CONFIDARE; cioè AVERE FIDUCIA IN DIO


CONFIDARE; cioè AVERE FIDUCIA IN DIO! Quelli che lo hanno fatto, hanno trovato fonti inesauribili per la propria vita. I Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli, gli Evangelisti; tutti costoro, hanno vissuto delle esperienze incredibili, che oggi, anche noi, possiamo rivivere, solo se confidiamo in LUI. La fede di Abramo; il coraggio di Davide; la sapienza di Salomone; la potenza di Elia; la consacrazione di Samuele; lo zelo di Pietro; l’ardore di Paolo; e quanti ancora. Tutte virtù che possiamo acquisire, da quell’unica fonte che è CRISTO. Volgendoci intorno a noi, constateremo,che non troveremo mai alcuna confidanza al pari di quella che avremo con CRISTO. C’è poco da esitare, il mondo dà sempre, meno certezze, meno sicurezze, meno luce. CRISTO, continua ad aspettare, che altri vengano a confidare in LUI. In LUI, unica verità della vita. Che ognuno di noi, possa, attraverso la confidanza in DIO, trovare ogni virtù di CRISTO, per divenire la consolazione di molti. “Chi si confida in DIO, la SUA grazia lo circonderà” (Salmo 32:10) —- Davide Dilettoso —-

CONFIDARE; cioè AVERE FIDUCIA IN DIO! Quelli che lo hanno fatto, hanno trovato fonti inesauribili per la propria vita. I Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli, gli Evangelisti; tutti costoro, hanno vissuto delle esperienze incredibili, che oggi, anche noi, possiamo rivivere, solo se confidiamo in LUI. La fede di Abramo; il coraggio di Davide; la sapienza di Salomone; la potenza di Elia; la consacrazione di Samuele; lo zelo di Pietro; l'ardore di Paolo; e quanti ancora. Tutte virtù che possiamo acquisire, da quell'unica fonte che è CRISTO. Volgendoci intorno a noi, constateremo,che non troveremo mai alcuna confidanza al pari di quella che avremo con CRISTO. C'è poco da esitare, il mondo dà sempre, meno certezze, meno sicurezze, meno luce. CRISTO, continua ad aspettare, che altri vengano a confidare in LUI. In LUI, unica verità della vita. Che ognuno di noi, possa, attraverso la confidanza in DIO, trovare ogni virtù di CRISTO, per divenire la consolazione di molti. "Chi si confida in DIO, la SUA grazia lo circonderà" (Salmo 32:10)  ---- Davide Dilettoso ----

 

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“PERCHÉ TI ABBATTI O ANIMA MIA”?


 

 

Una domenica indimenticabile del 1866, C. H. Spurgeon sbalordì i suoi cinquemila ascoltatori, esclamando dal pulpito del Metropolitan Tabernacle di Londra: “Sono soggetto a depressioni di spirito così spaventose che spero nessuno di voi arrivi mai a provare tanta prostrazione”.

Per gli astanti sembrava inconcepibile che il maggior predicatore del mondo conoscesse la valle della disperazione.

Venuto anni dopo, nel 1887, dichiarò dallo stesso pulpito: “Personalmente, ho attraversato spesso questa valle scura”.

John Henry Jowett, pastore brillante della chiesa Presbiteriana di New York e più tardi della Westminster Chapel di Londra, scrisse ad un fratello nel 1920: “Sei convinto che io non conosca alti e bassi e che collezioni sempre successi spirituali con tanta gioia e serenità? Per niente! Spesso verso in misero stato e tutto mi appare buio”.

G. F. Barbour, biografo di Alexander Whyte, forse il più grande predicatore di Scozia dai tempi di John Knox, scrisse: “Alexander Whyte era piuttosto risoluto; tuttavia, attraversava periodi di profonda depressione a seconda dei risultati inerenti alla sua opera sul pulpito o tra la gente”.

Martin Lutero conosceva periodi particolarmente bui; si isolava per giorni e la sua famiglia doveva levare di torno tutte le cose pericolose per paura che si facesse del male.

Durante una di quelle crisi, sua moglie Caterina entrò nella stanza vestita a lutto.

Sorpreso, Lutero chiese chi fosse deceduto.

La donna rispose che non era morto nessuno, ma dal modo in cui lui si comportava, pensava che fosse morto Dio!

La verità è che persino i credenti più consacrati a volte sono depressi!

Quanti hanno posto l’affetto nelle “…cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio”, non sono esenti dall’abbattimento.

Molti servitori del Signore hanno compiuto cose grandi ed hanno scalato altezze che noi non raggiungeremo mai; eppure, talvolta hanno affrontato la depressione e la disperazione – “l’aria irrespirabile dell’inferno” come l’ha definita lo scrittore e poeta inglese John Donne.

La depressione è stata descritta come il raffreddore comune della mente, perché alla fine la prendono quasi tutti.

Quelli che servono il Signore con impegno, non ne sono immuni.

Lo scoraggiamento nel ministerio ha un precedente apostolico nell’esperienza di Paolo.

Era un missionario eminente, ma il peso del ministerio si faceva sentire e a volte egli era “abbattuto” – parola sua (2Corinzi 7:6; Vers. Riveduta).

Il termine greco utilizzato suggerisce che Paolo si sentiva umiliato e depresso.

La cosa bella, però, è che non cercava di nasconderlo.

Anzi, l’apostolo confessava la sua afflizione e come Dio lo aveva guarito.

La sua esperienza può recare gran beneficio a quanti sono nel ministerio.

Domenico Modugno

GUARDARE SEMPRE IN ALTO


Abbiamo in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra. (Coloss. 3.2)

Questo verso biblico è una RACCOMANDAZIONE che racchiude un potente significato che serve in tutte le circostanze della vita, belle o brutte che siano. Bisogna GUARDARE SEMPRE IN ALTO.
Se guardiamo verso il basso vediamo solo cose brutte che ci portano ancora più in basso:disperazione, frustrazione, umiliazione, apatia…ma se alziamo lo sguardo vediamo il sole che brilla, o le stelle…vedremo Dio stesso in tutto il suo splendore. Paolo, ci invita a concentrarci sul divino e sulla misericordia di Dio. Guardiamo con gli occhi della fede che punta al cielo, ogni giorno!

Foto: Abbiamo in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra. (Coloss. 3.2)

Questo verso biblico è una RACCOMANDAZIONE che racchiude un potente significato che serve in tutte le circostanze della vita, belle o brutte che siano. Bisogna GUARDARE SEMPRE IN ALTO.
Se guardiamo verso il basso vediamo solo cose brutte che ci portano ancora più in basso:disperazione, frustrazione, umiliazione, apatia...ma se alziamo lo sguardo vediamo il sole che brilla, o le stelle...vedremo Dio stesso in tutto il suo splendore. Paolo, ci invita a concentrarci sul divino e sulla misericordia di Dio. Guardiamo con gli occhi della fede che punta al cielo, ogni giorno!

GESÙ CRISTO È VENUTO; EGLI STA’ PER TORNARE-C. H. Spurgeon


”Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo” (Atti 1:11).

Molti in questi ultimi giorni hanno celebrato la prima venuta del Signore; ora vogliamo invece rivolgere il nostro pensiero alla promessa della Sua seconda venuta.

Il Suo ritorno è sicuro come la Sua prima venuta, dalla quale trae in larga misura la certezza della sua imminente realizzazione.

Colui che è venuto come un uomo mansueto per servire e non per essere servito, tornerà certamente per ricevere la ricompensa al Suo servizio.

Colui che venne per soffrire non tarderà a tornare per regnare.

Questa è la nostra beata speranza, perché noi credenti condivideremo la Sua gioia.

Oggi viviamo nell’ombra e nell’umiliazione, come i discepoli mentre Gesù stesso si trovava qui sulla terra; ma quando Egli tornerà saremo manifestati, proprio perché Egli stesso apparirà nel cielo.

I santi che sono morti in Cristo risorgeranno alla Sua apparizione.

I calunniati e i disprezzati brilleranno come il sole nel regno del padre loro.

Allora i santi appariranno come re e sacerdoti, e i giorni del loro cordoglio cesseranno.

Il riposo senza fine e lo straordinario splendore della gloria di Dio saranno l’abbondante ricompensa per i momenti di testimonianza e di combattimento per la fede.

Oh, che il Signore torni presto!

Gesù ritorna!

Egli è ormai sulla strada e si avvicina rapidamente.

Il suono del Suo arrivo dovrebbe essere musica ai nostri cuori! Suonate, o voi campane della speranza!

 

C. H. Spurgeon

Tratto da «CRISTIANI OGGI» gennaio 1993

IL PASTORE SOTTO LA LENTE DI INGRANDIMENTO


 

Il cristiano non può condurre una vita isolata, perché Dio ci comanda di amare (cfr. Marco 12:30-31).

Questo vale in particolare per il pastore, perché coltiva un rapporto d’amore ufficiale con la comunità.

Nel dare sé stesso ai credenti, per servirli e farsi coinvolgere nella loro vita, egli aumenta la propria vulnerabilità.

Non è un sacrificio pesante, perché di solito l’amore genera amore (cfr. 1Giovanni 4:19).

Tuttavia, espone il cuore di un pastore ad un mare d’affanni, da cui è preservato invece un cuore che non ama.

Quando un membro del gregge soffre, il pastore soffre; quando uno è in lutto, quando qualcuno si svia, lui agonizza.

Come disse l’apostolo Paolo: “Chi è debole senza che io mi senta debole con lui? Chi è scandalizzato senza che io frema per lui?” (2Corinzi 11:29).

Si tratta di una vulnerabilità privilegiata, poiché si è esposti non solo al dolore ma anche alla gioia; lo stesso Paolo affermava che i fratelli erano la sua gioia (cfr. Filippesi 4:1).

Il pastore è profondamente vulnerabile a causa del suo incarico.

Quanti vogliono comprendere il proprio pastore, devono tenerlo presente.

Il pastore è vulnerabile non soltanto perché è partecipe della vita dei credenti, ma anche perché conduce una vita pubblica.

Oggi il problema è meno acuto che nei decenni passati, ma il pastore e la sua famiglia vivono sotto la lente d’ingrandimento.

Quasi tutto può essere scrutato dai membri di chiesa – la scelta della casa o dell’auto, i gusti nell’abbigliamento, la preferenza degli svaghi e dei luoghi di vacanza – tanto per citare alcuni aspetti.

Questa sindrome della lente d’ingrandimento ha dato origine ad una storiella umoristica sul pastore ideale:

È vestito sempre in modo informale, ma mai inadeguato.
È amichevole e caloroso, ma mai confidenziale.
È spiritoso, ma non comico.
Visita i membri di chiesa, ma è sempre in ufficio.
Predica dalla Bibbia, ma sempre su temi attuali.
È profondo ma chiaro.
Condanna il peccato, ma è sempre amorevole.
Ha una famiglia di persone normali che non peccano mai.
Ha due occhi, uno marrone e uno blu!
Questa parodia dà voce alla sensazione di vulnerabilità avvertita spesso dai servitori di Dio.

Il fattore “lente d’ingrandimento” può avere un effetto debilitante sul pastore, specie se la sua famiglia si sente giudicata negativamente.

Un altro pericolo di essere in primo piano, è che ciò espone ad un’ostilità irrazionale.

Si tratta di un processo di trasferimento.

Qualche membro di chiesa può soffrire d’ansia o rabbia per un problema personale, come una malattia o un conflitto professionale, ma non aver modo di sfogare la sua emozione in modo aperto.

Quindi trasferisce inconsapevolmente quell’emozione sulla chiesa o sul pastore.

Ciò può essere distruttivo sotto l’aspetto emotivo e talvolta anche fisico.

Infine, bisogna aggiungere che il pastore è vulnerabile, perché è umano.

Malgrado la giacca e la camicia ben stirate e la sua aria da persona integra, è un peccatore che lotta contro il proprio temperamento e per crescere nella disciplina personale.

Ha i propri sogni, debolezze e difetti.

Ha insicurezze e paure irrazionali.

In breve, il ministerio accresce la vulnerabilità di una persona, perché pur trattandosi di una chiamata divina, si svolge in una sfera umana e pubblica, soprattutto, rende esposti perché è una chiamata ad amare Dio e l’uomo – e amare vuol dire essere vulnerabili.

 

Sh’ma Israel – Ascolta Israele – Corale di Palmi


Shema Israel, Adonai Eloheinu.
Adonai Eḥad, Adonai Tzichenu, Adonai Yeshua teinu.
Baruch shem kvod malchuto,
Malchuto lè olam lè olam va’ed.

Ascolta Israele, il Signore è il tuo Dio.
Il Signore è uno, il Signore è giustizia, il Signore è la nostra salvezza.
Benedetto il suo Nome glorioso nel quale regna,
Regna per sempre in eterno.

ELIA E LA SUA PAURA


Elia, vedendo questo, si alzò, e se ne andò per salvarsi la vita; giunse a Beer-Seba, che appartiene a Giuda, e vi lasciò il suo servo; ma egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a mettersi seduto sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: “Basta? Prendi la mia vita, o Signore, poiché io non valgo più dei miei padri?” Poi si coricò, e si addormentò sotto la ginestra. Allora un angelo lo toccò, e gli disse: “Alzati e mangia”. Egli guardò, e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre calde, e una brocca d’acqua. Egli mangiò e bevve, poi si coricò di nuovo. L’angelo del Signore tomo una seconda volta, lo toccò, e disse: “Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per tè”. Egli si alzò, mangiò e bevve; e per la forza che quel cibo gli aveva dato, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino a Oreb, il monte di Dio.

Elia avevo servito Dio con amore e tanta forza, ma in un momento particolare della sua vita, quella donna pericolosa ricerca la sua vita. Un marito insignificante che si faceva giostrare come voleva, aveva permesso che sua moglie avesse il sopravvento su di lui, combinando grossi guai. In questi guai ci capita il profeta dell’ Eterno, proprio perché aveva dichiarato ad Izeebel quello che lei 
era: una donna malvagia! Ben presto però il suo coraggio sparì e scappò nel deserto. Ancora una volta la storia biblica ci insegna qualcosa. Elia ha una parola per noi, laddove un angelo lo nutre perché possa continuare il cammino. Il Signore ha sempre un’attenzione al nostro cuore ferito: viene una volta, torna una seconda… torna sempre negli stessi piccoli segni, fino a che non riconosciamo che lì sta la grazia che ci è data in mano. Solo allora cambia il nostro modo di pensare e possiamo riprendere quota: magari non abbiamo ancora capito cosa fare, ma sappiamo di dover cercare; non possiamo più lasciarci andare alle nostre voglie, ma dobbiamo lasciarci orientare dalla volontà del Signore su di noi.
Ecco…semplice… a Dio dobbiamo ritornare. 
Non scappare. Tanto Dio stesso verrà a prenderti con i suoi modi gentili, ma verrà e tu non potrai tirarti indietro. Quando Egli comincia un’opera nella nostra vita, deve farci portare avanti qualcosa, anche se non vogliamo, a modo suo ci porterà a compiere la sua volontà.

Foto: Elia, vedendo questo, si alzò, e se ne andò per salvarsi la vita; giunse a Beer-Seba, che appartiene a Giuda, e vi lasciò il suo servo; ma egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a mettersi seduto sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: "Basta? Prendi la mia vita, o Signore, poiché io non valgo più dei miei padri?" Poi si coricò, e si addormentò sotto la ginestra. Allora un angelo lo toccò, e gli disse: "Alzati e mangia". Egli guardò, e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre calde, e una brocca d'acqua. Egli mangiò e bevve, poi si coricò di nuovo. L'angelo del Signore tomo una seconda volta, lo toccò, e disse: "Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per tè". Egli si alzò, mangiò e bevve; e per la forza che quel cibo gli aveva dato, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino a Oreb, il monte di Dio.

Elia avevo servito Dio con amore e tanta forza, ma in un momento particolare della sua vita, quella donna pericolosa ricerca la sua vita. Un marito insignificante che si faceva giostrare come voleva, aveva permesso che sua moglie avesse il sopravvento su di lui, combinando grossi guai. In questi guai ci capita il profeta dell' Eterno, proprio perché aveva dichiarato ad Izeebel quello che lei 
era: una donna malvagia! Ben presto però il suo coraggio sparì e scappò nel deserto. Ancora una volta la storia biblica ci insegna qualcosa. Elia ha una parola per noi, laddove un angelo lo nutre perché possa continuare il cammino. Il Signore ha sempre un’attenzione al nostro cuore ferito: viene una volta, torna una seconda… torna sempre negli stessi piccoli segni, fino a che non riconosciamo che lì sta la grazia che ci è data in mano. Solo allora cambia il nostro modo di pensare e possiamo riprendere quota: magari non abbiamo ancora capito cosa fare, ma sappiamo di dover cercare; non possiamo più lasciarci andare alle nostre voglie, ma dobbiamo lasciarci orientare dalla volontà del Signore su di noi.
Ecco...semplice... a Dio dobbiamo ritornare. 
Non scappare. Tanto Dio stesso verrà a prenderti con i suoi modi gentili, ma verrà e tu non potrai tirarti indietro. Quando Egli comincia un'opera nella nostra vita, deve farci portare avanti qualcosa, anche se non vogliamo, a modo suo ci porterà a compiere la sua volontà.

AVERE FEDE………..


Stamattina voglio dirti:”Avere fede in Dio è la scelta giusta.”

Non devi mai smettere di avere fede in Dio, perché Lui ti aiuta, ti sostiene e ti indirizza sempre verso la strada giusta, quella che ti consente di scegliere la retta via anche nei momenti più difficili. Gli stessi che, solo in apparenza, sembrano impossibili da superare, ma è importante che tu tenga bene a mente una cosa: non esiste insidia che la fede non possa sconfiggere. Di questo puoi starne certo. Il Signore allieta ogni dolore e non chiede nulla in cambio, solo la fiducia e la forza di credere in Lui…

Perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell’oro, che,
pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco,
torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo.

Foto: Stamattina voglio dirti:"Avere fede in Dio è la scelta giusta."

Non devi mai smettere di avere fede in Dio, perché Lui ti aiuta, ti sostiene e ti indirizza sempre verso la strada giusta, quella che ti consente di scegliere la retta via anche nei momenti più difficili. Gli stessi che, solo in apparenza, sembrano impossibili da superare, ma è importante che tu tenga bene a mente una cosa: non esiste insidia che la fede non possa sconfiggere. Di questo puoi starne certo. Il Signore allieta ogni dolore e non chiede nulla in cambio, solo la fiducia e la forza di credere in Lui...

Perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che,
pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco,
torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo.

IL VIRUS PIU’ TERRIBILE


 

La parola “virus” è apparsa due secoli fa nel vocabolario della biologia e della medici­na; ora la troviamo in quello dell’informatica, ed indica un piccolissimo elemento che si in­troduce in un essere vivente o in un compu­ter e riesce a deteriorarlo, modificando dall’interno le sue funzioni vitali.
Ma ne esiste uno molto più pericoloso e devastante di quello della Suina (un virus-cocktail, un pò umano, un pò suino e un pò aviario), della “mucca pazza”, o dell’AIDS.
Intendiamo parlare di quello denunciato dalla Bibbia e che infetta ogni essere umano, volente o nolente: il PECCATO.
Questo virus mortale ha contaminato Adamo ed Eva, ed ha infetta­to tutta l’umanità, una generazione dopo l’al­tra.
Ogni essere umano ne è colpito, e può vederne molteplici sintomi nella sua vita stessa.
La Bibbia dichiara: “Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è pas­sata a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Romani 5:12).
Alcuni di questi possono sembrare veniali (per come viene insegnato in alcuni ambienti cristiani), cioè non gravi, perdonabili, come la bugia, lo scherno, la gelosia; altri mortali, imperdonabili, come il furto, l’omicidio, la corruzione morale…
Ma hanno tutti la stessa origine e portano alla stessa fine fata­le: la MORTE.
Alla risurrezione dai morti chi non avrà creduto al Signore Dio subirà la “morte seconda”, per come ancora dichiara la Parola di Dio in Apocalisse 21:8 “…Ma per i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda”, che sarebbe, questa, la condizione di eterna separazione da Dio.
Ma, Dio ama gli uomini ed ha provveduto loro l’unico vaccino efficace per sfuggire al giudizio della “morte seconda”, ed è gratuito per tutti, questo rimedio è il prezio­so SANGUE di Cristo, che egli ha versato alla croce.
Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato e ci dà la vita eterna.
L’Apostolo Pietro evidenzia chiaramente questo: “…Sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia” (1 Pietro 1:18-19).
Per realizzare questo gridiamo col salmista Davide a Colui che solo può operare ciò, ed Egli sarà pronto a salvarci dalla morte eterna: “Abbi pietà di me, oh Dio! Lavami da tutte le mie iniquità e purificami dal mio peccato, poiché riconosco le mie colpe, il mio peccato è sempre davanti a me.
Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi… lavami, e sarò più bianco della neve… rendimi la gioia della tua salvezza… e la mia lingua celebrerà la tua giustizia” (da Salmi 51).

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