1 Corinzi 10:13: Dio ci darà una via di uscita!


1 Corinzi 10:13: Dio ci darà una via di uscita!
Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, affinché la possiate sopportare.
Questo versetto è uno dei più famosi e amati della Bibbia, molte persone vi hanno trovato e trovano conforto e pace.
La parola “tentazione” (peirasmos) può avere il significato d’istigazione al peccato, oppure di mettere alla prova, probabilmente Paolo usa la parola in senso generale. Le tentazioni sono da Satana (Matteo 4:1-11; 1 Tessalonicesi 3:5), ma le prove sono da Dio (Genesi 22:1-12; Deuteronomio 8:2).
La tentazione fa parte della vita del cristiano. Paolo si rivolge a ogni credente che è alle prese con i problemi quotidiani della vita. Ma vediamo alcuni aspetti incoraggianti per la nostra vita che l’apostolo ci vuole ricordare.
Dio è fedele.
La fedeltà di Dio al suo popolo è perfetta, anche se la fedeltà degli uomini verso di lui è imperfetta. Più volte Paolo afferma che Dio è fedele (1 Corinzi 1:9; 2 Corinzi 1:18; 1 Tessalonicesi 5:24; 2 Tessalonicesi 3:3), cioè, fedele alle sue promesse e costante nel suo amore e soccorso per il suo popolo. Dio non è volubile, o arbitrario, Dio è fedele al suo popolo e non permetterà che siano tentati al di là di quello che possono sopportare. Dio si prende cura dei suoi figli, ed Egli permette a volte la tentazione, perché di fronte a essa ci può essere un’esperienza di crescita (Romani 8:28-29).
Dio non permetterà una tentazione che va oltre le nostre forze.
Che sollievo sapere che Dio pone dei limiti! Dio pone dei limiti alle tentazioni umane Dio, è potente e fedele, non permetterà ai suoi figli di essere chiusi e schiacciati dalle tentazioni. Dio filtra le tentazioni nel senso che non permetterà un peso che non possiamo sopportazione, un peso che va al di là delle nostre forze.
Dio promette di dare al suo popolo la forza di resistere.
Dio controlla l’intensità della prova e di fornisce un modo per superare la tentazione.
Dio ci darà una via di uscita.
Dio aiuta, soccorre il suo popolo durante le loro prove. “Via diuscita” (ekbasin) secondo lo studioso Leon Morris può indicare la gola di una montagna; l’immagine è di un esercito intrappolato fra le montagne e sfugge attraverso questa via di uscita. Così il credente può avere la certezza che ci sarà una via di uscita dalla tentazione.
Ma la via d’uscita non è la via della rinuncia, né di ritiro, ma una conquista nel grazie al potere e alla grazia di Dio.
Questo versetto è di avvertimento perché non esiste alcuna tentazione che un credente non possa sopportare, quindi il credente deve sopportare la tentazione, non può giustificarsi come a volte fa quando pecca. Nello stesso tempo è un incoraggiamento, quando siamo tentati, non disperiamo, l’Iddio fedele ci darà la forza di sopportare e una via di uscita.
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LA VITA DI CRISTO


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La vittoria di Cristo

sul potere di satana

Il potere del diavolo sulla morte è esercitato in tre modi e dobbiamo considerare questi tre aspetti.

· A volte il diavolo ha il potere nella morte contro il credente tentandolo a dubitare della propria resurrezione e portandolo a vedere il futuro cupo e a temere l’annientamento.

Cercherò di mostrarvi che Cristo, tramite la Sua morte, ha del tutto distrutto questa particolare forma di potere del diavolo.

Quando lo spirito debole si trova alle soglie dell’eternità, se la fede è fragile ed è scemata la vista degli occhi della speranza, che cosa si aprirà davanti al cristiano, con ogni probabilità?

Un mondo sconosciuto che, a volta, potrebbe perfino far salire alle labbra del più fedele figlio di Dio il linguaggio dell’incredulo. Puoi parlargli delle promesse; puoi cercare di rasserenarlo rammentandogli alcune rivelazioni sul futuro, ma, a parte quella di Cristo, il cristiano stesso guarderebbe alla morte come ad una spaventosa conclusione, la cupa, mesta fine di una vita di fatica e di dolore.

Dove sto andando?

La risposta di rimando è: dal nulla vieni e verso il nulla ti stai affrettando; ti aspetta il nulla; una volta morto sei finito per sempre. Se invece la ragione è stata ben istruita, potrebbe forse rispondergli: “Si, esiste un altro mondo”, ma la ragione può solo dirgli che pensa che sia così. Essa sogna di un altro mondo, ma cosa questo possa essere, quali siano i suoi terribili misteri, quali siano i suoi fasti o i suoi terrori, la ragione non lo sa dire. Il dardo della morte, per quest’uomo che non ha la visione dell’immortalità di Cristo, consisterebbe nel pensare che verrà annientato o, se continuerà ad esistere, nel non sapere né come né dove.

La morte di Cristo ha spazzato via tutto ciò.

Se giaccio morente, satana potrebbe venire da me e dirmi: “Ti aspetta l’annichilimento, stai affondando tra le onde del tempo e giacerai nelle caverne del nulla per sempre. Il tuo spirito vivente dovrà cessare per sempre di esistere”. Io gli risponderei: “No, non è così, le tue parole non mi fanno paura, satana. Il tuo potere di tentarmi qui fallisce miseramente e completamente. Guarda il mio Salvatore! E’ morto, è morto davvero, perché il Suo cuore fu trafitto; fu sepolto; rimase nella tomba per tre giorni; ma, oh diavolo, non è stato annientato, perché si è levato di nuovo dalla tomba il terzo giorno, e nella gloria della resurrezione è apparso a molti testimoni dando prove inconfutabili di essere risorto dai morti. E ora oh satana, ti dico che tu non puoi porre fine alla mia esistenza, perché non hai potuto porre fine all’esistenza del mio Signore. Così come il Signore Salvatore è risorto, anche i Suoi seguaci risorgeranno. Mi unisco a Giobbe nel dire: «Io so che il mio Redentore vive» (19:25), perciò so che «quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, senza la mia carne, vedrò Dio» (19:26). Tu mi dici, satana, che sarò inghiottito e diverrò parte del nulla, ma sei bugiardo. Il mio Salvatore non è stato inghiottito, benché sia morto; morì ma non poté essere tenuto prigioniero a lungo nella tomba. Vieni a legarmi, morte, ma non potrai distruggermi. Vieni, tomba, spalanca le tue fauci spaventose ed inghiottimi, ma spezzerò i tuoi legami un giorno. Quando arriverà l’alba di quel mattino glorioso io, coperto di rugiada come l’erba, risorgerò e vivrò al Suo cospetto. Poiché Egli vive, anch’io vivrò”.

Perciò, vedete, essendo Cristo testimone della realtà della resurrezione, ha spezzato il potere del diavolo nella morte.

Sotto questo aspetto Cristo gli ha impedito di indurci a temere l’annientamento.

In quanto cristiani, crediamo che siccome Cristo è risorto dalla morte, anche coloro che dormono in Cristo andranno con il Signore.

· Ma ora occupiamoci di una tentazione più comune, un’altra fase del potere del diavolo nella morte.

Spesso il diavolo durante la nostra vita ci tenta dicendoci che la nostra colpa certamente prevarrà contro di noi, che i peccati della nostra giovinezza e le nostre passate trasgressioni sono ancora dentro di noi e che quando dormiremo nella tomba, i nostri peccati si leveranno contro di noi.

“Sono numerosi”, dice il diavolo, “ti precedono in giudizio, e altri ne seguiranno più tardi”.

Quando il credente è debole, e il suo cuore e la sua carne vengono meno, se non fosse per la grande dottrina della morte di Cristo, il diavolo sarebbe capace di tentarlo, satana direbbe: “Stai per morire. Non oserò dirti che non esista una nuova condizione, ma benché tu abbia professato di credere in Cristo, ti accuso di essere stato un ipocrita. Fingi di essere amato da Dio, ma guarda i tuoi peccati. Ti ricordi quel giorno, quando la tua lussuria ribelle è insorta e tu hai ceduto alla trasgressione? Quanto spesso si sono verificati peccati simili?”.

Il diavolo prende il nostro diario, ne sfoglia le pagine e con dito accusatore addita i nostri peccati. Poi legge con un ghigno di disprezzo. “Guarda che santo”, dice sibilando. “Santo! Ah, eri proprio un bel santo”. E sfoglia una pagina dopo l’altra, soffermandosi su qualche pagina particolarmente nera per dire: “Guarda qui!”.

Deride il credente dicendo: “Davide, ricordati di Batsheba; Lot, ricordati di Sodoma e della caverna; Noè, ricordati della vigna e di quello che l’ebbrezza ha provocato”. Quando si trovano messi a confronto con le proprie colpe, quando gli spettri dei loro antichi peccati riemergono ponendosi loro dinanzi, perfino i santi tremano.

Colui che può guardare dritto in faccia il peccato dicendo: “Il Sangue di Gesù Cristo mi lava dal peccato”, è davvero un uomo di fede.

Se non fosse per il Sangue, se non fosse per la morte di Gesù, potete facilmente immaginare quale sarebbe il potere che il diavolo avrebbe su di noi nell’ora della nostra morte, quando ci scaglierebbe in faccia tutti i nostri peccati, proprio al momento del trapasso.

Ma ora, tramite l’espiazione di Cristo, rispondiamo alla tentazione: “In verità, o satana, hai ragione. Mi sono ribellato e non negherò quello che la mia coscienza e la mia memoria sanno: ammetto di aver trasgredito; quindi fai pure: sfoglia le pagine più nere della mia storia, confesso tutto. Ma, o nemico, vai alla croce del Calvario e guarda il mio Sostituto che versa il Suo Sangue. LUI sulle Sue regali spalle ha portato i miei peccati e li ha gettati in fondo al mare. Vattene, belva infernale! Perché dovrei preoccuparmi? Va’ e contempla la visione dell’Uomo che è penetrato nelle segrete della morte per dormirvi, e che al risveglio ne ha divelto le sbarre facendo prigionieri come prova che è stato giustificato da Dio Padre e che anch’io sono giustificato in Lui”.

Sì, è in questo modo che la morte di Cristo distrugge il potere del diavolo.

“Ah!”, disse una volta un santo fratello avanti negli anni che era stato molto tormentato da satana, “finalmente mi sono liberato dalle mie tentazioni e adesso godo di una grande pace”.

“Come ha fatto?”, chiese un suo amico cristiano che era andato a visitarlo.

“Gli ho mostrato il Sangue, gli ho mostrato il Sangue di Cristo”.

Questo è qualcosa che il diavolo non può sopportare.

Potete dirgli: “O, ma ho pregato così tante volte!”, ma lui non si cura affatto delle vostre preghiere.

Potete dirgli: “Ero un predicatore”, ma vi riderà in faccia dicendovi che avete predicato la vostra perdizione.

Potete dirgli che avete compiuto buone opere e lui le prenderà in mano dicendo: “Ecco, cosa sono le tue buone opere, stracci sporchi”.

Egli si beffa del pentimento e delle lacrime; ma non appena dite: “Nulla porto nelle mani, solo verso la croce mi protendo”, allora è finita per il diavolo. Non c’è più nulla che egli possa fare, perché la morte di Cristo ha distrutto il potere di tentarci che, a causa della colpa, egli ha sopra di noi.

“Il dardo della morte è il peccato” (1 Corinzi 15:56).

Il nostro Gesù tolse il dardo alla morte rendendola innocua per noi, in quanto non è più seguita dalla perdizione.

· Il maligno ha ancora in serbo una tentazione per il credente.

“Potrebbe essere assolutamente vero”, dice il diavolo, “che vivrai per sempre e che i tuoi peccati sono perdonati, ma spesso hai trovato grandi difficoltà nel perseverare. Ora che stai per morire, di sicuro fallirai. Le piccole vespe che hai incontrato in passato sono riuscite a spaventarti, ma adesso, questa morte è il principe dei dragoni e ora per te è finita. Tu sai che quando ti trovavi a guadare un piccolo ruscello di difficoltà, piangevi per la paura di annegare: cosa farai adesso che ti trovi nel Giordano in piena? Avevi paura dei leoni quando erano incatenati: cosa farai con questo leone sciolto? Nel pieno delle tue forze e del tuo vigore tremavi davanti a me, ma ti assalirò nell’ora della tua morte, quando la tua forza verrà meno e allora potrò averti e una volta che ti avrò in pugno, sarai sconfitto”.
A volte, il povero credente poco coraggioso pensa che sia tutto vero. Ma la nostra ferma risposta deve essere: “O nemico, tu ci tenti inducendoci a credere che ci vincerai, ma ricordati, satana, che la forza che mi ha preservato da te non era la mia; il braccio che mi ha liberato non era il mio, di carne e sangue, perché sarebbe stato sconfitto già da tempo. Guarda, contempla l’Onnipotente. La Sua onnipotenza è il potere che ci preserva fino alla fine: perciò per quanto fragile io sia, quando sono debole allora sono forte e nell’ultima ora della mia prova, ti sconfiggerò”.
Notate come anche questa risposta scaturisca dalla morte di Cristo.

Immaginiamo la scena.

Quando il Signore Gesù venne giù sulla terra, satana sapeva quale ne era lo scopo.

Sapeva che il Signore era il Figlio di Dio e quando Lo vide come un fanciullo in fasce nella mangiatoia pensò che se avesse potuto ucciderlo e tenerlo nei legami della morte sarebbe stata una gran cosa. Così incitò lo spirito di Erode ad ucciderlo, ma questi mancò il bersaglio; satana a più riprese mise in pericolo l’esistenza di Cristo cercando di farlo morire.

Povero insensato!

Non sapeva che quando il Figlio divino sarebbe morto, gli avrebbe calpestato il capo.

Ricorderete come una volta, mentre Cristo si trovava nella sinagoga, il diavolo istigò all’ira il popolo pensando: “Che cosa gloriosa sarebbe se Lo uccidessero; allora potrei regnare supremo per sempre”. Così fece in modo che il popolo portasse Cristo in cima alla collina, e pregustava il momento in cui certamente da lì sarebbe stato scaraventato di sotto. Ma Cristo si mise in salvo.

Il diavolo cercò di farlo morire di fame nella tentazione del deserto e cercò di farlo annegare nel mare in tempesta; ma non c’era modo di farlo morire, né per fame, né per annegamento, benché satana certamente avesse sete del Suo Sangue e desiderasse ardentemente che morisse.

Finalmente arrivò il gran giorno: fu telegrafato alla corte degli inferi che finalmente Cristo sarebbe morto.

Le loro campane suonarono a festa con gioia infernale.

“Adesso morirà”, disse. “Giuda ha preso i trenta pezzi d’argento. Lascia che quegli scribi e quei farisei gli mettano le mani addosso e, come fa un ragno con la mosca che ha catturato, non se lo lasceranno scappare. Ormai è in nostro potere”.

Il diavolo rise deliziato quando vide il Salvatore a giudizio davanti a Pilato.

Quando venne detto: “Che sia crocifisso”, la felicità del diavolo fu senza limiti, a parte quelli che la sua stessa misera condizione gli impongono.

Nel cammino verso la morte, Cristo fu visto dai demoni, così come fu visto dagli angeli, e quel cammino di sofferenza che portava dal palazzo di Pilato fino alla croce fu seguito dai demoni con straordinario interesse.

Quando fu visto sulla croce, ecco che il nemico esultò, e sogghignando disse: “Ah! Ora ho il Re di Gloria in mio potere; ho il potere della morte, e ho il potere sopra il Signore Gesù”.

Egli esercitò questo potere finché il Signore Gesù non ebbe a gridare nella Sua angoscia tremenda: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, ma quanto fu effimera questa vittoria degli inferi! Quanto fu breve il trionfo di satana!

Gesù morì e “Tutto è compiuto!” scosse le porte dell’inferno.

Il Vincitore balzò giù dalla croce, rincorse il nemico nel divampare della Sua ira; il nemico fuggì veloce verso le ombre dell’inferno e il Vincitore gli tenne dietro e afferratolo lo legò a una ruota del Suo carro, trascinandolo su per la scalinata della gloria mentre angeli esclamavano: “Salito in alto ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini” (Efesini 4:8).

Perciò, diavolo, hai detto che mi avresti sconfitto in punto di morte.

Diavolo ti sfido e con disprezzo rido di te!

Il mio Signore ti ha sconfitto e ti sconfiggerò anch’io.

Dici che vincerai sui santi, vero?

Ma non hai potuto vincere il Signore dei santi e non potrai vincere neanche i santi.

Una volta hai creduto di aver vinto su Gesù, ma sei stato amaramente deluso. Ora pensi di riuscire a sconfiggere la poca fede e il cuore che viene meno, ma ti stai sbagliando di grosso perché tra non molto calpesteremo satana sotto i nostri piedi.

Perfino nella nostra ultima ora, anche se bersagli di tremendi attacchi, saremo “più che vincitori in virtù di Colui che ci ha amati”.

Perciò vedete come la morte di Cristo ha privato satana del vantaggio che ha sui santi nell’ora della loro morte.

Quindi possiamo scendere con gioia verso le sponde scoscese del Giordano o possiamo perfino, se Dio ci chiama ad una morte improvvisa, lasciarci scivolare leggeri per le sue ripide pareti rocciose, perché Cristo è con noi e morire è guadagno.

C. H. Spurgeon