SMETTILA DI GIUDICARE GLI ALTRI


Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? (Romani 14:4)

SMETTILA DI GIUDICARE GLI ALTRI 

Certamente, è più facile restare ai margini della battaglia e criticare gratuitamente, piuttosto che lasciarsi coinvolgere nella mischia fornendo il proprio aiuto. La Bibbia ci mette in guardia contro la mala lingua, il confronto gratuito ed il giudizio affrettato. Quando valuti il lavoro altrui, se non lo fai con cuore sincero, t’inoltri su un terreno minato. “Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone…” (Romani 14:4). Poiché non sei tu il loro responsabile, sei chiamato ad esercitare saggezza ed autocontrollo, perciò non giudicare quanti hanno un’opinione diversa dalla tua. E’ illuminante l’espressione di Paolo: “Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? … perché disprezzi tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio” (Romani 14:10-11). Quando, arbitrariamente, ti permetti di controllare, classificare o esprimere un giudizio su di un figlio di Dio, considera queste quattro cose: 1) turbi il loro Padre; 2) evidenzi il tuo ego e la tua insicurezza; 3) fissi tu stesso il criterio con cui sarai giudicato; 4) respingi le persone. Quando la gente assocerà la tua reputazione alla critica distruttiva, ti eviterà come la lebbra. Questo perché sanno che, se tu critichi gli altri, criticherai anche loro. La Bibbia ci esorta a sostenerci con parole incoraggianti, non a trascinare nel fango evidenziando solo difetti. Qualcuno, saggiamente, ha detto: “Lo spazio più vasto, nel mondo, è quello riservato al miglioramento”. Se non ci credi, osserva il comportamento dei discepoli che Gesù ha scelto e incoraggiato, poi, guardati allo specchio.

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BENEDETTI DAL SIGNORE


Non si affaticheranno invano, non avranno più figli per vederli morire all’improvviso; poiché saranno la discendenza dei benedetti del Signore e i loro rampolli staranno con essi.Avverrà che, prima che m’invochino, io risponderò; parleranno ancora, che già li avrò esauditi. (Isaia65:23-25)

BENEDETTI DAL SIGNORE

Quanta fatica per costruire un futuro migliore ai nostri figli,quante notti insonne sospirando che nulla di male avvenga loro.
Ogni uomo desidera dare un’avvenire migliore alla sua famiglia e si affatica per conseguirne il risultato.
Ma spesso ogni sforzo risulta inutile se si confida solo nelle proprie capacita’.
E’ scritto:«Invano vi alzate di buon mattino e tardi andate a riposare
e mangiate pane tribolato;
egli dà altrettanto a quelli che ama,mentre essi dormono».
Allora chi sono i benedetti dal Signore?
Dio fa forse favoritismi?
No di certo! Ma il favore di Dio e’ su tutti coloro che per la fede in Gesu’ hanno ottenuto grazia e perdono e sono nati di nuovo.
Questi sono coloro di cui parla il profeta Isaia:
«Non si affaticheranno invano, non avranno più figli per vederli morire all’improvviso; poiché saranno la discendenza dei benedetti del Signore e i loro rampolli staranno con essi.Avverrà che, prima che m’invochino, io risponderò; parleranno ancora, che già li avrò esauditi».

T.D.®

L’ESPRESSIONE DEL VERO AMORE


 

“Egli non ci ha trattato secondo i nostri peccati, né ci ha retribuiti secondo le nostre iniquità” (Salmo 103:10)

Meditazione di oggi

I nostri peccati non trattengono Dio dal dimostrarci il Suo amore. Potremmo pensare che, per quanto l’amore del Signore si riveli paziente nei nostri confronti, esso sia destinato a diventare un amore velato, oscurato dal peccato. Che il peccato stesso bandisca per sempre l’uomo dalla presenza del proprio Creatore, e lo privi dei benefici più immediati di quella presenza. Potremmo essere indotti a considerare, altresì, che le bellezze della natura dovrebbero fare a pugni con l’anima che non è in armonia con Dio. La terra, allora, non dovrebbe produrre fiori né frutti per peccatori come noi. Per noi non dovrebbero spiegarsi cieli dal blu intenso né splendidi tramonti: neppure le stelle dovrebbero impreziosire la notte. Per persone tali la dura legge del carcere sarebbe più adatta dei lussi di un palazzo. Ma non funziona così. Per quanto il paradiso appaia perduto, l’amore del Signore continua a chinarsi su noi: “In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo. In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati” (I Giov. 4:9, 10 – Vers. N.R.), ed in Cristo le infinite espressioni di bellezza e di armonia ci salutano da ogni parte. La terra è ancora piena della Sua gloria. Potremmo anche pensare che, per quanto Dio possa essere indotto a risparmiare la natura, benché decaduta, l’uomo rappresenti un peso e una continua fonte di dispiaceri. In tutti gli aspetti della nostra esistenza ogni espressione d’amore si traduce in un’occasione di benedizione. La gioia dei bambini, ad esempio, il loro amore e la fiducia di cui danno prova, illuminano la nostra vita, così come ci arricchiscono la fedeltà dell’amicizia e la devozione di una persona cara. La nostra paura potrebbe ancora sussurrare: “Anche se Dio ci lasciasse tutte queste cose, sicuramente rimarrebbe nascosto e lontano”. Ma Egli stesso si rivolge a noi nella Scrittura, con le Sue preziose e fedeli promesse, concedendoci i molteplici benefici del Suo Santo Spirito. Egli ci viene incontro non come giudice, ma come un Padre, compassionevole e pietoso, “Poiché se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (I Giov. 3:20). Egli ci accoglie alla Sua presenza in preghiera, e scende per avere comunione con noi, sempre desideroso di manifestare il Suo amore.

ADI

I NEMICI


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Fare bene

“Fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano” (Matteo 5:44)

Un soldato rimase sbalordito sentendo il generale Robert Lee parlare in termini lusinghieri di un altro ufficiale.
“Generale”, esclamò, “Lei sa che l’uomo di cui lei tesse le lodi è uno dei suoi più acerrimi nemici,
che non perde occasione di calunniarla?”.
“Certo”, rispose il generale, “mi è stata chiesta l’opinione che io ho di lui, non quella che lui ha di me!”.
La gentilezza del generale Lee è una bella illustrazione di come rispondere al male con il bene.
Non si tratta di una cosa facile, anzi, spesso è un’impresa impossibile.
Per questo abbiamo bisogno di seguire le indicazioni di Gesù e pregare per i nostri nemici.
Se dedichiamo tempo con il nostro Padre celeste pregando per quanti ci maltrattano,
sarà più facile amarli e fare loro del bene.
Sarebbe incoerente e inconcepibile trattare male qualcuno che abbiamo appena presentato a Dio in preghiera.
Abramo Lincoln una volta disse:
“Il modo migliore di distruggere un nemico è di fare di lui un amico”.
Con l’aiuto del Signore, amiamo i nostri nemici, benediciamoli, facciamo loro del bene e preghiamo per loro.
Come il nostro Maestro, dobbiamo essere pronti a ricambiare il male con il bene, persino con i nostri nemici!
Adi-Media

La potenza del sangue di Cristo


di R. A. Torrey – da “Risveglio pentecostale”

“La potenza appartiene a Dio”. Pertanto è a disposizione dell’uomo. Vi è una cosa che crea la separazione tra Dio e l’uomo: il peccato. Leggiamo in Isaia: “Ecco, la mano del Signore non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire; ma sono le nostre iniquità quelle che han posto una barriera fra voi e il vostro Dio; sono i vostri peccati quelli che han fatto sì ch’Egli nasconda la sua faccia da voi, per non darvi più ascolto” (Isaia 59:1,2). Il peccato deve essere tolto fra Dio e noi, se vogliamo conoscere la potenza di Dio nella nostra vita. E’ il sangue che toglie il peccato (Ebrei 9:26). Pertanto, prima ancora di conoscere la potenza di Dio dobbiamo esperimentare l’efficacia purificatrice del sangue di Cristo Gesù.

Il sangue di Cristo è una propiziazione per il peccato. Romani 3:25 “… il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza”. Nei primi versi di questo capitolo Paolo ha dimostrato che tutti gli uomini sono peccatori, “ogni bocca sia turata”, tutto il mondo “è colpevole dinanzi a Dio”.

Dio è santo ed Egli odia il peccato. L’odio di Dio verso il peccato è una cosa seria: è reale, è vivo, è attivo. L’ira di Dio contro il peccato deve colpire in qualche modo. Che speranza vi è dunque per noi, dal momento che “tutti abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio”? Al verso 25 troviamo la risposta di Dio a questa domanda di massima importanza. Vi è speranza per noi, perché Dio ha provveduto una propiziazione, il sangue versato di Cristo. “Il quale (Cristo) Dio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso”. L’ira di Dio contro il peccato ha colpito lui invece di colpire noi. Di questa grande verità il profeta Isaia aveva ricevuto pallida rivelazione centinaia d’anni prima della nascita di Cristo. “Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognun di noi seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha fatto cadere su lui l’iniquità di noi tutti” (Isaia 53:6).

Il sangue di Cristo è prima di tutto una propiziazione per il peccato, un segno che soddisfa l’ira santa di Dio contro il peccato. Egli è la “nostra pasqua” (1Co 5:7), nel vedere il Suo sangue Dio passa oltre e ci risparmia, peccatori come siamo.

Questa propiziazione è principalmente per il credente “una propiziazione mediante la fede”. Tutta l’ira di Dio contro i peccati del credente è pienamente soddisfatta nel sangue di Cristo.

Se qualcuno si domanda, come ha potuto Dio aver misericordia dei peccatori prima della venuta e morte di Cristo, la risposta è semplice. Gesù è l’agnello che è stato “ucciso avanti la fondazione del mondo” (Ap 13:8). Nello stesso istante in cui il peccato entrava nel mondo Dio ebbe i suoi occhi volti sul sacrificio ch’Egli stesso aveva predisposto prima della fondazione del mondo. Nello stesso giardino d’Eden il sangue dei sacrifici che raffigurava quello del vero sacrificio cominciò a scorrere.

In Efesini 1:7 si legge “In Lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati, secondo le ricchezze della sua grazia”. La remissione dei peccati non è qualche cosa che il credente deve aspettare che avvenga nel futuro, ma un qualche cosa ch’egli già possiede. “Noi abbiamo” dice Paolo “la remissione dei peccati”. Non dobbiamo fare nulla per assicurarcela, perché il sangue di Cristo già ce l’ha assicurata, è per la fede che ce ne appropriamo e la godiamo. Il perdono è già stato provveduto per ogni credente in Cristo per la potenza del sangue.

Un’anziana signora era morente. Il ministro di culto andò a vistarla e le chiese: “Avete fatto pace con Dio?” “No”, fu la risposta.

“Non avete timore d’incontrare Dio, senza prima aver fatto pace con Lui?” “Niente affatto!”. Un sorriso si dipinse sul volto della donna morente: “Non ho fatto la mia pace con Dio perché non ne ho bisogno. Cristo l’ha fatta per me, con il sangue della Croce. Io riposo sulla pace ch’Egli ha fatto. Abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati, secondo le ricchezze della sua grazia”.

“Ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù suo Figliolo, ci purifica da ogni peccato” (1Gv 1:7). Questo ci offre la completezza del perdono per mezzo del sangue. Il sangue di Cristo ha la potenza di purificare il credente da “ogni peccato”. Esso continuamente “purifica”, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Questa purificazione è dalla colpa del peccato. Dovunque nella Bibbia è menzionata la purificazione dalla potenza e dalla presenza del peccato si ha per mezzo della Parola di Dio, per mezzo dello Spirito Santo, e per mezzo del Cristo vivente e dimorante. Cristo sulla Croce ci salva dalla colpa del peccato, ed il Cristo che ritorna ci salverà dalla presenza del peccato.

Il sangue di Cristo ci salva da tutta la colpa del peccato. Se camminiamo nella luce in Cristo che è la luce, il sangue di Cristo ci purga da ogni peccato. Il sangue di Cristo è potente di lavare il più nero dei peccatori e farlo bianco. Noi tutti abbiamo avuto un passato nero, perché se avessimo potuto vedere il nostro passato con gli occhi di Dio anche il migliore di noi si sarebbe visto nero, nero, nero. Ma se camminiamo nella luce, sottomessi alla verità di Dio, credendo in Cristo, veniamo imbiancati dentro, come bianche erano le vesti di Cristo quando i discepoli lo videro sul Monte della Trasfigurazione (Mt 17:2; Lu 9:29; Mr 9:3). Chi accuserà gli eletti di Dio? (Rm 8:33). Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù (Rm 8:1). Nuovamente, in Rm 5:9 si legge: “tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira”. Il sangue di Cristo è potente di giustificare. Ogni credente in Cristo è già giustificato per il sangue di Cristo. Giustificato significa qualche cosa di più di perdonato e purificato. Il perdono, per quanto è glorioso, è una cosa negativa; significa che i nostri peccati sono allontanati da noi e noi appariamo come se non avessimo mai peccato. La giustificazione è positiva; significa che siamo considerati giusti, significa che ci è stata accreditata la giustizia perfetta di Cristo.

Se è buono essere stati spogliati dei propri cenci sozzi e vili, è di gran lunga migliore essere rivestiti di vesti di gloria e bellezza. Con il perdono noi siamo spogliati dei cenci vili e maleodoranti dei nostri peccati, con la giustificazione siamo rivestiti della gloria e della bellezza di Cristo. E’ la potenza del sangue che ci assicura questo. Nel versare il suo sangue quale prezzo di riscatto per il peccato, Cristo ha preso il nostro posto, credendo in Lui noi prendiamo il Suo posto. “Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto esser peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2Co 5:21).

Leggiamo ora Ebrei 9:14: “Quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito Santo eterno ha offerto sé stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?” Il sangue di Cristo è potente di purificare la coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente. Comprendi ciò che vuol dire? E’ una gloriosa verità che cercherò di rendere semplice. Quando l’uomo prende coscienza dei suoi peccati e s’accorge d’essere un peccatore e che Dio è santo, sente di dover fare qualche cosa per piacere a Dio ed espiare per il peccato. Egli deve “fare penitenze”, “osservare la Quaresima”, “fare elemosine”, ed altre cose per espiare per i suoi peccati. Tutti questi sforzi sono “opere morte”. Non possono mai compiere ciò che si prefiggono e non possono mai dare pace. Per quanti anni Martin Lutero cercò la pace in questo modo e non la trovò! Ma quando scopriamo la potenza del sangue, che ha già perfettamente espiato per il peccato, che ci ha già purificati dai nostri peccati e giustificati davanti a Dio, che ci ha resi graditi e accettevoli agli occhi di Dio, allora le nostre coscienze non soltanto sono alleggerite dal peso della colpa, ma anche dal peso di questi sforzi, e possiamo con libertà servire l’Iddio vivente, non nella schiavitù della paura, ma nella libertà e nella gloria di coloro che sanno d’essere figliuoli graditi ed amati.

Vi sono molti cristiani oggi che non hanno permesso al sangue di Cristo di purificare le loro coscienze dalle opere morte. Essi continuamente sentono di dover fare qualche cosa per espiare. Caro fratello e cara sorella, guarda a quel che guarda Iddio, al sangue, e vedi che tutto è stato fatto, già fatto! Dio è soddisfatto, il peccato è espiato, noi siamo giustificati e non dobbiamo più fare opere morte per raccomandarci a Dio; ma, considerando che già siamo stati raccomandati, serviamoLo nella libertà della gratitudine e dell’amore, e non nei legami della paura.

In Atti 20:28 si legge: “Badate a voi stessi ed a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale Egli ha acquistato col proprio sangue”. Ed ancora in Ap 5:9 “E cantavano un nuovo cantico dicendo: Tu sei degno di prendere il libro e d’aprirne i suggelli, perché sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione”. Il sangue di Cristo mi rende proprietà di Dio. Questo pensiero mi da’ un senso di responsabilità: se appartengo a Dio, vuol dire che debbo servirLo interamente, corpo, anima e spirito, devo appartenerGli tutto. Ma il pensiero che sono proprietà di Dio mi da’ anche un senso di sicurezza: Dio prenderà cura di ciò che Gli appartiene. Il sangue di Cristo è potente di darmi sicurezza eterna.

Apprendiamo qualche cosa di più della potenza del sangue in Ebrei 10:19,20: “Avendo dunque, fratelli, libertà d’entrare nel santuario in virtù del sangue di Gesù, per quella via recente e vivente che Egli ha inaugurata per noi, attraverso la cortina, vale a dire la sua carne”. Il sangue di Cristo è potente di dare al credente franchezza per entrare nel santuario, di accostarsi alla presenza stessa di Dio. Nei giorni del giudaesimo antico del tabernacolo e del Tempio, Dio si manifestava nel luogo santissimo. Quello era il luogo designato per incontrare Dio. Ma in quel luogo era permesso l’accesso ad un solo Giudeo in tutta la nazione, al sommo sacerdote; ed a questi soltanto una volta all’anno, nel giorno dell’espiazione, e soltanto con il sangue. Dio insegnò ai giudei, e tramite loro a tutto il mondo, tre grandi verità: la santità inaccessibile di Dio, la peccaminosità dell’uomo, e che l’uomo peccatore poteva accedere all’Iddio santo soltanto tramite il sangue dell’espiazione, perché “senza versamento di sangue” non poteva esservi “remissione di peccato”, e di conseguenza non poteva esserci accesso a Dio (Eb 9:22). Il sangue dei sacrifici del Vecchio Testamento era soltanto una figura del vero sacrificio, Gesù Cristo; e, a motivo del Suo sangue versato, il più vile dei peccatori che oggi crede in Lui ha il diritto di accedere a Dio, di entrare nella Sua presenza ogni qualvolta che lo desideri “senza timore e in piena certezza di fede”. Oh, la meravigliosa potenza del sangue di Cristo che allontana ogni timore allorché mi avvicino all’Iddio che è santo e che è “un fuoco consumante”! Dio è santo? Sì! Ed io sono un peccatore? Sì! Ma in virtù dell’offerta meravigliosa di cristo, valevole per sempre, “una volta per sempre” il mio peccato è stato per sempre allontanato, ed io sono stato “giustificato” e “reso perfetto”, e grazie a quel sangue tanto prezioso e accettevole a Dio posso accostarmi con franchezza nella presenza stessa di Dio.

Il sangue di Cristo ha ancora maggior potenza. In Ap 22:14 si legge “Beati coloro che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della gloria”! Facendo un confronto con il verso 14 del cap. 7 si comprende chiaramente che è tramite il sangue di cristo che le vesti possono essere lavate. Il sangue di cristo dunque è potente di dare a coloro che credono in lui il diritto all’albero della vita e accesso nella città di Dio. Il peccato nel giardino dell’Eden ha tolto all’uomo il diritto all’albero della vita e lo ha cacciato via (Ge 3:22-24). Il sangue di Cristo ci riapre la via all’albero della vita e alla Nuova Gerusalemme. Il sangue di cristo ci fa riavere tutto ciò che Adamo perse a cagione del peccato ed ancora di più:

Abbiamo visto qualche cosa che si riferisce alla potenza del sangue di Cristo. Hai fatto tesoro di quel sangue? Gli hai permesso di operare nella tua vita come si deve? Alcuni oggi cercano di escogitare una teologia che tagli fuori il sangue. Quale stoltizia! Il cristianesimo senza il sangue espiatore è un cristianesimo senza misericordia per il peccatore, senza pace per la coscienza, senza perdono autentico, senza giustificazione, senza purificazione, senza libertà d’accesso alla presenza di Dio, senza potenza.

Non è affatto Cristianesimo, ma la contraffazione stessa del diavolo.

Se vogliamo conoscere la pienezza della potenza nella vita e nel servizio cristiano, dobbiamo prima di tutto conoscere la potenza del sangue di cristo, perché è quella che ci da’ il perdono, la giustificazione e la libertà di appressarci a Dio.

Non possiamo conoscere la potenza dello Spirito prima ancora della potenza del sangue; non possiamo neppure conoscere la potenza della preghiera prima ancora della potenza del sangue per mezzo del quale possiamo appressarci a Dio. Vi sono alcuni che insegnano “la vita più elevata” ignorando la verità fondamentale del sangue. Costoro cercano di erigere una sovrastruttura senza fondamenta sicure. E’ necessario cominciare dal sangue per arrivare al “luogo santissimo”.

COME L’AGNELLO CONDOTTO AL MATTATOIO…” (Isaia 53:7)


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Il missionario giornalista Pierre vanPaassen racconta di come, prima della Seconda Guerra Mondiale, alcuni soldati nazisti arrestarono un vecchio rabbino, lo spogliarono dei suoi abiti e lo obbligarono a predicare il sermone che aveva preparato per l’imminente Sabbath. Con grande dignità, l’anziano chiese di poter indossare il suo yarmulke e i suoi carcerieri acconsentirono pensando che questo avrebbe incrementato la beffa. Poi, mentre lo schernivano, il vecchio rabbino parlò di che cosa significasse camminare umilmente davanti a Dio. Phil Yancey scrive: “Quando leggo della tortura e dell’esecuzione di Gesù, penso a quel rabbino, privato dei suoi abiti, costretto in piedi, crudelmente umiliato in una stazione di polizia. Allora non riesco a immaginare la mancanza di dignità e la vergogna provate dal Figlio di Dio… quando fu schernito apertamente nel cortile del sommo sacerdote… quando penso alla brutalità usata dalle guardie di Pilato ed Erode… ai fischi degli spettatori lungo la via del Calvario, e, infine, alla croce stessa… Mi meraviglio per come Dio si sia trattenuto nel corso della storia dell’umanità, permettendo ai vari Genghis Khan, Hitler e agli Stalin di attuare tutto ciò che volevano. Nulla, però, può paragonarsi all’autocontrollo dimostrato quel venerdì oscuro a Gerusalemme … legioni di angeli aspettavano un Suo comando. Una parola e tutto questo dramma sarebbe finito in men che non si dica!”. Isaia scrisse: “…Come l’agnello condotto al mattatoio… non aprì la bocca”. Gesù si sarebbe potuto appellare al Padre Suo, il Quale avrebbe potuto mandarGli in soccorso “…più di 12 legioni [80.000] d’angeli” (Matteo 26:53). Invece, Egli scelse di sopportare la croce e la sua vergogna per salvare me e te. 

B.Gass

EGLI NON CI CONDANNA


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“L’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro
Dio giorno e notte” (Apocalisse 12:10). Le accuse di Satana è una delle cose
di cui Gesù è venuto ad occuparsi come nostro patto vivente. Dio non ha
mandato una teologia per distruggere le bugie di Satana – Egli ha mandato
Gesù! Le prime profezie di Genesi affermavano che Satana avrebbe ferito il
calcagno del Messia, ma Gesù avrebbe schiacciato il suo capo (vedi Genesi
3:15). Duemila anni fa, Gesù portò questa realtà nella nostra vita.

A volte mi sveglio nel mezzo della notte con un senso d’ansia sopra di me. È
come se avessi fatto qualcosa di sbagliato ma non sappia cosa. Questo sentimento
viene dall’accusatore. Egli sussurra, “Non vali niente, non servi a niente,
sei un peso per gli altri. Guarda la tua storia, quante volte hai combinato
disastri. Non cambierai mai”. Il nostro rapporto con quella voce iniziò nel
giardino dell’Eden, ma quando Gesù venne, Egli dichiarò, “Tutto questo
finisce adesso”, aggiungendo una rassicurazione meravigliosa: “Non pensate
che io vi accusi presso il Padre” (Giovanni 5:45).

Gesù disse alla donna colta in adulterio, “Neppure io ti condanno; va’ e non
peccare più” (Giovanni 8:11).

È assolutamente essenziale che edifichiamo sul fondamento sicuro della
conoscenza per cui Dio non ci accusa! Questo fondamento non si basa sulla legge
o sulle accuse o sulla disperazione, ma sull’azione gloriosa e piena di grazia
di Dio Stesso. Quando Egli sente un’accusa contro di noi, dice a Gesù,
“Distruggila”. In quel momento, sentiamo la voce dello Spirito Santo che ci
dice, “Non ascoltare quella bugia. È stata annientata alla croce; Dio non ti
accusa, perché Suo Figlio ti ha reso libero”.

Noi peccheremo – la Bibbia lo rende chiaro. Ma quando ciò accade, la voce
che udremo sarà quella dello Spirito Santo. Egli porta convinzione per le
nostre trasgressioni, ma si tratta di una convinzione fiduciosa, che porta a un
ravvedimento gioioso e non alla disperazione.

Abbiamo ricevuto Gesù, e nei nostri momenti di scoraggiamento udremo la Sua
voce al di sopra di tutte le altre: “Nemmeno io ti condanno”. Che Dio ti
elargisca la Sua grazia per edificare su questo fondamento e gioire!
 David Wilkerson

COS’È SUCCESSO AL RAVVEDIMENTO?


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Cos’è successo al ravvedimento? Questa parola si sente di rado nella maggior
parte delle chiese oggi. I pastori raramente chiamano la propria congregazione a
piangere e addolorarsi per le ferite che arrecano a Cristo con la loro
malvagità.

Piuttosto, il messaggio che ascoltiamo da molti pulpiti oggi è, “Credi
solamente. Accetta Cristo e sarai salvato”. Il testo usato per giustificare
questo messaggio è Atti 16:30-31. In questo passo, l’apostolo Paolo era
tenuto in prigione quando, improvvisamente, la terra tremò e le porte di tutte
le celle si aprirono. Il carceriere pensò subito che tutti i prigionieri
fossero fuggiti, il che significava dover affrontare l’esecuzione. Nella
disperazione, estrasse la spada e stava per uccidersi quando Paolo e Sila lo
fermarono, rassicurandolo che nessuno era fuggito.

Nel vedere ciò, l’uomo cadde davanti agli apostoli e gridò, “Signori,
cosa devo fare per essere salvato? Ed essi dissero: «Credi nel Signore Gesù
Cristo, e sarai salvato tu e la casa tua»” (Atti 16:30-31).

Nel leggere questo passo, è importante ricordare che il carceriere era
sull’orlo del suicidio, con la spada già sguainata. Era già sul punto di
ravvedersi – sulle ginocchia, spezzato e tremante davanti agli apostoli.

Quindi il suo cuore era davvero pronto ad accettare Gesù con fede genuina.

Nel vangelo di Marco, Cristo dice ai Suoi discepoli, “Chi ha creduto ed è
stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato”
(Marco 16:16). È chiaro, da quanto Gesù dice qui, che la salvezza si trova
semplicemente accettandolo ed essendo battezzati.

Tuttavia, Gesù introduce la Sua affermazione con questa parola: “Andate per
tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura” (verso 15). Egli sta
dicendo, in poche parole, che prima che le persone possano credere in Lui, il
vangelo dev’essere prima predicato loro.

E a quale vangelo si riferiva Gesù? Si tratta del vangelo che Gesù Stesso
predicò – il vangelo del ravvedimento!

Pensaci. Quale fu il primo messaggio che Gesù diede dopo essere uscito dalla
tentazione nel deserto? La Scrittura dice, “Da quel tempo Gesù cominciò a
predicare e a dire: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!»”
(Matteo 4:17).
  David Wilkerson

ECCO COME E’ STATA RESA POSSIBILE LA TUA SALVEZZA


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l messaggio centrale di tutta la Sacra Scrittura è proprio la risposta a questo interrogativo. Dio ci ha trovato un sostituto nella persona di Gesù Cristo, il Suo Figlio! Era indispensabile un sostituto, uno che portasse il nostro castigo come se fosse lui colpevole, uno che prendesse il nostro posto sotto l’ira di Dio. Ma non poteva farlo uno qualunque di noi perché noi siamo tutti peccatori; e nemmeno un angelo. 
Lo ha potuto fare il Signore Gesù perché era Dio (e solo Dio poteva reggere il peso del peccato) ed era anche uomo, simile a noi ma senza peccato (perché solo ad Uno che fosse uomo, Dio poteva imputare i peccati degli uomini).

L’apostolo Paolo scrive a Timoteo: « Certa è questa parola e degna d’essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori » (1 Timoteo 1:15).

Ecco perché il Figlio di Dio, nel tempo prestabilito, ha preso un corpo di uomo; 
«è stato fatto carne» dice l’apostolo Giovanni «ed ha abitato per un tempo tra noi» (Giovanni 1:14). Paolo insegna che Dio ha mandato «il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato» (Romani 8:3); e dice anche che Lui, che era Dio, « abbassò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini » (Filippesi 2:6-7). Che grande mistero! Alla sua nascita, dalla vergine Maria, una moltitudine di angeli lodò Dio nel cielo, dicendo: « Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra » (Luca 2:14). La Bibbia chiama «mistero della pietà» questa manifestazione del Figlio di Dio in carne e la sua apparizione agli angeli (1 Timoteo 3:16).

Ma la sua venuta come uomo, per quanto straordinaria sia stata, non sarebbe bastata a salvarci. La presenza di un Uomo perfetto sulla terra fu certamente un avvenimento senza precedenti; il suo amore per l’umanità sofferente, la sua rettitudine, la sua ubbidienza, onorarono Dio come mai era avvenuto prima d’allora. Eppure, tutto questo non sarebbe bastato a distogliere dall’uomo l’ira di Dio; bisognava che si caricasse Lui di tutti i nostri peccati e delle nostre colpe, e che ne portasse la pena sotto il giusto giudizio di Dio. E poiché «il salario del peccato è la morte», bisognava che morisse al nostro posto. E così ha fatto!

Ascolta cosa dice la Bibbia:«Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture» (1 Corinzi 15:3). « Egli, che non commise peccato,… ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce» (1 Pietro 2:22-24).

Anche il profeta Isaia, che visse ben 800 anni prima di Cristo, parlò di Lui e disse: 
«Egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è stato su Lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione» (Isaia 53:5).

Guarda il Signore Gesù sulla croce! Non è un benefattore disprezzato che finisce miseramente la sua vita; non è un profeta respinto che ha fallito la sua missione. 
È il Figlio di Dio che soffre e muore al nostro posto per farci scampare a un’eternità di tormenti. Tutto il peso immane dei nostri peccati se lo è caricato su di Sé; e là, in quei momenti di indicibile sofferenza, ha pagato a Dio il mio debito legato al peccato, il tuo debito. Ecco la grande notizia che la Bibbia indirizza alla nostra coscienza e al nostro cuore!

Tu dirai allora: Se è così, tutti gli uomini sono salvati, tutti sono perdonati; l’umanità è a posto! No, purtroppo; non è così. Immagina una porta aperta che dà accesso a un luogo meraviglioso. È aperta per tutti, tutti possono entrare, nessuno sarà cacciato fuori… ma non tutti entrano, non tutti ne approfittano. Molti arrivano vicino, a un passo… poi tornano indietro, o rimangono lì. Peccato! La porta era aperta, anche per loro, ma non ne hanno approfittato, non hanno fatto il passo decisivo! Gesù dice: «Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato» (Giovanni 10:9).

Ma per passare da quella porta, per poter usufruire di quest’opera meravigliosa del Signore, ci sono delle condizioni, due esattamente, messe da Dio stesso. Sono due passi che bisogna assolutamente fare. Eccoli:

Primo passo: il pentimento

Per prima cosa, Dio vuole che noi riconosciamo di essere peccatori, degni del giusto giudizio di Dio, e ce ne umiliamo davanti a Lui. Anche tu devi farlo; devi provare dolore e rimorso per le offese che gli hai arrecato e per il dispiacere che gli hai dato con atti o pensieri contrari alla sua volontà… Se sei sincero, Dio stesso lavorerà nella tua coscienza, facendoti sentire l’amarezza del peccato e la giusta paura per le sue conseguenze; e, nello stesso tempo, ascolterà la tua confessione e ti garantirà il Suo perdono. Il peso dei tuoi peccati è così tolto dalle tue spalle!

«Dio fa ora annunziare agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano 
(o si pentano) perché ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia» (Atti 17:30).

Queste parole dell’apostolo Paolo echeggiarono due-mila anni fa nella città di Atene; e ancora oggi lo Spirito del Signore le ripete alla generazione attuale. 
Quando i Giudei domandarono a Pietro: «Che dobbiamo fare?», Pietro rispose: «Ravvedetevi… Ravvedetevi e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati» (Atti 2:38 e 3:19). Il primo passo da fare per ottenere il perdono di Dio è dunque la confessione sincera dei nostri peccati.

«Se confessiamo i nostri peccati (a Dio, s’intende) Egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità» (1 Giovanni 1:9).

Anche il re Davide, al suo tempo, conosceva questa verità. Così scrisse in un Salmo: «Io t’ho dichiarato il mio peccato, non ho coperta la mia iniquità. Io ho detto: Confesserò le mie trasgressioni all’Eterno; e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato». E anche: «Io ho peccato contro te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi» (Salmo 32:5 e 51:4).

Ma il pentimento da solo, per quanto vero e sincero sia, non è ancora sufficiente. 
C’è un secondo passo da fare:

Secondo passo: la fede nell’opera di Cristo

Dio non chiede «opere», come abbiamo visto, ma chiede «fede » Accettare con fede il sacrificio del Signore vuol dire credere senza avere alcun dubbio che Egli è morto sulla croce per i nostri peccati. La fede non dubita, non discute; la fede prende Dio in parola. «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato» (Atti 16:31): ecco la meravigliosa promessa della grazia di Dio.

«Poiché è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio» (Efesini 2:8).

Riempirei almeno due pagine se volessi trascrivere tutti i brani del Nuovo Testamento che parlano della salvezza per fede. La insegnò il Signore, la predicarono tutti gli Apostoli, dal primo all’ultimo, e ne scrissero nelle loro lettere ispirate che ora fanno parte delle Sacre Scritture. L’Evangelo è chiamato anche: «La parola della fede» (Romani 10:8) perché promette il perdono di Dio e la vita eterna a chi crede in Gesù.

Come riassunto dei tanti passi biblici sulla salvezza per mezzo della fede ne citerò uno molto significativo della lettera di Paolo ai Galati: «Abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge (la legge è quella data da Dio per mezzo di Mosè, i dieci comandamenti) perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato» (Galati 2:16).

Ritorniamo all’esempio del malato grave di qualche paragrafo prima. Perché accetti la cura che il medico gli prescrive egli deve, prima di tutto, riconoscere di essere malato e di avere assoluto bisogno di una cura; però non basta. Deve anche avere fiducia nel suo medico, credere che la medicina che gli propone è quella giusta. 
Se non ha fiducia, se non crede alle parole del suo dottore, non si lascerà mai curare. La medicina c’è, pronta, efficace, a sua disposizione… Deve solo accettarla.

Dio, il grande Medico, ti ama d’un amore infinito e ti offre un mezzo di salvezza, l’unico valido, l’unico efficace. Rifiuterai tu questo dono di Dio?

«In nessun altro è la salvezza; perché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia dato agli uomini per il quale noi possiamo essere salvati» (Atti 4:12).

Il pentimento e la fede in Cristo sono dovuti a un cambiamento di idee, di pensieri, di disposizioni, che la Bibbia chiama «conversione». Vediamola più in dettaglio.

La conversione è un cambiamento di direzione, un rinnovamento nella nostra mente, nei nostri pensieri, nei nostri cuori, nella nostra vita. Infatti, prima di conoscere la Bibbia che mette a nudo il nostro stato di peccato, c’è in noi dell’indifferenza, perché siamo sulla «via larga e spaziosa che mena alla perdizione» di cui parla il Signore (Matteo 7:13). E ci chiediamo: Cos’è il peccato? Cos’è questa storia di dover rendere conto a Dio? E Dio chi è? Che male c’è in quello che faccio dal momento che fanno tutti così? Ma ecco che la Parola del Signore ci illumina, tocca la nostra coscienza e ci fa sentire il nostro misero stato. Allora le nostre opinioni cambiano. 
Quello che prima facevamo con disinvoltura, adesso ci turba; il male che prima valutavamo con leggerezza, adesso ci pesa.

La Parola del Signore, però, non ci insegna solo che siamo peccatori; essa ci parla anche della croce di Cristo, delle Sue sofferenze, della Sua morte per noi. L’amore di Dio tocca i nostri cuori. Prima dicevamo: Non è possibile che Dio ami la sua creatura, perché se l’amasse non permetterebbe tante sofferenze nel mondo. 
Adesso, invece, capiamo che il male è dovuto al peccato dell’uomo, e che Dio ha amato il mondo di un amore infinito; e anche noi amiamo Dio, perché, come dice la Scrittura, «Egli ci ha amati per il primo». Anche tu lo amerai e scoprirai che in te tutto cambia! Cambia il tuo interiore, cambiano i pensieri che avevi su te stesso, su Dio, su Cristo, sulla vita e sulla morte… Questa è la conversione. 
Ormai sei entrato per quella che il Signore chiama «la porta stretta» (Matteo 7:13-14) e ti incammini sulla via che «mena alla vita». Che grazia! Che favore infinito! 
Ora, cambiando i tuoi pensieri cambierà anche il tuo modo di comportarti, di affrontare le situazioni; sarà una grande esperienza che farai tu stesso, e che la lettura giornaliera della Parola di Dio ti aiuterà a rendere viva e costante.

Ascolta ancora le parole di Gesù: « Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entran per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano » (Matteo 7:13-14).

Alfredo Apicella

CRISTO E’ DAVVERO RISORTO


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La Sua risurrezione dai morti era assolutamente necessaria per due ragioni:
innanzitutto era necessaria per lui; infatti, Gesù si riferì spesso ad essa come ultima e più convincente prova del fatto che Egli era il Messia: “Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona” (Matteo 12:39). E ancora: “Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere” (Giovanni 2:19). I Suoi nemici ricordarono queste parole; essi dissero a Pilato: “quel seduttore, quando era ancora in vita, disse: ‘Dopo tre giorni io risusciterò'” (Matteo 27:63), e lo indussero così a far sorvegliare la tomba di Gesù affinché i discepoli non ne rubassero il corpo per poter dire che era risorto.
Inoltre, la Sua risurrezione era necessaria per noi. Egli, dice l’apostolo, “è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Romani 4:25), cioè affinché il nostro debito verso Dio, il debito dei nostri peccati, potesse essere pagato e cancellato.
Piacque al Padre (per sempre adorato sia il Suo infinito amore e la Sua libera grazia) di colpire il Suo unico Figlio per le nostre trasgressioni, e di farlo morire al posto nostro a causa dei nostri peccati: “Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è caduto su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti” (Isaia 53:5). Ora, se Cristo fosse rimasto nella tomba noi non avremmo potuto avere certezza del perdono dei nostri peccati; ma poiché Egli ha vinto la morte, possiamo essere certi che con il Suo sacrificio Dio è soddisfatto, la nostra espiazione è stata fatta sulla croce, Egli ha fatto un completo, perfetto, e sufficiente sacrificio per i peccati del mondo.
Era dunque necessario, per questi motivi, che il nostro benedetto Signore risorgesse dai morti; ed è chiaro e privo di ogni contraddizione il fatto che sia risorto. Mai un fatto fu più chiaramente attestato; mai furono prese più precauzioni per prevenire ogni imbroglio. Egli fu sepolto in un sepolcro scavato nella roccia, in modo che il corpo non potesse essere raggiunto scavando da sotto o dalle pareti, per essere trafugato. Si trattava inoltre di un sepolcro nuovo, dove nessun uomo era stato posto prima: dunque se un corpo risorse da lì, doveva essere il quello di Gesù di Nazareth. Inoltre, il sepolcro era sigillato: una grande pietra fu rotolata sull’entrata in modo da chiuderla; e un gruppo di soldati (composto non da amici, ma quelli che si professavano Suoi nemici, mandati da Pilato) fu messo a guarda del sepolcro. E in quanto ai discepoli, non pensavano a trafugarne il corpo, dato che non molto tempo dopo lo avevano abbandonato, e forse erano tra quelli che più di tutti dubitarono della Sua risurrezione. E quand’anche i soldati si fossero addormentati ed essi fossero venuti per trafugare il corpo, si sarebbe dovuto trattare di un sonno davvero profondo, se nessuno di essi si svegliò mentre veniva rotolata via la grande pietra che bloccava l’entrata del sepolcro!
E il nostro benedetto Signore in seguito apparve diverse volte, e in diverse occasioni, ai Suoi discepoli, come quando essi erano riuniti insieme, e quando stavano andando verso Emmaus, e quando stavano pescando; e quando Egli acconsentì a mostrare loro i fori sulle Sue mani e sui Suoi piedi, e quando apparve a cinquecento fratelli in una sola volta; tutto ciò mette del tutto fuori discussione la certezza della Sua risurrezione.
Oh se avessimo tutti la stessa disposizione d’animo dei suoi discepoli! Che possiamo sentire la potenza della risurrezione di Cristo come fecero loro.
Cosa ci impedisce di avere questa disposizione d’animo? Gesù Cristo, il nostro Gran Sacerdote, è forse cambiato da come era in passato? No, “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8). E sebbene Egli sia esaltato alla destra del Padre, Egli non si vergogna di chiamarci Suoi fratelli e sorelle. La potenza della Sua risurrezione è tanto grande oggi quanto lo era in passato, e lo Spirito Santo, che ci è stato assicurato per la Sua risurrezione, è pronto e potente da vivificare noi che siamo morti nelle nostre trasgressioni e nei nostri peccati, come lo è stato verso ogni santo che è mai vissuto. Solo gridiamo a Lui, adesso, a Colui che è potente e in grado di salvare i peccatori; in sincerità e verità, senza trattenere segretamente per noi l’ultima parte, rinunciamo a noi stessi e al mondo; allora saremo davvero Cristiani. E sebbene il mondo possa rigettarci, e allontanarci dalla sua compagnia,
Gesù Cristo camminerà con noi, e abiterà in noi. E nel giorno della risurrezione finale, quando la voce dell’arcangelo e la tromba di Dio comanderanno al mare e alla terra di restituire i loro morti, e tutte le nazioni appariranno davanti a Lui, allora Egli confesserà i nostri nomi davanti al Padre Suo e davanti ai santi angeli, e noi riceveremo l’invito che Egli pronuncerà verso tutti coloro che Lo amano e Lo temono: “Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo” (Matteo 25:34).
Concedici questo, o Padre, per amore del Tuo amato Figlio, Gesù Cristo il nostro Signore, al quale, con te e con lo Spirito Santo, siano onore e gloria, ora e in eterno. Amen.

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