Nigeria: altre ragazze rapite


Altre 20 ragazze rapite. L’avanzata del fondamentalismo islamico in Nigeria del nord è implacabile. Centinaia di vittime nelle ultime settimane. Porte Aperte promuove progetti di cura dei traumi specie delle vedove.

Altre 20 ragazze rapite. Decine di attacchi brutali. L’avanzata del fondamentalismo islamico in Nigeria del nord è implacabile. L’obiettivo dichiarato è la creazione di un’enclave islamica radicale tramite la violenza e il terrore. Nessuna pietà sembra essere il motto dei Boko Haram. Ma ancora una volta è importante ribadire che questo gruppo terroristico cavalca un’intolleranza diffusa anche in parte della popolazione islamica locale, la quale anche per interessi economici non esita a chiudere un occhio se non deliberatamente a favorire  e a coadiuvare le brutali violenze perpetrate soprattutto contro le comunità cristiane nigeriane. Di questa faccia della realtà nigeriana si parla poco: esiste una dilagante intolleranza che cresce anche in quella porzione di musulmani non membri diretti dei Boko Haram, sfociante in indifferenza, appoggio o patrocinio/partecipazione alle violenze dei più radicali.

Mentre Chibok piange ancora le ragazze rapite a metà aprile, un altro attacco con annesso rapimento di almeno 20 giovani donne, come si accennava, ha sconquassato in questi giorni la comunità della stessa zona, questa volta le ragazze sono state prese dall’insediamento nomade di Garkin Fulani (non sappiamo se vi siano cristiane tra loro). Ma in mezzo a questi due rapimenti, letteralmente centinaia di persone sono state uccise in diverse aggressioni. Solo negli ultimi giorni, almeno 200 persone sono state trucidate in una sequenza di attacchi in alcuni villaggi dello stato di Borno. All’inizio di giugno, un attacco dinamitardo ha mietuto decine di vittime nei pressi di Mubi, città al confine con il Cameroon. Una ventina di giorni fa, invece, a Jos (stato di Plateau), due esplosioni in una zona a predominanza cristiana (un attentato suicida in un mercato affollato e una bomba vicino all’ospedale) hanno ucciso 118 persone, per lo più donne. E la terrificante lista continua.

Chiediamo urgentemente preghiera per la Nigeria e per i cristiani nigeriani, bersagli degli estremisti. Si possono anche scrivere messaggi di incoraggiamento e vicinanza attraverso i nostri operatori (per sapere come fare vai a questa pagina del sitohttps://www.porteaperteitalia.org/entra_in_azione/prega/3132821/ ). 

Porte Aperte sta investendo fondi e progetti nella cura dei traumi in particolare di vedove e orfani nella Nigeria del nord: un tuo dono può aiutare a trasformare l’angoscia in gioia e la rabbia in perdono.

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QUALCHE TEMPO FA APPARVE SU UN GIORNALE, QUESTO TRAFILETTO


“Alcuni spiritisti, entrano in comunicazione con uno spirito, e gli dicono, con aria soddisfatta: — Siamo arrivati. Finalmente ci siamo riusciti. Da ora in poi, ci serviremo di te, tutte le volte che vorremo. – Ma il demone rispose: — Al contrario. Ora che noi, siamo arrivati, da ora in poi, sarete voi che non resterete più liberi e faremo di voi tutto quello che vorremo” 

Una simile notizia, mette a nudo, a chi pratica simili cose, una terribile realtà, a cui si va incontro. Tanti, essendo inconsapevoli di mettersi in contatto con delle forze superiori, non sanno che tali spiriti, prendono il sopravvento sull’uomo, rendendolo schiavo e succube ad un potere spirituale tenebroso. CRISTO negli evangeli ne dichiara la provenienza di tali entità, definendoli: spiriti immondi, spiriti maligni, spiriti cattivi; essendo angeli ribelli, decaduti e seguaci di lucifero. Essi formano il “regno delle tenebre”. GESU’, infatti annunciando il “Regno dei cieli” dichiara: “Chi mi segue, non camminerà nelle tenebre” (Giov. 8:12), essendo il SUO un “Regno di Luce”.

DIO nella SUA Parola, avvisa l’uomo di tali pericoli. (Levitico 19:31 – Deuteronomio 18:11) Perché chi cerca tali contatti, entra in contatto con il “regno della morte”, come ancora dice il testo biblico: “COLUI CHE DETIENE L’IMPERO (ovvero il regno) DELLA MORTE E’ IL DIAVOLO” (Ebrei 2:14). Per cui, costoro, ignorano, che invocando gli spiriti dei morti, in realtà, stanno entrando in contatto con un regno il cui dominio è del diavolo, e quelli che risponderanno, a coloro che li evocano, in realtà saranno, solo spiriti demoniaci. 

Resta di fatto, che la Bibbia, cita un caso di evocazione; quando il re Saul, abbandonato da DIO, fece evocare il profeta Eliseo, morto, poco tempo prima (leggi I Samuele 28:14). In questo i critici della Bibbia, attaccano, il paradosso testuale, definendo: “la Bibbia delle contraddizioni”. A dir vero questo è stato, anche motivo di diversi disaccordi teologici. Io credo comunque che ogni verità, si trovi sempre, sulla stessa Parola di DIO, evitando ogni opinione personale. 

Esaminando quindi, il testo, su alcune traduzioni bibliche, ne trarremo una migliore interpretazione. — Nella “vecchia traduzione della Diodati” (della società biblica britannica e forestiera – anno 1964) leggiamo: “Io ho veduto un ‘angelo’ che sale fuor dalla terra” — nelle “traduzioni della Luzzi” (nei rispettivi anni 1957-1975 e quella aggiornata dalla società biblica di Ginevra anno 1994) sono tutte concorde; leggendo: “vedo un essere ‘sovrumano’ che esce di sotto terra”. I testi ebraici, invece, traducono la frase ‘sovrumano’ con ‘Elohim’ nome attribuito all’Iddio del cielo. Da questo possiamo intendere che chi saliva dalla terra non era lo spirito di Samuele. Vista la descrizione di un essere che non rientra nell’umano, ma nel soprannaturale, il cui Spirito si trova ovunque ed ha il potere sopra ogni cosa. (Salmo 139-8 — Amos 9:2) —- Davide Dilettoso —-

Foto: QUALCHE TEMPO FA APPARVE SU UN GIORNALE, QUESTO TRAFILETTO: “Alcuni spiritisti, entrano in comunicazione con uno spirito, e gli dicono, con aria soddisfatta: -- Siamo arrivati. Finalmente ci siamo riusciti. Da ora in poi, ci serviremo di te, tutte le volte che vorremo. – Ma il demone rispose: -- Al contrario. Ora che noi, siamo arrivati, da ora in poi,  sarete voi che non resterete più liberi e faremo di voi tutto quello che vorremo” 

Una simile notizia, mette a nudo, a chi pratica simili cose, una terribile realtà, a cui si va incontro. Tanti, essendo inconsapevoli di mettersi in contatto con delle forze superiori, non sanno che tali spiriti, prendono il sopravvento sull’uomo, rendendolo schiavo e succube ad un potere spirituale tenebroso. CRISTO negli evangeli ne dichiara la provenienza di tali entità, definendoli: spiriti immondi, spiriti maligni, spiriti cattivi; essendo angeli ribelli, decaduti e seguaci di lucifero. Essi formano il “regno delle tenebre”. GESU’, infatti annunciando il “Regno dei cieli” dichiara: “Chi mi segue, non camminerà nelle tenebre” (Giov. 8:12), essendo il SUO un “Regno di Luce”.

DIO nella SUA Parola, avvisa l’uomo di tali pericoli. (Levitico 19:31 – Deuteronomio 18:11) Perché chi cerca tali contatti, entra in contatto con il “regno della morte”, come ancora dice il testo biblico: “COLUI CHE DETIENE L’IMPERO (ovvero il regno) DELLA MORTE E’ IL DIAVOLO” (Ebrei 2:14). Per cui, costoro, ignorano, che invocando gli spiriti dei morti, in realtà, stanno entrando in contatto con un regno il cui dominio è del diavolo, e quelli che risponderanno, a coloro che li evocano, in realtà saranno, solo spiriti demoniaci. 
 
Resta di fatto, che la Bibbia, cita un caso di evocazione; quando il re Saul, abbandonato da DIO, fece evocare il profeta Eliseo, morto, poco tempo prima (leggi I Samuele 28:14). In questo i critici della Bibbia, attaccano, il paradosso testuale, definendo: “la Bibbia delle contraddizioni”. A dir vero questo è stato, anche motivo di diversi disaccordi teologici. Io credo comunque che ogni verità, si trovi sempre, sulla stessa Parola di DIO, evitando ogni opinione personale.  

Esaminando quindi, il testo, su alcune traduzioni bibliche, ne trarremo una migliore interpretazione. -- Nella “vecchia traduzione della Diodati” (della società biblica britannica e forestiera – anno 1964) leggiamo: “Io ho veduto un ‘angelo’ che sale fuor dalla terra” --  nelle “traduzioni della Luzzi” (nei rispettivi anni 1957-1975 e quella aggiornata dalla società biblica di Ginevra anno 1994) sono tutte concorde; leggendo: “vedo un essere ‘sovrumano’ che esce di sotto terra”. I testi ebraici, invece, traducono la frase ‘sovrumano’ con ‘Elohim’ nome attribuito all’Iddio del cielo. Da         questo possiamo intendere che chi saliva dalla terra non era lo spirito di Samuele. Vista la descrizione di un essere che non rientra nell'umano, ma nel soprannaturale, il cui Spirito si trova ovunque ed  ha il potere sopra ogni cosa. (Salmo 139-8 -- Amos 9:2)  ---- Davide Dilettoso ----

PRIGIONIERI DELLA SPERANZA


 

“Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12)

Prigionieri della speranza

Questo testo biblico offre l’opportunità per trarre verità attuali per ciascuno, in particolare per i giovani di oggi. Il capitolo nove del libro del profeta Zaccaria può essere diviso idealmente in due principali sezioni: nella prima il profeta annunzia un pesante e opprimente messaggio di giudizio contro le nazioni; nella seconda l’uomo di Dio rivolge un messaggio di speranza e conforto, per un futuro glorioso e pieno di benedizioni.

INVITO DIVINO

Il profeta rivolge ai deportati in Babilonia un invito incoraggiante e accorato: “Tornate alla fortezza”. Gli ebrei sono invitati a guardare con gioia verso la loro patria, verso Gerusalemme, la città di Dio; avrebbero dovuto guardarla come un luogo di rifugio sicuro per il loro futuro.

Anche noi giovani vogliamo tornare alla fortezza, vogliamo guardare e correre verso la nostra “città” di rifugio che è Gesù Cristo, il Signore! In Lui i giovani credenti potranno trovare riparo dalle insidie del mondo, protezione dagli assalti del diavolo; in Lui, solo in Lui possiamo trovare ciò di cui ha bisogno la nostra anima, infatti è scritto: “Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro” (Libro di Isaia 45:22).

A volte, nelle difficoltà della vita, i giovani sono propensi a cercare aiuto a destra e a sinistra, ma l’invito della Parola è di ritornare alla fortezza, al nostro Signore, sì perché: “il nome del Signore è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio (Libro dei Proverbi 18:10). Gesù è tutto per noi, Egli è “rocca, fortezza, rupe, scudo, potente salvatore, alto rifugio” (nel Salmo 18:2).

Sì, Gesù è una fortezza:

• per i giovani che si affidano a Lui. Lo stesso Dio che fortificò il giovane Daniele con i suoi amici, che protesse la fanciulla d’Israele, che aiutò Giuseppe, che usò Davide, che chiamò il ragazzo Geremia al ministero profetico, è ancora l’Iddio che vuole proteggere ogni giovane credente;

• per le giovani coppie. Il matrimonio tra due credenti non è una maledizione, ma una benedizione! Pur tuttavia, le coppie hanno un grande e costante bisogno di ritornare a Cristo, per godere della Sua benedizione nella vita matrimoniale;

• per i giovani che desiderano servire il Signore. Chiunque, perciò anche i giovani che desiderano servire il Signore in qualunque modo, anche come pastori, può contare sull’aiuto potente dello Spirito Santo. Dio ha un piano glorioso e stupendo per i servitori di ogni età, in special modo per i giovani! Servire Dio in Tutto l’Evangelo non implica popolarità né successo, ma necessita di fedeltà a Dio nella condotta e nell’annuncio della Parola.

I DESTINATARI

L’invito del profeta è rivolto ai “prigionieri della speranza”, ad un popolo che nutre aspettative, che attende fiducioso l’intervento divino. Dio liberi i giovani dalla prigionia della delusione sentimentale; dalla prigionia delle circostanze, della malattia, dello sconforto, della paura e dell’ansia; dalla prigionia del timore per il futuro della propria famiglia; dalla prigionia dei vizi e dei legami diabolici; dalla prigionia delle violenze subite. Dio può liberare da ogni forma di prigionia e fare di ciascuno dei “prigionieri della speranza”.

È necessario nutrire speranza, alimentare una santa aspettativa, credere che Dio è ancora potente a cambiare ogni situazione. La nostra speranza è che Egli continuerà a salvare i perduti; a battezzare con lo Spirito Santo; a chiamare al ministero; a guarire gli ammalati; a provvedere ogni giorno ai nostri bisogni; a consolare gli afflitti.

BENEDIZIONE PENTECOSTALE

I “prigionieri della speranza”, nel tornare alla “fortezza”, ricevono un preciso messaggio di benedizione: “Anche oggi io ti dichiaro: ti renderò il doppio”, oppure “oggi io ti annuncio, che darò a te beni grandi” (Vulgata). Non importa quanto sia difficile la nostra situazione contingente, quello che conta è che, se torniamo a Dio con tutto il cuore (tornate alla fortezza) e con delle aspettative (prigionieri della speranza), Egli ci visiterà dal cielo (ti renderò il doppio).

Noi crediamo fermamente che le benedizioni del futuro saranno maggiori rispetto a quelle del passato e che la gloria futura sarà più grande di quella realizzata nei giorni trascorsi. I giovani credenti desiderano, aspirano e bramano, proprio come il giovane Eliseo, una doppia benedizione. Non vogliamo vivere una vita cristiana da poveri, da indigenti, squallida, insufficiente, ma abbondante e vittoriosa, esuberante e ricolma di Spirito Santo. Ecco alcune condizioni per realizzare un’abbondante benedizione dal cielo:

• una profonda comunione con Dio. Rimanendo legati al nostro testo che ci ricorda di tornare alla “fortezza”, impariamo che per ricevere un’abbondante benedizione dobbiamo rimanere legati e uniti al nostro amato Salvatore;

• nutrire delle aspettative. I “prigionieri della speranza” devono aspettarsi qualcosa dal cielo;

• credere alle Sue promesse. Dobbiamo esercitare e utilizzare la fede, senza la quale non possiamo in alcun modo piacerGli.

Ai giovani e a te che stai leggendo la Parola rivolge il messaggio: “Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12).

Gioacchino Caltagirone

LA STORIA DI UN EX ALCOLIZZATO


 

Questa commovente storia, mi è stata raccontata dalle labbra di un ex-bevitore. “Una sera ero seduto seguendo la mia triste abitudine, in quel maledetto caffè, a bermi il salario della giornata. Ero sprofondato nei miei pensieri, quando si presentò un venditore ambulante che aveva in una valigia delle graziose scarpette da bambina.

La moglie del barista lo fece entrare e lasciò che la sua figlioletta scegliesse il paio che più le piaceva. In fretta, la bambina poggiò la mano su delle graziose scarpette rosse. E dopo avergliele calzate, la mamma la portò in trionfo verso suo marito che pagò con piacere. Alla vista di quell’armonia famigliare, qualcosa cominciò a soffocarmi! “Miserabile che sei, mi dissi, perché tu spendi i tuoi soldi qui? Quest’uomo può facilmente soddisfare i capricci di sua figlia, mentre i tuoi sono nella miseria! No! Tutto questo non può durare! Bisogna che cambi!” Subito dopo mi alzai, pagai ed uscii. Uscendo trovai mia moglie che veniva a cercarmi per riportarmi a casa. Incontrandomi ebbe paura, perché secondo lei non stavo bene.
Volli abbracciare la nostra bambina che lei portava con sé. Ma la piccola fece un gesto di repulsione per svincolarsi dalle mie braccia. La presi ugualmente e la coprii di carezze insolite. Riscaldai sul mio petto i suoi piedini mal protetti dal freddo. Quel contrasto con le scarpette rosse mi spezzò del tutto il cuore.

“Anche tu avrai delle scarpette ben calde”, le dissi, “e le avrai da questa sera!” Mi diressi verso un negozio per comprare le scarpette. I piedi delle mia cara figlioletta erano almeno al caldo. E quel giorno presi l’impegno davanti a Dio, chiedendo il Suo aiuto, di abbandonare il mio opprimente vizio e di non rimettere più piede in quel caffè.
Grazie al Suo aiuto sono riuscito a mantenere la mia parola, e la nostra famiglia non è più la stessa! La pace ha preso il posto delle continue liti, il benessere ha preso il posto della miseria! Ci si potrebbe chiedere: “Sono le scarpette rosse che hanno fatto tutto? Oppure è stato Dio che ha fatto tutto tramite le scarpette rosse?”

La storia di un ex-alcoolizzato</p>
<p>Questa commovente storia, mi è stata raccontata dalle labbra di un ex-bevitore. “Una sera ero seduto seguendo la mia triste abitudine, in quel maledetto caffè, a bermi il salario della giornata. Ero sprofondato nei miei pensieri, quando si presentò un venditore ambulante che aveva in una valigia delle graziose scarpette da bambina.</p>
<p>La moglie del barista lo fece entrare e lasciò che la sua figlioletta scegliesse il paio che più le piaceva. In fretta, la bambina poggiò la mano su delle graziose scarpette rosse. E dopo avergliele calzate, la mamma la portò in trionfo verso suo marito che pagò con piacere. Alla vista di quell’armonia famigliare, qualcosa cominciò a soffocarmi! “Miserabile che sei, mi dissi, perché tu spendi i tuoi soldi qui? Quest’uomo può facilmente soddisfare i capricci di sua figlia, mentre i tuoi sono nella miseria! No! Tutto questo non può durare! Bisogna che cambi!” Subito dopo mi alzai, pagai ed uscii. Uscendo trovai mia moglie che veniva a cercarmi per riportarmi a casa. Incontrandomi ebbe paura, perché secondo lei non stavo bene.<br />
Volli abbracciare la nostra bambina che lei portava con sé. Ma la piccola fece un gesto di repulsione per svincolarsi dalle mie braccia. La presi ugualmente e la coprii di carezze insolite. Riscaldai sul mio petto i suoi piedini mal protetti dal freddo. Quel contrasto con le scarpette rosse mi spezzò del tutto il cuore.</p>
<p>“Anche tu avrai delle scarpette ben calde”, le dissi, “e le avrai da questa sera!” Mi diressi verso un negozio per comprare le scarpette. I piedi delle mia cara figlioletta erano almeno al caldo. E quel giorno presi l’impegno davanti a Dio, chiedendo il Suo aiuto, di abbandonare il mio opprimente vizio e di non rimettere più piede in quel caffè.<br />
Grazie al Suo aiuto sono riuscito a mantenere la mia parola, e la nostra famiglia non è più la stessa! La pace ha preso il posto delle continue liti, il benessere ha preso il posto della miseria! Ci si potrebbe chiedere: “Sono le scarpette rosse che hanno fatto tutto? Oppure è stato Dio che ha fatto tutto tramite le scarpette rosse?”

La potenza del sangue di Cristo


di R. A. Torrey – da “Risveglio pentecostale”

“La potenza appartiene a Dio”. Pertanto è a disposizione dell’uomo. Vi è una cosa che crea la separazione tra Dio e l’uomo: il peccato. Leggiamo in Isaia: “Ecco, la mano del Signore non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire; ma sono le nostre iniquità quelle che han posto una barriera fra voi e il vostro Dio; sono i vostri peccati quelli che han fatto sì ch’Egli nasconda la sua faccia da voi, per non darvi più ascolto” (Isaia 59:1,2). Il peccato deve essere tolto fra Dio e noi, se vogliamo conoscere la potenza di Dio nella nostra vita. E’ il sangue che toglie il peccato (Ebrei 9:26). Pertanto, prima ancora di conoscere la potenza di Dio dobbiamo esperimentare l’efficacia purificatrice del sangue di Cristo Gesù.

Il sangue di Cristo è una propiziazione per il peccato. Romani 3:25 “… il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza”. Nei primi versi di questo capitolo Paolo ha dimostrato che tutti gli uomini sono peccatori, “ogni bocca sia turata”, tutto il mondo “è colpevole dinanzi a Dio”.

Dio è santo ed Egli odia il peccato. L’odio di Dio verso il peccato è una cosa seria: è reale, è vivo, è attivo. L’ira di Dio contro il peccato deve colpire in qualche modo. Che speranza vi è dunque per noi, dal momento che “tutti abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio”? Al verso 25 troviamo la risposta di Dio a questa domanda di massima importanza. Vi è speranza per noi, perché Dio ha provveduto una propiziazione, il sangue versato di Cristo. “Il quale (Cristo) Dio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso”. L’ira di Dio contro il peccato ha colpito lui invece di colpire noi. Di questa grande verità il profeta Isaia aveva ricevuto pallida rivelazione centinaia d’anni prima della nascita di Cristo. “Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognun di noi seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha fatto cadere su lui l’iniquità di noi tutti” (Isaia 53:6).

Il sangue di Cristo è prima di tutto una propiziazione per il peccato, un segno che soddisfa l’ira santa di Dio contro il peccato. Egli è la “nostra pasqua” (1Co 5:7), nel vedere il Suo sangue Dio passa oltre e ci risparmia, peccatori come siamo.

Questa propiziazione è principalmente per il credente “una propiziazione mediante la fede”. Tutta l’ira di Dio contro i peccati del credente è pienamente soddisfatta nel sangue di Cristo.

Se qualcuno si domanda, come ha potuto Dio aver misericordia dei peccatori prima della venuta e morte di Cristo, la risposta è semplice. Gesù è l’agnello che è stato “ucciso avanti la fondazione del mondo” (Ap 13:8). Nello stesso istante in cui il peccato entrava nel mondo Dio ebbe i suoi occhi volti sul sacrificio ch’Egli stesso aveva predisposto prima della fondazione del mondo. Nello stesso giardino d’Eden il sangue dei sacrifici che raffigurava quello del vero sacrificio cominciò a scorrere.

In Efesini 1:7 si legge “In Lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati, secondo le ricchezze della sua grazia”. La remissione dei peccati non è qualche cosa che il credente deve aspettare che avvenga nel futuro, ma un qualche cosa ch’egli già possiede. “Noi abbiamo” dice Paolo “la remissione dei peccati”. Non dobbiamo fare nulla per assicurarcela, perché il sangue di Cristo già ce l’ha assicurata, è per la fede che ce ne appropriamo e la godiamo. Il perdono è già stato provveduto per ogni credente in Cristo per la potenza del sangue.

Un’anziana signora era morente. Il ministro di culto andò a vistarla e le chiese: “Avete fatto pace con Dio?” “No”, fu la risposta.

“Non avete timore d’incontrare Dio, senza prima aver fatto pace con Lui?” “Niente affatto!”. Un sorriso si dipinse sul volto della donna morente: “Non ho fatto la mia pace con Dio perché non ne ho bisogno. Cristo l’ha fatta per me, con il sangue della Croce. Io riposo sulla pace ch’Egli ha fatto. Abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati, secondo le ricchezze della sua grazia”.

“Ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù suo Figliolo, ci purifica da ogni peccato” (1Gv 1:7). Questo ci offre la completezza del perdono per mezzo del sangue. Il sangue di Cristo ha la potenza di purificare il credente da “ogni peccato”. Esso continuamente “purifica”, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Questa purificazione è dalla colpa del peccato. Dovunque nella Bibbia è menzionata la purificazione dalla potenza e dalla presenza del peccato si ha per mezzo della Parola di Dio, per mezzo dello Spirito Santo, e per mezzo del Cristo vivente e dimorante. Cristo sulla Croce ci salva dalla colpa del peccato, ed il Cristo che ritorna ci salverà dalla presenza del peccato.

Il sangue di Cristo ci salva da tutta la colpa del peccato. Se camminiamo nella luce in Cristo che è la luce, il sangue di Cristo ci purga da ogni peccato. Il sangue di Cristo è potente di lavare il più nero dei peccatori e farlo bianco. Noi tutti abbiamo avuto un passato nero, perché se avessimo potuto vedere il nostro passato con gli occhi di Dio anche il migliore di noi si sarebbe visto nero, nero, nero. Ma se camminiamo nella luce, sottomessi alla verità di Dio, credendo in Cristo, veniamo imbiancati dentro, come bianche erano le vesti di Cristo quando i discepoli lo videro sul Monte della Trasfigurazione (Mt 17:2; Lu 9:29; Mr 9:3). Chi accuserà gli eletti di Dio? (Rm 8:33). Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù (Rm 8:1). Nuovamente, in Rm 5:9 si legge: “tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira”. Il sangue di Cristo è potente di giustificare. Ogni credente in Cristo è già giustificato per il sangue di Cristo. Giustificato significa qualche cosa di più di perdonato e purificato. Il perdono, per quanto è glorioso, è una cosa negativa; significa che i nostri peccati sono allontanati da noi e noi appariamo come se non avessimo mai peccato. La giustificazione è positiva; significa che siamo considerati giusti, significa che ci è stata accreditata la giustizia perfetta di Cristo.

Se è buono essere stati spogliati dei propri cenci sozzi e vili, è di gran lunga migliore essere rivestiti di vesti di gloria e bellezza. Con il perdono noi siamo spogliati dei cenci vili e maleodoranti dei nostri peccati, con la giustificazione siamo rivestiti della gloria e della bellezza di Cristo. E’ la potenza del sangue che ci assicura questo. Nel versare il suo sangue quale prezzo di riscatto per il peccato, Cristo ha preso il nostro posto, credendo in Lui noi prendiamo il Suo posto. “Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto esser peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2Co 5:21).

Leggiamo ora Ebrei 9:14: “Quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito Santo eterno ha offerto sé stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?” Il sangue di Cristo è potente di purificare la coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente. Comprendi ciò che vuol dire? E’ una gloriosa verità che cercherò di rendere semplice. Quando l’uomo prende coscienza dei suoi peccati e s’accorge d’essere un peccatore e che Dio è santo, sente di dover fare qualche cosa per piacere a Dio ed espiare per il peccato. Egli deve “fare penitenze”, “osservare la Quaresima”, “fare elemosine”, ed altre cose per espiare per i suoi peccati. Tutti questi sforzi sono “opere morte”. Non possono mai compiere ciò che si prefiggono e non possono mai dare pace. Per quanti anni Martin Lutero cercò la pace in questo modo e non la trovò! Ma quando scopriamo la potenza del sangue, che ha già perfettamente espiato per il peccato, che ci ha già purificati dai nostri peccati e giustificati davanti a Dio, che ci ha resi graditi e accettevoli agli occhi di Dio, allora le nostre coscienze non soltanto sono alleggerite dal peso della colpa, ma anche dal peso di questi sforzi, e possiamo con libertà servire l’Iddio vivente, non nella schiavitù della paura, ma nella libertà e nella gloria di coloro che sanno d’essere figliuoli graditi ed amati.

Vi sono molti cristiani oggi che non hanno permesso al sangue di Cristo di purificare le loro coscienze dalle opere morte. Essi continuamente sentono di dover fare qualche cosa per espiare. Caro fratello e cara sorella, guarda a quel che guarda Iddio, al sangue, e vedi che tutto è stato fatto, già fatto! Dio è soddisfatto, il peccato è espiato, noi siamo giustificati e non dobbiamo più fare opere morte per raccomandarci a Dio; ma, considerando che già siamo stati raccomandati, serviamoLo nella libertà della gratitudine e dell’amore, e non nei legami della paura.

In Atti 20:28 si legge: “Badate a voi stessi ed a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale Egli ha acquistato col proprio sangue”. Ed ancora in Ap 5:9 “E cantavano un nuovo cantico dicendo: Tu sei degno di prendere il libro e d’aprirne i suggelli, perché sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione”. Il sangue di Cristo mi rende proprietà di Dio. Questo pensiero mi da’ un senso di responsabilità: se appartengo a Dio, vuol dire che debbo servirLo interamente, corpo, anima e spirito, devo appartenerGli tutto. Ma il pensiero che sono proprietà di Dio mi da’ anche un senso di sicurezza: Dio prenderà cura di ciò che Gli appartiene. Il sangue di Cristo è potente di darmi sicurezza eterna.

Apprendiamo qualche cosa di più della potenza del sangue in Ebrei 10:19,20: “Avendo dunque, fratelli, libertà d’entrare nel santuario in virtù del sangue di Gesù, per quella via recente e vivente che Egli ha inaugurata per noi, attraverso la cortina, vale a dire la sua carne”. Il sangue di Cristo è potente di dare al credente franchezza per entrare nel santuario, di accostarsi alla presenza stessa di Dio. Nei giorni del giudaesimo antico del tabernacolo e del Tempio, Dio si manifestava nel luogo santissimo. Quello era il luogo designato per incontrare Dio. Ma in quel luogo era permesso l’accesso ad un solo Giudeo in tutta la nazione, al sommo sacerdote; ed a questi soltanto una volta all’anno, nel giorno dell’espiazione, e soltanto con il sangue. Dio insegnò ai giudei, e tramite loro a tutto il mondo, tre grandi verità: la santità inaccessibile di Dio, la peccaminosità dell’uomo, e che l’uomo peccatore poteva accedere all’Iddio santo soltanto tramite il sangue dell’espiazione, perché “senza versamento di sangue” non poteva esservi “remissione di peccato”, e di conseguenza non poteva esserci accesso a Dio (Eb 9:22). Il sangue dei sacrifici del Vecchio Testamento era soltanto una figura del vero sacrificio, Gesù Cristo; e, a motivo del Suo sangue versato, il più vile dei peccatori che oggi crede in Lui ha il diritto di accedere a Dio, di entrare nella Sua presenza ogni qualvolta che lo desideri “senza timore e in piena certezza di fede”. Oh, la meravigliosa potenza del sangue di Cristo che allontana ogni timore allorché mi avvicino all’Iddio che è santo e che è “un fuoco consumante”! Dio è santo? Sì! Ed io sono un peccatore? Sì! Ma in virtù dell’offerta meravigliosa di cristo, valevole per sempre, “una volta per sempre” il mio peccato è stato per sempre allontanato, ed io sono stato “giustificato” e “reso perfetto”, e grazie a quel sangue tanto prezioso e accettevole a Dio posso accostarmi con franchezza nella presenza stessa di Dio.

Il sangue di Cristo ha ancora maggior potenza. In Ap 22:14 si legge “Beati coloro che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della gloria”! Facendo un confronto con il verso 14 del cap. 7 si comprende chiaramente che è tramite il sangue di cristo che le vesti possono essere lavate. Il sangue di cristo dunque è potente di dare a coloro che credono in lui il diritto all’albero della vita e accesso nella città di Dio. Il peccato nel giardino dell’Eden ha tolto all’uomo il diritto all’albero della vita e lo ha cacciato via (Ge 3:22-24). Il sangue di Cristo ci riapre la via all’albero della vita e alla Nuova Gerusalemme. Il sangue di cristo ci fa riavere tutto ciò che Adamo perse a cagione del peccato ed ancora di più:

Abbiamo visto qualche cosa che si riferisce alla potenza del sangue di Cristo. Hai fatto tesoro di quel sangue? Gli hai permesso di operare nella tua vita come si deve? Alcuni oggi cercano di escogitare una teologia che tagli fuori il sangue. Quale stoltizia! Il cristianesimo senza il sangue espiatore è un cristianesimo senza misericordia per il peccatore, senza pace per la coscienza, senza perdono autentico, senza giustificazione, senza purificazione, senza libertà d’accesso alla presenza di Dio, senza potenza.

Non è affatto Cristianesimo, ma la contraffazione stessa del diavolo.

Se vogliamo conoscere la pienezza della potenza nella vita e nel servizio cristiano, dobbiamo prima di tutto conoscere la potenza del sangue di cristo, perché è quella che ci da’ il perdono, la giustificazione e la libertà di appressarci a Dio.

Non possiamo conoscere la potenza dello Spirito prima ancora della potenza del sangue; non possiamo neppure conoscere la potenza della preghiera prima ancora della potenza del sangue per mezzo del quale possiamo appressarci a Dio. Vi sono alcuni che insegnano “la vita più elevata” ignorando la verità fondamentale del sangue. Costoro cercano di erigere una sovrastruttura senza fondamenta sicure. E’ necessario cominciare dal sangue per arrivare al “luogo santissimo”.

DAVIDE ED IL SUO POTENTE DIO


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“Mi liberò dal mio potente nemico, da quelli che mi odiavano, perch’eran più forti di me” (Salmo 18:17)

Queste sono le parole del re Davide quando il Signore lo liberò dalla mano di Saul… 
Davide riconosce che qualcosa o qualcuno è stato più forte di lui e che solo il POTENTE DIO l’ha potuto liberare da ogni cosa!
Forse stai vivendo un periodo difficile e riconosci che qualcosa o qualcuno è più forte di te e non sai assolutamente come liberartene… 
Forse il peccato (vizi, legami, tendenze) che c’è nella tua vita è più forte di te;
Forse non riesci a perdonare qualcuno e dici: “È più forte di me, non ci riesco!”; 
Forse lo scoraggiamento, la depressione, la rassegnazione… sono più forti di te! 
Il diavolo è più forte di te… è potente… MA SAPPI CHE DIO È ONNIPOTENTE!! Se hai accettato Gesù nella tua vita ed è nel tuo cuore sappi che Lui è più FORTE di ogni cosa e di qualunque tuo nemico, Egli è più forte di tutto quello che pensi sia “più forte di te”!! Se hai Lui, avrai anche la Sua VITTORIA!! Signore mostra la Tua POTENZA!! – predica di domenica 23/03/14 del Past. Domenico Modugno –

IL SOCCORSO DI DIO


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IL SOCCORSO DI DIO, CONFORTA L’ANIMA, riedificando le fondamenta della propria vita. Lo sconforto non ha più luogo; lo sgomento fugge via; l’instabilità si ferma. DIO interviene, mettendosi al nostro fianco, per difendere la nostra causa. Per salvarci dall’eterna sconfitta della morte. DIO si mette al nostro fianco attraverso CRISTO, le sconfitte dell’uomo, EGLI le scambia con la SUA VITTORIA. Chi avrebbe potuto fare questo? Quando l’amore di DIO conquista il cuore dell’uomo; l’anima si arrende a COLUI che detiene la VITA, facendo un ritorno alle nostre origini di vita che provengono da DIO – “Se DIO è con noi” – ogni uomo permetta che questo avvenga, per non sprecare la propria vita nel delirio del peccato, per sradicarsi dalle opere del male, per liberare la propria anima dai vortici delle tenebre. Tutti gli inganni del male, le sue offerte ed i suoi regni, perderanno il suo valore, perchè CRISTO ci offre in cambio, un cambia valuta migliore. “Se DIO è con noi” cosa potremo avere contro di noi, dal momento che il re dell’universo è divenuto nostro Padre? DIO CI BENEDICA e ci sostenga sino alla fine.

DEPRESSIONE-ALLARME MODIALE


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La Depressione è uno dei mali caratteristici della nostra epoca. Essa ha radici profonde nell’animo umano e miete più vittime di quanto si pensi. Diffido molto delle persone che dicono di non sapere che cosa voglia dire essere colpiti dalla morsa della “Depressione”.

Gli effetti della depressione sono tristezza, disperazione, ansia, apatia, irregolarità nel dormire, umori altalenanti con facili euforie intervallate da frequenti malinconie… tutti stati d’animo che toccando l’emotività della persona la conducono a quel processo di sconforto che conosciamo meglio col termine di “DEPRESSIONE”. Premetto che chi scrive non opera in campo medico ma ha vissuto questa pericolosa realtà. Persino uomini di fede, di cui si narra nella bibbia, hanno conosciuto periodi di cupa depressione.

Basti pensare a Giona, a Geremia e a Elia, tanto per nominarne solo tre. Alcuni commentatori ritengono che Elia fosse in preda a una specie di esaurimento nervoso quando fuggi da Izebel dopo la grande vittoria sul monte Carmelo (a tal proposito v’invito ad aprire e a leggere i capitoli 18 e 19 del primo Libro dei Re). Anche per questo dobbiamo ringraziare Dio in quanto la Sua Parola non riporta solo i successi degli eroi spirituali, ma anche i loro fallimenti nella “palude dello sconforto”.

Sono moltissimi i fattori che possono contribuire alla nostra escursione nello stadio della depressione ma i più comuni sono: le lotte familiari, i fallimenti sul lavoro, le ingiustizie sociali, le improvvise ed incurabili malattie, la morte prematura di qualche nostro caro, l’invecchiamento, il vuoto esistenziale intrinseco dell’animo umano. Tutte circostanze difficili della vita.

Allora mi chiesi: ma c’è un modo per uscire da questa rete depressiva? Mi furono di aiuto le parole di Gesù che con voce soave ci dice: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Rif. Epistola agli Ebrei Cap.13 verso 5). Di fronte a queste Sue incoraggianti parole non resta che ringraziare e lodare Dio (Rif. Epistola ai Filippesi Cap.4 verso 4). Voi che siete depressi dovreste stare malissimo ed invece lodate e ringraziate Dio per ogni cosa.

Un ulteriore consiglio: pregare, ma non solo per se stessi ma anche per altri. Si, avete capito bene, per gli altri. Volete sapere il perchè? Ebbene, il diavolo (il nemico dell’anima) vuole che una persona depressa preghi per sè, chiudendosi di conseguenza sempre più in se stessa. Ma tu prega anche per gli altri e vedrai che il nemico allenterà rapidamente la presa anche perchè nel frattempo Dio è intervenuto a darti aiuto e sostegno. Il Salmo 31 (che v’invito a leggere appena avete un po’ di tempo libero) offre un eccellente schema di preghiera per l’individuo depresso. Alcune traduzioni della Bibbia lo intitolano così: “Salmo di supplica e di ringraziamento”. Al tempo della sua stesura, Davide stava affrontando diverse circostanze deprimenti che non gli davano pace, nè tranquillità interiore. Inoltre il Salmo contiene allusioni a malanni fisici. Ma nonostante tutte queste circostanze negative della vita, Davide inizia il Salmo con un’espressione di lode per Dio.

Caro amico e cara amica, questo articolo non ha la forza logica per convincerti, contiene però un potente aiuto in grado di tirarti fuori dal tuo stadio “depressivo”; questo aiuto si chiama “Gesù”. Non ribellarti e non rassegnarti, credi nel Signore Gesù come Colui che può ogni cosa. Ti facciamo un invito di fede profonda verso Gesù, Colui che può alleviare la tua sofferenza “depressiva” perchè ne ha il potere. Egli può aiutarti ad attraversarla perchè ne ha l’esperienza. Egli ha promesso: «IO non ti lascerò e non ti abbandonerò». Confida ed affida a Gesù ogni tua ansia e preoccupazione e otterrai l’aiuto miracoloso desiderato. Ancora oggi Gesù (con amore) dice: «Venite a me voi tutti che siete travagliati ed aggravati ed IO vi darò riposo» (Rif. Evangelo di Matteo Cap.11 verso 28).

UN TRANSESSUALE TRASFORMATO


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Un transessuale trasformato

Perry Desmond era un transessuale la cui testimonianza ha fatto il giro del mondo. Andò con il Signore il 26 Giugno del 1984. Leggi la sua potente e toccante storia raccontata da lui medesimo al fine di comprendere come Dio è potente a salvare e trasformare persino le persone transessuali se esse si ravvedono e credono nel Vangelo della Grazia.

La mia storia comincia in una piccola città della Louisiana il 15 agosto del 1936 quando nacqui. Mio padre guidava un battello fluviale e beveva molto. Avevo sempre paura di lui quando rientrava a casa tardi la notte urlando e rompendo le cose. Cominciai a crearmi un mondo di fantasie tutto mio. Sognavo tutte le belle donne dei film che mia mamma mi portava a vedere nei fine settimana. Volevo essere una ragazza, ma ero un ragazzo.

Mia madre lavorava sempre. Avevo l’abitudine di andare nella sua stanza quando lei era via e di mettermi addosso i suoi vestiti, i suoi orecchini, il suo trucco e il suo profumo. Un giorno ella rientrò a casa presto e mi prese. ‘Non farti mai più prendere da me mentre fai queste cose!’ ella urlò. Mi picchiò urlando: ‘Sei un ragazzo, sei un ragazzo!’ Mi strappò via gli orecchini e li gettò sulla toletta. Fuggii da casa piangendo.

Avevo paura di giocare con i ragazzi. Mi chiamavano ‘sissy’ e ‘il ragazzo della Mamma’. Il tempo che passavo a scuola era quello peggiore di tutti. Gli altri ragazzi non mi volevano con loro e mi insultavano affibbiandomi dei nomi orribili. C’erano alcune ragazze con cui potevo giocare, ma io giocavo sempre di più da solo con i miei idoli cinematografici.

La nostra città era vicina a New Orleans ed ogni anno celebravamo un veglione di carnevale per bambini. Ognuno si metteva un costume per la sfilata. Un anno quando mia madre era al lavoro io mi misi una gonna e una camicetta e mi vestii da ragazza zingara. Nessuno sapeva chi ero. Mi sentii molto sicuro di me dietro il mio travestimento. Tutti pensarono che io fossi una ragazza, e io pensai che quello fosse il mio ‘vero io’. Avvertii uno strano potere scorrere dentro me. Lo avrei avvertito molte volte negli anni a seguire ogni volta che indossavo vestiti da donna.

Alla fine presi il diploma di scuola superiore. All’età di 17 anni ero uno dei più giovani membri della classe di matricole all’Università dello Stato della Louisiana. Allora, per la prima volta nella mia vita, incontrai un’altra persona come me. Lee era nella mia classe di danza moderna. Cominciammo immediatamente a passare assieme da un flirt all’altro. In breve tempo mi aveva presentato quasi ad ogni omosessuale che si trovava nel mondo universitario. Non mi importava più che le persone eterosessuali ridevano e mi trattavano male. Ora avevo un gruppo di persone che mi accettavano come ero. Non passò molto tempo che diventai parte della comunità omosessuale di Baton Rouge. Cominciai a vivere con Ralph, che aveva vent’anni più di me. Mi portava ad un bar di New Orleans. Io avevo ancora solo 17 anni, cosicché entravamo furtivamente nel corridoio posteriore. Non avevo mai visto prima di allora degli uomini ballare con altri uomini. Rimasi completamente scioccato, ma anche eccitato per l’atmosfera oscura, la musica vibrante e il gran numero di uomini omosessuali. ‘Questo fa per me’ dissi a Ralph. ‘Un giorno lavorerò in un posto come questo’.

All’età di 18 anni lasciai l’università e mi diressi a New Orleans. Lavorai come cameriere in un posto che era un rifugio per la prostituzione maschile e femminile. Mi permisero di truccarmi il viso e di portare il rossetto. Presto diventai un esperto in prostituzione maschile. Andai ad abitare con un facoltoso sarto e cominciai ad indossare abiti femminili ogni giorno. Una mattina, aprii la porta principale e mia madre era là in piedi. Rimase scioccata dal mio aspetto. Mi implorò di tornare a casa. Decisi di tagliarmi i capelli, di comprare un paio di stivali in pelle e – chi l’avrebbe mai detto – entrai nella Marina. Una primavera mentre ero in licenza cominciai ad uscire con una mia amica delle scuole superiori. Ci sposammo, ma la luna di miele fu un disastro. Il matrimonio durò solo un breve tempo. Più tardi divorziammo. Confessai ad uno psichiatra che volevo cominciare a vivere come una donna e dopo alcune settimane fui congedato dal servizio.

Presi un lavoro da cameriere in un bar per omosessuali a New Orleans, e tornai proprio dove avevo cominciato. Diedi inizio ad un giro di prostituzione maschile e mi misi a lavorare anche come ballerino in uno spettacolo di travestimento femminile. Ciò mi portò col tempo a fare un altro lavoro, quello di imitatore femminile. Ero messo in programma come ‘Il Più Bel Ragazzo Del Sud’. Dopo poco tempo stavo facendo un night club dopo l’altro, con molte bevute nel mezzo.

Un giorno sentii dire che mio padre era gravemente malato. Telefonai a casa e mia madre mi disse che mio padre stava agendo in una maniera irrazionale. Due settimane prima, mio papà era andato ad una riunione di risveglio sotto una tenda ed ora parlava di Gesù e leggeva la Bibbia tutto il giorno. ‘Egli continua a dire che Gesù lo ama’ proseguì mia madre. ‘Ho paura. Penso che sia diventato pazzo’. Mi preoccupai per mio padre, ma in quel tempo accadde qualcosa che mi fece presto dimenticare tutto ciò che lo concerneva. Incontrai per strada uno dei miei vecchi amici. Egli aveva l’apparenza di una bella donna. Rimasi colpito, e gli feci molte domande. Egli mi diede il nome del dottore che lo curava. Lo contattai il giorno successivo e immediatamente cominciai a sottopormi ogni settimana ad una serie di iniezioni di ormoni. Con il passare dei mesi il mio aspetto diventò sempre più femminile. Delle punture di silicone nel mio seno aumentarono le mie espressioni femminili.

Ma ero ancora miserabile dentro me. Aprii un gruppo di negozi dell’occulto chiamato ‘L’Era dell’Acquario sulla Borboun Street’ e il denaro cominciò ad entrare a fiotti dal giorno che esso fu aperto. Decisi che un operazione di cambiamento di sesso era la risposta ai miei sentimenti di insoddisfazione e telefonai ad un chirurgo plastico di New York. Stabilimmo un appuntamento per il primo grado dell’operazione – la castrazione. Non dimenticherò mai l’odore antisettico della sala operatoria. L’operazione fu compiuta con un anestetico locale, ma nemmeno i farmaci iniettati con degli aghi lunghi 6 inch [1 inch = 2,54 cm] poterono annientare il terribile dolore dell’operazione. Fu la più orribile esperienza della mia vita.

Il mio amante a quel tempo beveva sempre di più. Due giorni dopo fui in grado di uscire dal letto. Wayne ed io avemmo il più violento scontro di sempre. Quella notte dopo che lui uscì dalla porta barcollando, ingoiai un’intera bottiglia di tranquillizzanti. Sarei dovuto morire, ma riuscii solo a mettermi fuori combattimento per 24 ore. Fu il punto più basso della mia vita.

Tre anni dopo il mio telefono squillò. Era Wayne che mi chiamava da un istituto psichiatrico dove era andato a curarsi a motivo della sua terribile dipendenza dalla droga e dall’alcool. ‘Perry è accaduto qualcosa!’ gridò. ‘Ti devo parlare – oggi!’ Quando lo vidi potei a stento credere ai miei occhi. Era sorridente e assolutamente raggiante. L’ultima volta che lo avevo visto era pallido e morto all’interno, e guardava diritto davanti a sè in modo indifferente. Quello che mi disse fu la cosa più scioccante che avessi mai sentito. ‘Perry, sono salvato. Ho Gesù nel mio cuore. Mi sento benissimo!’ Durante l’anno che seguì mi testimoniò ogni volta che ne ebbe la possibilità. Alla fine acconsentii ad andare in Chiesa con lui. Era tutto strano per me, ma sentii qualcosa che non avevo mai sperimentato nella mia vita. Quelle persone si amavano veramente. Lo potevo percepire. Le cose cominciarono a cambiare dentro di me. Quando andai a lavorare tutto sembrava così scialbo e senza vita. Tornando a casa, decisi di leggere tutti gli opuscoli e scritti Cristiani che Wayne mi aveva dato nel corso dei mesi. Li tirai fuori e passai il giorno a leggerli. Decisi di andare alla riunione di preghiera della Chiesa Battista che si trovava accanto alla lavanderia a gettone che usavo. Durante la riunione il Signore toccò il mio cuore e cominciai a piangere. Dopo andai dal pastore e con le lacrime agli occhi gli dissi: ‘Voglio Gesù. Voglio essere salvato’. Gli raccontai brevemente la mia storia. Un’espressione di meraviglia si diffuse sul suo viso. Propose di venire alcuni giorni dopo a casa mia per parlarmi, e fece come aveva detto. Dopo avermi spiegato dettagliatamente il Vangelo, egli ripeté la preghiera del peccatore con me. Alla fine egli mi lasciò, ma io rimasi in ginocchio a confessare tutti i miei peccati a Dio. Quando mi alzai mi sentii come se qualcuno mi avesse pulito dal di dentro. Mi sentii pulito e puro per la prima volta nella mia vita.

Questo accadde nel Febbraio del 1974. Cominciai ad andare in Chiesa ogni volta che si apriva la porta. Leggevo la mia Bibbia letteralmente giorno e notte. Un giorno domandai a colui che mi insegnava la Bibbia se dovevo ricominciare a vestirmi come un uomo. Egli mi fece vedere Deuteronomio 22:5. ‘Perry, non importa quello che i medici hanno aggiunto o tolto, tu sarai sempre un uomo. Così ti ha creato Dio’. Quello che mi disse mi colpì come un fulmine. Io avevo messo in pratica una menzogna. Ora Dio voleva che io mettessi in pratica la verità. All’inizio pensai che non ce l’avrei mai fatta. Ma dopo avere pregato per questa cosa una grande pace venne su di me. Uscii fuori e comprai degli abiti maschili – per la prima volta dopo sei anni. Mi abituai presto al mio nuovo abbigliamento e cominciò la grande avventura del mio ministerio per Gesù.

Cominciarono a piovere inviti per condividere la mia storia. Da allora, nel corso degli anni, ho viaggiato migliaia di miglia condividendo con gli altri quello che Dio ha fatto nella mia vita. Non posso ancora credere quanto Egli mi abbia cambiato. Qualche volta devo pizzicarmi per assicurarmi che non sto sognando. Non so quello che mi riserba il futuro, ma io conosco Colui che tiene in mano il futuro. Il suo nome è Gesù, ed Egli è tutto per me.

Perry Desmond

IL CLOWN


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Nello studio di un celebre psichiatra si presentò un giorno un uomo apparentemente equilibrato, serio ed elegante. Dopo alcune frasi, però, il medico scoprì che quell’uomo era vittima di un profondo senso di malinconia e di tristezza. Il medico iniziò coscienziosamente il suo lavoro terapeutico e, al termine della seduta, disse al suo paziente: «Perché non va al circo che è appena arrivato nella nostra città? Nello spettacolo si esibisce un famosissimo clown che ha fatto ridere e divertire mezzo mondo. Le farà bene, vedrà!» Allora quel uomo scoppiò in lacrime, dicendo: «Quel clown, sono io!» 

 

Forse la nostra vita assomiglia a quella di questo clown? Gli altri ci vedono sorridere, ci vedono allegri, anzi, con le nostre battute riusciamo a fare ridere pure gli altri, ma essi non sanno, non vedono quello che in realtà c’è dentro al nostro cuore, cioè tristezza e malinconia. Forse il nostro cuore non sa più sorridere, oramai non c’è più niente che ci possa far sentire veramente allegri dentro. Non pensiamo che nessuno conosca questo nostro stato d’animo, perché invece il Signore conosce molto bene tutto quello che c’è dentro al nostro cuore «Ogni oppressione, il tuo travaglio e la tua afflizione» (Rif. Libro del Deuteronomio Cap. 26 verso 7).  

 

Non esiste psicologo che ci possa capire meglio del Signore. Egli infatti afferma: «Forse tu non mi conosci, ma IO so tutto di te, so quando ti siedi e quando ti alzi, conosco a fondo i tuoi modi di essere…» (Rif. Salmo 139 verso 1 e successivi). Egli non solo ci conosce e ci capisce, ma ha anche la medicina adatta per cambiare totalmente il nostro stato d’animo: «Beato l’uomo che teme il Signore e trova grande gioia nei Suoi comandamenti» (Rif. salmo 112 verso 1). Proprio così, è felice chi ripone la fiducia nel Signore e prova piacere nell’osservare la Sua Parola. L’allegrezza interiore è data SOLAMENTE dal Signor Gesù e dall’ubbidienza alla Sua Parola. Vuoi esultare di gioia? Vuoi uscire dalla depressione? Non ricorrere allo psicologo ma fai entrare Gesù nel tuo cuore, perché non vi può esser vera gioia, se non in Colui solo che TI AMA DI UN AMORE ETERNO (Rif. Libro del profeta Geremia Cap.31 verso 3). Ricorda: la felicità e la pace interiore provengono SOLO da Colui che ne è la Fonte: Cristo Gesù, il Signore.