1 aprile 2018.

Slimane, 51 anni, è un cristiano ex-musulmano arrestato il 31 luglio 2016 per «insulti verso l’islam e il suo profeta» a seguito della pubblicazione di un post su Facebook. Condannato a 5 anni di prigione, la sua pena è stata ridotta nel settembre del 2016 a 3 anni e poi nuovamente il 4 luglio 2017 avendo ottenuto la grazia da parte del presidente Abdelaziz Bouteflika.

A causa della sua fede, durante la detenzione, è stato aggredito numerose volte dagli altri carcerati. Inoltre, lo scorso ottobre ha intrapreso uno sciopero della fame di 16 giorni, malgrado la salute piuttosto precaria, per protestare contro il rifiuto della libertà condizionata.

Ora che è stato liberato Slimane Bouhafs ha testimoniato al giornale algerino El-Watan:«Sono pieno di gioia perché ho potuto riunirmi alla mia famiglia, che ha sofferto enormemente». Ha inoltre aggiunto: «Ho subito una terribile ingiustizia, se ho potuto resistere è solo grazie alle lettere di incoraggiamento che mi sono arrivate da tutto il mondo».

La sua liberazione è una grande gioia per tutte le comunità cristiane che si sono mobilitate in preghiera con perseveranza e fede sia in Algeria che all’estero.

Ricordiamo che l’Algeria si trova al quarantaduesimo posto della WWL2018, la lista delle nazioni dove i cristiani sono più perseguitati, a motivo dell’intolleranza familiare e della comunità, della burocrazia e delle leggi restrittive dello stato che colpiscono in modo particolare i cristiani ex-musulmani. Nonostante questo, soprattutto in alcune zone del Paese come la Cabilia, la Chiesa sta sperimentando una grande crescita.

 

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“Questa è la fiducia che abbiamo in Lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà,Egli ci esaudisce.” (1 Giovanni 5:14)-MLuisa


LUISA 38Un’affermazione che voglio ribadire è questa: DIO DA’ COSE BUONE AI SUOI FIGLI!
Nel nostro rapporto con il Padre celeste non devono mancare la confidenza e la fiducia. La confidenza di chiederGli ciò di cui abbiamo bisogno, come facciamo con il nostro papà e la fiducia che quando chiediamo Lui è pronto ad esaudirci. “Qual è l’uomo tra di voi, il quale se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? Oppure se gli chiede un pesce gli dia un serpente? Se dunque voi, che siete malvagi sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!” (Matteo 7:9-11).
Il nostro PAPA’ CELESTE sa già quello di cui abbiamo bisogno, ma vuole che Glielo chiediamo affinché impariamo ad essere umili, riconoscenti, sapendo che tutto quello che abbiamo ci viene dalla Sua mano. “Non vi ingannate, fratelli miei carissimi; ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento” (Giacomo 1:16-17). Inoltre dobbiamo imparare ad ascoltarLo, perché Lui ci dà quello che è secondo la Sua volontà. Ma come possiamo sapere quello che Lui vuole se non parliamo con Lui e non Lo ascoltiamo?
Riflettiamo!

TESTIMONIANZA DI UN GRANDE MIRACOLO-La Piccola Nancy


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Nancy era nata con i piedi storti e portava delle calzature ortopediche che la costringevano a camminare facendo grandi movimenti sgraziati; ella si trovò un giorno con sua madre davanti ad una grande tenda evangelica dalla quale uscivano i suoni di lieti inni cantati con entusiasmo da più di tremila persone. Entrarono e udirono un uomo di Dio che invitava alla gente alla conversione. Egli spiegò che Gesù era sempre il medesimo, ieri oggi e in eterno e che Egli voleva continuare il Suo ministero di misericordia in favore dei malati. Il servo di Dio propose poi di pregare, imponendo le mani agli ammalati nel nome del Cristo vivente e di guarirli, secondo come è scritto nelle Sacre Scritture. Parecchie persone si fecero avanti per la preghiera e in quel momento la piccola Nancy disse:

“Mamma se ci andassimo anche noi?” – “Ma no mia cara, non è questo una cosa per te” rispose la madre; e con le lacrime agli occhi uscì rapidamente insieme alla bimba. Lungo la via Nancy disse alla madre: “Mamma tu non credi che Gesù possa guarirmi?” – “Ma sì, mia cara” – E la bimba replicò: “Allora perché hai detto non è questa una cosa per me?” – “Nancy” – disse la madre turbata e commossa dalla tanta fede della figlia – “Vorresti che noi tornassimo all’adunanza domani?” – “Oh si mammina! Ma domanderemo all’uomo di Dio di impormi le mani e di pregare Gesù per me e di guarirmi, vero mamma?” – “Ma si, mia cara” – rispose la madre. Allora disse la piccola Nancy, prima che chiudessero i negozi, insistette per farsi comprare un paio di scarpe come le avevano le altre bambine per quando Gesù l’avrebbe guarita. Vi si recarono da venditore e la madre chiese un paio di scarpe che fossero potute andar bene a quella piccola signorina: “Oh signore, le vorrei bianche!” – disse Nancy con le guance arrossate dalla gioia. La sera si addormentò stringendo le scarpine bianche sul suo cuore. L’indomani, quando che il servo di Dio ricordò le promesse del Vangelo, ripropose ai malati di avvicinarsi per la preghiera e Nancy si fece avanti appoggiata al braccio di sua madre. “Cos’hai in quel pacco?” – chiese il predicatore alla bimba. “Signore, ho due belle scarpine che metterò subito quando Gesù mi avrà guarita”. Profondamente commosso da una fede così semplice, così fiduciosa, l’uomo impose le mani sulla testa della piccola dicendo semplicemente: “Signore Gesù esaudisci la vera fede di questa bambina!”. La fanciulla si sedette e slaccio le sue scarpe ortopediche; i suoi piedi erano ancora storti. Prese una delle scarpine bianche, fece il gesto di infilarle ed allora, in un istante, davanti a tremila persone si compì il miracolo: i suoi piedi si raddrizzarono. Alleluia! Poco dopo Nancy camminava sulla pedana disinvolta come una principessina calzando le sue graziose scarpette bianche. Ecco la fede di un fanciullo, la fiducia che dobbiamo imparare al cospetto del Signore.

India: recenti attacchi a chiese e pastori


Lo scorso 1°aprile, in occasione della domenica di Pasqua, si è verificato l’ultimo di una serie di attacchi susseguitisi nell’ultima settimana. Erano le 9:30 del mattino quando, nel locale della Bethel Prayer Assembly di Marudur, Coimbatore, un gruppo di estremisti indù ha fatto irruzione minacciando il pastore Rajesh e i cristiani presenti. È stato proprio il pastore (nella foto) a essere preso di mira dagli estremisti riportando un trauma cranico.

Un avvenimento simile si è riscontrato anche lo scorso 28 marzo in Uttar Pradesh, nell’India Orientale. Un gruppo di circa 20 estremisti indù ha interrotto un incontro organizzato in occasione di alcuni battesimi accusando i responsabili di organizzare conversioni forzate. L’irruzione nell’edificio di una delle Chiese Evangeliche dell’India (ECI) del distretto di Fatehpur, ha procurato al pastore Jose Prakash delle percosse, così come ad altri 2 membri di chiesa lì presenti.

Stavamo allestendo la sala per i battesimi“, racconta il pastore, “quando all’improvviso 20 persone sono apparse. Avevano tra le mani dei bastoni di legno. Ho provato a parlare con loro ma tenendomi per il colletto gridavano: stai facendo convertire delle persone qui!”. Il pastore poi continua: “Ho cercato di calmarli e spiegare loro che battezzo solo coloro che lo decidono volontariamente, senza alcuna forzatura, ma non mi hanno creduto”. Dinesh Kumar, giovane di 25 anni, ha tentato di intervenire senza successo. È finito in ospedale con diversi lividi sul corpo e il lobo dell’orecchio sinistro tagliato. Anche un altro uomo di 45 anni, in lista tra coloro che dovevano essere battezzati, è stato picchiato dovendo poi andare in ospedale.
Solo qualche giorno prima, il 25 marzo, un gruppo di 10 estremisti indù aveva fatto irruzione nella Sheloha Prayer House a Hyderabad, capitale dello stato di Telangana a sud dell’India, inveendo contro il pastore e rovesciando sedie. L’incidente è stato riportato alla polizia e ha procurato timore nei presenti.

I cristiani indiani si trovano quindi a vivere momenti difficili, dovuti a un’esponenziale crescita dell’intolleraza e della violenza da parte di gruppi estremisti indù.

Nigeria: cristiani nel mirino di estremisti e Fulani


Le oltre 100 studentesse rapite a febbraio dal villaggio di Dapchi (stato di Yobe nel Nord-Est della Nigeria), sono state rilasciate sei giorni fa e ricondotte alle loro famiglie lo scorso 25 marzo. Trasportate nella capitale Abuja subito dopo il rilascio, si sono sottoposte allo screening medico e di sicurezza, per poi incontrare il presidente Buhari.

Nel frattempo vengono posti interrogativi sul motivo per cui Leah Sharibu, una ragazza cristiana di 15 anni, non abbia fatto parte dell’accordo negoziato dal governo per la liberazione delle studentesse. Ai suoi genitori è stato detto che i militanti non hanno voluto rilasciarla perché si rifiutava di rinnegare la fede cristiana. Era l’unica di ragazza cristiana tra le rapite.

Siamo perplessi e rattristati dal fatto che Leah sia stata esclusa dall’accordo negoziato per il ritorno delle ragazze” ha detto Mervyn Thomas, amministratore delegato di Christian Solidarity Worldwide (CSW).

Questa notizia riporta alla mente l’episodio di Chibok, quando il 14 aprile del 2014 Boko Haram prese d’assalto la scuola dove 275 ragazze erano radunate per sostenere un esame, rapendone più di 230. 47 riuscirono a scappare durante e poco dopo l’attacco mentre altre vennero successivamente rilasciate. Ancora oggi metà di quelle studentesse rimane prigioniera. Durante una recente visita, alcuni genitori hanno condiviso che fino a quando tutte le ragazze non saranno liberate, Chibok non festeggerà. Le famiglie in attesa di riabbracciare le proprie figlie hanno un disperato bisogno di preghiera e incoraggiamento.

La violenza in Nigeria sembra dunque non terminare, contando 57 vittime solo nelle ultime due settimane. A gennaio, almeno 75 persone hanno perso la vita in una serie di attacchi perpetrati da parte di allevatori Fulani (etnia nomade, pressoché totalmente islamica, dedita alla pastorizia e al commercio) nella comunità prevalentemente cristiana di Miango. In tutto sono stati presi di mira 14 villaggi, con 89 case incendiate e vaste distese di terreni agricoli anch’essi distrutti dagli assalitori. 3.000 gli abitanti dei villaggi che, insieme alle famiglie, hanno cercato rifugio nelle comunità vicine. Continua dunque il processo di radicalizzazione degli stati del nord della Nigeria, con la comunità cristiana a farne le spese.

La Chiesa è iniziata nelle “case” e concluderà nelle “case”


 

Da alcuni anni assistiamo al proliferare di cristiani salvati e nati di nuovo che stanno abbandonando le denominazioni tradizionali per riunirsi in piccoli gruppi. Ormai non si contano più le migliaia di credenti che solo negli Stati Uniti stanno abbandonando le “Assemblies of God” per riunirsi nelle case. Stiamo parlando del fenomeno delle “chiese in casa”, anticamente chiamate domus ecclesiae ossia “chiese domestiche”.
Si tratta di un ritorno alle verità fondamentali della Parola di Dio che lo Spirito Santo sta compiendo in tutto il mondo: dalle chiese clandestine della Cina (mentre le chiese evangeliche e pentecostali colluse continuano a riunirsi in locali aperti al pubblico e controllate dal governo) a quelle dei Paesi arabi; dal sud America al nord America; dall’Europa all’Africa. Un fenomeno spontaneo, spirituale e senza alcuna organizzazione umana ma suscitato dallo Spirito Santo che sta attraversando tutto il pianeta. Prima di addentrarci, però, cerchiamo di capire cosa non sono le chiese in casa.

Cosa non sono le “chiese in casa”

Una chiesa in casa non è un semplice gruppo di preghiera o uno studio biblico e non è neanche una cellula, la quale appartiene ad una struttura piramidale con un pastore in cima e, quindi, contrario al Nuovo Testamento che parla sempre di conduzione collegiale (cfr. 1 Timoteo 4:14). A differenza delle congregazioni tradizionali che si trovano nel mondo occidentale — con un edificio, un pastore pagato, un coro, diversi programmi costosi e il culto principale della domenica —, le chiese in casa rappresentano una restaurazione della comunità e della missione cristiane originarie così come le troviamo nel Nuovo Testamento. Si tratta, insomma, di un ritorno alle origini della Chiesa fondata dal Signore Gesù Cristo. Infatti, le chiese in case sono chiese pienamente funzionanti in sé, con la libertà di prendere la cena del Signore, battezzare, celebrare matrimoni, funerali e anche esercitare la disciplina. Esse non sono guidate da ministri di culto ordinati da denominazioni religiose (spesso corrotte e colluse con la massoneria), ma da uomini chiamati dal Signore Gesù e detti “Anziani” (Atti 20:17 e 28; 14:23; Filippesi 1:1; 1 Timoteo 5:17; 1 Pietro 5:1, 2), i quali fungono da conduttori.
Così come leggiamo nel Nuovo Testamento, le chiese in casa sono singolarmente autonome e indipendenti non dipendendo da alcun organismo centrale così com’era alle origini della Chiesa del Nuovo Testamento. Questo costituisce un antidoto “naturale” contro l’infiltrazione della massoneria che vuole guidare le denominazioni da dietro le quinte controllando i loro leader (presidenti, segretari, consiglieri – peraltro tutte cariche inventati dagli uomini e del tutto inesistenti nel Nuovo Testamento). Infatti gli evangelici massoni o massonizzati detestano questa importante verità dell’ecclesiologia biblica e la combattono in tutti i modi perché impedisce loro di controllare i pastori e quindi i credenti. Inoltre, le chiese in casa sono un antidoto contro il dilagarsi di false dottrine oltre che adattarsi più facilmente durante i periodi di persecuzione, ma sono anche più vulnerabili alla cattiva teologia e al cattivo comportamento. Di conseguenza, le chiese in casa dovrebbero unirsi ad una rete di chiese, un network, per una reciproca protezione e per rendere conto a qualcuno. Insomma si tratta di un ritorno al Nuovo Testamento e, fatto non trascurabile, si noti che questo era il sistema delle prime chiese pentecostali in tutto il mondo, non solo in Italia, quando queste vivevano realmente la presenza e la potenza dello Spirito Santo.

Alla luce della Bibbia

La chiesa in casa è antica come il Nuovo Testamento stesso. Gesù ha scelto dodici per stare con Lui come discepoli i quali dopo sarebbero stati mandati come apostoli (Marco 3:13), modellando in modo efficace il tipo di intimità, interazione e mutua responsabilità possibile solo in un piccolo circolo di discepolato. Tutto il discorso di Gesù che leggiamo nei capitoli da 13 a 17 del Vangelo di Giovanni, nella famosa “ultima cena”, si svolse proprio in una casa. Non si svolse nel tempio che pure ancora esisteva, sebbene Dio fosse assente da quel tempio in quanto dimorava in Gesù (Col. 2:9), ma in una casa appunto.
Gli apostoli si sono trovati alla guida della chiesa di Gerusalemme con migliaia di persone che si incontravano principalmente nelle case private subito dopo la Pentecoste (cfr. Atti 2:46, 5:42, 12:12, 16:14-15, 20:20), a dimostrazione che non è vero che se si è in migliaia non ci si possa incontrare per le case.
Paolo apostolo ha scritto a gruppi di discepoli nell’Impero Romano, salutando per nome le persone che ospitavano le riunioni cristiane nelle loro case:
  • Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù, i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni. Salutate anche la chiesa che si riunisce in casa loro. Salutate il mio caro Epeneto, che è la primizia dell’Asia per Cristo (Romani 16:3-5).
  • Le chiese dell’Asia vi salutano. Aquila e Prisca, con la chiesa che è in casa loro, vi salutano molto nel Signore (1 Corinzi 16:19).
  • Salutate i fratelli che sono a Laodicea, Ninfa e la chiesa che è in casa sua (Colossesi 4:15).
  • Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, al caro Filemone, nostro collaboratore, alla sorella Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che si riunisce in casa tua (Filemone 1:2).
Peraltro, va ricordato che Gesù non disse mai ai discepoli di costruire locali di culto in cui avrebbero dovuto fermarsi per adorare. Lo ripetiamo: Mai! Anzi le sue affermazioni in riferimento al tempio furono tutt’altro che positive:
  • «Noi l’abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne ricostruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”» (Marco 14:58).
Egli parlava del tempio del Suo corpo (Giovanni 2:21) in cui dimora corporalmente tutta la pienezza della Deità (Colossesi 2:9). E sapete perché Gesù parlò in questo modo? Proprio perché con la Sua venuta, Egli ha portato il regno di Dio sulla terra (Matteo 12:28; Luca 12:32; 17:20-21; 22:29-30; Giovanni 1:14; Colossesi 1:13). Da quel momento in poi sono i credenti stessi il tempio di Dio (1 Corinzi 3:16; 6:19).
Perciò, che sia chiaro a tutti una volta per sempre, dalla venuta di Gesù in poi nessun tempio sulla terra è più la casa di Dio, perché la casa di Dio sono i credenti:
  • Cristo lo è come Figlio, sopra la Sua casa; e la Sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo (Ebrei 3:6).
  • Accostandovi a lui, pietra vivente, rifiutata dagli uomini, ma davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo (1 Pietro 2:4-5).
Nemmeno gli apostoli insegnarono mai sulla costruzione di locali di culto ad imitazione dei templi religiosi pagani che erano covo di demòni. I primi Cristiani credevano, infatti, che dietro quelle divinità pagane si nascondessero dei demòni (cfr. F. Viola e G. Barna, “Pagan Christianity”, Tyndale House Publisher, pagg. 9-46; G. Rinaldi, “Cristianesimi nell’antichità”, pagg. 89, 273, 281).
Sia chiaro, quindi, che la costruzione di locali di culto è contraria alla Parola di Dio ed è un espediente creato dai demòni che si usano delle denominazioni massonizzate per impoverire i credenti e arricchire, appunto, le denominazioni in mano alle massonerie. Così, mentre ai credenti viene insegnato dai pulpiti a non farsi tesori sulla terra, le denominazioni accrescono le loro ricchezze con locali costosissimi, centri estivi, ecc. ecc. (cfr. Matteo 6:19).
Le case del primo secolo avevano la possibilità di accomodare al massimo 35 persone in modo confortevole (Del Birkey, “The House Church”, pag. 55). Questo ha aiutato a mantenere un ambiente di rapporti stretti negli incontri della chiesa originaria. Di conseguenza, tanti comandamenti neotestamentari cominciano ad aver senso solo in questo contesto, come:
  • le istruzioni di accettarsi a vicenda (Romani 15:7),
  • istruirsi l’un all’altro (Romani 15:14; Colossesi 3:13, 16),
  • incoraggiarsi a vicenda (1 Tessalonicesi 5:11; Ebrei 3:13),
  • perdonarsi a vicenda (Efesini 4:32),
  • confessare i peccati l’uno all’altro (Giacomo 5:16),
  • pregare l’uno per l’altro (Giacomo 5:16).
Tutti avevano delle capacità dategli da Dio (1 Corinzi 12:7-11) che utilizzavano per edificare gli altri: “Quando vi riunite, avendo ciascuno di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o un’interpretazione, si faccia ogni cosa per l’edificazione” (1 Corinzi 14:23; vd. anche Colossesi 3:16; Efesini 5:19; Ebrei 10:24, 25).

Alla luce della storia

Questo tipo di incontro nelle case sembra aver persistito per parecchi anni, almeno fino agli inizi nel quarto secolo, quando l’Imperatore Costantino (circa 313 d.C.) cominciava a costruire degli edifici per le chiese. A quel punto gli incontri nelle case private venero marginalizzati ed eventualmente resi illegali con la scusa di evitare eresie e chi non si attenne venne considerato “scissionisti”. Erano solo scuse che consentiva al governo di allora di controllare le comunità cristiane. Sta di fatto che, allora cominciano a introdursi tanta false dottrine e inizia la paganizzazione della Cristianità. Stando a Peter Bunton, però, questo non fu la fine della storia (in “Cell Groups and House Churches e Wolfgang Simson in Houses that Change the World”).
Pertanto, è chiaro che i primi cristiani erano senza un tempio fisico (luogo sacro), senza una casta di uomini consacrati (un clero) e non possedevano oggetti sacri (reliquie e utensili per i rituali). Questo perché i credenti stessi sono il tempio di Dio (1 Corinzi 3:16; Efesini 2:22), e formano essi stessi la casa di Dio (Ebrei 3:6), tutta la fratellanza è un sacerdozio che serve Dio e gli uomini (1 Pietro 2:5) e il discepolo di Gesù Cristo adora Dio in Spirito e verità senza l’aiuto di riferimenti fisici nel mondo materiale (Giovanni 4:23, 24).
Per i primi trecento anni l’avversario di Dio ha cercato di sterminare i cristiani per mezzo della persecuzione violenta e le dottrine false. Con la “conversione” dell’imperatore Costantino ci fu un cambiamento di strategia: il mondo sotto il dominio del maligno avrebbe accolto la fede cristiana a condizione però che i cristiani accettassero un’impostazione essenzialmente pagana e, di conseguenza, un ritorno ad una religione che separa l’uomo da Dio.

Domus ecclesiae di “Dura Europos”.
Infatti, molte cose nel mondo evangelico non hanno riscontro biblico e provengono da credenze pagane. Costantino divenne imperatore nel 312 d.c. e dichiarò il cristianesimo “religione lecita”, mentre più tardi Teodosio (380 d.C.) andrà oltre dichiarando il Cristianesimo “religione di Stato”. Fino ad allora i credenti non avevano costruito edifici speciali di culto: erano sufficienti le case o edifici commerciali modificati per riunioni. Infatti, sebbene gli archeologi abbiano scoperto numerosi resti di sinagoghe dei primi secoli, l’unica scoperta di un “luogo di culto” cristiano prima del 250 d.c. è la “chiesa in casa” di Dura Europos, nell’attuale Siria.
Oggi, assistiamo a un ritorno alle origini. Un influsso massiccio in tutto il mondo di nuovi credenti salvati che vengono inseriti nel Corpo di Cristo dallo Spirito Santo attraverso le “chiese in casa”. Si calcola che solo Cina, Cambogia, Cuba, India e Vietnam hanno più di 100 milioni di persone coinvolti nelle chiese in casa. Altri luoghi come Corea, Singapore, Ecuador, El Salvador e Colombia vedono migliaia di persone entrare nel Regno di Dio tramite le chiese in casa (Joel Comiskey, “Home Cell Group Explosion”). I Nord Americani e gli Europei sono tra gli ultimi ad avere ricevuto questa illuminazione dello Spirito Santo e ad averla adottata, ma il fenomeno è in crescita in tutto il mondo mentre aumentano i membri che stanno abbandonando le denominazioni classiche.

Le attività di culto

Le chiese domestiche, sono chiese pienamente funzionanti in sé, con la libertà di prendere la cena del Signore, battezzare, celebrare matrimoni, funerali e anche esercitare la disciplina. Esse non sono guidate da ministri di culto ordinati da denominazioni religiose (spesso corrotte e colluse con la massoneria), ma da uomini chiamati dal Signore Gesù che possono essere apostoli, profeti, evangelisti, pastori o dottori della Parola (Efesini 4:11) e detti “Anziani” (Atti 20:17 e 28; 14:23; Filippesi 1:1; 1 Timoteo 5:17; 1 Pietro 5:1, 2), i quali fungono da conduttori dei santi che s’incontrano nelle case per la preghiera e l’adorazione, lo studio e la discussione della Bibbia, il discepolato e l’evangelizzazione, ed anche per mangiare insieme (gr. agàpe).
Le attività di culto consistono in sostanza in preghiere spontanee e personali, cantici (accompagnati o meno da strumenti musicali), lettura e/o studio della Bibbia in tutte le sue parti (dalla Genesi all’Apocalisse) tramite la tecnica della “somma delle scritture” (Salmo 119:160), senza quindi ricorrere a testi teologici o religiosi interpretativi. Quest’ultima caratteristica in conformità ad alcune delle più importanti indicazioni di Gesù su come fare per comprendere le sue parabole. In particolare quella dove indica che Dio preferisce rivelare il significato più profondo delle sue parole e la Sua volontà non a tutti indistintamente ma ad alcuni in particolare: In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli (Matteo 11:25).
Perciò è meglio affidarsi alla rivelazione e illuminazione dello Spirito Santo piuttosto che a trattati di teologia fuorvianti e spesso scritti da autori coinvolti con la massoneria e l’occulto.
Dio concede rivelazione a coloro che manifestano umiltà. Quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire (Giovanni 16:13)

Lezioni pratiche per la chiesa di oggi

1. Esempio della chiesa primitiva

Durante i suoi primi tre secoli, il cristianesimo fu una rete di piccoli cerchi di discepolato che si incontravano nelle case. Che questo fu un disegno deliberatamente iniziato da Cristo e propagato dagli apostoli è chiaro da una lettura piana e attenta del Nuovo Testamento.

2. Moltiplicazione

Grazie alla loro natura riproduttiva, le chiese in casa hanno la possibilità di crescere in modo esponenziale e di accomodare una mèsse che va oltre la capacità delle chiese tradizionali paganizzate che si riuniscono in costosi locali e basate su programmi umani.

3. Efficienza

Le chiese in casa sono naturali, semplici, economiche, riproducibili e facilmente adattabili a tutti i contesti, a dispetto della povertà, persecuzione o mancanza di questi ostacoli.

4. Egualitario

Dopo la Riforma, c’è stato un assunto principalmente teorico al principio biblico del sacerdozio di tutti i credenti. Con la loro natura partecipativa e interattiva, le chiese in casa sono capaci di liberare veramente i cosiddetti laici ad utilizzare i doni spirituali.

5. Entropia

Gruppi autonomi sono soggette a deviare dalla sana dottrina. Ne consegue che per mantenere la buona salute dottrinale ed etica, e prevenire l’instabilità (la dispersione o il protezionismo), le chiese in casa hanno bisogno di unirsi a delle reti relazionali di mutua responsabilità per la salute dell’intero Corpo di Cristo (1 Corinzi 12). E questo è il principio che troviamo in Atti capitolo 15.

Conclusione

In conclusione può risultare utile la visione di questo video dalla durata di pochi minuti dal titolo: “Cos’è il discepolato biblico?”
P.S. Torneremo su questa nota con ulteriori approfondimenti di carattere sia biblico sia storico.

Il kài di Efesini 4:11- FILIPPO CHINNICI


FILIPPO CHINNICI

PREAMBOLO
Avendo dedicato molti anni allo studio delle lingue bibliche, sia in istituzioni evangeliche che non, sia in Italia che all’estero, pubblicherò periodicamente, compatibilmente agli impegni di lavoro, spunti di esegesi sulle Scritture ebraiche dell’Antico Testamento e su quelle greche del Nuovo Testamento. Il mio assoluto amore per la Parola di Dio m’impone di concentrarmi sulla traduzione e sulle varie sfumature che si evincono dai testi originali ed evitare le questioni interpretative (compito più di pastori e teologi). Non avendo vincoli denominazionali sono libero di lasciarmi guidare esclusivamente dai testi originali, senza escludere che, per quanto mi sforzi, non possa non risentire di eventuali condizionamenti dovuti alla mia trascorsa esperienza nel movimento pentecostale che non rinnego ma con cui non mi identifico più. Se fossi stato più bravo con questi aggeggi elettronici, forse avrei aperto un blog da dedicare esclusivamente all’analisi e alla traduzione dei testi sacri, ma purtroppo sono una schiappa, ed è già tanto per me avere questa pagina. Inizierò pubblicando un estratto del mio libro “Dov’è la Chiesa” (credo ancora in commercio) che pubblicai agli inizi nel 2012, prima che questioni personali e familiari mi inducessero a prendere la decisione di farmi da parte per un po’ (sebbene ultimamente, dopo un periodo di “guarigione” interiore, Dio stia mettendo di nuovo quello zelo per mettere al servizio degli altri i doni che Egli mi ha dato). Mi piacerebbe interagire con rispetto civico e amore cristiano tutti coloro che amano lo studio delle lingue bibliche, anche per confrontarci, ma sempre con l’unico obiettivo di onorare il Signore e fare emergere il vero significato delle Sacre Scritture con i loro significati espliciti e impliciti che purtroppo spesso si perdono nelle traduzioni. Condicio sine qua non, è l’assoluta fede nella Bibbia quale unica e infallibile Parola di Dio, scevra da errori ed ispirata in ogni sua singola parola, perché purtroppo ho notato recentemente la presenza qua e là nelle denominazioni di massoni che con dolce e lusinghiero parlare stanno ingannando i semplici (Rom 16:18).

Introduzione

Partiamo leggendo il brano nel testo greco, e per venire incontro anche a chi non è ben addentrato con questa lingua pubblicherò il testo interlineare greco-italiano edito dalle edizioni San Paolo a cura di Piergiorgio Beretta. Testo greco è quello dell’edizione critica di Nestle-Aland (XXVII edizione) mentre la traduzione interlineare è quella del sacerdote cattolico Alberto Bigarelli che purtroppo non è sempre impeccabile.
La posizione degli studiosi non è unanime sull’interpretazione di questo versetto, poiché per alcuni qui si parla di cinque ministeri, mentre per altri i ministeri sarebbero quattro. Ad esempio, Grudem scrive:
“Probabilmente una traduzione migliore del testo greco di questo versetto (Ef 4:11) è “pastori-dottori” (un gruppo) e non “pastori e dottori” (due gruppi)” [1].
Anche John MacArthur dice la stessa cosa:
“Il termine pastore (poimēn) è usato insieme a dottore. La costruzione greca indica che i due termini vanno insieme, e in italiano potremo tradurli mettendo in mezzo un trattino: pastori-dottori” [2].
Ma le cose stanno veramente cosí? È proprio vero che la costruzione greca andrebbe tradotta «pastore-dottore» con un trattino? Tutta la questione ruota attorno alla congiunzione «e».
  • È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori (gr. poiménas kài didaskálous).
Coloro i quali, come Grudem e MacArthur, sostengono che qui si parli di quattro ministeri, ritengono che «pastori» e «dottori» costituiscano un unico ministero poiché i due sostantivi sono uniti dalla congiunzione «e» (gr. kài). Essi si basano su una regola della grammatica greca antica che prende il nome di colui che l’ha scoperta e formulata: Granville Sharp.

La regola grammaticale di Granville Sharp

Quando il copulativo kài connette due sostantivi nello stesso caso (vale a dire nomi di descrizione personale, oppure sostantivi o aggettivi o participi …), se l‘articolo ho, o uno dei suoi casi, precede il primo nome, o participio, e non si ripete prima del secondo nome o participio, il secondo ha sempre relazione con la stessa persona che è espressa o descritta dal primo nome o participio: cioè denota un’ulteriore descrizione della persona menzionata prima [3].
Ora, basarsi sulla regola formulata da Granville Sharp per unire i due ministeri di «pastore» e «dottore» è errato poiché in realtà essa non è applicabile al testo di Efesini 4:11. Infatti uno studioso, esperto di greco biblico, che ha approfondito la questione ha rilevato che questa regola non è applicabile nei casi di: nomi propri, sostantivi plurali e costruzioni impersonali [4]. Ecco, di seguito, alcuni esempi in cui la regola di Granville Sharp non si applica:
  • molti farisei e sadducei (Mt 3:7);
  • degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi (Mt 16:21);
  • Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano (Mt 21:2);
  • un gran numero di nobildonne greche e di uomini (At 17:12).
È evidente come in ognuno di questi casi i due sostantivi plurali (tre in Mt 16:21) non si riferiscano alle stesse persone sebbene siano congiunti da kài. Allo stesso modo in Efesini 4:11, poiché i sostantivi «pastori» e «dottori» sono al plurale, non possono riferirsi alle stesse persone, per cui la regola grammaticale decade.
Inoltre, vorrei fare notare il brano di di Matteo 21:12 in cui leggiamo che Gesú «scacciò tutti quelli che vendevano e compravano nel tempio» (gr. toús pōloûntas kài agorázontas, lett.: «i vendenti e compranti»). Ora, nessuno può ragionevolmente supporre che qui siano descritte le medesime persone nell’atto di vendere e comprare contemporaneamente.
Marginalmente vorrei fare notare un altro esempio che troviamo nella versione greca dell’Antico Testamento, la Septuaginta. In Proverbi 24:21 leggiamo: φοβοῦ τὸν θεόν, υἱέ, καὶ βασιλέα (foboû tòn theón, huié, kài basiléa) ossia: «Figlio mio, temi il Signore e il re». Due persone chiaramente distinte, «Dio» e il «re», sono congiunte in greco da kài, sebbene la costruzione della frase non sia propriamente identica.
Ritornando, dunque, al testo di Efesini 4:11, è vero che tra i due termini vi è, come dire, una certa «vicinanza» sintattico-grammaticale, ma non fino al punto da fonderli o, addirittura, confonderli. D’altra parte, sempre nella stessa epistola, troviamo una costruzione grammaticale simile che getta ulteriore luce su quello che stiamo dicendo: “Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti” (gr. tôn apostólōn kài prophētôn) (Ef 2:20).
Ora, come si può facilmente notare, nel testo greco di Efesini 2:20 vi è una sfumatura che si perde nella traduzione, e cioè che i sostantivi plurali «apostoli» e «profeti» sono, per cosí dire, «avvicinati» dalla congiunzione kài senza che l’articolo al genitivo plurale tôn si ripeta prima del secondo nome. Ovviamente, questo non significa che «apostoli» e «profeti» debbano essere confusi, poiché è pacifico che essi costituiscono due gruppi distinti di due ministeri separati tra loro, e fanno bene le Bibbie a tradurre «degli apostoli e dei profeti». La costruzione grammaticale, però, ci dice che vi è, come dire, una «vicinanza» di natura teologica e spirituale tra questi due ministeri, come abbiamo visto a pagina 152 (del volume “Dov’è la Chiesa?”). Lo stesso vale quando in Efesini 4:11 leggiamo i sostantivi plurali «pastori» e «dottori». Si tratta di due ministeri distinti e separati, sebbene molto vicini tra loro.

Il buon senso

D’altra parte, se i ministeri fossero quattro, allora dovremmo giocoforza concludere che tutti i pastori siano dottori e tutti i dottori siano pastori, mentre il buonsenso e l’esperienza ci dicono che le cose non sono affatto cosí, poiché è possibile essere degli ottimi insegnanti pur non essendo affatto dei pastori e viceversa. Certo, come già detto, non credo che sintatticamente sia possibile escludere un collegamento stretto tra questi due ministeri, ma è del tutto fuorviante fonderli. Per quello che comprendo, «pastori» e «dottori» costituiscono due ministeri distinti e separati, sebbene possano avere funzioni parzialmente coincidenti, nel senso che, sebbene i pastori possano insegnare – poiché questo è uno dei requisiti necessari per gli anziani, quindi anche dei pastori (1 Ti 3:2) —, essi non sono «dottori» o meglio «maestri» nel senso pieno del termine, e quindi non sono affatto obbligati ad affaticarsi nell’insegnamento e nella predicazione (1 Ti 5:17) [5].
Allo stesso modo, è errato concludere che tutti i «dottori» abbiano ricevuto la chiamata di «pastori», poiché si tratta di due ministeri distinti e separati, come distinti e separati sono gli apostoli e i profeti. Infatti, sappiamo per esperienza quanti ottimi insegnanti sono dei pessimi pastori e viceversa. Questa interpretazione trova il conforto non solo della grammatica greca e del buonsenso, ma anche del contesto biblico generale.

Il contesto biblico

Va ricordato che mentre il sostantivo «pastore», riferito al ministero, ricorre una volta sola in tutta la Bibbia (proprio qui, in Ef 4:11), non è cosí per il «dottore».
  • Se di ministero, attendiamo al ministero; se d’insegnamento, all’insegnare (Ro 12:7).
  • Dio ha posto nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in terzo luogo dei dottori (1 Co 12:28).
  • Nella chiesa che era ad Antiochia c’erano profeti e dottori (At 13:1).
Si noti come il ministero del «dottore» emerga con evidenza tutta propria e non come attribuzione. Nel brano di Romani 12:7 il dono d’insegnamento (lett.: «colui che insegna») [6] è chiaramente indicato come specifico rispetto agli altri, mentre in 1 Corinzi 12:28, fra i doni che Dio ha posto nella chiesa, quello di «dottore» è collocato senza possibilità di equivoco come «terzo» dopo quello di apostolo e di profeta.
In Atti 13 poi viene affermato in modo incontrovertibile che in Antiochia vi erano «profeti e dottori», ossia due categorie chiaramente indicate come distinte tra loro, senza alcuna menzione dei «pastori».
Quindi, alla luce di quanto detto, non possiamo che concludere che i ministeri di Efesini 4:11 sono cinque e non quattro, come peraltro sostengono la maggior parte degli studiosi [7], inclusi molti pentecostali [8].

NOTE

  1. Wayne Grudem, Systematic Theology, op. cit., pp. 918, 919 (mia la parentesi).
  2. John MacArthur, Il piano di Cristo per la Chiesa, ed. Aurora Mission e Associazione Verità Evangelica, Roma 2002, p. 247.
  3. G. Sharp, Remarks on the Uses of the Definitive Article in the Greek Text of the New Testament (4-5 rule 1), cit. in Daniel B. Wallace, «The Semantic Range of the Article-Noun-kài-Noun Plural Construction in the New Testament», Grace Theological Journal 4:1 (1983), pp. 59-84.
  4. D. B. Wallace, op.cit., Grace Theological Journal 4:1 (1983), pp.63-66; Daniel B. Wallace, Greek Grammar, Beyond the Basics: An Exegetical Syntax of the New Testament, Zondervan, Grand Rapids, Michigan 1992, pp. 270-277.
  5. Vd. pp. 159, 160 del volume “Dov’è la Chiesa?”. D’altra parte, anche gli apostoli insegnano pur non essendo maestri (cfr. At 2:42).
  6. Participio del verbo didáskō, «colui che insegna», «l’insegnante».
  7. Vd. John Calvin, The Epistles of Paul the Apostle to the Galatians, Ephesians, Philippians and Colossians, tr. T.H.L. Parker, Grand Rapids, Eerdmans, 1965, p. 179; Andrew T. Lincoln, Ephesians, Word Biblical Commentary, Dallas, 1990, p. 250; John R.W. Stott, The Message of Ephesians, Bible Speaks Today, Downers Grove, IL, InterVarsity Press 1979, pp. 159–60.
  8. Matthew D. Green, Tommy Barnett, Gary B. McGee, in Matthew D. Green (a cura di), Understanding the Fivefold Ministry, Charisma House, Lake Mary, Florida, 2005, pp. 127-129, 131-136, 167-174; G. Raymond Carlson, «The Ministry Gifts of Ephesians 4», Paraclete, “Assemblies of God”, Springfield, Missouri, vol. 17, nr. 2, 1983, pp. 7-9.
Fonte: Dov’è la Chiesa? Il regno di Dio fatto carne, ed. Maranatha Media Production, Montreal 2012, da pag. 167 a pag. 171.

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Fratello Giuseppe mi ha detto: “Fuggi dall’Europa, vendi tutto e scappa in Sudamerica!” Che cosa faccio?

Fai l’esatto contrario sorella! Scappare da chi? Scappare da cosa? Dall’Anticristo forse? E tu conosci che questo è il suo tempo? Tu sei consapevole che questa è la sua epoca? E anche se lo fosse, la bibbia non ci insegna forse che alla Bestia viene data autorità su ogni lingua, tribù o nazione?

Chi insegna queste cose è traviato dalla menzogna! Quando la chiesa fu dispersa ogni apostolo prese coscienza che non avrebbe avuto una dipartita a lieto fine. Quasi tutti gli apostoli sono morti di martirio.

Se Dio ci ha chiamati ad essere martiri ed è nella sua volontà, Amen! Se ci ha chiamati a fuggire e salvarci sui monti, Amen. Ogni cosa è nella volontà di Dio, l’uomo da se stesso non può nulla, nemmeno fuggire.

Se tutti i credenti andiamo in Sudamerica, come insegna questo folle, chi resterà a predicare l’evangelo in Europa? Come saranno raggiunte le anime dei nostri figli, dei nostri nipoti, dei nostri amici, dei nostri parenti e di quanti il Signore mette sulla nostra strada!

Lasciate perdere le chiacchiere, servite Dio, ovunque Egli vi abbia chiamato a farlo e lasciate che sia lo Spirito Santo, come insegnano gli Atti degli Apostoli a guidare il vostro percorso.

Quanti dei nostri fratelli sono morti in Africa ed in Cina? Eppure per amore di Cristo e del vangelo hanno affrontato con dignità la morte! Abbiate timore di chi può far perire la vostra anima e non la vostra carne dice il Signore.

A DIO LA GLORIA.Pakistan attentato

Etiopia: chiesa attaccata e incontri vietati


I credenti di una chiesa del nord dell’Etiopia sono stati attaccati da una folla e hanno anche ricevuto da parte della polizia una lettera attraverso cui viene vietato loro di incontrarsi liberamente.

Domenica 11 giugno una folla ha attaccato la chiesa del Pieno Evangelo a Tikil Dingaye, a circa 20 km dall’antica città di Gondar nello stato di Amhara, Etiopia. La folla è entrata in chiesa alle ore 08:30 e ha distrutto la sala per gli incontri e i locali attigui. I credenti sono stati derubati dei loro soldi e alcuni sono stati aggrediti fisicamente. Un cristiano è stato ferito al volto e ha perso alcuni denti. La folla ha anche distrutto l’alloggio di un evangelista che viveva nelle vicinanze della chiesa.

Si sospetta che gli aggressori siano stati incitati da membri del Mahibere Kidusan, un gruppo molto organizzato che opera all’interno della Chiesa Ortodossa Etiopica per proteggere le tradizioni e l’influenza di questa denominazione nella società etiope.

Nella inaspettata successione degli eventi, la polizia, dopo l’attacco, ha preso in custodia l’evangelista per verificare presunte “attività illegali atte ad incitare scontri religiosi“. Sembrerebbe che l’arresto sia avvenuto dopo che una persona della folla ha consegnato alla polizia alcuni documenti che mostrerebbero l’impegno della chiesa in attività evangelistiche, dicendo di averli presi all’interno del compound.

L’evangelista è stato rilasciato alla fine di giugno senza alcuna accusa.

I responsabili della chiesa hanno riferito la questione all’ufficio amministrativo di zona a Gondar, chiedendo protezione in caso di altri attacchi. Per tutta risposta hanno ricevuto una lettera che impedisce loro di tenere servizi religiosi in quella zona, perché considerata residenziale. I leader della chiesa avevano fatto in passato la richiesta di un terreno su cui costruire un locale di culto, ma non riuscendo ad ottenerlo hanno acquistato un’abitazione a nome di uno dei membri della chiesa per svolgere i loro servizi. Questa pratica non è inusuale in Etiopia perché, sebbene il governo garantisca sulla carta la libertà di religione, le chiese nelle zone rurali non possono disporre di un posto dove riunirsi.

La lettera ha messo la chiesa in gran difficoltà perché, in sostanza, i credenti non hanno più un luogo dove incontrarsi.