L’INCIDENTE


 

Una giovane donna tornava a casa dal lavoro in automobile. Guidava con molta attenzione perché l’auto che stava usando era nuova fiammante, ritirata il giorno prima dal concessionario e comprata con i risparmi soprattutto del marito che aveva fatto parecchie rinunce per poter acquistare quel modello.
Ad un incrocio particolarmente affollato, la donna ebbe un attimo di indecisione e con il parafango andò ad urtare il paraurti di un’altra macchina.
La giovane donna scoppiò in lacrime. Come avrebbe potuto spiegare il danno al marito? Il conducente dell’altra auto fu comprensivo, ma spiegò che dovevano scambiarsi il numero della patente e i dati del libretto.
La donna cercò i documenti in una grande busta di plastica marrone.
Cadde fuori un pezzo di carta.
In una decisa calligrafia maschile vi erano queste parole: “In caso di incidente…, ricorda, tesoro, io amo te, non la macchina!”.

Lo dovremmo ricordare tutti, sempre. Le persone contano, non le cose. Quanto facciamo per le cose, le macchine, le case, l’organizzazione, l’efficienza materiale! Se dedicassimo lo stesso tempo e la stessa attenzione alle persone, il mondo sarebbe diverso. Dovremmo ritrovare il tempo per ascoltare, guardarsi negli occhi, piangere insieme, incoraggiarsi, ridere, passeggiare…
Ed è solo questo che porteremo con noi davanti a Dio.
Noi e la nostra capacità d’amare. Non le cose, neanche i vestiti, neanche questo corpo…
Un papà e il suo bambino camminavano sotto i portici di una via cittadina su cui si affacciavano negozi e grandi magazzini. Il papà portava una borsa di plastica piena di pacchetti e sbuffò, rivolto al bambino. “Ti ho preso la tuta rossa, ti ho preso il robot trasformabile ti ho preso la bustina dei calciatori… Che cosa devo ancora prenderti?”.
“Prendimi la mano” rispose il bambino.

Storie Cristiane

L'incidente</p><br />
<p>Una giovane donna tornava a casa dal lavoro in automobile. Guidava con molta attenzione perché l'auto che stava usando era nuova fiammante, ritirata il giorno prima dal concessionario e comprata con i risparmi soprattutto del marito che aveva fatto parecchie rinunce per poter acquistare quel modello.<br /><br />
Ad un incrocio particolarmente affollato, la donna ebbe un attimo di indecisione e con il parafango andò ad urtare il paraurti di un'altra macchina.<br /><br />
La giovane donna scoppiò in lacrime. Come avrebbe potuto spiegare il danno al marito? Il conducente dell'altra auto fu comprensivo, ma spiegò che dovevano scambiarsi il numero della patente e i dati del libretto.<br /><br />
La donna cercò i documenti in una grande busta di plastica marrone.<br /><br />
Cadde fuori un pezzo di carta.<br /><br />
In una decisa calligrafia maschile vi erano queste parole: "In caso di incidente..., ricorda, tesoro, io amo te, non la macchina!". </p><br />
<p>Lo dovremmo ricordare tutti, sempre. Le persone contano, non le cose. Quanto facciamo per le cose, le macchine, le case, l'organizzazione, l'efficienza materiale! Se dedicassimo lo stesso tempo e la stessa attenzione alle persone, il mondo sarebbe diverso. Dovremmo ritrovare il tempo per ascoltare, guardarsi negli occhi, piangere insieme, incoraggiarsi, ridere, passeggiare...<br /><br />
Ed è solo questo che porteremo con noi davanti a Dio.<br /><br />
Noi e la nostra capacità d'amare. Non le cose, neanche i vestiti, neanche questo corpo...<br /><br />
Un papà e il suo bambino camminavano sotto i portici di una via cittadina su cui si affacciavano negozi e grandi magazzini. Il papà portava una borsa di plastica piena di pacchetti e sbuffò, rivolto al bambino. "Ti ho preso la tuta rossa, ti ho preso il robot trasformabile ti ho preso la bustina dei calciatori... Che cosa devo ancora prenderti?".<br /><br />
"Prendimi la mano" rispose il bambino.
Annunci

IL SOGNO DA REALIZZARE


 

Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia ( Atti 16:31 )

Mi chiamo Rosa, sono nata a Napoli e mi sono sposata con Nello appena dopo aver conseguito il diploma. A quei tempi avevo un sogno da realizzare: avere un buon lavoro. In quattro anni abbiamo avuto tre figli. Ma non mi sentivo contenta, anzi ero insoddisfatta. Non mi sentivo realizzata come casalinga, con un marito e tre figli a cui badare, anzi mi vedevo solo come una disoccupata. Mi sono sempre impegnata in molti modi: il doposcuola ai bambini del quartiere, la rappresentante di classe e poi, non contenta, ho anche acquistato due macchine per la maglieria, lavorando in casa. Il lavoro, precario e poco pagato, era deludente così iniziai a studiare per partecipare ai vari concorsi statali.

Dopo molto tempo, il 13 giugno dell’86, ricevetti una lettera di assunzione da parte dell’Inail, con destinazione Breno, in provincia di Brescia. Ero molto felice, anche se la mia gioia fu smorzata dall’umore di mio marito, che non aveva desiderio di allontanarsi da Napoli, dagli amici e dai parenti. Tuttavia sono riuscita ad avere la meglio e mi sono trasferiti con i bambini. In quel periodo, con tre figli a cui badare, il nuovo lavoro e la casa, i giorni passavano in fretta. Mio marito era rimasto a Napoli, sperando che dopo poco sarebbe arrivato il trasferimento per riportarci più vicino a casa. A Napoli lui stava bene, anche se gli mancavamo noi, la sua famiglia.

Durante questo triste periodo qualcuno gli parlò in un modo del tutto nuovo di Dio come di un Signore vivente che è possibile incontrare. Così accadde che Nello conobbe personalmente Cristo. Ogni volta che veniva a trovarci a Breno andava alla ricerca di una chiesa evangelica per partecipare al culto. Fino dal 1987 Nello iniziò a parlarmi del Signore, anche se rispondevo sempre che ero io stessa la responsabile del mio futuro spirituale!

A dire la verità a questo non pensavo proprio: non frequentavo alcuna chiesa, anche se non mi definivo atea in quanto nel momento del bisogno cercavo a modo mio il Signore pregando da sola a casa. La destinazione del tanto desiderato trasferimento che ha riunito la nostra famiglia è stata Verona. Negli anni siamo andati avanti, tra litigi e momenti di pace. Lui pregava per me, ma io pensavo per me. Nonostante lavorassi, non ero poi così soddisfatta: ero sempre triste, litigavo con mio marito e con i figli. Dopo qualche anno mio figlio Gennaro ha aperto il Suo cuore, ricevendo Gesù come proprio Salvatore. Iniziai a vederlo cambiato, trasformato. Ero felice per lui, adesso era così educato, amorevole, ben disposto nei nostri confronti! Ero veramente meravigliata. Anche lui mi parlava di Gesù, ma io gli dicevo: “Sono contenta per te, ma io penso per me”.

Dovendo sottopormi a un intervento chirurgico per delle cisti alla tiroide, prima dell’intervento mio figlio mi ha chiesto: “Mamma, preghiamo?”. Ogni cosa è stata messa nelle mani del Signore! Il giorno dopo il medico, visitandomi prima dell’intervento, restò perplesso, e mi disse che non avevo più niente. Mi ha addirittura restituito il ticket che avevo pagato! Oggi riconosco che è stato un miracolo del Signore! Dio mi amava, ma io ero ancora lontana da Lui. Nel gennaio del 2012, una domenica, mentre mio marito si preparava per andare al culto, senza avvisarlo, mi preparai vestendomi per uscire. Lui mi chiese: “Dove vai?”, ed io risposi: “Voglio venire in chiesa”. Così andai, come anche nelle domeniche seguenti, spontaneamente. Dopo un mese nacque il nostro primo nipote, Emanuele, che venne portato fin da piccolo in Chiesa. Per stare con lui mi sedevo negli ultimi posti, ma poi cambiai idea all’improvviso e decisi di andarmi a sedere sempre più avanti per ascoltare con maggiore attenzione il messaggio della Parola di Dio. Andavo in chiesa ed ero felice.

All’inizio pensai che fosse per il nipotino, ma il Signore stava già operando nella mia vita e mi parlò in modo personale in una predica dalla Prima lettera di Giovanni sull’amore di Dio.

All’improvviso avevo sentito una sensazione di calore avvolgermi ed ero scoppiata a piangere: realizzai in quel momento di trovarmi alla presenza del Signore e Gli chiesi di perdonare i miei peccati. Per me è stato un momento bellissimo, emozionante e indescrivibile. A metà di ottobre desiderandolo fortemente ho testimoniato della mia appartenenza a Cristo scendendo nelle acque battesimali. Ora chiedo al Signore di essere battezzata con lo Spirito Santo secondo la promessa della Sua Parola.

Il cammino con Gesù è meraviglioso, pieno di benedizioni. Anche se i problemi ci sono e ci saranno, con il Suo aiuto, con il Suo amore si affrontano in modo diverso. Per la mia piena felicità vorrei che anche tutti i miei cari potessero gustare questa comunione con il Signore. Ma non bisogna avere fretta, perché come il Signore ha salvato me, dopo così tanti anni, sono sicura che salverà anche loro.

Rosa

http://www.assembleedidio.org/meditazioni.php?id=744

STORIA DI JOHN NEWTON


255 ANNI OR SONO 
A VERA, AFFASCINANTE STORIA DI JOHN NEWTON



Ricco e crudele, John Newton non credeva in Dio.

Possedeva una casa lussuosa nella Carolina del nord, oltre che a molti schiavi e a diverse proprietà.

La casa era arredata con tappeti e mobili pregiati, con costosi arazzi e candelabri d’argento. In un angolo del salotto c’era un magnifico pianoforte e, oltre la grande vetrata, si estendevano vastissimi campi di cotone.

John era spesso fuori casa; con una nave negriera andava spesso in Africa dove praticava il commercio degli schiavi.

La nave partiva vuota dagli Stati Uniti e vi ritornava carica di schiavi incatenati.

La fortuna di Newton era basata sul commercio di carne umana.

Quando tornava a casa da suoi viaggi, era sempre carico di doni: gioielli per la moglie e giocattoli per i suoi bambini.

La grande casa diventava sempre più lussuosa, le proprietà sempre più estese e il cuore di John sempre più duro, vuoto e arido.

Un giorno, durante uno dei suoi numerosi viaggi in mare che, con un carico di schiavi, lo portavano dalle coste dell’Africa a quelle degli Stati Uniti, improvvisamente Newton si ammalò con febbre alta e delirio: aveva la febbre tifoidea!

Gli uomini dell’equipaggio si consultarono febbrilmente: dovevano prendere una decisione immediata perché un caso di tifo a bordo significava, nel giro di pochi giorni o forse di poche ore, una grave epidemia e la conseguente perdita del carico della nave.

La decisione fu presa.

Avrebbero messo Newton su una scialuppa per abbandonarlo nell’oceano insieme a un’altra persona malata come lui.

Si trattava di un’anziana donna di colore che, durante i numerosi viaggi, era stata la cuoca della nave.

Sia lei che Newton vennero abbandonati su quella scialuppa in balìa delle onde, mentre la nave si allontanava lentamente.

Newton delirava e anche la donna stava male, ma fortunatamente la corrente del mare spinse la scialuppa verso un’isola.

Arrivati sulla terra ferma, i due malati cominciarono a parlare.

Da una parte l’uomo delirante e dall’altra la donna che, se pur molto malata, manteneva salda la sua fede nel Signore.

Fin da bambina aveva accettato Gesù nel suo cuore come personale Salvatore.

Non odiava quell’uomo crudele per il quale aveva lavorato sulla nave, anzi lì su quell’isola, cominciò a parlargli del Signore. Gli disse che Gesù era venuto dal cielo per vivere con gli uomini come loro, per insegnare ad amarsi e per distruggere l’odio. Gli disse anche che Gesù era venuto per dare libertà agli schiavi, non solo quelli incatenati nelle stive delle navi o quelli che lavoravano nei campi di cotone, ma anche per tutte quelle persone che, come Newton, erano schiave del peccato.

Per l’uomo malato queste parole erano del tutto nuove, ma ancor di più, per la prima volta sentì la voce del Signore che gli parlava al cuore.

«Ahimé, disse, è ormai troppo tardi. Ho peccato troppo nella mia vita…è troppo tardi per pentirmi!».

Ma la vecchia donna gli disse: «Non è mai troppo tardi per il Signore. Lui può guarirti perchè sulla croce del Golgota ha portato i nostri peccati e tutte le nostre malattie. Lì ha pagato per le tue e le mie colpe e oggi ti può salvare, se glielo chiedi ».

LA SALVEZZA

Là, su quella spiaggia deserta, per un miracoloso intervento divino, Newton fu guarito.

L’anziana donna di colore, invece, dopo aver fatto il suo dovere di testimone fino alla fine, andò col Signore.

Col passare dei giorni Newton riprese le forze nutrendosi di frutta ed erbe selvatiche.

Un giorno vide in lontananza una nave che, forse spinta miracolosamente dai venti vicino all’isola, fu abbastanza vicino perchè dei membri del suo equipaggio potessero notare le segnalazioni dell’uomo.

Fu lanciata una scialuppa e Newton fu issato a bordo.

Alcune settimane dopo fu di nuovo a casa, ma come gli sembrava vuota!

All‘interno nulla era cambiato: gli oggetti lussuosi, sua moglie e i suoi bambini…

…ma mancava l’amore del Signore.

Cominciò a parlare di Dio e della sua opera prima alla famiglia e poi alla grande comunità di schiavi che lavoravano nei suoi campi di cotone.

Aveva deciso di liberarli, uno dopo l’altro.

Intanto la sera, quando il lavoro era finito, li riuniva insieme alla sua famiglia per cantare e pregare.

Dopo aver liberato i suo schiavi, Newton vendette tutti preziosi che aveva per poter pagare per la liberazione anche degli schiavi dei possidenti suoi vicini.

Tappeti oggetti di valore, arazzi, tutto quello che aveva guadagnato con la tratta degli schiavi, a poco a poco scomparve per dare la libertà ad altr schiavi.

In casa rimasero pochi mobili, un tavolo, delle sedie e un pianoforte.

«Tra poco venderò anche quello, pensò John, ma prima voglio comporre un canto».

Così un giorno, mentre con la moglie, i figli e gli ex schiavi stava seduto in casa, si sedette al piano e chiese al Signore che, nell’ultimo giorno in cui possedeva quello strumento, gli desse l’ispirazione di una melodia con delle parole di riconoscenza e di lode.

Quel canto avrebbe dovuto ricordargli per sempre la testimonianza dell’anziana donna di colore in quella spiaggia deserta.

Le parole gli vennero spontanee:

Stupenda Grazia del Signor

Che dolce questo don

Un cieco ero io, ma Cristo mi sanò

Perduto or salvo son.

La grazia Sua mi insegnò

Di Lui ad aver timor

E d’ogni paura mi liberò

Ed ho fiducia ognor.

Per molti perigli e guai e duol

Quaggiù passo io ognor

La grazia mi guida e mi guiderà

A casa del mio Signor!

Le lodi della grazia Sua

In cielo canterem,

Un canto eterno e bello al Signor

Che mai non finirem!

K. J.

Tratto da «TRAGUARDO» maggio 2001

Figlio mio aspe…


Figlio mio aspetto il Tuo ritorno …
Giorno e notte … Resto qui…
Sospirando per ogni secondo
Che ti tiene lontano da me
Nella mente si affollano i ricordi di tutte le ore passate con te…
Come vorrei riviver quei momenti …
Figlio Mio torna da Me …
Corri da Me …
Al tuo primo Amor …
Ritorna qui alla casa del padre…
Io ti laverò, ti ciberò, perdonerò ogni tuo peccato …
Sè torni da me Io ti darò una nuova vita e …
Ti abbraccerò, ti stringerò …
Perché eri Morto ma qui alla casa del Padre…
Una nuova Vita ti Darò …
Il Padre Misericordioso …
A. B

TESTIMONIANZA-DALLA MORTE ALLA VITA


Immagine

Mi chiamo Pino ed ho 33 anni. Sono nato in Germania in una famiglia un pò diversa 
dalle altre, perché oltre che essere evangelica di fede pentecostale, il mio papà era anche 
pastore. Tanti credenti dunque, con sistematicità, venivano giornalmente a visitarci. In 
un’atmosfera gioiosa e di grandi benedizioni, potevo constatare come Dio era all’opera 
nella mia casa. Ero testimone di miracoli grandi e piccoli e così scoprivo che il Dio che i 
miei genitori servivano, era il Dio delle grandi e delle piccole cose. 
Ero un bambino particolarmente vivace ed a volte superavo i limiti, creando grosse 
difficoltà, soprattutto ai miei genitori. Ricordo infatti che, poiché non avevamo un nostro 
locale di culto, i fratelli Battisti, con amore ci concedevano il loro, ma quando conobbero 
me…il loro amore e la loro pazienza cominciò leggermente a diminuire fino a scomparire 
quando rovinai irrimediabilmente una loro agape. 
Non so perché ero così vivace, forse come reazione all’educazione alla quale dovevo 
sottostare perché ero il figlio del pastore e quindi dovevo dare l’esempio agli altri bambini o 
forse perché quello era il mio carattere. Vedendo oggi mio figlio di due anni, i miei genitori 
dicono che somiglia a com’ero io da piccolo: un’onda del mare sempre in movimento. 
Con grande gioia, all’età di nove anni, ritornai in Italia. La realtà ecclesiastica, qui, era 
però completamente differente ed io ne avvertivo il disagio. Con l’ingresso alle scuole 
medie si venne a creare una frattura insanabile fra me e la Chiesa. All’età di circa 13 anni 
riuscii ad impormi e a non frequentare più la Chiesa. Dopo pochi anni cominciai anche a 
lavorare e l’indipendenza economica mi faceva sentire più forte nei confronti dei miei 
genitori, che con tanto amore e pazienza, cercavano di persuadermi a ritornare nella casa 
del Signore, ma sempre con esito negativo. 
Di lì a poco tempo iniziai a fare uso di droghe leggere, per poi passare all’alcool. La mia 
vita cominciava a precipitare e non me ne rendevo conto. Volevo sempre di più e il 
trasgredire non mi creava più nessun tipo di problema. La mia coscienza era diventata 
dura come la pietra e la voce di Dio era soltanto un lontano ricordo. 
Continuai a realizzare quello che dice la Scrittura: “Un abisso chiama un altro abisso”. 
Vendevo droga agli altri, oltre che consumarla. Discoteche, donne e sballo, era il mio cibo 
quotidiano e così precipitavo repentinamente verso le tenebre più fitte. 
Un giorno, un mio amico d’infanzia, mi comunicò che era “nato di nuovo” e che aveva 
deciso di battezzarsi proprio nella Chiesa frequentata dai miei genitori. Era l’anno 1990. 
Quella sera entrai in Chiesa spavaldo. Si, il mio vecchio amico di giochi si battezzava, ma 
di lui avevo un concetto negativo e pensavo: “Non sa cosa si perde”. Guardavo tutti 
dall’alto verso il basso, mi sentivo superiore ad essi. Durante quella riunione il mio cuore 
tornò a sentire la voce del Signore e la Parola di Dio cominciò a rompere il mio cuore. Alla 
fine del culto, quando andai via, mi sentii piccolo piccolo, perché vedevo negli occhi degli 
altri la gioia che io non avevo. 
Presi allora la decisione di frequentare la Chiesa soltanto la domenica. Era il classico 
modo per mettere a tacere la mia coscienza, che si era improvvisamente risvegliata. 
Casualmente, una ragazza, che fino ad allora non conoscevo, cominciò a frequentare la 
comunità. Anche lei veniva da storie di droga ed alcool. Questo non fu per me un 
beneficio, nè un incoraggiamento, anzi, alla fine dei culti ci ritrovavamo insieme per 
consumare le nostre storie di alcool e di droga. Tutto era come prima, anzi, peggio. In casa con i miei genitori viveva mio nonno materno il quale, ogni volta che uscivo di
casa, mi ripeteva la solita frase: “Ricordati del Signore”. 
Il 26 Dicembre del 1990, mentre mi avviavo dai miei soliti amici, salutai come sempre 
mio nonno che in quei giorni non era stato molto bene. Puntualmente mi rivolse la solita 
frase: “Ricordati del Signore”. Quella sera ero come al solito “sballato”, ma all’improvviso, 
qualcuno mi avvisò che dovevo correre a casa. Quando vi giunsi, appresi la triste notizia: 
mio nonno era morto. I credenti che erano convenuti per questo triste evento, guardando i 
miei occhi rossi, pensarono che avevo pianto per il nonno, ma ovviamente non erano 
occhi arrossati per le lacrime, ma dalla droga. 
Mi ritrovai nella stanza di mio nonno. Il suo corpo senza più vita era un forte messaggio 
per me. La sua anima era alla presenza del Signore in attesa della resurrezione corporale. 
Lui avrebbe vissuto la sua eternità con Dio ed io? No, io ero destinato alla separazione 
eterna da Dio. Una parola cominciava a echeggiare nella mia mente: “Eternità”. 
In quella stanza detti il mio cuore al Signore, perché in me nacque il vivo desiderio di 
trascorrere con Lui l’eternità. Mi riconobbi peccatore, confessai a Dio i miei peccati e 
“nacqui di nuovo”. 
Dio mi liberò subitaneamente di tutti i vizi, ivi compreso il fumo e da qual giorno diventai 
figlio di Dio. Sono passati nove anni e so con certezza che un giorno vedrò il Signore 
faccia a faccia come Egli è. In me c’è la certezza della vita eterna. 
E tu caro amico hai questa certezza? Poniti anche tu questa domanda: “Dove vivrai la 
tua eternità, con Dio o lontano da Dio? 
Oggi è il giorno della grazia, non indurire il tuo cuore.Oggi puoi nascere di nuovo. 
Dio ti benedica.

RISPETTA LA CASA DEL SIGNORE


Immagine

Rispetta la casa del Signore

Ai santi nel Signore che, oltre ad “essere” in Cristo, desiderano “apparire”, per spandere la luce della Sua Gloria e il profumo della Sua presenza. “Io mi sono rallegrato quando mi hanno detto: andiamo alla casa del Signore” (Salmo 122). “Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio e avvicì-nati per ascoltare, anziché per offrire il sacrificio degli stolti, i quali non sanno neppure che fanno male” (Eccl.5:1). Perciò segui questo semplice decalogo:
1 . È buona cosa che arrivi al culto in anticipo; sei puntuale nel tuo lavoro secolare, tanto più devi esserlo per un appuntamento con il Signore.
2 . Ricordati che stai andando in un luogo particolare dove insieme ai fratelli e alle sorelle in Cristo celebrerai il culto al Signore, perciò abbi cura che il tuo abbigliamento sia decoroso e sobrio, adatto all’occasione: l’ordine che Gesù ha operato nella tua vita interiore si riflette anche in questo.
3 . Ricordati di avere sempre con te la Bibbia e l’Innario.
4 . Al tuo arrivo non intrattenerti in convenevoli con coloro che incontri, ma accomodati al tuo posto e raccogliti in preghiera, affinché lo Spirito Santo possa guidare la musica, i canti, le testimonianze e soprattutto la predicazione della Parola di Dio.
5 . Apri la tua Bibbia e lascia che lo Spirito Santo parli al tuo cuore e ti prepari per ricevere una fresca unzione dall’Alto.
6 . Prega il Signore affinché lo Spirito Santo prepari il tuo cuore e ti dia la forza e la libertà di innalzare a Dio una breve preghiera o una breve testimonianza, che possa essere di incoraggiamento a tutta l’assemblea.
7 .Non lasciarti distrarre da qualcuno che entra in chiesa o si sposta durante il culto, concentrati nell’adorazione e nella lode al Signore: è questo lo scopo per cui sei venuto/a.
8 . Al momento della predicazione prega per il pastore, affinché la Parola che porterà sia unta dall’Alto e tocchi personalmente tutti i presenti: sii coinvolto/a e in aspettativa.
9 . Alla fine del culto evita argomenti e discorsi che possono farti perdere le benedizioni ricevute. Fuori dal locale di culto ci può essere “un uccello rapace” pronto a portare via il buon seme che è caduto nel tuo cuore.
10 . Fratello e sorella, sappi che l’osservanza di questi principi è gradita al Signore, è una buona testimonianza verso gli altri credenti, un esempio per i nostri figli, per coloro che hanno iniziato il loro cammino nel Signore e per le anime che ancora non hanno realizzato la salvezza.”Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni agli altri” (Gal.5:13). “La nostra lettera, scritta nei nostri cuori, siete voi, lettera conosciuta e letta da tutti gli uomini; è noto che voi siete una lettera di Cristo, scritta mediante il nostro servizio, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne” (2Cor.3:2).“Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione….” (2Cor.2:15).
fIl Signore ci benedica.
Enzo Specchi