POTENZA NELLA PREGHIERA by David Wilkerson


421503_306530242741235_1006760537_nDio è pronto a mostrarci quanta potenza abbiamo nella preghiera!

“Così Achab risalì per mangiare e bere; ma Elia salì in vetta al Karmel, si piegò fino a terra e si mise la faccia tra le ginocchia, e disse al suo servo: «Ora sali e guarda dalla parte del mare!». Egli salì, guardò e disse: «Non c’è niente». Elia gli disse: «Ritorna a vedere, per sette volte». La settima volta, il servo disse: «C’è una nuvoletta grossa come la palma di una mano” (1 Re 18:42-44).

Elia era umano ed era influenzato dalle stesse cose che influenzano noi – le stesse paure, desideri, speranze, disperazioni e bisogni – eppure le sue preghiere ottenevano risultati! Dio qui ci sta mostrando cosa fare in ogni crisi: Correre a Lui! Essere seri! Pregare affinché le porte si chiudano e si aprano! Elia pregò seriamente e continuò a pregare ed attendere finché il Signore non rispose. Egli mandò il suo servo sette volte a controllare l’orizzonte per un minimo segno.

Oggi, dopo uno o due incontri di preghiera, molliamo e ci adiriamo con Dio. Diciamo, “Non ha funzionato con me. Ho pregato e io e mio marito abbiamo ancora problemi. Ancora non ho ciò che mi serve”.

É ovvio che le persone non preghino perché pensano che non funzioni. Non sanno cosa significhi perseverare in preghiera, ritornare come Elia ogni volta con la faccia a terra. Noi definiamo ciò “afferrare Dio”. Nell’Antico Testamento viene definito “lottare con Dio”. La preghiera di Giacobbe fu “Non Ti lascerò andare finché Tu non mi abbia benedetto” (Genesi 32:26). L’attesa, i ritardi, sono per uno scopo: renderci conformi a Cristo. Non puoi trascorrere molto tempo alla Sua presenza senza iniziare a conoscerlo. Più la risposta è ritardata e con più efficacia pregherai, più Lui diventerà importante e meno lo diventerà la risposta. In un modo o nell’altro, vinci tu! 

 

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DA CUBISTA A FIGLIO DI DIO


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Il mio nome è Maurizio, ho 30 anni e sono felice di raccontarvi come Dio ha

cambiato completamente la mia vita, conquistandomi con il Suo amore e

strappandomi dalle fiamme eterne dell’inferno.

Vivo in una famiglia molto unita e sono il quarto di sei figli. I miei genitori mi hanno

sempre dato degli insegnamenti sani, ma purtroppo essendo cresciuto in un quartiere

frequentato da ragazzi con un grado di cultura medio – basso ho trascorso la mia

adolescenza conformandomi a loro.

Finite le scuole, decisi di lavorare nell’azienda di famiglia e questo mi portò lontano

da quegli amici.

Successivamente, cominciai a frequentare un ragazzo che aveva amici di un certo

livello sociale e così conobbi una nuova realtà: quella della bella vita e delle belle

donne.

Ben presto divenni la disperazione dei miei genitori perché facevo l’opposto di tutto

quello che mi dicevano e i loro consigli erano da me sempre inascoltati.

Comincia a curare particolarmente il mio aspetto esteriore; passavo il mio tempo

libero nei centri d’estetica per avere il mio corpo abbronzato in ogni stagione. Il mio

look era particolarmente curato e il mio guardaroba era sempre rinnovato. Ma non mi

accorgevo che fin da quell’età, il peccato stava insinuandosi sempre di più nella mia

vita. Diventai maggiorenne e ormai avevo fatto passi da gigante: una buona parte

della città mi conosceva e questo mi riempiva d’orgoglio.

Un mio amico, aveva un cugino proprietario di una discoteca e una sera c’invitò nel

suo locale; da allora cominciarono i miei guai. Ebbi la prima di una lunghissima serie

di sbronze: l’alcool divenne il mio “intimo amico”.

Ironia della sorte, in quella discoteca insieme al mio amico fui assunto come

animatore. Le mie notti erano spese in questo locale, dove l’alcool scorreva a fiumi

nelle mie vene e nella mia testa.

Di lì a poco, entrai a far parte di un nuovo gruppo di animatori con i quali cominciai

a frequentare le discoteche della provincia di Bari e di Lecce. La chiamata al servizio

di leva non interruppe la mia avventura, anzi, ebbi ancora di più la possibilità, lontano

da casa, di potermi librare come un volatile.

Ballare su un cubo, mentre tutti mi osservavano e mi imitavano, mi metteva addosso

una certa “emozione” che aumentava con l’uso di alcool e di droghe.In breve tempo

raggiunsi una certa notorietà al punto tale che nei vari locali notturni avevo il mio

camerino personale.

La mia esperienza come animatore nelle discoteche ebbe fine quando dopo un giro

fra Rimini e Bologna, una parte del gruppo del quale facevo parte, cominciò a fare

delle esperienze troppo “ravvicinate” con allucinogeni ed l’ecstasy: questo spaventò

me ed anche altri elementi del gruppo e decidemmo di lasciar stare quella vita così

spericolata. Ma ancora non riuscivo a capire che quello che il mondo mi offriva erano

vetri spacciati per diamanti. Il peccato continuava ad avvolgermi e anche se

quell’esperienza era stata archiviata, continuai a “spendere soldi per ciò che non era

pane e il frutto delle mie fatiche per ciò che non mi saziava”.

Conobbi una ragazza la quale cercava in tutte le maniere di tenermi lontano da

certi ambienti, ma con scarsi risultati, perché anche stando con lei, le mie sbronze

continuavano, al punto che una sera in auto con degli amici bevemmo così tanto da

perdere letteralmente conoscenza e fummo risvegliati da una guardia notturna

preoccupata per averci visto riversi sui sedili dell’auto.

Il mio stato interiore era pietoso e anche quello fisico non era da meno, perciò

cercavo sempre di curarlo con le varie lampade abbronzanti, creme e via di seguito. I

miei ideali erano sempre gli stessi: avere tanti soldi in tasca, belle macchine, amicizie

di un certo livello, in pratica una vita vissuta in apparenza nei migliori dei modi.

Dopo quasi tre anni passati intensamente con quella ragazza, mi ritrovai durante

l’estate ancora una volta per delle scelte sbagliate a perdere tutto, anche lei.

La mia posizione economica cresceva sempre più, poiché essendo cintura nera di

Karatè cominciai a lavorare in discoteca non più come cubista, ma come Body guard.

Ma tutto ciò mi portò ancora di più ad inorgoglirmi e ad essere più aggressivo di

quanto non lo fossi al punto che una sera fui protagonista di una rissa; cominciai a

colpire senza considerare chi avessi di fronte. Alla fine della rissa, gli amici dovettero

nascondermi perché avevo usato violenza a gente della malavita locale e le

conseguenze potevano essere tragiche, ma io credo che già da allora una “mano”

particolare mi proteggeva.

Col passare degli anni cominciai a girare le località più in voga del momento e ricordo

che in una vacanza invernale a Tenerife mi feci il primo dei miei tatuaggi, perché

questo mi faceva sentire ancora più desiderato e invidiato dagli altri. Dopo alcuni

mesi, conobbi una ragazza con la quale decisi di convivere, sperando che

quell’esperienza avrebbe dato un senso alla mia vita. Ma un’altra tegola si abbatteva

su di me: tutto crollò anche la convivenza. Passai il tempo da solo nella mia casa,

isolato da tutti, cercando un valore nella mia vita. Una sera, decisi di uscire e mi

ritrovai in locale di musica jazz, dove ritrovai il mio amico con il quale avevo condiviso

le mie prime esperienze; fui attratto dal suo lavoro di barman e cercai in tutte le

maniere di apprendere l’arte del “miscelare”: divenni un ottimo barman.

Intanto, l’alcool, la cocaina e il sesso stavano consumando la mia vita. Le serate

erano tutte uguali, si cercava in tutte le maniere di soddisfare i propri istinti a

discapito del mio riposo notturno: pensavo che questa era “vita”. Con quello che

guadagnai in quel periodo acquistai una moto e cominciai a partecipare ai moto –

raduno; ciò mi dava la possibilità di conoscere ancora più gente. Ma tutto ciò non

appagava la mia vita. Decisi che forse era il momento giusto per mettere la testa a

posto e cercare una ragazza con cui poter condividere la mia vita in maniera

regolare, dando un taglio alla dissolutezza che mi circondava.

Conobbi una ragazza e me ne innamorai: trascorremmo dei mesi insieme e ad un

certo punto decidemmo di sposarci. Ma di lì a poco sarebbero cominciati i mesi più

neri della mia vita, perché anche questo fu un fallimento e decidemmo di troncare il

nostro rapporto. Mi ritrovai ancora una volta solo senza riuscire a comprendere come

potessi trovarmi in una situazione assurda, di angoscia e di depressione. Non

dormivo più la notte, non mangiavo più e il mio peso corporeo scese di sette chili in

breve tempo.

Una sera delle solite, trascorse a fissare il vuoto, ebbi una crisi di pianto: disperato,

raggiunsi la stanza di mia sorella e la svegliai cercando il suo aiuto. La sua risposta

fu diversa da quella che mi aspettavo: volevo essere confortato, pensavo che mi

avrebbe incoraggiato, consolato, fortificato, ma seraficamente mi disse che c’era

Qualcuno che poteva aiutarmi e dare il senso alla mia vita. Questo Qualcuno era

Gesù. Mia sorella mi presentò il piano salvifico di Dio ed alla fine chinammo il nostro

capo e invocammo il nome meraviglioso di Cristo Gesù. La Sua risposta non tardò,

perché in quel momento realizzai la Sua presenza, il perdono dei miei molteplici

peccati e feci l’esperienza della nuova nascita.

Da quel giorno, Cristo Gesù è venuto ad abitare nel mio cuore ed a regnare nella mia

vita. Avevo fatto tante scelte sbagliate, ma posso garantirvi che da quel momento in

poi, Gesù ha cominciato a guidare la mia vita e continua ancora oggi a farlo con il

suo Santo Spirito.

Nell’Aprile di quest’anno mi sono battezzato in acqua ubbidendo al comandamento

di Gesù.

Un giorno, ballando su un cubo ero al centro dell’attenzione di tutti ma oggi

desidero che Gesù possa del continuo essere innalzato, glorificato e benedetto. Ora

Lui è al centro della mia vita e desidero che Gesù cresca in me e io diminuisca.

 

“SE NON CAMBIATE E NON DIVENTATE COME I BAMBINI, NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI” (Matteo 18:3)


 

“SE NON CAMBIATE E NON DIVENTATE COME I BAMBINI, NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI” (Matteo 18:3) – traduz. Soc. Bibl. di Ginevra —- In forma fisica, questo è un processo, che avviene gradualmente successivamente alla nascita. La NASCITA, quindi, è una fase iniziale che CRISTO, dichiara in maniera esplicita, a Nicodemo; uomo religioso, sapiente teologo e dottore della legge: “In verità, in verità, io ti dico, che se alcuno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di DIO” (Giovanni 3:3) Con queste parole GESU’ svela una legge spirituale ancora sconosciuta ”LA RINASCITA”.

Questo è un fenomeno che può avvenire solo morendo a se stessi, dove CRISTO, stesso accompagnerà ad attraversare questa soglia. “Se moriamo con CRISTO, con Lui altresì vivremo” (II Timoteo 2:11) Allora, bisogna necessariamente interrompere la propria destinazione di vita, il cui cammino umano conduce inesorabilmente solo alla morte. Lasciar morire la vecchia vita di impronta adamica, e rinascere su una nuova impronta che proviene da CRISTO.

La notte in cui Nicodemo andò a trovare CRISTO, è sinonimo della notte in cui ogni uomo si trova, quando ricerca un varco alla propria destinazione esistenziale. L’invito posto fu immediato: “Se vuoi VEDERE il Regno di DIO, devi rinascere”. La nuova vita, quindi, ci dona nuovi occhi, che sono in grado di vedere il “Regno di DIO”, la vecchia natura, purtroppo, non è in grado di vedere, neanche quando CRISTO opera miracoli.

Successivamente, CRISTO, mostra la condizione per ENTRARE, in tale Regno: “DIVENTARE come un piccolo fanciullo, ovvero, come un bambino”. Il “diventare” come un bambino, implica due condizioni: La “volontà di esserlo” e “la disponibilità di ascoltare”. La VOLONTA’ verso DIO, dispone già di un premio: “la PACE” proferita dagli angeli, quando annunciarono la nascita di CRISTO: “Pace in terra, agli uomini di buona volontà” (Luca 2:14)

Con la pace divina, ci si trova già su di un terreno, dove si apre un dialogo che diventa un relazionarsi con DIO. Così fu nel principio, pensando al primo uomo, che fu insegnato da DIO, quando camminavano insieme nel giardino dell’Eden , come un genitore con il proprio figlio; lo stato di apprendimento, di conoscenza, di capacità, di linguaggio, gli fu trasmesso personalmente da DIO.

Il bambino non è ancora in grado di intendere e volere, tuttavia, ha una spiccata percezione all’apprendimento, sviluppando la predisposizione ad ASCOLTARE. “Chi è da DIO, ascolta le parole di DIO” (Giovanni 8:47). Ma prima di riempire un vaso, questo, deve essere prima svuotato da altri contenuti nocivi all’anima: “Deposta ogni malizia, ogni frode, ogni ipocrisia, ogni invidia ed ogni maldicenza, come bambini pur nati, appetite il puro latte spirituale” (I Pietro 2:1-2) : E’ quindi, indispensabile “ascoltare” l’insegnamento, che dona il nutrimento alla crescita spirituale.

Il “Regno di DIO”, quindi, rimane nascosto ad una umanità decaduta, avvolta nelle tenebre, in una condizione di peccato, in cui nessuna condotta, giustizia o religiosità umana, può farla cambiare. CRISTO, capovolge questa condizione, con la rinascita; l’uomo dal canto suo deve capovolgere la sua identità, ricominciando come un bambino. Vi saranno dei privilegi a chi si disporrà a tale cambiamento. A questi, saranno aperte: le porte della rivelazione “Io ti ringrazio o Padre, che tu hai nascoste queste cose a savi ed intendenti e le hai rivelate a piccoli fanciulli” (Luca 10:21).

Saranno aperte le porte della preghiera, “Gli angeli del piccolo fanciullo, sono del continuo dinnanzi la presenza di DIO” (Matteo18:10), dimostrando che tali messaggeri sono i portavoce di orazioni, che non saranno più impedite da una natura peccaminosa. Saranno aperte le porte della protezione, in quanto i bambini sono vulnerabili alla malvagità altrui, divenendo proprietà di CRISTO (Giovanni 17:9). Su quanto appartiene al SUO Regno, DIO dà un avviso da non trascurare. “Guai a chi…. avrà scandalizzato uno di questi piccoli (Luca 17:1-2) provocandone l’ira ed il giudizio di DIO.

Esiste una forte connessione tra il bambino naturale e quello spirituale, entrambi infatti, appartengono a DIO e sono atti al “Regno di DIO” Attraverso essi, DIO, ci dona una evidente immagine di quanto più puro sia rimasto in questo mondo. Il bambino naturale detiene questa purezza, in quanto non conosce ancora la contaminazione del peccato. Il bambino spirituale, invece, detiene questa purezza attraverso la natura trasmessa da CRISTO — DIO tiene ancora aperta la SUA porta. Chi ancora non lo ha fatto e vuole vedere il SUO Regno: “rinasca” attraverso la SUA Grazia. Chi vuole entrarvi: “cambi” la sua natura, attraverso CRISTO. Il premio è troppo grande per potervi rinunciare.

“SE NON CAMBIATE E NON DIVENTATE COME I BAMBINI, NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI” (Matteo 18:3) - traduz. Soc. Bibl. di Ginevra ---- In forma fisica, questo è un processo, che avviene gradualmente successivamente alla nascita. La NASCITA, quindi, è una fase iniziale che CRISTO, dichiara in maniera esplicita, a Nicodemo; uomo religioso, sapiente teologo e dottore della legge: “In verità, in verità, io ti dico, che se alcuno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di DIO” (Giovanni 3:3) Con queste parole GESU’ svela una legge spirituale ancora sconosciuta ”LA RINASCITA”. 

Questo è un fenomeno che può avvenire solo morendo a se stessi, dove CRISTO, stesso accompagnerà ad attraversare questa soglia. “Se moriamo con CRISTO, con Lui altresì vivremo” (II Timoteo 2:11) Allora, bisogna necessariamente interrompere la propria destinazione di vita, il cui cammino umano conduce inesorabilmente solo alla morte. Lasciar morire la vecchia vita di impronta adamica, e rinascere su una nuova impronta che proviene da CRISTO. 

La notte in cui Nicodemo andò a trovare CRISTO, è sinonimo della notte in cui ogni uomo si trova, quando ricerca un varco alla propria destinazione esistenziale. L’invito posto fu immediato: “Se vuoi VEDERE il Regno di DIO, devi rinascere”. La nuova vita, quindi, ci dona nuovi occhi, che sono in grado di vedere il “Regno di DIO”, la vecchia natura, purtroppo, non è in grado di vedere, neanche quando CRISTO opera miracoli.

Successivamente, CRISTO, mostra la condizione per ENTRARE, in tale Regno: “DIVENTARE come un  piccolo fanciullo, ovvero, come un bambino”. Il “diventare” come un bambino, implica due condizioni: La “volontà di esserlo” e “la disponibilità di ascoltare”. La VOLONTA’ verso DIO, dispone già di un premio: “la PACE” proferita dagli angeli, quando annunciarono la nascita di CRISTO: “Pace in terra, agli uomini di buona volontà” (Luca 2:14)

Con la pace divina, ci si trova già su di un terreno, dove si apre un dialogo che diventa un relazionarsi con DIO. Così fu nel principio, pensando al primo uomo, che fu insegnato da DIO, quando camminavano insieme nel giardino dell’Eden , come un genitore con il proprio figlio; lo stato di apprendimento, di conoscenza, di capacità, di linguaggio, gli fu trasmesso personalmente da DIO.

Il bambino non è ancora in grado di intendere e volere, tuttavia, ha una spiccata percezione all’apprendimento, sviluppando la predisposizione ad ASCOLTARE. “Chi è da DIO, ascolta le parole di DIO” (Giovanni 8:47). Ma prima di riempire un vaso, questo, deve essere prima svuotato da altri contenuti nocivi all’anima: “Deposta ogni malizia, ogni frode, ogni ipocrisia, ogni invidia ed ogni maldicenza, come bambini pur nati, appetite il puro latte spirituale” (I Pietro 2:1-2) : E’ quindi, indispensabile “ascoltare” l’insegnamento, che dona il nutrimento alla crescita spirituale.

Il “Regno di DIO”, quindi, rimane nascosto ad una umanità decaduta, avvolta nelle tenebre, in una condizione di peccato, in cui nessuna condotta, giustizia o religiosità umana, può farla cambiare. CRISTO, capovolge questa condizione, con la rinascita; l’uomo dal canto suo deve capovolgere la sua identità, ricominciando come un bambino. Vi saranno dei privilegi a chi si disporrà a tale cambiamento. A questi, saranno aperte: le porte della rivelazione “Io ti ringrazio o Padre, che tu hai nascoste queste cose a savi ed intendenti e le hai rivelate a piccoli fanciulli” (Luca 10:21). 

Saranno aperte le porte della preghiera, “Gli angeli del piccolo fanciullo, sono del continuo dinnanzi la presenza di DIO” (Matteo18:10), dimostrando che tali messaggeri sono i portavoce di orazioni, che non saranno più impedite da una natura peccaminosa. Saranno aperte le porte della protezione, in quanto i bambini sono vulnerabili alla malvagità altrui, divenendo proprietà di CRISTO (Giovanni 17:9). Su quanto appartiene al SUO Regno, DIO dà un avviso da non trascurare. “Guai a chi…. avrà scandalizzato uno di questi piccoli  (Luca 17:1-2) provocandone l’ira ed il giudizio di DIO.

Esiste una forte connessione tra il bambino naturale e quello spirituale, entrambi infatti, appartengono a DIO e sono atti al “Regno di DIO” Attraverso essi, DIO, ci dona una evidente immagine di quanto più puro sia rimasto in questo mondo. Il bambino naturale detiene questa purezza, in quanto non conosce ancora la   contaminazione del peccato. Il bambino spirituale, invece, detiene questa purezza attraverso la natura trasmessa da CRISTO --  DIO tiene ancora aperta la SUA porta. Chi ancora non lo ha fatto e vuole vedere il SUO Regno: “rinasca” attraverso la SUA Grazia. Chi vuole entrarvi: “cambi” la sua natura, attraverso CRISTO. Il premio è troppo grande per potervi rinunciare. ---- Davide Dilettoso ----

GUARDARE SEMPRE IN ALTO


Abbiamo in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra. (Coloss. 3.2)

Questo verso biblico è una RACCOMANDAZIONE che racchiude un potente significato che serve in tutte le circostanze della vita, belle o brutte che siano. Bisogna GUARDARE SEMPRE IN ALTO.
Se guardiamo verso il basso vediamo solo cose brutte che ci portano ancora più in basso:disperazione, frustrazione, umiliazione, apatia…ma se alziamo lo sguardo vediamo il sole che brilla, o le stelle…vedremo Dio stesso in tutto il suo splendore. Paolo, ci invita a concentrarci sul divino e sulla misericordia di Dio. Guardiamo con gli occhi della fede che punta al cielo, ogni giorno!

Foto: Abbiamo in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra. (Coloss. 3.2)

Questo verso biblico è una RACCOMANDAZIONE che racchiude un potente significato che serve in tutte le circostanze della vita, belle o brutte che siano. Bisogna GUARDARE SEMPRE IN ALTO.
Se guardiamo verso il basso vediamo solo cose brutte che ci portano ancora più in basso:disperazione, frustrazione, umiliazione, apatia...ma se alziamo lo sguardo vediamo il sole che brilla, o le stelle...vedremo Dio stesso in tutto il suo splendore. Paolo, ci invita a concentrarci sul divino e sulla misericordia di Dio. Guardiamo con gli occhi della fede che punta al cielo, ogni giorno!

GESÙ CRISTO È VENUTO; EGLI STA’ PER TORNARE-C. H. Spurgeon


”Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo” (Atti 1:11).

Molti in questi ultimi giorni hanno celebrato la prima venuta del Signore; ora vogliamo invece rivolgere il nostro pensiero alla promessa della Sua seconda venuta.

Il Suo ritorno è sicuro come la Sua prima venuta, dalla quale trae in larga misura la certezza della sua imminente realizzazione.

Colui che è venuto come un uomo mansueto per servire e non per essere servito, tornerà certamente per ricevere la ricompensa al Suo servizio.

Colui che venne per soffrire non tarderà a tornare per regnare.

Questa è la nostra beata speranza, perché noi credenti condivideremo la Sua gioia.

Oggi viviamo nell’ombra e nell’umiliazione, come i discepoli mentre Gesù stesso si trovava qui sulla terra; ma quando Egli tornerà saremo manifestati, proprio perché Egli stesso apparirà nel cielo.

I santi che sono morti in Cristo risorgeranno alla Sua apparizione.

I calunniati e i disprezzati brilleranno come il sole nel regno del padre loro.

Allora i santi appariranno come re e sacerdoti, e i giorni del loro cordoglio cesseranno.

Il riposo senza fine e lo straordinario splendore della gloria di Dio saranno l’abbondante ricompensa per i momenti di testimonianza e di combattimento per la fede.

Oh, che il Signore torni presto!

Gesù ritorna!

Egli è ormai sulla strada e si avvicina rapidamente.

Il suono del Suo arrivo dovrebbe essere musica ai nostri cuori! Suonate, o voi campane della speranza!

 

C. H. Spurgeon

Tratto da «CRISTIANI OGGI» gennaio 1993

IL PASTORE SOTTO LA LENTE DI INGRANDIMENTO


 

Il cristiano non può condurre una vita isolata, perché Dio ci comanda di amare (cfr. Marco 12:30-31).

Questo vale in particolare per il pastore, perché coltiva un rapporto d’amore ufficiale con la comunità.

Nel dare sé stesso ai credenti, per servirli e farsi coinvolgere nella loro vita, egli aumenta la propria vulnerabilità.

Non è un sacrificio pesante, perché di solito l’amore genera amore (cfr. 1Giovanni 4:19).

Tuttavia, espone il cuore di un pastore ad un mare d’affanni, da cui è preservato invece un cuore che non ama.

Quando un membro del gregge soffre, il pastore soffre; quando uno è in lutto, quando qualcuno si svia, lui agonizza.

Come disse l’apostolo Paolo: “Chi è debole senza che io mi senta debole con lui? Chi è scandalizzato senza che io frema per lui?” (2Corinzi 11:29).

Si tratta di una vulnerabilità privilegiata, poiché si è esposti non solo al dolore ma anche alla gioia; lo stesso Paolo affermava che i fratelli erano la sua gioia (cfr. Filippesi 4:1).

Il pastore è profondamente vulnerabile a causa del suo incarico.

Quanti vogliono comprendere il proprio pastore, devono tenerlo presente.

Il pastore è vulnerabile non soltanto perché è partecipe della vita dei credenti, ma anche perché conduce una vita pubblica.

Oggi il problema è meno acuto che nei decenni passati, ma il pastore e la sua famiglia vivono sotto la lente d’ingrandimento.

Quasi tutto può essere scrutato dai membri di chiesa – la scelta della casa o dell’auto, i gusti nell’abbigliamento, la preferenza degli svaghi e dei luoghi di vacanza – tanto per citare alcuni aspetti.

Questa sindrome della lente d’ingrandimento ha dato origine ad una storiella umoristica sul pastore ideale:

È vestito sempre in modo informale, ma mai inadeguato.
È amichevole e caloroso, ma mai confidenziale.
È spiritoso, ma non comico.
Visita i membri di chiesa, ma è sempre in ufficio.
Predica dalla Bibbia, ma sempre su temi attuali.
È profondo ma chiaro.
Condanna il peccato, ma è sempre amorevole.
Ha una famiglia di persone normali che non peccano mai.
Ha due occhi, uno marrone e uno blu!
Questa parodia dà voce alla sensazione di vulnerabilità avvertita spesso dai servitori di Dio.

Il fattore “lente d’ingrandimento” può avere un effetto debilitante sul pastore, specie se la sua famiglia si sente giudicata negativamente.

Un altro pericolo di essere in primo piano, è che ciò espone ad un’ostilità irrazionale.

Si tratta di un processo di trasferimento.

Qualche membro di chiesa può soffrire d’ansia o rabbia per un problema personale, come una malattia o un conflitto professionale, ma non aver modo di sfogare la sua emozione in modo aperto.

Quindi trasferisce inconsapevolmente quell’emozione sulla chiesa o sul pastore.

Ciò può essere distruttivo sotto l’aspetto emotivo e talvolta anche fisico.

Infine, bisogna aggiungere che il pastore è vulnerabile, perché è umano.

Malgrado la giacca e la camicia ben stirate e la sua aria da persona integra, è un peccatore che lotta contro il proprio temperamento e per crescere nella disciplina personale.

Ha i propri sogni, debolezze e difetti.

Ha insicurezze e paure irrazionali.

In breve, il ministerio accresce la vulnerabilità di una persona, perché pur trattandosi di una chiamata divina, si svolge in una sfera umana e pubblica, soprattutto, rende esposti perché è una chiamata ad amare Dio e l’uomo – e amare vuol dire essere vulnerabili.

 

Sh’ma Israel – Ascolta Israele – Corale di Palmi


Shema Israel, Adonai Eloheinu.
Adonai Eḥad, Adonai Tzichenu, Adonai Yeshua teinu.
Baruch shem kvod malchuto,
Malchuto lè olam lè olam va’ed.

Ascolta Israele, il Signore è il tuo Dio.
Il Signore è uno, il Signore è giustizia, il Signore è la nostra salvezza.
Benedetto il suo Nome glorioso nel quale regna,
Regna per sempre in eterno.

ELIA E LA SUA PAURA


Elia, vedendo questo, si alzò, e se ne andò per salvarsi la vita; giunse a Beer-Seba, che appartiene a Giuda, e vi lasciò il suo servo; ma egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a mettersi seduto sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: “Basta? Prendi la mia vita, o Signore, poiché io non valgo più dei miei padri?” Poi si coricò, e si addormentò sotto la ginestra. Allora un angelo lo toccò, e gli disse: “Alzati e mangia”. Egli guardò, e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre calde, e una brocca d’acqua. Egli mangiò e bevve, poi si coricò di nuovo. L’angelo del Signore tomo una seconda volta, lo toccò, e disse: “Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per tè”. Egli si alzò, mangiò e bevve; e per la forza che quel cibo gli aveva dato, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino a Oreb, il monte di Dio.

Elia avevo servito Dio con amore e tanta forza, ma in un momento particolare della sua vita, quella donna pericolosa ricerca la sua vita. Un marito insignificante che si faceva giostrare come voleva, aveva permesso che sua moglie avesse il sopravvento su di lui, combinando grossi guai. In questi guai ci capita il profeta dell’ Eterno, proprio perché aveva dichiarato ad Izeebel quello che lei 
era: una donna malvagia! Ben presto però il suo coraggio sparì e scappò nel deserto. Ancora una volta la storia biblica ci insegna qualcosa. Elia ha una parola per noi, laddove un angelo lo nutre perché possa continuare il cammino. Il Signore ha sempre un’attenzione al nostro cuore ferito: viene una volta, torna una seconda… torna sempre negli stessi piccoli segni, fino a che non riconosciamo che lì sta la grazia che ci è data in mano. Solo allora cambia il nostro modo di pensare e possiamo riprendere quota: magari non abbiamo ancora capito cosa fare, ma sappiamo di dover cercare; non possiamo più lasciarci andare alle nostre voglie, ma dobbiamo lasciarci orientare dalla volontà del Signore su di noi.
Ecco…semplice… a Dio dobbiamo ritornare. 
Non scappare. Tanto Dio stesso verrà a prenderti con i suoi modi gentili, ma verrà e tu non potrai tirarti indietro. Quando Egli comincia un’opera nella nostra vita, deve farci portare avanti qualcosa, anche se non vogliamo, a modo suo ci porterà a compiere la sua volontà.

Foto: Elia, vedendo questo, si alzò, e se ne andò per salvarsi la vita; giunse a Beer-Seba, che appartiene a Giuda, e vi lasciò il suo servo; ma egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a mettersi seduto sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: "Basta? Prendi la mia vita, o Signore, poiché io non valgo più dei miei padri?" Poi si coricò, e si addormentò sotto la ginestra. Allora un angelo lo toccò, e gli disse: "Alzati e mangia". Egli guardò, e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre calde, e una brocca d'acqua. Egli mangiò e bevve, poi si coricò di nuovo. L'angelo del Signore tomo una seconda volta, lo toccò, e disse: "Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per tè". Egli si alzò, mangiò e bevve; e per la forza che quel cibo gli aveva dato, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino a Oreb, il monte di Dio.

Elia avevo servito Dio con amore e tanta forza, ma in un momento particolare della sua vita, quella donna pericolosa ricerca la sua vita. Un marito insignificante che si faceva giostrare come voleva, aveva permesso che sua moglie avesse il sopravvento su di lui, combinando grossi guai. In questi guai ci capita il profeta dell' Eterno, proprio perché aveva dichiarato ad Izeebel quello che lei 
era: una donna malvagia! Ben presto però il suo coraggio sparì e scappò nel deserto. Ancora una volta la storia biblica ci insegna qualcosa. Elia ha una parola per noi, laddove un angelo lo nutre perché possa continuare il cammino. Il Signore ha sempre un’attenzione al nostro cuore ferito: viene una volta, torna una seconda… torna sempre negli stessi piccoli segni, fino a che non riconosciamo che lì sta la grazia che ci è data in mano. Solo allora cambia il nostro modo di pensare e possiamo riprendere quota: magari non abbiamo ancora capito cosa fare, ma sappiamo di dover cercare; non possiamo più lasciarci andare alle nostre voglie, ma dobbiamo lasciarci orientare dalla volontà del Signore su di noi.
Ecco...semplice... a Dio dobbiamo ritornare. 
Non scappare. Tanto Dio stesso verrà a prenderti con i suoi modi gentili, ma verrà e tu non potrai tirarti indietro. Quando Egli comincia un'opera nella nostra vita, deve farci portare avanti qualcosa, anche se non vogliamo, a modo suo ci porterà a compiere la sua volontà.

AVERE FEDE………..


Stamattina voglio dirti:”Avere fede in Dio è la scelta giusta.”

Non devi mai smettere di avere fede in Dio, perché Lui ti aiuta, ti sostiene e ti indirizza sempre verso la strada giusta, quella che ti consente di scegliere la retta via anche nei momenti più difficili. Gli stessi che, solo in apparenza, sembrano impossibili da superare, ma è importante che tu tenga bene a mente una cosa: non esiste insidia che la fede non possa sconfiggere. Di questo puoi starne certo. Il Signore allieta ogni dolore e non chiede nulla in cambio, solo la fiducia e la forza di credere in Lui…

Perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell’oro, che,
pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco,
torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo.

Foto: Stamattina voglio dirti:"Avere fede in Dio è la scelta giusta."

Non devi mai smettere di avere fede in Dio, perché Lui ti aiuta, ti sostiene e ti indirizza sempre verso la strada giusta, quella che ti consente di scegliere la retta via anche nei momenti più difficili. Gli stessi che, solo in apparenza, sembrano impossibili da superare, ma è importante che tu tenga bene a mente una cosa: non esiste insidia che la fede non possa sconfiggere. Di questo puoi starne certo. Il Signore allieta ogni dolore e non chiede nulla in cambio, solo la fiducia e la forza di credere in Lui...

Perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che,
pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco,
torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo.