TESTIMONIANZA-HO INCONTRATO GESU’


 

‘Venite e ascoltate, voi tutti che temete Dio! Io vi raccontero’ quel che ha fatto per l’anima mia” (Salmo 66:16)

Devo a una finestra la mia prima ricerca del Signore. Da quella finestra potevo ammirare il tramonto: nasceva in me un’adorazione per la meraviglia che il Signore aveva creato e dal mio cuore sgorgava una richiesta: ”Io voglio di piu’ da Te! Tu che hai creato tutto cio’… dammi di piu’! Dammi di piu’!”. C’era in me una forza in quei momenti, tutta speciale e un vigore (ora dico divino) nasceva nel mio cuore, poi pero’ tornavo ai miei doveri di madre e moglie. Ma mi bastava un altro tramonto e ”partivo” nuovamente verso l’infinito. Passarono molti anni prima di ricevere la risposta dal Signore. Ero una religiosa tradizionale, quasi osservante, ma non ero in pace. Spesso mi ritrovavo a piangere durante la messa; avevo anche cercato delle risposte nelle persone responsabili, ma ero sempre insoddisfatta. Bramavo un rapporto piu’ stretto con Dio, ma senza risultato. Fra alti e bassi la vita passava, finche’ una coppia di amici, che frequentavamo con la mia famiglia, comincio’ a mostrare un cambiamento. Quando andavamo a casa loro, li trovavamo con la Bibbia in mano, citavano versetti, parlavano di personaggi biblici come se fossero vicini di casa. In un primo momento questo mi fece andare in collera. Per un paio di settimane rimasi in ebollizione, perche’ mi ritenevo una brava persona. Dai miei genitori avevo ricevuto ottimi insegnamenti, un esempio vero dei valori del cristianesimo applicati alla vita di tutti i giorni e cio’ fu per me un ottimo ”trampolino di lancio”. Io ritenevo di averli messi in pratica quei valori; che cosa volevano ora questi amici? Dicevano che avrei dovuto riconoscermi peccatrice, chiedere perdono al Signore, accettare per me il sacrificio di Gesu’. Assurdo! Finche’ un giorno dissi a me stessa: ”Proviamo.” In un angolo di casa mia, da sola, feci una panoramica sulla mia vita e scopri’ che di colpe davanti a Dio ne avevo, eccome! Lo Spirito Santo mi tocco’, chiesi perdono a Dio, accettai quello che Gesu’ aveva compiuto per me sulla croce e da quel momento divenni un’altra persona. Mi sentii immediatamente come avvolta in un mantello. Ero li’ come prima, ma tutto cio’ che mi circondava aveva assunto un diverso peso, soprattutto cio’ che di norma mi avrebbe ferito. Una parte di me era lontana, in alto, in pace, un distacco che mi faceva vivere in modo diverso. ”Ho incontrato Gesu’!”, dissi a mio marito quando, vedendo la mia trasformazione, quasi spaventato, mi chiese che cosa mi fosse accaduto. Finalmente il Signore mi aveva dato quel ”di piu”’ che avevo chiesto piu’ volte e che non avevo mai immaginato potesse essere quell’insieme di sentimenti che ora erano miei! Finalmente avevo capito il sacrificio di Gesu’, ora ero e sono in comunione con Lui. Ero nata di nuovo, avevo ricevuto in dono la vita eterna! Non piu’ riti, impegni programmati, ma un sentimento nuovo, vero, palpitante. Per anni mi ero rivolta ad un crocifisso senza capire il messaggio della croce; ora avevo realizzato personalmente quello che Gesu’ aveva conquistato con il Suo sacrificio. Finalmente mi sentivo ricca, traboccante d’amore: ora ero viva!Immediatamente nacque nel mio cuore un gran desiderio di trasmettere ad altri questa gioia, la buona notizia della possibilita’ di una vita nuova e della certezza della Salvezza. Da quel momento cammino all’ombra di Gesu’. Piu’ volte, nei momenti difficili, Egli mi ha coperto con il Suo mantello, mi ha preso per mano e mi ha portato nella Sua nuvola. Con Lui si sta bene!!! E tu? Perche’ non vieni con me? Quello che io ho sperimentato e’ anche per te, perche’ Gesu’ ha promesso: ”Colui che viene a me, non lo caccero’ fuori” (Vangelo di Giovanni 6:37) Franca

HO INCONTRATO GESU'<br />
'Venite e ascoltate, voi tutti che temete Dio! Io vi raccontero' quel che ha fatto per l'anima mia'' (Salmo 66:16)</p>
<p>Devo a una finestra la mia prima ricerca del Signore. Da quella finestra potevo ammirare il tramonto: nasceva in me un'adorazione per la meraviglia che il Signore aveva creato e dal mio cuore sgorgava una richiesta: ''Io voglio di piu' da Te! Tu che hai creato tutto cio'... dammi di piu'! Dammi di piu'!''. C'era in me una forza in quei momenti, tutta speciale e un vigore (ora dico divino) nasceva nel mio cuore, poi pero' tornavo ai miei doveri di madre e moglie. Ma mi bastava un altro tramonto e ''partivo'' nuovamente verso l'infinito. Passarono molti anni prima di ricevere la risposta dal Signore. Ero una religiosa tradizionale, quasi osservante, ma non ero in pace. Spesso mi ritrovavo a piangere durante la messa; avevo anche cercato delle risposte nelle persone responsabili, ma ero sempre insoddisfatta. Bramavo un rapporto piu' stretto con Dio, ma senza risultato. Fra alti e bassi la vita passava, finche' una coppia di amici, che frequentavamo con la mia famiglia, comincio' a mostrare un cambiamento. Quando andavamo a casa loro, li trovavamo con la Bibbia in mano, citavano versetti, parlavano di personaggi biblici come se fossero vicini di casa. In un primo momento questo mi fece andare in collera. Per un paio di settimane rimasi in ebollizione, perche' mi ritenevo una brava persona. Dai miei genitori avevo ricevuto ottimi insegnamenti, un esempio vero dei valori del cristianesimo applicati alla vita di tutti i giorni e cio' fu per me un ottimo ''trampolino di lancio''. Io ritenevo di averli messi in pratica quei valori; che cosa volevano ora questi amici? Dicevano che avrei dovuto riconoscermi peccatrice, chiedere perdono al Signore, accettare per me il sacrificio di Gesu'. Assurdo! Finche' un giorno dissi a me stessa: ''Proviamo.'' In un angolo di casa mia, da sola, feci una panoramica sulla mia vita e scopri' che di colpe davanti a Dio ne avevo, eccome! Lo Spirito Santo mi tocco', chiesi perdono a Dio, accettai quello che Gesu' aveva compiuto per me sulla croce e da quel momento divenni un'altra persona. Mi sentii immediatamente come avvolta in un mantello. Ero li' come prima, ma tutto cio' che mi circondava aveva assunto un diverso peso, soprattutto cio' che di norma mi avrebbe ferito. Una parte di me era lontana, in alto, in pace, un distacco che mi faceva vivere in modo diverso. ''Ho incontrato Gesu'!'', dissi a mio marito quando, vedendo la mia trasformazione, quasi spaventato, mi chiese che cosa mi fosse accaduto. Finalmente il Signore mi aveva dato quel ''di piu''' che avevo chiesto piu' volte e che non avevo mai immaginato potesse essere quell'insieme di sentimenti che ora erano miei! Finalmente avevo capito il sacrificio di Gesu', ora ero e sono in comunione con Lui. Ero nata di nuovo, avevo ricevuto in dono la vita eterna! Non piu' riti, impegni programmati, ma un sentimento nuovo, vero, palpitante. Per anni mi ero rivolta ad un crocifisso senza capire il messaggio della croce; ora avevo realizzato personalmente quello che Gesu' aveva conquistato con il Suo sacrificio. Finalmente mi sentivo ricca, traboccante d'amore: ora ero viva!Immediatamente nacque nel mio cuore un gran desiderio di trasmettere ad altri questa gioia, la buona notizia della possibilita' di una vita nuova e della certezza della Salvezza. Da quel momento cammino all'ombra di Gesu'. Piu' volte, nei momenti difficili, Egli mi ha coperto con il Suo mantello, mi ha preso per mano e mi ha portato nella Sua nuvola. Con Lui si sta bene!!! E tu? Perche' non vieni con me? Quello che io ho sperimentato e' anche per te, perche' Gesu' ha promesso: ''Colui che viene a me, non lo caccero' fuori'' (Vangelo di Giovanni 6:37) Franca
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Dal carcere a Cristo


BXP35776

BXP35776Mi chiamo Mario Danaro, sono di Napoli e voglio raccontare ciò che il Signore ha fatto per me.
Circa otto anni fa, la mia famiglia, ha cominciato a frequentare una comunità evangelica di Napoli; accettando Gesù come Signore e Salvatore nella loro vita, così hanno conosciuto la realtà che accomuna e vive nei cuori dei credenti: “L’Iddio vivente”.Trasferito dal carcere di Lecce, dal 2004 mi trovo nel carcere di Foggia. Sono giunto in uno stato d’ansia e di panico che si manifestava in una maniera talmente grave da non essere in grado di potermi riprendere. Incosciente dello stato in cui ero caduto, cominciai ad assumere psicofarmaci per placare i miei dolori. Stavo molto male! Il nuovo carcere e l’assunzione di questi psicofarmaci mi diedero l’impressione di stare bene, ma quest’illusione fu per poco tempo, perché la dipendenza da queste sostanze, mi faceva stare peggio.

Riflettevo che per circa dodici anni sono stato dipendente da droghe, e per questo motivo, ho avuto una condanna che tuttora sto scontando. Stando in carcere decisi di cambiare vita, di reagire del continuo per poter migliorare la mia situazione.
Il mio amico di cella, aveva appeso alla parete un calendario evangelico. Gli chiesi se fosse un evangelico, ma lui rispose di no; quel calendario glielo aveva regalato una sua conoscente, credente evangelica. Dalla sua risposta, traspariva di non avere alcun interesse né per il calendario e né voglia di parlare di cose spirituali. Io invece già possedevo una Bibbia che mi era stata regalata da mio zio, all’interno vi
era anche una dedica con riportato, il passo di Giosuè 1:9“…Sii forte e coraggioso; non aver paura e non sgomentarti, perché l’Eterno, il tuo DIO, è con te dovunque tu vada”. Avevo imparato qualche versetto a memoria, ma nulla di più, non la leggevo con il dovuto interesse e non mi diceva niente.
Chiesi al mio compagno di cella se poteva farmi scrivere da questa sua conoscente che gli aveva regalato il calendario. Con il passare dei giorni mi chiedevo perché avevo fatto questa richiesta al mio amico di cella? Mi accorsi che dentro di me stava accadendo qualcosa. Mi resi conto che tutto ciò non era un caso, tutto accadeva indipendentemente dalla mia volontà.
Qualche tempo dopo, lasciai il reparto, a seguito di un colloquio avuto con l’educatrice del carcere che mi cambiò cella. Fui molto contento di ricevere una lettera da quella sorella a cui avevo scritto. Ne seguirono poi altre lettere che a poco a poco mi aprirono la mente nella conoscenza della Parola di Dio. In seguito la stessa sorella, mi fece conoscere e mi consigliò di ascoltare Radio Logos, un’emittente evangelica, che annuncia il messaggio di salvezza a tutte le anime che l’ascoltano.
Tramite questa sorella ebbi modo di conoscere un pastore evangelico che mi venne a visitare, per la prima volta, già nel carcere di Lucera (FG) Iniziarono così una serie di visite del pastore. Per me è stato un privilegio ricevere queste visite perché mi hanno aiutato a farmi intraprendere la strada della conoscenza del Signor Gesù. Ringrazio Dio che si è servito di questo caro fratello perché in questo modo ho potuto capire la verità che il Signore gli aveva affidato di rivelarmi. Sono grato a Dio per aver mandato il Suo servo ad annunciarmi l’Evangelo di verità e di salvezza. Ora questo fratello è col Signore.
Nella mia giovinezza sono stato un ragazzo molto ostinato e ribelle, ho pensato solo a divertirmi e soddisfare i miei piaceri. La mia vita sprofondava sempre di più nel baratro; i miei genitori con pazienza e amore, fino ad oggi, mi sono stati sempre vicini senza mai abbandonarmi.
La vita nel carcere non è facile… è difficile sopravvivere, ma con Gesù vicino sono sereno, tutto è più sostenibile, avendoLo accettato come mio Signore e Salvatore della mia vita, ha perdonato tutti i miei peccati che davano un gran peso all’anima mia. – Sono nato di nuovo! Adesso vivo una nuova vita. – Voglio dipendere solo da Lui con tutta la sincerità del mio cuore e con tutta l’anima mia. Lui ha fatto tutto per me, ha pagato il prezzo del mio peccato senza che io ho fatto niente. «Solo un passo di Ora, nel carcere, il mio compito, è quello di testimoniare e servire il Signore ed esserGli fedele per sempre. A Dio tutta la lode e la gloria.

Mario Danaro

Tratto da: http://www.tuttolevangelo.com/

TESTIMONIANZA-NUOVA VITA ALESSANDRO


 

Mi chiamo Alessandro e sono nato e cresciuto in una famiglia che mi ha
trasmesso principi sani e importanti.
Fino all’età di 17 anni ho frequentato l’ambiente religioso della parrocchia
partecipando, con entusiasmo, a molte attività, tra cui quella musicale.
In quel contesto mi sono creato una certa immagine personale di Dio e
credevo, quindi, di sapere abbastanza su di Lui.
Ogni tanto però mi accorgevo di come le preghiere che innalzavo fossero
come delle poesie, e non esprimessero ciò che davvero avevo nel cuore.
Pur essendo sincero davanti al Signore, non ricevevo quello di cui il mio cuore
aveva bisogno. Così, ben presto, mi allontanai, in cerca di qualcosa che
potesse soddisfarmi davvero.
Cominciai a frequentare gente nuova, “ambienti stimolanti” e purtroppo
anche sbagliati.
Iniziai a fumare spinelli quotidianamente, a fare uso di ecstasy e di cocaina in
qualche fine settimana.
Non ero diventato un delinquente, anzi continuavo ad essere all’apparenza il
bravo ragazzo di sempre, mantenendo una posizione rispettabile nella società
e nell’ambito del lavoro.
Per tanti anni ho pensato con superficialità che quello non fosse un problema,
infatti riuscivo per brevi periodi a smettere o a diminuire le dosi.
In realtà non ero più libero e il mio cuore andava pian piano spegnendosi…Un
giorno, però, un amico e collega cominciò a parlarmi di Gesù, a leggermi dei
versetti biblici e a pregare per me. Io ero piuttosto indifferente e scettico,
perché credevo di aver fatto già un’esperienza con Dio, senza ottenere nulla
di buono. Tuttavia quelle parole cominciavano a farmi riflettere sulla mia
condizione.
Un po’ alla volta mi stavo rendendo conto che la mia posizione davanti al
Signore era sbagliata. Mi accostai alla Bibbia per pura curiosità e sempre con
molto scetticismo, ma scoprii con grande sorpresa che quelle parole mi
toccavano il cuore… sembrava che Dio mi leggesse nel pensiero, rispondendo
alle mie domande proprio dalle pagine della Sua Parola.
Nonostante questo, ci volle ancora molto tempo prima di arrendere la mia
vita a Lui.
Sono felice di potere raccontare questa mia esperienza, perché posso
affermare che Dio mi ha rispettato. Lui non forza nessuno, non ci muove
usandosi di noi come fossimo dei burattini, ma attende che possiamo
compiere le nostre scelte. Cominciai a vivere momenti
di angoscia e spesso mi domandavo: se morissi oggi dove andrei? Questo
pensiero mi angosciava, e non volevo vivere il resto dei miei giorni con quella
paura. Così mi accostai di nuovo alla Bibbia, dove lessi che Qualcuno aveva
già pagato per riscattarmi dalla condanna eterna che mi aspettava; compresi
come Gesù si è caricato dei miei peccati e di ogni mio problema! Dal
momento in cui mi sono arreso nelle Sue mani ho cominciato a sentirmi un
uomo vivo, libero e nuovo, come se fossi veramente nato di nuovo. Quello
che mi entusiasma di più è che nessuno ha condizionato questa mia scelta,
ho ancora tutta la mia razionalità, ma ho anche la viva certezza di aver
finalmente conosciuto il vero Dio!
In un attimo il Signore mi ha aperto gli occhi, mostrandomi che ero perduto e
che Lui invece è perfettamente in grado di salvare, non soltanto dalla droga,
ma anche dal vero problema di ogni uomo: il peccato, di cui la droga non è
che un aspetto evidente.
Noi possiamo anche cercare di fare da soli, di reagire con tutte le forze senza,
però, ottenere quello che desideriamo. Ma quando interviene il Signore,
quando con la nostra piccola fede ci accostiamo a Lui, otteniamo lo
straordinario risultato di avere una vera vita, una nuova vita con Lui. Se,
leggendo questa parole, sei scettico, vorrei proporti una sfida: prova anche tu
a venire al Signore, personalmente, nel tuo intimo, anche senza dare
spiegazioni a nessuno. Sii umile davanti a Dio, perché Egli non è un uomo,
non è un tuo avversario, ma è il tuo Creatore, Colui che ti ama! MettiLo alla
prova, affidati nelle Sue mani come ho fatto io nel mio bisogno e Lui
risponderà anche a te.
Alessandro

 

TESTIMONIANZA-Mi chiamo Elizabeth


Mi chiamo Elizabeth, abito in Costa D’Avorio e sono nata in una famiglia dove si praticavano due religioni: mio padre era musulmano e pregava Allàh e mia madre era una cattolica fervente.

La nostra casa era piena di statue e di santi, mia madre rivolgeva sempre le sue preghiere alla “madonna” e all’interno della chiesa cattolica era una donna considerata.

Ma queste due religioni non bastavano in casa mia per assicurarci la protezione; difatti i miei genitori cercavano aiuto e, pur facendo parte di queste religioni, andavano dai maghi e dai fattucchieri, i quali dicevano che c’era un malocchio sulla nostra casa.

Eravamo 15 figli e per togliere questo malocchio mio padre e mia madre ci portavano tutti quanti dai maghi, ma le cose peggioravano pur dandoci delle lozioni da bere e degli oggetti da tenere, anzi la nostra famiglia si andava vi è più distruggendo. Quando tornavamo a casa uno dei miei fratelli, o delle mie sorelle che prima non aveva nessun malessere, accusava un malore, andava a letto e non si risvegliava più.

I maghi hanno distrutto la mia famiglia da 15 figli siamo rimasti 4 figli; ho visto morire davanti ai miei occhi i miei fratelli e le mie sorelle. Questo portò in me una grande ribellione, una ribellione contro Dio. Pensavo: “Mia madre prega la madonna e i santi, mio padre prega Allàh e non ricevono nessuna risposta e nessuna protezione. Ma dove Dio? Se esiste un dio, perché queste cose sono accadute alla mia famiglia?” Ero ribelle contro i miei genitori perché dicevo loro: “Ma che dio pregate se continuiamo ad avere tutti questi problemi?”

Ero ribelle contro la società perché vedevo le ragazze della mia età che erano felici di stare nelle loro famiglie e questo non c’era in me, anzi si versavano solo lacrime.

Così in questa ribellione decisi di vivere la mia vita come volevo, perché tanto un giorno sarebbe stato il mio turno e allora, cominciai ad uscire con i miei amici e con le mie amiche per andare a ballare e a divertirmi.

Una sera quando rientrai, ho sentito una voce strana che mi chiamava: “Elisabeth”! Mi fermai per guardare chi mi chiamava, ma non vidi nessuno. Una seconda volta sentii: “Elisabeth”! Accesi la luce cominciai a cercare guardando anche sotto il letto ma non c’era nessuno. Per la terza volta: “Elisabeth”!, e continuò, “Perché non ti togli la vita”? Era una voce strana e terribile. Ora capisco che era la voce del diavolo.

D’un tratto mi sono sentita spinta da una forza strana verso le medicine e quella voce mi diceva: “Forza, prendi e bevi, così la fai finita con questa triste vita.(Mio fratello maggiore è un medico e teneva in casa delle medicine). Presi dell’acqua con una confezione di pillole e le mandai giù tutte. Dopo un pò di tempo sentii come se qualcuno, con delle forbici, mi tagliava lo stomaco; difatti avevo dolori fortissimi e caddi a terra morta. Ad un tratto vidi che stavo facendo un viaggio e a metà strada incontrai una folla di persone divise in due file: una a destra e una a sinistra.

C’erano due personaggi vestiti di bianco che stavano davanti a queste persone e notavo che la gente che stava alla mia destra possedeva come un libretto e precisamente un passaporto non ordinario; notavo anche, che queste persone erano molto felici, infatti avevano dei volti raggianti, perché sapevano dove stavano andando.

Quelli di sinistra, invece, erano tristi e angosciati e si vedeva il tormento sul loro viso. Io volevo mettermi a destra, ma un dirigente mi disse: “No! Elisabeth, tu non puoi metterti da questa parte, perché non hai il passaporto e non hai deciso tu quando nascere, né quando toglierti la vita.

Allora ubbidii all’ordine passando a sinistra e cominciai a sentire tormento, angoscia, tristezza e dolore proprio come gli altri e gridai: “No, no, no, io nono posso stare qui, perché ho già sofferto troppo sulla terra”. Volevo, dunque, andare a casa per prendere il mio passaporto e quel dirigente mi parlò nuovamente dicendo: “Elisabeth, alza il capo e guarda”. E vidi da lontano una città bellissima che brillava, sembrava fatta di diamanti e soltanto i raggi di quella città mi davano pace, gioia e un amore che io cercavo da anni: “E’ una città bellissima dove non c’è più pianto, né sofferenza, io voglio entrare lì”. Ma sapevo di non avere il passaporto. Volevo andare a casa a prenderlo, mi girai e correvo. Quando arrivai a casa, aprendo gli occhi vidi che tutti scappavano, ma non capivo il perché. Volevo fermarli, ma si allontanavano di più, perché per loro ero morta; difatti mio fratello (il medico) aveva accertato la mia morte.

Solo mia cognata prese coraggio e si avvicinò intimidendomi di non toccarla: “Elisabeth, tu non sai cosa hai fatto”. Io risposi: “Si invece, ho fatto un viaggio e sono tornata a prendere il passaporto per entrare nella città bellissima”. Ma non credette, anzi penso che ero fuori di me.

Dopo queste cose venne in Costa D’Avorio un evangelista francese.

Un giorno mentre ero fuori e camminavo incontrai un ragazzo che mi disse: “Io non ti conosco e non ti ho mai visto, ma so che tu sei una ragazza stanca e hai provato a toglierti la vita ma non è quella la soluzione giusta; stasera, vai nello stadio più grande della Costa D’Avorio ed ascolta, perché c’è un messaggio per te”. Scoppiai a piangere e ad un tratto quel ragazzo non c’era più, era scomparso.

Entrai a casa e chiesi a mia zia di accompagnarmi allo stadio. Lì c’era un servo di Dio che predicò l’evangelo e alle fine del messaggio fece un appello: “Qui ci sono migliaia di persone, ma c’è in particolare una ragazza che è stanca e ha provato a togliersi la vita. Questa non è la soluzione giusta vieni avanti a prendere il tuo passaporto per entrare nella città bellissima, la Gerusalemme celeste dove non ci sarà più pianto”. Allora, io mi sentii scoperta in mezzo a tutta quella moltitudine e mi chiedevo come quell’uomo potesse sapere tutte quelle cose. Non era un africano, perché veniva dalla Francia, perciò nessuno aveva potuto raccontargli di me e realizzai che il Signore esisteva veramente. Quel giorno compresi che il passaporto che cercavo era Gesù, che mi serviva per entrare nella Gerusalemme celeste.

Questa è stata la mia esperienza. In quel giorno accettai Gesù come mio Salvatore e Signore e tutt’ora è il mio passaporto che un giorno mi servirà per entrare nella Gerusalemme Celeste.

Ora, in Cristo Gesù, ho una famiglia numerosa, servo il Signore con mio marito Roger e siamo missionari in Italia. Dal giorno che ho accettato Gesù ho girato tantissime città, ma nessuna brilla come quella che ho visto.

Mi chiamo Elizabeth, abito in Costa D’Avorio e sono nata in una famiglia dove si praticavano due religioni: mio padre era musulmano e pregava Allàh e mia madre era una cattolica fervente.

La nostra casa era piena di statue e di santi, mia madre rivolgeva sempre le sue preghiere alla "madonna" e all’interno della chiesa cattolica era una donna considerata.

Ma queste due religioni non bastavano in casa mia per assicurarci la protezione; difatti i miei genitori cercavano aiuto e, pur facendo parte di queste religioni, andavano dai maghi e dai fattucchieri, i quali dicevano che c’era un malocchio sulla nostra casa.

Eravamo 15 figli e per togliere questo malocchio mio padre e mia madre ci portavano tutti quanti dai maghi, ma le cose peggioravano pur dandoci delle lozioni da bere e degli oggetti da tenere, anzi la nostra famiglia si andava vi è più distruggendo. Quando tornavamo a casa uno dei miei fratelli, o delle mie sorelle che prima non aveva nessun malessere, accusava un malore, andava a letto e non si risvegliava più.

I maghi hanno distrutto la mia famiglia da 15 figli siamo rimasti 4 figli; ho visto morire davanti ai miei occhi i miei fratelli e le mie sorelle. Questo portò in me una grande ribellione, una ribellione contro Dio. Pensavo: "Mia madre prega la madonna e i santi, mio padre prega Allàh e non ricevono nessuna risposta e nessuna protezione. Ma dove Dio? Se esiste un dio, perché queste cose sono accadute alla mia famiglia?" Ero ribelle contro i miei genitori perché dicevo loro: "Ma che dio pregate se continuiamo ad avere tutti questi problemi?"

Ero ribelle contro la società perché vedevo le ragazze della mia età che erano felici di stare nelle loro famiglie e questo non c’era in me, anzi si versavano solo lacrime.

Così in questa ribellione decisi di vivere la mia vita come volevo, perché tanto un giorno sarebbe stato il mio turno e allora, cominciai ad uscire con i miei amici e con le mie amiche per andare a ballare e a divertirmi.

Una sera quando rientrai, ho sentito una voce strana che mi chiamava: "Elisabeth"! Mi fermai per guardare chi mi chiamava, ma non vidi nessuno. Una seconda volta sentii: "Elisabeth"! Accesi la luce cominciai a cercare guardando anche sotto il letto ma non c’era nessuno. Per la terza volta: "Elisabeth"!, e continuò, "Perché non ti togli la vita"? Era una voce strana e terribile. Ora capisco che era la voce del diavolo.

D’un tratto mi sono sentita spinta da una forza strana verso le medicine e quella voce mi diceva: "Forza, prendi e bevi, così la fai finita con questa triste vita.(Mio fratello maggiore è un medico e teneva in casa delle medicine). Presi dell’acqua con una confezione di pillole e le mandai giù tutte. Dopo un pò di tempo sentii come se qualcuno, con delle forbici, mi tagliava lo stomaco; difatti avevo dolori fortissimi e caddi a terra morta. Ad un tratto vidi che stavo facendo un viaggio e a metà strada incontrai una folla di persone divise in due file: una a destra e una a sinistra.

C’erano due personaggi vestiti di bianco che stavano davanti a queste persone e notavo che la gente che stava alla mia destra possedeva come un libretto e precisamente un passaporto non ordinario; notavo anche, che queste persone erano molto felici, infatti avevano dei volti raggianti, perché sapevano dove stavano andando.

Quelli di sinistra, invece, erano tristi e angosciati e si vedeva il tormento sul loro viso. Io volevo mettermi a destra, ma un dirigente mi disse: "No! Elisabeth, tu non puoi metterti da questa parte, perché non hai il passaporto e non hai deciso tu quando nascere, né quando toglierti la vita.

Allora ubbidii all’ordine passando a sinistra e cominciai a sentire tormento, angoscia, tristezza e dolore proprio come gli altri e gridai: "No, no, no, io nono posso stare qui, perché ho già sofferto troppo sulla terra". Volevo, dunque, andare a casa per prendere il mio passaporto e quel dirigente mi parlò nuovamente dicendo: "Elisabeth, alza il capo e guarda". E vidi da lontano una città bellissima che brillava, sembrava fatta di diamanti e soltanto i raggi di quella città mi davano pace, gioia e un amore che io cercavo da anni: "E’ una città bellissima dove non c’è più pianto, né sofferenza, io voglio entrare lì". Ma sapevo di non avere il passaporto. Volevo andare a casa a prenderlo, mi girai e correvo. Quando arrivai a casa, aprendo gli occhi vidi che tutti scappavano, ma non capivo il perché. Volevo fermarli, ma si allontanavano di più, perché per loro ero morta; difatti mio fratello (il medico) aveva accertato la mia morte.

Solo mia cognata prese coraggio e si avvicinò intimidendomi di non toccarla: "Elisabeth, tu non sai cosa hai fatto". Io risposi: "Si invece, ho fatto un viaggio e sono tornata a prendere il passaporto per entrare nella città bellissima". Ma non credette, anzi penso che ero fuori di me.

Dopo queste cose venne in Costa D’Avorio un evangelista francese.

Un giorno mentre ero fuori e camminavo incontrai un ragazzo che mi disse: "Io non ti conosco e non ti ho mai visto, ma so che tu sei una ragazza stanca e hai provato a toglierti la vita ma non è quella la soluzione giusta; stasera, vai nello stadio più grande della Costa D’Avorio ed ascolta, perché c’è un messaggio per te". Scoppiai a piangere e ad un tratto quel ragazzo non c’era più, era scomparso.

Entrai a casa e chiesi a mia zia di accompagnarmi allo stadio. Lì c’era un servo di Dio che predicò l’evangelo e alle fine del messaggio fece un appello: "Qui ci sono migliaia di persone, ma c’è in particolare una ragazza che è stanca e ha provato a togliersi la vita. Questa non è la soluzione giusta vieni avanti a prendere il tuo passaporto per entrare nella città bellissima, la Gerusalemme celeste dove non ci sarà più pianto". Allora, io mi sentii scoperta in mezzo a tutta quella moltitudine e mi chiedevo come quell’uomo potesse sapere tutte quelle cose. Non era un africano, perché veniva dalla Francia, perciò nessuno aveva potuto raccontargli di me e realizzai che il Signore esisteva veramente. Quel giorno compresi che il passaporto che cercavo era Gesù, che mi serviva per entrare nella Gerusalemme celeste.

Questa è stata la mia esperienza. In quel giorno accettai Gesù come mio Salvatore e Signore e tutt’ora è il mio passaporto che un giorno mi servirà per entrare nella Gerusalemme Celeste.

Ora, in Cristo Gesù, ho una famiglia numerosa, servo il Signore con mio marito Roger e siamo missionari in Italia. Dal giorno che ho accettato Gesù ho girato tantissime città, ma nessuna brilla come quella che ho visto.

 

TESTIMONIANZA


“Sono nato in una famiglia cristiana evangelica.. fin da piccolo ho frequentato i culti assiduamente e anche nella scuola domenicale. Noi sappiamo che è indispensabile un indirizzo, è indispensabile un consiglio, e io uso questo elemento per rinnovare l’esortazione a coloro che sono nati in una famiglia cristiana, a farne tesoro, perché è un privilegio e non solo un privilegio, ma anche un’autentica benedizione. Man mano crescevo a causa di un trauma subito.. incominciai ad avere paura del buio..avevo incubi la notte non spegnevo la luce.. improvvisamente fui aggredito dallo spavento della morte. peccavo contro Dio.. facevo ciò che gli dispiaceva.. nonostante io andavo in chiesa.. ma riscaldavo solo la sedia..ero presente fisicamente, ma spiritualmente morto nel vero senso della parola lontano da Dio.
Questo cominciò a produrre in me un’angoscia, uno spavento, direi proprio un terrore nel senso fisico della parola, tanto fisico che improvvisamente io non ebbi più la possibilità di percepire le cose e le persone in un modo reale, ma soprattutto le persone scomparvero davanti a me: io non incontravo più persone per la strada, non entravo più in contatto con le persone in nessun luogo, ma vedevo soltanto degli scheletri. Perché? Era una specie di lavoro mentale che si produceva in me, io arrivavo alla conclusione della vita di ogni individuo e per ogni individuo, indipendentemente dall’età, io arrivavo subito alla bara e dalla bara alla decomposizione e dalla decomposizione allo scheletro, quello che poi appariva davanti agli occhi miei. Ero entrato nel tunnel della depressione…questa situazione durò per un pò di tempo..Come Giobbe io posso dire per esperienza personale che ho visto il Signore nella sua grandezza! Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora l’occhio mio ti ha visto.” (Giobbe 42:5) una notte il Signore mi rapì nello spirito. vidi una luce immensa..percepivo una tale santità. tremavamo mi sentivo indegno.. il Signore mi parlò mi disse: SEI PRONTO PER MORIRE AL PECCATO E VIVERE PER ME?? tutto tremante risposi.. Signore fai di me quello che tu vuoi … mi svegliai mi senti leggero il Signore mi lavò col suo sangue.. sentii una gioia.. il Signore mi salvò! subito dopo mi battezzò nello spirito santo.. dopo un pò di tempo feci il battesimo in acqua..capii che IDDIO non si può beffare! Ho fatto un voto al Signore quello di servirlo tutti i giorni della mia vita… la nostra vita la dobbiamo mettere nelle Sue mani e quando noi, insieme all’opera, stiamo nelle mani del Signore, possiamo essere tranquilli e sicuri che il Signore ci porterà avanti, farà tutte le cose nel piano della Sua volontà.” Cari giovani prendete una decisione ferma con il Signore! Ascoltate oggi la sua voce: Non indurite i vostri cuori (Salmo 94:8) Servitelo e lui manifesterà la sua gloria in voi.. Dio vi benedica! Giovanni Caldarone.

TESTIMONIANZA


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 Pace a tutti fratelli e sorelle in Cristo Come ho conosciuto Gesù Cristo ? una bella domanda !………………….. Sono passati gia’ quattro anni da quando ho fatto questa meravigliosa esperienza e non la dimenticherò mai. Fino all’età di 32 anni sono stata una persona molto ribelle alla vita anche se caratterialmente buona ma ribelle.Ho sempre frequentato la chiesa,Gesù mi ha sempre riempito quel vuoto che nessuno mi poteva riempire.Quando frequentavo la chiesa cattolica il Giovedì Santo e il Venerdi Santo portavo anche la madonna. All’età di 32 dopo brutte esperienze della vita,dopo tradimenti da persone a me vicine sono caduta in un tunnel ma è durato poco perchè attraverso una preghiera fatta a casa di una mia amica qualkosa in quel giorno entrò dentro di me fino a quando la mia curiosità mi spinse ad andare nella chiesa Evangelica. Subito sono stata travoltà affascinata ,attraverso i cantici attraverso la Verità la mia vita iniziò a prendere forma.Nel frattempo io aspettavo il mio terzo bambino. Il 28 Agosto arriva mio figlio Simone per me era una gioia grande ricevere la terza benedizione che il Signore mi aveva riservato. Dopo 15 giorni iniziò a star male vomito febbre altissima e arrivato a non respirare più.Subito chiamai la guardia medica ,il bambino aveva bisogno di ossigeno,così con mio marito ci avviammo al primo ospedale.Pregai molto Gesù che mi aprisse le miglior strade e così fu. Da un ospedale al’altro arrivammo al policlinico di Catania.Iniziarono tutti gli accertamenti il bambino giorno dopo giorno peggiorava. Fino a quando io feci lo sbaglio più grande che un vero credendo dopo aver conosciuto la verità fa…… andai indietro ripresi le mie tradizioni e invece di pregare per Gesù pregai la madonna.Lo stesso giorno i medici mi portarono una bruttissima notizia mi dissero che mio figlio avesse LA FIBROSI CISTICA una malattia che io non conoscevo neanche la sua esistenza.La stessa sera ricevetti la chiamata delle mie sorelle mi dissero di aver fede tutti stavAno pregando per mio figlio. L’indomani mi chiamO’ il mio pastore e io gli dissi: Perchè Dio mi ha dato questo figlio e ora lo rivuole indietro? il mio pastore mi disse abbi solo fede tuo figlio non ha niente era Venerdi. Mi disse che io Lunedi sarei uscita dall’ospedale . In quello stesso giorno a mio figlio fecero l’ultimo accertamento tra tutti gli accertamenti che fecero a mio figlio è quello che non potrò mai dimenticare. RX spogliarono nudo mio figlio lo lasciarono solo con il suo pannolino lo misero dentro un tubo tagliato a metà per rimanere fermo ad un tratta lo misero in aria appeso per poter fare la tacc,io passai dietro per poter sostenerlo con le mie mani.Io avevo di fronte a mio figlio lo sostenevo solo con le mie mani per tenerlo fermo mentre guardavo mio figlio appeso con le mani legate verso in alto mi ricordai subito di Gesù ho visto le sofferenze che Cristo .In quello stesso momento io dissi:GESù DACCI LA VITA A MIO FIGLIO CHE IO TI DARò LA MIA. Dopo quest’ ultimo accertamento il bambino cominciò ad avere miglioramenti. Dopo tre giorni passarono i medici parlando fra di loro io mi preoccupai ma invece……. Signora mi dissero le dobbiamo fare le nostre scuse suo figlio non ha niente. Suo figlio aveva ancora i polmoni chiusi ,l’ultimo accertamento l’ha aiutato ad aprire i polmoni,si signora siccome suo figlio è stato per qualke minuto con le braccia alzate questo ha fatto si che i polmoni si aprissero.In quel momento loro mi dissero così ma per me era Gesù che aveva operato. FINE 1 PARTE. ANTONELLA COCIMANO

VECCHI…CREDENTI


 

Conosco tanti “vecchi” credenti, uomini che hanno dedicato la loro vita al servizio del Signore!

Uomini che hanno condiviso con tanti fratelli e sorelle anni duri, in cui la divulgazione del Vangelo era cosa assai difficile!

Questi “vecchi” hanno dedicato il loro tempo a Dio consacrando a Lui tutta la loro vita.

Questi uomini sono i nostri “vecchi”, un patrimonio delle nostre chiese, un tesoro da custodire e da consultare.

Purtroppo oggi molti di questi “vecchi” non sono presi in considerazione, anzi, spesso vengono bonariamente presi in giro oppure si fanno tacere, perché ritenuti antiquati nel loro modo di interpretare la Bibbia.

E sono soprattutto i giovani che nel loro impeto vedono in questi “vecchi” qualcosa di sorpassato, di antico!

Non è così!

Questi “vecchi antiquati” hanno ciò che molti giovani non hanno e cioè “l’ardore”; quell’ardore che li porta ad andare in chiesa tutti i culti (mentre molti giovani restano a casa per la partita) , sedersi da anni sulla stessa panca e cantare gli inni con lo stesso spirito dei vent’anni, perché il loro cuore è ancora ripieno del medesimo ardore verso il Signore.

E il Signore conosce questi “vecchi”, li ama perché essi hanno dedicato a Lui la loro vita; sono anziani, hanno i capelli bianchi, ma sono schietti e sinceri, pronti e disponibili ad insegnare ed a riprendere coloro che, pur essendo alla guida di comunità, spesso sono presi dal vortice della vita, ma soprattutto sono presuntuosi e saccenti.

I nostri “vecchi”, spesso accantonati, hanno bisogno di sentirsi ancora utili, possono ancora dare molto e noi possiamo approfittare della loro presenza e della loro esperienza per farci guidare, ammaestrare.

Questi “vecchi”, se solo ne avessero l’opportunità, potrebbero essere uno strumento per la crescita spirituale di molte chiese.

GRAZIE VECCHI CREDENTI!

Domenico Modugno

LA STORIA DI UN EX ALCOLIZZATO


 

Questa commovente storia, mi è stata raccontata dalle labbra di un ex-bevitore. “Una sera ero seduto seguendo la mia triste abitudine, in quel maledetto caffè, a bermi il salario della giornata. Ero sprofondato nei miei pensieri, quando si presentò un venditore ambulante che aveva in una valigia delle graziose scarpette da bambina.

La moglie del barista lo fece entrare e lasciò che la sua figlioletta scegliesse il paio che più le piaceva. In fretta, la bambina poggiò la mano su delle graziose scarpette rosse. E dopo avergliele calzate, la mamma la portò in trionfo verso suo marito che pagò con piacere. Alla vista di quell’armonia famigliare, qualcosa cominciò a soffocarmi! “Miserabile che sei, mi dissi, perché tu spendi i tuoi soldi qui? Quest’uomo può facilmente soddisfare i capricci di sua figlia, mentre i tuoi sono nella miseria! No! Tutto questo non può durare! Bisogna che cambi!” Subito dopo mi alzai, pagai ed uscii. Uscendo trovai mia moglie che veniva a cercarmi per riportarmi a casa. Incontrandomi ebbe paura, perché secondo lei non stavo bene.
Volli abbracciare la nostra bambina che lei portava con sé. Ma la piccola fece un gesto di repulsione per svincolarsi dalle mie braccia. La presi ugualmente e la coprii di carezze insolite. Riscaldai sul mio petto i suoi piedini mal protetti dal freddo. Quel contrasto con le scarpette rosse mi spezzò del tutto il cuore.

“Anche tu avrai delle scarpette ben calde”, le dissi, “e le avrai da questa sera!” Mi diressi verso un negozio per comprare le scarpette. I piedi delle mia cara figlioletta erano almeno al caldo. E quel giorno presi l’impegno davanti a Dio, chiedendo il Suo aiuto, di abbandonare il mio opprimente vizio e di non rimettere più piede in quel caffè.
Grazie al Suo aiuto sono riuscito a mantenere la mia parola, e la nostra famiglia non è più la stessa! La pace ha preso il posto delle continue liti, il benessere ha preso il posto della miseria! Ci si potrebbe chiedere: “Sono le scarpette rosse che hanno fatto tutto? Oppure è stato Dio che ha fatto tutto tramite le scarpette rosse?”

La storia di un ex-alcoolizzato</p>
<p>Questa commovente storia, mi è stata raccontata dalle labbra di un ex-bevitore. “Una sera ero seduto seguendo la mia triste abitudine, in quel maledetto caffè, a bermi il salario della giornata. Ero sprofondato nei miei pensieri, quando si presentò un venditore ambulante che aveva in una valigia delle graziose scarpette da bambina.</p>
<p>La moglie del barista lo fece entrare e lasciò che la sua figlioletta scegliesse il paio che più le piaceva. In fretta, la bambina poggiò la mano su delle graziose scarpette rosse. E dopo avergliele calzate, la mamma la portò in trionfo verso suo marito che pagò con piacere. Alla vista di quell’armonia famigliare, qualcosa cominciò a soffocarmi! “Miserabile che sei, mi dissi, perché tu spendi i tuoi soldi qui? Quest’uomo può facilmente soddisfare i capricci di sua figlia, mentre i tuoi sono nella miseria! No! Tutto questo non può durare! Bisogna che cambi!” Subito dopo mi alzai, pagai ed uscii. Uscendo trovai mia moglie che veniva a cercarmi per riportarmi a casa. Incontrandomi ebbe paura, perché secondo lei non stavo bene.<br />
Volli abbracciare la nostra bambina che lei portava con sé. Ma la piccola fece un gesto di repulsione per svincolarsi dalle mie braccia. La presi ugualmente e la coprii di carezze insolite. Riscaldai sul mio petto i suoi piedini mal protetti dal freddo. Quel contrasto con le scarpette rosse mi spezzò del tutto il cuore.</p>
<p>“Anche tu avrai delle scarpette ben calde”, le dissi, “e le avrai da questa sera!” Mi diressi verso un negozio per comprare le scarpette. I piedi delle mia cara figlioletta erano almeno al caldo. E quel giorno presi l’impegno davanti a Dio, chiedendo il Suo aiuto, di abbandonare il mio opprimente vizio e di non rimettere più piede in quel caffè.<br />
Grazie al Suo aiuto sono riuscito a mantenere la mia parola, e la nostra famiglia non è più la stessa! La pace ha preso il posto delle continue liti, il benessere ha preso il posto della miseria! Ci si potrebbe chiedere: “Sono le scarpette rosse che hanno fatto tutto? Oppure è stato Dio che ha fatto tutto tramite le scarpette rosse?”

IL SOGNO DA REALIZZARE


 

Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia ( Atti 16:31 )

Mi chiamo Rosa, sono nata a Napoli e mi sono sposata con Nello appena dopo aver conseguito il diploma. A quei tempi avevo un sogno da realizzare: avere un buon lavoro. In quattro anni abbiamo avuto tre figli. Ma non mi sentivo contenta, anzi ero insoddisfatta. Non mi sentivo realizzata come casalinga, con un marito e tre figli a cui badare, anzi mi vedevo solo come una disoccupata. Mi sono sempre impegnata in molti modi: il doposcuola ai bambini del quartiere, la rappresentante di classe e poi, non contenta, ho anche acquistato due macchine per la maglieria, lavorando in casa. Il lavoro, precario e poco pagato, era deludente così iniziai a studiare per partecipare ai vari concorsi statali.

Dopo molto tempo, il 13 giugno dell’86, ricevetti una lettera di assunzione da parte dell’Inail, con destinazione Breno, in provincia di Brescia. Ero molto felice, anche se la mia gioia fu smorzata dall’umore di mio marito, che non aveva desiderio di allontanarsi da Napoli, dagli amici e dai parenti. Tuttavia sono riuscita ad avere la meglio e mi sono trasferiti con i bambini. In quel periodo, con tre figli a cui badare, il nuovo lavoro e la casa, i giorni passavano in fretta. Mio marito era rimasto a Napoli, sperando che dopo poco sarebbe arrivato il trasferimento per riportarci più vicino a casa. A Napoli lui stava bene, anche se gli mancavamo noi, la sua famiglia.

Durante questo triste periodo qualcuno gli parlò in un modo del tutto nuovo di Dio come di un Signore vivente che è possibile incontrare. Così accadde che Nello conobbe personalmente Cristo. Ogni volta che veniva a trovarci a Breno andava alla ricerca di una chiesa evangelica per partecipare al culto. Fino dal 1987 Nello iniziò a parlarmi del Signore, anche se rispondevo sempre che ero io stessa la responsabile del mio futuro spirituale!

A dire la verità a questo non pensavo proprio: non frequentavo alcuna chiesa, anche se non mi definivo atea in quanto nel momento del bisogno cercavo a modo mio il Signore pregando da sola a casa. La destinazione del tanto desiderato trasferimento che ha riunito la nostra famiglia è stata Verona. Negli anni siamo andati avanti, tra litigi e momenti di pace. Lui pregava per me, ma io pensavo per me. Nonostante lavorassi, non ero poi così soddisfatta: ero sempre triste, litigavo con mio marito e con i figli. Dopo qualche anno mio figlio Gennaro ha aperto il Suo cuore, ricevendo Gesù come proprio Salvatore. Iniziai a vederlo cambiato, trasformato. Ero felice per lui, adesso era così educato, amorevole, ben disposto nei nostri confronti! Ero veramente meravigliata. Anche lui mi parlava di Gesù, ma io gli dicevo: “Sono contenta per te, ma io penso per me”.

Dovendo sottopormi a un intervento chirurgico per delle cisti alla tiroide, prima dell’intervento mio figlio mi ha chiesto: “Mamma, preghiamo?”. Ogni cosa è stata messa nelle mani del Signore! Il giorno dopo il medico, visitandomi prima dell’intervento, restò perplesso, e mi disse che non avevo più niente. Mi ha addirittura restituito il ticket che avevo pagato! Oggi riconosco che è stato un miracolo del Signore! Dio mi amava, ma io ero ancora lontana da Lui. Nel gennaio del 2012, una domenica, mentre mio marito si preparava per andare al culto, senza avvisarlo, mi preparai vestendomi per uscire. Lui mi chiese: “Dove vai?”, ed io risposi: “Voglio venire in chiesa”. Così andai, come anche nelle domeniche seguenti, spontaneamente. Dopo un mese nacque il nostro primo nipote, Emanuele, che venne portato fin da piccolo in Chiesa. Per stare con lui mi sedevo negli ultimi posti, ma poi cambiai idea all’improvviso e decisi di andarmi a sedere sempre più avanti per ascoltare con maggiore attenzione il messaggio della Parola di Dio. Andavo in chiesa ed ero felice.

All’inizio pensai che fosse per il nipotino, ma il Signore stava già operando nella mia vita e mi parlò in modo personale in una predica dalla Prima lettera di Giovanni sull’amore di Dio.

All’improvviso avevo sentito una sensazione di calore avvolgermi ed ero scoppiata a piangere: realizzai in quel momento di trovarmi alla presenza del Signore e Gli chiesi di perdonare i miei peccati. Per me è stato un momento bellissimo, emozionante e indescrivibile. A metà di ottobre desiderandolo fortemente ho testimoniato della mia appartenenza a Cristo scendendo nelle acque battesimali. Ora chiedo al Signore di essere battezzata con lo Spirito Santo secondo la promessa della Sua Parola.

Il cammino con Gesù è meraviglioso, pieno di benedizioni. Anche se i problemi ci sono e ci saranno, con il Suo aiuto, con il Suo amore si affrontano in modo diverso. Per la mia piena felicità vorrei che anche tutti i miei cari potessero gustare questa comunione con il Signore. Ma non bisogna avere fretta, perché come il Signore ha salvato me, dopo così tanti anni, sono sicura che salverà anche loro.

Rosa

http://www.assembleedidio.org/meditazioni.php?id=744

TESTIMONIANZA- J.MACE’


 

J. Macè: di nuovo felici

Anni fa godevo la fama di noto di pittore, conosciuto ed apprezzato per il talento che mi aveva aperto un cammino interessante ed una facile carriera. Una via dove però conobbi passioni divoranti e sfrenatezze di ogni genere.
La folle corsa verso l’avidità ed il piacere fu effimera e mi condusse all’orlo del fallimento personale.

Ero allora in fase di divorzio, deciso a separarmi da mia moglie e dai miei tre bambini, i cui grandi occhi puri e sovente tristi, ci opprimevano.

Incolpandoci a vicenda, i nostri continui litigi divenivano sempre più violente ed insopportabili. Un giorno divenni violento e mentre torcevo il polso a mia moglie, ella mi graffiò il viso.

Una sera, tormentato dai rimorsi ed atterrito di me stesso, m’inginocchiai nella mia camera e chiesi a Dio di fare il miracolo che io avevo reso impossibile.

Riconoscevo i miei errori e sapevo che solo Dio avrebbe potuto aiutarmi. Del resto portavo nel cuore le profonde ferite di una triste gioventù. In quell’epoca ero stato un giovane dal carattere molto chiuso e difficile, e conobbi presto l’esperienza di un centro di riabilitazione. Fui influenzato sia dall’ambiente, come anche da coloro che mi circondavano.

Preso dall’esasperazione, a 16 anni mia arruolai nella marina. In breve tempo divenni insensibile alla disciplina e terminai il mio ruolo da marinaio trascorrendo 18 mesi in una cella sotterranea.

Quei giorni mi fecero molto riflettere. Mi sembrava di essere nell’inferno. In quel carcere sperimentai tutte le brutture possibili. La sofferenza fu immensa!

Anni dopo quest’avventura conobbi poi mia moglie e più tardi, i nostri tre bambini coronarono il nostro matrimonio. Eravamo felici, veramente felici?

Ben presto, il mio successo e l’insoddisfazione della vita cominciarono a minare la nostra felicità, a tal punto da condurmi sull’orlo della rovina ed al divorzio.

Ma Dio aveva sentito la mia invocazione, Egli mi attendeva proprio lì, sull’orlo del mio abisso.

Un giorno, passando davanti ad un locale ove si svolgevano conferenze cristiane, intesi il primo richiamo alla vita. Assetato di pace, entrai nel locale e vidi delle persone che con volto tranquillo e pieno di pace cantavano e testimoniavano la loro fede in Dio, con grande naturalezza. Anch’io pensavo di avere una religione, non avevo però mai sentito parlare in tal maniera di quello che loro chiamavano “Dio vivente”.

Lasciai il locale senza attendere la fine della riunione. Però quella stessa sera qualcuno aveva pregato per me e Dio si ricordava certamente della mia invocazione.

Ritornai alla riunione più sconvolto che mai, ed infine il mio cuore si aprì, l’ora di Dio era giunta!

Il predicatore parlava della sorgente d’amore che scaturisce dalla croce. Una sorgente capace di purificare anche il più orrendo passato, e di cambiare la vita. Tutto ciò mi sconvolse, accettai l’invito di Gesù: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e travagliati e Io vi darò riposo”.

In quell’occasione diedi il mio cuore a Dio, e la sua pace inondò tutto il mio essere.

Tornato a casa, mia moglie si accorse subito del mio cambiamento e cominciò ad osservarmi sempre più meravigliata. Ella trascorreva quasi tutte le notti in locali notturni o sale da ballo, ed io pensavo con molto dolore fino a che punto mi ero reso responsabile di tutto ciò. Ma pregavo continuamente per lei.

Il Signore non tardò a mostrarle che la vita che conduceva era insensata. Una sera, mentre indossava il suo vestito da ballo, cominciò a riflettere sulla vita che conduceva,

Non finì neppure di vestirsi, che singhiozzando mi si gettò ai collo, e mi espresse il desiderio di ricominciare una vita nuova. Insieme deponemmo il nostro passato davanti al Signore e c’incamminammo nella via di pace che solo Dio sa dare.

Da quel giorno, Dio si è manifestato continuamente in tutte le circostanze della vita, aiutandoci e mostrandoci spesso che il cammino della pace segue il sentiero della pazienza reciproca, dell’amore e della fedeltà a Lui. Sì, Egli ha rinnovato completamente il nostro focolare che era andato in frantumi.

Egli ha promesso che può trasformare la vita di quanti vanno a Lui,

ed io spero di collaborare con la storia della mia vita ad aiutare anche altri, e forse anche te, a trovare la vera pace.

J. Macé

Storie Cristiane

J. Macè: di nuovo felici</p>
<p>Anni fa godevo la fama di noto di pittore, conosciuto ed apprezzato per il talento che mi aveva aperto un cammino interessante ed una facile carriera. Una via dove però conobbi passioni divoranti e sfrenatezze di ogni genere.<br />
La folle corsa verso l’avidità ed il piacere fu effimera e mi condusse all’orlo del fallimento personale.</p>
<p>Ero allora in fase di divorzio, deciso a separarmi da mia moglie e dai miei tre bambini, i cui grandi occhi puri e sovente tristi, ci opprimevano.</p>
<p>Incolpandoci a vicenda, i nostri continui litigi divenivano sempre più violente ed insopportabili. Un giorno divenni violento e mentre torcevo il polso a mia moglie, ella mi graffiò il viso.</p>
<p>Una sera, tormentato dai rimorsi ed atterrito di me stesso, m’inginocchiai nella mia camera e chiesi a Dio di fare il miracolo che io avevo reso impossibile.</p>
<p>Riconoscevo i miei errori e sapevo che solo Dio avrebbe potuto aiutarmi. Del resto portavo nel cuore le profonde ferite di una triste gioventù. In quell’epoca ero stato un giovane dal carattere molto chiuso e difficile, e conobbi presto l’esperienza di un centro di riabilitazione. Fui influenzato sia dall’ambiente, come anche da coloro che mi circondavano.</p>
<p>Preso dall’esasperazione, a 16 anni mia arruolai nella marina. In breve tempo divenni insensibile alla disciplina e terminai il mio ruolo da marinaio trascorrendo 18 mesi in una cella sotterranea.</p>
<p>Quei giorni mi fecero molto riflettere. Mi sembrava di essere nell’inferno. In quel carcere sperimentai tutte le brutture possibili. La sofferenza fu immensa!</p>
<p>Anni dopo quest’avventura conobbi poi mia moglie e più tardi, i nostri tre bambini coronarono il nostro matrimonio. Eravamo felici, veramente felici?</p>
<p>Ben presto, il mio successo e l’insoddisfazione della vita cominciarono a minare la nostra felicità, a tal punto da condurmi sull’orlo della rovina ed al divorzio.</p>
<p>Ma Dio aveva sentito la mia invocazione, Egli mi attendeva proprio lì, sull’orlo del mio abisso.</p>
<p>Un giorno, passando davanti ad un locale ove si svolgevano conferenze cristiane, intesi il primo richiamo alla vita. Assetato di pace, entrai nel locale e vidi delle persone che con volto tranquillo e pieno di pace cantavano e testimoniavano la loro fede in Dio, con grande naturalezza. Anch’io pensavo di avere una religione, non avevo però mai sentito parlare in tal maniera di quello che loro chiamavano “Dio vivente”.</p>
<p>Lasciai il locale senza attendere la fine della riunione. Però quella stessa sera qualcuno aveva pregato per me e Dio si ricordava certamente della mia invocazione.</p>
<p>Ritornai alla riunione più sconvolto che mai, ed infine il mio cuore si aprì, l’ora di Dio era giunta!</p>
<p>Il predicatore parlava della sorgente d’amore che scaturisce dalla croce. Una sorgente capace di purificare anche il più orrendo passato, e di cambiare la vita. Tutto ciò mi sconvolse, accettai l’invito di Gesù: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e travagliati e Io vi darò riposo”.</p>
<p>In quell’occasione diedi il mio cuore a Dio, e la sua pace inondò tutto il mio essere.</p>
<p>Tornato a casa, mia moglie si accorse subito del mio cambiamento e cominciò ad osservarmi sempre più meravigliata. Ella trascorreva quasi tutte le notti in locali notturni o sale da ballo, ed io pensavo con molto dolore fino a che punto mi ero reso responsabile di tutto ciò. Ma pregavo continuamente per lei.</p>
<p>Il Signore non tardò a mostrarle che la vita che conduceva era insensata. Una sera, mentre indossava il suo vestito da ballo, cominciò a riflettere sulla vita che conduceva,</p>
<p>Non finì neppure di vestirsi, che singhiozzando mi si gettò ai collo, e mi espresse il desiderio di ricominciare una vita nuova. Insieme deponemmo il nostro passato davanti al Signore e c’incamminammo nella via di pace che solo Dio sa dare.</p>
<p>Da quel giorno, Dio si è manifestato continuamente in tutte le circostanze della vita, aiutandoci e mostrandoci spesso che il cammino della pace segue il sentiero della pazienza reciproca, dell’amore e della fedeltà a Lui. Sì, Egli ha rinnovato completamente il nostro focolare che era andato in frantumi.</p>
<p>Egli ha promesso che può trasformare la vita di quanti vanno a Lui,</p>
<p>ed io spero di collaborare con la storia della mia vita ad aiutare anche altri, e forse anche te, a trovare la vera pace.</p>
<p>J. Macé