PRIGIONIERI DELLA SPERANZA


 

“Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12)

Prigionieri della speranza

Questo testo biblico offre l’opportunità per trarre verità attuali per ciascuno, in particolare per i giovani di oggi. Il capitolo nove del libro del profeta Zaccaria può essere diviso idealmente in due principali sezioni: nella prima il profeta annunzia un pesante e opprimente messaggio di giudizio contro le nazioni; nella seconda l’uomo di Dio rivolge un messaggio di speranza e conforto, per un futuro glorioso e pieno di benedizioni.

INVITO DIVINO

Il profeta rivolge ai deportati in Babilonia un invito incoraggiante e accorato: “Tornate alla fortezza”. Gli ebrei sono invitati a guardare con gioia verso la loro patria, verso Gerusalemme, la città di Dio; avrebbero dovuto guardarla come un luogo di rifugio sicuro per il loro futuro.

Anche noi giovani vogliamo tornare alla fortezza, vogliamo guardare e correre verso la nostra “città” di rifugio che è Gesù Cristo, il Signore! In Lui i giovani credenti potranno trovare riparo dalle insidie del mondo, protezione dagli assalti del diavolo; in Lui, solo in Lui possiamo trovare ciò di cui ha bisogno la nostra anima, infatti è scritto: “Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro” (Libro di Isaia 45:22).

A volte, nelle difficoltà della vita, i giovani sono propensi a cercare aiuto a destra e a sinistra, ma l’invito della Parola è di ritornare alla fortezza, al nostro Signore, sì perché: “il nome del Signore è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio (Libro dei Proverbi 18:10). Gesù è tutto per noi, Egli è “rocca, fortezza, rupe, scudo, potente salvatore, alto rifugio” (nel Salmo 18:2).

Sì, Gesù è una fortezza:

• per i giovani che si affidano a Lui. Lo stesso Dio che fortificò il giovane Daniele con i suoi amici, che protesse la fanciulla d’Israele, che aiutò Giuseppe, che usò Davide, che chiamò il ragazzo Geremia al ministero profetico, è ancora l’Iddio che vuole proteggere ogni giovane credente;

• per le giovani coppie. Il matrimonio tra due credenti non è una maledizione, ma una benedizione! Pur tuttavia, le coppie hanno un grande e costante bisogno di ritornare a Cristo, per godere della Sua benedizione nella vita matrimoniale;

• per i giovani che desiderano servire il Signore. Chiunque, perciò anche i giovani che desiderano servire il Signore in qualunque modo, anche come pastori, può contare sull’aiuto potente dello Spirito Santo. Dio ha un piano glorioso e stupendo per i servitori di ogni età, in special modo per i giovani! Servire Dio in Tutto l’Evangelo non implica popolarità né successo, ma necessita di fedeltà a Dio nella condotta e nell’annuncio della Parola.

I DESTINATARI

L’invito del profeta è rivolto ai “prigionieri della speranza”, ad un popolo che nutre aspettative, che attende fiducioso l’intervento divino. Dio liberi i giovani dalla prigionia della delusione sentimentale; dalla prigionia delle circostanze, della malattia, dello sconforto, della paura e dell’ansia; dalla prigionia del timore per il futuro della propria famiglia; dalla prigionia dei vizi e dei legami diabolici; dalla prigionia delle violenze subite. Dio può liberare da ogni forma di prigionia e fare di ciascuno dei “prigionieri della speranza”.

È necessario nutrire speranza, alimentare una santa aspettativa, credere che Dio è ancora potente a cambiare ogni situazione. La nostra speranza è che Egli continuerà a salvare i perduti; a battezzare con lo Spirito Santo; a chiamare al ministero; a guarire gli ammalati; a provvedere ogni giorno ai nostri bisogni; a consolare gli afflitti.

BENEDIZIONE PENTECOSTALE

I “prigionieri della speranza”, nel tornare alla “fortezza”, ricevono un preciso messaggio di benedizione: “Anche oggi io ti dichiaro: ti renderò il doppio”, oppure “oggi io ti annuncio, che darò a te beni grandi” (Vulgata). Non importa quanto sia difficile la nostra situazione contingente, quello che conta è che, se torniamo a Dio con tutto il cuore (tornate alla fortezza) e con delle aspettative (prigionieri della speranza), Egli ci visiterà dal cielo (ti renderò il doppio).

Noi crediamo fermamente che le benedizioni del futuro saranno maggiori rispetto a quelle del passato e che la gloria futura sarà più grande di quella realizzata nei giorni trascorsi. I giovani credenti desiderano, aspirano e bramano, proprio come il giovane Eliseo, una doppia benedizione. Non vogliamo vivere una vita cristiana da poveri, da indigenti, squallida, insufficiente, ma abbondante e vittoriosa, esuberante e ricolma di Spirito Santo. Ecco alcune condizioni per realizzare un’abbondante benedizione dal cielo:

• una profonda comunione con Dio. Rimanendo legati al nostro testo che ci ricorda di tornare alla “fortezza”, impariamo che per ricevere un’abbondante benedizione dobbiamo rimanere legati e uniti al nostro amato Salvatore;

• nutrire delle aspettative. I “prigionieri della speranza” devono aspettarsi qualcosa dal cielo;

• credere alle Sue promesse. Dobbiamo esercitare e utilizzare la fede, senza la quale non possiamo in alcun modo piacerGli.

Ai giovani e a te che stai leggendo la Parola rivolge il messaggio: “Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12).

Gioacchino Caltagirone

FEDE IN DIO


Io ho fede in Dio che mi avverrà come mi è stato detto.
(Atti 27:25)

Se penso a Paolo mi vergogno di me stessa…ma quante prove e tempeste dovette sopportare nella sua vita per amore dell’Evangelo e di Cristo?
Ed ecco che si scatena una forte tempesta, nessuno più sperava di scampare da quella potenza naturale; nessuno più credeva di rivedere i propri congiunti. Il terrore della morte, si era ormai impossessato in tutti, compresi Paolo, Luca ed Aristarco e tutti pensavano che da un momento all’altro, sarebbero periti, annegati in mezzo all’acqua.
Dio viene in aiuto
Tenendo presente la drammatica situazione in cui si trovavano le 276 persone, chi avrebbe osato parlare in termini di aiuto divino? Eppure si sa con certezza che in quella situazione disperata, Dio interviene in una maniera inaspettata.
Forse tutti si aspettavano che la tempesta si calmasse, ma non fu così..la tempesta era li indisturbata che faceva il suo lavoro, creare panico. Eppure, Dio era lì, con tutta la furia del vento impetuoso. Dio che guardava dal cielo quella drammatica situazione di pericolo, manda un Suo angelo a Paolo, per portargli un ‘messaggio di speranza’
Il messaggio di speranza Dio li porta nei momenti più oscuri della vita, quando sembra che tutto sia finito. Perché Dio fece passare 14 giorni di tempesta inaudita per portare quel messaggio di speranza?
Quando Dio ritarda ad intervenire nelle situazioni disperate della vita, non dobbiamo pensare che Egli non veda o che goda nel vedere il travaglio di un’anima. I ritardi di Dio, che non sempre riusciamo a capire, contribuisco sempre per il bene dell’anima (Rom. 8:28) e ritornano a lode e gloria del Suo santo Nome.

Luisa Lauretta

IL GIORNO CHE DIO HA DIMOSTRATO IL SUO AMORE PER TE


Immagine

“La mattina presto, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, tenuto consiglio, legarono Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose; e Pilato di nuovo lo interrogò dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!» Ma Gesù non rispose più nulla; e Pilato se ne meravigliava. Ogni festa di Pasqua Pilato liberava loro un carcerato, quello che la folla domandava. Vi era allora in prigione un tale, chiamato Barabba, insieme ad alcuni ribelli, i quali avevano commesso un omicidio durante una rivolta. La folla, dopo essere salita da Pilato, cominciò a chiedergli che facesse come sempre aveva loro fatto. E Pilato rispose loro: «Volete che io vi liberi il re dei Giudei?» Perché sapeva che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla a chiedere che piuttosto liberasse loro Barabba. Pilato si rivolse di nuovo a loro, dicendo: «Che farò dunque di colui che voi chiamate il re dei Giudei?» Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!» Pilato disse loro: «Ma che male ha fatto?» Ma essi gridarono più forte che mai: «Crocifiggilo!» Pilato, volendo soddisfare la folla, liberò loro Barabba; e consegnò Gesù, dopo averlo flagellato, perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero nel cortile interno, cioè dentro il pretorio, e radunarono tutta la coorte. Lo vestirono di porpora e, dopo aver intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo, e cominciarono a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!» E gli percotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, mettendosi in ginocchio, si prostravano davanti a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora, lo rivestirono delle sue vesti e lo condussero fuori per crocifiggerlo.” Lo stesso popolo che pochi giorni prima ha osannato Gesù alla porta della città di Gerusalemme ora gli urla contro “Crocifiggilo!”. Pilato cerca di rilasciarlo, non trova alcun male in lui. “Ma che male vi ha fatto?” risponde alla folla. Non ha tuttavia il coraggio di liberarlo, di portare fino in fondo le sue convinzioni. Quante volte ci comportiamo anche noi come Pilato, sappiamo quello che dovremmo fare ma non abbiamo il coraggio di farlo per paura di perdere la nostra comodità, il nostro stile di vita, la nostra tranquillità. La folla è eccitata, brama sangue, è delusa da questo messia che non è venuto a liberarli dall’occupazione romana, che non è venuto a promettergli mirabolanti “miracoli economici”, che non soddisfa i loro bisogni materiali ma che promette la giustizia di un mondo nuovo, del Regno di Dio che viene dove “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore. La divinità che vuole adorare è d’oro e d’argento, è muta e si chiama denaro, mercato, produttività. E’ una divinità falsa che tuttavia pretende il suo tributo di sangue umano nei suicidi, nella mancanza di sicurezza sul posto di lavoro, nello sfruttamento nel nord ricco del mondo rispetto al sud ricchissimo di materie prime e povero di giustizia. 
“Crocifiggilo!” è un urlo che risuona anche oggi verso un messaggio che il mondo rigetta e rifiuta, che non può comprendere perché gli è estraneo. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? E’ l’umano urlo di Gesù dalla croce. E’ l’urlo di disperazione e di angoscia che attanaglia oggi come ieri e come purtroppo anche domani tutta l’umanità. E di fronte a quest’angoscia possiamo domandarci: dov’è Dio in mezzo a tutto questo? Quando vediamo un bambino morire di leucemia o un massacro in Africa, dov’è Dio in mezzo a tutto questo? Non è un caso che il primo personaggio che nel Vangelo di Marco riconosce in Gesù il Figlio di Dio sia un pagano, un centurione romano carnefice egli stesso del Cristo. Il centurione è simbolo dell’umanità che si accorge del male che sta compiendo, dell’assurdità della violenza e dell’ingiustizia che l’attanaglia. E Dio è qui, ancora oggi accanto a chi è nella sofferenza, nel dolore, nella disperazione per far comprendere che la croce del Cristo non è solo infamia, follia, dolore ma è simbolo di speranza, di salvezza per l’umanità in preda alla sua follia, al suo delirio di onnipotenza,che pensa di potersi sostituire a Dio, di poter fare a meno di Lui. Ma senza di Lui siamo nella disperazione, senza di Lui la nostra vita non ha senso. Aiutaci, come il centurione romano, a poter dire: quest’uomo era veramente il Figlio di Dio. Aiutaci nel sopportare i piccoli e i grandi dolori della nostra vita e di quella degli altri. Aiutaci a non perdere mai la speranza nel tuo amore. Amen
Dio ci benedica.
Calendario Biblico

PRIGIONIERI DELLA SPERANZA


Immagine

“Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12)

 

Questo testo biblico offre l’opportunità per trarre verità attuali per ciascuno, in particolare per i giovani di oggi. Il capitolo nove del libro del profeta Zaccaria può essere diviso idealmente in due principali sezioni: nella prima il profeta annunzia un pesante e opprimente messaggio di giudizio contro le nazioni; nella seconda l’uomo di Dio rivolge un messaggio di speranza e conforto, per un futuro glorioso e pieno di benedizioni.

INVITO DIVINO

Il profeta rivolge ai deportati in Babilonia un invito incoraggiante e accorato: “Tornate alla fortezza”. Gli ebrei sono invitati a guardare con gioia verso la loro patria, verso Gerusalemme, la città di Dio; avrebbero dovuto guardarla come un luogo di rifugio sicuro per il loro futuro.

Anche noi giovani vogliamo tornare alla fortezza, vogliamo guardare e correre verso la nostra “città” di rifugio che è Gesù Cristo, il Signore! In Lui i giovani credenti potranno trovare riparo dalle insidie del mondo, protezione dagli assalti del diavolo; in Lui, solo in Lui possiamo trovare ciò di cui ha bisogno la nostra anima, infatti è scritto: “Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro” (Libro di Isaia 45:22).

A volte, nelle difficoltà della vita, i giovani sono propensi a cercare aiuto a destra e a sinistra, ma l’invito della Parola è di ritornare alla fortezza, al nostro Signore, sì perché: “il nome del Signore è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio (Libro dei Proverbi 18:10). Gesù è tutto per noi, Egli è “rocca, fortezza, rupe, scudo, potente salvatore, alto rifugio” (nel Salmo 18:2).

Sì, Gesù è una fortezza:

• per i giovani che si affidano a Lui. Lo stesso Dio che fortificò il giovane Daniele con i suoi amici, che protesse la fanciulla d’Israele, che aiutò Giuseppe, che usò Davide, che chiamò il ragazzo Geremia al ministero profetico, è ancora l’Iddio che vuole proteggere ogni giovane credente;

• per le giovani coppie. Il matrimonio tra due credenti non è una maledizione, ma una benedizione! Pur tuttavia, le coppie hanno un grande e costante bisogno di ritornare a Cristo, per godere della Sua benedizione nella vita matrimoniale;

• per i giovani che desiderano servire il Signore. Chiunque, perciò anche i giovani che desiderano servire il Signore in qualunque modo, anche come pastori, può contare sull’aiuto potente dello Spirito Santo. Dio ha un piano glorioso e stupendo per i servitori di ogni età, in special modo per i giovani! Servire Dio in Tutto l’Evangelo non implica popolarità né successo, ma necessita di fedeltà a Dio nella condotta e nell’annuncio della Parola.

I DESTINATARI

L’invito del profeta è rivolto ai “prigionieri della speranza”, ad un popolo che nutre aspettative, che attende fiducioso l’intervento divino. Dio liberi i giovani dalla prigionia della delusione sentimentale; dalla prigionia delle circostanze, della malattia, dello sconforto, della paura e dell’ansia; dalla prigionia del timore per il futuro della propria famiglia; dalla prigionia dei vizi e dei legami diabolici; dalla prigionia delle violenze subite. Dio può liberare da ogni forma di prigionia e fare di ciascuno dei “prigionieri della speranza”.

È necessario nutrire speranza, alimentare una santa aspettativa, credere che Dio è ancora potente a cambiare ogni situazione. La nostra speranza è che Egli continuerà a salvare i perduti; a battezzare con lo Spirito Santo; a chiamare al ministero; a guarire gli ammalati; a provvedere ogni giorno ai nostri bisogni; a consolare gli afflitti.

BENEDIZIONE PENTECOSTALE

I “prigionieri della speranza”, nel tornare alla “fortezza”, ricevono un preciso messaggio di benedizione: “Anche oggi io ti dichiaro: ti renderò il doppio”, oppure “oggi io ti annuncio, che darò a te beni grandi” (Vulgata). Non importa quanto sia difficile la nostra situazione contingente, quello che conta è che, se torniamo a Dio con tutto il cuore (tornate alla fortezza) e con delle aspettative (prigionieri della speranza), Egli ci visiterà dal cielo (ti renderò il doppio).

Noi crediamo fermamente che le benedizioni del futuro saranno maggiori rispetto a quelle del passato e che la gloria futura sarà più grande di quella realizzata nei giorni trascorsi. I giovani credenti desiderano, aspirano e bramano, proprio come il giovane Eliseo, una doppia benedizione. Non vogliamo vivere una vita cristiana da poveri, da indigenti, squallida, insufficiente, ma abbondante e vittoriosa, esuberante e ricolma di Spirito Santo. Ecco alcune condizioni per realizzare un’abbondante benedizione dal cielo:

• una profonda comunione con Dio. Rimanendo legati al nostro testo che ci ricorda di tornare alla “fortezza”, impariamo che per ricevere un’abbondante benedizione dobbiamo rimanere legati e uniti al nostro amato Salvatore;

• nutrire delle aspettative. I “prigionieri della speranza” devono aspettarsi qualcosa dal cielo;

• credere alle Sue promesse. Dobbiamo esercitare e utilizzare la fede, senza la quale non possiamo in alcun modo piacerGli.

Ai giovani e a te che stai leggendo la Parola rivolge il messaggio: “Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12).

Gioacchino Caltagirone

 

PRIGIONIERI DELLA SPERANZA


Immagine

PRIGIONIERI DELLA SPERANZA
“Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12)

INVITO DIVINO
Il profeta rivolge ai deportati in Babilonia un invito incoraggiante e accorato: “Tornate alla fortezza”. Gli ebrei sono invitati a guardare con gioia verso la loro patria, verso Gerusalemme, la città di Dio; avrebbero dovuto guardarla come un luogo di rifugio sicuro per il loro futuro.
Anche noi giovani vogliamo tornare alla fortezza, vogliamo guardare e correre verso la nostra “città” di rifugio che è Gesù Cristo, il Signore! In Lui i giovani credenti potranno trovare riparo dalle insidie del mondo, protezione dagli assalti del diavolo; in Lui, solo in Lui possiamo trovare ciò di cui ha bisogno la nostra anima, infatti è scritto: “Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro” (Libro di Isaia 45:22).
A volte, nelle difficoltà della vita, i giovani sono propensi a cercare aiuto a destra e a sinistra, ma l’invito della Parola è di ritornare alla fortezza, al nostro Signore, sì perché: “il nome del Signore è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio (Libro dei Proverbi 18:10). Gesù è tutto per noi, Egli è “rocca, fortezza, rupe, scudo, potente salvatore, alto rifugio” (nel Salmo 18:2).
Sì, Gesù è una fortezza:
• per i giovani che si affidano a Lui. Lo stesso Dio che fortificò il giovane Daniele con i suoi amici, che protesse la fanciulla d’Israele, che aiutò Giuseppe, che usò Davide, che chiamò il ragazzo Geremia al ministero profetico, è ancora l’Iddio che vuole proteggere ogni giovane credente;
• per le giovani coppie. Il matrimonio tra due credenti non è una maledizione, ma una benedizione! Pur tuttavia, le coppie hanno un grande e costante bisogno di ritornare a Cristo, per godere della Sua benedizione nella vita matrimoniale;
• per i giovani che desiderano servire il Signore. Chiunque, perciò anche i giovani che desiderano servire il Signore in qualunque modo, anche come pastori, può contare sull’aiuto potente dello Spirito Santo. Dio ha un piano glorioso e stupendo per i servitori di ogni età, in special modo per i giovani! Servire Dio in Tutto l’Evangelo non implica popolarità né successo, ma necessita di fedeltà a Dio nella condotta e nell’annuncio della Parola.
I DESTINATARI
L’invito del profeta è rivolto ai “prigionieri della speranza”, ad un popolo che nutre aspettative, che attende fiducioso l’intervento divino. Dio liberi i giovani dalla prigionia della delusione sentimentale; dalla prigionia delle circostanze, della malattia, dello sconforto, della paura e dell’ansia; dalla prigionia del timore per il futuro della propria famiglia; dalla prigionia dei vizi e dei legami diabolici; dalla prigionia delle violenze subite. Dio può liberare da ogni forma di prigionia e fare di ciascuno dei “prigionieri della speranza”.
È necessario nutrire speranza, alimentare una santa aspettativa, credere che Dio è ancora potente a cambiare ogni situazione. La nostra speranza è che Egli continuerà a salvare i perduti; a battezzare con lo Spirito Santo; a chiamare al ministero; a guarire gli ammalati; a provvedere ogni giorno ai nostri bisogni; a consolare gli afflitti.
BENEDIZIONE PENTECOSTALE
I “prigionieri della speranza”, nel tornare alla “fortezza”, ricevono un preciso messaggio di benedizione: “Anche oggi io ti dichiaro: ti renderò il doppio”, oppure “oggi io ti annuncio, che darò a te beni grandi” (Vulgata). Non importa quanto sia difficile la nostra situazione contingente, quello che conta è che, se torniamo a Dio con tutto il cuore (tornate alla fortezza) e con delle aspettative (prigionieri della speranza), Egli ci visiterà dal cielo (ti renderò il doppio).
Noi crediamo fermamente che le benedizioni del futuro saranno maggiori rispetto a quelle del passato e che la gloria futura sarà più grande di quella realizzata nei giorni trascorsi. I giovani credenti desiderano, aspirano e bramano, proprio come il giovane Eliseo, una doppia benedizione. Non vogliamo vivere una vita cristiana da poveri, da indigenti, squallida, insufficiente, ma abbondante e vittoriosa, esuberante e ricolma di Spirito Santo. Ecco alcune condizioni per realizzare un’abbondante benedizione dal cielo:
• una profonda comunione con Dio. Rimanendo legati al nostro testo che ci ricorda di tornare alla “fortezza”, impariamo che per ricevere un’abbondante benedizione dobbiamo rimanere legati e uniti al nostro amato Salvatore;
• nutrire delle aspettative. I “prigionieri della speranza” devono aspettarsi qualcosa dal cielo;
• credere alle Sue promesse. Dobbiamo esercitare e utilizzare la fede, senza la quale non possiamo in alcun modo piacerGli.
Ai giovani e a te che stai leggendo la Parola rivolge il messaggio: “Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anche oggi io ti dichiaro: Ti renderò il doppio” (Zaccaria 9:12).

TUTTO ANDRA’ PEGGIO ?


Immagine

Chi è convinto che “ tutto andrà di male in peggio” non possiede alcuna motivazione per cercare di migliorare la situazione. Si interessa sempre delle cose peggiori, parla solo di cose negative, e non si aspetta altro che il peggio dalla vita e di solito non riesce a cogliere qualsiasi progresso maturato,. Si tende sempre a esagerare i disastri ambientali, il crimine, la disoccupazione, gli scandali. Senza negare che queste cose esistono, il centro dell’attenzione del credente in Gesù dovrebbe essere fissato su cose migliori.

“Tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, siano oggetto dei vostri pensieri”. (Filippesi 4:8). “Gli uomini malvagi e gli impostori andranno di male in peggio” (2 Timoteo 3:13), ma “Il sentiero dei giusti è come la luce che spunta e va sempre più risplendendo finché sia giorno pieno”. (Proverbi 4:18).

La vita cristiana vittoriosa è fondata sulla fede, non sulla paura. La Parola di Dio ci dice:”Non temere (Luca 8:50); “Il vostro cuore non sia turbato” (Giovanni 14:1) “ Il vostro cuore non si avvilisca , non vi spaventate delle voci che si udranno nel paese ; poiché un anno correrà una voce e l’anno seguente correrà un’altra voce; ci sarà nel paese violenza , dominatore contro dominatore” (Geremia 51:46); “Nel mondo avrete tribolazioni” disse Gesù, “Ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” (Giovanni16:33). Dovremmo ricercare un sano equilibrio biblico, ricordando sempre che dove il peccato abbonda, la grazia di Dio sovrabbonda” (Romani5:20).

Anche se molte cose sono migliorate rispetto al passato, rimane: il Peccato. La soluzione per questo non si trova nel progresso umano, nell’istruzione, nelle scoperte, nelle scienze, e neanche in un sistema religioso, si trova nel SALVATORE: GESU’ CRISTO. Egli è venuto nel mondo per salvare i peccatori. E’ morto per i nostri peccati. Per mezzo di Lui, per la sua grazia, possiamo ricevere il perdono e la vita eterna.

Quando conosciamo veramente Cristo, anche se affrontiamo le circostanze più difficili, possiamo avere la certezza della sua promessa:” Io non ti lascerò e non ti abbandonerò”. Cosi noi possiamo dire con fiducia:”Il Signore è il mio aiuto, non temerò. Che cosa potrà farmi l’uomo?” (Ebrei 13:5,6)

Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà, se i monti si muovono in mezzo al mare….c’è un fiume, i cui ruscelli rallegrano la città di Dio…
Dio la soccorrerà al primo chiarore del mattino. (Salmo 46:1-5)

“Che diremo dunque riguardo a queste cose ? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?…In tutte queste cose, noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati” (Romani 8:31,37).

NON MOLLARE


Immagine

Se stai affrontando una situazione difficile, non mollare, ma rimani fermo nel Signore! Molti mollano la presa, non rendendosi conto che è invece in questo tempo di transizione che la vittoria si edifica. Alcuni si lasciano andare allo sconforto ed alla rassegnazione, mentre altri cedono alle contese ed alle dicerie, eppure non sono queste le reazioni che ci assicurano la vittoria. Il combattimento, non dimentichiamolo, deve essere “della fede”, e non “della carne”. Non è facile. Lo stesso apostolo ha detto che non lo è. Infatti, parlando del nemico che cerca di ostacolarci in ogni maniera, lui dice: “Resistetegli, stando fermi nella fede…” (I Pietro 5:9). La vera battaglia, quindi, si combatte proprio quando siamo tentati di cedere e di rassegnarci, quando le cose sembrano andare per il verso sbagliato, la si combatte nella nostra mente quando il nemico ci sussurra che non esiste soluzione alcuna alla nostra sfida. Sono questi i momenti in cui non dobbiamo mollare. Sono questi i momenti in cui dobbiamo continuare a lodare il Signore e a camminare nelle Sue vie, anche se non ci andrebbe di farlo. La Bibbia lo chiama “sacrificio di lode”…sono proprio questi i momenti in cui il nostro carattere viene formato e la nostra fede viene messa all’opera. E un carattere formato è un ottimo strumento che il Signore potrà usare con potenza, nel futuro..

IL BAULE CON SORPRESA


Immagine

 

Il Baule con sorpresa…

Un vecchio, che aveva perso la moglie, viveva da solo. Aveva lavorato duramente come sarto per tutta la vita, ma i debiti l’avevano lasciato al verde, ed ora era tanto vecchio che non poteva più lavorare. Le mani gli tremavano tanto, non riusciva più nemmeno ad infilare un ago e la vista era troppo debole per fare una cucitura diritta. Aveva tre figli maschi, ma i tre erano cresciuti e si erano sposati, oramai erano occupati con la loro vita e cenavano col padre solo una volta a settimana. L’uomo allora elaborò un piano. Il giorno dopo andò dal suo amico falegname e gli chiese di donargli un vecchio baule, poi si recò dal fabbro, chiedendogli un vecchio lucchetto, infine andò dal suo amico vetraio, affinchè gli desse tutti i pezzi di vetro che non gli servivano più. Mise il vetro nel baule, lo chiuse e, dopo aver nascosto la chiave,lo mise sotto il tavolo in cucina. Quando i figli andarono a cena da lui, notarono subito il baule e chiesero cosa contenesse. Il vecchio padre rispose che conteneva solo qualche suo risparmio, ma i figli notarono che era pesante, pensarono che si trattasse della loro eredità. Allora cominciarono a turno ad assistere il padre che, negli anni successivi, non fu mai solo. Quando il vecchio mori, subito dopo la cerimonia funebre, i figli aprirono il baule e scoprirono la brutta sorpresa. Uno dei figli, adirato, disse che il padre era stato crudele, ma un altro disse, con le lacrime agli occhi,mi vergogno perchè, se non fosse stato per il baule, l’avremmo trascurato e non ci saremmo presi cura di lui, e con rabbia ribaltò il baule che sul fondo portava la scritta: ONORA TUO PADRE E TUA MADRE.