PACE


Di certo non costruisco la pace quando non apprezzo lo sforzo, la virtù degli altri; quando pretendo l’impossibile, quando sono indifferente al successo e al male degli altri;
non costruisco la pace quando lavoro per due per poter comprare e mantenere il superfluo, mentre c’è chi non trova lavoro e non ha il necessario, l’indispensabile per vivere;
non costruisco la pace quando non perdono, quando non chiedo scusa, quando non faccio il primo passo per riconciliarmi, anche se mi sento offesa o credo di aver ragione…non costruisco la pace quando penso solo ai fatti miei, al mio interesse e tornaconto, al mio benessere e ai miei beni;
Allora quando costruisco la pace?
Quando al posto del NO metto un SI
quando al posto del rancore, metto il perdono
quando al posto della morte, metto la vita,
quando al posto dell’io, metto Dio.
La pace è un tuo dono, Signore.
Per ottenerla occorre pregare, amare, soffrire.
Occorre pagare di persona. Scomparire.
Facci seminatori di pace! 
Signore, donaci la tua pace.
Foto: Di certo non costruisco la pace quando non apprezzo lo sforzo, la virtù degli altri; quando pretendo l'impossibile, quando sono indifferente al successo e al male degli altri;
non costruisco la pace quando lavoro per due per poter comprare e mantenere il superfluo, mentre c'è chi non trova lavoro e non ha il necessario, l'indispensabile per vivere;
non costruisco la pace quando non perdono, quando non chiedo scusa, quando non faccio il primo passo per riconciliarmi, anche se mi sento offesa o credo di aver ragione...non costruisco la pace quando penso solo ai fatti miei, al mio interesse e tornaconto, al mio benessere e ai miei beni;
Allora quando costruisco la pace?
Quando al posto del NO metto un SI
quando al posto del rancore, metto il perdono
quando al posto della morte, metto la vita,
quando al posto dell'io, metto Dio.
La pace è un tuo dono, Signore.
Per ottenerla occorre pregare, amare, soffrire.
Occorre pagare di persona. Scomparire.
Facci seminatori di pace! 
Signore, donaci la tua pace.

CERCATE LA PACE……..


Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore, vigilando che nessuno venga meno alla grazia di Dio.
Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati;
Leggi Ebrei 12

Hai mai visto una persona amareggiata? E’ bruttissima!
Viso scuro, accigliato, una piega amara sulla labbra, un colorito spento e un portamento da depresso. La figura del credente deve essere lontana da questo prototipo di persona amareggiata, perché l’amarezza è pericolosa e provoca conseguenze catastrofiche. La persona amareggiata ha l’ amarezza che deriva da un cuore pieno d’animosità, di cattiveria e di acredine. Ha un cuore che tenta di ferire; un cuore che forse è stato ferito da qualcuno, ha perduto qualcosa, e per questo ha lasciato che una cattiva amarezza entrasse nel suo cuore, e questa amarezza è uscita dalla bocca attraverso le parole, e il comportamento. E’ una cattiva fonte che esce dal cuore. Il Signore ci dice che tutto ciò che esce dalla nostra bocca viene prima dal dentro. Se il cuore è buono, ciò che uscirà dalla bocca sarà buono.L’amarezza non è segno di santificazione, infatti, il nostro spirito ne viene contaminato e si vede. L’ipocrisia tende a nascondere quello che in realtà cova nel cuore, e pur tentando di nasconderlo si vede…. eccome.
Il segreto è quello di perdonare il torto subito. Non è facile, ma Gesù ci insegna che è possibile. Ogni conflitto, ogni dolore se non è alimentato MUORE!.
Il passato si deve dimenticare, anche se non si può cancellare. I torti subiti resteranno, segneranno, e ci insegneranno a non ferire gli altri, ad avere rispetto, se però li facciamo crescere diventeranno i nostri padroni e domineranno tutta la nostra condotta, corrompendo anche i rapporti con Dio e con il prossimo.
Mosè gridò a Dio, le acque erano amare, dovevano essere addolcite. Dio disse di gettare il legno e le acque divennero dolci. Il legno è il simbolo della CROCE, e li che dobbiamo andare. Gesù è morto per liberarci, da ogni schiavitù; ci chiede di crocifiggere l’amarezza, l’odio, l’ipocrisia, l’ira, la rabbia, la cattiveria, la maldicenza.
Se siete nati di nuovo, avete ricevuto uno spirito nuovo.
Dice la Parola di Dio: “ora invece deponete anche voi tutte queste cose : ira, collera, malignità, calunnia ; e non vi escano di bocca parole oscene. Non mentite gli uni gli altri, perché vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestite del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l’ha creato”. Sta dicendo : Rivestitevi dell’uomo nuovo. Il vecchio era pieno di collera, d’animosità, di calunnie, di parole malvagie. Queste sono infatti le conseguenze dell’amarezza del cuore.

“Io posso tutto in Colui che mi fortifica”. 
Ecco, Gesù è la sorgente di ogni dolcezza. Debbo mantenere il mio sguardo su di Lui. Ed Egli mi riempirà della Sua dolcezza, alla quale sono associati tanti buoni frutti d’umiltà, d’amore e di pace. Questo farà di me una persona che vivrà ad immagine di Gesù Cristo. Così sarò davvero una fonte di benedizione nella chiesa e nel mondo, e non una fonte di maledizione causata dall’amarezza che uscirà da me.
Dio ci aiuti ad essere a sua somiglianza e camminare nella santità, davanti a Dio e agli uomini.
“Rivestitevi, dunque, come gli eletti di Dio , santi, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi”

Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore,  vigilando che nessuno venga meno alla grazia di Dio.
 Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati;
 Leggi Ebrei 12

Hai mai visto una persona amareggiata? E' bruttissima!
Viso scuro, accigliato, una piega  amara sulla labbra, un colorito spento e un portamento da depresso. La figura del credente deve essere lontana da questo prototipo di persona amareggiata, perché  l'amarezza  è pericolosa e provoca conseguenze catastrofiche. La persona amareggiata ha l' amarezza che deriva da un cuore pieno d'animosità, di cattiveria e di acredine. Ha un cuore che tenta di ferire; un cuore che forse è stato ferito da qualcuno, ha perduto qualcosa, e per questo ha lasciato che una cattiva amarezza entrasse nel suo cuore, e questa amarezza è uscita dalla bocca attraverso le parole, e il comportamento. E' una cattiva fonte che esce dal cuore. Il Signore ci dice che tutto ciò che esce dalla nostra bocca viene prima dal dentro. Se il cuore è buono, ciò che uscirà dalla bocca sarà buono.L'amarezza non è segno di santificazione, infatti, il nostro spirito ne viene contaminato e si vede. L'ipocrisia tende a nascondere quello che in realtà cova nel cuore, e pur tentando di nasconderlo si vede.... eccome.
Il segreto è quello di perdonare il torto subito. Non è facile, ma Gesù ci insegna che è possibile. Ogni conflitto, ogni dolore se non è alimentato MUORE!.
 Il passato si deve dimenticare, anche se non si può cancellare. I torti subiti resteranno, segneranno, e ci insegneranno a non ferire gli altri, ad avere rispetto, se però li facciamo crescere diventeranno i nostri padroni e domineranno tutta la nostra condotta, corrompendo anche i rapporti con Dio e con il prossimo.
Mosè gridò a Dio, le acque erano amare, dovevano essere addolcite. Dio disse di gettare il legno e le acque divennero dolci. Il legno è il simbolo della CROCE, e li che dobbiamo andare. Gesù è morto per liberarci, da ogni schiavitù; ci chiede di crocifiggere l'amarezza, l'odio, l'ipocrisia, l'ira, la rabbia, la cattiveria, la maldicenza.
Se siete nati di nuovo, avete ricevuto uno spirito nuovo.
 Dice la Parola di Dio: "ora invece deponete anche voi tutte queste cose : ira, collera, malignità, calunnia ; e non vi escano di bocca parole oscene. Non mentite gli uni gli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestite del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l'ha creato". Sta dicendo : Rivestitevi dell'uomo nuovo. Il vecchio era pieno di collera, d'animosità, di calunnie, di parole malvagie. Queste sono infatti le conseguenze dell'amarezza del cuore. 

"Io posso tutto in Colui che mi fortifica". 
Ecco, Gesù è la sorgente di ogni dolcezza. Debbo mantenere il mio sguardo su di Lui. Ed Egli mi riempirà della Sua dolcezza, alla quale sono associati tanti buoni frutti d'umiltà, d'amore e di pace. Questo farà di me una persona che vivrà ad immagine di Gesù Cristo. Così sarò davvero una fonte di benedizione nella chiesa e nel mondo, e non una fonte di maledizione causata dall'amarezza che uscirà da me.
Dio ci aiuti ad essere a sua somiglianza e camminare nella santità, davanti a Dio e agli uomini.
"Rivestitevi, dunque, come gli eletti di Dio , santi, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi". <3 ;) DVBG

 

L’AQUILA


 

Si dice che l’aquila viva fino a 70 anni, ma perché ciò accada, intorno ai 40 anni, deve prendere una decisione seria e difficile. A questa età i suoi artigli sono lunghi e flessibili, e non riescono più ad afferrare le prede dii cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne assai ingrossate, puntano contro il petto. Volare è ormai difficile. Ora l’aquila ha solo due alternative : o si lascia morire, o affronta un doloroso processo di rinnovamento, lungo ben 150 giorni. Volerà allora in cima ad una montagna, si ritirerà su un nido inaccessibile, addossato ad una parete rocciosa, un luogo da cui potrà fare ritorno con un volo piano e sicuro. Trovato questo luogo, l’aquila comincia a sbattere il becco sulla parete fino a staccarlo, affrontando con coraggio il dolore di tale operazione. Passate alcune settimane, le ricrescerà un nuovo becco. Con questo, strapperà uno ad uno, incurante del dolore, i vecchi artigli. Quando ricresceranno i nuovi artigli, con questi e con il becco, strapperà dal suo corpo tutte le penne, una ad una. Quando rinasceranno le nuove penne essa, nuova aquila rinata, si lancerà sicura nel volo di rinnovamento e ricomincerà a vivere per altri trenta anni. Io trovo questa leggenda, come tutte quelle indiane in cui mi sono imbattuta, intrisa di poesia, ma quello che colpisce di questo genere di racconti è che la simbologia di cui sono portatori è quasi sempre comune alle tradizioni di diverse culture, è un dato di fatto : se ci si addentra nel mondo dei simboli, troviamo una forte coincidenza fra le diverse tradizioni, lo spirito dell’uomo , la essenza dell’essere umani, resta immortale nei secoli. Ora il racconto appena descritto simboleggia chiaramente la forza dello spirito, e nella simbologia cristiana l’aquila che combatte il leone simboleggia la lotta dello spirito contro il corpo. Senza dimenticare che appunto Giovanni Evangelista, il più giovane degli Apostoli, teologo, fu raffigurato dalla aquila, simbolo del librarsi dello spirito sulla materia, venne infatti definito Aquila spirituale. Ricordiamo che fu l’Apostolo prediletto di Gesù, e senza inoltrarci nell’esame complesso dei suoi scritti, a noi basta ricordare come proprio Giovanni si rivelerà tra i discepoli di Cristo colui che più di ogni altro avrà capito il vero senso del nuovo regno, il “Regno del Figlio dell’Uomo”, opponendosi ad ogni sorta di interpretazione mondana della figura della persona di Gesù pur mantenendosi radicalmente fedele alla concezione di Dio quale uomo, e restando sempre in antitesi con quanti si ostinavano a mantenere separati spirito e materia.Immagine

TESTIMONIANZA- J.MACE’


 

J. Macè: di nuovo felici

Anni fa godevo la fama di noto di pittore, conosciuto ed apprezzato per il talento che mi aveva aperto un cammino interessante ed una facile carriera. Una via dove però conobbi passioni divoranti e sfrenatezze di ogni genere.
La folle corsa verso l’avidità ed il piacere fu effimera e mi condusse all’orlo del fallimento personale.

Ero allora in fase di divorzio, deciso a separarmi da mia moglie e dai miei tre bambini, i cui grandi occhi puri e sovente tristi, ci opprimevano.

Incolpandoci a vicenda, i nostri continui litigi divenivano sempre più violente ed insopportabili. Un giorno divenni violento e mentre torcevo il polso a mia moglie, ella mi graffiò il viso.

Una sera, tormentato dai rimorsi ed atterrito di me stesso, m’inginocchiai nella mia camera e chiesi a Dio di fare il miracolo che io avevo reso impossibile.

Riconoscevo i miei errori e sapevo che solo Dio avrebbe potuto aiutarmi. Del resto portavo nel cuore le profonde ferite di una triste gioventù. In quell’epoca ero stato un giovane dal carattere molto chiuso e difficile, e conobbi presto l’esperienza di un centro di riabilitazione. Fui influenzato sia dall’ambiente, come anche da coloro che mi circondavano.

Preso dall’esasperazione, a 16 anni mia arruolai nella marina. In breve tempo divenni insensibile alla disciplina e terminai il mio ruolo da marinaio trascorrendo 18 mesi in una cella sotterranea.

Quei giorni mi fecero molto riflettere. Mi sembrava di essere nell’inferno. In quel carcere sperimentai tutte le brutture possibili. La sofferenza fu immensa!

Anni dopo quest’avventura conobbi poi mia moglie e più tardi, i nostri tre bambini coronarono il nostro matrimonio. Eravamo felici, veramente felici?

Ben presto, il mio successo e l’insoddisfazione della vita cominciarono a minare la nostra felicità, a tal punto da condurmi sull’orlo della rovina ed al divorzio.

Ma Dio aveva sentito la mia invocazione, Egli mi attendeva proprio lì, sull’orlo del mio abisso.

Un giorno, passando davanti ad un locale ove si svolgevano conferenze cristiane, intesi il primo richiamo alla vita. Assetato di pace, entrai nel locale e vidi delle persone che con volto tranquillo e pieno di pace cantavano e testimoniavano la loro fede in Dio, con grande naturalezza. Anch’io pensavo di avere una religione, non avevo però mai sentito parlare in tal maniera di quello che loro chiamavano “Dio vivente”.

Lasciai il locale senza attendere la fine della riunione. Però quella stessa sera qualcuno aveva pregato per me e Dio si ricordava certamente della mia invocazione.

Ritornai alla riunione più sconvolto che mai, ed infine il mio cuore si aprì, l’ora di Dio era giunta!

Il predicatore parlava della sorgente d’amore che scaturisce dalla croce. Una sorgente capace di purificare anche il più orrendo passato, e di cambiare la vita. Tutto ciò mi sconvolse, accettai l’invito di Gesù: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e travagliati e Io vi darò riposo”.

In quell’occasione diedi il mio cuore a Dio, e la sua pace inondò tutto il mio essere.

Tornato a casa, mia moglie si accorse subito del mio cambiamento e cominciò ad osservarmi sempre più meravigliata. Ella trascorreva quasi tutte le notti in locali notturni o sale da ballo, ed io pensavo con molto dolore fino a che punto mi ero reso responsabile di tutto ciò. Ma pregavo continuamente per lei.

Il Signore non tardò a mostrarle che la vita che conduceva era insensata. Una sera, mentre indossava il suo vestito da ballo, cominciò a riflettere sulla vita che conduceva,

Non finì neppure di vestirsi, che singhiozzando mi si gettò ai collo, e mi espresse il desiderio di ricominciare una vita nuova. Insieme deponemmo il nostro passato davanti al Signore e c’incamminammo nella via di pace che solo Dio sa dare.

Da quel giorno, Dio si è manifestato continuamente in tutte le circostanze della vita, aiutandoci e mostrandoci spesso che il cammino della pace segue il sentiero della pazienza reciproca, dell’amore e della fedeltà a Lui. Sì, Egli ha rinnovato completamente il nostro focolare che era andato in frantumi.

Egli ha promesso che può trasformare la vita di quanti vanno a Lui,

ed io spero di collaborare con la storia della mia vita ad aiutare anche altri, e forse anche te, a trovare la vera pace.

J. Macé

Storie Cristiane

J. Macè: di nuovo felici</p>
<p>Anni fa godevo la fama di noto di pittore, conosciuto ed apprezzato per il talento che mi aveva aperto un cammino interessante ed una facile carriera. Una via dove però conobbi passioni divoranti e sfrenatezze di ogni genere.<br />
La folle corsa verso l’avidità ed il piacere fu effimera e mi condusse all’orlo del fallimento personale.</p>
<p>Ero allora in fase di divorzio, deciso a separarmi da mia moglie e dai miei tre bambini, i cui grandi occhi puri e sovente tristi, ci opprimevano.</p>
<p>Incolpandoci a vicenda, i nostri continui litigi divenivano sempre più violente ed insopportabili. Un giorno divenni violento e mentre torcevo il polso a mia moglie, ella mi graffiò il viso.</p>
<p>Una sera, tormentato dai rimorsi ed atterrito di me stesso, m’inginocchiai nella mia camera e chiesi a Dio di fare il miracolo che io avevo reso impossibile.</p>
<p>Riconoscevo i miei errori e sapevo che solo Dio avrebbe potuto aiutarmi. Del resto portavo nel cuore le profonde ferite di una triste gioventù. In quell’epoca ero stato un giovane dal carattere molto chiuso e difficile, e conobbi presto l’esperienza di un centro di riabilitazione. Fui influenzato sia dall’ambiente, come anche da coloro che mi circondavano.</p>
<p>Preso dall’esasperazione, a 16 anni mia arruolai nella marina. In breve tempo divenni insensibile alla disciplina e terminai il mio ruolo da marinaio trascorrendo 18 mesi in una cella sotterranea.</p>
<p>Quei giorni mi fecero molto riflettere. Mi sembrava di essere nell’inferno. In quel carcere sperimentai tutte le brutture possibili. La sofferenza fu immensa!</p>
<p>Anni dopo quest’avventura conobbi poi mia moglie e più tardi, i nostri tre bambini coronarono il nostro matrimonio. Eravamo felici, veramente felici?</p>
<p>Ben presto, il mio successo e l’insoddisfazione della vita cominciarono a minare la nostra felicità, a tal punto da condurmi sull’orlo della rovina ed al divorzio.</p>
<p>Ma Dio aveva sentito la mia invocazione, Egli mi attendeva proprio lì, sull’orlo del mio abisso.</p>
<p>Un giorno, passando davanti ad un locale ove si svolgevano conferenze cristiane, intesi il primo richiamo alla vita. Assetato di pace, entrai nel locale e vidi delle persone che con volto tranquillo e pieno di pace cantavano e testimoniavano la loro fede in Dio, con grande naturalezza. Anch’io pensavo di avere una religione, non avevo però mai sentito parlare in tal maniera di quello che loro chiamavano “Dio vivente”.</p>
<p>Lasciai il locale senza attendere la fine della riunione. Però quella stessa sera qualcuno aveva pregato per me e Dio si ricordava certamente della mia invocazione.</p>
<p>Ritornai alla riunione più sconvolto che mai, ed infine il mio cuore si aprì, l’ora di Dio era giunta!</p>
<p>Il predicatore parlava della sorgente d’amore che scaturisce dalla croce. Una sorgente capace di purificare anche il più orrendo passato, e di cambiare la vita. Tutto ciò mi sconvolse, accettai l’invito di Gesù: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e travagliati e Io vi darò riposo”.</p>
<p>In quell’occasione diedi il mio cuore a Dio, e la sua pace inondò tutto il mio essere.</p>
<p>Tornato a casa, mia moglie si accorse subito del mio cambiamento e cominciò ad osservarmi sempre più meravigliata. Ella trascorreva quasi tutte le notti in locali notturni o sale da ballo, ed io pensavo con molto dolore fino a che punto mi ero reso responsabile di tutto ciò. Ma pregavo continuamente per lei.</p>
<p>Il Signore non tardò a mostrarle che la vita che conduceva era insensata. Una sera, mentre indossava il suo vestito da ballo, cominciò a riflettere sulla vita che conduceva,</p>
<p>Non finì neppure di vestirsi, che singhiozzando mi si gettò ai collo, e mi espresse il desiderio di ricominciare una vita nuova. Insieme deponemmo il nostro passato davanti al Signore e c’incamminammo nella via di pace che solo Dio sa dare.</p>
<p>Da quel giorno, Dio si è manifestato continuamente in tutte le circostanze della vita, aiutandoci e mostrandoci spesso che il cammino della pace segue il sentiero della pazienza reciproca, dell’amore e della fedeltà a Lui. Sì, Egli ha rinnovato completamente il nostro focolare che era andato in frantumi.</p>
<p>Egli ha promesso che può trasformare la vita di quanti vanno a Lui,</p>
<p>ed io spero di collaborare con la storia della mia vita ad aiutare anche altri, e forse anche te, a trovare la vera pace.</p>
<p>J. Macé

LOTTA E PACE


 

Il giovinetto di sedici anni era sconvolto.

Prima e dopo essere tornato in famiglia a Colchester per le vacanze, non trovava pace.

Il peccato era divenuto per lui “un peso insopportabile”. Si sentiva “orribilmente colpevole”.

Nei sermoni e negli scritti allude spesso all’episodio oltremodo importante della sua conversione. Com’era amaro il mio “dolore!” esclama. “Che giorni oscuri! Che notti terribili! Mi accovacciavo in un angolo solitario della casa e singhiozzavo. La durezza del mio cuore mi spaventava. Mi pareva di essere il più grande dei peccatori, il più maledetto degli uomini.

A dire il vero, non avevo commesso nessuno di quei peccati che il mondo giudica gravi, ma non riuscivo a liberarmi dal pensiero opprimente che, avendo ricevuto più che gli altri, di più mi sarebbe stato ridomandato.

Pregavo, pregavo, chiedevo misericordia, ma i mesi passavano senza che io ottenessi l’esaudimento delle mie preghiere. Talvolta mi sentivo tanto stanco del mondo che desideravo morire, ma pensando alla prospettiva dell’eternità avevo terrore.

Cercavo in tutti i modi di vincere il male, pensando alla punizione divina ma tutto era vano! La mia inclinazione verso il male era troppo forte, perchè la potessi dominare. La mia propria salvezza mi faceva l’effetto d’un sogno inattuabile”.

Un giorno Spurgeon s’armò di coraggio e aprì il suo cuore torturato, alla madre. “Non posso persuadermi che il Signore voglia salvarmi” le disse.

L’energica donna piena di fede cercò di confortarlo: “Ho udito molte persone imprecare e bestemmiare ma non ho mai udito nessuno che ha sostenuto d’essersi rivolto a Gesù e d’esserne stato respinto”. Malgrado ciò, Carlo persisteva a credere d’essersi rivolto a Lui e d’esserne stato respinto!

Leggeva avidamente “L’invito agli inconvertiti” di Baxter “All’erta peccatori” di Alleine. Leggeva e rileggeva la Bibbia, ma il suo turbamento, invece di scemare, aumentava. Pregando, piangeva, ma non ne provava alcun sollievo.

Il sentimento del peccato non gli concedeva requie e il dubbio l’assaliva.

Passava ostinatamente da una chiesa all’altra con la vaga speranza di udire finalmente una parola che gli donasse pace e riposo: fu sempre deluso.

Tentazioni d’ogni specie facevano un tumulto in quel povero cuore.

Dubitò di tutto: di Dio, di Cristo, dell’inferno, del paradiso; dubitò perfino dell’esistenza del mondo e della propria, ma il nulla l’atterrì e lo scosse dal sogno diabolico: egli ricominciò a credere alla propria esistenza, a Dio e a Gesù Cristo, senza trovar per questo la pace della coscienza.

La legge santa di Dio lo sbigottiva. Aveva cercato d’osservarla, ma con quale risultato?

Di fronte alla perfezione dei comandamenti divini emergeva la sua enorme debolezza.

“Che fare, come fare per esser salvato?”

La coscienza lo martellava. Sentiva che da sè non avrebbe potuto salvarsi.

Con l’animo in lotta continuava a frequentare tutti i luoghi di culto di Colchester, sorretto dal filo di speranza di poter pervenire ad una risposta soddisfacente al quesito che lo martoriava: “Che farò, come farò per essere salvato?”

Una domenica mattina, era il 6 Gennaio 1850, la neve cadeva abbondante.

Le vie di Colchester erano deserte.

Carlo Spurgeon uscì egualmente. Per nulla al mondo si sarebbe rassegnato a perdere un solo culto: un culto perso sarebbe stato, secondo lui, una probabile occasione in meno per incontrar la salvezza.

Dunque uscì.

Aveva pensato di andare a una certa chiesa, ma, a un tratto, la bufera si fece tanto impetuosa che fu costretto a cambiare direzione. Infilò velocemente la prima viuzza che trovò: un vicolo oscuro che metteva in uno spiazzo dove c’era una modestissima chiesa che il giovanetto non aveva mai visto. Ne aveva però sentito parlare: gli era stato detto che in quella radunanza si cantava così orribilmente forte da provocare un gran mal di testa. Entrò tuttavia, pensando: “Mi verrà mal di testa, ma almeno oggi non perderò il culto”.

Si mise a sedere, ma, aspetta, aspetta nessun pastore compariva. Il pastore doveva certamente essere stato bloccato dalla neve che continuava a cadere con maggior furia di prima.

Finalmente, dopo un lungo e noioso attendere, un uomo che era seduto con le altre persone in un banco, un uomo di misera apparenza, piccino e secco, si alza e si avvia a salire sul pulpito, evidentemente con l’intenzione di supplire alla meglio il pastore bloccato dalla neve.

Chi era?

Un sarto?

Un calzolaio?

Spurgeon non lo seppe mai e non lo rivide più da quella volta in poi.

“Non l’ho più rivisto da allora” egli dice “e non lo rivedrò probabilmente che in cielo”.

L’ometto aprì la Bibbia e lesse in Isaia il capitolo quarantacinque e quindi scelse il testo della sua “chiacchierata” (retoricamente parlando, il discorso non meritava un più bel nome): il versetto ventidue di quel medesimo capitolo: “Guardate a Me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché Io sono Dio e non ce n’è alcun altro”.

L’oratore improvvisato leggeva male e parlava peggio, con frasi rotte e quasi a singhiozzi, con pronunzia campagnola.

Nonostante ciò fin dalle prime parole il sermone produsse un profondo effetto sull’animo angosciato di Spurgeon!

Disse: “Guardate”!

È cosa facile il guardare! Ma a chi dobbiamo guardare? Al Cristo! È necessario guardare al Cristo e non a se stessi.

Guardate dunque a Cristo!

Nel testo ci è detto: “Guardate a me, guardate a me, esclama Gesù, guardate a me: io sudo gocce di sangue! Guardate a me: io sono crocifisso! Guardate a me: io risuscito dai morti! Guardate a me: io risalgo al cielo! Guardate a me: io sono seduto alla destra del Padre! O peccatore, guarda, guarda a me”!

Poi, volgendo lo sguardo verso il luogo dove lo Spurgeon se ne stava seduto, l’oratore aggiunse: “Giovanotto, mi sembrate molto abbattuto e infelice e sempre lo sarete, finché non fate ciò che ordina il testo”. E, levando le mani, gridò con voce energica: “Guardate, guardate, guardate al Cristo! Egli v’invita a sè!”.

Spurgeon ha alluso spesse volte alla commozione da lui provata in quel momento solenne e sarà bene che lo lasciamo raccontare: “Quanto tutta l’anima mia fu scossa da quelle semplici e vivaci parole dell’artigiano! “Come!”, pensai, “costui mi conosce e sa quello che si agita in me?” Tendevo a crederlo. Ormai il dado è tratto, dissi fra me medesimo, accada quel che accada, confido in Cristo e mi do a Lui per la vita e per la morte!

Non ricordo che cosa il predicatore continuò a dire, veramente non gli prestai più attenzione, assorto com’ero in quest’unico pensiero: Guardare a Gesù! Avevo intuito che questa doveva essere la vera, la sola vera via della salvezza e che gioia provai! Mi sentii sollevato dal peso dei miei peccati e come facilmente compresi che Gesù aveva preso su di sé i peccati di tutti coloro che credono in Lui.

Dalla grazia di Dio fui reso capace di guardare a Gesù. Ed io, che qualche minuto prima ero abbattuto, disorientato e quasi disperato, io, che avrei preferito morire anziché continuare a vivere una vita di rimorsi e di sofferenze qual era quella che da parecchio tempo conducevo, provai a un tratto come se il paradiso fosse calato dal cielo nella mia coscienza. Non staccai mai più lo sguardo da Gesù. Uno sguardo mi salvò, ed io non ho cessato di guardare e in cielo guarderò ancora, pieno di gioia indicibile!

Io, che fino ad allora pensavo che, per salvarmi, avrei dovuto fare chissà che cosa, avevo scoperto che basta guardare a Cristo. Io, che credevo di dovermi tessere faticosamente una veste, per nascondere agli occhi di Dio le sozzure dell’anima mia, avevo compreso che Gesù, in cambio di un solo sguardo, mi aveva coperto di un manto regale!

Tornai a casa tutto felice. I parenti, notando il mutamento avvenuto in me, mi domandarono il perchè della mia gran gioia. Risposi che avevo creduto nel Cristo e che sta scritto: “Non v’è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù”.

Com’è facile immaginare, il dolce ricordo di quel giorno non si cancellò più dall’animo di Carlo Haddon Spurgeon e le parole dell’artigiano di Colchester, il quale aveva preso il posto del pastore in una mattinata di neve, riecheggiarono poi più e più volte nei sermoni e negli scritti eloquenti del grande predicatore.

A Londra, Carlo Spurgeon, alcuni anni dopo gli avvenimenti narrati, proferì un discorso, il quale non solamente porta per titolo “Riguardate a Gesù”, ma sembra né più né meno che la riproduzione, accresciuta, se si vuole, corretta e potente, del sermonuccio di colui che, in mano del Signore, era stato lo strumento benedetto della sua conversione.

Il discorso si divide in sei punti:

1. Guardate a Gesù nella sua vita terrena;

2. Guardate a Gesù morente su la croce;

3. Guardate a Gesù risuscitato dai morti;

4. Guardate a Gesù al cielo asceso;

5. Guardate a Gesù intercedente nel cielo per noi;

6. Guardate a Gesù che di là deve tornare gloriosamente.

In un altro sermone narra la storia della sua conversione e conclude esclamando: “Oh, se sapessi che qualcosa di simile avverrà oggi in qualcuna delle anime che mi stanno dinanzi! Ascoltami, o peccatore. Forse tu non avevi da vent’anni varcata la soglia d’un luogo di culto ma eccoti oggi qui nel cospetto di Dio, con addosso i più ributtanti peccati e le più vergognose iniquità. Ascolta il messaggio che ti reco, o peccatore: Dio ti concede la sua grazia piena ed intera e il suo perdono gratuito; te li concede per amore di Gesù. Oh credi dunque, povera anima; credi nel Signor Gesù e sarai salvata!”

Nello stesso modo termina un altro discorso pronunziato dinanzi ad un’assemblea di dodicimila persone, dicendo: “Sì, peccatore: guardare a Gesù, ecco la salvezza. Per esser salvato, tu non devi fare altro, o peccatore, se non guardare alla croce. Fratello mio, guarda a Gesù. Gesù solo può giovare ai peccatori. Guarda a Lui con l’ingenuità del bambino. Non temere: Egli non deluderà la tua aspettazione. Tu non potresti mai confidare con troppo abbandono nel mio amoroso Maestro”.

In uno dei suoi libri di meditazioni per ogni giorno dell’anno scrive: “Gesù è appeso alla croce dinanzi a noi. Uno sguardo gettato su Lui ci guarirà dai morsi velenosi del peccato.

Chiunque lo guarderà sarà sanato. Chi piange la propria corruzione, noti queste parole e se le applichi: le troverà vere. In quanto a me, ne ho sperimentata la verità: ho guardato a Gesù e sono stato guarito subito: e posso rendere testimonianza. Lettore, se tu guardi a Gesù, sarai guarito allo stesso modo”.

In un altro libro “Tutto per grazia” si esprime così: “Non avrei mai potuto da me stesso vincere il peccato. Tutti i miei sforzi erano vani. L’inclinazione al male era troppo forte in me, perché la potessi frenare, ma, confidando nel Cristo morto per me, rimisi nelle mani di Lui l’anima mia colpevole e allora ricevetti una forza vittoriosa con la quale mi fu possibile sottomettere la mia natura peccaminosa”.

L’11 Ottobre 1864, Spurgeon, recatosi a Colchester, predicò nella medesima chiesa, là nello spiazzale in fondo al vicolo oscuro, dove quasi quindici anni prima, l’anima sua aveva scoperto la via della pace e svolse il medesimo testo scelto dall’artigiano: “Riguardate a me, voi tutti i termini della terra e siate salvati”. Tra l’altro disse: “Mi ricorderò sempre con gratitudine che qui, in questo medesimo luogo di culto, udendo parlare intorno a questo testo, fui condotto alla conversione. Ero seduto lì (e indicava un banco a sinistra) quando lo Spirito di Dio fece di me un uomo nuovo”.

Vincitore per la grazia di Dio, uscì felice dalla lotta e la sua felicità durò quanto la vita. “Sì”, egli dice “sì, nella fede cristiana c’e una gioia che non s’incontra altrove. Posso asserirlo nel cospetto del Signore: l’anima mia è completamente felice!”

“Felice ogni ora felice” e parlando per esperienza personale è in grado di dare preziosi consigli e ai molti che con questa preziosa opera lo lasceranno parlare alle anime loro. Intanto ascoltiamo queste belle parole: “Per me la morte del mio Salvatore è tutto: potrei vivere e morire contemplandola. Essa mi rimescola il sangue, mi strappa le lacrime dagli occhi, m’intenerisce le più nascoste fibre del cuore. Non consiglierei mai ad un’anima, che bramasse d’esser liberata dai peccati, di starsene continuamente assorta nel meditare sulla punizione che si è meritata. Provi invece a sedersi ai piedi della croce e attinga nella contemplazione del sacrificio che il Cristo ha compiuto per essa il pentimento richiesto dall’Evangelo.

Per opporre un argine efficace alla corrente del peccato che ci trascina con sé, conviene aver sempre presente questo pensiero: Gesù è vissuto ed è morto per me”. Non devi cercare prima di curarti da solo per poi ricorrere al Medico divino: no, ma va’ a Lui, così qual sei. La sola probabilità di salvezza che tu possiedi sta nel confidare semplicemente ed unicamente in Cristo. Le buone opere verranno in seguito: esse sono i frutti dello Spirito, frutti dell'”ultima stagione” per dir così, ma per ora la tua opera non deve consistere nel fare, bensì nel credere. Guarda dunque a Gesù e abbandonati solamente in Lui”.

C. H. Spurgeon

Spesso i proble…


Spesso i problemi affiorano tanto rapidamente, che alcune volte nemmeno riusciamo a comprenderne l’origine.
Le difficoltà di ogni giorno, minacciano la nostra pace, producono spesso tristezza e sconforto.
Io credo, anche se tenti di tenerlo nascosto, stai attraversando un momento molto difficile e non sai cosa fare e come uscirne. Capita anche a me…!
Nell’inquietudine pensi che tutte le porte si siano chiuse, non sai da chi andare, ti senti tremendamente solo, circondato e atterrato da eventi negativi. Ahimè!
Quando ti trovi in queste situazioni la Bibbia ti indica una porta che puoi sempre aprire ed è quella della preghiera; il Padre Celeste che conosce il tuo cuore e tutta la tua esistenza, saprà rispondere in modo giusto alle tue richieste.
Salmi 91:15
Egli mi invocherà e io gli risponderò; sarò con lui nell’avversità; lo libererò e lo glorificherò
Luisa Lauretta

PIANI BUONI


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“Infatti, io so i pensieri che medito per voi, dice il Signore pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza”.

Il termine tradotto “pace” è “shalom”, una parola che indica non soltanto assenza di difficoltà, ma completezza, salute, prosperità, benessere e armonia e questo ci fa percepire la profondità infinita della Sua bontà.

Forse la traduzione migliore del termine è benessere, armonia.

Lo scopo dei piani di Dio per ciascuno è “shalom”, vale a dire il nostro benessere.

Non ci sono eccezioni tra i figli di Dio.

Sotto tale aspetto, tu non puoi essere e non sarai mai un’eccezione!

Da questo capiamo che il Signore non può avere pensieri di male per i Suoi.

Dio non ha mai nutrito un pensiero cattivo nei confronti di un Suo figliolo.

Theodore Latsch, studioso dell’Antico Testamento, scrive un commento acuto a riguardo: “Dio concepisce sempre per il Suo popolo progetti di bene e di benedizione. Persino nel caso debba usare la verga, non è una verga d’ira, ma quella di un Padre che castiga i figli per il loro bene terreno ed eterno. Non c’è la minima particella di male nei Suoi piani per noi, né per quanto riguarda la motivazione, né l’elaborazione, né la rivelazione e neppure l’attuazione. Dio non ha mai avuto in mente il male e non lo avrà mai”!

Ciò non significa che i servi di Dio sono esenti da prove o sofferenze.

Vuol dire piuttosto che i piani divini non si prefiggono il male, ma mirano sempre alla pace e benessere dei credenti – sempre!

Persino il male apparente che ci affligge ha per scopo il nostro benessere.

Malcolm Muggeridge ha scritto nel suo A Twentieth Century Testimony:

“Posso dire con piena sincerità che quanto ho imparato in questo mondo nei miei settantacinque anni di vita, ciò che ha veramente rafforzato e illuminato la mia esistenza, è venuto attraverso la sofferenza e non la felicità. In altre parole, se fosse possibile eliminare la sofferenza dalla nostra esistenza terrena mediante medicine o altre innovazioni scientifiche, come immaginò Aldous Hulxley nel romanzo “Il Mondo Nuovo”, il risultato sarebbe quello di rendere la vita piacevole, ma allo stesso tempo troppo banale e superficiale da sopportare”.

La “shalom” di Malcolm Muggeridge, secondo la sua stessa testimonianza, il suo benessere e completezza sono venuti attraverso le difficoltà.

Questa rivelazione ci cambia la vita se la riceviamo nel cuore.

La mia esperienza personale è che Dio mi ha fatto soltanto del bene.

Sì, mi ha afflitto!

Non mi ha mai fatto del male.

I Suoi piani sono buoni; sono per la pace, non per il nostro male.

Domenico Modugno

LA PACE DOVE ? COME ?


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La pace e ‘ un concetto che l’ uomo ancora non ha, fintanto che rimarra’ attaccato esclusivamente al mondo materiale. Solo una elevatura spirituale puo’ portare l’ uomo a conoscere la “Vera Pace “. 
Nessuno e’ avvantaggiato. Se pensiamo ad es:, agli artisti: si odiano, diventano facilmente dei mercenari, si illudono di essere migliori solamente perche’ tali. 
I politici; lasciamo perdere sarebbe perfino inutile fare una analisi. 
Gli scienziati che hanno utilizzato la scienza per fare del male e del bene solamente dove politicamente conviene. Dove non si combatte piu’ con le armi, si continua a farlo con i “Soldi”. 
Chi riesce a vivere in pace in un mondo che conferma ogni giorno di vivere nel “Male”, semplicemente guardando il Telegiornale. Eppure il concetto di pace che abbiamo nel “Vangelo” che si rivolge a tutti gli uomini, superando quello proposto da tante filosofia ( in nessuna filosofia umanistica si era arrivati a formulare il concetto di amare il proprio nemico) non ha mai interessato questa societa’, che forse ritiene troppo banale leggere il Vangelo.

ADOPERARSI PER LA PACE


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“Procacciate la pace con tutti …” (Ebrei 12,14).

L’altro giorno meditavo sulla pace, tutti ne parlano, tutti la vogliono ma i realtà pochi la procacciano e perseverano nella pace, eppure questo deve essere l’obbiettivo di ogni cristiano. In un mondo dove la violenza è sempre più diffusa. Dove l’inquietudine e la sofferenza, soprattutto quella interiore è in continua espansione, la pace è più che mai necessaria. Gesù elogia grandemente coloro che la cercano. Nel sermone del monte lo sottolineò chiaramente: “Beati coloro che si adoperano per la pace, perché essi saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).
I cristiani sono figliuoli di Dio. Per questo motivo devono avere lo stesso desiderio del loro Padre celeste. Adoperarsi per la pace. L’apostolo Paolo per questo motivo spronava i suoi lettori a cercare la pace con Dio e con il prossimo. A Timoteo per esempio disse di perseguire “… la giustizia, la fede, l’amore e la pace con quelli che con cuore puro invocano il Signore” (2Timoteo 2:22). Lo stesso trasmise agli ebrei, segno della grande importanza che aveva agli occhi del Signore. 
Invece noi che facciamo? Rispondiamo in maniera totalmente diversa: odio con odio; indifferenza con indifferenza; malvagità con malvagità; cattiveria con cattiveria. 
Abbiamo noi gli stessi suoi sentimenti? Oppure vogliamo confidare in noi stessi invece che in Dio? Reagire, rispondendo all’odio con altro odio? Non sia mai!
Di conseguenza, mai cercare di farci giustizia da soli. Egli ci ha pure avvisato nella sua Parola di ciò. Nell’epistola agli Ebrei è stato chiarissimo: “Noi infatti conosciamo colui che ha detto: “A me appartiene la vendetta, io darò la retribuzione”, dice il Signore. E altrove: “Il Signore giudicherà il suo popolo” (Ebrei 10,30). Bisogna rimettere ogni cosa nelle mani del Signore, senza mai dubitare di Lui e delle sue promesse.
La nostra vita deve sempre essere guidata dalla pace. Oltretutto non dobbiamo mai dubitare del sostegno e della protezione divina. Lui è il nostro rifugio e la nostra salvezza. Il solo che è in grado di liberarci veramente dai nostri nemici (Salmo 18,48). 
Operatori di pace! 
Questo deve essere l’obbiettivo di ogni credente. 
Cari nel Signore, perseveriamo allora nel fare la volontà del Signore, cercando di compiere solo quello che a Lui è gradito. Così facendo ne ricaveremo solo del bene e vedremo sempre di più la sua gloria nella nostra vita fin da adesso.
A Lui vada ogni lode in Cristo Gesù il benedetto in eterno! 

#BLOGADIGUIDONIA #CHIESAADIGUIDONIA

PACE DENTRO


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“Io dirò: la pace sia dentro di te!” (Salmo 122:8)

In questo canto il salmista esprime un sentito auspicio per la città di Gerusalemme che può essere esteso a ognuno di noi.
La pace che noi tutti desideriamo vivere non è così lontana da noi al punto da divenire irrealizzabile.
La pace è una condizione personale e relazionale a cui dobbiamo dedicarci e che dobbiamo ricercare.
E’ un’armonia interiore dell’anima, e condivisa con altri, che non si va determinando necessariamente per mezzo di circostanze esterne a noi favorevoli.
Sicuramente una vita serena, senza pensieri e problemi particolari, potrebbe rendere un individuo ben predisposto a raggiungere questa condizione, ma non è sempre così.
Davide nel salmo fa proprio riferimento a una pace interiore, “dentro di te”, a significare che questo stato d’animo non è legato necessariamente ad aspetti puramente visibili.
Come ottenere questa pace interiore?
E’ scritto: “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo” (Rom. 5:1).
La vera “pace dentro” si ottiene in Cristo ed Egli stesso rivela che
la pace da Lui donata non è “come quella che da il mondo”.
Anche se intorno a noi si scatenasse la tempesta, a motivo di questa pace molto speciale,
rimarremmo sereni e fiduciosi in Dio che ha tutto sotto il Suo controllo.