GRIDA E MORMORII


Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete… Voi partirete con gioia e sarete ricondotti in pace.
(Isaia 55:3,12)

GRIDA E MORMORII

“La caduta delle foglie mormora sempre qualche cosa ai viventi”, dice un proverbio russo. Di fronte agli avvenimenti sconvolgenti
che si svolgono attorno a noi, potremmo dire oggi: la caduta dell’uomo grida qualche cosa ai viventi. Un grido di sofferenza che bisogna ascoltare col cuore! Non si tratta più di mormorii e di foglie autunnali, si tratta di un grido disperato; tuo, mio, dell’umanità
intera. Se il mormorio ricorda che vi è la vita, il grido testimonia che essa è breve. “I giorni dell’uomo son come l’erba; egli fiorisce come il
fiore del campo; se un vento gli passa sopra, ei non è più, il luogo dov’era non si riconosce più” (Salmo 103:15-16). Che cosa dobbiamo fare? Soccombere nell’amarezza e nello scoraggiamento constatando la nostra impotenza? No. Dobbiamo reagire, ascoltare il grido del
nostro cuore, perché è giunto il momento di sapere quale maestro seguiamo, quale scopo perseguiamo nella nostra vita. L’autore del Salmo non ci lascia nell’angoscia, egli continua: “Ma la benignità
dell’Eterno dura ab eterno e in eterno sopra quelli che lo temono”. Ci si ricorda allora che al grido di disperazione vi è una risposta, una risposta che è promessa di vita, non di un momento, ma eterna. Ci si
ricorda che un Altro mormora, che un Altro soccorre, che un Altro parla. Lettori, lo conoscete? E’ Colui che si è lasciato crocifiggere per
la salvezza dell’uomo e che è risuscitato per la sua felicità eterna. Non udite la sua voce?

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Per grazia che siete stati salvati, mediante la fede


Ef. 02:08

Sei sconvolto? Il cristiano sa che la fede ci salva e non le opere, anche il diavolo lo sa e si impegna affinché l’uomo diventi religioso, e cerchi di salvarsi da solo, cosache non potrà mai fare. Pellegrinaggi, statue, santi, immagini, preghiere, rosari, riportano ad un processo religioso in cui Dio non centra per niente. Egli afferma alla donna Samaritana che lo dobbiamo adorare in spirito e verità. 
L’esperienza con il Signore ti porta questa consapevolezza che tu senza di Lui non puoi fare nulla è la FEDE che ti salva, la fede in Cristo, che è l’unica porta per il cielo. Quando Martin Lutero fece questa travolgente scoperta leggendo la Bibbia, fu perseguitato, ora nessuno più poteva comprarsi il Paradiso con le tangenti….
Tutti hanno accesso alla fede, tutti possono ricercare la fede, e metterla in pratica…
RICORDA :Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. 

Foto: Per grazia che siete stati salvati, mediante la fede.

 Ef. 02:08

Sei sconvolto? Il cristiano sa che la fede ci salva e non le opere, anche il diavolo lo sa e si impegna affinché l'uomo diventi religioso, e cerchi di salvarsi da solo, cosa che non potrà mai fare. Pellegrinaggi, statue, santi, immagini, preghiere, rosari, riportano ad un processo religioso in cui Dio non centra per niente. Egli afferma alla donna Samaritana che lo dobbiamo adorare in spirito e verità. 
L'esperienza con il Signore ti porta questa consapevolezza che tu senza di Lui non puoi fare nulla è la FEDE che ti salva, la fede in Cristo, che è l'unica porta per il cielo. Quando Martin Lutero fece questa travolgente scoperta leggendo la Bibbia, fu perseguitato, ora nessuno più poteva comprarsi il Paradiso con le tangenti....
Tutti hanno accesso alla fede, tutti possono ricercare la fede, e metterla in pratica...
RICORDA :Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. DTBG

 

NON SO PERCHE?


 

Quei ciechi si avvicinarono a Lui.(Mt.9:28)

Non so’ perché!

Era il mese di maggio del 2009, durante la predicazione della parola di Dio, in una campagna Evangelistica nella città di Monza esclamai: io non so perché, ma sento forte e non posso tacere: questa sera in mezzo a noi sono presenti due giovani che si sono sfidati oggi in una gara con le loro moto. Da ora in poi faranno a gara non più con le moto ma come servire meglio il Signore.
A distanza di quasi cinque anni, ieri dopo il culto mattutino un uomo si e’ avvicinato e mi ha ricordato questo fatto ed ha dichiarato di essere uno di quei due giovani che quella sera hanno consacrato la loro vita a Gesù il Figlio di Dio e che il suo amico oggi ospita la chiesa in casa sua. questi due giovani erano come i due ciechi del testo biblico, i quali alla domanda di Gesù’:«credete che io possa fare questo?» risposero: «si,Signore»
Possa anche tu, all’inizio di questa nuova settimana, credere alle parole di Gesù che ti dice: CREDI CHE IO POSSA FARE QUESTO?
Io voglio dire: Tu Signore puoi tutto.

T.D.®

IL SOGNO DA REALIZZARE


 

Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia ( Atti 16:31 )

Mi chiamo Rosa, sono nata a Napoli e mi sono sposata con Nello appena dopo aver conseguito il diploma. A quei tempi avevo un sogno da realizzare: avere un buon lavoro. In quattro anni abbiamo avuto tre figli. Ma non mi sentivo contenta, anzi ero insoddisfatta. Non mi sentivo realizzata come casalinga, con un marito e tre figli a cui badare, anzi mi vedevo solo come una disoccupata. Mi sono sempre impegnata in molti modi: il doposcuola ai bambini del quartiere, la rappresentante di classe e poi, non contenta, ho anche acquistato due macchine per la maglieria, lavorando in casa. Il lavoro, precario e poco pagato, era deludente così iniziai a studiare per partecipare ai vari concorsi statali.

Dopo molto tempo, il 13 giugno dell’86, ricevetti una lettera di assunzione da parte dell’Inail, con destinazione Breno, in provincia di Brescia. Ero molto felice, anche se la mia gioia fu smorzata dall’umore di mio marito, che non aveva desiderio di allontanarsi da Napoli, dagli amici e dai parenti. Tuttavia sono riuscita ad avere la meglio e mi sono trasferiti con i bambini. In quel periodo, con tre figli a cui badare, il nuovo lavoro e la casa, i giorni passavano in fretta. Mio marito era rimasto a Napoli, sperando che dopo poco sarebbe arrivato il trasferimento per riportarci più vicino a casa. A Napoli lui stava bene, anche se gli mancavamo noi, la sua famiglia.

Durante questo triste periodo qualcuno gli parlò in un modo del tutto nuovo di Dio come di un Signore vivente che è possibile incontrare. Così accadde che Nello conobbe personalmente Cristo. Ogni volta che veniva a trovarci a Breno andava alla ricerca di una chiesa evangelica per partecipare al culto. Fino dal 1987 Nello iniziò a parlarmi del Signore, anche se rispondevo sempre che ero io stessa la responsabile del mio futuro spirituale!

A dire la verità a questo non pensavo proprio: non frequentavo alcuna chiesa, anche se non mi definivo atea in quanto nel momento del bisogno cercavo a modo mio il Signore pregando da sola a casa. La destinazione del tanto desiderato trasferimento che ha riunito la nostra famiglia è stata Verona. Negli anni siamo andati avanti, tra litigi e momenti di pace. Lui pregava per me, ma io pensavo per me. Nonostante lavorassi, non ero poi così soddisfatta: ero sempre triste, litigavo con mio marito e con i figli. Dopo qualche anno mio figlio Gennaro ha aperto il Suo cuore, ricevendo Gesù come proprio Salvatore. Iniziai a vederlo cambiato, trasformato. Ero felice per lui, adesso era così educato, amorevole, ben disposto nei nostri confronti! Ero veramente meravigliata. Anche lui mi parlava di Gesù, ma io gli dicevo: “Sono contenta per te, ma io penso per me”.

Dovendo sottopormi a un intervento chirurgico per delle cisti alla tiroide, prima dell’intervento mio figlio mi ha chiesto: “Mamma, preghiamo?”. Ogni cosa è stata messa nelle mani del Signore! Il giorno dopo il medico, visitandomi prima dell’intervento, restò perplesso, e mi disse che non avevo più niente. Mi ha addirittura restituito il ticket che avevo pagato! Oggi riconosco che è stato un miracolo del Signore! Dio mi amava, ma io ero ancora lontana da Lui. Nel gennaio del 2012, una domenica, mentre mio marito si preparava per andare al culto, senza avvisarlo, mi preparai vestendomi per uscire. Lui mi chiese: “Dove vai?”, ed io risposi: “Voglio venire in chiesa”. Così andai, come anche nelle domeniche seguenti, spontaneamente. Dopo un mese nacque il nostro primo nipote, Emanuele, che venne portato fin da piccolo in Chiesa. Per stare con lui mi sedevo negli ultimi posti, ma poi cambiai idea all’improvviso e decisi di andarmi a sedere sempre più avanti per ascoltare con maggiore attenzione il messaggio della Parola di Dio. Andavo in chiesa ed ero felice.

All’inizio pensai che fosse per il nipotino, ma il Signore stava già operando nella mia vita e mi parlò in modo personale in una predica dalla Prima lettera di Giovanni sull’amore di Dio.

All’improvviso avevo sentito una sensazione di calore avvolgermi ed ero scoppiata a piangere: realizzai in quel momento di trovarmi alla presenza del Signore e Gli chiesi di perdonare i miei peccati. Per me è stato un momento bellissimo, emozionante e indescrivibile. A metà di ottobre desiderandolo fortemente ho testimoniato della mia appartenenza a Cristo scendendo nelle acque battesimali. Ora chiedo al Signore di essere battezzata con lo Spirito Santo secondo la promessa della Sua Parola.

Il cammino con Gesù è meraviglioso, pieno di benedizioni. Anche se i problemi ci sono e ci saranno, con il Suo aiuto, con il Suo amore si affrontano in modo diverso. Per la mia piena felicità vorrei che anche tutti i miei cari potessero gustare questa comunione con il Signore. Ma non bisogna avere fretta, perché come il Signore ha salvato me, dopo così tanti anni, sono sicura che salverà anche loro.

Rosa

http://www.assembleedidio.org/meditazioni.php?id=744

TESTIMONIANZA- J.MACE’


 

J. Macè: di nuovo felici

Anni fa godevo la fama di noto di pittore, conosciuto ed apprezzato per il talento che mi aveva aperto un cammino interessante ed una facile carriera. Una via dove però conobbi passioni divoranti e sfrenatezze di ogni genere.
La folle corsa verso l’avidità ed il piacere fu effimera e mi condusse all’orlo del fallimento personale.

Ero allora in fase di divorzio, deciso a separarmi da mia moglie e dai miei tre bambini, i cui grandi occhi puri e sovente tristi, ci opprimevano.

Incolpandoci a vicenda, i nostri continui litigi divenivano sempre più violente ed insopportabili. Un giorno divenni violento e mentre torcevo il polso a mia moglie, ella mi graffiò il viso.

Una sera, tormentato dai rimorsi ed atterrito di me stesso, m’inginocchiai nella mia camera e chiesi a Dio di fare il miracolo che io avevo reso impossibile.

Riconoscevo i miei errori e sapevo che solo Dio avrebbe potuto aiutarmi. Del resto portavo nel cuore le profonde ferite di una triste gioventù. In quell’epoca ero stato un giovane dal carattere molto chiuso e difficile, e conobbi presto l’esperienza di un centro di riabilitazione. Fui influenzato sia dall’ambiente, come anche da coloro che mi circondavano.

Preso dall’esasperazione, a 16 anni mia arruolai nella marina. In breve tempo divenni insensibile alla disciplina e terminai il mio ruolo da marinaio trascorrendo 18 mesi in una cella sotterranea.

Quei giorni mi fecero molto riflettere. Mi sembrava di essere nell’inferno. In quel carcere sperimentai tutte le brutture possibili. La sofferenza fu immensa!

Anni dopo quest’avventura conobbi poi mia moglie e più tardi, i nostri tre bambini coronarono il nostro matrimonio. Eravamo felici, veramente felici?

Ben presto, il mio successo e l’insoddisfazione della vita cominciarono a minare la nostra felicità, a tal punto da condurmi sull’orlo della rovina ed al divorzio.

Ma Dio aveva sentito la mia invocazione, Egli mi attendeva proprio lì, sull’orlo del mio abisso.

Un giorno, passando davanti ad un locale ove si svolgevano conferenze cristiane, intesi il primo richiamo alla vita. Assetato di pace, entrai nel locale e vidi delle persone che con volto tranquillo e pieno di pace cantavano e testimoniavano la loro fede in Dio, con grande naturalezza. Anch’io pensavo di avere una religione, non avevo però mai sentito parlare in tal maniera di quello che loro chiamavano “Dio vivente”.

Lasciai il locale senza attendere la fine della riunione. Però quella stessa sera qualcuno aveva pregato per me e Dio si ricordava certamente della mia invocazione.

Ritornai alla riunione più sconvolto che mai, ed infine il mio cuore si aprì, l’ora di Dio era giunta!

Il predicatore parlava della sorgente d’amore che scaturisce dalla croce. Una sorgente capace di purificare anche il più orrendo passato, e di cambiare la vita. Tutto ciò mi sconvolse, accettai l’invito di Gesù: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e travagliati e Io vi darò riposo”.

In quell’occasione diedi il mio cuore a Dio, e la sua pace inondò tutto il mio essere.

Tornato a casa, mia moglie si accorse subito del mio cambiamento e cominciò ad osservarmi sempre più meravigliata. Ella trascorreva quasi tutte le notti in locali notturni o sale da ballo, ed io pensavo con molto dolore fino a che punto mi ero reso responsabile di tutto ciò. Ma pregavo continuamente per lei.

Il Signore non tardò a mostrarle che la vita che conduceva era insensata. Una sera, mentre indossava il suo vestito da ballo, cominciò a riflettere sulla vita che conduceva,

Non finì neppure di vestirsi, che singhiozzando mi si gettò ai collo, e mi espresse il desiderio di ricominciare una vita nuova. Insieme deponemmo il nostro passato davanti al Signore e c’incamminammo nella via di pace che solo Dio sa dare.

Da quel giorno, Dio si è manifestato continuamente in tutte le circostanze della vita, aiutandoci e mostrandoci spesso che il cammino della pace segue il sentiero della pazienza reciproca, dell’amore e della fedeltà a Lui. Sì, Egli ha rinnovato completamente il nostro focolare che era andato in frantumi.

Egli ha promesso che può trasformare la vita di quanti vanno a Lui,

ed io spero di collaborare con la storia della mia vita ad aiutare anche altri, e forse anche te, a trovare la vera pace.

J. Macé

Storie Cristiane

J. Macè: di nuovo felici</p>
<p>Anni fa godevo la fama di noto di pittore, conosciuto ed apprezzato per il talento che mi aveva aperto un cammino interessante ed una facile carriera. Una via dove però conobbi passioni divoranti e sfrenatezze di ogni genere.<br />
La folle corsa verso l’avidità ed il piacere fu effimera e mi condusse all’orlo del fallimento personale.</p>
<p>Ero allora in fase di divorzio, deciso a separarmi da mia moglie e dai miei tre bambini, i cui grandi occhi puri e sovente tristi, ci opprimevano.</p>
<p>Incolpandoci a vicenda, i nostri continui litigi divenivano sempre più violente ed insopportabili. Un giorno divenni violento e mentre torcevo il polso a mia moglie, ella mi graffiò il viso.</p>
<p>Una sera, tormentato dai rimorsi ed atterrito di me stesso, m’inginocchiai nella mia camera e chiesi a Dio di fare il miracolo che io avevo reso impossibile.</p>
<p>Riconoscevo i miei errori e sapevo che solo Dio avrebbe potuto aiutarmi. Del resto portavo nel cuore le profonde ferite di una triste gioventù. In quell’epoca ero stato un giovane dal carattere molto chiuso e difficile, e conobbi presto l’esperienza di un centro di riabilitazione. Fui influenzato sia dall’ambiente, come anche da coloro che mi circondavano.</p>
<p>Preso dall’esasperazione, a 16 anni mia arruolai nella marina. In breve tempo divenni insensibile alla disciplina e terminai il mio ruolo da marinaio trascorrendo 18 mesi in una cella sotterranea.</p>
<p>Quei giorni mi fecero molto riflettere. Mi sembrava di essere nell’inferno. In quel carcere sperimentai tutte le brutture possibili. La sofferenza fu immensa!</p>
<p>Anni dopo quest’avventura conobbi poi mia moglie e più tardi, i nostri tre bambini coronarono il nostro matrimonio. Eravamo felici, veramente felici?</p>
<p>Ben presto, il mio successo e l’insoddisfazione della vita cominciarono a minare la nostra felicità, a tal punto da condurmi sull’orlo della rovina ed al divorzio.</p>
<p>Ma Dio aveva sentito la mia invocazione, Egli mi attendeva proprio lì, sull’orlo del mio abisso.</p>
<p>Un giorno, passando davanti ad un locale ove si svolgevano conferenze cristiane, intesi il primo richiamo alla vita. Assetato di pace, entrai nel locale e vidi delle persone che con volto tranquillo e pieno di pace cantavano e testimoniavano la loro fede in Dio, con grande naturalezza. Anch’io pensavo di avere una religione, non avevo però mai sentito parlare in tal maniera di quello che loro chiamavano “Dio vivente”.</p>
<p>Lasciai il locale senza attendere la fine della riunione. Però quella stessa sera qualcuno aveva pregato per me e Dio si ricordava certamente della mia invocazione.</p>
<p>Ritornai alla riunione più sconvolto che mai, ed infine il mio cuore si aprì, l’ora di Dio era giunta!</p>
<p>Il predicatore parlava della sorgente d’amore che scaturisce dalla croce. Una sorgente capace di purificare anche il più orrendo passato, e di cambiare la vita. Tutto ciò mi sconvolse, accettai l’invito di Gesù: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e travagliati e Io vi darò riposo”.</p>
<p>In quell’occasione diedi il mio cuore a Dio, e la sua pace inondò tutto il mio essere.</p>
<p>Tornato a casa, mia moglie si accorse subito del mio cambiamento e cominciò ad osservarmi sempre più meravigliata. Ella trascorreva quasi tutte le notti in locali notturni o sale da ballo, ed io pensavo con molto dolore fino a che punto mi ero reso responsabile di tutto ciò. Ma pregavo continuamente per lei.</p>
<p>Il Signore non tardò a mostrarle che la vita che conduceva era insensata. Una sera, mentre indossava il suo vestito da ballo, cominciò a riflettere sulla vita che conduceva,</p>
<p>Non finì neppure di vestirsi, che singhiozzando mi si gettò ai collo, e mi espresse il desiderio di ricominciare una vita nuova. Insieme deponemmo il nostro passato davanti al Signore e c’incamminammo nella via di pace che solo Dio sa dare.</p>
<p>Da quel giorno, Dio si è manifestato continuamente in tutte le circostanze della vita, aiutandoci e mostrandoci spesso che il cammino della pace segue il sentiero della pazienza reciproca, dell’amore e della fedeltà a Lui. Sì, Egli ha rinnovato completamente il nostro focolare che era andato in frantumi.</p>
<p>Egli ha promesso che può trasformare la vita di quanti vanno a Lui,</p>
<p>ed io spero di collaborare con la storia della mia vita ad aiutare anche altri, e forse anche te, a trovare la vera pace.</p>
<p>J. Macé

GESÙ VUOLE ENTRARE


 

“È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome” (Giovanni 1:11-12)

GESÙ VUOLE ENTRARE

Giovanni, nel suo Vangelo, inizia col dire che “nel principio la Parola era con Dio e la Parola era Dio”, la luce risplendette in mezzo alle tenebre e questa luce era ed è la vita degli uomini. Tutti gli uomini vivevano nelle tenebre e, quando questa luce arrivò, coloro che vivevano nelle tenebre non l’hanno ricevuta. Questa Parola si è fatta carne per venire ad abitare insieme agli uomini, ma il mondo non l’ha conosciuta. Per far conosce Dio all’umanità, Gesù si è fatto uomo per portare luce nel cuore dell’uomo, per trarlo fuori delle tenebre del peccato e farlo vivere in comunione con Dio poiché l’uomo ha bisogno di stare in comunione con il suo creatore per essere completo.

È venuto in casa Sua, cioè in mezzo al popolo di Dio, ma neanche i Suoi L’hanno ricevuto.
Colui che ha creato il mondo, ogni cosa che vediamo e non vediamo, Colui che tiene tutto nelle Sue mani, che è il potente e il Signore dei signori, è rimasto fuori dalla porta perché non è stato ricevuto. I Suoi L’aspettavano, ma, quando è arrivato, non L’hanno ricevuto.
In ogni casa c’era il grande desiderio che il Messia potesse nascere. L’aspettavano in un’altra maniera. Lui che era il Re, nacque in una povera mangiatoia; Lui che era il potente, si rivelò ad umili pastori.
Oggi molti affermano di sapere chi è Gesù, ma non basta sapere, ci vuole altro! C’è grande differenza tra quelli che sanno chi è Gesù e quelli, invece, che hanno realizzato il motivo per cui Egli è venuto sulla terra.
Gesù è venuto per salvare l’uomo dal peccato e dalla morte eterna, per riconciliarlo con Dio affinché possa vivere veramente.
Venne in casa Sua ed i Suoi non l’hanno ricevuto, ma oggi c’è speranza anche per noi perché la misericordia e la grazia di Dio si estendono a tutti gli uomini.
I Suoi non L’hanno ricevuto ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto, (che L’hanno fatto entrare nel del proprio cuore), Egli ha dato il diritto di essere chiamati figli di Dio.
Questo diritto non è dato a coloro che conoscono solamente la storia di Gesù, che hanno una propria chiesa o una propria religione, ma è dato a tutti coloro che Lo ricevono, che si riconoscono peccatori ed accettano Gesù.
Essere nati in una famiglia cristiana o frequentare una chiesa non basta, la cosa che conta è ricevere Gesù nella propria vita.
Chiedi in questo momento che venga nella tua vita, confessa i tuoi peccati e diGli: “Gesù ti ricevo nella mia vita, ti accetto come Salvatore e Signore”.
Fallo in questo momento e riceverai da Dio il diritto di essere dichiarato Suo figlio e di chiamare Dio Padre.
L’uomo che non riceve Gesù continua a vivere nel peccato, lontano da Dio. Se Lo ricevi, lo Spirito di Dio parlerà al tuo spirito con l’attestazione interiore, la conferma da parte di Dio.
Tutti eravamo peccatori, ma coloro che non accettano Gesù continuano ad esserlo, e per loro il salario è la morte eterna lontano da Dio.
Ma, se tu Lo accetti, avrai il diritto di diventare figlio di Dio. Sta a te fare la scleta giusta: se Lo riceverai nella tua vita, potrai chiamarLo “Padre”.

Francesco Davide Scianna

DIO ARRABBIATO?


“Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5:8)

“Se Dio esistesse veramente, dovrebbe essere arrabbiato a causa dei tanti mali del mondo …”.
E’ un’affermazione ricorrente sulle labbra di alcuni.
Effettivamente, il Signore avrebbe tutte le ragioni per essere in collera a causa delle innumerevoli ingiustizie che affliggono l’umanità.
Quanta disonestà, violenza, presunzione, quanta sete di potere, quanti uomini opprimono i propri simili.
Dio esiste veramente e non è affatto insensibile al peccato presente nel mondo, anche quello che apparentemente non provoca danni sociali e sofferenze ad altri, ma che lacera il cuore e la mente dell’individuo.
Il Signore, pur odiando il male, però non è animato da rabbia vendicativa verso i peccatori.
La Bibbia, anzi, dichiara che Egli ha tanto amato il mondo da dare ciò che aveva di più prezioso per la salvezza dell’umanità: “Il Suo Unigenito Figlio”.
Ma Dio è davvero disposto ad amarmi nonostante abbia combinato un sacco di guai e provocato tanto dolore?
Dio mi ama anche se sono un alcolizzato, un drogato, un violento?
Si! Quando Dio ti vede, non si gira dall’altra parte.
Egli detesta il peccato che commetti, ma ti ama molto di più di quanto tu possa immaginare e vuole darti una nuova vita.
Fai di Cristo il Tuo Salvatore e realizzerai il Suo infinito amore!
Adi-Media

 

TESTIMONIANZA-UNA SCELTA PER LA VITA


Immagine

 Qualche anno fa, insieme a mia moglie, in un paesino del messinese, abbiamo avuto modo di conoscere, un signore, che ci raccontò la sua odissea, che stava attraversando, causa la sua salute. Recentemente operato, si sarebbero susseguiti altri periodi di degenza ospedaliera, causa l’avanzare della sua malattia terminale. A questo mostrava uno stato fisico, precario, con un evidente stato d’animo, notevolmente provato; consapevole anche, dal motivo, che gli rimaneva poco da vivere.

Avevamo davanti ad i nostri occhi un uomo, la cui vita stava per spegnersi. Questo sensibilizzava il nostro cuore, commuovendoci a compassione. Umanamente, non avevamo niente per sopperire ad alcuno dei suoi bisogni. Ma spiritualmente conoscevamo personalmente, Colui che può dar pace ad un cuore affranto. Presi un Evangelo dalla mia tasca e glielo porsi. Gli parlammo di GESU’, Colui che può sanare anima e corpo. Constatando che ogni parola del Vangelo che gli veniva menzionata, era come balsamo al suo cuore, e come cibo per la sua anima.

Tempo dopo, telefonando a casa sua, parlando con la moglie, mi disse, che suo marito, era tornato a casa, felice da quell’incontro. Custodiva gelosamente il Vangelo che aveva ricevuto, e lo leggeva con interesse. Alcuni mesi dopo seppi che suo marito era deceduto. La Parola di DIO, ci dice che: “ Non c’è potere alcuno contro il giorno della morte” (Ecclesiaste 8:8) Naturalmente, questo è riferito a quanto è nelle facoltà degli uomini. Nell’ultimo secolo, la scienza e straordinariamente progredita. Si, il progresso tecnologico e scientifico è notevolmente avanzato. La medicina ha fatto si, che il livello della vita si prolunghi. La chirurgia estetica, ricrea immagini di passata giovinezza. Diete mirate, integratori, o farmaci sono in grado di reintegrare nuove forze e vigore. Tutto questo, ad un corpo, che inesorabilmente si avvia, verso la fine, dove…. “ non si troverà più, potere alcuno”.

Su quanto ho raccontato, ci si aspettava che quell’uomo, ricevesse una guarigione. Questo speravamo anche io e mia moglie. Ma il pensiero di DIO è soprattutto, per la salvezza eterna. Quando GESU’ si trovò di fronte ad un paralitico, tutti si aspettavano un miracolo; ma EGLI disse “I tuoi peccati ti siano rimessi” (Marco 2:5) poi dopo compì il miracolo. Questo indica, quale è il principale motivo, quando CRISTO incontra l’uomo. Non sempre accade il miracolo, ma per esperienza, posso dire che sempre DIO risponde. Quell’uomo, a cui parlammo, fu felice di quell’incontro, perché aveva trovato qualcosa, che aveva sostituito lo spettro della morte che stava affrontando, con la luce della Grazia di DIO, che gli riportava la vita. Solo DIO dà una simile felicità in simili momenti; quando il miracolo di DIO arriva nell’anima.

Non vi fu nessun miracolo materiale, nel ladrone sulla croce, se non che il miracolo della vita eterna. Le sue ferite non furono sanate, ma fu sanato il suo cuore. I legami della croce non furono sciolti, ma furono sciolti i legami dei suoi peccati, le porte della morte non gli furono impedite, ma attraversò quelle porte con GESU’ e trovò la resurrezione della vita eterna. Non sempre DIO ci esaudirà come i nostri occhi vogliono vedere, ma sempre compirà il miracolo che rallegrerà la nostra anima.
—- Davide Dilettoso —-

…PAZIENTEMENTE…


Oggi, nel frenetico alternarsi di impegni ed appuntamenti che caratterizza il vivere quotidiano di molti di noi, è difficile attuare in modo concreto la capacità di disciplinarsi, cioè di darsi delle regole nell’uso del tempo, in modo da trovare ogni giorno momenti in cui vivere, attraverso la preghiera, la prima e fondamentale espressione del nostro servizio.

Un servizio che ha per di più una prospettiva tridimensionale.

Infatti quando si prega sono tre gli obiettivi che possono essere realizzati.

Prima di tutto, si può servire Dio attraverso un’intima e motivata attitudine di adorazione e di lode; in secondo luogo è possibile servire gli altri, attraverso l’intercessione; infine, si può servire noi stessi, affidando a Dio la guida del nostro cammino, riconoscendo che apparteniamo a Lui e che da Lui dipende ogni nostro bene.

Ma… non abbiamo difficoltà soltanto a ritagliarci, all’interno delle nostre giornate, un tempo di preghiera-servizio.

Abbiamo difficoltà anche ad aspettare le risposte del Signore:

…perché non interviene?

…perché non guarisce?

…perché non salva?

…perché non offre vie d’uscita o soluzioni?

…perché… perché… perché?

Così, nello stesso modo in cui i nostri momenti di preghiera si sono adeguati allo stile “mordi e fuggi” tipico del tempo in cui viviamo, anche la nostra attesa delle risposte divine si è drasticamente ridotta: vogliamo una risposta subito o, almeno, la vogliamo nei nostri tempi.

Così come abbiamo difficoltà a dedicare del tempo alla preghiera, abbiamo la stessa difficoltà nell’aspettare i tempi di Dio!

In una delle sue tante straordinarie testimonianze poetiche, Davide racconta di aver visto Dio intervenire in modo concreto nella sua vita, ma dopo averlo “pazientemente aspettato” (Salmo 40:1).

Il tempo nel quale Dio prepara le Sue risposte non è mai un tempo vuoto, inutile, perso, anzi è un tempo che Egli riempie operando nella nostra vita e preparandola a ricevere le Sue risposte, in modo da proteggerci dall’orgoglio e dalla presunzione, qualora la Sua risposta corrisponda a quanto abbiamo desiderato e richiesto, ma anche dalla delusione e dallo scoraggiamento, qualora non vi sia sintonia fra la Sua e la nostra volontà.

La nostra pazienza deve quindi fondarsi sulla convinzione che il Signore sta usando la nostra attesa per preparare il nostro cuore e la nostra mente, ma deve anche fondarsi sulla certezza che Egli, comunque, risponderà ed interverrà!

La persona impaziente, che freme, perché non sa aspettare o perché vuole subito e comunque una risposta, è una persona che manca di fiducia.

È la fede che produce la pazienza: una pazienza basata non soltanto sulla certezza che prima o poi Dio, dopo aver ascoltato il nostro “grido”, interverrà, ma anche sulla convinzione che lo farà al momento giusto ed il momento giusto è il “Suo” momento, non il nostro.

Domenico Modugno