Il MESSAGGIO DELLA CROCE


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In questi ultimi tempi sembra che nelle chiese si predica ogni cosa, e involontariamente si trascura il messaggio principale della Bibbia, il messaggio della Croce di Gesù.
La Croce alla quale Gesù mori al posto nostro, è l’unica fonde di grazia e di forza, per portare ad effetto il nostro insegnamento e le nostre attività .
La Croce di Cristo è stata determinante per il cristiano, perciò necessita un posto centrale.
I Cori. 1:22-23 I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia.
La croce del Signore non è un oggetto “santo” che nasconde in se una potenza soprannaturale e tante volte viene usata come talismano,
la Bibbia condanna non solo l’adorazione di questi oggetti, ma anche la fabbricazione:
non farti nè immagini nè scultura, Dio e Spirito e i veri adoratori adorano il padre in spirito e verità .

Se noi crediamo a questi oggetti, involontariamente noi rifiutiamo la potenza di Cristo per salvarci e proteggerci
Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizionedegli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo, perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità .. Col.2:8-9
La Croce ha un messaggio profondo per noi:
I° La croce ci parla dell’ amore immenso di Dio per noi.
Rom.5:8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Gesù non è morto per i giusti ma per i peccatori, per i ribelli, per i nemici di Dio, se Gesù fosse morto solo per i suoi amici, allora questa non sarebbe una prova del suo amore.
Dio mostra attraverso la Croce di Gesù che il Suo amore per l’umanità non ha limiti attraverso quella manifestazione del suo amore sappiamo che Dio dona ai Suoi figli ciò che gli chiedono con fede semplice:
Rom.8:32 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?
Di fronte al cosi grande amore che Cristo ci ha mostrato, sarebbe una cosa assurda cercare altri mezzi o altre fonti per essere sicuri della vita eterna.
Chi crede nell’amore che Dio ha mostrato sulla croce, scoprirà l’eccellenza e la perfezione divina di quell’amore che non ha bisogno di altre cose.
II° La croce ci rivela la Giustizia di Dio.
I°Cor.13:6 L’amore, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità .
Dio è perfetto in tutte le Sue caratteristiche!
Quando Egli agisce attraverso il Suo amore, agisce nello stesso tempo secondo la Sua giustizia.
Perciò L’amore di Dio non deve essere inteso come permissività o compromesso del peccato
Ez.18:20 La persona che pecca è quella che morirà , il figlio non pagherà per l’iniquità del padre, e il padre non pagherà per l’iniquità del figlio. la giustizia del giusto sarà sul giusto, l’empietà dell’empio sarà sull’empio.
Rom.6:23 perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.
Dio non nasconde i nostri peccati, ma ha mandato il Suo figli ha pagare per i nostri peccati.
Is.53:5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità, il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via, ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.
Gesù ha gustato la morte per ogni peccatore, affinché ognuno ricevesse la possibilità di essere perdonato e salvato.
C’è un solo salvatore, Gesù Cristo il Giusto, che morì per noi e portò per noi la punizione dei nostri peccati.
Egli ha pagato il prezzo di riscatto per noi tutti, perciò non possiamo aggiungere niente attraverso le nostre penitenze, le nostre sofferenze o le buone opere.
I Giov.2:2 Gesù è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

III° La croce ci rivela la vittoria sul regno del maligno
Col.2:14-15 egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce, ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.
Mediante la Croce di Cristo noi vinciamo!
Questo vuol dire: non attraverso un crocifisso appeso al muro o portato al collo, ma attraverso quella croce piantata sul Golgota, dove Gesù versò il Suo sangue prezioso per la remissione dei nostri peccati, noi vinciamo!
La croce ci rivela La liberazione dalla condanna
Attraverso il peccato l’uomo è diventato colpevole e condannato alla morte eterna.
Gesù Cristo morì al posto nostro e perciò grazie a Lui:
Rom.8:1 Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi li condannerà ? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi.
L’uofferta della riconciliazione e della pace con Dio è per tutti che accettano Gesù come personale Salvatore.
II Cor.5:20 Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro, vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.
Riflettiamo ogni giorno sull’importanza del sacrificio di Cristo sulla croce e ringraziamolo per la Sua provvidenza perfetta.
Dio ti Benedica!

PER LA GRAZIA DI DIO E NON PER OPERE MERITORIE


E d’altronte, cosa potremmo meritare come uomini peccatori se non l’inferno a causa dei nostri peccati?
Infatti Paolo scrisse che: ” Tutti abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio.”
ROMANI 3:23
Oh quante volte cari fratelli e sorelle in Cristo, dentro di me ho spesso pensato e ripensato al fatto, che se la nostra salvezza non fosse stata per la grazia del Signore ma per le nostre opere, nessuna opera, anche la più grande che noi avessimo potuto fare, sì, nessuna opera ci avrebbe fatto scampare dal tormento eterno dell’inferno.
L’apostolo Paolo scrisse:
” E’ per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti.”
EFESINI 2:8-9
PURI DAVANTI A DIO GRAZIE ALL’AMORE DI CRISTO:
Paolo scrisse:
” Cristo ha amato la chiesa (e io faccio parte per grazia mediante la fede della chiesa di Cristo..) e ha dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile.”
EFESINI 5:25 a 27
Sì cari fratelli e sorelle in Cristo, oggi Dio Padre ci vede già puri da ogni scoria di peccato, perchè Cristo il suo unigenito figliuolo ci ha purificati mediante il lavacro della sua Parola per farci comparire davanti a lui: Gloriosi, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santi e irreprensibili.” 
EFESINI 5:25 a 27
Ecco, questa è la vera chiesa di Gesù Cristo di cui facciamo parte e di come lui stesso lo aveva pensato, progettato e formato mediante il suo Santo Spirito prima della fondazione del mondo..
Sì, la grazia di Dio in Cristo Gesù ha fatto tutto questo per noi che facciamo parte della sua chiesa..
Oh cari fratelli e sorelle in Cristo che glorioso giorno sarà per noi quando il Signore Gesù verrà per rapirci presentandoci purificati per mezzo del suo sangue purissimo versato alla croce del Golgota..
La sua chiesa di cui noi facciamo parte, sarà presentata gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile…
Cari fratelli e sorelle in Cristo…
A Dio sia tutta la gloria nei secoli dei secoli…Alleluia..
Amen!

La potenza del sangue di Cristo


di R. A. Torrey – da “Risveglio pentecostale”

“La potenza appartiene a Dio”. Pertanto è a disposizione dell’uomo. Vi è una cosa che crea la separazione tra Dio e l’uomo: il peccato. Leggiamo in Isaia: “Ecco, la mano del Signore non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire; ma sono le nostre iniquità quelle che han posto una barriera fra voi e il vostro Dio; sono i vostri peccati quelli che han fatto sì ch’Egli nasconda la sua faccia da voi, per non darvi più ascolto” (Isaia 59:1,2). Il peccato deve essere tolto fra Dio e noi, se vogliamo conoscere la potenza di Dio nella nostra vita. E’ il sangue che toglie il peccato (Ebrei 9:26). Pertanto, prima ancora di conoscere la potenza di Dio dobbiamo esperimentare l’efficacia purificatrice del sangue di Cristo Gesù.

Il sangue di Cristo è una propiziazione per il peccato. Romani 3:25 “… il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza”. Nei primi versi di questo capitolo Paolo ha dimostrato che tutti gli uomini sono peccatori, “ogni bocca sia turata”, tutto il mondo “è colpevole dinanzi a Dio”.

Dio è santo ed Egli odia il peccato. L’odio di Dio verso il peccato è una cosa seria: è reale, è vivo, è attivo. L’ira di Dio contro il peccato deve colpire in qualche modo. Che speranza vi è dunque per noi, dal momento che “tutti abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio”? Al verso 25 troviamo la risposta di Dio a questa domanda di massima importanza. Vi è speranza per noi, perché Dio ha provveduto una propiziazione, il sangue versato di Cristo. “Il quale (Cristo) Dio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso”. L’ira di Dio contro il peccato ha colpito lui invece di colpire noi. Di questa grande verità il profeta Isaia aveva ricevuto pallida rivelazione centinaia d’anni prima della nascita di Cristo. “Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognun di noi seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha fatto cadere su lui l’iniquità di noi tutti” (Isaia 53:6).

Il sangue di Cristo è prima di tutto una propiziazione per il peccato, un segno che soddisfa l’ira santa di Dio contro il peccato. Egli è la “nostra pasqua” (1Co 5:7), nel vedere il Suo sangue Dio passa oltre e ci risparmia, peccatori come siamo.

Questa propiziazione è principalmente per il credente “una propiziazione mediante la fede”. Tutta l’ira di Dio contro i peccati del credente è pienamente soddisfatta nel sangue di Cristo.

Se qualcuno si domanda, come ha potuto Dio aver misericordia dei peccatori prima della venuta e morte di Cristo, la risposta è semplice. Gesù è l’agnello che è stato “ucciso avanti la fondazione del mondo” (Ap 13:8). Nello stesso istante in cui il peccato entrava nel mondo Dio ebbe i suoi occhi volti sul sacrificio ch’Egli stesso aveva predisposto prima della fondazione del mondo. Nello stesso giardino d’Eden il sangue dei sacrifici che raffigurava quello del vero sacrificio cominciò a scorrere.

In Efesini 1:7 si legge “In Lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati, secondo le ricchezze della sua grazia”. La remissione dei peccati non è qualche cosa che il credente deve aspettare che avvenga nel futuro, ma un qualche cosa ch’egli già possiede. “Noi abbiamo” dice Paolo “la remissione dei peccati”. Non dobbiamo fare nulla per assicurarcela, perché il sangue di Cristo già ce l’ha assicurata, è per la fede che ce ne appropriamo e la godiamo. Il perdono è già stato provveduto per ogni credente in Cristo per la potenza del sangue.

Un’anziana signora era morente. Il ministro di culto andò a vistarla e le chiese: “Avete fatto pace con Dio?” “No”, fu la risposta.

“Non avete timore d’incontrare Dio, senza prima aver fatto pace con Lui?” “Niente affatto!”. Un sorriso si dipinse sul volto della donna morente: “Non ho fatto la mia pace con Dio perché non ne ho bisogno. Cristo l’ha fatta per me, con il sangue della Croce. Io riposo sulla pace ch’Egli ha fatto. Abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati, secondo le ricchezze della sua grazia”.

“Ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù suo Figliolo, ci purifica da ogni peccato” (1Gv 1:7). Questo ci offre la completezza del perdono per mezzo del sangue. Il sangue di Cristo ha la potenza di purificare il credente da “ogni peccato”. Esso continuamente “purifica”, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Questa purificazione è dalla colpa del peccato. Dovunque nella Bibbia è menzionata la purificazione dalla potenza e dalla presenza del peccato si ha per mezzo della Parola di Dio, per mezzo dello Spirito Santo, e per mezzo del Cristo vivente e dimorante. Cristo sulla Croce ci salva dalla colpa del peccato, ed il Cristo che ritorna ci salverà dalla presenza del peccato.

Il sangue di Cristo ci salva da tutta la colpa del peccato. Se camminiamo nella luce in Cristo che è la luce, il sangue di Cristo ci purga da ogni peccato. Il sangue di Cristo è potente di lavare il più nero dei peccatori e farlo bianco. Noi tutti abbiamo avuto un passato nero, perché se avessimo potuto vedere il nostro passato con gli occhi di Dio anche il migliore di noi si sarebbe visto nero, nero, nero. Ma se camminiamo nella luce, sottomessi alla verità di Dio, credendo in Cristo, veniamo imbiancati dentro, come bianche erano le vesti di Cristo quando i discepoli lo videro sul Monte della Trasfigurazione (Mt 17:2; Lu 9:29; Mr 9:3). Chi accuserà gli eletti di Dio? (Rm 8:33). Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù (Rm 8:1). Nuovamente, in Rm 5:9 si legge: “tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira”. Il sangue di Cristo è potente di giustificare. Ogni credente in Cristo è già giustificato per il sangue di Cristo. Giustificato significa qualche cosa di più di perdonato e purificato. Il perdono, per quanto è glorioso, è una cosa negativa; significa che i nostri peccati sono allontanati da noi e noi appariamo come se non avessimo mai peccato. La giustificazione è positiva; significa che siamo considerati giusti, significa che ci è stata accreditata la giustizia perfetta di Cristo.

Se è buono essere stati spogliati dei propri cenci sozzi e vili, è di gran lunga migliore essere rivestiti di vesti di gloria e bellezza. Con il perdono noi siamo spogliati dei cenci vili e maleodoranti dei nostri peccati, con la giustificazione siamo rivestiti della gloria e della bellezza di Cristo. E’ la potenza del sangue che ci assicura questo. Nel versare il suo sangue quale prezzo di riscatto per il peccato, Cristo ha preso il nostro posto, credendo in Lui noi prendiamo il Suo posto. “Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto esser peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2Co 5:21).

Leggiamo ora Ebrei 9:14: “Quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito Santo eterno ha offerto sé stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?” Il sangue di Cristo è potente di purificare la coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente. Comprendi ciò che vuol dire? E’ una gloriosa verità che cercherò di rendere semplice. Quando l’uomo prende coscienza dei suoi peccati e s’accorge d’essere un peccatore e che Dio è santo, sente di dover fare qualche cosa per piacere a Dio ed espiare per il peccato. Egli deve “fare penitenze”, “osservare la Quaresima”, “fare elemosine”, ed altre cose per espiare per i suoi peccati. Tutti questi sforzi sono “opere morte”. Non possono mai compiere ciò che si prefiggono e non possono mai dare pace. Per quanti anni Martin Lutero cercò la pace in questo modo e non la trovò! Ma quando scopriamo la potenza del sangue, che ha già perfettamente espiato per il peccato, che ci ha già purificati dai nostri peccati e giustificati davanti a Dio, che ci ha resi graditi e accettevoli agli occhi di Dio, allora le nostre coscienze non soltanto sono alleggerite dal peso della colpa, ma anche dal peso di questi sforzi, e possiamo con libertà servire l’Iddio vivente, non nella schiavitù della paura, ma nella libertà e nella gloria di coloro che sanno d’essere figliuoli graditi ed amati.

Vi sono molti cristiani oggi che non hanno permesso al sangue di Cristo di purificare le loro coscienze dalle opere morte. Essi continuamente sentono di dover fare qualche cosa per espiare. Caro fratello e cara sorella, guarda a quel che guarda Iddio, al sangue, e vedi che tutto è stato fatto, già fatto! Dio è soddisfatto, il peccato è espiato, noi siamo giustificati e non dobbiamo più fare opere morte per raccomandarci a Dio; ma, considerando che già siamo stati raccomandati, serviamoLo nella libertà della gratitudine e dell’amore, e non nei legami della paura.

In Atti 20:28 si legge: “Badate a voi stessi ed a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale Egli ha acquistato col proprio sangue”. Ed ancora in Ap 5:9 “E cantavano un nuovo cantico dicendo: Tu sei degno di prendere il libro e d’aprirne i suggelli, perché sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione”. Il sangue di Cristo mi rende proprietà di Dio. Questo pensiero mi da’ un senso di responsabilità: se appartengo a Dio, vuol dire che debbo servirLo interamente, corpo, anima e spirito, devo appartenerGli tutto. Ma il pensiero che sono proprietà di Dio mi da’ anche un senso di sicurezza: Dio prenderà cura di ciò che Gli appartiene. Il sangue di Cristo è potente di darmi sicurezza eterna.

Apprendiamo qualche cosa di più della potenza del sangue in Ebrei 10:19,20: “Avendo dunque, fratelli, libertà d’entrare nel santuario in virtù del sangue di Gesù, per quella via recente e vivente che Egli ha inaugurata per noi, attraverso la cortina, vale a dire la sua carne”. Il sangue di Cristo è potente di dare al credente franchezza per entrare nel santuario, di accostarsi alla presenza stessa di Dio. Nei giorni del giudaesimo antico del tabernacolo e del Tempio, Dio si manifestava nel luogo santissimo. Quello era il luogo designato per incontrare Dio. Ma in quel luogo era permesso l’accesso ad un solo Giudeo in tutta la nazione, al sommo sacerdote; ed a questi soltanto una volta all’anno, nel giorno dell’espiazione, e soltanto con il sangue. Dio insegnò ai giudei, e tramite loro a tutto il mondo, tre grandi verità: la santità inaccessibile di Dio, la peccaminosità dell’uomo, e che l’uomo peccatore poteva accedere all’Iddio santo soltanto tramite il sangue dell’espiazione, perché “senza versamento di sangue” non poteva esservi “remissione di peccato”, e di conseguenza non poteva esserci accesso a Dio (Eb 9:22). Il sangue dei sacrifici del Vecchio Testamento era soltanto una figura del vero sacrificio, Gesù Cristo; e, a motivo del Suo sangue versato, il più vile dei peccatori che oggi crede in Lui ha il diritto di accedere a Dio, di entrare nella Sua presenza ogni qualvolta che lo desideri “senza timore e in piena certezza di fede”. Oh, la meravigliosa potenza del sangue di Cristo che allontana ogni timore allorché mi avvicino all’Iddio che è santo e che è “un fuoco consumante”! Dio è santo? Sì! Ed io sono un peccatore? Sì! Ma in virtù dell’offerta meravigliosa di cristo, valevole per sempre, “una volta per sempre” il mio peccato è stato per sempre allontanato, ed io sono stato “giustificato” e “reso perfetto”, e grazie a quel sangue tanto prezioso e accettevole a Dio posso accostarmi con franchezza nella presenza stessa di Dio.

Il sangue di Cristo ha ancora maggior potenza. In Ap 22:14 si legge “Beati coloro che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della gloria”! Facendo un confronto con il verso 14 del cap. 7 si comprende chiaramente che è tramite il sangue di cristo che le vesti possono essere lavate. Il sangue di cristo dunque è potente di dare a coloro che credono in lui il diritto all’albero della vita e accesso nella città di Dio. Il peccato nel giardino dell’Eden ha tolto all’uomo il diritto all’albero della vita e lo ha cacciato via (Ge 3:22-24). Il sangue di Cristo ci riapre la via all’albero della vita e alla Nuova Gerusalemme. Il sangue di cristo ci fa riavere tutto ciò che Adamo perse a cagione del peccato ed ancora di più:

Abbiamo visto qualche cosa che si riferisce alla potenza del sangue di Cristo. Hai fatto tesoro di quel sangue? Gli hai permesso di operare nella tua vita come si deve? Alcuni oggi cercano di escogitare una teologia che tagli fuori il sangue. Quale stoltizia! Il cristianesimo senza il sangue espiatore è un cristianesimo senza misericordia per il peccatore, senza pace per la coscienza, senza perdono autentico, senza giustificazione, senza purificazione, senza libertà d’accesso alla presenza di Dio, senza potenza.

Non è affatto Cristianesimo, ma la contraffazione stessa del diavolo.

Se vogliamo conoscere la pienezza della potenza nella vita e nel servizio cristiano, dobbiamo prima di tutto conoscere la potenza del sangue di cristo, perché è quella che ci da’ il perdono, la giustificazione e la libertà di appressarci a Dio.

Non possiamo conoscere la potenza dello Spirito prima ancora della potenza del sangue; non possiamo neppure conoscere la potenza della preghiera prima ancora della potenza del sangue per mezzo del quale possiamo appressarci a Dio. Vi sono alcuni che insegnano “la vita più elevata” ignorando la verità fondamentale del sangue. Costoro cercano di erigere una sovrastruttura senza fondamenta sicure. E’ necessario cominciare dal sangue per arrivare al “luogo santissimo”.

COME L’AGNELLO CONDOTTO AL MATTATOIO…” (Isaia 53:7)


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Il missionario giornalista Pierre vanPaassen racconta di come, prima della Seconda Guerra Mondiale, alcuni soldati nazisti arrestarono un vecchio rabbino, lo spogliarono dei suoi abiti e lo obbligarono a predicare il sermone che aveva preparato per l’imminente Sabbath. Con grande dignità, l’anziano chiese di poter indossare il suo yarmulke e i suoi carcerieri acconsentirono pensando che questo avrebbe incrementato la beffa. Poi, mentre lo schernivano, il vecchio rabbino parlò di che cosa significasse camminare umilmente davanti a Dio. Phil Yancey scrive: “Quando leggo della tortura e dell’esecuzione di Gesù, penso a quel rabbino, privato dei suoi abiti, costretto in piedi, crudelmente umiliato in una stazione di polizia. Allora non riesco a immaginare la mancanza di dignità e la vergogna provate dal Figlio di Dio… quando fu schernito apertamente nel cortile del sommo sacerdote… quando penso alla brutalità usata dalle guardie di Pilato ed Erode… ai fischi degli spettatori lungo la via del Calvario, e, infine, alla croce stessa… Mi meraviglio per come Dio si sia trattenuto nel corso della storia dell’umanità, permettendo ai vari Genghis Khan, Hitler e agli Stalin di attuare tutto ciò che volevano. Nulla, però, può paragonarsi all’autocontrollo dimostrato quel venerdì oscuro a Gerusalemme … legioni di angeli aspettavano un Suo comando. Una parola e tutto questo dramma sarebbe finito in men che non si dica!”. Isaia scrisse: “…Come l’agnello condotto al mattatoio… non aprì la bocca”. Gesù si sarebbe potuto appellare al Padre Suo, il Quale avrebbe potuto mandarGli in soccorso “…più di 12 legioni [80.000] d’angeli” (Matteo 26:53). Invece, Egli scelse di sopportare la croce e la sua vergogna per salvare me e te. 

B.Gass

ECCO COME E’ STATA RESA POSSIBILE LA TUA SALVEZZA


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l messaggio centrale di tutta la Sacra Scrittura è proprio la risposta a questo interrogativo. Dio ci ha trovato un sostituto nella persona di Gesù Cristo, il Suo Figlio! Era indispensabile un sostituto, uno che portasse il nostro castigo come se fosse lui colpevole, uno che prendesse il nostro posto sotto l’ira di Dio. Ma non poteva farlo uno qualunque di noi perché noi siamo tutti peccatori; e nemmeno un angelo. 
Lo ha potuto fare il Signore Gesù perché era Dio (e solo Dio poteva reggere il peso del peccato) ed era anche uomo, simile a noi ma senza peccato (perché solo ad Uno che fosse uomo, Dio poteva imputare i peccati degli uomini).

L’apostolo Paolo scrive a Timoteo: « Certa è questa parola e degna d’essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori » (1 Timoteo 1:15).

Ecco perché il Figlio di Dio, nel tempo prestabilito, ha preso un corpo di uomo; 
«è stato fatto carne» dice l’apostolo Giovanni «ed ha abitato per un tempo tra noi» (Giovanni 1:14). Paolo insegna che Dio ha mandato «il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato» (Romani 8:3); e dice anche che Lui, che era Dio, « abbassò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini » (Filippesi 2:6-7). Che grande mistero! Alla sua nascita, dalla vergine Maria, una moltitudine di angeli lodò Dio nel cielo, dicendo: « Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra » (Luca 2:14). La Bibbia chiama «mistero della pietà» questa manifestazione del Figlio di Dio in carne e la sua apparizione agli angeli (1 Timoteo 3:16).

Ma la sua venuta come uomo, per quanto straordinaria sia stata, non sarebbe bastata a salvarci. La presenza di un Uomo perfetto sulla terra fu certamente un avvenimento senza precedenti; il suo amore per l’umanità sofferente, la sua rettitudine, la sua ubbidienza, onorarono Dio come mai era avvenuto prima d’allora. Eppure, tutto questo non sarebbe bastato a distogliere dall’uomo l’ira di Dio; bisognava che si caricasse Lui di tutti i nostri peccati e delle nostre colpe, e che ne portasse la pena sotto il giusto giudizio di Dio. E poiché «il salario del peccato è la morte», bisognava che morisse al nostro posto. E così ha fatto!

Ascolta cosa dice la Bibbia:«Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture» (1 Corinzi 15:3). « Egli, che non commise peccato,… ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce» (1 Pietro 2:22-24).

Anche il profeta Isaia, che visse ben 800 anni prima di Cristo, parlò di Lui e disse: 
«Egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è stato su Lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione» (Isaia 53:5).

Guarda il Signore Gesù sulla croce! Non è un benefattore disprezzato che finisce miseramente la sua vita; non è un profeta respinto che ha fallito la sua missione. 
È il Figlio di Dio che soffre e muore al nostro posto per farci scampare a un’eternità di tormenti. Tutto il peso immane dei nostri peccati se lo è caricato su di Sé; e là, in quei momenti di indicibile sofferenza, ha pagato a Dio il mio debito legato al peccato, il tuo debito. Ecco la grande notizia che la Bibbia indirizza alla nostra coscienza e al nostro cuore!

Tu dirai allora: Se è così, tutti gli uomini sono salvati, tutti sono perdonati; l’umanità è a posto! No, purtroppo; non è così. Immagina una porta aperta che dà accesso a un luogo meraviglioso. È aperta per tutti, tutti possono entrare, nessuno sarà cacciato fuori… ma non tutti entrano, non tutti ne approfittano. Molti arrivano vicino, a un passo… poi tornano indietro, o rimangono lì. Peccato! La porta era aperta, anche per loro, ma non ne hanno approfittato, non hanno fatto il passo decisivo! Gesù dice: «Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato» (Giovanni 10:9).

Ma per passare da quella porta, per poter usufruire di quest’opera meravigliosa del Signore, ci sono delle condizioni, due esattamente, messe da Dio stesso. Sono due passi che bisogna assolutamente fare. Eccoli:

Primo passo: il pentimento

Per prima cosa, Dio vuole che noi riconosciamo di essere peccatori, degni del giusto giudizio di Dio, e ce ne umiliamo davanti a Lui. Anche tu devi farlo; devi provare dolore e rimorso per le offese che gli hai arrecato e per il dispiacere che gli hai dato con atti o pensieri contrari alla sua volontà… Se sei sincero, Dio stesso lavorerà nella tua coscienza, facendoti sentire l’amarezza del peccato e la giusta paura per le sue conseguenze; e, nello stesso tempo, ascolterà la tua confessione e ti garantirà il Suo perdono. Il peso dei tuoi peccati è così tolto dalle tue spalle!

«Dio fa ora annunziare agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano 
(o si pentano) perché ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia» (Atti 17:30).

Queste parole dell’apostolo Paolo echeggiarono due-mila anni fa nella città di Atene; e ancora oggi lo Spirito del Signore le ripete alla generazione attuale. 
Quando i Giudei domandarono a Pietro: «Che dobbiamo fare?», Pietro rispose: «Ravvedetevi… Ravvedetevi e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati» (Atti 2:38 e 3:19). Il primo passo da fare per ottenere il perdono di Dio è dunque la confessione sincera dei nostri peccati.

«Se confessiamo i nostri peccati (a Dio, s’intende) Egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità» (1 Giovanni 1:9).

Anche il re Davide, al suo tempo, conosceva questa verità. Così scrisse in un Salmo: «Io t’ho dichiarato il mio peccato, non ho coperta la mia iniquità. Io ho detto: Confesserò le mie trasgressioni all’Eterno; e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato». E anche: «Io ho peccato contro te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi» (Salmo 32:5 e 51:4).

Ma il pentimento da solo, per quanto vero e sincero sia, non è ancora sufficiente. 
C’è un secondo passo da fare:

Secondo passo: la fede nell’opera di Cristo

Dio non chiede «opere», come abbiamo visto, ma chiede «fede » Accettare con fede il sacrificio del Signore vuol dire credere senza avere alcun dubbio che Egli è morto sulla croce per i nostri peccati. La fede non dubita, non discute; la fede prende Dio in parola. «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato» (Atti 16:31): ecco la meravigliosa promessa della grazia di Dio.

«Poiché è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio» (Efesini 2:8).

Riempirei almeno due pagine se volessi trascrivere tutti i brani del Nuovo Testamento che parlano della salvezza per fede. La insegnò il Signore, la predicarono tutti gli Apostoli, dal primo all’ultimo, e ne scrissero nelle loro lettere ispirate che ora fanno parte delle Sacre Scritture. L’Evangelo è chiamato anche: «La parola della fede» (Romani 10:8) perché promette il perdono di Dio e la vita eterna a chi crede in Gesù.

Come riassunto dei tanti passi biblici sulla salvezza per mezzo della fede ne citerò uno molto significativo della lettera di Paolo ai Galati: «Abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge (la legge è quella data da Dio per mezzo di Mosè, i dieci comandamenti) perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato» (Galati 2:16).

Ritorniamo all’esempio del malato grave di qualche paragrafo prima. Perché accetti la cura che il medico gli prescrive egli deve, prima di tutto, riconoscere di essere malato e di avere assoluto bisogno di una cura; però non basta. Deve anche avere fiducia nel suo medico, credere che la medicina che gli propone è quella giusta. 
Se non ha fiducia, se non crede alle parole del suo dottore, non si lascerà mai curare. La medicina c’è, pronta, efficace, a sua disposizione… Deve solo accettarla.

Dio, il grande Medico, ti ama d’un amore infinito e ti offre un mezzo di salvezza, l’unico valido, l’unico efficace. Rifiuterai tu questo dono di Dio?

«In nessun altro è la salvezza; perché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia dato agli uomini per il quale noi possiamo essere salvati» (Atti 4:12).

Il pentimento e la fede in Cristo sono dovuti a un cambiamento di idee, di pensieri, di disposizioni, che la Bibbia chiama «conversione». Vediamola più in dettaglio.

La conversione è un cambiamento di direzione, un rinnovamento nella nostra mente, nei nostri pensieri, nei nostri cuori, nella nostra vita. Infatti, prima di conoscere la Bibbia che mette a nudo il nostro stato di peccato, c’è in noi dell’indifferenza, perché siamo sulla «via larga e spaziosa che mena alla perdizione» di cui parla il Signore (Matteo 7:13). E ci chiediamo: Cos’è il peccato? Cos’è questa storia di dover rendere conto a Dio? E Dio chi è? Che male c’è in quello che faccio dal momento che fanno tutti così? Ma ecco che la Parola del Signore ci illumina, tocca la nostra coscienza e ci fa sentire il nostro misero stato. Allora le nostre opinioni cambiano. 
Quello che prima facevamo con disinvoltura, adesso ci turba; il male che prima valutavamo con leggerezza, adesso ci pesa.

La Parola del Signore, però, non ci insegna solo che siamo peccatori; essa ci parla anche della croce di Cristo, delle Sue sofferenze, della Sua morte per noi. L’amore di Dio tocca i nostri cuori. Prima dicevamo: Non è possibile che Dio ami la sua creatura, perché se l’amasse non permetterebbe tante sofferenze nel mondo. 
Adesso, invece, capiamo che il male è dovuto al peccato dell’uomo, e che Dio ha amato il mondo di un amore infinito; e anche noi amiamo Dio, perché, come dice la Scrittura, «Egli ci ha amati per il primo». Anche tu lo amerai e scoprirai che in te tutto cambia! Cambia il tuo interiore, cambiano i pensieri che avevi su te stesso, su Dio, su Cristo, sulla vita e sulla morte… Questa è la conversione. 
Ormai sei entrato per quella che il Signore chiama «la porta stretta» (Matteo 7:13-14) e ti incammini sulla via che «mena alla vita». Che grazia! Che favore infinito! 
Ora, cambiando i tuoi pensieri cambierà anche il tuo modo di comportarti, di affrontare le situazioni; sarà una grande esperienza che farai tu stesso, e che la lettura giornaliera della Parola di Dio ti aiuterà a rendere viva e costante.

Ascolta ancora le parole di Gesù: « Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entran per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano » (Matteo 7:13-14).

Alfredo Apicella

IL GIORNO CHE DIO HA DIMOSTRATO IL SUO AMORE PER TE


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“La mattina presto, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, tenuto consiglio, legarono Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose; e Pilato di nuovo lo interrogò dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!» Ma Gesù non rispose più nulla; e Pilato se ne meravigliava. Ogni festa di Pasqua Pilato liberava loro un carcerato, quello che la folla domandava. Vi era allora in prigione un tale, chiamato Barabba, insieme ad alcuni ribelli, i quali avevano commesso un omicidio durante una rivolta. La folla, dopo essere salita da Pilato, cominciò a chiedergli che facesse come sempre aveva loro fatto. E Pilato rispose loro: «Volete che io vi liberi il re dei Giudei?» Perché sapeva che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla a chiedere che piuttosto liberasse loro Barabba. Pilato si rivolse di nuovo a loro, dicendo: «Che farò dunque di colui che voi chiamate il re dei Giudei?» Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!» Pilato disse loro: «Ma che male ha fatto?» Ma essi gridarono più forte che mai: «Crocifiggilo!» Pilato, volendo soddisfare la folla, liberò loro Barabba; e consegnò Gesù, dopo averlo flagellato, perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero nel cortile interno, cioè dentro il pretorio, e radunarono tutta la coorte. Lo vestirono di porpora e, dopo aver intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo, e cominciarono a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!» E gli percotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, mettendosi in ginocchio, si prostravano davanti a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora, lo rivestirono delle sue vesti e lo condussero fuori per crocifiggerlo.” Lo stesso popolo che pochi giorni prima ha osannato Gesù alla porta della città di Gerusalemme ora gli urla contro “Crocifiggilo!”. Pilato cerca di rilasciarlo, non trova alcun male in lui. “Ma che male vi ha fatto?” risponde alla folla. Non ha tuttavia il coraggio di liberarlo, di portare fino in fondo le sue convinzioni. Quante volte ci comportiamo anche noi come Pilato, sappiamo quello che dovremmo fare ma non abbiamo il coraggio di farlo per paura di perdere la nostra comodità, il nostro stile di vita, la nostra tranquillità. La folla è eccitata, brama sangue, è delusa da questo messia che non è venuto a liberarli dall’occupazione romana, che non è venuto a promettergli mirabolanti “miracoli economici”, che non soddisfa i loro bisogni materiali ma che promette la giustizia di un mondo nuovo, del Regno di Dio che viene dove “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore. La divinità che vuole adorare è d’oro e d’argento, è muta e si chiama denaro, mercato, produttività. E’ una divinità falsa che tuttavia pretende il suo tributo di sangue umano nei suicidi, nella mancanza di sicurezza sul posto di lavoro, nello sfruttamento nel nord ricco del mondo rispetto al sud ricchissimo di materie prime e povero di giustizia. 
“Crocifiggilo!” è un urlo che risuona anche oggi verso un messaggio che il mondo rigetta e rifiuta, che non può comprendere perché gli è estraneo. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? E’ l’umano urlo di Gesù dalla croce. E’ l’urlo di disperazione e di angoscia che attanaglia oggi come ieri e come purtroppo anche domani tutta l’umanità. E di fronte a quest’angoscia possiamo domandarci: dov’è Dio in mezzo a tutto questo? Quando vediamo un bambino morire di leucemia o un massacro in Africa, dov’è Dio in mezzo a tutto questo? Non è un caso che il primo personaggio che nel Vangelo di Marco riconosce in Gesù il Figlio di Dio sia un pagano, un centurione romano carnefice egli stesso del Cristo. Il centurione è simbolo dell’umanità che si accorge del male che sta compiendo, dell’assurdità della violenza e dell’ingiustizia che l’attanaglia. E Dio è qui, ancora oggi accanto a chi è nella sofferenza, nel dolore, nella disperazione per far comprendere che la croce del Cristo non è solo infamia, follia, dolore ma è simbolo di speranza, di salvezza per l’umanità in preda alla sua follia, al suo delirio di onnipotenza,che pensa di potersi sostituire a Dio, di poter fare a meno di Lui. Ma senza di Lui siamo nella disperazione, senza di Lui la nostra vita non ha senso. Aiutaci, come il centurione romano, a poter dire: quest’uomo era veramente il Figlio di Dio. Aiutaci nel sopportare i piccoli e i grandi dolori della nostra vita e di quella degli altri. Aiutaci a non perdere mai la speranza nel tuo amore. Amen
Dio ci benedica.
Calendario Biblico

PERCHÈ GESÙ MORI?


PERCHÈ GESÙ MORÌ ?

Perché Gesù s’è lasciato crocifiggere, quando aveva in Sé tutta la potenza per liberarsi dai nemici?Parecchie volte Gesù sfuggì alle mani di quelli che cercavano di farlo morire. In Getsemani, quando Giuda venne per tradirlo, bastò che Gesù dicesse: “Sono io”, perché tutti i soldati cadessero a terra. Nessuno avrebbe potuto mettere le mani su Gesù, se Egli non l’avesse permesso.Perché dunque s’è lasciato condurre «come un agnello allo scannatoio, come una pecora muta dinanzi a chi la tosa»? perché non ha aperto la bocca? (Matteo 26:62; 27:12-14). Perché ha dato se stesso alla morte? (Isaia 53:12).Perché? Per amore per Dio suo Padre, di cui stava compiendo l’opera della salvezza alla croce. Per amore per me peccatore, per voi, cari lettori, ch’Egli voleva liberare per sempre dalla condanna eterna.«Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita, per ripigliarla poi. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me» (Giovanni 10:17).«Io sono il buon Pastore; il buon Pastore dà la sua vita per le pecore» (Giovanni 10:11).«Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Giovanni 13:1).«Iddio non ha mandato il suo Figliuolo nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato» (Giovanni 3:17,18).«Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi» (Efesini 5:2), «diede se stesso come prezzo di riscatto per tutti» (1 Timoteo 2:6).

Catia Autieri

SANTIFICAZIONE


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Levitico 11:45
Poiché io sono l’Eterno che vi ho fatto salire dal paese d’Egitto, per essere il vostro DIO; siate dunque santi, perché io sono santo!

Dio vuole che ci santifichiamo. Certo, la santificazione non è cosa facile, la natura umana è carnale, l’involucro è debole, la natura umana è incline a peccare perché la carne è contaminata dal peccato, dalla morte.
La Bibbia esorta a non peccare perché chi vive nel peccato vive separato da Dio poiché “Dio è Santo”.
La forza per non peccare ci viene data dalla preghiera e dalla lettura della Paola di Dio e dallo Spirito Santo.
Capita che nonostante la preghiera e la lettura della Parola di Dio, il peccato è sempre pronto ad azzannarci, il peccato è come un leone che vuole assalire, cerca in ogni modo di persuadere, le tentazioni della carne sono presenti ma non conviene cedere alla tentazioni, anzi bisogna fare morire le opere della carne. Il sangue di Gesù Cristo ci purifica da ogni peccato, e quante volte abbiamo bisogno di essere purificati dal sangue di Cristo, ma esercitiamoci a non peccare abituiamoci alla santificazione che è meglio, è conveniente.
Se abbiamo ceduto per debolezza e non per proposito, non demoralizziamoci perché Cristo è il nostro avvocato, il nostro difensore davanti a Dio che ci giustifica facendo ammutolire satana che è il grande accusatore.
In 1Giovanni 2:1 leggiamo:
Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.
Ed ancora in Romani 5:1
Giustificati dunque per fede, abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore,

Gesù Cristo è colui che ci giustifica presso Dio Padre. 
Siamo grati a Dio per questo dono prezioso in Cristo Gesù e siamo grati a Gesù per averci amato così tanto da offrire la sua vita per noi, per averci liberato dal peccato e dalla morte. A Lui sia la gloria nei secoli. 

VIVERE IL CRISTIANESIMO DI ROBERTO BRACCO


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Vivere il Cristianesimo

di Roberto Bracco

 

Che cos’è il cristianesimo?

Questa domanda rappresenta una premessa indispensabile al soggetto che ci accingiamo a trattare.

Il cristianesimo è la dottrina di Cristo nella sua attuazione pratica! La dottrina di Cristo, non bisogna dimenticare, non ha soltanto un aspetto morale ed un contenuto legale, ma soprattutto, un aspetto ideale; cioè la dottrina di Cristo non si esaurisce nell’insegnare a vivere puramente e onestamente, ma si sofferma soprattutto a proclamare l’amore di Dio, la misericordia di Dio e le promesse di Dio.

Quindi possiamo dire che il cristianesimo, prima di ogni altra cosa, è la rivelazione e l’offerta della redenzione dell’umanità perduta e del dono della vita eterna.

Il cristianesimo, andando di conseguenza in conseguenza, è l’avvento del Regno di Dio. Per esso i cristiani vengono dichiarati figliuoli di Dio e cittadini di questo Regno glorioso e eterno.

Stabilito questo concetto fondamentale non rimane difficile comprendere come dev’essere vissuto il cristianesimo. Esso non può essere vissuto entro i confini opprimenti di un tradizionalismo religioso e non può essere praticato sotto il peso di limitazioni o compromessi. Deve essere vissuto nella libertà assoluta dello Spirito, al di fuori e al di sopra delle circostanze e delle realtà della vita contingente.

Purtroppo il un mondo dove la religione è diventata un accessorio della vita, dove il problema spirituale è stato trasferito dietro a quelli sociali, dove la vita dell’anima, intesa nel senso più elevato di questa parola è curata in una maniera più che secondaria; purtroppo diciamo, in un mondo dominato da queste aberranti concezioni, anche i cristiani si trascinano pesantemente sotto il peso delle più perniciose influenze.

Non dobbiamo quindi meravigliarci se anche coloro che dichiarano di averla ricevuta l’eredità di Dio, continuano a scalmanarsi intorno ad una eredità terrena; e se coloro che proclamano di aver ricevuto in dono la vita eterna continuano a barricarsi dietro alle realtà effimere e fuggenti di questa vita che tramonta. L’influenza del mondo dalla quale non riusciamo pienamente a “santificarci”, cioè a “separarci” o a “sottrarci ” ci turba e ci precipita nella confusione. Il cristianesimo è “la vita eterna”, quindi il cristianesimo sbiadisce ed annulla questa vita che fatalmente ci sfugge. Se noi viviamo rettamente il nostro cristianesimo non possiamo vivere “questa vita”, ma dobbiamo vivere la vita eterna.

Questa vita non può essere il nostro scopo, la nostra gioia, la nostra finalità perché il cristianesimo ci ha dato uno scopo, una gioia ed una finalità nella vita eterna. Non possiamo avere timore di perdere questa vita perché ormai essa è stata superata dalla vita eterna.

Nella vita presente, in un cristianesimo genuino, la visione non si ferma al tempo e alle circostanze e il credente non può offrire i suoi slanci per conquistare le realtà visibili perché tutto viene vissuto in funzione di conquista eterna: i programmi, le attività; i dolori, le prove; le gioie, le esperienze; tutto viene vissuto fuori dai limiti del tempo e fuori dallo scenario del mondo, nella vita eterna.

Se crediamo al nostro cristianesimo cioè se crediamo che la vita eterna ci è stata donata non possiamo agire diversamente altrimenti il nostro contegno infirmerebbe la nostra testimonianza di fede.

Se voi non riuscite ad oltrepassare l’orizzonte del tempo e non riuscite a liberarvi dalle imposizioni di questa vita, non potete vivere cristianamente. Il cristianesimo è anche ricchezza e gloria eterna e perciò il cristianesimo spegne il luccichio delle gemme e annulla il brillare dell’oro. Le ricchezze che vivono nel tempo e nello spazio; la gloria che impera sotto il sole vengono superate dal cristianesimo. Un cristianesimo autentico non ci ispira ad accumulare ricchezze che sono soltanto fango, non ci consiglia di cercare una gloria che è soltanto apparente perché ci offre vera ricchezza e vera gloria.

Se le nostre mani continuano a stringere avidamente le sudice banconote o le nostra braccia continuano a serrarsi con cupidigia intorno ai tesori, noi non siamo cristiani.

Coloro che si consumano per accumulare beni fugaci dimostrano di non stimare e di non credere in quelli eterni e quindi dimostrano un cristianesimo falsificato.

Il vero cristianesimo riempie l’uomo e lo riempie non soltanto per approvarlo con la gioia, con la pace, con la speranza e con la fede, ma lo riempie per renderlo totalmente occupato dalle realtà eterne. Nel cristianesimo queste realtà occupano non il primo, ma l’unico posto e tutte le altre cose si trasformano in accessori insignificanti agganciati al tempo e alle circostanze.

Oggi si ode dire frequentemente che si incontrano molti cristiani che non trovano il tempo per leggere la Bibbia o per pregare; che non trovano l’opportunità per frequentare e curare la comunione fraterna per adorare il Signore; che non trovano la capacità per offrirsi per il servizio di Dio; che non trovano il denaro per contribuire al lavoro dell’Eterno. Che cosa possiamo dire di questi cristiani? Non molto, ma possiamo dichiarare che non vivono cristianamente cioè che non sono pieni, traboccanti di quella potenza divina che si chiama cristianesimo.

Essi trovano il tempo necessario al loro lavoro e alle loro esigenze di vita fisica; trovano le opportunità necessarie al raggiungimento dei loro scopi; trovano la capacità per formarsi una posizione o migliorare e trovano il denaro per circondarsi di attenzioni e cure, ma non trovano nulla per la vita eterna.

Che cosa dimostrano?

Dimostrano che vivono e vogliono vivere la loro vita terrena, ma non vivono e non vogliono vivere il cristianesimo. Sì, si accontentano di vivere un cristianesimo parziale con la loro confessione verbale, con le loro rare presenze nella comunione fraterna, con il loro magro contributo alla causa di Dio. Un cristianesimo che può esser assomigliato ad una “volgare religione”, che si professa per necessità sociale o per testamento interiore, che si professa senza credere eccessivamente e senza sacrificarsi profondamente.

Il cristianesimo ci fa trovare tempo, forza e denaro; ci fa dare slancio, entusiasmo e fede in vista della vera vita, della vita eterna. Forse non avremo più tempo per curare i nostri interessi, per valorizzare il nostro lavoro ed i nostri programmi; forse non riusciremo ad aumentare le nostre entrate o i nostri beni, ma potremo dare sempre a Dio quello che egli ci chiede.

Nel vero cristianesimo non si attribuisce più valore alle realtà che passano e quindi, come già detto, le cose che vogliono distrarre l’uomo da Dio diventano circostanze insignificanti che possono facilmente essere subordinate al piano di Dio e l’uomo diventa ricco, forte, pronto sufficientemente per compiere tutto il volere divino.

La vita eterna domina il pensiero che ispira l’azione del cristiano ed anche la sua personalità ne viene profondamente permeata.

Il cristianesimo infatti è anche personalità nuova. Il cristiano è figliolo di Dio in senso proprio e diretto ed egli vive in relazione a questa sua eminente personalità.

La gloria o il vituperio del mondo non possono compiere la più lieve scalfitura in coloro che non sono più del mondo. I cristiani sanno amare perché non vengono turbati dalle offese; sanno essere umili perché non vengono esaltati dalla lode. Essi non danno valore alle cose rivolte ad una personalità che non è più la loro, cioè ad una personalità umana e terrena alla quale sono morti, perché come “nuove creature” vivono una nuova personalità che può essere facilmente elevata sopra i tempestosi sentimenti umani.

Il cristianesimo è il cielo, la gloria, la luce, la vita; viverlo vuol dire vivere nel cielo, nella gloria, nella luce e nella vita. Il compromesso è infedeltà come è infedeltà un cristianesimo ridotto alle dimensioni di una tradizione religiosa. Se tutta la nostra vita, i nostri beni, i nostri desideri, i nostri programmi non sono nascosti con Cristo in Dio noi non viviamo un cristianesimo che possa essere definito veramente tale. Gli egoistici, gli avari, gli indifferenti, i pigri, gli oziosi, i mondani, i sensuali… vengono rifiutati dal cristianesimo che o si vive interamente o non si vive affatto.

IL SOCCORSO DI DIO


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IL SOCCORSO DI DIO, CONFORTA L’ANIMA, riedificando le fondamenta della propria vita. Lo sconforto non ha più luogo; lo sgomento fugge via; l’instabilità si ferma. DIO interviene, mettendosi al nostro fianco, per difendere la nostra causa. Per salvarci dall’eterna sconfitta della morte. DIO si mette al nostro fianco attraverso CRISTO, le sconfitte dell’uomo, EGLI le scambia con la SUA VITTORIA. Chi avrebbe potuto fare questo? Quando l’amore di DIO conquista il cuore dell’uomo; l’anima si arrende a COLUI che detiene la VITA, facendo un ritorno alle nostre origini di vita che provengono da DIO – “Se DIO è con noi” – ogni uomo permetta che questo avvenga, per non sprecare la propria vita nel delirio del peccato, per sradicarsi dalle opere del male, per liberare la propria anima dai vortici delle tenebre. Tutti gli inganni del male, le sue offerte ed i suoi regni, perderanno il suo valore, perchè CRISTO ci offre in cambio, un cambia valuta migliore. “Se DIO è con noi” cosa potremo avere contro di noi, dal momento che il re dell’universo è divenuto nostro Padre? DIO CI BENEDICA e ci sostenga sino alla fine.