“…parole di un disperato…” (Giobbe 6:26)


10154818_364785063663943_707398523_nTristezza, depressione e perdita della speranza hanno tutti la stessa radice: un’obiettivo irrealizzabile. I nostri sogni e desideri sono infranti, allora inevitabilmente siamo disperati. Ognuno di noi, in qualche momento della sua vita, sperimenterà una perdita, e a quel punto saremo esposti alla depressione e alla disperazione, come se ci venisse strappato via qualcosa di caro. L’esperienza di una perdita potrebbe, tuttavia, segnare l’inizio di un capitolo totalmente nuovo nella vita di una persona, se la conduce a rendersi conto che aveva riposto la sua fiducia nelle cose sbagliate invece di affidarsi a Dio. Grazie a Dio quando le cose senza speranza falliscono! Non erano affatto destinate a soddisfarci in alcun modo. Nel momento in cui le tempeste della vita ci colpiscono, tutte le nostre false fondamenta verranno alla luce e si infrangeranno. Capite il perché delle varie tempeste, perdite e prove? Esse sono permesse e anche volute e usate da Dio per farci distogliere lo sguardo dalle altre cose per volgerlo poi a Lui solo; affinché la nostra speranza sia una sola: Cristo Gesù; affinché la felicità e la gioia sia trovata solo nel Signore Dio vostro. Per noi è un male ma per Dio è un sommo bene. Purtroppo ci allontaniamo dal Signore e andiamo contro la Sua volontà per cercare poi la soddisfazione in cose al di fuori di Dio. Preferiamo sperimentare livelli di gioia e di soddisfazione così bassi anziché in Gesù. Alla fine, dimostriamo che, in realtà, Gesù NON È IL TUTTO PER LA NOSTRA VITA.
Giobbe. Anche lui non trovò più nessuna speranza, eppure all’inizio dimostrò di essere fermo nella fede. Giobbe viveva in pace e dopo si disperò perché si affidò a questa pace esteriore. Guardate cos’altro mette in evidenza il nostro caro Giobbe: “Ora, purtroppo, Dio mi ha ridotto senza FORZE, ha desolato tutta la mia CASA; “…i disegni CARI al mio cuore, sono distrutti” (16:7; 17:11). Giobbe ha dimostrato di trovare pace, gioia e speranza in tutt’altro che in Dio, e ve lo posso dimostrare con un’altra sua domanda che si pose: “Dov’è dunque la mia speranza?” (Giobbe 17:15). Egli parla delle proprie forze e della sua pazienza dicendo ancora: “Che è mai la mia forza perché io speri ancora? Che fine mi aspetta perché io sia paziente?” (6:11), e delle sue mani e preghiera sempre pure: “Eppure le mie mani non commisero mai violenza e la mia preghiera fu sempre pura” (16:17), ed è come se avesse pensato che le benedizioni di Dio siano meritate, che per la sua sola forza potesse affrontare qualunque circostanza e lotta.
Chiariamo subito una cosa, LE BENEDIZIONI DI DIO NON SONO IL RISULTATO O LA CONSEGUENZA DEL NOSTRO MERITO. Non devi fare un qualcosa per essere ricompensato ma la fai solo per soddisfare Dio e glorificarLo, punto. Dio può benissimo darti……..
nulla! Il tuo dovere e la tua gioia dev’essere sempre e solo quello di ubbidire alla Sua parola, di vivere per la Sua gloria, di svolgere il tuo compito, che ti è stato affidato e non di tua sola iniziativa, senza aspettarti qualcosa da Dio; altrimenti ciò che ricevi non è più per grazia. Non provarci neanche a citare versi strumentalizzando la Sua parola per i tuoi propri interessi e per far prevalere le tue ragioni. Riprendendo, può comunque essere che Giobbe espresse tutte queste parole, anche di orgoglio, proprio a causa dei suoi amici. E ci deve far riflettere, ancora una volta, di quanto è pericoloso creare una dottrina nostra personale, fatta di pezzi di verità, una dottrina che suona bene, che sembra corretta ma che, in realtà, non è assolutamente secondo la Sua parola divina. Non è affatto vero che che il bene giunge nella vita di chi cammina bene e il male nella vita di chi cammina male. Nel caso di Giobbe, terribili mali sono arrivati nella sua vita, ma NON causati da alcun peccato da lui commesso. Di conseguenza, Giobbe è stato traviato da certi discorsi dei suoi amici ed ha cominciato a guardarsi attorno e a sé stesso. Giobbe ci insegna un’altra cosa: che le parole di un disperato sono portate via dal vento non arrivando mai a Dio, anche perché Dio non ascolta le parole di chi non pone la propria speranza in Lui.
“e costoro pretendono che la notte sia giorno,
che la luce sia vicina, quando tutto è buio!” (17:12)
Non è vero che tutto è buio. Per il Signore “…la notte per te è chiara come il giorno;
le tenebre e la luce ti sono uguali.” (Salmo 139:12), ed anche per te potrà essere la stessa cosa. Come? Con il dono perfetto che ti ha donato: la fede.
Quando sei nella debolezza, ringraziaLo tante volte, perché la Sua potenza si perfeziona nella nostra debolezza (2 Corinzi 12:9). Il Signore dà forza a chi è stanco (Isaia 40:29-31).
Volgi sempre e solo lo sguardo a Cristo, e sia Lui il tutto per te.

CERCATE LA PACE……..


Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore, vigilando che nessuno venga meno alla grazia di Dio.
Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati;
Leggi Ebrei 12

Hai mai visto una persona amareggiata? E’ bruttissima!
Viso scuro, accigliato, una piega amara sulla labbra, un colorito spento e un portamento da depresso. La figura del credente deve essere lontana da questo prototipo di persona amareggiata, perché l’amarezza è pericolosa e provoca conseguenze catastrofiche. La persona amareggiata ha l’ amarezza che deriva da un cuore pieno d’animosità, di cattiveria e di acredine. Ha un cuore che tenta di ferire; un cuore che forse è stato ferito da qualcuno, ha perduto qualcosa, e per questo ha lasciato che una cattiva amarezza entrasse nel suo cuore, e questa amarezza è uscita dalla bocca attraverso le parole, e il comportamento. E’ una cattiva fonte che esce dal cuore. Il Signore ci dice che tutto ciò che esce dalla nostra bocca viene prima dal dentro. Se il cuore è buono, ciò che uscirà dalla bocca sarà buono.L’amarezza non è segno di santificazione, infatti, il nostro spirito ne viene contaminato e si vede. L’ipocrisia tende a nascondere quello che in realtà cova nel cuore, e pur tentando di nasconderlo si vede…. eccome.
Il segreto è quello di perdonare il torto subito. Non è facile, ma Gesù ci insegna che è possibile. Ogni conflitto, ogni dolore se non è alimentato MUORE!.
Il passato si deve dimenticare, anche se non si può cancellare. I torti subiti resteranno, segneranno, e ci insegneranno a non ferire gli altri, ad avere rispetto, se però li facciamo crescere diventeranno i nostri padroni e domineranno tutta la nostra condotta, corrompendo anche i rapporti con Dio e con il prossimo.
Mosè gridò a Dio, le acque erano amare, dovevano essere addolcite. Dio disse di gettare il legno e le acque divennero dolci. Il legno è il simbolo della CROCE, e li che dobbiamo andare. Gesù è morto per liberarci, da ogni schiavitù; ci chiede di crocifiggere l’amarezza, l’odio, l’ipocrisia, l’ira, la rabbia, la cattiveria, la maldicenza.
Se siete nati di nuovo, avete ricevuto uno spirito nuovo.
Dice la Parola di Dio: “ora invece deponete anche voi tutte queste cose : ira, collera, malignità, calunnia ; e non vi escano di bocca parole oscene. Non mentite gli uni gli altri, perché vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestite del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l’ha creato”. Sta dicendo : Rivestitevi dell’uomo nuovo. Il vecchio era pieno di collera, d’animosità, di calunnie, di parole malvagie. Queste sono infatti le conseguenze dell’amarezza del cuore.

“Io posso tutto in Colui che mi fortifica”. 
Ecco, Gesù è la sorgente di ogni dolcezza. Debbo mantenere il mio sguardo su di Lui. Ed Egli mi riempirà della Sua dolcezza, alla quale sono associati tanti buoni frutti d’umiltà, d’amore e di pace. Questo farà di me una persona che vivrà ad immagine di Gesù Cristo. Così sarò davvero una fonte di benedizione nella chiesa e nel mondo, e non una fonte di maledizione causata dall’amarezza che uscirà da me.
Dio ci aiuti ad essere a sua somiglianza e camminare nella santità, davanti a Dio e agli uomini.
“Rivestitevi, dunque, come gli eletti di Dio , santi, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi”

Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore,  vigilando che nessuno venga meno alla grazia di Dio.
 Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati;
 Leggi Ebrei 12

Hai mai visto una persona amareggiata? E' bruttissima!
Viso scuro, accigliato, una piega  amara sulla labbra, un colorito spento e un portamento da depresso. La figura del credente deve essere lontana da questo prototipo di persona amareggiata, perché  l'amarezza  è pericolosa e provoca conseguenze catastrofiche. La persona amareggiata ha l' amarezza che deriva da un cuore pieno d'animosità, di cattiveria e di acredine. Ha un cuore che tenta di ferire; un cuore che forse è stato ferito da qualcuno, ha perduto qualcosa, e per questo ha lasciato che una cattiva amarezza entrasse nel suo cuore, e questa amarezza è uscita dalla bocca attraverso le parole, e il comportamento. E' una cattiva fonte che esce dal cuore. Il Signore ci dice che tutto ciò che esce dalla nostra bocca viene prima dal dentro. Se il cuore è buono, ciò che uscirà dalla bocca sarà buono.L'amarezza non è segno di santificazione, infatti, il nostro spirito ne viene contaminato e si vede. L'ipocrisia tende a nascondere quello che in realtà cova nel cuore, e pur tentando di nasconderlo si vede.... eccome.
Il segreto è quello di perdonare il torto subito. Non è facile, ma Gesù ci insegna che è possibile. Ogni conflitto, ogni dolore se non è alimentato MUORE!.
 Il passato si deve dimenticare, anche se non si può cancellare. I torti subiti resteranno, segneranno, e ci insegneranno a non ferire gli altri, ad avere rispetto, se però li facciamo crescere diventeranno i nostri padroni e domineranno tutta la nostra condotta, corrompendo anche i rapporti con Dio e con il prossimo.
Mosè gridò a Dio, le acque erano amare, dovevano essere addolcite. Dio disse di gettare il legno e le acque divennero dolci. Il legno è il simbolo della CROCE, e li che dobbiamo andare. Gesù è morto per liberarci, da ogni schiavitù; ci chiede di crocifiggere l'amarezza, l'odio, l'ipocrisia, l'ira, la rabbia, la cattiveria, la maldicenza.
Se siete nati di nuovo, avete ricevuto uno spirito nuovo.
 Dice la Parola di Dio: "ora invece deponete anche voi tutte queste cose : ira, collera, malignità, calunnia ; e non vi escano di bocca parole oscene. Non mentite gli uni gli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestite del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l'ha creato". Sta dicendo : Rivestitevi dell'uomo nuovo. Il vecchio era pieno di collera, d'animosità, di calunnie, di parole malvagie. Queste sono infatti le conseguenze dell'amarezza del cuore. 

"Io posso tutto in Colui che mi fortifica". 
Ecco, Gesù è la sorgente di ogni dolcezza. Debbo mantenere il mio sguardo su di Lui. Ed Egli mi riempirà della Sua dolcezza, alla quale sono associati tanti buoni frutti d'umiltà, d'amore e di pace. Questo farà di me una persona che vivrà ad immagine di Gesù Cristo. Così sarò davvero una fonte di benedizione nella chiesa e nel mondo, e non una fonte di maledizione causata dall'amarezza che uscirà da me.
Dio ci aiuti ad essere a sua somiglianza e camminare nella santità, davanti a Dio e agli uomini.
"Rivestitevi, dunque, come gli eletti di Dio , santi, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi". <3 ;) DVBG

 

IL SOGNO DA REALIZZARE


 

Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia ( Atti 16:31 )

Mi chiamo Rosa, sono nata a Napoli e mi sono sposata con Nello appena dopo aver conseguito il diploma. A quei tempi avevo un sogno da realizzare: avere un buon lavoro. In quattro anni abbiamo avuto tre figli. Ma non mi sentivo contenta, anzi ero insoddisfatta. Non mi sentivo realizzata come casalinga, con un marito e tre figli a cui badare, anzi mi vedevo solo come una disoccupata. Mi sono sempre impegnata in molti modi: il doposcuola ai bambini del quartiere, la rappresentante di classe e poi, non contenta, ho anche acquistato due macchine per la maglieria, lavorando in casa. Il lavoro, precario e poco pagato, era deludente così iniziai a studiare per partecipare ai vari concorsi statali.

Dopo molto tempo, il 13 giugno dell’86, ricevetti una lettera di assunzione da parte dell’Inail, con destinazione Breno, in provincia di Brescia. Ero molto felice, anche se la mia gioia fu smorzata dall’umore di mio marito, che non aveva desiderio di allontanarsi da Napoli, dagli amici e dai parenti. Tuttavia sono riuscita ad avere la meglio e mi sono trasferiti con i bambini. In quel periodo, con tre figli a cui badare, il nuovo lavoro e la casa, i giorni passavano in fretta. Mio marito era rimasto a Napoli, sperando che dopo poco sarebbe arrivato il trasferimento per riportarci più vicino a casa. A Napoli lui stava bene, anche se gli mancavamo noi, la sua famiglia.

Durante questo triste periodo qualcuno gli parlò in un modo del tutto nuovo di Dio come di un Signore vivente che è possibile incontrare. Così accadde che Nello conobbe personalmente Cristo. Ogni volta che veniva a trovarci a Breno andava alla ricerca di una chiesa evangelica per partecipare al culto. Fino dal 1987 Nello iniziò a parlarmi del Signore, anche se rispondevo sempre che ero io stessa la responsabile del mio futuro spirituale!

A dire la verità a questo non pensavo proprio: non frequentavo alcuna chiesa, anche se non mi definivo atea in quanto nel momento del bisogno cercavo a modo mio il Signore pregando da sola a casa. La destinazione del tanto desiderato trasferimento che ha riunito la nostra famiglia è stata Verona. Negli anni siamo andati avanti, tra litigi e momenti di pace. Lui pregava per me, ma io pensavo per me. Nonostante lavorassi, non ero poi così soddisfatta: ero sempre triste, litigavo con mio marito e con i figli. Dopo qualche anno mio figlio Gennaro ha aperto il Suo cuore, ricevendo Gesù come proprio Salvatore. Iniziai a vederlo cambiato, trasformato. Ero felice per lui, adesso era così educato, amorevole, ben disposto nei nostri confronti! Ero veramente meravigliata. Anche lui mi parlava di Gesù, ma io gli dicevo: “Sono contenta per te, ma io penso per me”.

Dovendo sottopormi a un intervento chirurgico per delle cisti alla tiroide, prima dell’intervento mio figlio mi ha chiesto: “Mamma, preghiamo?”. Ogni cosa è stata messa nelle mani del Signore! Il giorno dopo il medico, visitandomi prima dell’intervento, restò perplesso, e mi disse che non avevo più niente. Mi ha addirittura restituito il ticket che avevo pagato! Oggi riconosco che è stato un miracolo del Signore! Dio mi amava, ma io ero ancora lontana da Lui. Nel gennaio del 2012, una domenica, mentre mio marito si preparava per andare al culto, senza avvisarlo, mi preparai vestendomi per uscire. Lui mi chiese: “Dove vai?”, ed io risposi: “Voglio venire in chiesa”. Così andai, come anche nelle domeniche seguenti, spontaneamente. Dopo un mese nacque il nostro primo nipote, Emanuele, che venne portato fin da piccolo in Chiesa. Per stare con lui mi sedevo negli ultimi posti, ma poi cambiai idea all’improvviso e decisi di andarmi a sedere sempre più avanti per ascoltare con maggiore attenzione il messaggio della Parola di Dio. Andavo in chiesa ed ero felice.

All’inizio pensai che fosse per il nipotino, ma il Signore stava già operando nella mia vita e mi parlò in modo personale in una predica dalla Prima lettera di Giovanni sull’amore di Dio.

All’improvviso avevo sentito una sensazione di calore avvolgermi ed ero scoppiata a piangere: realizzai in quel momento di trovarmi alla presenza del Signore e Gli chiesi di perdonare i miei peccati. Per me è stato un momento bellissimo, emozionante e indescrivibile. A metà di ottobre desiderandolo fortemente ho testimoniato della mia appartenenza a Cristo scendendo nelle acque battesimali. Ora chiedo al Signore di essere battezzata con lo Spirito Santo secondo la promessa della Sua Parola.

Il cammino con Gesù è meraviglioso, pieno di benedizioni. Anche se i problemi ci sono e ci saranno, con il Suo aiuto, con il Suo amore si affrontano in modo diverso. Per la mia piena felicità vorrei che anche tutti i miei cari potessero gustare questa comunione con il Signore. Ma non bisogna avere fretta, perché come il Signore ha salvato me, dopo così tanti anni, sono sicura che salverà anche loro.

Rosa

http://www.assembleedidio.org/meditazioni.php?id=744

UN COMPORTAMENTO BENIGNO


“E l’Eterno, il tuo Dio, ti benedirà in tutto ciò che farai” (Deuteronomio 15.18).



Un padrone israelita doveva dare libertà al suo servo a tempo debito, e quando questi lasciava il servizio, doveva avviarlo alla vita normale con una generosa donazione.

Doveva farlo di cuore e di buon animo, e il Signore prometteva di benedire quell’atto
generoso.

Lo spirito di questo precetto, e di tutta la legge di Cristo, ci vincola a trattare
bene i nostri simili.

Dobbiamo ricordare il modo in cui il Signore ha agito nei nostri confronti, e questo ci
impone di comportarci con benignità verso gli altri.

La generosità si addice ai figlioli di un Dio misericordioso.

Come possiamo aspettarci che il nostro grande Padrone ci benedica negli affari se opprimiamo quelli che ci servono?

Che benedizione viene qui presentata all’animo generoso!

Essere benedetti in tutto ciò che facciamo equivale a sperimentare la più completa benedizione divina.

Il Signore ci farà realizzare tutto questo in parte mediante la prosperità, e in parte con la contentezza di cuore, nonché tramite la consapevolezza del Suo favore, che è la migliore di tutte le benedizioni.

Egli può darci la certezza che siamo oggetto delle Sue cure speciali e circondati da un amore del tutto particolare.

Ciò rende questa vita terrena un gioioso preludio dell’esistenza avvenire.

La benedizione di Dio è più che una ricchezza.

Essa arricchisce e non aggiunge alcun affanno.

C. H. Spurgeon

PRIGIONIERI DELLA SPERANZA


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“Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12)

 

Questo testo biblico offre l’opportunità per trarre verità attuali per ciascuno, in particolare per i giovani di oggi. Il capitolo nove del libro del profeta Zaccaria può essere diviso idealmente in due principali sezioni: nella prima il profeta annunzia un pesante e opprimente messaggio di giudizio contro le nazioni; nella seconda l’uomo di Dio rivolge un messaggio di speranza e conforto, per un futuro glorioso e pieno di benedizioni.

INVITO DIVINO

Il profeta rivolge ai deportati in Babilonia un invito incoraggiante e accorato: “Tornate alla fortezza”. Gli ebrei sono invitati a guardare con gioia verso la loro patria, verso Gerusalemme, la città di Dio; avrebbero dovuto guardarla come un luogo di rifugio sicuro per il loro futuro.

Anche noi giovani vogliamo tornare alla fortezza, vogliamo guardare e correre verso la nostra “città” di rifugio che è Gesù Cristo, il Signore! In Lui i giovani credenti potranno trovare riparo dalle insidie del mondo, protezione dagli assalti del diavolo; in Lui, solo in Lui possiamo trovare ciò di cui ha bisogno la nostra anima, infatti è scritto: “Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro” (Libro di Isaia 45:22).

A volte, nelle difficoltà della vita, i giovani sono propensi a cercare aiuto a destra e a sinistra, ma l’invito della Parola è di ritornare alla fortezza, al nostro Signore, sì perché: “il nome del Signore è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio (Libro dei Proverbi 18:10). Gesù è tutto per noi, Egli è “rocca, fortezza, rupe, scudo, potente salvatore, alto rifugio” (nel Salmo 18:2).

Sì, Gesù è una fortezza:

• per i giovani che si affidano a Lui. Lo stesso Dio che fortificò il giovane Daniele con i suoi amici, che protesse la fanciulla d’Israele, che aiutò Giuseppe, che usò Davide, che chiamò il ragazzo Geremia al ministero profetico, è ancora l’Iddio che vuole proteggere ogni giovane credente;

• per le giovani coppie. Il matrimonio tra due credenti non è una maledizione, ma una benedizione! Pur tuttavia, le coppie hanno un grande e costante bisogno di ritornare a Cristo, per godere della Sua benedizione nella vita matrimoniale;

• per i giovani che desiderano servire il Signore. Chiunque, perciò anche i giovani che desiderano servire il Signore in qualunque modo, anche come pastori, può contare sull’aiuto potente dello Spirito Santo. Dio ha un piano glorioso e stupendo per i servitori di ogni età, in special modo per i giovani! Servire Dio in Tutto l’Evangelo non implica popolarità né successo, ma necessita di fedeltà a Dio nella condotta e nell’annuncio della Parola.

I DESTINATARI

L’invito del profeta è rivolto ai “prigionieri della speranza”, ad un popolo che nutre aspettative, che attende fiducioso l’intervento divino. Dio liberi i giovani dalla prigionia della delusione sentimentale; dalla prigionia delle circostanze, della malattia, dello sconforto, della paura e dell’ansia; dalla prigionia del timore per il futuro della propria famiglia; dalla prigionia dei vizi e dei legami diabolici; dalla prigionia delle violenze subite. Dio può liberare da ogni forma di prigionia e fare di ciascuno dei “prigionieri della speranza”.

È necessario nutrire speranza, alimentare una santa aspettativa, credere che Dio è ancora potente a cambiare ogni situazione. La nostra speranza è che Egli continuerà a salvare i perduti; a battezzare con lo Spirito Santo; a chiamare al ministero; a guarire gli ammalati; a provvedere ogni giorno ai nostri bisogni; a consolare gli afflitti.

BENEDIZIONE PENTECOSTALE

I “prigionieri della speranza”, nel tornare alla “fortezza”, ricevono un preciso messaggio di benedizione: “Anche oggi io ti dichiaro: ti renderò il doppio”, oppure “oggi io ti annuncio, che darò a te beni grandi” (Vulgata). Non importa quanto sia difficile la nostra situazione contingente, quello che conta è che, se torniamo a Dio con tutto il cuore (tornate alla fortezza) e con delle aspettative (prigionieri della speranza), Egli ci visiterà dal cielo (ti renderò il doppio).

Noi crediamo fermamente che le benedizioni del futuro saranno maggiori rispetto a quelle del passato e che la gloria futura sarà più grande di quella realizzata nei giorni trascorsi. I giovani credenti desiderano, aspirano e bramano, proprio come il giovane Eliseo, una doppia benedizione. Non vogliamo vivere una vita cristiana da poveri, da indigenti, squallida, insufficiente, ma abbondante e vittoriosa, esuberante e ricolma di Spirito Santo. Ecco alcune condizioni per realizzare un’abbondante benedizione dal cielo:

• una profonda comunione con Dio. Rimanendo legati al nostro testo che ci ricorda di tornare alla “fortezza”, impariamo che per ricevere un’abbondante benedizione dobbiamo rimanere legati e uniti al nostro amato Salvatore;

• nutrire delle aspettative. I “prigionieri della speranza” devono aspettarsi qualcosa dal cielo;

• credere alle Sue promesse. Dobbiamo esercitare e utilizzare la fede, senza la quale non possiamo in alcun modo piacerGli.

Ai giovani e a te che stai leggendo la Parola rivolge il messaggio: “Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12).

Gioacchino Caltagirone

 

PRIGIONIERI DELLA SPERANZA


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PRIGIONIERI DELLA SPERANZA
“Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12)

INVITO DIVINO
Il profeta rivolge ai deportati in Babilonia un invito incoraggiante e accorato: “Tornate alla fortezza”. Gli ebrei sono invitati a guardare con gioia verso la loro patria, verso Gerusalemme, la città di Dio; avrebbero dovuto guardarla come un luogo di rifugio sicuro per il loro futuro.
Anche noi giovani vogliamo tornare alla fortezza, vogliamo guardare e correre verso la nostra “città” di rifugio che è Gesù Cristo, il Signore! In Lui i giovani credenti potranno trovare riparo dalle insidie del mondo, protezione dagli assalti del diavolo; in Lui, solo in Lui possiamo trovare ciò di cui ha bisogno la nostra anima, infatti è scritto: “Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro” (Libro di Isaia 45:22).
A volte, nelle difficoltà della vita, i giovani sono propensi a cercare aiuto a destra e a sinistra, ma l’invito della Parola è di ritornare alla fortezza, al nostro Signore, sì perché: “il nome del Signore è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio (Libro dei Proverbi 18:10). Gesù è tutto per noi, Egli è “rocca, fortezza, rupe, scudo, potente salvatore, alto rifugio” (nel Salmo 18:2).
Sì, Gesù è una fortezza:
• per i giovani che si affidano a Lui. Lo stesso Dio che fortificò il giovane Daniele con i suoi amici, che protesse la fanciulla d’Israele, che aiutò Giuseppe, che usò Davide, che chiamò il ragazzo Geremia al ministero profetico, è ancora l’Iddio che vuole proteggere ogni giovane credente;
• per le giovani coppie. Il matrimonio tra due credenti non è una maledizione, ma una benedizione! Pur tuttavia, le coppie hanno un grande e costante bisogno di ritornare a Cristo, per godere della Sua benedizione nella vita matrimoniale;
• per i giovani che desiderano servire il Signore. Chiunque, perciò anche i giovani che desiderano servire il Signore in qualunque modo, anche come pastori, può contare sull’aiuto potente dello Spirito Santo. Dio ha un piano glorioso e stupendo per i servitori di ogni età, in special modo per i giovani! Servire Dio in Tutto l’Evangelo non implica popolarità né successo, ma necessita di fedeltà a Dio nella condotta e nell’annuncio della Parola.
I DESTINATARI
L’invito del profeta è rivolto ai “prigionieri della speranza”, ad un popolo che nutre aspettative, che attende fiducioso l’intervento divino. Dio liberi i giovani dalla prigionia della delusione sentimentale; dalla prigionia delle circostanze, della malattia, dello sconforto, della paura e dell’ansia; dalla prigionia del timore per il futuro della propria famiglia; dalla prigionia dei vizi e dei legami diabolici; dalla prigionia delle violenze subite. Dio può liberare da ogni forma di prigionia e fare di ciascuno dei “prigionieri della speranza”.
È necessario nutrire speranza, alimentare una santa aspettativa, credere che Dio è ancora potente a cambiare ogni situazione. La nostra speranza è che Egli continuerà a salvare i perduti; a battezzare con lo Spirito Santo; a chiamare al ministero; a guarire gli ammalati; a provvedere ogni giorno ai nostri bisogni; a consolare gli afflitti.
BENEDIZIONE PENTECOSTALE
I “prigionieri della speranza”, nel tornare alla “fortezza”, ricevono un preciso messaggio di benedizione: “Anche oggi io ti dichiaro: ti renderò il doppio”, oppure “oggi io ti annuncio, che darò a te beni grandi” (Vulgata). Non importa quanto sia difficile la nostra situazione contingente, quello che conta è che, se torniamo a Dio con tutto il cuore (tornate alla fortezza) e con delle aspettative (prigionieri della speranza), Egli ci visiterà dal cielo (ti renderò il doppio).
Noi crediamo fermamente che le benedizioni del futuro saranno maggiori rispetto a quelle del passato e che la gloria futura sarà più grande di quella realizzata nei giorni trascorsi. I giovani credenti desiderano, aspirano e bramano, proprio come il giovane Eliseo, una doppia benedizione. Non vogliamo vivere una vita cristiana da poveri, da indigenti, squallida, insufficiente, ma abbondante e vittoriosa, esuberante e ricolma di Spirito Santo. Ecco alcune condizioni per realizzare un’abbondante benedizione dal cielo:
• una profonda comunione con Dio. Rimanendo legati al nostro testo che ci ricorda di tornare alla “fortezza”, impariamo che per ricevere un’abbondante benedizione dobbiamo rimanere legati e uniti al nostro amato Salvatore;
• nutrire delle aspettative. I “prigionieri della speranza” devono aspettarsi qualcosa dal cielo;
• credere alle Sue promesse. Dobbiamo esercitare e utilizzare la fede, senza la quale non possiamo in alcun modo piacerGli.
Ai giovani e a te che stai leggendo la Parola rivolge il messaggio: “Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12).

IL SOCCORSO DI DIO


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IL SOCCORSO DI DIO, CONFORTA L’ANIMA, riedificando le fondamenta della propria vita. Lo sconforto non ha più luogo; lo sgomento fugge via; l’instabilità si ferma. DIO interviene, mettendosi al nostro fianco, per difendere la nostra causa. Per salvarci dall’eterna sconfitta della morte. DIO si mette al nostro fianco attraverso CRISTO, le sconfitte dell’uomo, EGLI le scambia con la SUA VITTORIA. Chi avrebbe potuto fare questo? Quando l’amore di DIO conquista il cuore dell’uomo; l’anima si arrende a COLUI che detiene la VITA, facendo un ritorno alle nostre origini di vita che provengono da DIO – “Se DIO è con noi” – ogni uomo permetta che questo avvenga, per non sprecare la propria vita nel delirio del peccato, per sradicarsi dalle opere del male, per liberare la propria anima dai vortici delle tenebre. Tutti gli inganni del male, le sue offerte ed i suoi regni, perderanno il suo valore, perchè CRISTO ci offre in cambio, un cambia valuta migliore. “Se DIO è con noi” cosa potremo avere contro di noi, dal momento che il re dell’universo è divenuto nostro Padre? DIO CI BENEDICA e ci sostenga sino alla fine.

PIOGGIA DI PRIMAVERA


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Pioggia di primavera

“Conosciamo il Signore, Egli verrà a noi come la pioggia, come la pioggia di primavera che annaffia la terra” (Osea 6:3)

Il profeta Osea venne chiamato da Dio a denunciare i peccati del popolo d’Israele, invitandolo a un radicale ravvedimento per evitare il giusto giudizio divino.
Se questo popolo, compunto nel cuore dallo Spirito Santo, fosse tornato umiliato al suo Dio
e si fosse studiato di conoscerLo, allora avrebbe realizzato il perdono dei peccati.
Il Signore si sarebbe nuovamente avvicinato al Suo popolo e lo avrebbe benedetto abbondantemente.
Solamente quando il peccato è rimosso e cerchiamo sinceramente il Signore, possiamo contare sul Suo intervento nella nostra vita;
Egli promette, infatti, di venire a noi come la pioggia di primavera.
Come questa pioggia annaffia la terra, le fa scaturire nuova vita e le fa produrre dei raccolti abbondanti,
così Dio annaffia con il Suo Spirito chi Lo teme, facendogli produrre frutto abbondante alla Sua gloria.
Il ritorno di Gesù si avvicina, abbandoniamo ogni peccato, non adagiamoci più sulle benedizioni realizzate nel passato. Risvegliamoci e viviamo preparandici per il Suo ritorno.
Soltanto in questo modo realizzeremo quella “vita esuberante” promessa da Gesù.